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Battaglia di Anghiari, Montanari: “Renzi si occupi di asili”

Fonte: Ansa

Lo storico dell’arte: “Il sindaco ha tentato di bypassare
la normale procedura.
Il ministro ha fatto bene a fermare questa forzatura”

“Una volta tanto, in questa vicenda, ha vinto il rispetto delle regole”. Così lo storico dell’arte Tomaso Montanari, tra i firmatari di un appello sottoscritto mesi fa da numerosi intellettuali per bloccare la ricerca della Battaglia di Anghiari di Leonardo, ha commentato le dichiarazioni del ministro Lorenzo Ornaghi, che ha ricordato come spetti alla Sovrintendenza per il polo museale fiorentino decidere se le indagini devono proseguire. Montanari ne ha parlato a margine di un’iniziativa al Gabinetto Viesseux di Firenze.
“Renzi – ha detto Montanari – ha tentato di bypassare la normale procedura che prevede di riferirsi alle Sovrintendenze, scrivendo direttamente al ministro, e dunque bene ha fatto Ornaghi a fermare questa forzatura e a ricondurre la conduzione dell’indagine nell’alveo delle regole. Il primo cittadino di Firenze impari da questa vicenda: le ricerche scientifiche non sono condotte dai sindaci e autorizzate dai ministri, ma portate avanti dagli scienziati e autorizzate dalle Sovrintendenze.
Meglio farebbe ad occuparsi di asili e strade”. Anche lo storico dell’arte Salvatore Settis, presente con Montanari al Viesseux (e anche lui tra i firmatari dell’appello), ha espresso una sia pur fugace opinione sugli ultimi sviluppi del caso. “Forse bisognerebbe chiedersi – ha detto – come mai Ornaghi è venuto a dire a Firenze una cosa che avrebbe potuto dire, e da tempo, a Roma”.

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Indiana Renzi e il Leonardo immaginario

Fonte: Il Fatto Quotidiano, 14-3-2012
Di: Tomaso Montanari

Matteo Renzi ha trovato un alleato prezioso, anzi un cantore appassionato: è Armando Torno, del «Corriere della sera». Il quale, ieri, ha superato se stesso: «che poi la pittura murale sia scomparsa, o non ci sia, o si vedano solo i frammenti, poca conta. Là lavorò Leonardo». L’inventore del ‘manifesto per la cultura’ del Sole 24 ore (motto: «La cultura fattura») continua in questi termini: «La Battaglia di Anghiari ha trovato – giustamente – degli esperti che invitano alla prudenza. Nessuno, però, potrà fermare ricerche, sondaggi, ipotesi, il giallo internazionale che si sta alimentando, i non addetti ai lavori che aggiungono conferme alle loro ipotesi. Quel che Leonardo ha solo pensato è già realtà. Quel che ha lasciato interrotto diventa laboratorio. Anche di fantasia».
Renzi e Torno hanno colto nel segno: quel che oggi davvero buca lo schermo è il mistero, non la realtà; la distrazione suggestiva, non la verifica empirica; l’evasione fantastica, non la critica del reale. Vince chi parla solo alla parte irrazionale, insomma, non chi cerca di costruire e difendere argomenti misurabili. E poco importa se stiamo parlando non di Cagliostro, ma di Leonardo, la cui intera visione del mondo si potrebbe riassumere in questa sua frase: «Certo il cimento delle cose dovrebbe lasciar dare la sentenzia alla sperienzia».
Se stessimo alla «esperienza», cioè alle regole della conoscenza scientifica, la clamorose ‘prove’ dell’esistenza in vita della Battaglia di Anghiari annunciate nella conferenza stampa di Renzi scomparirebbero come neve al sole. Vediamo perché.
Il team guidato dall’ingegner Maurizio Seracini annuncia di aver trovato dietro l’affresco di Vasari una ‘intercapedine’.
Niente di nuovo: Massimiliano Pieraccini, l’inventore del radar con cui lo stesso Seracini aveva scandagliato quella parete, aveva già dichiarato che «la discontinuità c’è, ma sull’intera parete est, e non c’è nessuna struttura localizzata che possa far pensare a una nicchia per proteggere qualcosa. Semplicemente Vasari ha costruito un muro addossato a una parete».
Ma il clou sono i frammenti di pigmenti che sarebbero stati rinvenuti su quel secondo muro. Si parla di campioni inferiori ad un terzo di millimetro, che Seracini ha fatto analizzare in un laboratorio privato a Pontedera, di cui si serve la Piaggio. Ma l’amministratore delegato del laboratorio dichiara: «Ci dispiace non siamo autorizzati a rivelare i contenuti delle analisi». Già, perché in questa curiosa ‘ricerca scientifica’ lo sponsor (che è National Geographic) ha l’esclusiva dei dati. Dunque bisogna fidarsi: credere. Proprio come ad un articolo di fede: e alla faccia della «sperienzia».
C’era un modo molto semplice per dare un serio corpo scientifico a queste ‘scoperte’: affidare gli stessi campioni ad un laboratorio riconosciuto e autorevole nel delicato campo della chimica applicata alla storia dell’arte. E soprattutto ad un laboratorio ‘terzo’: cioè non coinvolto in un’operazione che gli stessi promotori definiscono «di marketing». Poteva essere l’Opificio delle Pietre Dure, che sovraintende alla ricerca dal punto di vista della tutela, ma che non si è voluto coinvolgere sul piano scientifico. Sia da un punto di vista tecnico che storico-artistico, l’Opificio avrebbe potuto autorevolmente accertare se davvero si tratta di pigmento, e se davvero si tratti di un tipo di pigmento rinvenuto esclusivamente in dipinti leonardeschi (il che, francamente, mi pare assai improbabile).
E uno si chiede: se davvero i dati fossero stati così clamorosamente a favore della presenza della Battaglia di Anghiari, Maurizio Seracini e Matteo Renzi non avrebbero forse avuto tutto l’interesse a far ripetere gli esperimenti all’Opificio? Perché, allora, non l’hanno fatto? La risposta lascia interdetti: «semplicemente non è stato possibile farli partecipare alla fase delle analisi per problemi di tempo». Certo, perché a dettare l’agenda della ‘ricerca’ non sono i tempi del laboratorio, ma quelli della conferenza stampa.
E così bisogna credere sulla parola, in attesa che Renzi convinca il ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi a permettergli di ‘smontare’ l’affresco di Vasari per vedere se dietro c’è davvero un rudere leonardesco, o semplicemente una decorazione geometrica, o magari nulla. Durante la conferenza stampa, il sindaco di Firenze ha chiesto a Ornaghi di fare della ricerca della Battaglia di Anghiari «una delle più grandi e cruciali questioni della politica culturale di questo Paese». Mentre leggo questa dichiarazione iperbolica mi trovo all’Aquila, tra le macerie di uno dei principali centri storici del Paese, distrutto tre anni fa dal terremoto e ancora in attesa di essere restaurato. Uno scenario in cui appare davvero impensabile invitare il responsabile del patrimonio storico e artistico italiano a partecipare ad una spensierata caccia al tesoro. Ma, per la felicità di ArmandoRenzi, nell’Italia del 2012 conta la fantasia, non la realtà.

Battaglia di Anghiari, il ministro: “Si proceda, senza danni”

Fonte: La Repubblica Firenze

L’intervento del ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi
sulla ricerca del celebre dipinto di Leonardo

 Sulla Battaglia di Anghiari, il celeberrimo dipinto di Leonardo che si sta cercando a Palazzo Vecchio a Firenze dietro l’affresco del Vasari, “Se si può procedere senza fare danni va bene”. Lo dice il ministro dei beni culturali Lorenzo Ornaghi, rispondendo ad una domanda a margine della presentazione oggi a Roma della XX Giornata di Primavera del Fai.
(Clicca per leggere l’articolo: Renzi: “Abbiamo trovato Leonardo”)
Il sindaco di Firenze Matteo Renzi, precisa il ministro, “è stato molto corretto, informandomi in anticipo di quello che mi avrebbe pubblicamente chiesto. E’ un argomento a proposito del quale possono sorgere diversità di opinioni scientifiche.- sottolinea – Il mio stile accademico è che bisogna considerale tutte, quindi no allo stop purchè si possa procedere senza fare danni”
La ricerca della Battaglia di Anghiari non è “giochino” per amministratori in cerca di visibilità, ma un’occasione “mondiale” per Firenze, ha ribadito il sindaco Matteo Renzi: “Credo che tutta Firenze debba fare una riflessione sul fatto che la Battaglia di Anghiari non è il ‘giochino’ di qualche amministratore in cerca di visibilità, ma è una grande occasione di visibilità mondiale per la città”.
“Nessuno di noi è alla caccia di scoop – ha sottolineato il sindaco -: questa è una grande battaglia culturale finalizzata a ridare ai fiorentini e ai cittadini di tutto il mondo non un dipinto di ‘serie b’, ma quello che veniva considerato il più grande capolavoro del Rinascimento. Credo che tutte le persone normali di Firenze sappiano che questa è una grande sfida per la nostra città”.
“E’ un’emozione che fa venire i brividi – ha concluso Renzi – pensare che dopo cinque secoli si possa andare a capire quanto è rimasto della Battaglia di Anghiari: adesso che abbiamo capito che c’è, capire quanto ne è rimasta e se riusciremo a tirala fuori”

Battaglia di Anghiari e il Leonardo perduto

Fonte: Corriere Fiorentino13-3 2012 
Di: Tomaso Montanari

Il fronte del no
La riprova ( scientifica) che ancora manca potrebbero
essere segni di una qualsiasi decorazione

Emerge il nero a Palazzo Vecchio! Ma no, non c’entrano i fondi di Lusi: è il colore della Gioconda. Anzi, vuoi vedere che in quell’intercapedine c’è anche qualche capello di Monna Lisa in persona? Magari ci sono perfino le ossa: e sai come schiatterebbero alla Provincia, che scava inutilmente a Sant’Orsola, se le trovasse il Renzi? E c’è già chi dice che Vasari abbia costruito una intercapedine minore per preservare un torsolo di mela morsicato da Leonardo. Se siamo fortunati, l’analisi del DNA scioglierà l’enigma, anzi il mistero: a Leonardo piacevano le mele?
Meglio provare a sorridere, perché a prendere seriamente la conferenza stampa di ieri viene da piangere. Domani l’opinione pubblica globale sarà riportata, come per incanto, ad una dimensione pregalileiana della conoscenza. Tutti i media titolano infatti sulle ‘prove’ della presenza di Leonardo: ma di quali prove parliamo?
Anche ammesso che si tratti davvero di pigmenti, nulla permette di collegarli a Leonardo (e non ad una qualunque decorazione pittorica presente nell’antica sala). L’idea che una certa composizione chimica sia la ‘prova’ della presenza della Battaglia di Anghiari ha più a che fare con la propaganda che con la scienza. Per fare una simile affermazione (comunque concettualmente spericolata, perché Leonardo non aveva un’esclusiva chimica) ci vorrebbe una lunga analisi differenziale che dovrebbe basarsi su banche dati di fatto inesistenti. In ogni caso, uno dei pochi luoghi dove un’indagine del genere avrebbe potuto essere condotta è un’istituzione pubblica ed è a Firenze: l’Opificio delle Pietre Dure, che ha al suo interno le rarissime competenze scientifiche, tecniche e storiche il cui serrato confronto è necessario per provare a venire a capo di simili, complicatissime ricerche. E, invece, quando un giornalista ha chiesto al soprintendente dell’Opificio Marco Ciatti cosa pensasse dei risultati, egli ha risposto – con esemplare onesta intellettuale – che non poteva esprimersi, perché all’Opificio non è stata data la possibilità di ripetere le indagini. I risultati provengono, infatti, da un laboratorio privato di Pontedera, e non sono stati verificati da nessun istituto terzo rispetto al team che guida una ricerca che lo stesso Renzi ha definito finalizzata «al marketing».
Le evidenze scientifiche si assodano «provando e riprovando», diceva Galileo: ma in questo caso non ci sono elementi né per approvare, né per disapprovare, si deve semplicemente credere, come si crede ad un articolo di fede. E allora proviamo a credere che i dati siano così clamorosamente a favore della presenza della Battaglia di Anghiari: in quel caso Maurizio Seracini e Matteo Renzi avrebbero avuto tutto l’interesse a far ripetere gli esperimenti all’Opificio. Perché, allora, non l’hanno fatto?
È sulla base di questi dati ‘a prova di bomba’ che Renzi chiede al ministro Ornaghi (il ‘ministro della Cultura’ come lo chiama lui, alla Veltroni) di fare della ricerca della Battaglia di Anghiari «una delle più grandi e cruciali questioni della politica culturale di questo Paese». In questi toni sobri e misurati è finalmente possibile leggere un progetto per la crescita culturale del Paese: il Grande Fratello della storia dell’arte.
Ma, attenzione: dalla fiction si potrebbe passare alla realtà più cruda. Il sindaco dichiara alla Reuters di sperare che la tecnologia permetta di ammirare contemporaneamente Leonardo e Vasari, ma che, dovendo scegliere, sceglierebbe Leonardo. Vuoi vedere che nel laboratorio di Pontedera si è svolto il primo esperimento di eugenetica della storia dell’arte?

Se Renzi perde al gratta da Vinci

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Di Tomaso Montanari

In seguito a un esposto di Italia Nostra nato dalla denuncia del ‘Fatto’, la caccia al Leonardo fantasma di Palazzo Vecchio è sospesa.
Anche se il sindaco di Firenze non esclude di riprovarci

Volevo aggiungere il mio nome alla lista di quelli che chiedono una riconsiderazione da parte della soprintendenza per il lavoro progettato in Palazzo Vecchio.
Questa idea di sacrificare Vasari per un’avventura donchisciottesca in cerca di
una rovina leonardesca mi sembra fondamentalmente sbagliata. Spero che il buon senso fiorentino prevarrà”.
Questa email di Keith Christiansen, stimatissimo conservatore della pittura europea del Metropolitan di New York, ha inaugurato l’incredibile pioggia di adesioni (oltre 400, molte qualificatissime) all’appello che appoggia l’esposto
presentato da Italia Nostra alla Procura di Firenze per fermare la caccia al Leonardo fantasma. A sua volta, quell’esposto dichiara di partire da un mio articolo, pubblicato dal Fatto mercoledì scorso, che raccontava l’opposizione
di una singola funzionaria coraggiosa. Un circolo virtuoso a cui è sempre più affidata la salvezza del nostro patrimonio storico artistico: la resistenza delle parti sane dell’amministrazione, una denuncia sulla stampa, l’attivazione delle insostituibili associazioni per la tutela, il risveglio di un’opinione pubblica qualificata capace di esercitare una pressione internazionale.
E, alla fine, il buon senso ha prevalso davvero, anche se più quello romano che quello fiorentino: il MiBAC è intervenuto sulla soprintendente Acidini, e la caccia è stata sospesa.
Se Renzi, come minaccia di fare, si ostinerà nella ricerca, a questo punto dovrà farlo con mezzi non invasivi, cioè senza distruggere nemmeno un millimetro quadrato di un’opera d’arte certa, al fine di cercare un’improbabile rovina.
Ma, oltre all’ottenuta sospensione, l’appello chiedeva la costituzione di un comitato scientifico autorevole e terzo rispetto ai promotori di una ‘ricerca’ dichiaratamente ispirata da ragioni di marketing.
Infatti Renzi, pur agitando anche la bandiera della ricerca, si è ben guardato da rivolgersi a chi la ricerca della storia dell’arte la fa professionalmente tutti i giorni: la responsabilità scientifica dell’operazione è stata affidata a un ingegnere, peraltro oggi contestato dai suoi stessi colleghi, alcuni dei quali hanno firmato l’appello.
Ma per decidere quale fosse la parete giusta su cui cercare, se e come farlo, quando fermarsi e cosa fare dopo, ci sarebbe invece voluto un comitato formato da storici dell’arte, storici delle istituzioni politiche rinascimentali, storia dell’architettura, storici del restauro e così via. A vegliare sull’aspetto conservativo c’era, è vero, l’Opificio delle Pietre Dure: ma dopo che la responsabile delle pitture murali, Cecilia Frosinini, si è sfilata dichiarando che si stava danneggiando Vasari, anche quella tutela non è sembrata affatto sufficiente.
D’altra parte, l’Opificio è attualmente guidato dalla stessa Cristina Acidini che dirige la soprintendenza di Firenze. E, come ha ricordato in un’intervista Franca Falletti (direttrice della fiorentina Galleria dell’Accademia), i super-soprintendenti delle grandi città d’arte sono ormai nominati dalla politica con contratti che fanno molto dubitare della loro capacità di resistere alle pressioni politiche. D’altra parte, Matteo Renzi e il suo staff hanno proposto a più riprese di sopprimere del tutto le soprintendenze, passandone le competenze agli enti locali. Ora l’opinione pubblica sa quel che una simile catastrofe comporterebbe: senza l’opposizione di una funzionaria indipendente, il Salone dei Cinquecento si sarebbe presto trasformato in un groviera.
Infine, seguendo un copione alla Sandro Bondi, Renzi ha accusato i firmatari dell’appello di “élitarismo”, mentre lui sarebbe il democratizzatore.
Al contrario, i buchi sul Vasari non servono né alla scienza, né al pubblico, ma solo alla visibilità mediatica di chi li promuove. Nessuno vuole tenere Leonardo nella cassaforte degli storici dell’arte: in questi giorni, a Londra, è dedicata proprio a lui la mostra più popolare della stagione.
E il curatore, Luke Syson, è stato tra i primi a firmare contro l’indecoroso ‘gratta e Vinci’ (l’amarissima battuta è di Salvatore Settis) che fino a ieri sera minacciava gli affreschi di Palazzo Vecchio.

Non bucate il Vasari a Palazzo Vecchio!

Appello alla Soprintendente di Firenze
Cristina Acidini e al Sindaco di Firenze Matteo Renzi

Desideriamo esprimere la nostra grande preoccupazione per la sorte dell’affresco di Giorgio Vasari in Palazzo Vecchio a Firenze che in questi giorni viene bucato a più riprese nel tentativo di rintracciare quel che potrebbe rimanere della Battaglia di Anghiari di Leonardo.
La dissociazione della dottoressa Frosinini, responsabile del settore pitture murarie presso l’Opificio delle Pietre Dure, ha mostrato che all’interno dell’Opificio stesso non c’è accordo sulla natura e sui rischi di questi interventi.
Riteniamo del tutto improbabile che Vasari abbia sigillato qualcosa di ancora leggibile sotto un muro, e ci preoccupa che siano stati a dir poco sottovalutati i più attendibili risultati della ricerca storico-artistica, i quali mostrano che la Battaglia era con ogni verosimiglianza sulla parete opposta a quella che ora si sta forando.
Condividiamo dunque le ragioni dell’esposto presentato da Italia Nostra alla Procura della Repubblica di Firenze, e chiediamo alla Soprintendente Cristina Acidini e al Sindaco Matteo Renzi di fermare i lavori, e di non riprenderli senza aver insediato un osservatorio terzo, formato da autorevoli specialisti di storia dell’arte del Rinascimento.

Le prime firme:
Salvatore Settis, accademico dei Lincei
Francesco Caglioti, ordinario di Storia dell’arte moderna, Università di Napoli ‘Federico II’
Tomaso Montanari, professore associato di Storia dell’arte moderna, Università di Napoli ‘Federico II’
Paolo Maddalena, Vice Presidente emerito della Corte costituzionale
Antonio Pinelli, Ordinario di Storia dell’arte moderna, Università degli Studi di Firenze
Alessandro Nova, Direttore del Kunsthistorisches Institut di Firenze
Keith Christiansen, curatore capo della pittura europea, The Metropolitan Museum of Art, New York
Patricia Rubin, Director, Institute of Fine Arts, New York
Elizabeth Cropper, Art Historian
Charles Dempsey, Professor Emeritus, The Johns Hopkins University
Paola Barocchi, professore emerito di Storia della critica d’arte, Scuola Normale Superiore, Pisa
Desideria Pasolini dall’Onda, Presidente onorario Comitato della Bellezza

Cliccate qui per continuare a visualizzare le firme e per leggere il testo dell’esposto alla Procura della Repubblica di Italia Nostra Onlus 

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