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No a impianti fotovoltaici nelle Crete senesi

Fonte: Vivere le crete e Italia Nostra Onlus – Sezione di Siena

Asciano (30.12.2011) – Da “Italia Nostra” sezione di Siena riceviamo e pubblichiamo:

“Italia Nostra è preoccupata per una segnalazione giunta da  Asciano:  un impianto fotovoltaico  di 5.000 metri quadrati sta per essere  realizzato a Bollano, nelle immediate vicinanze dell’’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, in località podere Il Pino.

L’’Abbazia “situata in suggestiva solitudine su un’’altura a dominio delle Crete”, fondata nel XIV° secolo, “estendeva i suoi possedimenti fondiari fino a Chiusure e alla Val d’’Asso, ed ebbe ruolo fondamentale nell’organizzazione agricola e sociale delle Crete meridionali, caratterizzata dai campi chiusi da filari di vite sostenuti da olivi, gelsi e piante da frutto” (dalla Guida d’’Italia del Touring Club Italiano, edizione 1996). L’’impianto occuperebbe un’’area agricola di pregio, e sarebbe situato lungo una strada poderale di crinale, in posizione elevata, visibile da tutta la vallata est del fiume Ombrone e addirittura da Murlo, lontano ben 11 chilometri. Il terreno appartiene all’’Azienda Agricola “Congregazione Benedettina Olivetana”, gestita dai monaci di Monte Oliveto, le cui proprietà sono quasi tutte sottoposte a vincolo paesaggistico ai sensi del Decreto Legislativo n.42 del 2004 (Decreto Urbani) e rientrano fra le “Aree Protette SIR-SIC ” (Siti di Importanza regionale e/o Comunitaria). Il campo il Pino, dove è progettato l’’impianto, è adiacente all’’area sottoposta a Vincolo Paesaggistico, e dista 450 metri dall’’area protetta regionale, e 80 metri dall’’Area Perimetrata dei cosiddetti “Coni Visivi”, individuata dalla Legge Regionale 11/2011. Tale legge individua come aree non idonee all’’istallazione di impianti fotovoltaici a terra le Aree Agricole di Pregio e quelle DOP (denominazione  di Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Protetta). Il campo Il Pino rientra in ambedue le classificazioni. Leggendo bene la Legge 11, troviamo che vi possono essere eccezioni alla non idoneità, nelle zone sopradette, per impianti fotovoltaici con potenza inferiore ai 200 kiloWatt: e, guarda caso, l’’impianto progettato sarà di 199 kiloWatt! Tuttavia, a parte l’’”escamotage “dei 199 kiloWatt al posto dei 200, per la succitata Legge le eccezioni sono valide solo se gli impianti soddisfano due condizioni: primo, devono servire ad attività connesse all’’agricoltura; secondo, devono inserirsi nella campagna “con modalità tali da assicurare il minor impatto paesaggistico”. Ebbene, risulta che l’’impianto di Bollano non soddisfi nessuna delle due condizioni: infatti,  l’energia prodotta  potrà essere utilizzata solo in minima parte per “autoconsumo” dell’azienda agricola, e la vendita dell’energia in esubero tradisce lo spirito della Legge Regionale, in base a cui le ’”eccezioni” dovrebbero essere funzionali ai soli fini del mantenimento del presidio sul territorio delle attività agricole connesse. Quanto all’’inserimento nel paesaggio, l’’impianto si affaccia senza alcuno schermo nella vallata del fiume Ombrone, 100 metri più in alto dello stesso fiume, in un’area inserita dall’’APT (Agenzia per il Turismo) di Siena negli itinerari turistici della Toscana. Inoltre, nella zona sono presenti ben dieci casali: come potrà non esservi impatto su un paesaggio ormai storicizzato, portale d’’ingresso per le tipiche crete Senesi e per l’’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore ? Italia Nostra si augura vivamente che l’’Amministrazione Provinciale non voglia dare l’’autorizzazione a realizzare questo impianto, che avrebbe ricadute negative  immediate sul turismo e su quell’’attività agrituristica, che rappresenta  il biglietto da visita per la Toscana, e ne difende il paesaggio e l’’immagine  nel mondo. Tra l’’altro, se l’’autorizzazione venisse concessa, verrebbero eluse le disposizioni dell’’Amministrazione Comunale di Asciano, che ha approvato in Consiglio un apposito Regolamento sugli impianti fotovoltaici a terra. E le norme della Legge Regionale verrebbero aggirate, creando un pericoloso precedente: qualunque azienda  ascianese avrebbe il diritto di ricevere autorizzazioni analoghe su terreni agricoli di proprietà, innescando così una spirale di trasformazione dei luoghi, che sancirebbe la fine di quell’’unicum che le crete senesi hanno da sempre espresso e che dovrebbero continuare ad esprimere nel rispetto delle generazioni future”.

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