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Convegno “Arno ancora un pericolo o una risorsa per lo sviluppo?”

arnoconvegno28-01-17

Arno. Fonte di prosperità fonte di distruzione

Siamo lieti di invitarvi alla mostra sull’Arno all’Archivio di Stato di Firenze che si terrà domenica 9 ottobre alle ore 11.30.
Leonardo Rombai e Mariarita Signorini

Ecomostro in Valdarno: incontro del 01/10/2015 a San Donato con le autorità tecniche sui rischi idraulici

Riceviamo da Alessandro Niccoli e volentieri pubblichiamo gli sviluppi della raccolta firme sui rischi ambientali a San Donato

Di seguito potete vedere una parte della Consulta Territoriale di San Donato del 1.10.2015, dove il responsabile del Genio Civile Regione Toscana Ing. Cioni, ha commentato il PARERE NGATIVO DATO AL REG. URBANISTICO DEL COMUNE DI SAN MINIATO, ha parlato dell’alto livello di pericolosità idraulica dell’area di San Donato e della sua stretta correlazione con la previsione di cementificazione.
Da quanto emerso sui RISCHI da CONSUMO SUOLO e ARNO, il Comune dovrà abbandonare i piani di cementificazione proposti da privati, altamente rischiosi per il vicino paese, il vicinissimo polo scolastico e l’ambiente, già deturpato dallo scandaloso ecomostro dell’interporto, andando semmai verso una vera messa in sicurezza e riqualificazione dell’area con parco urbano fruibile da studenti e cittadini, come in tutti i paesi civilizzati.
Ciò dovrà esser fatto (da una buona Amministrazione) anche a S.Miniato Basso dove il progetto di cementificazione del mega coppone è naufragato. Diversamente dovremo pensare che gli interessi privati possano prevalere su tutte le Istituzioni presenti in sala, e sul bene comune.
Paiono illogiche ed eccessive le pressioni del Comune sul Genio Civile, tese a far cementificare in ogni caso nel Valdarno Inferiore con la favola del nuovo bacino di Roffia (che non tiene conto delle bombe d’acqua, e dei battenti che di poco migliorano). Il Genio Civile non si potrà assumere responsabilità così gravi.

Programma di incontri con la partecipazione di Italia Nostra Firenze sui temi: Arno, rischio sismico, consumo di suolo, paesaggio rurale

Nei prossimi giorni Italia Nostra ha in programma una serie di eventi a cui vi invitiamo a partecipare!
Ve li presentiamo:

3 giugno, ore 10:00, Piazza Indipendenza, 9 Villa Ruspoli a Firenze
si parla del disegno di legge sul Consumo di suolo


4 giugno ore 16:00
Rischio sismico. Ruolo e responsabilità degli scienziati nella gestione delle emergenze
Aula Magna “Giuliano Toraldo di Francia” del CNR – Area di Ricerca di Firenze
Via Madonna del Piano, 10 – Sesto Fiorentino

CSE – Centro Studi Emergenze
Cesvot
Italia Nostra Onlus
Osservatorio Ximeniano di Firenze
Confraternita di Misericordia di Sesto Fiorentino
SestoTV
Consiglio Nazionale delle Ricerche
Anci Toscana
Comune di Sesto Fiorentino


4 Giugno 2015 ore 16.00
Immagini e realtà del mondo rurale toscano. Ricerche sull’identità agro-culturale

A cura di Laura Cassi, Luca Brogioni, Francesco Zan
Archivio storico del Comune di Firenze, Via dell’Oriuolo 33-35
Dal 4 Giugno al 17 Luglio 2015

La mostra, a cura del Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo dell’ Università di Firenze e dell’Archivio storico del Comune di Firenze, è dedicata alle dimore rurali toscane, con particolare riferimento alla Montagna Pistoiese (illustrata nelle vedute di Giovanni Luder 1711, ASF), in cui il tema della dimora si inserisce in quello della gestione dei boschi e dei versanti montani.
Il tema è ben conosciuto dagli specialisti, ma l’occasione del ritrovamento dei disegni originali commissionati da Renato Biasutti negli anni ’30 e la scoperta delle vestigia di una grandiosa opera di confinazione condotta in epoca medicea nella Montagna Pistoiese ha suggerito di offrire al pubblico nuovi spunti di riflessione sul significato della dimora tradizionale nella storia del paesaggio.

Programma dell’inaugurazione del 4 Giugno 2015 ore 16.00:
Saluti:

  • Dario Nardella, Sindaco di Firenze
  • Anna Benvenuti, Direttore Dipartimento Sagas Università di Firenze
  • Luca Brogioni, Direttore Archivio storico

Introduce e coordina:

  • Laura Cassi, Università di Firenze

Intervengono:

  • Giuseppina Carla Romby, Università di Firenze: “Dalle “case da lavoratore” alle “case de’ contadini””
  • Leonardo Rombai, Università di Firenze: “La ricerca sulle dimore rurali”
  • Monica Meini, Università del Molise: “Il paesaggio. Un bene culturale e una risorsa”
  • Francesco Zan, Università di Firenze, presenta l’anteprima del documentario “Dalle dimore rurali ai ‘massi crociati’ della Montagna Pistoiese”

 

Rivivere l’Arno. Verso i contratti di Fiume del Bacino dell’Arno
12 giugno, ore 09.30
Convento degli Agostiniani, Via De’ Neri, 15 Empoli

Programma:
ore 9.30 – Saluti

  • Brenda Barnini (Sindaco di Empoli, vice sindaco della Città metropolitana di Firenze)
  • Erasmo D’Angelis (Coordinatore della Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico del Consiglio dei Ministri)
  • Gaia Checcucci (Segretario Autorità di Bacino dell’Arno)
  • Saverio Mecca (Direttore Dipartimento di Architettura, Università di Firenze
  • Marco Bottino (Presidente Urbat-Consorzi di Bonifica)
  • Francesco Puma (Segretario Autorità di Bacino del Po- Coordinatore del Progetto LIFE-Regioni Toscana e Lombardia, Associazione dell’Arno, AdB dell’Arno e del PO, CIST delle Università toscane, Urbat);

ore 10.15 – Relazione introduttiva

  • Renzo Crescioli (Presidente Associazione per l’Arno)
  • Avvio dei lavori, aggiornamento del Manifesto per l’Arno
  • Alberto Magnaghi (Presidente Comitato scientifico dell’Associazione per l’Arno);
  • Leonardo Lombardi: il patrimonio ambientale del bacino dell’Arno: valori diffusi, emergenze puntuali e ruolo strategico degli ecosistemi fluviali.
  • Leonardo Rombai: il ruolo del patrimonio culturale e paesaggistico nel futuro del sistema fluviale L.Ermini, S. Giacomozzi, A. Giani, A. Rubino: lo stato dell’arte delle realizzazioni e dei progetti sul bacino fluviale dell’Arno
  • Francesco Piragino, Silvia Pinferi: la nuova stagione dei Contratti di fiume in Toscana: l’avvio delle esperienze, metodologie e prospettive;
  • Daniela Poli: parchi agricoli rivieraschi e contratti di fiume: nutrire le città. Un’esperienza pilota nel parco della Piana Firenze-Lastra
  • Gaia Checcucci: il contratto di fiume del tratto urbano di Firenze
  • Antonio Fanelli: un fiume di case del popolo. Associazionismo, tradizione civica e cura del territorio

Dibattito
ore 13.30 – Buffet di prodotti tipici della valle dell’Arno
ore 14.30-17.15: Tavola rotonda-dibattito
Introduce: Vittorio Bugli (Fondatore e primo Presidente dell’Associazione per l’Arno)
Modera e coordina: Fausto Ferruzza (Presidente Legambiente Toscana, Associazione per l’Arno)
Partecipano:

  • Maria Sargentini (Regione Toscana)
  • Bernardo Mazzanti (AdB Arno)
  • Marco Bottino (Urbat)
  • Massimo Bastiani (Tavolo Nazionale dei Contratti di fiume)
  • Gennaro Giliberti (Città metropolitana di Firenze)
  • Massimo Morisi (Presidente corso di laurea in Scienze politiche)
  • rappresentanti provincie di Arezzo e Pisa
  • sindaci e assessori dei comuni rivieraschi
  • Bruno Chiavacci (UISP)
  • Gianluca Mengozzi (ARCI)
  • Federico Gasperini (Legambiente)
  • Maurizio Bacci (WWF)
  • Saida Grifoni (Italia Nostra)
  • associazioni locali partecipanti ai Contratti di Fiume

Conclusioni
Approvazione del Manifesto dell’Arno e del programma dei Contratti di Fiume.

Abbandono e degrado dei beni culturali toscani: intervista a Mariarita Signorini RadioRai1 Habitat

Venerdì 20/03/2015 su RadioRai1 alle ore 15,30 va in onda “Habitat” con un’intervista a Mariarita Signorini Vicepresidente di Italia Nostra Firenze e Consigliere nazionale sui beni architettonici e culturali che si rischia di perdere per colpevole incuria delle istituzioni.

Cliccate qui per ascoltare l’intervista

Si parla di:

  • Terme di Petriolo: devastate dal trentennale disinteresse istituzionale e dai lavori per il raddoppio Siena Grosseto
  • Gualchiere di Remole (Bagno a Ripoli): il più antico opificio industriale di Firenze, un esempio di archeologia industriale completamente abbandonato. C’è un progetto dimenticato di utilizzo dei salti che fa l’Arno per produrre energia elettrica per illuminare i lungarni fiorentini
  • Castiglion che Dio Sol Sa a Sovicille, completamente abbandonato con crolli in atto e l’Eremo di Montespecchio dove si cavavano le pietre per la costruzione del Duomo di Siena

Alluvioni, il geologo Graziano: “Gente scenda in piazza, politica si disinteressa”

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Di: Annalisa Dall’Oca

Il presidente nazionale dell’ordine degli geologi, a Bologna in occasione del Saie:
“Seguiteremo a rincorrere le emergenze e a contare le vittime, senza fare nulla
per ridurre le probabilità che si verifichino altre frane e alluvioni”

“Per decenni l’uomo ha costruito anche dove non avrebbe dovuto, così oggi l’85% dei Comuni italiani sorge su aree a rischio dissesto idrogeologico. Ma finché la gente non scenderà in piazza a manifestare contro la classe politica, che si è sempre disinteressata della sicurezza del territorio, gli amministratori continueranno a occuparsi di altro”. E il risultato, sottolinea il presidente nazionale dell’ordine degli geologi, Gian Vito Graziano, a Bologna in occasione del Saie, “è che seguiteremo a rincorrere le emergenze e a contare le vittime, senza fare nulla per ridurre le probabilità che si verifichino altre frane e alluvioni”.
È un paese “che rischia di allagarsi a ogni pioggia”, ingarbugliato da una burocrazia che da almeno 30 anni impedisce l’avvio delle opere necessarie a salvaguardare la sicurezza dei cittadini, l’Italia secondo i geologi italiani. Le alluvioni a Genova, Parma, e in Maremma, le ultime in ordine cronologico ad aver colpito le città, con danni per centinaia di milioni di euro e vittime, spiega Graziano, “erano prevedibili, perché non si può pensare di urbanizzare un territorio ad alta presenza fluviale senza considerare il pericolo esondazioni. Che un fiume esondi è normale: l’antico Egitto sfruttava le piene del Nilo per rendere fertile la terra. Ma gli egiziani dal fiume si tenevano lontani. Noi italiani no, e affrontiamo il problema solo quando si verifica una catastrofe”.

L’espansione delle aree urbane in tutte le regioni d’Italia, dall’Emilia Romagna alla Liguria, a Lombardia, Veneto, Toscana e fino al Sud del paese, ricostruisce Graziani, “ha seguito un sistema di norme drammaticamente sbagliato, incentrato più sulla logica del ritorno economico che sulla sicurezza dei cittadini. Ed è questo il dato più preoccupante. Non parliamo, infatti, solo di abusivismo, ma di una classe politica che ha governato pensando di poter dominare la natura, senza tener conto della morfologia del territorio”. Così le città sono cresciute a pochi passi dai bacini fluviali senza che la prevenzione fosse considerata una priorità. Basti pensare, cita ad esempio Erasmo De Angelis, coordinatore della missione #Italiasicura, istituita quest’anno dal governo di Matteo Renzi proprio per affrontare il tema del dissesto idrogeologico, che dal 1998 a oggi sarebbero già stati stanziati 2,3 miliardi di euro (tra Stato e regioni) proprio per intervenire sulla sicurezza del territorio. “Ma quei soldi non sono mai stati spesi”. E per diverse ragioni: I vincoli imposti dal patto di stabilità, la burocrazia, i veti incrociati delle singole amministrazioni sui progetti da cantierare e i ricorsi al Tar. “La cassa di espansione del Baganza, che poi è esondato allagando Parma, è un esempio di ciò che si poteva fare ma non è stato fatto”, cita De Angelis. Poi c’è Genova, “con i suoi 100 anni di storia idraulica clamorosamente sbagliata”. Così oggi, spiegano i tecnici, in Italia il livello di rischio di dissesto idrogeologico, e quindi difrane e alluvioni, “è così elevato che è impossibile stilare una classifica delle regioni dove intervenire sarebbe più urgente”.
“Il decreto Sblocca Italia ha un merito – commenta il coordinatore di #Italiasicura – consentirà di autorizzare 3.500 interventi urgenti su tutto il territorio nazionale, che saranno finanziati con 5 miliardi di euro in 5 anni, a partire dalla fine del 2014. Fondi europei. In più, le opere considerate fondamentali per l’incolumità pubblica non potranno più essere bloccate dai tribunali regionali”. Tra i cantieri pronti a partire ci sono gli interventi sul bacino fluviale del Seveso (200 milioni di euro), “perché la politica ha finanziato l’Expo ma si è dimenticata di mettere in sicurezza il fiume”, sull’Arno e sul Sarno (217 milioni). In più entro un mese la Regione Emilia Romagna dovrebbe sottoscrivere gli accordi di programma necessari a sbloccare la realizzazione della cassa di espansione del Baganza. “Sono tutte opere rimandate per decenni, ad esempio del Seveso si parla da 30 anni, e che, una volta sbloccate, daranno lavoro complessivamente a circa 150 – 200 mila persone. Quindi un vantaggio in termini di sicurezza e di occupazione”.
Con 500.000 frane attive, una manutenzione fluviale carente e il rischio alluvioni che interessa buona parte della penisola, dicono i geologi, “l’Italia deve necessariamente iniziare a pensare alla prevenzione, anteponendola agli interessi economici e abitativi che sino ad oggi hanno prevalso sulla messa in sicurezza del territorio”. Affinché ciò avvenga, precisa Graziano, “serve un cambiamento culturale, una presa di coscienza. Serve, insomma, che la gente si renda conto che a mettere a repentaglio la salute pubblica non è solo la realizzazione di una discarica o l’inquinamento proveniente da una fabbrica, ma anche la probabilità che si verifichi un’alluvione o una frana. Escenda nelle piazze a manifestare per pretendere risposte da chi governa”.

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