Aeroporto e grandi questioni urbanistiche (al 01/12/2018)

Firenze Master Plan aeroportuale 2014-2019 – L’incompatibilità paesaggistica-ambientale dell’infrastruttura aeroportuale.

La relazione MIBACT del 6 aprile 2016, inviata dal dottor Francesco Scoppola, Direttore Generale Belle Arti e Paesaggio Servizio III, al Gabinetto del MIBACT e al Ministero dell’Ambiente, codifica con chiarezza la sostanziale incompatibilità paesaggistica-ambientale del progetto di nuovo aeroporto di Firenze.

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Al riguardo, diversi sono i motivi, ma il più ragguardevole riguarda l’assoluta mancanza di coerenza con il Piano di Indirizzo Territoriale con valenza di Piano Paesaggistico della Regione Toscana (PIT-PPRT). Scoppola sottolinea con forza il fatto che – nella riunione istruttoria del 22 aprile 2015 convocata dal Ministero dell’Ambiente-Commissione Tecnica VIA-VAS – il rappresentante Direzione Generale MIBACT “ha evidenziato la non coerenza tra alcune proposte contenute nel Master Plan presentato e le previsioni di PIT, in particolare con quelle relative alla lunghezza della pista”. L’allegato A5 del PIT – Testo che integra la Disciplina del Master Plan, al comma 1 lettera b dell’art. 6 ter prescrive, infatti, che “lo sviluppo dell’unica pista di atterraggio sia realizzato nel rispetto della sostenibilità territoriale e ambientale e della compatibilità con il progetto di territorio del Parco agricolo della Piana, e comunque non abbia una lunghezza massima superiore a 2000 metri lineari”.

L’incompatibile previsione del Master Plan, evidente fin dall’inizio, non è stata mai corretta, nonostante la chiarezza esemplare dell’art. 4 della Disciplina di piano “carattere delle disposizione”, che al comma 2 stabilisce: “g) le prescrizioni costituiscono disposizioni alle quali è fatto obbligo di attenersi puntualmente; del resto, anche “l’art. 5 ter comma 2 della disciplina del master plan soprarichiamato – aggiunge Scoppola – stabilisce che la Regione verifica che il progetto di qualificazione della infrastruttura aeroportuale sia compatibile con il progetto di territorio Parco agricolo della Piana”, senza alcuna possibilità per gli strumenti urbanistici comunali si modificare le disposizioni dettate dal PIT. L’incompatibilità della nuova pista è così spiegata: “l’allungamento della pista di quattrocento metri determina infatti l’interferenza con l’Ambito di salvaguardia ‘A’ specificamente destinato nel PIT esclusivamente alla realizzazione del Parco agricolo della Piana”: al quale Parco verrebbero, tra l’altro, sottratti ben 200 ettari di terreni agricoli, dal momento che il sedime complessivo del nuovo aeroporto insisterebbe su 320 ettari contro i 120 ettari attuali.

Le altre incoerenze con la disciplina paesaggistica del PIT riguardano la tutela del paesaggio ai sensi del D. Lgs. 42/2004 e s.m.i. La medesima Direzione Generale ha rilevato, infatti, l’interferenza e l’impatto distruttivo delle opere in progetto e specialmente della pista della prevista lunghezza di 2400 m con diversi beni tutelati dalle normative nazionali e regionali e da quelle europee (siti di interesse comunitario – Direttiva Habitat).

E’ il caso, in particolare, di alcune aree naturali protette e SIC, quali il Podere La Querciola e soprattutto il Lago di Peretola: riguardo a quest’ultimo, “il progetto della pista, così come proposto dal proponente, si sovrappone completamente al suo invaso e alle aree contermini determinandone la cancellazione […], L’art. 7 della Disciplina dei beni paesaggistici contenuta nel PIT riferito ai territori contermini ai laghi, al punto 7.3 prescrive che gli interventi di trasformazione, compresi quelli urbanistici ed edilizi, ove consentiti, sono ammessi a condizione che […] non alterino l’assetto idrogeologico e garantiscano la conservazione dei valori ecosistemici paesaggistici”. Oltre a ciò, Scoppola rileva che “nel DEC/VIA n. 676 del 4/11/2003 la Regione Toscana, riconoscendo la rilevanza della suddetta zona umida, in quanto sito importante per la nidificazione di specie rare e luogo di sosta per l’avifauna migratoria, prescrive una serie di misure utili alla sua riqualificazione e alla riduzione delle cause di degrado”;

e della “fascia panoramica – di metri 300 di larghezza da ogni lato – lungo la rotabile Firenze-Mare che offre visuale di ville e borghi celebri e di boschi” ed è tutelata dal D.M. 20/05/1967.

In altri termini, tutti questi beni paesaggistici sono “sottoposti a tutela ai sensi dell’art. 142 del Codice” e “sono oggetto della Disciplina dei beni paesaggistici del PIT”, le cui norme “non consentono modifiche morfologiche e alterazioni”. Del tutto incerte – come non si nasconde nella citata relazione il Direttore Generale – appaiono le proposte di compensazione avanzate al riguardo, con offerta di realizzazione di alcune nuove zone umide in aree dei Comuni di Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio e Signa.

Leonardo Rombai, Presidente di Italia Nostra Firenze (già professore ordinario di Geografia nell’Università degli Studi di Firenze).

 

03 GrassinaOSSbube-PIANI ATTUATIVI COMPARTO Rf 9-2

Crisi dell’urbanistica e salvaguardia del territorio: dove va Bagno a Ripoli? (Incontro organizzato dal Circolo Legambiente di Bagno a Ripoli, Biblioteca Comunale, 14 settembre 2018, ore 16.30)

L’esempio poco edificante del Piano Attuativo della Rievocazione Storica di Grassina

1 Prologo. Il documento QUADRO DI SINTESI SULL’URBANISTICA NELL’ULTIMO BIENNIO, datato 27/8/2018 e inviatomi da Beatrice Bensi, incentrato sull’avvio della revisione del Piano Strutturale di Bagno a Ripoli alla LR urbanistica n. 65/2014 (avvio deciso dalla Giunta Comunale con delibera n. 51 dell’8.6.2017), Piano vigente che “è il frutto di un faticoso lavoro di revisione di previsioni precedenti che avevano un notevole impatto su zone di pregio ambientale e paesaggistico”, ha il merito di porre sul tappeto un problema di grande importanza che suscita anche tanta preoccupazione, nonostante le tante leggi belle (Convenzione Europea del Paesaggio, Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, Legge Urbanistica regionale 65/2014 e Piano di Indirizzo Territoriale con valenza di Piano Paesaggistico Regionale-PIT/PPR) che, sulla carta, dovrebbero tranquillizzare anche i più ipersensibili tra gli ambientalisti e i cittadini consapevoli dell’importanza vitale di salvaguardare il nostro patrimonio ambientale-paesistico-culturale.

Intanto, fino ad oggi, il Consiglio Comunale non è stato coinvolto, così come non sono state coinvolte le associazioni di tutela, e circolano notizie assai generiche e incerte sugli obiettivi che la Giunta intende raggiungere: però quando si legge, circa gli “obiettivi primari”, che occorra “ripensare l’intorno dei centri abitati”, avverto subito un cerchio pesante alla testa e un inconfondibile puzzo di zolfo…

Tanto più che il responsabile dell’Urbanistica si è preoccupato di chiarire ai portatori di interessi “che non ci potrà essere ‘consumo zero’ e che gli attuali perimetri dei centri abitati – scrive Beatrice Bensi – potrebbero essere modificati”, anche in una fase di grave crisi economica e di mercato immobiliare fermo, quale quella che stiamo attraversando da circa un decennio, e quindi al di fuori di un reale fabbisogno abitativo della cittadinanza di Bagno a Ripoli.

  1. Le pesanti preoccupazioni per gli esiti del processo che si è avviato sono del tutto giustificate da quello che sta accadendo in tante realtà locali toscane e da quanto di recente è avvenuto proprio a Bagno a Ripoli, relativamente ai Piani Attuativi della Rievocazione Storica e di Grassina Molinuzzo, due aree contigue della collina di Grassina subito fuori del perimetro urbano. Piani che hanno avuto un esito imprevedibile e per certi aspetti eversivo, che lascia sconvolto – nel merito e nel metodo – il cittadino rispettoso del patrimonio e delle normative di tutela, che legge in successione gli atti.

Mi spiego, cercando di mettere a fuoco i dettagli significativi riguardanti il risultato scandaloso relativo alla Rievocazione Storica.

Nella prima conferenza dei servizi del 4 dicembre 2017 (tenutasi ai sensi dell’art. 23 del PIT-PPR che riguarda i piani attuativi non ancora approvati ma previsti dai piani strutturali), il funzionario di zona della Soprintendenza, arch. Emanuele Masiello, si pronuncia ritenendo le diversificate previsioni del Comparto non in contrasto con la scheda di vincolo paesaggistico, solo alle condizioni “che non siano realizzate le due palazzine residenziali (di quattro piani [compresi garages interrati e mansarde] per numero otto appartamenti per complessivi mq 650 di SUL), le quali non appaiono conformi al disposto della Prescrizione 3.c.4, prima lineetta, riferita all’Obiettivo 3.a.2 del PIT-PPR, nel quale si stabilisce che gli interventi rappresentino progetti di integrazione paesaggistica. Le predette due palazzine residenziali arrecherebbero peraltro una grave ‘vulnus’ al mantenimento della integrità antropica e percettiva dell’ambito incluso entro l’area tutelata dal DM 14/2007”, dato che la scheda definisce l’area come “esempio irripetibile di eccezionale interesse paesistico ambientale, dove la profonda fusione fra natura, architettura e territorio va preservata rispettandone anche le prospettive e le vedute d’insieme”. Ancora: “Le predette due palazzine residenziali contrastano altresì con la fondamentale invariante strutturale del PIT-PPR che pone, quale obiettivo primario, la riduzione del consumo di suolo. Ai fini del superamento di tali ragioni ostative, potranno essere prese in considerazione soluzioni che prevedano la drastica riduzione delle cubature edilizie e la attenuazione degli impatti visivi”.

  1. Tale evidentemente inatteso risultato della conferenza spinge il Comune a stendere – per mano dell’arch. Antonino Gandolfo – una Nota esplicativa al verbale della conferenza dei servizi del 4/12/2017, “al fine di chiarire gli effetti amministrativi delle argomentazioni sottoscritte dal funzionario delegato dalla Soprintendenza”.

Si resta allibiti per i contenuti della Nota, per cui si afferma con totale sicurezza che il “parere espresso dal funzionario della Soprintendenza” appare “sicuramente ‘qualificato’ quanto ‘contraddittorio’ nella sostanza”: e ciò, perché, “la Soprintendenza afferma che le previsioni del Comparto Rievocazione Storica non sono in contrasto con la specifica disciplina dei beni paesaggistici a condizione che non si realizzi l’intervento relativo alle due palazzine”. Pretestuoso è il tentativo dell’arch. Gandolfo di giustificazione della pretesa contraddizione del parere della Soprintendenza, allorché si scrive che “tale asserzione … appare quanto meno sindacabile, laddove ammette il parco ma non gli edifici residenziali, nonché paradossale, visto che il piano attuativo si rende necessario per la costruzione degli edifici e non certo per la realizzazione del parco”.

In sostanza, per l’arch. Gandolfo e per il Comune di Bagno a Ripoli, nelle aree esterne ai centri abitati e paesaggisticamente vincolate tutto si può costruire e questo lo decide il Comune con il suo strumento urbanistico approvato, checché ne pensi la Soprintendenza.

Basti leggere la critica demolitrice dell’arch. Gandolfo alla motivazione negativa dell’arch. Masiello alle due palazzine: che le due palazzine possano arrecare grave danno al mantenimento dell’integrità antropica e percettiva è da ritenere asserzione “in palese carenza di motivazione” che non fa riferimento “alle prescrizioni della scheda”; e non è vero che le due palazzine contrastino con il PIT-PPR riguardo all’obiettivo primario della riduzione del consumo di suolo, perché “questo principio” può anche ritrovarsi “in qualche frase delle migliaia di pagine dedicate dal PIT-PPR alla terza invariante” [Il carattere policentrico e reticolare dei sistemi insediativi urbani e infrastrutturali], ma “non può certo essere assunto, senza un’adeguata declinazione [NON SI SPIEGA PERO’ QUALE!], come motivazione diretta ad impedire l’attuazione di un provvedimento conforme allo strumento urbanistico approvato”.

Insomma, al di là di quello che pensano, dicono e scrivono le associazioni ambientaliste e gli spiriti eletti, l’argomento del consumo di suolo è da intendere come affermazione di principio, da trattare in dotte conversazioni di anime belle, non certamente tra gli addetti ai lavori che impiegano seriamente il loro tempo prezioso in faticose conferenze dei servizi; di conseguenza, qualsiasi previsione urbanistica comunale deve essere attuata sempre e comunque, anche in aree di pregio paesaggistico tutelate dalla legge nazionale.

Se le cose stanno veramente come si sostiene nella Nota dell’arch. Gandolfo, c’è davvero da preoccuparsi e da rimboccarsi le maniche, anche se tutto viene qui riferito ai casi vecchi – ovvero dei piani non uniformati alle nuove normative – previsti dall’art. 23 del PIT-PPR, per i quali si vincola e si limita l’esercizio del potere discrezionale sui beni paesaggistici da parte del MIBACT “alla verifica del rispetto delle precisazioni della specifica disciplina dei beni paesaggistici intendendo per specifica disciplina [ESCLUSIVAMENTE] la scheda di vincolo”.

Quindi, secondo questa interpretazione, occorre attenersi alle prescrizioni della scheda. Se la scheda non prescrive esplicito divieto di nuove edificazioni e di consumo di suolo – come a quanto so nessuna scheda relativa ad aree e paesaggi extraurbani arriva a prescrivere – bene, anzi male, allora quello che è previsto nei piani urbanistici approvati deve essere realizzato, senza intralci e opposizioni di Soprintendenza e di MIBACT!

4 Epilogo. Nonostante le risultanze della conferenza del 4 dicembre 2017, nonostante le osservazioni critiche ai Piani Attuativi (prevedenti anche alternative ragionevoli) avanzate dal Comitato per Bubè, da Italia Nostra e da altre associazioni di tutela, nonostante la Convenzione Europea del Paesaggio e il decreto legislativo sui Beni Culturali e il Paesaggio, nonostante la legge urbanistica regionale del 2014 e il PIT-PPR del 2015, il Comune di Bagno a Ripoli ha richiesto una nuova conferenza dei servizi sulla Rievocazione Storica e sul Molinuzzo, “come supplemento istruttorio … al fine di assicurare il rispetto delle specifiche disposizioni di dettaglio in merito alle scelte architettoniche dei fabbricati e degli spazi aperti, sia d’interesse pubblico che privato, con indicazioni relative ai materiali di finitura e alle scelte delle specie vegetazionali da impiegarsi nella realizzazione delle opere. Per quanto riguarda le previsioni legate ai fabbricati residenziali, dai progetti dei due lotti a sud del Comparto Rievocazione Storica è stato eliminato il piano sotto tetto, come è evidenziato nelle NTA e negli elaborati grafici, mentre nel progetto relativo a Molinuzzo sono stati spostati i parcheggi privati esterni, portandoli nel lato ovest della viabilità e schermandoli verso valle con alberature”.

Dopo un incontro preliminare, la conferenza si è poi tenuta il 1° agosto di quest’anno, con la partecipazione –, in rappresentanza della Soprintendenza –, anziché del funzionario di zona, dello stesso Soprintendente dott. Andrea Pessina.

Il carattere eversivo, nel merito e nel metodo, emerge dal risultato della conferenza medesima, che a me appare semplicemente sconvolgente e inaccettabile. Il lavoro e il giudizio motivato dell’arch. Masiello sono stati sconfessati: il parere sostanzialmente negativo del 4 dicembre è stato piegato alle pressioni politiche e modificato in modo sostanziale in favore delle richieste del Comune senza che siano emerse e addotte nuove risultanze istruttorie. In altri termini, il lettore deve purtroppo sottolineare l’acquiescenza dell’Organo di Tutela con il dott. Pessina che approva la previsione della costruzione delle due palazzine residenziali, prescrivendone una modestissima riduzione di altezza e di volumi, ossia l’eliminazione della mansarda, con “ulteriore congruo affinamento” dei “materiali di finitura  dei fabbricati”.

Leonardo Rombai – Italia Nostra Firenze

Firenze, 12 settembre 2018

 

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Esposto al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Firenze contro il Permesso per la realizzazione di un nuovo parcheggio privato nel Quartiere di Gavinana

Al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Firenze. Esposto contro l’illegittimità del Permesso a costruire n. 2175 rilasciato dal Servizio Edilizia privata del Comune di Firenze l’11 agosto 2017, per la realizzazione di un nuovo parcheggio privato per ben n. 76 veicoli nell’area verde del c.d. “ex podere della Mattonaia”, posta in Firenze all’interno dell’isolato delimitato da Via di Ripoli – Via Caponsacchi – Via Accolti (Quartiere di Gavinana)

L’associazione Italia Nostra appoggia con piena convinzione l’esposto inoltrato da un folto gruppo di cittadini di Firenze alla Procura della Repubblica in data 27/07/2018, convinta che la realizzazione del parcheggio sia in contrasto con le normative vigenti, a partire dalle urbanistiche, oltre al fatto che esso accrescerebbe sensibilmente il traffico e il rischio di incidenti, danneggiando la qualità della vita e la salute della popolazione: e ciò, perché gli unici due accessi-uscite per la prevista area di sosta da Via Caponsacchi e da Via Ripoli, quest’ultima strada stretta e ad intensissimo flusso veicolare, sono ridottissime, appena due metri e sessanta nel primo caso e due metri e ottanta nel secondo caso. Tale misura rende oggettivamente impossibile il passaggio in contemporanea, di automobili e di persone specialmente se portatori di handicap ed auto (contrasto col D.M. LL.PP. 14 giugno 1989 n. 236 e D.P.G.R. 29 luglio 2009 n. 41r in materia di abbattimento delle barriere architettoniche, normativa che prevede dimensioni minime inderogabili per gli spazi riservati al passaggio pedonale, che qui non sarebbero rispettate).

Oltre a ciò, la realizzazione del parcheggio sarebbe lesiva dei diritti dei proprietari delle unità immobiliari facenti parte dello stabile di Via di Ripoli n. 55-57. In particolare, il portone di ingresso del condominio e 4 finestre di civili abitazioni sono prospicienti al resede individuato quale vialetto di accesso pedonale e carrabile da Via di Ripoli al parcheggio; i condomini sono tutti titolari di servitù, di passo e carrabile sugli accessi al parcheggio da Via di Ripoli e da Via Caponsacchi; i proprietari delle unità immobiliari al piano terreno sono titolari di diritto di trasformare in porte delle finestre prospettanti sul passaggio.

E ancora, stante l’allineamento di Via di Ripoli e di Via Caponsacchi, l’ingresso e l’uscita dal parcheggio avverrebbero non in via diretta ma angolare, ciò che richiederebbe più manovre con conseguente rallentamento e aumento del traffico.

Tali motivi oggettivamente ostativi alla realizzazione del parcheggio furono per tempo (il 26 luglio 2016) esplicitati dall’avvocato dei condomini Luca Righi al Servizio edilizia privata, quindi gli Uffici sapevano e di conseguenza il permesso a costruire n. 2175/2017 parrebbe viziato per abuso.

In ogni caso, per tutte queste ragioni, in data 15/11/2017 alcuni cittadini, presentarono al Comune una istanza di annullamento/revoca, in via di autotutela, predisposta dall’Avv. Nicola Fortuna. L’istanza ebbe accoglienza favorevole, tanto che il Dirigente del Settore Edilizia Privata, con disposizione n. 296/2018 del 14.2.2018, avviò formale procedimento finalizzato alla “revoca/annullamento del permesso a costruire n. 2175/17″, disponendone cautelarmente la sospensione dell’efficacia, evidenziando la sussistenza di “gravi ragioni”  quanto alla legittimità del medesimo permesso a costruire in riferimento ai profili evidenziati dai ricorrenti ed esponenti ed in particolare quanto alla violazione dell’art. 15 della N.T.A. del R.U. e “carenza di valutazione, tra l’altro, sui seguenti aspetti: 1) corretta accessibilità dalla strada pubblica; 2) rispetto delle norme sull’abbattimento delle barriere architettoniche; 3) presenza di servitù di passaggio … e di una servitù <non aedificandi>”. Questo procedimento – grazie ai documenti forniti dai cittadini all’Amministrazione – ha altresì evidenziato elementi “nuovi e divergenti rispetto alle prospettazioni rese in fase istruttoria da parte dei richiedenti il permesso a costruire”.

Purtroppo, nonostante quanto sopra, il procedimento di “revoca/annullamento” non ha di fatto avuto, dopo il suo avvio, nessun seguito, non essendosi neppure provveduto a svolgere da parte degli Uffici alcun accertamento (tanto meno con i necessari sopralluoghi sul posto) al fine di verificare concretamente la sussistenza del requisito della “corretta accessibilità alla strada pubblica”  imposto dall’art. 15 delle N.T.A. del R.U., né quanto alle evidenti (ed ampiamente documentate dai ricorrenti/esponenti attraverso la produzione di relazioni tecniche asseverate ed eloquente documentazione fotografica) condizioni di grave pericolosità che deriverebbero dal passaggio delle numerose  auto che utilizzerebbero il futuro parcheggio attraverso accessi di dimensioni ridottissime, oltre tutto interferenti con i portoni di ingresso di alcuni dei Condominii contermini (specialmente quello di Via di Ripoli 55), comunque privi delle dimensioni minime richieste per consentire il contemporaneo passaggio di veicoli e pedoni, nonché a maggior ragione di garantire l’accesso a persone disabili.

L’inazione recente dell’Amministrazione ha reso vana la sospensione dell’efficacia del permesso a costruire della durata di gg. 90, cosicché la scadenza di tale termine, avvenuta in data 20.5.2018, ha consentito ai titolari del permesso a costruire di presentare comunicazione di avvio dei lavori.

Stante tale incresciosa situazione, Italia Nostra sottolinea il fatto che l’avvocato Luca Righi – per conto del condominio di Via di Ripoli n. 55 – pochi giorni fa abbia inoltrato al Dirigente del Servizio Edilizia privata del Comune di Firenze “Notifica sospensione dell’efficacia del permesso di costruire n. 2175/17 e avvio del procedimento di revoca d’ufficio [Pratica 622/2014]”: affermando:

che, essendo stato formalmente avviato il procedimento di “revoca/annullamento”, ne è obbligatoria la conclusione (qualunque sia l’esito cui esso perverrà), con l’adozione di un provvedimento espresso e motivato;

che il diverso comportamento tenuto dagli Uffici – che dopo aver avviato il procedimento in questione, non vi hanno incomprensibilmente e contraddittoriamente dato seguito alcuno, tanto da lasciarlo “pendente” senza addivenire ad alcuna decisione finale quanto ai profili posti a base della disposizione n. 296/2018 del Dirigente in indirizzo – costituisce violazione dei più elementari principi in materia di procedimento amministrativo, con particolare riferimento all’obbligo di conclusione di cui all’art. 3 della L. n. 241/1990;

che, oltre tutto, l’inerzia segnalata favorisce evidentemente di per sé i titolari del permesso a costruire che, non per nulla, scaduta la sospensione originariamente disposta e non avendo il Comune portato a termine il procedimento avviato, né sostanzialmente avendo dato seguito al medesimo, sono oggi in condizione – come hanno già comunicato – di avviare i lavori: senza peraltro che sia stato verificato dall’Amministrazione alcunché quanto alle “gravi ragioni” (comportanti grave pericolo per la sicurezza di persone e cose) che pure hanno originato l’avvio del procedimento in autotutela; e senza che nel frattempo sia stata fornita alcuna informazione agli esponenti/ricorrenti e al loro legale in proposito.

Tutto quanto considerato, Italia Nostra chiede rispettosamente alla Procura di voler verificare la legittimità del permesso a costruire il parcheggio di cui all’oggetto.

Cordiali saluti.

 

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Lettera al Sostituto Procuratore Dottor Paolo Barlucchi di Firenze sulla Relazione peritale del Geom. Stefano Morandi, Consulente Tecnico per la Procedura n. 16995/16 (abuso edilizio in località Monteoriolo – Impruneta)

L’incarico affidato dalla Procura della Repubblica al CT consiste nella redazione di una cronistoria dei fatti, prendendo “visione degli atti”, ed eventualmente di eseguire sopralluoghi sul posto (“esperito eventuale sopralluogo”), al fine di verificare la conformità dello stato dei luoghi in rapporto alla fondatezza o meno dell’ordinanza n. 95/2016 e agli illeciti presenti nel complesso edilizio di via Imprunetana per Pozzolatico nc. 92-94-96 in loc. Monteoriolo di proprietà Massimo Aragiusto.

Dalla documentazione acquisita in Comune emerge quanto segue:

Ia. Il 14.4.1994 l’Aragiusto compra da Naldini G. il complesso immobiliare composto da:

  1. A) al nc. 96 un quartiere terra tetto, ex fienile
  2. B) una serra, una porcilaiaed un magazzino il tutto per complessivi mq. 60; tutti dichiarati essere stati realizzati prima del 1.9.1967

Nell’atto di compra vendita non viene precisato se sono stati deruralizzati, però risultano ricadere in zona agricola e non accatastati alla data di entrata in vigore della L.R.T. 19.12.79 n.10, pertanto sono da considerarsi immobili rurali, solo successivamente, in fase di ristrutturazione, viene proceduto a fare il cambiamento di destinazione d’uso.

Ib. Il 22.2.2000 viene rilasciata la concessione edilizia n. 6784/D per ristrutturare, mediante demolizione e ricostruzione, del fabbricato rurale e trasformazione in civile abitazione al nc. 92 (con riferimento alla prat. Edil. 223/1999); su tale concessione risulta esserci il parere della Soprintendenza.

Si tratta sostanzialmente di trasformare un fabbricato rurale (ex annessi agricoli di cui sopra) in un appartamentino; viene dichiarata una superficie preesistente di mq. 65,36 ed un volume di mc. 179,21, in realtà però la superficie coperta del fabbricato derivante dalla ristrutturazione dichiarata è di mq. 74,24 con un volume di mc. 178,56; analizzando le planimetrie il computo metrico risulterebbe errato e pertanto la superficie coperta è da quantificarsi giusta in mq. 67,24.

Con questa operazione viene rilasciata una concessione edilizia per opere di “ristrutturazione” anche modificando la sagoma e cambiamento di destinazione d’uso da rurale a civile abitazione (n.d.s. si concorda con CT nel sostenere che questi lavori rientrino fra quelli di ristrutturazione urbanistica e quindi soggetti ad altre procedure, pertanto il provvedimento è da ritenersi illegittimo).

I.c. In data 6.10.2000 viene rilasciata la conc. edil, n. 6784/E, a variante della n. 6784/D, con tale provvedimento è autorizzato un piano totalmente interrato con una altezza di ml. 2,40 e destinazione garage-cantina ricalcando la situazione planimetrica del piano terreno.

Per il piano terreno ad uso residenziale viene indicata una superficie coperta di mq. 67,66, mentre per il sottosuolo è dichiarata mq.74,20 per uso accessori.

Giustamente il CT fa osservare che il volume dichiarato in progetto del piano interrato in corso di costruzione è inferiore a quello del piano residenziale nonostante la superficie utile sia maggiore di quella dichiarata, riscontra inoltre che le strutture in cemento armato dell’intero complesso risultano essere collegate fra loro; è pertanto evidente che il piano interrato è stato edificato in precedenza, ovvero prima della conc. edil. n. 6784/D, per utilizzare le stesse strutture in cemento armato e realizzare successivamente il piano primo (quindi siamo in presenza di dichiarazione mendace e di un piano studiato in priori a tavolino! Impossibile infatti costruire al contrario!).

Di conseguenza è palesemente configurabile un edificio ex novo, in contrasto con tutte le norme urbanistiche.

Id. Con determinazione n. 469 del 4.7.2003 il Comune annulla le concessioni edilizie n. 6784/D e 6784/E; infatti dai rilievi ed accertamenti fatti soltanto poco prima si evidenzia che la “serra” (ex concimaia) era stata edificata abusivamente negli anni 1976-1986 come pure nel 1965 non esisteva il “porcile 2” come dimostrato dal volo aereo del 1975, diversamente da quanto falsamente dichiarato dall’Aragiusto.

I due volumi pertanto non potevano essere recuperati e trasformati in civile abitazione, così come disponeva l’art. 118/B del Regol. Edil. Comunale.

Ie. Dopo molte vicende amministrative il provvedimento viene prima annullato e poi definitivamente confermato dal TAR con sentenza n. 1577 del 25.11.2015 (interessanti sono le motivazioni di questa sentenza); si evince pertanto che tutto quanto realizzato è da ritenersi abusivo e quindi dovrebbe scattare il provvedimento di demolizione di tutti manufatti.

If. Il 9.4.2002 viene rilasciata la concessione edilizia n. 150 per costruire un box interrato usufruendo dei benefici di cui alla L.122/89, in quanto facente parte del contiguo antico complesso edilizio – senza specificare di quale –, al quale viene allegato un atto di vincolo di pertinenza, facendo riferimento alla pratica edilizia n.114/2001.

Precedentemente al rilascio di tale concessione edilizia, il tecnico rilascia una dichiarazione al Comune che il box “…non ha nessuna attinenza strutturale a quella dell’edificio adiacente e non influenza in alcun modo la costruzione…” (è da tenere bene a mente questa dichiarazione in quanto palesemente in contrasto con la descrizione riportata nella premessa del dispositivo dell’ordinanza n. 95/2016).

Il garage viene realizzato adiacente al vecchio edificio già colonico, diverso da quello licenziato con Conc. Edil. 6784/E, poi annullata, ovvero in aderenza allo scannafosso e con l’edificio in corso d’opera non essendo stato comunicato il “fine lavori” (si deve osservare che i box pertanto risultano due: uno licenziato con il recupero dei volumi preesistenti ex conc. edil. 6774/E e l’altro applicando la L.122/89).

Sostanzialmente i due box vengono realizzati nel rispetto di quanto licenziato; nel contempo i proprietari stipulano con il Comune un atto obbligazionario di destinazione d’uso dei due box di pertinenza dell’unità immobiliare di una determinata particella catastale.

Di fatto, all’immobile, avente una volumetria di mc. 281,86 (si osserva che, essendoci una disponibilità del 10% per la L. 122/89, dovevano essere realizzati mc. 28,16), viene edificato un box di mc. 33,30, cioè mc. 5,14 in più: pertanto è da considerarsi abuso edilizio e quindi reato per aver modificato la sagoma ed aumentato il volume rispetto a quello licenziato, nonché soggetto ad altro provvedimento sanzionatorio amministrativo da parte del Comune.

Ig. Con ordinanza n. 67 del 14.7.2015 emessa in seguito al rapporto del C.F.S. di San Casciano V.P. viene ordinata all’Aragiusto la demolizione delle opere abusive contestate in via Imprun. Pozzol. 96 e conseguentemente la rimessa in pristino dello stato dei luoghi entro 90 gg., incaricando la Polizia Municipale di vigilare sull’osservanza di tale provvedimento.

Le opere di che trattasi sono di modesta entità, ma non possono essere sanate in quanto fra l’altro ricadenti nell’annullamento delle precedenti conc. edil. n. 6784/D e 6784/E. Nella stessa ordinanza non viene riportato se tali opere sono utilizzabili o se sono pertinenze o accessori di altri immobili, né tantomeno se sono stati eseguiti controlli periodici sull’ottemperanza dell’atto da parte della P.M. (con ciò si ravvisano ancora omissioni d’atti come avvenuto all’inizio della vicenda, quando cioè non venne eseguito il sequestro del cantiere).

Ih. Il Dirigente arch. Corsinovi L. emette ordinanza n. 95 in data 26.5.2016 con la quale viene erogata all’Aragiusto una sanzione pecuniaria per le opere eseguite abusivamente in via Imprun.  Pozzol. N. 92; in tale atto viene specificato che i criteri adottati sono stati predisposti dall’Ufficio edilizia comunale ed il pagamento integrale della sanzione, in luogo della rimessa in pristino, produce lo stesso effetto del permesso a costruire in sanatoria.

In precedenza, però, l’Aragiusto aveva richiesto tramite il proprio tecnico (arch. Barbarossa) una sanatoria consistente in un pagamento di una sanzione pecuniaria, sostenendo che i manufatti di che trattasi non potevano essere demoliti in quanto avrebbero compromesso la stabilità dell’immobile; il Dirigente Corsinovi accoglie le ragioni addotte (si osserva la mendacità della dichiarazione quando invece, precedentemente, in fase di progettazione dei box, era stato dichiarato l’opposto!!!). Lo stesso Dirigente afferma che il garage interrato, di cui alla conc. edil. n.150 del 9.4.2002, costituisce parte integrante della struttura dell’edificio residenziale e pertanto la demolizione comprometterebbe la stabilità di tutto l’edificio (si osserva che in questo box, in precedenza, era stato riscontrato aumento di volume e modifiche alla sagoma, per cui non era possibile un provvedimento in sanatoria, anzi, doveva scattare la denuncia alla Proc. della Rep. c/o Pretura Circ. per abuso edilizio!!!). Il Dirigente sostiene inoltre che riportando il tutto allo stato dei luoghi si verificherebbero situazioni peggiorative sotto l’aspetto antisismico ed altro (si osserva che attualmente esistono tecniche e materiali per ridurre i rischi sismici senza contrastare l’assetto complessivo e lo stile dell’edificio, basti pensare agli interventi apportati agli edifici storici, senza per altro che agli altri edifici interessati risultino essere state apportate le norme antisismiche).

Sempre in questo provvedimento viene specificato che la sanzione dovrà essere irrorata solo nella parte riguardante gli illeciti e quantificata sulla base del valore venale secondo i principi del Regol. Com. di cui alla delibera della G.M. n. 99 del 12.12.2008 (qui vengono elencati i valori) e non su quanto potrebbe valere sul mercato.

E’ doveroso osservare: che l’ordinanza n. 95/2016 è stata emessa dopo l’annullamento delle concessioni edilizie e che il Dirigente Corsinovi, firmatario di tale provvedimento, facendo proprie tutte le considerazioni addotte dal tecnico (arch. Barbarossa) dell’Aragiusto, ovvero con valutazioni palesemente di comodo, fin dal 16.3.2016, applica una sanzione pari ad € 76.775,21 se pur nel rispetto dei parametri di cui sopra, secondo una interpretazione soggettiva di fatto, ma in realtà suggerita dall’arch. Barbarossa sugli illeciti dallo stesso ritenuti oggetto del contesto (non vi è dubbio pertanto che la sanzione è stata applicata a tavolino e fuori dagli ambienti comunali!!!).

L’art. 209 L.R.T. n. 65/2014, peraltro richiamato nell’ordinanza n.95/2016, prescrive che le sanatorie edilizie sono ammissibili solo quando le opere realizzate rispecchino la conformità delle norme urbanistiche/edilizie e, poiché non è stata chiesta la sanatoria, questa norma non può trovare applicazione, quindi l’immobile deve essere demolito.

Anche l’art. 204 della legge ora richiamata non trova accoglimento nella parte in cui nell’ordinanza viene restituita la somma di € 1.936,39 versata in precedenza dall’Aragiusto per i contributi corrispondenti alle opere eseguite. Tale somma non deve essere restituita se non è stata eseguita la rimessa in pristino dello stato dei luoghi.

Ii. In seguito a rapporto n. 82 del 29.8.2017 della Polizia Municipale, il Segretario Generale dr.ssa Arcangeli, che sostituisce momentaneamente il Dirigente Corsinovi andato in quiescenza, in data 21.3.2018 (dopo ben sette mesi!) emette l’ordinanza n. 48 con la quale viene intimato all’Aragiusto la demolizione delle opere abusive realizzate, ivi compresi tutti gli impianti del garage in via Imprun. Pozzol. Nc. 96/A e la rimessa in pristino dello stato dei luoghi nel rispetto delle leggi vigenti in materia di smaltimento di rifiuti speciali.

Tale provvedimento interessa i lavori realizzati al fabbricato residenziale e sue pertinenze: resede esterno e fabbricato, e comunque trattasi prevalentemente di modesti lavori riguardanti la pavimentazione e recinzione esterna, le aiuole, le rampe, i tramezzi interni, ecc. oltre alla sagoma del fabbricato al piano terra ed a quello seminterrato che ha determinato un aumento di superficie di mq. 2,22 e 3,14 rispettivamente, nonché di un vano tecnico per gli impianti tecnologici e di una piscina di m. 4,70 x 2,00, ma anche lo sbancamento riguardante i locali dei servizi igienici e cantina che ha permesso di realizzare il piano fuori terra, con conseguente aumento di volume di circa mc. 23,00 rispetto a quello autorizzato.

Il. Come detto in precedenza con la conc. edil. n.150/2002 veniva autorizzata la realizzazione di un garage interrato e contemporaneamente veniva stipulata una convenzione d’obbligo fra il Comune e l’Aragiusto. Risultano invece essere state eseguite opere diverse da quelle licenziate che, mediante tramezzature, hanno permesso una diversa destinazione d’uso del volume con la realizzazione di un bagno con sauna e di un ripostiglio, mentre nella restante superficie sono state apportate finiture diverse da quelle di un normale garage: tanto da presupporre una diversa destinazione d’uso, e comportando di conseguenza un aumento di volume di mc. 78,96. Inoltre, la parte superiore è stata lastricata/pavimentata e destinata a terrazza, con esecuzione di altre modifiche (tettoia ed altro) mediante uno sbancamento del terreno, in maniera tale da modificare le quote rispetto al progetto.

IIa. Queste sostanzialmente sono le opere descritte nell’ordinanza n. 48/2018 che, confrontata con l’ordinanza n. 95/2016, fa rilevare numerose incongruenze: in maniera tale da non dare chiarezza sulle opere legittimate o meno, evidenziando però che essendoci una diversa destinazione d’uso (avallata dalla convenzione d’obbligo) possano ritenersi tutte abusive e non soggette a sanatoria in assenza dei requisiti necessari per essere destinati a civile abitazione, mentre le opere esterne sono soggette al vincolo paesaggistico (L. 1497/1939 e L. 431/1985.

IIb. Riassumendo, con la conc. edil.  n. 6784/D viene autorizzata la ristrutturazione all’edificio di via Impr. Pozzol. n. 92 accorpando gli annessi agricoli per realizzare un appartamento per civile abitazione, sebbene le planimetrie discordino con la realtà e siano in contrasto con le norme urbanistiche per cui la concessione è da ritenersi illegittima. In seguito a ciò, subentra la variante n. 6784/E che autorizza un piano totalmente interrato con destinazione garage-cantina; anche qui si trovano discordanze sulle volumetrie e superfici ed inoltre si evidenzia che il piano interrato è stato costruito prima del rilascio della concessione, come dimostrano fra l’altro i collegamenti delle strutture in cemento armato.

Entrambe le concessioni di cui sopra vengono annullate con determinazione n. 469 del 4.7.2003; i due volumi non potevano essere recuperati (si deve rilevare l’assenza di accertamenti preventivi e l’assenza di ordinanza di sospensione lavori e di riferimento all’Autorità Giudiziaria: gravi omissioni!!!).

Dopodiché viene rilasciata conc. edil. n. 150 il 9.4.2002 per la realizzazione di un garage completamente interrato, usufruendo dei benefici della L.R.T. n. 122/1989; l’Aragiusto nella circostanza dichiara che tale manufatto non ha alcuna attinenza strutturale con l’edificio adiacente e non influisce in alcun modo sulla costruzione).

I garage pertanto sono due: uno fuori terra – ex conc. edil. n. 6784/E – ed uno interrato – conc. edil. n.150/2002 -, entrambi con superfici e volumetrie discordanti; nonostante ciò, non vengono eseguiti sopralluoghi né tantomeno depositate denunce di reato per gli abusi edilizi riscontrati dalle planimetrie.

Il C.F.S. di San Casciano Val di Pesa riscontra altri abusi edilizi in via Imprun. Pozzol. nc. 96 e deposita la notizia di reato all’A.G., notiziando nel contempo anche il Sindaco, per cui viene emessa ordinanza n. 67 il 14.7.2015, molto vaga nei contenuti, per la demolizione e rimessa in pristino dello stato dei luoghi; non sono opere molto rilevanti, fra cui anche la piscina, ma non c’è la possibilità urbanistica per poterle sanare. Non risulta che sia stato dato riscontro a sopralluoghi da parte della P.M. incaricata per verificare quanto intimato.

Il Dirigente Corsinovi emette ordinanza n. 95 il 26.5.2016 per gli abusi edilizi in via Imprun. Pozzol. nc. 92 ovvero quelli di cui alle conc. edil. 6784/D – 6784/E -150/2002, tutte annullate come detto in precedenza, erogando una sanzione di € 76.775,21, adottando i criteri già narrati in precedenza ed assecondando in toto le valutazioni presentate dal tecnico dell’Aragiusto, nonché l’impossibilità della rimessa in pristino dello stato dei luoghi, adducendo motivazioni illogiche e certamente incoerenti con quanto affermato in atti precedenti ed altresì senza prendere in considerazione l’obbligazione assunta dall’Aragiusto di destinazione d’uso di garage-cantina (vedasi conc. edil. n. 150/2002).

Secondo la L.R.T. n. 65/2014 per tali opere non è possibile il rilascio di una concessione in sanatoria e pertanto devono essere demolite, con la rimessa in pristino dello stato dei luoghi.

Il Segretario Generale emette il 21.3.2018 ordinanza n. 48 in seguito al rapporto n. 82 della P.M. con la quale viene intimata la demolizione delle opere abusive in via Imprun. Pozzol. n.96/A e la rimessa in pristino dei luoghi. Trattasi in parte di opere esterne di modesta entità, ma si parla anche di lavori interessanti la sagoma e le volumetrie di un fabbricato al piano terra ed al piano seminterrato. Si osserva qui che non si riesce a capire a quali lavori ci si riferisca, in quanto quelli sopra hanno già avuto un loro “percorso” e quindi dovrebbe trattarsi di altre e nuove costruzioni, perché l’ubicazione è diversa. Si deve rilevare il fatto che, nonostante tutti gli abusi riscontrati, ancora non sia stato eseguito un sequestro dell’intera area!!!

IIc. Concludendo, si ritiene la Perizia del CT Morandi ben scritta e complessivamente chiarificatrice, pur non essendo state completamente utilizzate le rispondenze presenti nelle sentenze del TAR e del Consiglio di Stato e sebbene non abbia rispecchiato in toto quanto previsto nel quesito del Magistrato, ovvero il sopralluogo eventualmente da esperire. Si ha ragione di credere che se il CT avesse eseguito un sopralluogo sul posto – un atto necessario data la complessità delle situazioni stratificatesi in oltre quindici anni di tempo – sarebbe certamente meglio emersa la realtà e sarebbero stati dissipati i dubbi che restano anche dopo la lettura della relazione.

Cordiali saluti.

Il Presidente Prof. Leonardo Rombai

Firenze 31 luglio 2018

 

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Osservazione al Comune di Firenze della sezione di Firenze dell’associazione Nazionale “Italia Nostra” al provvedimento del Comune Di Firenze denominato “Variante al Regolamento Urbanistico per l’aggiornamento della definizione del limite di intervento da applicare al Patrimonio Edilizio esistente di interesse storico-architettonico e documentale rispetto all’innovato Quadro Normativo”

Il Consiglio Direttivo della Sezione di Firenze dell’Associazione Nazionale “ITALIA NOSTRA” fa appello, mediante la presente formale OSSERVAZIONE ai sensi di legge, affinché il Comune di Firenze NON PROCEDA NELL’ITER E REVOCHI LA VARIANTE AL R.U. AVENTE LO SCOPO DI SOSTITUIRE INDISCRIMINATAMENTE GLI INTERVENTI DI RESTAURO NEI BEN DIVERSI SE NON OPPOSTI INTERVENTI DI RISTRUTTURAZIONE DEGLI EDIFICI DEL CENTRO ANTICO DELLA CITTA’.

Quello che accadrebbe a Firenze, sarebbe un caso unico, in Italia, che finirebbe per rendere inefficace il dettato dell’art. 9 della nostra Costituzione, ovvero la tutela del patrimonio (paesaggio e beni culturali). Da tanti decenni, mai finora e da parte di nessuna città era stato messo in discussione il principio della tutela dell’edificato storico.

A Firenze, l’amministrazione comunale intenderebbe approvare, su materia eccezionalmente delicata, dopo averla scandalosamente licenziata a maggioranza, una Variante all’art. 13 del Regolamento Urbanistico – decantata, grottescamente, come strumento innovativo di “rigenerazione urbana” –, che invece lascerebbe mani libere alla speculazione immobiliare che, da tempo, sta trasformando il centro storico da città dei cittadini, con la sua tradizionale vita produttiva e socio-culturale, in location e dormitorio a servizio di un turismo internazionale di massa, sempre più carente in fatto di motivazioni culturali e sociali specificamente riferite alla storia e al presente della città.

In macroscopico contrasto e in stridente incompatibilità con lo status di patrimonio dell’umanità UNESCO fin dal 1982 – oltre che con le prescrizioni del vigente Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (artt. 29 e 30) , con la legislazione della Regione Toscana e con la consolidata prassi internazionale, di cui l’Italia è l’avanguardia, che consacra il restauro conservativo come il metodo di intervento più indicato per le città storiche –, la detta Variante abolisce, infatti, l’obbligo del restauro conservativo sugli edifici storici, pubblici e privati. Con ciò, il Comune si sottrae anche all’obbligo costituzionale primario di dettare la disciplina dell’utilizzo del territorio e delle trasformazioni e dell’uso di ogni immobile guardando all’interesse generale.

Se questo vero e proprio attentato ai princìpi della tutela diventasse norma urbanistica, la salvaguardia delle architetture storiche – ma solo per i monumenti appositamente e singolarmente “vincolati” – resterebbe compito esclusivo della Soprintendenza Statale, purtroppo sempre più in difficoltà a svolgere le mansioni che le competono per carenza di personale esperto e culturalmente autonomo e di mezzi idonei.

A Variante entrata in attività, in luogo del restauro scatterebbe la “ristrutturazione edilizia” su quasi metà dell’edificato storico del territorio comunale, da farsi praticamente senza regole: si lascia la più ampia libertà nelle opere di trasformazione e si arriva a prevedere anche la demolizione e la ricostruzione delle architetture in forme diverse da quelle originarie. Il tutto, per attirare – con la deregulation, che tra l’altro rende più appetibili i tanti contenitori edilizi militari e statali in vendita – investitori e parassiti della rendita da ogni parte del mondo e per dilatare la già ben avviata espulsione dei cittadini residenti a vantaggio dell’ospitalità del turismo mordi e fuggi che sta prendendo d’assalto le città d’arte italiane, Firenze compresa.

Il Consiglio Direttivo di Italia Nostra rivolge innanzitutto un ulteriore appello al Sindaco di Firenze e al Consiglio Comunale affinché rivalutino e correggano, peraltro, il gravissimo errore tecnico e disciplinare contenuto nella Variante proposta. Chi ha redatto la proposta di Variante ha dimostrato di ignorare che la categoria più ampia e completa di interventi sul patrimonio edilizio è proprio quella del Restauro che, ovviamente non certo a caso o su interessi finanziari, bensì sulla base di rigorosi studi scientifici preventivi e sondaggi documentari, può spaziare dalla obbligatoria e fondamentale conservazione della concezione strutturale e distributiva originaria agli interventi di consolidamento anche antisismico, ad esempio, agli eventuali elementi innovativi: e ciò nella naturale libertà di approfondimenti da parte del progettista particolarmente esperto.

Non è certo per caso che la progettazione del Restauro non può essere svolta da chiunque ma solo da quei laureati esclusivamente in Architettura che abbiano seguito il Corso di Laurea specialistico in Restauro.

Riesce quindi molto difficile comprendere per qual mai motivo si intende sostituire il Restauro con la più limitativa Ristrutturazione edilizia, se non per la volontà di far distruggere materialmente e internamente il Patrimonio architettonico del centro antico di Firenze, con la sua riconosciuta valenza di Bene costituzionale e di rilevanza/eccellenza mondiale: come bene dimostra la considerazione da parte delle Nazioni Unite/Unesco. Tali scontate considerazioni richiedono quindi che la Variante debba essere del tutto riconsiderata per la sua incompatibilità con la conservazione del patrimonio storico architettonico fiorentino.

Per tutti questi motivi LA SEZIONE DI FIRENZE DELL’ASSOCIAZIONE “ITALIA NOSTRA”, CON LA PRESENTE OSSERVAZIONE, RICHIEDE AL SINDACO ED AL CONSIGLIO COMUNALE DI FIRENZE DI REVOCARE LA DELIBERAZIONE DI APPROVAZIONE DELLA SUDDETTA VARIANTE, COME GIA’ PERALTRO RICHIESTO AL SIGNOR SINDACO DI FIRENZE CON LA LETTERA DEL 7 APRILE SCORSO.

ITALIA NOSTRA FIRENZE – Il Presidente (Prof. Leonardo Rombai)

Firenze 10 LUGLIO 2018

 

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Italia Nostra Firenze sul progetto di recupero della Manifattura Tabacchi (Firenze)

Italia Nostra Firenze, a seguito degli incontri avvenuti presso la Manifattura Tabacchi con i responsabili della proprietà e della MTDM (Manifattura Tabacchi Development Management) incaricata di curare il progetto di Rigenerazione della Manifattura, nel corso dei quali rappresentanti dell’Associazione  hanno potuto compiere una visita guidata all’immobile oggetto dell’intervento, esaminare il master plan dell’intervento allora redatto e avviare un primo confronto sui contenuti dello stesso, in occasione dell’open day del 23 giugno, nel corso del quale sarà presentato il progetto di Rigenerazione della Manifattura, desidera contribuire alla discussione condivisa del progetto con le seguenti osservazioni.

1-L’Associazione Italia Nostra, condividendo e facendo proprie le istanze di cittadini e comitati che in questi ultimi anni si sono occupati delle sorti del complesso della Manifattura dopo la sua dismissione, ritiene il complesso della Manifattura, nel suo insieme, un bene di grande valore identitario e storico, artistico e culturale, non solo per questo quadrante urbano di Firenze, ma per l’intera città: un manufatto architettonico di grande valore non solo per i suoi contenuti formali e per la qualità delle sue componenti architettoniche, ma anche come documento della storia del lavoro e dell’industria manifatturiera che ha caratterizzato la città di Firenze per un lungo periodo del secolo passato.

Per questo motivo, Italia Nostra apprezza l’accurata indagine documentaria realizzata come premessa alla redazione del master plan e del progetto di Rigenerazione, chiaramente indirizzati in una prospettiva di conservazione dei valori formali e fisici del manufatto ereditato.

2-L’Associazione altresì ha sempre riconosciuto all’area dell’ex Manifattura un ruolo anche di grande rilevanza urbanistica per tutto il quadrante Nord Ovest della città, da considerarsi anche in relazione agli importanti interventi urbanistici previsti o realizzati negli ultimi decenni, per esempio sull’asse Macelli-Novoli-Castello.

La dismissione della Manifattura Tabacchi ha in questa direzione costituito una grande occasione per un suo recupero quale porta d’ingresso al centro storico allargato con il piano di ingrandimento ottocentesco per la Firenze capitale e in particolare al Parco delle Cascine.

Per questo, l’Associazione giudica positivamente l’idea contenuta nelle linee generali del progetto di Rigenerazione della Manifattura: quella di aprire il complesso chiuso della ex fabbrica a nuove relazioni positive e sostenibili sia col tessuto edilizio esistente che col Parco delle Cascine. Insomma, far sì che l’isola chiusa dell’ex fabbrica del tabacco diventi un’area aperta e pulsante, capace di influenzare positivamente la qualità della vita del più vasto quadrante urbano in cui insiste.

3-Poiché dunque l’intervento, anche per la sua dimensione, non presenta aspetti meramente edilizi ma si configura come un intervento a scala urbana, in quanto Associazione di tutela si ritiene che alcuni aspetti siano ancora meglio da definire e mettere a fuoco con il quadro normativo strategico e attuativo di pianificazione territoriale approvato dall’autorità comunale. In considerazione, infatti, dell’importante carico urbanistico previsto con le nuove funzioni individuate dal progetto di Rigenerazione della Manifattura Tabacchi, ad avviso dell’Associazione sono ancora da definire gli aspetti qui di seguito sinteticamente richiamati.

In merito alla mobilità: si ritengono insufficienti le previsioni di nuove infrastrutture contenute nel Piano Strutturale vigente e nel relativo Regolamento Urbanistico in merito ai nuovi collegamenti previsti sull’asse del Macinante, per collegare la Pistoiese e i viali di Circonvallazione nel tratto Porta a Prato-Piazza Vittorio Veneto. In particolare, si fa riferimento alla realizzazione della linea 4 della Tramvia e di un nuovo collegamento viario fra via de’ Vespucci e il viale Fratelli Rosselli. Queste due soluzioni, da tempo annunciate, ma ancora sulla carta, presentano un elemento critico che si ritiene importante: porterebbero, cioè, alla soppressione di un sedime ferroviario di grande importanza strategica nei collegamenti ferroviari di passante della città nella direttrice Est-Ovest. Un sedime ferroviario che, se mantenuto e riqualificato, potrebbe essere usato in tutto il tratto delle Cascine come servizio metropolitano. Si ha motivo di pensare che anche le più ottimistiche previsioni di utilizzo della linea 2 della Tramvia, che si dovrebbe aprire in questo mese, non siano in grado di risolvere il carico veicolare già molto congestionato nell’area nella quale si inserisce il piano di Rigenerazione della Manifattura.

In merito al contesto ambientale: l’Associazione pensa che la credibilità delle proposte indicate nel master plan del progetto di Rigenerazione della Manifattura, che sono state illustrate e confermate negli incontri sopra richiamati, sotto il profilo ambientale presentino soprattutto due aspetti. Il primo è quello delle sistemazioni a verde degli spazi interni alla Manifattura, specialmente quelli destinati a luogo di incontro e di relazione sociale che per l’Associazione devono essere un’occasione di implementazione e di crescita del patrimonio del verde urbano, improntato ai contenuti e alle linee guida contenute nella legge 10/2013 e negli atti di indirizzo varati dal Comitato per la sua attuazione che è stato istituito presso il Ministero dell’Ambiente.

Altrettanto e forse più importanti per l’Associazione sono le relazioni fra la Manifattura rigenerata e il Parco delle Cascine che è confinante e in relazione con la stessa. A questo proposito si fa presente che da anni l’Associazione, ma anche altre associazioni ambientaliste e Comitati di Cittadini, richiedono il recupero del Parco alla sua vocazione primaria di bene collettivo pubblico di grande valore storico, artistico ed ambientale.  Infatti, nonostante la sua rilevanza nel sistema del verde urbano fiorentino nato col piano di ingrandimento di Firenze ideato e redatto da Giuseppe Poggi, e nonostante il suo riconoscimento di bene di particolare valore storico, artistico e ambientale codificato da due decreti del MIBACT, il Parco delle Cascine, da oltre 20 anni, versa in uno stato di degrado dovuto sia ad una carente manutenzione ordinaria e straordinaria, sia a sempre più frequenti e devastanti usi impropri, in contrasto con tutte le linee guida riconosciute dalle carte del restauro, italiane e internazionali, e in particolare in contrasto con le indicazioni e raccomandazioni contenute nella “Carta dei giardini storici detta Carta di Firenze”, approvata dall’ICOMOS-IFLA nel 1982. Anche se le scelte strategiche sul Parco delle Cascine sono di competenza dell’Amministrazione Comunale e della Soprintendenza fiorentina del MIBACT, per Italia Nostra è fondamentale capire se nella prospettiva del Progetto di Rigenerazione della Manifattura l’dea e l’interesse dei promotori e attuatori di quel progetto è indirizzata verso un’idea di parco pubblico analoga a quella rivestita, per esempio, da Central Park a New York, oppure quella di nuova cittadella dell’intrattenimento e delle fiere all’aria aperta.

Su queste basi, Italia Nostra riconferma tutta la sua disponibilità a proseguire il positivo impegno di confronto già avviato da alcuni mesi.

Per Italia Nostra Firenze

Leonardo Rombai, Mario Bencivenni

Firenze 23 giugno 2018

 

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FIRENZE, PATRIMONIO DELL’UMANITA’ UNESCO E IL DISASTRO ANNUNCIATO DELLA SUA “DEGENERAZIONE URBANA” La “VARIANTE AL REGOLAMENTO URBANISTICO” Comunale in corso di approvazione

Quello che sta accadendo è un caso unico, in Italia, che finirà per rendere inefficace il dettato dell’art. 9 della nostra Costituzione, ovvero la tutela del patrimonio (paesaggio e beni culturali). Da tanti decenni, mai finora era stato messo in discussione il principio della tutela dell’edificato storico.

A Firenze, l’amministrazione comunale intende presto approvare una Variante all’art. 13 del Regolamento Urbanistico – decantata, grottescamente, come strumento innovativo di “rigenerazione urbana” –, che invece lascerà mani libere alla speculazione immobiliare che, da tempo, sta trasformando il centro storico da città dei cittadini, con la sua tradizionale vita produttiva e socio-culturale, in location e dormitorio a servizio di un turismo internazionale di massa, sempre più carente in fatto di motivazioni culturali e sociali specificamente riferite alla storia e al presente della città.

In macroscopico contrasto e in stridente incompatibilità con lo status di patrimonio dell’umanità UNESCO – oltre che con le prescrizioni del vigente Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (artt. 29 e 30) e con la prassi consolidata, alla scala internazionale, che consacra il restauro conservativo come il metodo di intervento più indicato per le città storiche –, la detta Variante abolisce, infatti, l’obbligo del restauro conservativo sugli edifici storici, pubblici e privati. Con ciò, il Comune si sottrae anche all’obbligo costituzionale primario di dettare la disciplina dell’utilizzo del territorio e delle trasformazioni e dell’uso di ogni immobile guardando all’interesse generale.

Se questo vero e proprio attentato ai princìpi della tutela venisse approvato, la salvaguardia delle architetture storiche – ma solo per i monumenti vincolati – resterebbe infatti compito esclusivo della Soprintendenza, purtroppo sempre più in difficoltà a svolgere le mansioni che le competono per carenza di personale e di mezzi.

A Variante approvata, in luogo del restauro scatterà la “ristrutturazione edilizia” su quasi metà dell’edificato storico del territorio comunale, da farsi praticamente senza regole: si lascia la più ampia libertà nelle opere di trasformazione e si arriva a prevedere anche la demolizione e la ricostruzione delle architetture in forme diverse da quelle originarie. Il tutto, per attirare – con la deregulation, che tra l’altro rende più appetibili i tanti contenitori edilizi militari e statali in vendita – investitori e parassiti della rendita da ogni parte del mondo e per dilatare la già ben avviata espulsione dei cittadini residenti a vantaggio dell’ospitalità del turismo mordi e fuggi che sta prendendo d’assalto le città d’arte italiane, Firenze compresa.

ITALIA NOSTRA FIRENZE

Firenze 6 aprile 2018

 

17 Vallina

Osservazioni alle Controdeduzioni ANAS al Progetto definitivo “S.S. 67 “Tosco-Romagnola”. Variante dell’abitato di Vallina con realizzazione di due nuovi ponti sull’Arno e riclassificazione della S.P. 34” – Proponente ANAS Spa – Procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale di cui agli artt. 23 e ss. D. Lgs. 152/2006 e ss.

In generale, l’Associazione osserva che – nonostante l’abnorme mole in scritture, cartografie, fotografie e disegni iconografici che esaltano le capacità tecnologiche-modellistiche dei progettisti – le Controdeduzioni Anas non hanno la forza di convincere e di tranquillizzare i tanti soggetti pubblici e privati che hanno presentato osservazioni critiche e preoccupazioni sull’opera in progetto, nell’occasione del Procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale di cui agli artt. 23 e ss. D. Lgs. 152/2006 e ss., precisamente su tematiche e problematiche quali:

  1. Costi e benefici generali (cfr. 02. Ambito generale studi trasportistici), ove si sostiene che l’opera apporterà “benefici legati ai miglioramenti ambientali per la riduzione dell’inquinamento atmosferico” – in ragione di “una qualche riduzione” dei tempi di viaggio per l’utilizzo di un percorso più breve – a Vallina così come nelle frazioni della SS67 Compiobbi-Sieci-Ellera, dal momento che un’altissima percentuale degli utenti che ora usano la detta statale devierà sulla SP34 subito dopo Vallina per “raggiungere i quartieri di Firenze a sud dell’Arno, Bagno a Ripoli e soprattutto lo svincolo di Firenze Sud”. Questa deviazione del flusso di traffico in entrata da Est a Firenze dalla SS 67 alla SP 34 è dunque il vero obiettivo dell’infrastruttura in progetto, anche se in 11. Relazione generale Progetto paesaggistico e degli interventi di inserimento si sostiene, contraddittoriamente, che l’opera “permetterà al traffico di lunga percorrenze proveniente da Firenze di evitare parte del centro abitato della località di Vallina”; in realtà, nello stesso documento, si prevede anche il declassamento a strada urbana della SS67 per migliorare le condizioni degli abitati ubicati su di essa e l’innalzare al rango di statale l’attuale provinciale di Rosano, sia pure “a lungo termine” (cfr. SIA 5. Sintesi non tecnica Studio di impatto ambientale).

Ma nulla, assolutamente nulla è detto nelle Controdeduzioni ANAS – così come già nel Progetto – dell’impatto, ovvero del COSTO, che questo forte flusso di nuovo traffico avrà in termini di inquinamento e di costi economici e di tempi sul percorso Candeli-Bagno a Ripoli-Firenze Viale Europa e dintorni, tratto già letteralmente ingorgato almeno nelle ore di spostamento dei pendolari (specialmente le ore 7-9 con le tardo-pomeridiane, ove una coda ininterrotta da oltre Vallina occupa a passo d’uomo l’intera parte sud-est della città).

E continua a destare sconcerto e incredulità il fatto che, nonostante l’opera punti chiaramente – al di là del circoscritto intervento nell’area di Vallina al centro del Progetto – alla “riorganizzazione della viabilità tra Firenze e Pontassieve” (cfr. SIA 5. Sintesi non tecnica Studio di impatto ambientale) –, il Comune di Firenze non sia stato compreso fra gli enti territoriali interessati (Regione, Provincia e Comuni di Bagno a Ripoli, Fiesole e Pontassieve), con tutte le ovvie conseguenze della mancata armonizzazione del Progetto anche in rapporto alle previsioni dei piani della mobilità e di altra natura e dello strumento urbanistico cittadino!

Su questo punto è evasa – insieme a tante altre – qualsiasi risposta per controdeduzione alla specifica osservazione di Italia Nostra sulla “compatibilità del traffico in condizione post operam sull’asse Firenze Sud”!

  1. Impatto dell’infrastruttura in progetto sull’ambiente locale di Vallina-Grignano. I ponderosi e anche ripetitivi materiali della Controdeduzioni Anas, punteggiati da errori e imperfezioni di stampo territorialistico, mirano concordemente a tranquillizzare il lettore circa l’impatto dell’opera sul fiume e sull’area circostante di Vallina. Da qualsiasi aspetto lo si esamini, il manufatto in progetto viene presentato del tutto esente da criticità e traumi e con armonioso inserimento nell’ambiente e nel paesaggio, che per certi aspetti contribuirebbe anche a migliorare o a meglio fruire: insomma, si rassicura a più riprese che “si sono integrate le richieste di coerenza con i piani e gli strumenti urbanistici, nonché tutte le richieste di chiarimenti ambientali. In particolare, è stata integrata l’analisi di coerenza con il nuovo PIT della Regione Toscana, e sono stati approfonditi gli aspetti Rumore, Atmosfera, Paesaggio così come richiesto” (cfr. Fase VIA. Documenti di presentazione generale delle integrazioni).

Di fronte ad assicurazioni così tautologiche – accompagnate da dati e da immagini tratti da modelli computerizzati che, spesso, si traducono in mere astrazioni riguardo al contesto – si deve qui, invece, sottolineare che non hanno trovato risposta adeguata non poche osservazioni critiche e relative preoccupazioni:

a partire da quelle ARPAT sull’inquinamento atmosferico e sull’impatto acustico (al prevedibile miglioramento del primo – ma non del secondo, anche per la prevista utilizzazione non di “un asfalto propriamente fonoassorbente, ma di tipo macroporoso” –, nel breve tratto di Vallina, farà da contraltare il pesante peggioramento nel successivo e assai più lungo tratto Vallina-Firenze Viale Europa);

per proseguire con quelle del MIBACT-Soprintendenza sugli impatti sull’ambiente (vegetazione, Arno e sistema idrografico, fauna) e sui valori paesaggistici e storico-identitari dei luoghi con riferimento anche a quelli riconosciuti dal Piano Paesaggistico della Regione Toscana, relativamente ai quali ci si preoccupa sempre di rispondere in modo descrittivo ridondante sulle caratteristiche dell’opera, sempre badando a minimizzare o addirittura di escludere del tutto qualsiasi danneggiamento al patrimonio, nonché il consumo del suolo e il rischio idraulico in area a pericolosità idraulica elevata o molto elevata: salvo poi dovere riconoscere – con capacità di sintesi invero esemplare – che il progetto “ha dovuto rispondere a delle esigenze funzionali ti tipo stradale ed ad un’esiguità di disponibilità di terreno atto a sviluppare un tracciato funzionale. Di fatto, queste condizioni al contorno hanno obbligato un disegno dei tracciati poco affine alle forme planimetriche del paesaggio in cui l’opera si inserisce”.

E, ancora, all’osservazione che il “SIA parrebbe non ottemperare alle disposizioni del D.Lgs. 152/2006, in quanto non si rinviene l’illustrazione delle varie alternative progettuali, compresa l’opzione zero”, si risponde – qui e altrove, sempre – che la scelta era già obbligata per specifica richiesta dello stesso committente ANAS di due ponti sull’Arno, con percorso atto ad evitare l’attraversamento di Vallina, su cui è stato specificamente bandito il concorso internazionale del 2005!

Data la rigida e obbligata richiesta, non è quindi possibile rispondere alle varie osservazioni riguardanti le possibili opzioni, come quella di Italia Nostra e di ARPAT “sull’opzione di un investimento per potenziare il trasporto su rotaia” e sullo “studio delle alternative” fino all’opzione zero!

  1. Dibattito pubblico e partecipazione non realizzati. Al di là dell’applicazione o meno all’opera in progetto (che ha costo progettuale di 55 milioni) di quanto previsto dalla legge 46/2013 della Regione Toscana, Italia Nostra esprime il suo motivato rammarico per la controdeduzione ove ci si limita a sostenere che il richiesto dibattito “non trova applicazione al caso in questione”, eloquente dimostrazione del disinteresse delle Istituzioni interessate ad esperire con convinzione la via innovativa della partecipazione democratica.

Per tutte queste considerazioni, Italia Nostra esprime la sua piena insoddisfazione per le Controdeduzioni ANAS e il proprio motivato convincimento di NON COMPATIBILITA’ del Progetto riguardo alle esigenze di preservare i caratteri e i valori peculiari del patrimonio paesaggistico e ambientale del territorio fluviale tra Quintole e Vallina, che è tutelato da innumerevoli leggi e normative nazionali, regionali, provinciali e comunali.

Il Presidente della Sezione di Firenze Prof. Leonardo Rombai

Firenze, 23 settembre 2017

 

 

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