Archivi tag: animali selvatici

Referendum contro la caccia in Piemonte: perchè è necessario andare a votare!

Comitato per il referendum caccia in Piemonte

Domenica 3 giugno senza il quorum a rischio
anche l’enogastronomia e la candidatura UNESCO

Gli Italiani sono in gran maggioranza contrari alla caccia. Tutti i sondaggi, anche i più recenti, come quello realizzato da IPSOS nel 2010 attestano percentuali vicine all’80% favorevoli all’abolizione o ad una forte riduzione. Recentemente ancora conferme dal rapporto EURISPES Italia 2011 per cui la caccia è considerata ”un’abitudine accettabile” solo dal 17,8% degli italiani, mentre il 56,6% non la approva per niente ed il 23,9% la approva poco.
Se nel 1990 in Piemonte vi fosse stato quel federalismo da molti invocato, questa distruttiva attività sarebbe già stata abolita perché, in occasione del Referendum Nazionale nella nostra Regione venne superato il Quorum ed i sì furono oltre il 90%. Ciò nonostante dal 1990 ad oggi in Piemonte abbiamo assistito ad un continuo allargamento dell’attività venatoria con danni crescenti non solo per l’ambiente e la sicurezza dei cittadini ma anche per il settore agricolo, turistico ed enogastronomico. L’art. 842 del Codice Civile, infatti, consente ai cacciatori, e solo a loro, di entrare nei fondi privati senza il consenso del proprietario, inoltre la piccola (0.6% della popolazione), ma agguerrita lobby della caccia ha ottenuto di poter continuare a ripopolare a scopo venatorio, liberando ogni anno sul territorio lepri, minilepri, fagiani, pernici, ecc… cioè animali allevati con il solo scopo di essere impallinati! Questa odiosa pratica, oltre a causare danni agricoli, ha determinato anche notevoli problemi ambientali, inquinando il patrimonio genetico degli animali selvatici. Fino al 1985 i lanci hanno riguardato anche daini, cinghiali di provenienza est-europea, caprioli, ecc…, per non parlare poi degli allevamenti clandestini, dei foraggiamenti invernali non autorizzati e delle “coltivazioni a perdere” incentivate con uso di denaro pubblico. Insomma, si è lasciata mano libera ai cacciatori a spese di noi tutti.
Il costo di acquisto e lancio della fauna selvatica a scopo venatorio (quasi un milione di Euro ogni anno solo in Piemonte), è tuttora sottratto dai fondi a disposizione dei vari ATC (ambiti territoriali di caccia) e dei CA (comprensori alpini) che dovrebbero invece essere, a nostro avviso, destinati totalmente a risarcire i danni all’agricoltura causati dai ripopolamenti. Negli ultimi tempi si è anche incredibilmente permesso che a livello provinciale fossero addirittura organizzate lezioni di eviscerazione e un servizio veterinario per certificare l’idoneità al consumo delle carni cacciate, dando origine a un lucroso interesse intorno alle carni ottenute dall’attività venatoria. Si tratta chiaramente di un conflitto d’interessi. Gli agricoltori si illudono che i cacciatori operino per ridurre il numero di ungulati che possono creare danni alle colture, mentre questi hanno invece un fortissimo interesse a mantenere un’elevata presenza di prede sul territorio. Studi approfonditi dimostrano che l’attività venatoria stessa, specie se praticata senza limitazioni, (oltre ad arrecare danni all’ambiente mettendo a rischio la sopravvivenza di molte specie e inquinando il terreno con pericolosi metalli pesanti) può modificare le classi di età nei branchi in modo innaturale fino a provocare l’anticipazione del primo parto inoltre, a seguito dell’uccisione degli esemplari dominanti o semplicemente a seguito dello stress da panico per gli spari e l’inseguimento dei cani, si divide il branco in modo forzato e incontrollato.
Dopo avere creato questa folle situazione, ci saremmo aspettati una risposta pronta da parte dell’Assessore Regionale all’Agricoltura. La risposta di Claudio Sacchetto, in effetti, c’è stata, ma anziché vietare e punire con severe sanzioni ogni forma di allevamento e foraggiamento illegale di animali selvatici, le coltivazioni a perdere, i ripopolamenti a scopo venatorio, la macellazione, trasporto e sopratutto vendita di fauna selvatica, si è invece deciso di autorizzare, modificando la legge regionale nel collegato alla legge finanziaria 2011, battute di “caccia selettiva” agli ungulati dal 1° giugno al 15 marzo, anche in piena estate. I proiettili micidiali delle carabine a canna rigata autorizzate da Sacchetto, possono cadere anche ad alcuni chilometri di distanza e la copertura forestale estiva rende queste armi poco efficaci ma pericolosissime. Dopo di che, ancora concessioni alle richieste dei cacciatori: l’Assessore ha proposto la modifica della legge con la possibilità di cacciare tre giorni la settimana a scelta su cinque, sabato e domenica compresi, la possibilità di sparare a dieci nuove specie, la caccia con l’arco (una tortura per l’animale che viene spesso solo ferito), la caccia in deroga a specie protette dalla Comunità Europea (dando il via a probabili ulteriori sprechi per pagare le multe che arriveranno), etc.
In questo modo se domenica 3 giugno il Referendum Regionale volto a ottenere la limitazione della caccia in Piemonte non dovesse superare il Quorum del 50%, Sacchetto avrebbe già pronto un nuovo disegno di Legge che arriverebbe a mettere gravemente a rischio villeggianti, escursionisti, famiglie e turisti italiani e stranieri durante le vacanze (già molte sono le lamentele che abbiamo dovuto registrare la scorsa stagione durante le battute di caccia estive concesse in deroga alla Legge attuale) e forse anche la candidatura UNESCO delle colline Piemontesi. Sacchetto ha anche ottenuto di aumentare il numero di cacciatori sul territorio piemontese, aprendo ulteriormente a cacciatori foranei, in modo da “incrementare il turismo venatorio”, come lui stesso ha affermato con soddisfazione. Insomma,rischiamo di cacciare via a pallettoni chi viene da noi per godere dei nostri vini, della cucina e dei prodotti tipici, nella quiete dei paesaggi candidati all’UNESCO, a favore invece di chi viene da noi per sparare, uccidere, spaventare.
Ad ottobre 2010, tanto per fare alcuni esempi, a Novello (CN) una pallottola dacinghiale è entrata in un’abitazione ed ha centrato un televisore, mentre il 6 Luglio 2011 a Torino, in Strada Traforo del Pino 67, un giovane è stato colpito al volto. I dati riportati dall’Associazione Nazionale vittime della caccia (circa 100 morti e 300 feriti in Italia nell’ultimo triennio) dovrebbero far riflettere. Per non parlare della sicurezza stradale, sempre più compromessa a causa d’improvvisi attraversamenti di animali in fuga durante le battute di caccia. Studi condotti dalla Provincia di Cuneo hanno, infatti, confermato come gli incidenti stradali causati dalla fauna selvatica aumentino sensibilmente durante la stagione venatoria. Una risposta sensata sarebbe quella di ridurre drasticamente il calendario venatorio a un paio di mesi tardo autunnali. In caso di danni agricoli sarebbe risolutivo incentivare l’uso delle gabbie di cattura, che, come ampiamente dimostrato, costano poco e funzionano benissimo, lasciando al personale di vigilanza delle Province gli abbattimenti fuori stagione dei capi catturati come, dove e se necessari. Ottimo sarebbe anche l’utilizzo di dissuasori ottici/acustici e pastori elettrici efficaci, innocui e con costi irrisori (circa 90 euro l’ettaro).
Comunque vietare la caccia almeno la domenica e limitare le specie cacciabili a lepre, mini lepre, fagiano e cinghiale, come propone il referendum, sarebbe già un buon segnale e un primo passo avanti verso la civiltà, il rispetto della natura e della democrazia negata per 25 anni cioè dal 1987, anno in cui si raccolsero le firme per questo Referendum Regionale. Se le istanze referendarie fossero state recepite, avremmo anche risparmiato il costo del Referendum. Se Cota avesse almeno recepito la nostra richiesta di accorpare il Referendum con le Elezioni Amministrative del 6 Maggio, avremmo risparmiato altri milioni di Euro. Evidentemente le priorità dei nostri amministratori non sono quelle di salvaguardare la natura, il turismo, la sicurezza e il denaro pubblico. La scelta di far svolgere il Referendum il 3 Giugno dopo la Festa della Repubblica del 2 Giugno ci lascia pensare che Cota abbia come priorità fondamentale solo il non raggiungimento del Quorum.
Per approfondimenti:
www.referendumcaccia.it
referendumcaccia@gmail.com

Aderiscono al Comitato: AFNI, Agire Ora, AgriBio Asti, AIPS, Amici del Gatto Galliate, Animalisti Italiani, ANPANA, APDA, ARCI Piemonte, ASPA, Ass. Cometa, Ass. Vittime della Caccia, Asti Social Forum, AVDA, Burchvif, Camminare Lentamente, Centro Sereno Regis, CIPRA Italia, Club UNESCO Asti, Compagnia dei Cammini, CUB Piemonte, CuneoBirding, Dendros, EBN Italia, Ecovolontari Rivaltesi, ENPA, FAI Novara, Federazione dei Verdi, GASTI, GEVAM, Giovani Democratici, Gruppo Micologico Bresadola, Gruppi Consiliari Regione Piemonte Federazione Sinistra Europea, Kaps, Insieme per Bresso, Italia dei Valori, Movimento 5 Stelle e Sinistra Ecologia Libertà, Il Girasole, Lab2031, La Pulce, L’Arca del Re Cit, LeAL, LIDA, Mountain Wilderness, Movimento 5 Stelle, Movimento Decrescita Felice, No alla caccia, Novara Bird Watching, OIPA, Pro Loco Arignano, Sinistra Ecologia e Libertà, SOS Gaia – Ecospirituality FoundationTeatro Zeta, Terra Boschi Gente Memorie, Terra del Fuoco, Unione Naturisti Italiani, USAE/FSI, VegFestival, Vivi gli animali.

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: