Archivi tag: amianto

Amianto a Scuola, una incredibile Vergogna fiorentina

Fonte: Nove da Firenze, 20/02/2015
Di: Antonio Lenoci

L’appello a Roma, i fondi dell’Inail per ricostruire il Biennio: e gli ex studenti?

Si torna a parlare dell’Istituto fiorentino Leonardo Da Vinci, il tema di attualità è ancora l’Amiantoracchiuso nella struttura prefabbricata denominata “Biennio” poiché ospita i due anni di formazione propedeutici alla specializzazione.
“Vietato correre e sbattere le porte” per limitare il rischio di vibrazioni e rotture, con successiva dispersione di materiale. E’ oggi “La Scuola dove non si può correre”. Ora fa Notizia. L’informazione è affascinante quanto perversa e diabolica: pare quasi che l’Amianto sia comparso nelle ultime settimane.
Si parla oggi dei fondi che mancano per abbattare la struttura e ricostruirla. Abbatterla e ricostruirla? Una Scuola che merita l’abbattimento ha ospitato e continua ad ospitare studenti?
Quantomeno curioso come il video che presenta l’offerta strutturale dell’Istituto mostri le Officine, la Biblioteca, le scale che salgono e scendono, l’importantissimo campo da calcio, il Palazzetto ed ometta proprio le immagini del Biennio.
Una soluzione per trovare i fondi utili in tempi rapidi la propone l’opposizione di sinistra in Palazzo Vecchio: “La situazione in cui versa l’ITI Leonardo da Vinci, nella sede del biennio, è ad alto rischio come dimostrano le sorprendenti condizioni che studenti e docenti sono costretti a rispettare ogni giorno” affermano i Consiglieri comunali Tommaso Grassi e Giacomo Trombi, insieme alla Consigliera Donella Verdidel gruppo ‘Firenze riparte a sinistra con SEL, Fas e Prc: “Proponiamo a Città metropolitana e Comune che ognuno faccia la sua parte e che si provveda ad intervenire prima che si debba affrontare una qualche emergenza più grave: si definiscano gli accordi per il passaggio di proprietà alla Città metropolitana, non dovrebbe essere così difficile essendo Nardella Sindaco e Presidente delle due istituzioni, garantendo eventualmente che il Comune prosegua nei controlli sull’amianto e nelle attività di manutenzione ordinaria. Contemporaneamente sarà possibile alla Città metropolitana, che diventerebbe proprietaria, candidare l’edificio dell’ITI, pieno di strutture in amianto, ai bandi regionali e nazionali per il recupero e la riqualificazione delle scuole. I fondi del Governo Renzi sono stati annunciati e certo non mancherà di avere un occhio di riguardo per la sua Città, e alla Regione si potrebbe chiedere che invece di stanziare 9 milioni di euro per le scuole paritarie si occupasse di una realtà che accoglie studenti dall’intero bacino toscano e che versa in pessime condizioni strutturali, come appunto l’ITI di Via del Terzolle”.
“I fondi necessari potrebbero arrivare dall’Inail che ha in programma 350 milioni per il recupero di edifici fatiscenti” fanno sapere da Roma. Questa la risposta all’ennesimo appello. Ed i ragazzi? I ragazzi che negli anni hanno subito l’enorme ingiustizia del silenzio, chi si preoccupa di loro?
Non esiste situazione umanamente peggiore di quella che vede una Scuola che non informa, non educa i propri alunni al rischio cui sono soggetti.
Negli stessi ambienti in cui si studiano gli elementi di fisica e di chimica, dove si apprendono i fondamentali dell’edilizia per coloro che saranno i chimici, i fisici, gli ingegneri del futuro nessuno ha mai informato gli alunni sul fatto che l’edificio che li ha ospitati per intere giornate della loro vita era costruito in materiale pericoloso, bandito dall’Italia nei primi anni ’90 e perseguito in sede penale e civile da parte dei maggiori sindacati del Lavoro per cause che hanno visto ex operai e famiglie distrutte dal lutto e dal dolore.
Meglio tacere, tanto “Non c’è pericolo”. Però l’edificio “è da abbattere”. Strano. Non trovate?
A Scuola è mancata l’informazione? Sarebbe una vergogna.
Per anni migliaia di ragazzi si sono mossi tra le sottili pareti che rivestono la struttura di cemento-amianto:nessuno chiedeva di non correre e di non sbattere le porte.
“Nelle pareti c’erano delle fessure che potevi infilarci le mani” ricordano gli ex studenti “Qualche toppa con il nastro per i pacchi era stata messa dai bidelli”.
Ogni tanto nel corso degli anni c’è chi ha provato a far emergere il problema: una protesta silenziosa, sopita e strozzata.
Nel 2000 l’Istituto ospita per una lezione in Aula Magna l’allora speaker di Radio Blu Toscana Gianni Greco, in arte “G”, che con gli studenti affronta proprio il tema dell’amianto all’interno dei locali scolastici, leggendo una lettera giunta in radio, e che solleva il problema, chiede conferma ai presenti e scoppia il caos con il preside che se la prende con chi ha orgnizzato l’evento e fiumi di inchiostro sui quotidiani locali che sottolineano “il caso”. Finisce lì, tra accuse e smentite.
Nel 2001 Gabriele Toccafondi, Azione per Firenze ed oggi NCD e Sottosegretario all’Istruzione puntava il dito sul censimento Amianto nelle strutture comunali.
Nel 2005 Giovanni Donzelli, oggi candidato alla presidenza della Regione Toscana chiedeva l’abbattimento”La dirigenza scolastica ha detto di aver più volte richiesto una bonifica all’amministrazione comunale. La mia mozione impegna il sindaco «ad abbattere l’edificio ed a ricostruirlo moderno e con le dovute caratteristiche igieniche sanitarie e di agibilità»” il sindaco era Leonardo Domenici. Questo avviene dopo che nel 2004 l’Associazione Idra metteva in evidenza la perdita degli alberi di via del Terzolle per ospitare l’Alta Velocità ed i lavori che hanno visto la realizzazione di un sottopassaggio a ridosso proprio del Biennio. Sparivano alberi ed ingresso, ma il prefabbricato restava intatto al suo posto.
Idra che nel giugno 2014, in merito alle Grandi opere fiorentine, dai tunnel TAV ai tunnel Tramvia, è tornata sulla vicenda rivolgendo un appello al neo sindaco Dario Nardella: “Una proposta-simbolo per Firenze e le sue nuove generazioni: il premier ha promesso qualche mese fa un importante sforzo pubblico nell’edilizia scolastica, una delle condizioni più scandalose in cui si trovano costretti a ‘crescere’ i nostri figli. Ebbene, Palazzo Vecchio potrebbe indicare un’importante lista di interventi da proporre proprio in questo settore. A partire dalla demolizione e ricostruzione del Biennio, in amianto, della scuola media superiore più grande della Toscana, il “Leonardo da Vinci”, già fiore all’occhiello del Comune di Firenze. Ecco il tipo di opere da sbloccare!”.
“La notizia è di interesse nazionale” scrivono oggi i quotidiani. Per le istituzioni, oggi, si tratta di”Una priorità”. Peccato che tutti gli interlocutori citati, da Matteo Renzi, ex presidente della Provincia e Sindaco di Firenze, fino a Filippo Bonaccorsi ex assessore di Firenze ed oggi alla gestione del Piano per l’Edilizia Scolastica, la senatrice Rosa Maria Di Giorgi ex assessore all’Istruzione, fino al Sottosegretario Gabriele Toccafondi, siano rappresentanti oggi dello Stato ma fino a ieri esponenti della politica locale.
Dove erano ieri? I ragazzi avrebbero meritato più attenzione, ed oggi, forse, davanti al Vademecum dei divieti, meritano anche le scuse.

Annunci

Quasi la totalità dei toscani è esposta all’amianto nell’acqua potabile. Pisa e Livorno le città peggiori

Fonte: Senza Soste
Di: Maurizio Marchi, Coordinamento toscano di Medicina democratica onlus

Dai dati forniti dall’Autorità idrica toscana, esaminati e tabellati da Medicina democratica, risulta che la quasi totalità della popolazione toscana è esposta all’inquinamento da amianto nell’acqua potabile, per la presenza, ancor oggi, di ben 1.859,87 km di tubazioni  in cemento amianto su 30.993,99 km di acquedotti complessivi, il 6 % del totale. Ovviamente questa è una valutazione statistico-matematica e potrebbe essere ottimistica: infatti se i restanti 29.134,12 Km di tubazioni, ad esempio in polietilene, si trovassero a valle delle tubazioni “portanti” in amianto, tutta la rete toscana porterebbe fibre d’amianto fino al rubinetto di casa.   Per verificare questo, occorrerebbe disporre delle planimetrie degli acquedotti, ciò che al momento il livello di “trasparenza” toscana non permette.
L’area peggiore risulta essere quella gestita da ASA spa (da Livorno all’Elba e a Volterra) con il 14,71% di tubazioni di CA, seguita da quella gestita da Acque spa Pisa con il 13,51 %. L’area migliore risulta quella della città di Lucca, gestita da GEAL spa, con zero km di CA. Si suppone tuttavia che i dati siano auto dichiarati  dai gestori stessi, tutti configurati come società per azioni, quindi da assumersi  con sospetto, o almeno con precauzione.
Il comune peggiore in Toscana è paradossalmente quello di Pisa, la città di Galileo e della storica Università, con il 53,32% di tubazioni in CA: ben 231 km su 400 totali dell’acquedotto, seguito da quello di Buti – sempre nell’area Acque Spa – con il 41,41 %, da quello di Santa Croce sull’Arno con il  36,46 %, e da quello di  Empoli con il 30,50%.
Tornando all’area ASA Spa, il comune di Cecina è il peggiore con  il 37,14% di tubazioni in CA, seguito dal comune di Livorno con il 35%,  da quello di Collesalvetti con il 27,28%, e da quello di  Piombino con il 23,13%, quasi a pari demerito del comune di Rosignano con il 22,19%.
Nel resto della Toscana spiccano in negativo il Comune di Grosseto – area Acquedotto del  Fiora – con  l’11,84%; il Comune di Agliana (PT) con il 26,23 %, seguito da Scandicci (FI) con il 24,39% nell’area Publiacqua Spa; il Comune di Forte dei Marmi, nell’area GAIA, con il 38,14% (non si faccia sapere ai nuovi ricchi ….)
Il vecchio problema delle tubazioni in cemento amianto è ri-scoppiato a Firenze, nel cui comune vi sono “solo” l’1,43 % di tubazioni in CA: paradossalmente, ma non troppo, dato che molto dipende dalla svegliezza dei cittadini attivi far riemergere il problema.
Tutto tace invece ed ancora più paradossalmente nell’area ASA Spa, la società il cui azionista pubblico maggiore è il Comune di Livorno, che recentemente ha cambiato amministrazione (M5S).
MD fin dal 1994 denuncia la cancerogenicità dell’amianto in altri organi extratoracici, come l’ovaio, il testicolo, il peritoneo, il pericardio, recentemente confermata dall’Istituto superiore di Sanità, da IARC e dal Parlamento europeo. Occorreranno altri 40 anni di morti evitabili e di massa per  togliere i tubi dall’acqua potabile?

 

Eliminare l’amianto dai tubi di Publiacqua Spa

Fonte: NO Amianto Publiacqua

Cliccate qui per firmare la petizione. FIRMATE E FATE FIRMARE!!!

Al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, all’assessore all’ambiente Anna Rita Bramerini, al Consiglio Regionale Toscano, ai Sindaci dell’AATO 3, al Presidente dell’AIT, al Direttore Generale dell’AIT, al Presidente di Publiacqua, ai componenti del CDA di Publiacqua.

Nel rispetto della nostra salute e di quella delle future generazioni chiediamo all’Autority del servizio idrico, alla Regione Toscana e agli enti locali, ai soci pubblici e privati di Publiacqua spa l’immediata eliminazione dei 225 chilometri di tubi in amianto nei Comuni serviti dall’acquedotto a Firenze, Prato, Pistoia e Medio Valdarno; il monitoraggio del livello di contaminazione dell’acqua potabile; il non utilizzo dei polifosfati di zinco per ridurre la cessione di fibre e la massima trasparenza sulle analisi e sui processi di eliminazione delle tubature, da praticare in sicurezza per i lavoratori, senza caricare ulteriormente la tariffa o con l’intervento della fiscalità generale.
Nei 46 Comuni serviti da Publiacqua circa 225 chilometri di tubature sono realizzate in amianto. Il 36% di queste condotte sono adduttrici, rami principali della rete che collegano gli impianti di prelievo alle tubature secondarie di quartiere.
Le condotte in amianto con l’usura tendono a rilasciare fibre che inquinano l’acqua, esponendo il nostro organismo al rischio di contatto. Tale rischio cresce via via che le tubature, invecchiando, si sfibrano o si rompono. L’acqua contaminata utilizzata a scopi igienici (igiene della casa, personale, degli indumenti) quando evapora rilascia nell’ambiente fibre di amianto che possono essere inalate e causare gravi danni all’apparato respiratorio con effetti devastanti.
Nel 2013, l’Unione Europea, riconosce tra le malattie dovute all’amianto anche quelle provocate dall’ingestione di fibre d’amianto. Nella risoluzione “sulle minacce per la salute sul luogo di lavoro legate all’amianto e le prospettive di eliminazione di tutto l’amianto esistente (2012/2065(INI))”, si “sottolinea che tutti i tipi di malattie legate all’amianto […] come pure diversi tipi di tumori causati dall’ingestione di acqua contenente tali fibre, proveniente da tubature in amianto – sono stati riconosciuti come un rischio per la salute e possono manifestarsi addirittura dopo alcuni decenni, in alcuni casi anche dopo più di quarant’anni”.
La necessità di un costante monitoraggio del livello di contaminazione, data la criticità delle condotte destinata a peggiorare con il passare degli anni, è stata richiamata sin dalla fine degli anni Novanta da un’indagine sulla contaminazione da fibre di amianto nelle acque potabili in Toscana che registrò una contaminazione del 24% dei campioni esaminati.
PERTANTO CHIEDIAMO

  • A partire dal 2015 sia predisposto un piano triennale di eliminazione delle condotte in amianto, in piena sicurezza per i lavoratori e senza attendere il nuovo piano d’ambito che entrerà in vigore dopo il 2021.
  • Sia avviato un piano di monitoraggio che verifichi il livello di contaminazione dell’acqua potabile nei 46 Comuni.
  • Siano resi noti i risultati delle analisi in tempo reale sia i risultati delle analisi delle acque sia i punti di prelievo dei campioni sottoposti ad analisi.
  • Venga impedito l’uso di polifosfati di zinco al fine di costituire un biofilm all’interno delle tubature in amianto con l’obiettivo di ridurre la cessione di fibre. Tale sostanza può causare nfatti gravi problemi alla salute.

Raccolte 6205 firme la discarica di amianto a Paterno (Vaglia‏)

Fonte: Il Filo, idee e notizie dal Mugello
Di: Francesca Chemeri

6.200 le firme raccolte contro la discarica di Paterno. Ma la Regione non modifica il Piano Rifiuti

La raccolta di firme, lanciata a metà ottobre dai comitati mugellani al fine di eliminare dal Piano Provinciale dei rifiuti la previsione di una discarica di amianto nella cava di Paterno a Vaglia, si è conclusa in questi giorni. Il conteggio definitivo è di 6.205 adesioni, in gran parte raccolte a Vaglia e a Scarperia e San Piero.
Un ottimo risultato dunque, che testimonia la volontà popolare di essere parte attiva nelle scelte che incidono sul territorio e sulla salute, e che troppo spesso, come nel caso di Paterno, vengono prese all’insaputa della cittadinanza. Ricordiamo infatti che la proposta di realizzare la discarica per amianto, accolta dalla Provincia di Firenze, è stata formulata nel 2010 dall’ex Sindaco di Vaglia Pieri, senza informare la popolazione e neppure il Consiglio Comunale.
Sempre nel 2010 la società Produrre Pulito (controllata da alcune coop rosse e dalle banche MPS ed Etruria), specializzata nel trattamento di rifiuti tossici e nocivi, iniziava la transazione volta ad acquistare la cava.
Il Prof. Armando Mannino, in qualità di rappresentante del Coordinamento dei comitati, ha chiesto un incontro a Enrico Rossi, Governatore della Regione Toscana, in modo da consegnare di persona le numerose firme raccolte.
Proprio Rossi, in una mail indirizzata il 20 ottobre all’Assessore ambientale del Comune di Vaglia Impallomeni , scriveva:
“L’assessora regionale all’ambiente, dando voce alla presa di posizione dell’ente regionale che amministro, ha da subito definito ‘inopportuno l’utilizzo del sito come discarica autorizzata di amianto o altri rifiuti’, auspicando ‘la messa in sicurezza e la bonifica dell’area’ ”.
Le affermazioni del Governatore, che avevano fatto sperare molti nella fine dell’incubo amianto, non sembrano però aver avuto esito concreto.
E’ infatti di recente approvazione il Piano Regionale toscano dei rifiuti, che non ha visto l’accoglimento delle Osservazioni a suo tempo presentate dal comitato ambientalista di Vaglia, che chiedeva appunto lo stralcio della previsione della discarica di Paterno. A quanto pare, le Osservazioni non sono state neppure lette.
Chissà se le oltre seimila firme che il Coordinamento dei comitati consegnerà a Rossi in persona avranno maggiore fortuna. O se la volontà popolare sarà ancora ignorata.

Fonte: La Repubblica, 22/11/2014

Raccolte seimila firme per fermare l’amianto

I cittadini di Vaglia hanno raccolto 6.206 firme contro la paventata realizzazione di una discarica di amianto nell’ex Cava Paterno, da anni sommerso da montagne di rifiuti , tutti abusivi e alcuni pericolosi per la salute e per l ‘ambiente.
La proposta di caricare su quel sito anche una discarica di amianto , avanzata nel 2010 dall’ex sindaco di Vaglia Fabio Pieri (Pd) e recepita nel Piano provinciale dei rifiuti, è fermamente combattuta dal nuovo sindaco Leonardo Borghi e dall’assessore all’ambiente Riccardo Impallomeni.
Di recente il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza il Piano regionale dei rifiuti, respingendo tutte le osservazioni. Dunque sulla carta la previsione della discarica di amianto a Paterno non è stata cancellata. Però con la nuova legge sarà la Regione a decidere e l’assessore all’ambiente Maria Rita Bramerini assicura che l’amianto a Paterno non ci andrà. Intanto il Comune di Vaglia ha preparato un piano per la messa in sicurezza del sito, visto che i due contitolari della ex cava, l’imprenditore Lanciotto Ottaviani che l’ha riempita all’inverosimile di rifiuti, e la società pubblicoprivata Produrre Pulito, controllata da coop rosse, che vorrebbe farci la discarica, hanno resistito all’ordine di bonifica ricorrendo al Tar e al presidente della Repubblica. Il Comune prevede una spesa di 150 mila euro e ha chiamato quattro ditte specializzate, tutte di fuori provincia, perché presentino le rispettive offerte.
La Regione dovrebbe coprire le spese, salvo poi rivalersi sulla proprietà. Come per miracolo, ieri si sono presentati in Comune i responsabili della Med Link, la ditta da cui provengono le centinaia di big bags pieni di polverino 500 Mesh carico di metalli pesanti, che si sono offerti di portarli via, e Lanciotto Ottaviani, che si è dichiarato disposto a liberare il capannone colmo fino all’orlo di fanghi di conceria e altri rifiuti.

Fonte: La Nazione, 25/11/2014
Di: Nicola Di Renzone

Sono state 6205 le firme raccolte in poche settimane in sostegno della petizione per scongiurare l’ipotesi di realizzare una discarica di amianto nella tormentata ex cava di Paterno (Vaglia). Previsione contenuta nel piano interprovinciale dei rifiuti di Firenze, Prato e Pistoia. Ma la petizione chiede anche che siano intraprese le opere necessarie per la bonifica della discarica abusiva realizzata a Paterno. Che, secondo i promotori, rappresenta un pericolo non solo per gli abitanti di Vaglia, ma anche per la popolazione di Sesto e per il territorio del Mugello e di parte della provincia di Firenze. E intanto si sviluppa un piccolo giallo sull’approvazione del Piano Regionale dei Rifiuti e sul fatto che le osservazioni su Paterno, nonostante le recenti dichiarazione dell’assessore Bramerini, non sarebbero state considerate. “Speriamo – spiega David Kessler, presidente del Comitato Ambientale Vaglia  – che il Consiglio Regionale le possa recuperare”.

Fonte: Comitato Ambientale Vaglia, 26/22/2014

Alcune precisazioni e considerazioni

Le ultime notizie apparse sui quotidiani relativamente ad importanti sviluppi circa la ex cava di Paterno rendono necessarie alcune precisazioni e considerazioni.
A quanto è dato capire rappresentanti della Med Link di Aulla si sarebbero impegnati ad effettuare la bonifica dell’area interessata dall’illecito stoccaggio, tanto dei famosi big bags (contenenti il pericoloso mesh 500) quanto dei materiali attualmente sotto il capannone, di cui, almeno formalmente, non si conosce la composizione. La Med Link, quindi, si farebbe carico non solo dei materiali a lei direttamente riferibili ma anche di quelli asseritamente riconducibili alla proprietà della ex cava. Sembra che la soluzione prospettata sia dovuta alla necessità per la società di Aulla di evitare una eventuale richiesta di risarcimento da parte della stessa proprietà della Cava, dovuta alla vendita proprio del mesh 500 (la società Med Link sarebbe responsabile nei confronti della proprietà ex cava). In altre parole un accordo per evitare contenziosi tra le due parti. È da aggiungere che probabilmente la società di Aulla ha proposto la soluzione appena indicata anche e soprattutto per evitare sanzioni di natura penale (nel nostro ordinamento vige infatti il Dlgs 231/2001 che prevede la possibilità di sanzionare gli enti, laddove sussistano alcuni presupposti stabiliti dallo stesso provvedimento). È stato detto, inoltre, che la società si sarebbe mossa per evitare l’aggravamento di un danno d’immagine già subito. Sicuramente entrambe le ragioni sono delle validissime ragioni.
Contemporaneamente in Consiglio Regionale è iniziata la discussione sul piano rifiuti. Due dati: la Commissione preposta alla valutazione iniziale del piano rifiuti non ha assolutamente valutato le osservazioni proposte dal Comitato Ambientale Vaglia, così come nessun altro elemento “esterno”. Il Presidente Rossi e l’assessore Bramerini avevano detto come fosse da escludersi Paterno da qualsiasi previsione di discarica.
Lasciando ad altri e ad altre sedi teorie complottistiche, analizzando i dati appena esposti nascono però alcune perplessità.
La prima è in ordine alla convenienza per la società di Aulla e per la proprietà della Cava nel fare la bonifica dell’area, atteso che da informazioni provenienti dall’amministrazione il costo dell’intera operazione ammonterebbe a 4-5 milioni di euro (stime permeate da un profondo ottimismo).
Sarebbe interessante capire quale tipo di accordo abbiano fatto le due parti e se sia dettato, almeno per la proprietà della ex cava, dalla volontà di cambiare la destinazione d’uso di quell’area (dopo averla bonificata). L’unica certezza, che ad oggi diventa speranza, è il sequestro di tutta l’area disposto dal Pubblico Ministero, Dott. Luigi Bocciolini. Infatti, finché il PM non autorizzerà l’accesso o disporrà il dissequestro dell’area alcun progetto di bonifica o di altro tipo potrà iniziare.
Il Comitato Ambientale Vaglia si è sempre battuto per la bonifica dell’area e lo farà fino alla fine, senza esitazione, ma in questo momento la cautela deve essere massima per evitare di trovarsi in una situazione peggiore, ovvero in quella che tutti noi abbiamo sempre osteggiato, la famosa discarica.
Rimane un’ultima considerazione da fare, relativamente all’atteggiamento dei vertici della Regione Toscana, in primis del Presidente Rossi e a ruota dell’assessore Bramerini.
Tutti ricordano le parole spese da entrambi sulla ex cava di Paterno, tali per cui nei mesi scorsi abbiamo tirato un sospiro di sollievo circa la possibilità che qualcuno potesse anche solo pensare di fare una discarica sul nostro territorio. È per questo che l’iter attuale del piano rifiuti suscita un certo imbarazzo. Siamo però certi che i nostri amministratori regionali, il Presidente Rossi in testa, sapranno sterzare la questione e ricondurla nell’alveo delle assicurazioni già fornite a tutta la popolazione, che, seppur silenziosa e rispettosa delle Istituzioni, saprà trarre insegnamento da questa vicenda.
Ricordo, infatti, che si è appena conclusa la raccolta delle firme a sostegno della petizione indirizzata proprio alla Regione Toscana sulla questione ex cava Paterno, che ha visto ben 6205 persone aderire. Rimaniamo in attesa degli sviluppi futuri, fiduciosi ma quanto mai vigili.
Avv. Neri Cappugi, Comitato Ambientale Vaglia

Acqua e Amianto, la paura dei bischeri

Fonte: Nove da Firenze

Firenze si interroga sul da farsi. Apro o non apro il rubinetto?

Il laboratorio di PerUnAltracittà rende nota una relazione di Publiacqua sul sistema acquedottistico locale: 225 km di tubature sono in Amianto, così sono state realizzate oltre 40 anni fa e tali sono rimaste. Non è tutto: Publiacqua conferma perdite per un 35% lungo il percorso acquedottistico.
Sul portale Publiacqua è possibile monitorare la qualità dell’acqua secondo la geolocalizzazione basta inserire il proprio indirizzo. Dal 30 giugno 2013 l’AEEG (Autorità per l’Energia Elettrica e del Gas) con delibera 586/2012, impone l’etichettatura dell’acqua del bacino idrico di cui fa parte la zona di interesse aggiornata con cadenza semestrale.
Nasce però “il caso” ed Il Fatto Quotidiano racconta a tutta Italia che: “Per 225 chilometri l’acqua, che esce dai rubinetti dei cittadini, scorre nell’amianto. La società, citando l’Oms, sostiene che non costituisca un pericolo per la salute. “L’Oms – commenta Publiacqua – ha confermato di non ravvisare la necessità di stabilire valori guida di riferimento per le acque destinate al consumo umano, in quanto non esiste consistente evidenza che le eventuali fibre ingerite siano dannose per la salute. Ma i toscani lanciano un’occhiata terrorizzata al rubinetto.
Perché la paura? Perché l’amianto è una fibra che si deposita nell’organismo e genera tumori all’apparato respiratorio (polmoni, laringe e pleura) ma anche a quello gastro-intestinale.
L’amianto non si elimina con la bollitura, anzi, l’evaporazione contribuisce a disperdere le eventuali fibre.
L’Emilia Romagna è stata interessata del problema prima della Toscana ed Arpa ha risposto così ai cittadini:“L’Organizzazione Mondiale della Sanità e tutti i più importanti organismi internazionali escludono la pericolosità che l’ingestione di fibre di amianto provochi rischi per la salute. Non esistono in merito evidenze scientifiche né epidemiologiche. Fa eccezione la legge statunitense, che ha posto un limite di salvaguardia per la salute a 7 milioni di fibre per litro. Salvo casi eccezionali di rottura o di errata manutenzione, è presumibile che non vi sia amianto in quantità rilevante”. Resta il dubbio: e in caso di perdite?
Il Codacons non ci sta ed organizza una azione legale collettiva nella presentazione della stessa mostra un video: “Proiettato nell’agosto del 2012, il documentario che “ha vinto 10 festival”, ha suscitato l’interesse del pubblico soprattutto in relazione all’acquedotto di Bologna. Quanto agli esperti, sia il presidente dell’Associazione esposti amianto, Vito Totire, sia Luciano Mutti, oncologo di Vercelli, che Morando Soffritti, direttore scientifico dell’Istituto Ramazzini, concordano che la fibra di amianto ingerita è fortemente cancerogena.
Lunedì 27 ottobre il sindaco di Firenze, Dario Nardella, sarà chiamato da alcune interrogazioni e mozioni depositate con urgenza non solo da Sel, Rifondazione e Movimento 5 Stelle, ma anche dal Partito Democratico, a dare risposte chiare sulla gestione delle tubature che oggi sono di competenza del presidente Filippo Vannoni, ma fino all’altro ieri se ne è occupato Erasmo D’Angelis, già Sottosegretario alle Infrastrutture ed oggi al fianco di Renzi in Palazzo Chigi.
L’Italia bandisce l’amianto nel 1992, con la legge 257 vieta l’estrazione, l’importazione e qualsiasi utilizzo della sostanza definita “cancerogena“. Capannoni, macchinari, nastri trasportatori, tubature domestiche sono tutti da smaltire secondo un rigido protocollo. Impiegati, operai, operatori delle alte temperature, tutti si rivolgono alla giustizia per ottenere un risarcimento per l’esposizione continuata all’amianto. Durante i processi, spesso conclusi con la morte anticipata di almeno uno dei ricorrenti, si scopre inoltre che “i danni riguardano anche la sfera familiare poiché il lavaggio delle tute da lavoro comporta eguali rischi di esposizione”. Ormai il danno è fatto.
L’Italia degli anni ’90, mangia sano e biologico, punta sulla filiera corta e si vota all’eccellenza. Spende di più? Sì, ma la salute prima di tutto. All’acquedotto non ci pensa nessuno. Bischeri?
Il corpo umano è composto principalmente di acqua. “Siamo fatti così” non ci ha insegnato proprio nulla.
Il caffé del mattino, l’impasto del cornetto, l’acqua della pasta o della verdura, un sorso alla fontana, il thé a merenda, l’ingrediente fondamentale di una pizza, e la tisana ‘curativa’, fino alla pulizia dei denti. Noi e l’acqua.
Cambiare le tubature? Costerebbe oltre 200 milioni e così il presidente Publiacqua spiega ai consiglieri comunali di Firenze che “eventuali spese ricadrebbero in bolletta”. E sarebbe un problema? Allora meglio l’Amianto? Publiacqua però non può decidere autonomamente – questa un’altra risposta che fa infuriare l’opposizione – occorre infatti che sia l’Autorità Idrica preposta ad imporre i lavori. E chi c’è nell’Autorità Idrica? Il Comune di Firenze.
Ma la salute pubblica non prevede deroghe alla burocrazia?
Sul sito di Publiacqua, intanto, durante le ultime ore non compare nessun avviso particolare, nessuna lettera aperta alla cittadinanza: un saluto, un abbraccio, una rassicurazione sostenuta ad esempio da pareri medici.
Si legge invece: L’acqua potabile è un’acqua destinata al consumo umano che può essere bevuta da tutti e per tutta la vita senza rischi per la salute”.
Per tutta la vita.. ovvero, finché morte non ci separi.

Antonio Lenoci

Amianto: marinai contagiati, salta l’indennizzo

Fonte: Radio Città Aperta
Di: Marina D’Ecclesiis

Nessuno ne parla, ma per l’ennesima volta i responsabili delle morti per amianto potranno farla franca. Questi killer potranno ringraziare i politici che hanno approvato alla Camera un emendamento al ddl sul lavoro sulla tutela dei militari esposti all’amianto che introduce una deroga per i lavoratori impiegati sulle navi militari.
Un emendamento che arriva proprio mentre a Padova è in corso un processo che vede accusati otto ufficiali per colpe legate alla sicurezza sul lavoro. Rosanna Tosatto della fondazione vittime dell’amianto “Bepi Ferro” ha affermato: “la Camera ha approvato una deroga che dice che per il personale militare non c’è responsabilità penale. È pericolosa questa politica perché in qualche modo è per garantire l’impunità ai vertici militari, in questo caso, ma domani potrebbe essere per qualcun altro. Questi lavoratori rischiano di non vedere mai riconosciuto un responsabile per i danni che hanno subito”.
Due dei marinai imbarcati infatti hanno pagato con la vita e ben 500 si sono ammalati per l’esposizione all’amianto presente in quantità massicce sulle navi. Il procedimento ora, rischia di sfumare a causa del parere con cui la Commissione Bilancio della Camera, invocando una presunta mancanza di copertura finanziaria, ha pretestuosamente dichiarato non ammissibili gli emendamenti che chiedevano di equiparare le vittime militari per amianto alle vittime del dovere tutelate (come quelle dell’uranio impoverito).
Infuriati i rappresentanti militari dei marinai che in una nota svelano come “la copertura finanziaria di cui è stata lamentata la mancanza in realtà esiste ed è data dalle risorse stanziate dalla Legge 266/2005 (Legge Finanziaria 2006) in favore di tutte le vittime del dovere, senza distinzione tra esse; tenuto anche conto del fatto che la spesa effettiva – prosegue la nota – non supererebbe, probabilmente, il milione di euro all’anno; risultando, pertanto, nel contesto finanziario, assolutamente sostenibile”. “ Quali rappresentanti dei Marinai – fanno sapere dal Concer Marina – siamo indignati dalla considerazione che le nostre vittime del dovere continuino nei fatti ad essere considerate di ‘categoria inferiore’”.
“Alla compagine politica – conclude la nota – che proprio con la legge in parola si vanta di aver riconosciuto la specificità per i militari non ci resta che rispondere: «Grazie, ma a questo prezzo ne avremmo fatto anche a meno!»”

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: