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Pianificazione urbanistica, le associazioni ambientaliste possono impugnare gli atti

Fonte: Casaeclima, 23/02/2015

Le associazioni ambientaliste di livello nazionale sono legittimate ad impugnare non solo gli atti amministrativi in materia ambientale, ma anche gli atti che incidono più in generale sulla qualità della vita in un dato territorio.
Il chiarimento arriva dalla sentenza n. 839/2015 (depositata il 19 febbraio) emessa dalla quarta sezione del Consiglio di Stato.
Alle associazioni ambientaliste non compete solo la tutela paesistica. Palazzo Spada è del parere che la tesi per cui le attribuzioni delle associazioni ambientaliste sarebbero limitate unicamente alla tutela paesistica, «non può essere sostenuta ed è sconfessata da una lettura della giurisprudenza in tema, che traccia una evidente parabola interpretativa, tesa al riconoscimento di una nozione di protezione ambientale ampiamente articolata. In questo senso, gli spunti appaiono numerosi (ricordando, senza pretesa di completezza, Cons. Giust. Amm. Reg. Sic., 27 settembre 2012 n. 811; Consiglio di Stato, sez. IV, sent. 14 aprile 2011, n.2329; id, sez. VI 15 giugno 2010 n. 3744; id., sez. IV, 12 maggio 2009 n. 2908; id., sez. IV 31 maggio 2007 n.2849) e concordanti nel senso di attribuire alle associazioni ambientaliste la legittimazione ad agire in giudizio non solo, per la tutela degli interessi ambientali in senso stretto, ma anche per quelli ambientali in senso lato, ossia quelli comprensivi dei temi della conservazione e valorizzazione dell’ambiente latamente inteso, del paesaggio urbano, rurale, naturale nonché dei monumenti e dei centri storici, tutti beni e valori idonei a caratterizzare in modo originale, peculiare ed irripetibile un certo ambito geografico territoriale rispetto ad altri».
Palazzo Spada ricorda che «In tempi ancora più recenti, correlandosi alla materia qui in esame, questo Consiglio (sez. IV, 9 gennaio 2014 n. 36) ha affermato ancora più incisivamente che il potere di pianificazione urbanistica non è funzionale solo all’interesse pubblico all’ordinato sviluppo edilizio del territorio in considerazione delle diverse tipologie di edificazione distinte per finalità (civile abitazione, uffici pubblici, opifici industriali e artigianali, etc.), ma esso è funzionalmente rivolto alla realizzazione contemperata di una pluralità di interessi pubblici, che trovano il proprio fondamento in valori costituzionalmente garantiti. L’ambiente, dunque, costituisce inevitabilmente l’oggetto (anche) dell’esercizio di poteri di pianificazione urbanistica e di autorizzazione edilizia; così come, specularmente, l’esercizio dei predetti poteri di pianificazione non può non tenere conto del “valore ambiente”, al fine di preservarlo e renderne compatibile la conservazione con le modalità di esistenza e di attività dei singoli individui, delle comunità, delle attività anche economiche dei medesimi».
Di conseguenza, «gli atti che costituiscono esercizio di pianificazione urbanistica, la localizzazione di opere pubbliche, gli atti autorizzatori di interventi edilizi, nella misura in cui possano comportare danno per l’ambiente ben possono essere oggetto di impugnazione da parte delle associazioni ambientaliste, in quanto atti latamente rientranti nella materia “ambiente”, in relazione alla quale si definisce (e perimetra) la legittimazione delle predette associazioni».

 

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Piano paesaggistico Toscana, associazioni ambientaliste contro il maxiemendamento PD

Fonte: Agipress, 23/02/2015

FAI, Legambiente, WWF Italia e Italia Nostra dichiarano il proprio sconcerto di fronte alle proposte avanzate

Le associazioni ambientaliste FAI, Fondo Ambiente Italiano, Legambiente, WWF Italia e Italia Nostra dichiarano il proprio sconcerto di fronte alle proposte di emendamento al Piano Paesaggistico della Toscana presentate dal Partito Democratico regionale. “Gravissime  – si legge in una nota – quelle che mirano a declassare le più vincolanti ‘direttive’ del Piano in semplici ‘indirizzi’, nullificandone il senso e l’utilità. Altrettanto gravi le nuove disposizioni sulle cave, che consentono di fatto l’estrazione del marmo in qualsiasi sito della Regione, riservando la tutela solo alle vette e crinali ‘vergini’ sopra i 1200 metri e stralciando le linee guida di valutazione paesaggistica proposte dal Piano per avviare un uso consapevole e sostenibile di un territorio di alto valore come quello delle Apuane. Stupisce inoltre che il Governatore della Regione Rossi, che dovrà votare il Piano nella prossima seduta del Consiglio il 10 marzo, non si sia ancora pronunciato in merito, di fatto sostenendo i gravi emendamenti proposti dal PD” – continua la nota. “Le associazioni – chiude – si rivolgono pertanto ai vertici nazionali del PD e al Governatore Rossi perché si pronuncino in maniera inequivocabile, invitando gli amministratori locali del loro stesso partito a ritirare questi pericolosi emendamenti e favorendo una rapida e definitiva approvazione del Piano Paesaggistico della Toscana, fondamentale strumento per il buon governo del territorio, a partire da quello toscano”.

Petriolo. Continua la battaglia delle associazioni ambientaliste

Pubblichiamo il bell’articolo del giornalista David Busato, sulla nostra battaglia di Terme di Petriolo

Fonte: Qui Siena

Petriolo. Continua la battaglia delle associazioni ambientaliste
Tra breve potrebbero esserci novità sulla questione Petriolo e
raddoppio della Siena-Grosseto nella zona.

Siena – Non demordono gli Amici dei Bagni del Petriolo e Italia Nostra. La battaglia per salvaguardare ed evitare “colpi di mano” continua. Petriolo e la sua storia vanno salvaguardati. Il previsto raddoppio della E78 nella zona continua a far discutere. Il 13 Settembre, su Qui Siena, ci eravamo già occupati della vicenda con la denuncia da parte di Italia Nostra sulla delicata situazione della zona. Dopo poco più di due mesi ci sono state delle novità. Per capire meglio la vicenda, è necessario fare un piccolo passo indietro ed andare ad Ottobre. In conseguenza dell’accordo istituzionale del 7 Ottobre 2013, le associazioni hanno diffuso, pochi  giorni dopo, un articolato comunicato che affermava: “ La nuova stesura, diffusa il 7 ottobre u.s. dell’ Accordo Istituzionale per la gestione del Cantiere del Maxilotto della E78 non contiene sostanziali aggiornamenti rispetto alla versione del 9 agosto e, soprattutto, non sono stati recepite – anzi nemmeno menzionate – le osservazioni e le richieste presentate dalle scriventi associazioni; inoltre nell’ultimo incontro del 29 luglio si era proposto una successiva riunione per il mese di settembre per la quale si attende ancora la convocazione.  Siamo quindi costretti a ribadire quanto già esposto, in particolare riaffermiamo che il documento proposto non può essere considerato un “accordo istituzionale” per la sua approssimazione nel riportare quanto emerso negli incontri di luglio, perché non sono indicate le parti che dovrebbero sottoscrivere tale “accordo”, perché non è chiara quale sia la veste “istituzionale”.  In primo luogo ricordiamo che a nostra fondamentale richiesta della presenza di un nostro tecnico di fiducia a tutte le operazioni di monitoraggio dell’impatto del cantiere sui beni storici ed ambientali dei Bagni di Petriolo è stata completamente ignorata. La premessa ed i singoli punti dell’”accordo” sono spesso generici ed indeterminati…”.
Qualche giorno fa, le associazioni hanno diffuso un altro comunicato ribattendo ad un articolo del Sole 24 Ore del 30 Ottobre. L’articolo, titolato “ Prove di debat public alla toscana”, a firma del giornalista Giorgio Santilli, riportava circa lo sblocco di questi 12 km e parlava di “Debat public” alla toscana e di un modello ancora “acerbo” perché non regolamentato da norme nazionali e sostanzialmente informale. La Toscana, però, continuava l’articolo ha una legge sulla partecipazione, la 69 del 2007 che facilita il confronto sulle opere pubbliche: “ E non è stata impresa da poco per il Sottosegretario alle Infrastrutture D’Angelis mettere d’accordo sui 12 km Regione Toscana ecc…” E di seguito l’elenco degli altri interlocutori. D’Angelis aveva dichiarato che: “ Il nuovo format del debat public per l’Italia ha consentito di raggiungere una soluzione condivisa, ora il Parlamento riveda la legge urbanistica”.
Ecco il comunicato di risposta degli Amici dei Bagni di Petriolo e di Italia Nostra all’articolo del Sole 24 Ore che contesta la realtà descritta dal pezzo: “ Le associazioni “Italia Nostra” ed “Amici dei Bagni di Petriolo” , con riferimento all’articolo “Prove di debat public alla toscana” pubblicato il 30/10/2013 sul “Sole 24 ore” a pag. 41, invitano Giorgio Santilli, estensore dell’articolo, a visitare i bagni di Petriolo per rendersi conto che la realtà è ben diversa da quantoenfaticamente  pubblicizzato dall’esimio sottosegretario Erasmo D’Angelis. Il “debat public”, tanto propagandato, si è finora svolto in modo assolutamente informale, non certo nelle forme previste dalla normativa regionale (L.R. 69/2007), evidentemente sconosciuta al sottosegretario ed anche ai funzionari regionali presenti agli incontri tenutesi nel mese di luglio.
Preme ricordare che l’argomento del “debat public” non è il tracciato della strada, il cui necessario ampliamento è atteso da anni (la prima valutazione di impatto ambientale risale al 1993) ma la tutela e la rivalutazione dell’area dei Bagni di Petriolo che, lasciata da anni in colpevole degrado dagli enti locali competenti, è ora minacciata dalle piste di cantiere che l’attraversano, con un impatto – molto diverso da “zero” – sull’ambiente della valle del Farma, un vero “santuario della Biodiversità”.
Le scriventi associazioni hanno proposto l’istituzione di un tavolo di concertazione fra tutte le componenti, pubbliche e private, interessate alla tutela e gestione dell’area, hanno richiesto di partecipare ai monitoraggi dell’impatto del cantiere sulle strutture storiche e sulle fonti termali, hanno richiesto il rispetto delle prescrizioni imposte dalla Soprintendenza a tutela degli immobili storici, hanno richiesto la pubblicazione su un sito internet dedicato di tutti gli atti a rilevanza pubblica; tutte richieste completamente disattese, nonostante mirabolanti impegni e roboanti promesse dell’esimio sottosegretario Erasmo D’Angelis… esprimiamo le nostre obiezioni e perplessità, denunciando la superficialità e l’incompetenza di alcune proposte; ci dichiariamo disponibili a dare il nostro contributo affinché il patrimonio, sia storico che ambientale di Petriolo, possa essere  goduto nel migliore dei modi anche in futuro”
La questione, come è evidente,  è ben lontana da una risoluzione nel breve periodo, e tra pochissimo tempo, potrebbero esserci importanti novità sull’intera vicenda.

Basta eolico! No a nuovi incentivi prima ancora di dilazionare quelli già assegnati

Comunicato stampa di

Italia Nostra
Altura
Amici Della Terra
Associazione Italiana Per La Wilderness
Comitato Nazionale Per Il Paesaggio
Comitato Nazionale Per La Bellezza
Comitato Nazionale Contro L’Eolico E Il Fotovoltaico In Aree Verdi
Lipu
Mountain Wilderness
Movimento Azzurro
Rete Della Resistenza Sui Crinali
Verdi Ambiente E Società
Terra Celeste

25 ottobre 2013
Una lettera con una precisa richiesta di moratoria per incentivi a nuove centrali eoliche è stata inviata da tredici associazioni ambientaliste ai ministri Zanonato, Orlando e Bray. Le associazioni intervengono a proposito del provvedimento annunciato dal Ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato per dilazionare parzialmente gli oneri che gravano sulle bollette di famiglie e imprese italiane a causa degli incentivi alle rinnovabili elettriche che ammontano ormai a 11,2 miliardi annui e che presto sfonderanno, per pura inerzia, anche il tetto dei 12,5 miliardi di oneri (6,7 per il Fotovoltaico più 5,8 per le restanti tecnologie) come stabilito dalla riforma dello scorso anno.
Se il Governo intende intervenire per attenuare questo aggravio dei costi dell’elettricità che compromette ogni possibilità di ripresa economica, noi concordiamo con questa finalità, ma osserviamo che prima ancora di cambiare tempi e regole per il pagamento degli incentivi già assegnati occorre smettere di assegnarne di nuovi. Ci riferiamo all’organizzazione delle aste competitive del prossimo anno per l’assegnazione di ulteriori incentivi alle fonti di produzione diverse dal fotovoltaico. Per il solo eolico on-shore (e per i soli impianti di potenza superiore ai 5 MW) s’intendono assegnare altri incentivi a un contingente di 500 MW di potenza!
Rimarchiamo che ogni nuovo impianto che fornisce energia intermittente (eolico e fotovoltaico in primis), oltre a nuovi oneri diretti di incentivazione, comporta ulteriori costi, in particolare per:

  • risolvere i problemi di dispacciamento,
  • costruire nuovi elettrodotti, generalmente in aree a scarsa magliatura elettrica, con ulteriori danni ambientali,
  • rispondere all’aspettativa di un “capacity payment” che mantenga remunerativi e in esercizio gli impianti a idrocarburi fossili che devono per forza fungere da riserva “calda” a impianti che, per loro natura, non sono programmabili: non autosufficienti e non “alternativi”, con conseguente duplicazione dei costi.

Facciamo inoltre notare che gli obblighi assunti in sede europea dal Governo italiano nel 2010 per il raggiungimento della quota del 26,39% della produzione elettrica da FER. sui consumi nazionali nel 2020, e per cui gli incentivi vennero a suo tempo stanziati, sono già stati raggiunti l’anno scorso e saranno largamente oltrepassati quest’anno.
Altri settori, più performanti nella lotta ai gas serra e più utili all’ambiente e all’economia del nostro Paese come le rinnovabili termiche e l’efficienza energetica, non hanno beneficiato di analoghe politiche. 
Un provvedimento di moratoria a incentivi per nuovi impianti di rinnovabili elettriche intermittenti si rende indispensabile per non vanificare ogni possibile intervento di contenimento dei costi di incentivazione in bolletta e persino per evitare di dover tagliare retroattivamente incentivi già assegnati. 
E’ inutile tentare di svuotare la vasca con un secchiello se il rubinetto rimane aperto ed è paradossale che società spagnole stiano per piazzare ulteriori centrali eoliche in Italia, mentre in Spagna è applicata una tassa del 6% sui ricavi da generazione elettrica.
Da Associazioni ambientaliste sensibili alla tutela del territorio, ci siamo espressi fin dall’inizio contro gli incentivi che hanno favorito la speculazione a danno del paesaggio, della natura, dei territori collinari e montani, sui crinali appenninici e nel Mezzogiorno, senza portare riduzioni significative, a livello complessivo, dei gas climalteranti.
Facciamo notare che, se le nostre osservazioni fossero state accolte, non ci troveremmo in questa grave situazione, al punto da richiedere l’assunzione di provvedimenti, almeno in parte, retroattivi e con un territorio sfigurato che rischia di ricevere il colpo di grazia.

Le Associazioni nazionali

  • Italia Nostra, Presidente Marco Parini
  • Altura, Presidente Stefano Allavena
  • Amici della Terra, Presidente Rosa Filippini
  • Associazione Italiana per la Wilderness, Segretario Generale Franco Zunino e Presidente Onorario Carlo Ripa Di Meana
  • Comitato nazionale contro fotovoltaico ed eolico in aree verdi, Presidente Nadia Bartoli
  • Comitato Nazionale per il Paesaggio, Segretario Oreste Rutigliano
  • Comitato per la Bellezza, Presidente Vittorio Emiliani
  • Lipu, Presidente Fulvio Mamone Capria
  • Mountain Wilderness, Presidente Carlo Alberto Pinelli
  • Movimento Azzurro, Vice Presidente Vicario Dante Fasciolo
  • Verdi Ambiente e Società (VAS), Presidente Guido Pollice
  • Associazioni e coordinamenti di comitati territoriali
  • Rete della Resistenza sui Crinali, Coordinatore Alberto Cuppini 
  • TERRA CELESTE Associazione culturale, Presidente Luisa Bonesio

 

Associazioni e comitati scrivono alla Regione Emilia-Romagna a sostegno dell’Assessore Freda

A seguito della decisa presa di posizione contro gli eccessi dell’eolico industriale in Emilia Romagna dell’Assessore regionale all’Ambiente Sabrina Freda, si è cominciato a muovere  chi, a livello di direzione nazionale, ha sottoscritto e rinnovato “un Protocollo di intesa con lo scopo di promuovere l’eolico in Italia” con l’associazione confindustriale di categoria (ANEV).
Per questo le associazioni ed i comitati che in regione e nelle aree limitrofe si stanno impegnando contro gli eccessi verificatisi negli ultimi anni hanno scritto alla Giunta regionale questa lettera di sostegno alle tesi dell’Assessore Freda.

Bologna, lì 06/05/2013

Al Presidente della Giunta e a tutti gli Assessori della Regione Emilia-Romagna.
Oggetto: Normativa regionale in materia di impianti eolico-industriali in aree agricole.

Stimatissimi Presidente e Assessori,
con riferimento al contenuto del recente documento redatto da Legambiente Emilia-Romagna che ha per titolo “Legambiente su posizione eolico della Regione : si vogliono evitare eccessi e speculazioni, oppure applicare uno stop generalizzato alla tecnologia?”, le associazioni ed i comitati contrari allo sviluppo incontrollato dell’eolico industriale ritengono opportuno far rilevare quanto segue:

  • il decreto assembleare n. 51 che delinea le Linee guida per le autorizzazioni degli impianti alimentati da fonti rinnovabili è stato approvato nel luglio del 2011, quindi quasi due anni fa, ed è “in quell’occasione” che la Regione, recependo in parte le Linee guida nazionali ed in  concerto sia con alcune associazioni ambientaliste (fra cui Legambiente) e soprattutto insieme alla vasta e forte categoria degli imprenditori, ha posto i criteri per regolamentare le autorizzazioni. Parlare attualmente, nel comunicato, di “posizione della Regione” non è corretto ed è, nella tempistica, fuori luogo.
  • Nel comunicato stampa, Legambiente critica, a nostro avviso erroneamente, la Regione, parlando di “lettura” delle norme relative al limite minimo delle 1800 ore quasi che fosse possibile oppure addirittura necessario “interpretare” la norma.

La norma è chiarissima: il limite delle 1800 ore alla massima potenza, a cui fa riferimento il comunicato, è assolutamente incontrovertibile e non lascia adito ad interpretazioni. L’elevata efficienza, in termini di alta produttività specifica, viene infatti “definita come numero di ore annue di funzionamento alla piena potenza nominale, comunque non inferiori a 1800 ore annue”.
Ma quello che davvero non si riesce a comprendere è come mai l’associazione ambientalista pur invitando la Regione a non rischiare di “toccare un tema serio e complesso, con pareri da bar” inciampi clamorosamente nel periglioso pressapochismo omettendo di specificare che il limite delle 1800 ore di cui sopra è una deroga riferita alle sole aree agricole di cui si è voluto tutelare il valore e l’interesse ambientale.
Una dimenticanza?
Noi tutti ci meravigliamo del fatto che il comunicato, pur partendo da presupposti corretti, concluda con una presa di posizione così vicina a quella degli industriali.
Crediamo che la comunità civile, i comitati e le associazioni ambientaliste debbano avere l’obiettivo di preservare gli ultimi lembi di territorio a valenza naturalistica-ambientale.
Si potrebbe ipotizzare di sfruttare queste aree deturpandole con impianti eolici industriali fuori scala soltanto qualora fossero dimostrate l’ineluttabile necessità di operare esclusivamente in quel sito e la mancanza di alternative. In quel caso andrebbe assolutamente garantita “l’elevata efficienza” dell’impianto eolico previsto.
Chi potrebbe considerare un rendimento di circa 20% (1800 ore annue di ventosità /8760 totale annue) troppo alto come garanzia per non compromettere definitivamente un territorio con tale valenza senza che ci sia un reale e documentato profitto per l’intera comunità?
E’ a conoscenza l’opinione pubblica che le linee guida regionali hanno già di fatto estremamente ridotto il regime vincolistico?
E’ importante sottolineare a questo proposito che qualora anche i vincoli su questa misera fetta residua di territorio venissero banalizzati, allora davvero l’eolico industriale si potrebbe costruire ovunque!
Concordiamo perfettamente sulla necessità di evitare abusi e speculazioni pretendendo producibilità certe e non presunte e di avere garantita la legalità in un procedimento trasparente e partecipativo.
Sono questi, peraltro, i principi espressi anche nel comunicato stampa dell’Assessore all’Ambiente Sabrina Freda, la cui attenzione alla salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio nel rispetto delle esigenze della popolazione noi conosciamo da tempo.
Riteniamo quindi di esprimere il nostro apprezzamento per il lavoro svolto dall’Assessorato Ambiente della Regione e da tutti i consiglieri regionali che valutano attentamente e scrupolosamente i numerosi progetti di impianti eolici e ringraziamo l’Assessore Freda per il riconoscimento del ruolo fondamentale di vigilanza civica assunto da associazioni e comitati di cittadini. Essi troppo spesso sono diventati, loro malgrado, sostituti impropri dell’Amministrazione nel controllo del rispetto delle regole e delle leggi, a causa dell’abnorme proliferazione di progetti di impianti industriali proposti su siti di pregio dell’Appennino dove pure la ventosità non garantisce i parametri minimi di efficienza.
Proprio a tal fine, ed in considerazione dell’improbo impegno a cui sono stati sottoposti nel frattempo, comitati ed associazioni hanno avanzato richiesta alla Regione Emilia-Romagna per un’audizione finalizzata a fornire una prima valutazione degli effetti del decreto assembleare in materia di impianti eolici entrato in vigore ormai due anni fa.

SOTTOSCRITTO DA:
Italia Nostra Emilia-Romagna
Italia Nostra Toscana
Mountain Wilderness Emilia-Romagna
WWF Emilia-Romagna
WWF Lombardia
WWF Piemonte
AsOer Emilia Romagna
Altura Protezione Rapaci nazionale
Federazione Pro Natura Emilia-Romagna
Comitati e gruppi costituitisi contro gli impianti eolico industriali nell’alto Appennino: Comitato Alta valle del Sillaro (BO)
Comitato in difesa del paesaggio di Camugnano (BO)
Comitato Santa Donna (Borgotaro e Bardi PR)
Comitato Salviamo Biancarda e Poggio 3 Vescovi (Verghereto FC)
Comitato per il territorio delle Quattro Province (PC AL GE PV)
CISATEL (Comitato interregionale salvaguardia Appennino tosco-emiliano-ligure)
Gruppo astrofili Antares Osservatorio astronomico Monteromano di Brisighella (RA)
Comitato cittadino per la salvaguardia del territorio di Zeri (MS)
Comitato La luna sul monte (Pontremoli MS)
Comitato Difendiamo la Garfagnana (Casola MS – Minucciano LU)
Comitato Cisa – Cirone Alta val Magra (Pontremoli MS)
Comitato Ariacheta (San Godenzo FI)
Comitato civico Zeri nel cuore (Zeri MS)
Comitato Tutela Paesaggio (PC)
Comitato Prato Barbieri (Bettola-PC)
Comitato NO pale eoliche a Nicelli nel comune di Farini e zone limitrofe (Farini PC)
Comitato Passo delle Pianazze-Case INI (Bardi-PR,Farini-PC)
Comitato Monte Faggiola (Firenzuola FI)

Emilia Romagna: l’assessore all’ambiente contro l’eolico selvaggio

Fonte: Gaianews

L’eolico in Emilia Romagna in linea di massima non è conveniente. Poco vento e quindi scarse possibilità di poter installare grandi impianti. A dirlo è l’assessore all’Ambiente della Regione Sabrina Freda. Eppure nonostante questo, le aziende a caccia di incentivi continuano a deturpare crinali poco ventosi: unico scopo guadagnare a scapito del paesaggio. L’europarlamentare Andrea Zanoni in un comunicato si schiera accanto all’assessore Freda e alle tante associazioni ambientaliste che grazie a i ricorsi riescono a fermare lo scempio.
Si sono riunite in un coordinamento le associazioni dell’Alto Appennino che lottano contro l’eolico selvaggio e hanno ricevuto l’appoggio dell’assesssore Sabrina Freda e dell’eurodeputato Andrea Zanoni, che dichiara: «Appoggio e sostengo l’Assessore Regionale Sabrina Freda, che dimostra di avere a cuore il paesaggio e di voler dar voce ai Comitati dellaRete della Resistenza sui Crinali, nati proprio per difendere il territorio dalle speculazioni industriali»
La Regione Emilia Romagna ha un suo piano per le rinnovabili in attuazione del protocollo di Kyoto, ma secondo Freda la situazione che riguarda l’eolico va monitorata: infatti l’eolico non sarebbe prioritario per la regione visto che i dati del vento non sono spesso sufficienti a giustificare l’installazione. Inoltre l’assessore ha fatto sapere che “i dati degli impianti realizzati, soprattutto per quelli più grandi, mettono in evidenza che relativamente alle ore dichiarate e certificate in fase di progetto dalle aziende proponenti, le ore effettive di produzione risultano essere spesso meno della metà rispetto ai minimi indicati dalla legge regionale.”
E ha aggiunto che per giustificare un impatto ambientale e paesaggistico come quello che deriva dall’installazione delle pale eoliche, sarebbe necessaria una produttività che in Emilia Romagna non è possibile.
Le associazioni svolgono un ruolo importantissimo per la tutela del territorio: a metà aprile 2013, il Consiglio di Stato ha emesso un decreto cautelativo su ricorso del WWF, Vas e Altura bloccando i lavori per la realizzazione di cinque pale eoliche a Zeri (MS) sul monte Gottero, con il passaggio nel Comune parmense di Albareto. Sono dovuti intervenire Carabinieri e Corpo Forestale dello Stato per fermare la fretta di aziende coinvolte in indagini, a caccia di incentivi in scadenza. Il cantiere proseguiva addirittura di notte nonostante lo stop della Magistratura, dopo aver devastato boschi e strade.
L’europarlamentare Andrea Zanoni, membro della Commissione ENVI Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo ha affermato: «Troppo spesso ci troviamo davanti a mega torri eoliche, risultato di uno scempio ambientale che viola anche le Direttive Uccelli 2009/147/CE e Habitat 92/43/CEE. Queste fonti di energia rinnovabile e pulita, quando mal tradotte in realtà, si trasformano in ferite indelebili per l’ambiente: i cantieri sventrano le nostre colline e montagne senza un beneficio concreto per i cittadini. Poi rimangono questi grattacieli che svettano con un impatto devastante. Appoggio e sostengo l’Assessore Regionale Freda che dimostra di avere a cuore il paesaggio e di dar voce ai Comitati della Rete della Resistenza sui Crinali nati proprio per difendere il territorio da speculazioni industriali».
E l’iter dell’eolico in Emilia Romagna non è molto diverso da ciò che succede altrove in Italia: basti citare il caso di alcuni progetti su cui l’assessore vigila con attenzione, ad esempio quello presentato per il Passo del Santa Donna tra Borgo Val di Taro (PR) e Bardi (PR), dove sono previste ben 9 le pale da 150 metri. In Regione era stato presentato solo un anno fa per lo stesso luogo un progetto da 3 pale, che aveva visto gli uffici competenti richiedere ben 46 integrazioni e chiarimenti sull’impatto delle strade per trasportare gli enormi aerogeneratori su quelli che sono sentieri escursionistici o piste forestali in zone fittamente boscose, sui dati degli anemometri incompleti ed errati, sull’assetto idrogeologico, sull’impatto per fauna e avifauna.
L’assessore inoltre è fra coloro che sospende il giudizio riguardo agli effetti per la salute dell’installazione delle pale. In Italia non sono ancora riconosciuti i possibili danni di suoni e soprattutto di infrasuoni, ma in altri Paesi la cosiddetta “Sindrome da pala eolica” è scientificamente accertata e, di conseguenza, la realizzazione degli impianti prevede vincoli molto più stringenti, soprattutto per quanto riguarda le distanze da abitazioni, allevamenti e stalle.
«La salute dei cittadini deve essere salvaguardata ad ogni costo e qualsiasi decisione deve essere adottata dando priorità assoluta a questa valutazione – ha concluso Zanoni – Nel dubbio deve quindi prevalere la massima cautela. Sosterrò l’Assessore Freda e i Comitati nelle azioni che metteranno in atto per difendere l’ambiente e la salute dei residenti».

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