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Salviamo gli alberi di viale Petrarca

A seguito della denuncia del 25 novembre, Italia Nostra ha chiesto a Lorenzo De Luca, Dottore Agronomo, di indicare sinteticamente e possibilmente con un linguaggio non eccessivamente tecnico, che cosa si intende per capitozzatura e quali possono essere le principali controindicazioni di una potatura male eseguita.

Così ci risponde.

Quali tagli di potatura delle alberate cittadine è bene evitare.
Gli alberi delle città sono stati per molto tempo potati con tecniche non corrette, non solo a Firenze ma in molte altre città del mondo.
Questo fatto ha stimolato i tecnici più specializzati e gli studiosi delle università a spiegare i danni provocati agli alberi, principalmente da due tipi di taglio:
1) le capitozzature (note anche in linguaggio tecnico come “tagli internodali”)
2) i tagli che pur non essendo definibili come capitozzature hanno un diametro eccessivo
Le capitozzature sono in pratica vistosi tagli netti praticati sul fusto, sulle branche e sui rami che ne riducono drasticamente la lunghezza, lasciano la parte sottostante priva di rami laterali, in modo tale che subito al di sotto del taglio non ne rimane alcuno sufficientemente vigoroso da prolungare armonicamente la forma e la struttura dell’albero.
Questi rami di prolungamento, che dovrebbero invece accompagnare sempre i tagli di potatura, in modo compatibile con la fisiologia della pianta, sono detti “rami di ritorno” e si ottengono appunto con corretti “tagli di ritorno” (detti anche “tagli nodali”) perché eseguiti dopo l’inserzione di un ramo sufficientemente grande da svilupparsi adeguatamente oltre il punto del taglio stesso come prolungando la branca o la cima del fusto.
Sono normalmente accettabili, solo per scopi particolari, alcun e “piccolissime capitozzature” su rami che hanno un anno di età, o poco più, il cui diametro è assai ridotto; sono rami, come si dice in gergo operativo, generalmente “non più grossi di un dito”. Questi tagli ammissibili (classificati anch’essi nel gruppo dei tagli internodali) vengono definiti tecnicamente come spuntature o scornettature, secondo la lunghezza del ramo che rimane sulla pianta.
I tagli di diametro eccessivo sono quelli che lasciano scoperta una zona di legno vivo così estesa, da rendere difficile o troppo lenta sia la formazione di legno di cicatrizzazione esterno, capace di ricoprire la ferita in pochi anni, sia la formazione di barriere interne al ramo o al fusto, capaci di ostacolare l’ingresso di malattie. Per esemplificare si dice, sempre con un gergo operativo, che è bene non superare tagli “più grossi di un polso” e fare solo se strettamente necessario “tagli grossi come un braccio” o più.
Naturalmente queste indicazioni, puramente esemplificative, nella pratica possono subire qualche variazione secondo la specie potata, la vigoria dell’albero, il clima della regione in cui si interviene, la stagione ecc., ma resta chiaro il concetto le capitozzature e i grossi tagli vanno evitati il più possibile.
Molto dipende dalla professionalità specifica in arboricoltura dei tecnici che seguono i lavori e dal livello e dall’esperienza dei potatori.
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Fonte: La Repubblica
Di: Mario Neri

Viale Petrarca, la guerra delle potature

Per i cittadini e gli ambientalisti, «capitozzature selvagge, uno scempio che indebolirà gli alberi secolari facendoli ammalare e morire». Per il Comune, un taglio «necessario, utilea renderli più sicuri». È polemica sulle potature ordinate per gli alberi di viale Petrarca. Gli operai sono a lavoro da qualche giornoe non si fermeranno. L’operazione è parte di un piano stagionale di «riqualificazione» del verde sulle strade principali di Firenze, con cui Palazzo Vecchio conta di piantare 445 nuovi alberi sui viali di circonvallazione e sul viale dei Colli. Un’ operazione da 292 mila euro preceduta però proprio dalle potature. La sezione fiorentina di Italia Nostra ha postato le foto su Facebook chiedendo al sindaco Matteo Renzi e all’assessore Caterina Biti di non proseguire, un comitato di abitanti poi si è mobilitato con una raccolta firme. Da ieri, però, i giardinieri “rampanti” della ditta incaricata dal Comune sono passati ai platani di viale Aleardi e lo stesso subiranno le piante di viale Machiavelli. «Nulla di strano – si difende Biti – Non sono tagli indiscriminati, i giardinieri salgono con la piattaforma a controllare ogni ramo, branca o fronda.E nel caso in cui si è scelto di capitozzarli, è perché si trattava di rami malati, potevano minare la stabilità degli alberi». L’assessore ammette: «Il taglio può apparire drastico, ma serve a metterli in sicurezza, la capitozzatura è una pratica già utilizzata in passato, nel ’97, e oggi le piante trattate così sono floride». «Dove? Me le faccia vedere – dice Stefania Giubilaro, docente all’istituto agrario alla Cascine e promotrice della protesta dei residenti – quella è una tecnica ormai bandita da tutti gli esperti di arboricoltura. Il paradosso è che, oltre alle piante secolari, lo stesso trattamento sia stato riservato anche a fusti più giovani, piantate da pochi anni. Tutto solo per accontentare qualche cittadino». «In effetti – ammette Buiti – in alcuni casi i rami rischiano di crescere fino ad entrare nelle finestre dei palazzi… Ma ripeto, sono due visioni diverse». Sarà, ma il Comune stesso sconsiglia la capitozzatura nel proprio regolamento di tutela del patrimonio arboreo. È addirittura considerato un’eresia scientifica dagli esperti: «L’ unica giustificazione al suo utilizzo è data dal fatto che in passato quegli alberi hanno subito interventi simili che li hanno indeboliti – dice Francesco Ferrini, professore ordinario di Arboricoltura all’università di Firenze si crede così di risparmiare, anche perché per una potatura fatta bene servono arboricoltori certificati, in grado di lavorare in free climbing e non da una piattaforma. Certo, costano di più. Ma sono errori che si pagano cari sul lungo periodo, questa tecnica procura alla corteccia ferite da cui l’albero non riesce a difendersi e in più così si caria il legno interno, i rami diventano più fragili e a rischio crollo. Poi, farlo in ottobre novembre significa dargli il colpo di grazia, visto che è il periodo di massima diffusione di funghi»

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