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Se Renzi perde al gratta da Vinci

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Di Tomaso Montanari

In seguito a un esposto di Italia Nostra nato dalla denuncia del ‘Fatto’, la caccia al Leonardo fantasma di Palazzo Vecchio è sospesa.
Anche se il sindaco di Firenze non esclude di riprovarci

Volevo aggiungere il mio nome alla lista di quelli che chiedono una riconsiderazione da parte della soprintendenza per il lavoro progettato in Palazzo Vecchio.
Questa idea di sacrificare Vasari per un’avventura donchisciottesca in cerca di
una rovina leonardesca mi sembra fondamentalmente sbagliata. Spero che il buon senso fiorentino prevarrà”.
Questa email di Keith Christiansen, stimatissimo conservatore della pittura europea del Metropolitan di New York, ha inaugurato l’incredibile pioggia di adesioni (oltre 400, molte qualificatissime) all’appello che appoggia l’esposto
presentato da Italia Nostra alla Procura di Firenze per fermare la caccia al Leonardo fantasma. A sua volta, quell’esposto dichiara di partire da un mio articolo, pubblicato dal Fatto mercoledì scorso, che raccontava l’opposizione
di una singola funzionaria coraggiosa. Un circolo virtuoso a cui è sempre più affidata la salvezza del nostro patrimonio storico artistico: la resistenza delle parti sane dell’amministrazione, una denuncia sulla stampa, l’attivazione delle insostituibili associazioni per la tutela, il risveglio di un’opinione pubblica qualificata capace di esercitare una pressione internazionale.
E, alla fine, il buon senso ha prevalso davvero, anche se più quello romano che quello fiorentino: il MiBAC è intervenuto sulla soprintendente Acidini, e la caccia è stata sospesa.
Se Renzi, come minaccia di fare, si ostinerà nella ricerca, a questo punto dovrà farlo con mezzi non invasivi, cioè senza distruggere nemmeno un millimetro quadrato di un’opera d’arte certa, al fine di cercare un’improbabile rovina.
Ma, oltre all’ottenuta sospensione, l’appello chiedeva la costituzione di un comitato scientifico autorevole e terzo rispetto ai promotori di una ‘ricerca’ dichiaratamente ispirata da ragioni di marketing.
Infatti Renzi, pur agitando anche la bandiera della ricerca, si è ben guardato da rivolgersi a chi la ricerca della storia dell’arte la fa professionalmente tutti i giorni: la responsabilità scientifica dell’operazione è stata affidata a un ingegnere, peraltro oggi contestato dai suoi stessi colleghi, alcuni dei quali hanno firmato l’appello.
Ma per decidere quale fosse la parete giusta su cui cercare, se e come farlo, quando fermarsi e cosa fare dopo, ci sarebbe invece voluto un comitato formato da storici dell’arte, storici delle istituzioni politiche rinascimentali, storia dell’architettura, storici del restauro e così via. A vegliare sull’aspetto conservativo c’era, è vero, l’Opificio delle Pietre Dure: ma dopo che la responsabile delle pitture murali, Cecilia Frosinini, si è sfilata dichiarando che si stava danneggiando Vasari, anche quella tutela non è sembrata affatto sufficiente.
D’altra parte, l’Opificio è attualmente guidato dalla stessa Cristina Acidini che dirige la soprintendenza di Firenze. E, come ha ricordato in un’intervista Franca Falletti (direttrice della fiorentina Galleria dell’Accademia), i super-soprintendenti delle grandi città d’arte sono ormai nominati dalla politica con contratti che fanno molto dubitare della loro capacità di resistere alle pressioni politiche. D’altra parte, Matteo Renzi e il suo staff hanno proposto a più riprese di sopprimere del tutto le soprintendenze, passandone le competenze agli enti locali. Ora l’opinione pubblica sa quel che una simile catastrofe comporterebbe: senza l’opposizione di una funzionaria indipendente, il Salone dei Cinquecento si sarebbe presto trasformato in un groviera.
Infine, seguendo un copione alla Sandro Bondi, Renzi ha accusato i firmatari dell’appello di “élitarismo”, mentre lui sarebbe il democratizzatore.
Al contrario, i buchi sul Vasari non servono né alla scienza, né al pubblico, ma solo alla visibilità mediatica di chi li promuove. Nessuno vuole tenere Leonardo nella cassaforte degli storici dell’arte: in questi giorni, a Londra, è dedicata proprio a lui la mostra più popolare della stagione.
E il curatore, Luke Syson, è stato tra i primi a firmare contro l’indecoroso ‘gratta e Vinci’ (l’amarissima battuta è di Salvatore Settis) che fino a ieri sera minacciava gli affreschi di Palazzo Vecchio.

Piano strutturale, polemica sugli aggiustamenti chiesti dalla Regione

Fonte: STAMP Toscana

Tommaso Grassi (Sinistra e Cittadinanza) e Paolo Celebre (Cittadini Area Fiorentina e Italia Nostra) contestano il rinvio a tempi incerti dell’adeguamento alle osservazioni regionali da parte dell’amministrazione comunale. E chiedono la modifica urgente della legge regionale sul governo del territorio

Firenze – L’attacco parte dal consigliere comunale di Sinistra e Cittadinanza Tommaso Grassi e dal rappresentante dei Cittadini dell’Area Fiorentina e di Italia Nostra Paolo Celebre: il Piano strutturale del Comune di Firenze è ufficialmente incompatibile col Piano di Indirizzo Territoriale della Regione Toscana. La frattura, denunciata qualche settimana fa sulle pagine di Stamp, è il motivo che spinge i due esponenti a chiedere di sanare la discontinuità con l’adeguamento immediato del Piano strutturale in consiglio comunale.
Ma la situazione è anche motivo di ulteriori e più ampie riflessioni, visto che l’adeguamento non è così semplice e diretto come apparirebbe dover essere di primo acchito. “Che vi sia una incompatibilità del Piano strutturale del Comune di Firenze rispetto al Piano d’Indirizzo Territoriale della Regione Toscana è stato confermato ufficialmente dall’assessore Marson in risposta ad una interrogazione dei consiglieri Romanelli e Sgherri – ricordano infatti Grassi e Celebre – per rimuovere il conflitto tra i due documenti, è stata individuata dai due enti, come unica soluzione possibile, la modifica del Piano strutturale, ma il Comune di Firenze ha finora approvato in Giunta solo una delibera d’intenti che prende unicamente atto delle indicazioni della Regione e rinvia la modifica da parte del Consiglio comunale alla ‘prima occasione utile’. Una bocciatura del Piano da parte della Regione che si è voluto in qualche modo ridimensionare, ma che invece chiediamo possa essere discussa al più presto in Consiglio comunale”.
Il primo punto contestato dai due esponenti è il rinvio da parte comunale dell’ “aggiustamento” richiesto dalla Regione. “Indipendentemente dalla legittimità dell’azione comunale, non possiamo che sottolineare come da una parte il Comune rinvii di qualche anno l’adeguamento del Piano strutturale – spiegano Grassi e Celebre – e dall’altra invece proponga  al Consiglio comunale di approvare alcune varianti urbanistiche, la prima fra tutte quella della Manifattura Tabacchi. Intervento quest’ultimo peraltro su cui non si comprende come possa convivere la previsione di due medie strutture commerciali aggregate con la necessità riconosciuta dalla Regione di anticipare la loro nuova collocazione ‘mediante una ulteriore integrazione del Piano Strutturale, per stabilire i criteri per l’individuazione delle aree da ritenere sature”.
Secondo punto, i criteri e i limiti posti dal Piano alla gestione del territorio, punti su cui la Regione ha chiesto adeguamenti. Dalla salvaguardia delle aree collinari, “all’individuazione del limite dei 2000 metri quadrati sotto i quali gli interventi non rientrerebbero nel dimensionamento del Piano Strutturale, passando per le modalità e i limiti con cui proporre al Consiglio comunale qualsiasi piano attuativo; non possono ritenersi materie secondarie in un atto di pianificazione territoriale. Tutti dubbi e rilievi che erano stati oggetto di osservazioni ed emendamenti che avevamo posto all’attenzione nel dibattito consiliare durante l’iter di approvazione del Piano strutturale, ma ci era sempre stato risposto che eravamo noi a sbagliaci: evidentemente le cose non stavano proprio così”.
In conclusione, il nocciolo dei problemi: quali competenze ha la Regione in materia di urbanistica, ma soprattuto, quale forza nel fare rispettare le proprie osservazioni? In altre parole: quanto può essere in concreto una forza sovraordinante e omogenea per tutta la Toscana, e con quali strumenti può far rispettare  il Pit (piano di indirizzo territoriale) dai Comuni?
“Non possiamo che sottolineare come, nonostante l’impegno della Regione a far rispettare i propri atti pianificatori, l’Ente regionale abbia ben poca forza nel vincolare il Comune al rispetto della pianificazione sovraordinata. – concludono i due esponenti –  è per questo motivo che torniamo a richiedere con forza che la regione metta mano alla Legge 1/2005 per apportarvi le modifiche necessarie a rafforzare i poteri della Regione, gli strumenti di partecipazione dei cittadini e a valorizzare la figura del garante per la comunicazione, proprio come richiesto dalla proposta di iniziativa popolare su cui i Cittadini Area Fiorentina, Italia Nostra e molte altre associazioni del territorio toscano hanno raccolto più di 6000 firme che nella primavera scorsa sono state depositate in Consiglio regionale”.

Indagato sindaco Pdl: per costruire 6 pale eoliche avrebbe favorito un privato

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Di Massimo Paradiso

Lo avevano già “pizzicato” nell’ottobre del 2005 quando, in un lungo fuorionda a Report, aveva ammesso che il suo Comune aveva ricevuto milioni di euro di finanziamento per il dissesto idrogeologico perché era “amico del ministro”. Di lì, quindi, si scatenò il “putiferio”, come lo descrisse Antonio Agogliati, già senatore tra i ranghi di Forza Italia e contemporaneamente sindaco di una cittadella sull’appennino piacentino, Ferriere. Quella confessione gli costò quindi la ricandidatura alle elezioni e Agogliati tenne per sé solamente la carica di primo cittadino.
Ma adesso, per lui- che ancora conserva la targhetta di Senatore della Repubblica fuori dal suo ufficio di via Poggiali- si prospettano altre grane legali, sempre legate al settore Ambiente.
Il nome dell’ex senatore Antonio Agogliati compare infatti nel registro degli indagati per l’inchiesta sull’eolico portata avanti dal nucleo dei Carabinieri di Bobbio e dal sostituto procuratore Emilio Pisante che stanno indagando da ormai più di un anno sulla costruzione di 6 pale eoliche da 130 metri d’altezza l’una sul crinale che separa la Valtrebbia e la Valnure, fetta di appennino vincolata dalla Soprintendenza.
Tutto nasce l’anno scorso per un esposto presentato all’Arma da un locale comitato di ambientalisti che vuole vederci chiaro su una pratica, quella della costruzione di 6 pale eoliche, tutt’altro che “trasparente” come sostiene Stefano Binelli, ambientalista di lungo corso e firmatario dell’esposto.
In sostanza, Binelli ritiene che Agogliati abbia dato il via libera a lavori di viabilità comunale sul crinale che ricalcano più i progetti della società privata che dovrà realizzare l’impianto che quelli dell’interesse comune.
In altre parole: dato che il crinale tra le due valli è vincolato dalla Soprintendenza e non è possibile costruire là sopra in assenza di una viabilità comunale già esistente, il sindaco del Pdl avrebbe attivato le ruspe per spianare una sorta di strada in terra battuta così da aggirare la valutazione di impatto ambientale ed il parere sia della Provincia che delle belle arti e procedere con la realizzazione delle pale eoliche, progetto presentato da una società privata.
“Più di un anno fa – sostiene Binelli – il Comune ha presentato un progetto per una strada antincendio sul crinale che, caso strano, costituisce la stessa strada cantieristica che avrebbe portato alla realizzazione delle pale”.
I lavori sul crinale, secondo gli inquirenti, sarebbero stati quindi funzionali alla messa in opera delle 6 pale da 2 megawatt l’una, configurando ipotesi di reato per Agogliati ed il dirigente del settore Ambiente del Comune.
La procura sembra quindi aver iscritto nel registro degli indagati sia il sindaco pidiellino (che risulta, per altro, anche nei “saggi” nominati dal Pdl per l’individuazione del candidato sindaco alle Comunali di Piacenza del 2012) che il suo dirigente con l’accusa di abuso d’ufficio e reati ambientali dopo un sopralluogo sul crinale da parte del sostituto procuratore e di alcuni agenti del nucleo investigativo dei Carabinieri.

Sondaggio sulla ricerca del Leonardo perduto

Pale eoliche sui tratturi del Molise: appello alle autorità ministeriali e regionali

Fonte: Via dal Vento

Un appello in favore dei tratturi molisani minacciati dalle centrali eoliche, firmato dalla LIPU, dal Movimento dei Cristiano Sociali, dall’Associazione degli Insegnanti di Geografia e da “La Fonte”:
In considerazione del fatto che le sentenze del TAR Molise n. 00734 e n. 00735 del 15/11/2011 hanno annullato i provvedimenti assunti dalla Direzione Regionale dei Beni Culturali e Ambientali del Molise e che le imprese Nova Api Energia e Inergia S.p.A., salvo sospensiva del Consiglio di Stato o altro provvedimento amministrativo adottato dalle preposte autorità, potranno iniziare l’installazione di n. 22 pale eoliche in agro dei comuni di San Giuliano di Puglia, Santa Croce di Magliano e Rotello; tenuto conto che l’area in questione è attraversata da uno dei quattro tratturi millenari (Celano-Foggia), che collega la Puglia all’Abruzzo, in agro del comune di San Giuliano di Puglia in prossimità della Chiesa di Sant’Elena, sottoposta a vincolo dal competente Ministero dei Beni Culturali, e che più in generale la zona in questione è al confine con la ZPS- Zona di Protezione Speciale dei Monti della Daunia e al confine con il “Vallone Santa Maria” zona SIC – Siti di Importanza Comunitaria, inseriti all’interno della Rete “Natura 2000” creata dall’Unione Europea per la protezione e la conservazione degli habitat e delle specie, le scriventi Associazioni, Comitati e Movimenti, preoccupati sulle possibili conseguenze storico, ambientali, paesaggistiche e archeologiche che potrebbero determinarsi nella zona qualora le imprese menzionate procedessero ad installare tutte le pale eoliche previste, si appellano alle Autorità Ministeriali e Regionali affinché possano valutare ogni e diversa iniziativa, nei limiti del disposto dei Regolamenti Comunitari, delle Leggi Nazionali e Regionali di materia nonché delle Linee Guida Nazionali del 10/09/2010 e delle Linee Guida Regionali adottate con Delibera di Giunta Regionale n. 621 del 4/08/2011.

Movimento dei Cristiano Sociali del Molise Loreto Tizzani
LIPU Molise Carlo Meo
Associazione Insegnanti di Geografia Molise Rocco Cirino
La Fonte Don Antonio di Lalla

Fessi, troppo furbi e una lettera a Monti

Da fessi quali siamo noi – secondo la recente definizione di Mauro Moretti – che ci battiamo contro il sottoattraversamento TAV di Firenze e la stazione Foster – abbiamo inviato lo scorso 2 dicembre questa lettera appello al Presidente del Consiglio dei ministri Mario Monti.
La nostra segue ad altre iniziative simili che nell’imminenza dello scavo del tunnel, si stanno susseguendo. L’abbiamo fatto anche per ribadire ciò che per noi resta prioritario in quest’ emergenza: la capacità di ragionare.
E’ evidente infatti che un conto è affrontare un rischio calcolato per un’opera irrinunciabile e sensata, un conto è farlo per opere che, come queste, sono il frutto della megalomania di amministratori di provincia e degli interessi di potentati pubblici e privati, piuttosto che di scelte tecniche competenti.
Giuseppe Prezzolini nei suoi celebri aforismi diceva che i cittadini italiani si dividevano in due categorie: i furbi e i fessi. I fessi hanno dei principi, i furbi soltanto dei fini. Mauro Moretti con il suo stile inconfondibile ci ha voluto ricordare che, poiché noi siamo i fessi, lui è il furbo, il notabile che non ha bisogno di rispondere alle ragioni altrui.
Esiste però nell’antropologia italiana anche la figura del troppo furbo. Mentre infatti Moretti rincorre gli aerei e i managers (ipotesi di accordo con Alitalia) nella sua azienda esplodono cisterne che fanno strage, circolano carri da rottamare e veicoli obsoleti per tutto il resto del traffico, cioè per il 95% della domanda. Riuscirà il nostro furbo a saltare da un treno in corsa ad un aereo in volo? Pare di no secondo alcuni osservatori per i quali l’intermodalità in Italia non decolla e l’integrazione con gli aeroporti è un sogno lontano.

Al Presidente del Consiglio dei Ministri Firenze
Prof. Senatore Mario Monti
2 dicembre 2011

Signor Presidente
sappiamo quali siano in questi giorni i suoi impegni e le sue responsabilità e tuttavia, nell’imminenza delle decisioni che il suo Governo sta prendendo, ci preme rivolgerci direttamente a lei per sottoporle un’importante questione che ci sta a cuore.
Le chiediamo di risparmiare denaro pubblico che sta per essere impiegato in un’ opera che costa molto, che crea disservizi e farà spendere molto anche dopo esser stata ultimata. Le chiediamo di fermare questo immotivato e controproducente spreco: il Passante sotterraneo dell’Alta Velocità che sta per realizzarsi a Firenze e la monumentale nuova Stazione dedicata, anch’essa a trenta metri di profondità. Nessuno ne sente il gran bisogno.
Da due anni l’AV passa già da qui e si ferma in una stazione di superficie dove si scambia agevolmente e rapidamente con i servizi ferroviari regionali e con la rete urbana, compresa la prima linea della tramvia. E’ paradossale che ad opera ultimata l’AV non coinciderà più con gli altri servizi ferroviari, né con la linea 1 della tramvia, né con il sistema di trasporto pubblico attuale su gomma e neppure con le nuove linee tranviarie programmate. Anche per i mezzi privati sarà alquanto difficile raggiungere la nuova Stazione Foster che si trova a più di un chilometro di distanza da S. M. Novella, chiusa tra due torrenti e la linea ferroviaria, senza che vi sia possibilità di renderla più accessibile se non con strade sotterranee, anche esse costose e poco affidabili per il traffico urbano. Il danno per i cittadini, per l’economia della città e della Regione sarà grave. Dopo aver tanto speso per ridurre i tempi di percorrenza, spenderemo per sprecare tempo e rendere più scomodo quello stesso servizio. Sembra incredibile, ma è così.
Verrebbe da pensare che un criterio di spartizione degli appalti delle grandi opere pubbliche abbia guardato più agli importi che non all’utilità, producendo e difendendo in tutti i modi questo “mostro”. Non siamo pregiudizialmente contrari alle grandi opere, anche se crediamo che non debbano essere fatte a spese dell’ambiente e del patrimonio culturale. E siamo anche consapevoli che esse portano con sé oneri e rischi insiti nella loro stessa natura. Ma ci appare inaccettabile affrontare tali costi per avere un’opera che, come questa, produrrà un peggioramento sia per i servizi nazionali, più o meno veloci, sia per la mobilità di Firenze e della Toscana.
Avendo studiato per anni il problema, in qualità di tecnici e di cittadini che amano la propria città, anche attraverso la promozione di convegni a cui hanno partecipato autorevoli esperti e collaborando a specifiche ricerche universitarie, le chiediamo di valutare ulteriormente quest’opera, riconsiderandone l’opportunità, le modalità progettuali e le difficoltà connesse con la sua esecuzione. Ufficialmente la conclusione dell’opera è annunciata per il 2014 ma noi pensiamo che i rischi tecnici dell’impresa e la sua aleatoria fattibilità, per via dell’incognita idrogeologica (in una città colpita da storiche alluvioni) e a causa del problema non risolto dello smaltimento delle terre di scavo, ne rimanderanno la conclusione a dopo il 2020.
Consideri, Signor Presidente, che il passante, lungo sette chilometri, percorrerà il sottosuolo del centro abitato minacciando centinaia di abitazioni e di attività oltre a insigni monumenti, quali la Fortezza da Basso, l’Arco dei Lorena e una delle porte trecentesche.
Consideri inoltre che nessun miglioramento sarà introdotto, malgrado queste imponenti opere, nelle relazioni tra Firenze e il sud della Toscana dove, in particolare nel Valdarno, si determinerà una situazione non sostenibile per il traffico regionale, soprattutto se il sistema dell’Alta Velocità dovesse essere esteso alla “Direttissima” Firenze – Roma.
Mentre a tutt’oggi non esiste la dimostrazione del funzionamento di un tale sistema, in tutto il nodo continueranno ad esserci discontinuità, colli di bottiglia ed interferenze, che accentueranno invece di risolvere le insufficienze del sistema ferroviario fiorentino.
Il progetto è stato imposto alla città senza adeguate verifiche (ad esempio procedure di VIA) e confronti pubblici, in spregio alle convenzioni e alla legislazione europea che per opere di questa entità prevede l’informazione, la partecipazione pubblica ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia da parte dei cittadini.
Signor Presidente l’appello che le rivolgiamo non è isolato. Si aggiunge a quello di autorevoli associazioni e comitati di cittadini che da anni seguono il problema. Ma si affianca anche ad interventi di economisti, amministratori ed esperti di trasporti i quali affermano che l’Italia non può più permettersi certe infrastrutture. Recentemente su un importante quotidiano economico del nord ci si chiedeva se 12 miliardi di euro per l’Alta Velocità tra Bologna e Milano (per guadagnare quindici minuti) non fossero stati una scelta da paese ricco. Per il sottoattraversamento ferroviario e la nuova stazione dell’Alta Velocità di Firenze possiamo dire fin da ora che si tratta di uno spreco intollerabile.
Diverse soluzioni alternative e alcune possibilità di riformulare quel progetto sono state avanzate autorevolmente e da più parti. C’è ancora tempo per prenderle in considerazione. In tal caso siamo a sua disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento.
Augurandole buon lavoro le inviamo i nostri più cordiali saluti

Italia Nostra:
Prof. Leonardo Rombai – Presidente di Italia Nostra Firenze
Mariarita Signorini – Consigliere e membro della Giunta nazionale

Cittadini area fiorentina, Comitati dei Cittadini – Firenze
Arch. Paolo Celebre

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