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“Via quel cordolo da Santa Trinita”

Fonte: La Nazione, 11 agosto 2012

Appello al sindaco dall’Associazione Ambientalista Italia Nostra

L’Associazione Italia Nostra chiede al sindaco di Firenze Matteo Renzi “la rimozione del cordolo” realizzato in pietra per delimitare la pista ciclabile sul Ponte Santa Trinita e, inoltre, “propone la pedonalizzazione del ponte” per “liberarlo dallo smog quotidiano”. Lo spiega, in una nota, Mariarita Signorini, vicepresidente di Italia Nostra Firenze e consigliere nazionale dell’associazione.
La richiesta di pedonalizzare ponte Santa Trinita era stata avanzata nei giorni scorsi anche dall’associazione Città Ciclabile di Firenze. Per Signorini “se si è trovato il coraggio e la forza di pedonalizzare piazza Duomo e via Tornabuoni, si potrà fare anche per le poche decine di metri del ponte più bello e storicamente più sfortunato della città, rimuovendo la superfetazione che anima le polemiche agostane: una cresta posticcia e invadente, oltre che brutta e pericolosa. Se, visti i recenti avvenimenti, si confermerà pure che lo spazio per il traffico risultasse insufficiente per garantire sicurezza di tutti, l’unica soluzione sensata resterebbe quella della rimozione del cordolo e la pedonalizzazione del ponte per liberarlo dallo smog quotidiano. Per la gioia di pedoni, ciclisti e di chi vive o viene a visitare la città il cui centro storico è patrimonio dell’Unesco.”
Sulla realizzazione del cordolo è intervenuto anche Mario Razzanelli, capogruppo della Lega Nord Toscana in Palazzo Vecchio, che lo ha definito “un cazzotto in un occhio”. Per Razzanelli “il vero scandalo è la sovrintendenza ai beni architettonici e paesaggistici”. “Sventrare uno dei ponti storici più belli di Firenze con un muretto – prosegue – e chiamarlo pista ciclabile è da imbecilli. Mi piacerebbe sapere chi ha firmato il progetto e ancora di più vorrei capire in base a quale criterio la sovrintendenza ha dato l’assenso”.

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Tav: rassegna stampa del 10/08/2012

Fonte: La Repubblica Firenze

Critici i No Tunnel e Idra. Italia Nostra: commissari indifferenti
“Trasporto e qualità adesso pretendiamo controlli rigorosi”

«Speravamo che la Commissione europea intervenisse — dice Massimo Perini, ingegnere che da anni fa da consulente ai No Tav fiorentini — adesso l’importante è che si attivino davvero tutti i controlli; che l’Osservatorio ambientale, l’Arpat e la Regione facciano il loro dovere, e cioè vigilino sull’operato delle aziende e di Ferrovie. L’importante sarà garantire la tutela dei cittadini e evitare danni a case e monumenti sul tracciato del tunnel». Ma al fronte delle associazioni anti Tav non va giù il via libera dell’Ue al decreto sulle terre di scavo espresso con un silenzio assenso. Uno dei motivi per cui la Commissione ha deciso di non reagire sarebbe dovuto al fatto che il decreto non incide sulla libera circolazione delle merci e sul mercato interno. «Ma l’Europa dov’è? È davvero l’Ue dei popoli o solo un organismo che replica i meccanismi di lontananza e di opacità che già conosciamo in Italia?», chiede Girolamo Dell’Olio, presidente di Idra, associazione ambientalista che si era rivolta agli organismi europei per denunciare difformità e incongruenze fra il testo italiano e le direttive Ue in materia di ambiente e rifiuti. «Ancora una volta — si arrabbia Mariarita Signorini di Italia Nostra — la Commissione europea si dimostra un organismo inutile, sempre pronto ad assecondare le volontà degli Stati. Resta aperta però la questione economica. Voglio vedere come Rfi sbroglierà la faccenda dell’aumento dei costi». Eppure il via libera potrebbe essere un passaggio importante anche per raffreddare i rapporti fra le aziende e Rfi, committente dell’opera. Il 3 luglio infatti Nodavia aveva spedito alla società del gruppo guidato da Moretti una lettera infuocata in cui chiedeva un aggiornamento contrattuale. I costi — secondo i costruttori — sono aumentati di quasi 200 milioni. A causa di 15 varianti progettuali e ritardi — notava nella lettera il consorzio di imprese capitanate da Coopsette — dall’offerta iniziale di 694 milioni con cui era stato vinto l’appalto si è passati a 890. Insufficiente, quindi, l’aggiornamento al contratto salito a 750 milioni. La crescita dei costi, notavano le aziende, era dovuta anche alle posizioni di Rfi, decisa a lasciare fermo il cantiere finché non si fosse sbloccata la questione terre. «E la questione è sempre aperta — continua Dell’Olio — perché l’Ue potrebbe modificare le direttive in materia di rifiuti e imporre all’Italia una nuova revisione del decreto». Non solo: «L’Asl di Arezzo ha più volte chiesto a Rfi se avesse approntato opere di mitigazione dell’impatto acustico che creeranno i treni in Valdarno. In ballo c’è la tutela della salute dei cittadini, soprattutto perché dal cronoprogramma proposto emergeva che la realizzazione di due ampliamenti della collina schermo rispetto al progetto originario avrebbe comportato lo slittamento da 2 a 6 anni per il completamento dell’opera a Cavriglia. Inoltre, all’Asl non va giù che i campionamenti vengano fatti a Cavriglia e non a Firenze». «Lo smarino, anche se asciugato, torna ad essere fanghiglia alla prima pioggia» dice Signorini.

Fonte: La Repubblica Firenze

Tav, via libera dalla Ue: si può scavare. Risolto il rebus sulle terre: non sono rifiuti speciali.
Da settembre talpa in azione?

Svanisce l’incognita che da mesi congela a Campo di Marte i cantieri per l’alta velocità e molte opere strategiche per le infrastrutture toscane. Già a settembre Monna lisa potrebbe iniziare a scavare i 7 chilometri di tunnel per far passare i supertreni di Ferrovie nel sottosuolo della città. Sulle terre di risulta estratte dalla maxi fresa non c’è più incertezza. Nodavia, il consorzio di imprese che nel 2007 si aggiudicò l’ appalto, adesso potrà considerarle semplici rocce e non più rifiuti speciali.
A Bruxelles, dove da 90 giorni era fermo il regolamento che modifica alcune normative ambientali italiane, nessuno ha mosso obiezioni al testo interministeriale. Sebbene comitati No Tav e associazioni ambientaliste contrarie al tunnel denuncino da mesi difformità fra il testo e le direttive europee, i commissari Ue non la pensano così. Nessun parere negativo, solo un silenzio assenso che permette a Roma di adottare il regolamento. Già stamaniil ministro dell’Ambiente Corrado Clini e quello dello Sviluppo economico Corrado Passera firmeranno il provvedimento. «Da lunedì parte l’iter per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, che dovrebbe avvenire entro la fine della settimana prossima», fanno sapere dal dicastero dell’Ambiente.
Le nuove regole saranno subito operative, la fresa montata in via Campo d’Arrigo potrà cominciare a mangiucchiare il sottosuolo di Firenze. E soprattutto Nodavia potrà trasportare a Cavriglia i 2 milioni e 850mila metri cubi di terre (5,7 milioni di tonnellate) che verranno estratte dalle gallerie. Non sono più rifiuti da portare in discarica ma «sottoprodotti». Non più inquinanti, quindi, ma buoni per realizzare le due colline schermo di fronte alla centrale di Santa Barbara. Il materiale da scavo da adesso «è idoneo ad essere utilizzato direttamente – recita il regolamento – ossia senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale».
Insomma, sebbene Monna Lisa rilascerà bentonite e additivi chimici per rendere fluide le rocce durante il suo passaggio, da adesso le terre di scavo provenienti da «trivellazioni, sbancamenti, opere infrastrutturali come gallerie, dighe e strade» potranno essere riutilizzate per «reinterri,riempimenti,rimodellazioni, rilevati, ripascimenti, miglioramenti fondiari o viari oppure altre forane di ripristini o miglioramenti ambientali». Entro alcuni limiti, potranno contenere «calcestruzzo, bentonite, polivinicloruro, vetroresina, miscele cementizie e addittivi per scavo meccanizzato». L’importante sarà sottoporli ad analisi dell’Arpat, mai campionamenti potranno avvenire nel luogo di destinazione come indicato dal «piano di utilizzo». Un piano che per Cavriglia esiste da tempo e che aveva pure ricevuto un no secco delle commissione di valutazione di impatto ambientale della Regione. Un parere che aveva indispettito perfino il presidente Rossi, ma che ora è superato. «Il decreto va nella giusta direzione e l’esperienza della Toscana ha contribuito alla sua elaborazione – esulta Rossi – Infatti già una vecchia legge regionale prevedeva la possibilità del riuso dei materiali da demolizione, naturalmente nel rispetto dell’ambiente e della salute. Ora si potrà accelerare l’avvio o la ripresa di importanti opere, che ritengo necessarie sia per garantire lavoro e sviluppo che per dotare il territorio di infrastrutture indispensabili»
Le terre della Tav verranno portate in Valdarno attraverso la linea ferroviaria. Circa 45 chilometri in treno da Campo di Marte al terminal Bricchette che dovrebbero risparmiare a Firenze 230mila passaggi di camion sulle sue strade. Le due dune sorgeranno in un rettangolo di 154.000 metri quadrati e saranno alte circa 38 metri. Il progetto, concordato con Enel, prevede che costituiscano una sorta di anfiteatro naturale affacciato sul lago artificiale che bagna il borgo abbandonato di Castelnuovo dei Sabbioni. Una volta arrivati lì, i sottoprodotti non andranno nemmeno trattati. Basterà installare due o tre vasche di essiccazione. Per il nuovo decreto le terre potranno essere «stese al suolo per l’asciugatura e l’eventuale biodegradazione naturale degli additivi utilizzati». E «la riduzione di cementati e bentoniti» potrà essere «eseguita sia a mano che cori mezzi meccanizzati». Insomma, o si spalano o si lasciano colare nel laghetto, fiore all’ occhiello del progetto di risanamento ambientale della gloriosa area mineraria. Uno specchio d’acqua, peraltro, che dovrebbe diventare balneabile.

Fonte: Il Corriere Fiorentino

Il sì di Bruxelles alla talpa Tav: ora può scavare. Via libera alle terre in discarica

L’Europa dà il via libera alla normativa sulle terre di scavo, il ministro dell’ambiente firma il decreto, e così si scioglie il nodo che teneva legate tre grandi opere toscane: il By pass del Galluzzo, la Variante di Valico. Ma soprattutto il tunnel della Tav sotto Firenze.
Da ieri è quindi operativo il decreto del ministero dell’Ambiente che rende le terre che arrivano da opere di scavo (come quelle del sottoattraversamento) solo terreni che possono essere considerati «sottoprodotti e non rifiuti». Era l’ostacolo per tutte queste opere: i sottoprodotti possono essere portati ed utilizzati in cave (come è il caso di quelli dell’Alta velocità, destinazione ex miniere di Santa Barbara a Cavriglia) come fosse terra (quasi) qualsiasi. I rifiuti vanno invece portati in discarica, con costi aggiuntivi pesantissimi. Nel caso del sottoattraversamento Tav, la fresa era ferma da mesi in attesa che si sciogliesse questo nodo; la normativa infatti, finora, considerava anche quelli di Firenze rifiuti.
É stata la direzione regolamentazione della commissione europea industria, ieri, ad annunciare la sua decisione di «non reagire su questa proposta di decreto nel quadro della procedura in quanto essa non crea ostacoli alla libera circolazione delle merci nel mercato interno». E quindi, è un ok implicito al decreto del ministero. Analogo comportamento, pare, l’abbia preso anche la commissione ambiente dell’Ue. Ma attenzione: nella parte finale del suo comunicato, la commissione industria ricorda che «la mancanza di reazione della commissione nel quadro della presente direttiva in merito ad un progetto di regola tecnica non pregiudica la decisione che potrebbe essere presa nel quadro di altri atti Ue». Insomma, se ci fossero altri ricorsi, la questione potrebbe essere riaffrontata.
ll decreto consente di fatto che i materiali di scavo fiorentini possano finire a Santa Barbara e in altre cave al pari di terreno normale anche se contengono «calcestruzzo, bentonite, polivinilcloruro (PVC), vetroresina, miscele cementizie e additivi per scavo meccanizzato» ovviamente in quantità entro i limiti previsti dallo stesso regolamento.
Il presidente toscano Enrico Rossi vede in questa scelta un buon segnale per i grandi cantieri toscani. «La notizia che Bruxelles non ha eccepito la proposta italiana sulle rocce di scavo e che i ministri interessati stiano procedendo a firmare il decreto per quanto ci riguarda è un fatto molto positivo – dice Rossi – Il decreto va nella giusta direzione e l’esperienza della Toscana ha contribuito alla sua elaborazione. Infatti già una vecchia legge regionale prevedeva la possibilità del riuso dei materiali da demolizione, naturalmente nel rispetto dell’ambiente, della salute e di tutti gli altri parametri previsti dalla legislazione europea».
Ma le sostanze inquinanti comunque presenti, che hanno fatto lanciare l’allarme alle associazioni ambientalisti ed a diversi partiti? «Per quanto riguarda la Toscana – anticipa la domanda Rossi – applicheremo il nuovo decreto con il massimo del rigore. Il fatto che i materiali di risulta delle lavorazioni non debbano andare automaticamente in discarica, ma possano essere riutilizzati a certe precise condizioni, fa chiarezza e mette i tecnici nelle condizioni di valutare in modo appropriato i progetti di intervento. Ciò può contribuire conclude Rossi – ad accelerare l’avvio o la ripresa di importanti opere nel nostro territorio, che la Regione Toscana (e io personalmente) ritiene necessarie sia per consentire lavoro e sviluppo, sia per dotare il territorio di infrastrutture indispensabili».

Rossi toglie all’assessorato all’Ambiente le deleghe per Vas e Via

Fonte: Stamp Toscana

Con delibera del 15 giugno, il governatore compie il “piccolo golpe” (secondo
la definizione di Italia Nostra e ComitatonotunnelTav che
denucniano l’accaduto) e avoca a se stesso le deleghe

Firenze – Cosa succede in Regione Toscana? Qualcosa che Italia Nostra Firenze giudica “un piccolo golpe”. E sono Maria Rita Signorini, del direttivo nazionale dell’associazione ambientalista, insieme a Tiziano Cardosi, esponente del ComitatonotunnelTav, a fare emergere la delibera del 15 giugno con cui il presidente Enrico Rossi toglie all’assessorato all’ambiente e riserva a se stesso le competenze su Via (valutazione d’impatto ambientale) e Vas (valutazione ambientale strategica) “peraltro – come aggiungono Signorini e Cardosi – senza alcuna motivazione”.
“E’ inquietante perché avviene all’indomani delle dichiarazioni dello stesso presidente sull’assoluta necessità di procedere con le “grandi opere” infrastrutturali che interessano massicciamente la Regione, a partire dal nefasto progetto di sottoattraversamento fiorentino di Tav – spiega la nota congiunta – non vorremmo che quella dichiarata necessità comportasse lo svuotamento degli strumenti di controllo e valutazione dei progetti, fra cui appunto la Via e la Vas”.
Ma non basta, come spiegano Signorini e Cardosi. “Nello stesso momento voci fondate e sempre più insistenti parlano dell’avvenuta rimozione del Responsabile del Settore regionale competente per la Via, per destinarlo ad altro incarico”. Insomma, quello che preoccupa l’associazione ambientalista e il ComitatonotunnelTav, è la “desertificazione” che di fatto “sembra essere praticata in una postazione così importante, che svolge un controllo su permessi fondamentali per assicurare la sostenibilità delle opere sottoposte a giudizio degli esperti”.  E la polemica è inevitabile: fra le cause della decisione del governatore, i dubbi espressi da Signorini e Cardosi energono chiari. “Forse applicare le leggi e quegli strumenti di controllo e valutazione, costituiva un “ostacolo” agli appetiti cementizi? – attaccano – non sarà perché, ad esempio, con un atto esemplare, basato su pareri tecnici di Arpat e Ministero, il Settore Via ha dato parere negativo all’utilizzo alla miniera di Santa Barbara del materiale scavato dalla talpa (Monnalisa) classificato come rifiuto? Questa classificazione rende impossibile l’inizio dello scavo delle gallerie fiorentine, dimostrando la falsità delle dichiarazioni di tutti quelli che vogliono questo progetto ad ogni costo (dall’AD delle ferrovie Mauro Moretti, all’ex ministro delle infrastrutture Altero Matteoli, all’ex assessore regionale e attuale responsabile del PD per le infrastrutture e consigliere del Fondo F2i Riccardo Conti, fino al presidente regionale). Purtroppo i fatti denunciati, privi di alcuna motivazione, autorizzano domande inquietanti, a cui chiediamo una risposta”.
E di fronte al fatto compiuto, Italia Nostra parla di un vero e proprio “piccolo golpe”: in realtà, si tratta di una competenza propria del presidente, anche se, vista la delicatezza eell’argomento, forse sarebbe stata auspicabile una decisione più … “condivisa”.
E dunque? Tutto, per Italia Nostra e per il Comitato NotunnelTav rimane affidato al consiglio regionale, di cui si auspica “un sussulto di orgoglio perché fermi questo vergognoso tentativo di annullare ogni controllo democratico e amministrativo”.

Italia Nostra si complimenta col sindaco di Roccastrada

Fonte: Il Corriere di Maremma, 12 Aprile 2012

Italia Nostra si complimenta col sindaco di Roccastrada
L’associazione ambientalista aveva segnalato un’inutile spreco di denaro pubblico nel tenere accese delle luci, definite “una luminaria”,
nella campagna incolta del Madonnino.

Roccastrada: “Le polemiche, le critiche e le proteste sono il sale della democrazia. Guai se non ci fossero, guai se tutti dicessero sempre sì a chi ci governa e ci amministra – scrive Michele Scola, presidente di Italia Nostra Grosseto – Purtroppo, però, qui in Maremma questo fondamentale principio democratico stenta ad affermarsi, le critiche sono recepite con fastidio, in particolare se vengono espresse attraverso la stampa e gli altri mezzi di comunicazione. Ne sappiamo qualcosa noi di Italia Nostra, che, tanto per fare un paio di esempi, per aver criticato gli eccessi della caccia al cinghiale e gli scempi edilizi, siamo stati siamo stati fatti oggetto di risposte beffarde e ostili, e addirittura siamo stati minacciati di querela. Nella migliore delle ipotesi, i detentori dei poteri locali, anziché accettare correttamente il confronto pubblico, si chiudono nel silenzio.
Un piccolo ma significativo esempio dell’utilità delle critiche esercitate dagli ambientalisti lo si è avuto recentemente in occasione di una segnalazione fatta da Italia Nostra circa lo spreco energetico compiuto dall’amministrazione comunale di Roccastrada tenendo accesi, dal tramonto all’alba, ottanta potenti lampioni nella campagna incolta nei pressi della località Madonnino, a breve distanza da Braccagni. Un luogo dove si vorrebbe far sorgere, in futuro, un Polo industriale a nostro parere del tutto campato per aria. La nostra attenzione si era rivolta su quell’inutile luminaria innanzitutto per lo spreco di energia elettrica, ma anche per quella particolare forma di offesa all’ambiente che è l’inquinamento luminoso, un fenomeno sempre più diffuso, che impedisce la perfetta visione di quell’affascinante spettacolo naturale costituito dal cielo stellato. Ma c’era un altro dettaglio che ci incuriosiva: poche settimane prima, precisamente il 17 febbraio scorso, si era celebrata in tutta Italia la campagna sul risparmio energetico intitolata M’illumino di meno – continua Scola – Vari comuni maremmani, e fra questi Roccastrada, vi avevano aderito, spegnendo le luci degli edifici pubblici. L’uscita, su questo giornale, dell’articolo col quale chiedevamo spiegazioni ai responsabili dell’inutile luminaria del Madonnino, apparentemente non produsse nessun risultato: i lampioni rimasero accesi. Ma poi, trascorsi alcuni giorni, i lampioni, come per magia, si spensero, e da allora non furono più riaccesi.
Complimenti, signor sindaco di Roccastrada. Lei non è molto loquace, ma almeno, a differenza di certi suoi colleghi, ha orecchi per sentire” conclude il presidente della sezione locale di Italia Nostra.

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