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Italia Nostra interviene sulla decisione di tenere a porte chiuse la seduta sull’Alta Velocità

Così si è concluso il lavoro della Commissione d’inchiesta regionale sulla Tav dopo otto mesi di lavori ben condotti: con una riunione del Consiglio a porte chiuse pure per la stampa! (cliccate qui per leggere l’articolo)
Persino il Presidente dell’Ordine dei giornalisti della Toscana ha espresso, a nome dell’ordine che rappresenta, la propria valutazione negativa per  l’impossibilità di poter partecipare alla “seduta chiusa” del Consiglio regionale della Toscana con oggetto l’inchiesta sull’alta velocità.
Si apprezza la chiara presa di posizione dei giornalisti apparsa sul sito web dell’Ordine, ma anche Italia Nostra non può che indignarsi per le motivazioni addotte dal Presidente del Consiglio Regionale a giustificazione dell’impossibilità di discutere l’argomento davanti al pubblico, motivazioni che fanno riferimento a “soggetti terzi“.
Si possono considerare  “soggetti terzi“, e quindi non direttamente interessati alle questioni relative al discusso “trasferimento” di un funzionario pubblico, il Direttore Generale della Presidenza, l’ex Direttore Generale del Territorio, il Direttore dell’ARPAT, il Dirigente ARPAT responsabile della VIA, la Dirigente della Regione toscana (che è subentrata  nell’incarico di Responsabile del Settore VIA regionale),  oltre che l’Assessore all’Ambiente e lo stesso Dirigente Fabio Zita,  vittima del trasferimento ingiustificato e del tutto immotivato, dopo 16 anni di scrupolosa direzione del Settore VIA di cui era a capo?  Tutti questi cosidetti ‘soggetti terzi’ hanno – tra l’altro – firmato la liberatoria, per poter rendere pubblici i verbali, dunque la pretestuosa giustificazione del Presidente del Consiglio regionale non solo è risibile ma è anche estremamente grave, e contribuisce (come se non bastassero già innumerevoli esempi al riguardo) a screditare ulteriormente la già ampiamente screditata immagine  della pubblica amministrazione, com’è possibile ipotizzare che possa avvalersi della prerogativa di non divulgare quanto essa stessa produce, o quanto è conseguenza di comportamenti di soggetti che in essa dovrebbero operare nell’interesse della collettività?
Sarebbe invece buona regola che gli uffici pubblici avessero pareti di vetro, porte aperte e armadi senza scheletri al loro interno e senza chiavi!
Mariarita Signorini  Italia Nostra

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Spiaggiamenti di delfini in Toscana, Lazio e Campania

Non sarà colpa di quei 226 bidoni altamente tossici perduti in mare in pieno Santuario dei cetacei dal cargo Venezia il 17 dicembre 2011 e recuperati solo in piccolissima parte perchè in quel punto davanti alla costa livornese il fondale è molto profondo? Italia Nostra aveva fatto una denuncia insieme ai comitati e associazioni cittadine per questa vicenda

Buongiorno Toscana. Se non è una strage ci si avvicina. Da gennaio a oggi, secondo la Regione, sono ben 25 i delfini trovati spiaggiati lungo la nostra costa. Un numero definito “anomalo” dai tecnici di Arpat. L’ultimo caso di cetaceo recuperato senza vita è di mercoledì a Marina di Castagneto. Ma altri animali del mare sono stati trovati arenati negli ultimi giorni in Toscana: una balena martedì a Rosignano e una tartaruga ieri a Quarcianella. Per i delfini le prime analisi sulle cause dei decessi fanno riferimento ad un morbillo, ma – come riportiamo sul giornale oggi in edicola – è in piedi anche una sorprendente motivazione. Secondo voi cosa c’è dietro a questa moria? Tutta colpa di un’infezione o di un virus, o credete che a influire siano anche le condizioni del nostro mare?

Fonte: ARPAT Toscana

Numerosi casi dall’inizio dell’anno

Da gennaio al 10 di febbraio si sono verificati numerosi eventi di spiaggiamento di cetacei in Toscana. Tali eventi si sono concentrati nella parte più meridionale della Toscana comprese le isole d’Elba e Pianosa (fig. 1). Tra i 15 animali registrati fino ad oggi, 12 appartengono alla specie Stenella coeruleoalba (stenella striata), uno alla specie Tursops truncatus, mentre 2 sono stati registrati come “indeterminati” date le pessime condizioni di conservazione della carcassa che non ne hanno permesso una identificazione certa della specie.
Tutti gli eventi sono stati comunicati dalla Capitaneria di Porto al settore Mare di ARPAT che, a sua volta, ha informato l’Università di Siena e l’IZS di Pisa. Date le cattive condizioni di conservazione degli esemplari solo in alcuni casi l’Università di Siena ha proceduto con il prelievo di un “tassello” di cute, grasso e muscolo per l’analisi dei contaminanti.
Solo in due casi i veterinari dell’IZS di Pisa hanno proceduto ad eseguire una necroscopia completa con campionamento in doppio anche per la Banca Tessuti per i Mammiferi Marini del Mediteraneo MMMTB – Mediterranean Marin Mammal Tissue Bank – Università di Padova. Anche in questi casi l’Università di Siena ha preso campioni per l’analisi dei contaminanti. Le schede rilevamento dati e le fotografie, per ognuno dei 15 animali segnalati, sono stati anche inviati alla Banca Dati Spiaggiamenti –Università di Pavia e Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
Tutta la procedura seguita rientra nei protocolli operativi del progetto di ricerca (ancora in fase di definizione completa) finalizzato allo “Sviluppo di una rete di sorveglianza diagnostica a tutela della salute e del benessere dei cetacei spiaggiati lungo le coste del territorio nazionale”.
A tale proposito gli uffici regionali competenti in materia di salute e ambiente stanno lavorando all’elaborazione di linee guida regionali per il coordinamento e il miglioramento dell’efficacia di intervento di tutti gli enti interessati alla tematica.

Mappa degli spiaggiamentiDi tutti gli eventi è stata data informativa all’Osservatorio Toscano Cetacei (OTC) che, grazie soprattutto al supporto di ARPAT, il cui settore Mare si occupa, tra le altre cose, di biodiversità marina e di monitoraggio dei grandi vertebrati marini, coordina l’attività della Rete Regionale per il recupero degli animali spiaggiati.
La stima dell’abbondanza della popolazione di cetacei in Toscana è di difficile definizione e da lavori scientifici sul Santuario Pelagos può essere valutata, per le acque marine della nostra regione, in circa 6500 stenelle, 350 balenottere comuni e 400-450 tursiopi [1]. Soprattutto per quest’ultima specie la stima numerica fornita rappresenta il risulatato tangibile del progetto transfrontaliero GIONHA, svoltosi nel periodo aprile 2009-aprile 2012 che ha portato anche una maggiore sensibilizzazione ed interesse dell’opinione pubblica su questi temi.
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Schiuma nell’Elsa, l’assessore Crescioli: “Ancora non trovato un elemento che dà origine al fenomeno”

Si spera di poter identificare e risolvere ora un grave problema che affligge il fiume Elsa dal 2007, dato che a nulla sono servite finora le denunce dei cittadini su una questione assai grave che riguarda la qualità dell’acqua che viene immessa negli acquedotti Valdelsani.
Acqua potabile: “Si definisce potabile un’acqua limpida, inodore, insapore, incolore e innocua, priva cioè di microrganismi patogeni e sostanze chimiche nocive per l’uomo”.

Fonte: Gonews.it

Rifondazione: “Risposta insoddisfacente”
Lega Nord: “Un problema che riguarda anche l’Asl”.
Il PdL: “Urge la convocazione della commissione provinciale”

L’assessore provinciale all’Ambiente Renzo Crescioli, rispondendo a due distinte domande d’attualità dei gruppi di Rifondazione comunista e della Lega Nord, ha spiegato che a tutt’oggi non è stato individuato un elemento puntuale all’origine del fenomeno che, sulla base dei rilievi effettuati, sarebbe saltuario, di breve durata e in porzioni limitate del corso d’acqua e anche per questo difficile da affrontare. Anche l’ultimo rapporto analitico Arpat, relativo all’ultimo evento significativo registrato 31 agosto, pur constatando la presenza di tensioattivi, che non hanno un effetto rilevabile al livello sanitario, non individua una causa. Niente in contrario, da parte della Provincia di Firenze, per un’eventuale cabina di regia tra gli enti locali.
“Siamo insoddisfatti della risposta – commenta per Rifondazione Andrea Calò – Arpat sta continuando a fare rilievi sull’acqua inquinata. Il 3 ottobre, intanto, un’associazione ecologista ha presentato un nuovo esposto. Il punto è che Arpat non fornisce i dati in modo congruo. Rimane tutto incerto e sospeso e così perdura un grave problema ambientale. Rimane assordante il silenzio dei Comuni interessati a questo fenomeno di degrado ambientale. Riproponiamo per questo una cabina di regia che prenda in carico il problema”.
“Sono due anni – rileva per la Lega Nord, Marco Cordone – che monitoriamo la situazione dell’Elsa. Siamo insoddisfatti della sua risposta. Avevamo chiesto di potere conoscere il contenuto dell’esposto dell’associazione ecologista e non ci è stato comunicato. Riteniamo che il problema dell’inquinamento da schiume del fiume Elsa, non riguardi solo l’Arpat ma anche la Asl. Chiedevamo di sapere se per l’appunto l’Autorità sanitaria competente fosse stata interpellata sia per la tutela della salute pubblica che per la richiesta di analisi dell’acqua immessa nella rete idrica e nei fontanelli gestiti da Acque Spa. Siamo lasciati senza risposta in merito e anche sulle intenzioni della Provincia”.
“Dalle notizie del giornale, leggo che anche Rifondazione e la Lega si sono accorti della schiuma sul fiume Elsa: mi fa piacere che siano sensibili a questo tema da me affrontato costantemente da oltre due anni”: per il consigliere provinciale del Pdl Filippo Ciampolini “è chiaro che concordo con loro quando puntano il dito sul silenzio da parte delle Amministrazioni intorno a questo problema. In alcuni casi loro stessi possono chiedere direttamente ai Sindaci i motivi di questo silenzio”.
Nel frattempo, Ciampolini propone che la II Commissione Provinciale, competente in materia, “sia convocata presso la sede del Circondario Empolese Valdelsa, coinvolgendo l’Arpat, le istituzioni e tutte le parti interessate, affinchè si arrivi al più presto ad una soluzione definitiva riguardo l’inquinamento del fiume Elsa”.

“Sulla Tav vogliamo chiarezza. Finora solo tante controverse notizie”

Riportiamo la riflessione, che condividiamo in pieno, di Maurizio da Re:
“Anche i pendolari del Valdarno vorrebbero chiarezza su quanti treni sarebbero previsti per il trasporto delle terre di scavo da Firenze Campo di Marte a San Giovanni Valdarno, passando per la linea lenta, Pontassieve-Rignano-Incisa-Figline. Si era parlato di 10 coppie di treni, con viaggi di notte ma anche di giorno, ma più probabilmente in base alle esigenze del cantiere Tav di Firenze, cioè quando gli pare a Ferrovie. Certo, ritrovarsi qualche treno merci in più, sui binari, negli orari di punta del mattino come di pomeriggio, complicherebbe parecchio la circolazione dei treni dei pendolari!” 

Fonte: Valdarnopost.it

Il sindaco di Cavriglia, Ivano Ferri, chiede informazioni certe sui materiali di scarto provenienti dalla Tav. “Non sappiamo ancora come devono essere considerati”

Sembrava ormai cosa fatta. Il materiale derivante dagli scavi per la Tav a Firenze, doveva essere quasi sulla strada per Cavriglia dove sarebbe servito per la realizzazione di due colline di 38 metri di altezza. In tutto circa tre milioni di metri cubi di terra e rocce. Ed invece ancora qualcosa non va. Quello stesso materiale, infatti, secondo alterne e continue notizie sembra essere considerato, talvolta, come rifiuto. “Stiamo aspettando chiarezza – ha affermato il sindaco Ivano Ferri – da quelle che saranno le defiitive disposizioni. La collina di sbarramento tra la centrale Enel ed il lago può essere realizzata soltanto con materiale di scarto non certo con rifiuti. Ma sulla scia delle leggi la definizione cambia continuamente. Allora se quel materiale non è ritenuto conforme, ovviamente prima di arrivare a Cavriglia dovrà essere bonificato. A questo punto chiediamo garanzie alla Regione ed all’Arpat”.
Da molto tempo la Regione  ha convalidato le prescrizioni richieste per il progetto della prima collina ed ha inviato tutto al Ministero. Alcuni incontri avevano determinato anche le modalità dei trasferimenti del materiale fino a Cavriglia in modo da arrecare il minor disagio ai cittadini ed all’ambiente. Tutto insomma sembrava pronto ed invece adesso qualcosa sembra ritardare il progetto.
“Non sappiamo ancora quando il materiale arriverà. Non siamo in grado di sapere se è conforme oppure alle nuove normative. In questo senso c’è molta incertezza, ecco perchè chiediamo chiarezza”.

Cementificio Sacci: sindacati, è stato dissequestrato

Fonte: ANSA, 26/02/2009

Il cementificio Sacci di Teste a Greve in Chianti (Firenze), fermato nei giorni scorsi dall’Arpat per eccessivo inquinamento acustico, è stato dissequestrato.
Lo rendono noto le segreterie provinciale di Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil. Nel comunicato i sindacati esprimono soddisfazione per la risoluzione della vicenda, per la quale rischiavano il posto 120 lavoratori, e auspicano “che l’azienda metta in atto nei tempi previsti le prescrizioni e gli adempimenti che hanno reso possibile la rimozione dei sigilli al fine di scongiurare tali criticità in futuro e in modo da assicurare continuità occupazionale ai lavoratori e insieme tutela ambientale per i cittadini del territorio”.
Per dimostrare contro il sequestro dello stabilimento, i sindacati avevano organizzato anche una passeggiata ‘ecologica’ per sensibilizzare la popolazione sul rischio di disoccupazione.

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