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Svegliati Italia e ricomincia ad attrarre turisti

Fonte: L’Espresso, 07/08/2015
Di: Cesare De Seta

Il nostro Paese era al vertice delle classifiche una decina di anni ma poi è stato scavalcato. E mentre gli altri lavorano per fare avere al turista la consapevolezza di ciò che vede, noi siamo rimasti fermi

La Guida Blu, scrisse Roland Barthes in “Miti d’oggi” (1957), è riuscita a banalizzare persino l’Acropoli di Atene; gli fece eco Hans Magnus Enzensberger che, in “Una teoria del turismo” (1962) da una posizione radicale, sostenne che «la fiumana turistica è una sola grande corrente di fuga dalla realtà che la società sfrutta per riorganizzarci». È trascorso oltre mezzo secolo da quando scrissero questi eminenti scrittori, ma la distanza che li separa dal turismo di oggi è siderale.
Nel 1845 Thomas Cook fondò l’agenzia di viaggi che nel giro di tre decenni conquistò l’Europa: nacque così l’industria del turismo fondata sullo standard, il montaggio e la produzione in serie ed essa fu il più vistoso sintomo della prosperità di una parte sempre più ampia della popolazione mondiale. La vacanza per fuggire il mondo delle merci, dell’industria, dell’urbanesimo è diventata essa stessa una merce in esponenziale crescita. La Francia è stato il primo paese a capirlo e dal 2013, con 83 milioni di turisti l’anno, precede Stati Uniti, Spagna, Cina e Italia.
Eravamo all’apice di questa classifica solo una decina d’anni fa: responsabilità solo dell’Italia che dispone di bellezze naturali, città, musei, aree archeologiche non solo altamente competitive ma uniche al mondo. Risorse che avremmo il dovere di saper “vendere” in modo assai più saggio di quanto accada. Soprattutto in una congiuntura storica assolutamente propizia per il turismo mondiale. Già, perché è entrata sulla scena del turismo globale la Cina: un’accelerazione impressionante perché dal Grande Oriente nel 2014 sono partiti 120 milioni di cinesi e studi del “World & Travel Tourism Counicil” prevedono che entro quattro anni saranno 200 milioni. L’ha confermato l’inglese David Scowsill, presidente dell’associazione, ed Asia e Cina guideranno questa migrazione biblica.
L’esplosione dell’indotto
Le ragioni di questa crescita incontenibile sono il basso prezzo del petrolio, il conseguente ribasso dei costi aerei, e un sempre più diffuso benessere dei paesi dell’Asia e della Cina. Le stime dell’Organizzazione mondiale del Turismo associano l’impetuosa impennata anche a internet che rende tanto più semplice organizzare una vacanza: nel 1950 i turisti erano 22 milioni, oggi sono 1.130 milioni. Un’impennata i cui effetti economici sono stupefacenti, perché quello che si chiama “indotto” è esploso ovunque: nuove linee aeree, nuovi alberghi, servizi, sviluppo dei commerci.
Nel 1999 fu redatto il “Global Code for Ethics in Tourism” che detta linee guida per dar senso culturale e di confronto internazionale a questo tsunami del nostro tempo. Grazie a questa benefica onda le isole Maldive e Capoverde – per citare Taleb Rifai, giordano che dirige l’“Organizzazione mondiale del Turismo”, con sede a Madrid – sono uscite dall’area del sottosviluppo. Le grandi sventure che hanno colpito tanti paesi (oggi il Nepal), e persino l’11 settembre di New York – che paralizzò per circa dieci anni il turismo in Usa – sono eventi dimenticati. Rimane il fatto che tutti gli indici statistici volgono all’ottimismo.
«È la più grande industria “invisibile” che c’è al mondo», ha scritto Elisabeth Becker, giornalista, del “New York Times”, nel libro “Overbooked: The Exploding Business of Travel and Tourism” (2013) che la nostra editoria (bulimica traduttrice di testi spesso inservibili) ha ignorato: come diceva Moretti, «facciamoci del male…». Dal volume si traggono non solo preziosi dati, ma una serie d’indicazioni perché questa marea montante del turismo si trasformi in un’opportunità, per rendere più vicini quelli che si conoscono e avvicinare quelli che sono lontani tra loro per motivi razziali, religiosi, economici e politici. Per tale motivo l’autrice americana giudica – in senso generale – del tutto sottovaluto l’effetto Business in buona parte del mondo.
Miss Becker ha perfettamente ragione, e ha parole dure sulla pratica corrente del giornalismo americano che nasconde o adombra eventi spaventosi che mortificano la dignità di ogni uomo. Il pellegrinaggio alla Mecca è la più grande concentrazione di uomini al mondo che si replica ogni anno e ogni musulmano desidera per tutta la vita raggiungere questa meta. Così come sin dall’alto medioevo i pellegrini cristiani aspiravano a giungere a Gerusalemme e i “romei” a san Pietro. Queste masse sterminate oggi non hanno certo le intenzionalità millenaristiche di cristiani e musulmani che ci ha narrato in pagine bellissime Franco Cardini. Ma non tutti e non da ora sono oggi volti alla Cathedra Petri o a Maometto.
Bollenti spiriti
Almeno fin dal Seicento si viaggiava per l’Europa per ragione del sesso. Amsterdam, Parigi, Venezia, Roma, Napoli le mete più ambite. Ian Littlewood, uno studioso inglese anticonformista, preceduto dal suo connazionale Hellis Havelock (1906), ha scritto un libro, “Climi bollenti. Viaggi e sesso dai giorni del Grand Tour “ (2001), nel quale, partendo da James Boswell, giunge agli ultimi emuli di Paul Gauguin, ovverossia al turismo sessuale dei nostri giorni che dà titolo all’ultimo capitolo, “Il trionfo dei sensi”.
Perché, non nascondiamolo per pruderie, in quei milioni che si muovono alla ricerca di Pompei o di templi Indù, per alcuni, soprattutto in Asia, la molla è costituita dal sesso, con prede disponibili per pochi dollari di ogni età e di ogni colore. Le organizzazioni che ho ricordato non forniscono dati al riguardo: ma, considerata la parola “Ethics”, dovrebbero estendere le indagini a questo tema scabroso.
Se ci si accosta al nostro paese non c’è da stare allegri: siamo un popolo di “poeti, santi e navigatori”, ma ci sono argomenti che ci fanno arrossire come italiani. Nel 2014 i primi cento musei nel mondo hanno accolto 182 milioni di visitatori: il Louvre superstar con 9.260 milioni, batte di circa 3 milioni il British Museum di Londra che ne piazza ben otto nei primi dieci. I Musei Vaticani sono al 5 posto e sfiorano i 6 milioni di visitatori, gli Uffizi si accostano ai 2 milioni, poi l’Italia scende rovinosamente nella classifica dei top 100. Il turismo italiano è in calo e sembra incredibile.
Perché questo accade lo sappiamo bene: gli italiani non hanno alcuna educazione storico-artistica perché possano accostarsi ai tesori che hanno sotto casa. Le annunciate riforme della scuola lasciano delusi se si guarda a questa “educazione civica” che dovrebbe cominciare dalla scuola primaria e concludersi nelle scuole superiori. In un mio libricino, “Perché la storia dell’arte” (Donzelli), ho provato a spiegare, temo inutilmente, cosa andrebbe fatto: dalla legge Gentile siamo stati i primi in Europa, e André Chastel ci prese a modello per il suo paese – gli impari eredi francesi continuano a pasticciare con conati di riforme che confondono l’insegnamento della storia dell’arte con l’educazione alle arti plastiche!
Il turismo internazionale è in ebollizione, ma è evidente la disparità tra un’élite di turisti mediamente colti e il turismo di massa: una forbice che si è allargata. Treno, auto, charter, nave non sono un veicoli “neutri” e la durata del viaggio non è solo una scansione temporale.
L’antropologo Lévi Strauss o la commessa della Standa hanno strumenti culturali diversi per leggere la foresta amazzonica, ma entrambi sono stati omologati dal charter e dal tempo impiegato per raggiungere quel luogo. La loro mentalità, il loro modo di percepire gli alberi o gli aborigeni sono simili: perché entrambi guardano la Tv. Il viaggio è stato per secoli un evento irripetibile nella vita di un uomo, un evento eroico a cui si dedicava una minuziosa preparazione che durava anni. Chi intraprendeva un viaggio lo faceva per formare la propria personalità, per educarsi alla scoperta dell’altro da sé.
L’Europa e l’Italia hanno una grande occasione storica: lanciare una campagna di educazione a scala globale che dia sostanza culturale ai 1.130 milioni di viaggiatori che girano ogni anno per il mondo: costoro non debbono distruggere la barriera corallina, né rubare pietre al Colosseo, né ridurre la laguna di Venezia ad una oleosa e maleodorante sputacchiera. Molti paesi come Francia, Stati Uniti e Spagna da anni si stanno organizzando per trasformare il turista in un “cittadino temporaneo”, che abbia cioè consapevolezza del luogo che visita. Una strategia di lunga durata se vogliamo salvare il salvabile a cui l’Italia dovrebbe attrezzarsi.

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Radio Cora: Ciclo ‘Grandi Opere’ di Linea Diretta Ambiente – Beni Culturali, Venezia: una storia “Contorta”

Fonte: RadioCora

Continua il ciclo ‘Grandi Opere‘ nel settimo appuntamento con Linea Diretta Ambiente – Beni Culturali, la trasmissione di Radio Cora a cura di Mariarita Signorini, consigliera nazionale di Italia Nostra e vicepresidente della sezione fiorentina
In questa puntata si parla della fragile Venezia, del Mose ma soprattutto del progetto di escavazione del Canale ‘Contorta Sant’Angelo’ per rendere agevole il passaggio alle grandi navi da crociera.
Clicca qui per ascoltare la puntata.

Smog, alluvioni e frane minacciano 42mila monumenti italiani

Fonte: ANSA, 03/03/2015

Censimento Ispra-Iscr,a Roma sos per Pantheon e piazza Navona

In Italia 14mila beni culturali sono esposti a rischio frane e 28.483 ad alluvioni. E solo a Roma sono circa 3.660 i monumenti soggetti a degrado, con perdite di superficie, causate dall’inquinamento. Questi alcuni dei dati diffusi dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) Iscr (Istituto superiore per la conservazione ed il restauro).
Per quanto riguarda le aree soggette ad alluvioni, nel comune di Roma i beni culturali immobili esposti a rischio idraulico, secondo i due Istituti, con tempo di ritorno fino a 500 anni sono 2.204 e l’area inondata comprenderebbe anche il centro storico (Piazza Navona, Piazza del Popolo, Pantheon).
Nel comune di Firenze, i beni immobili esposti a rischio idraulico con tempo di ritorno fino a 200 anni risultano 1.145, tra cui la Basilica di Santa Croce, la Biblioteca Nazionale, il Battistero e la Cattedrale di Santa Maria del Fiore.
Per quanto riguarda le frane, numerosi sono i borghi storici interessati da fenomeni di dissesto, quali ad esempio Volterra (Pisa) con il crollo di una porzione delle mura medievali nel 2014, Civita di Bagnoregio (Viterbo) e Certaldo (Firenze).
Ispra e Iscr hanno illustrato i loro 15 anni di attività congiunta, in cui hanno messo in comune conoscenze e dati per migliorare le informazioni relative all’impatto dell’ambiente sui beni culturali e per implementare quelle sull’interazione tra le opere d’arte e il territorio in cui esse sono collocate, al fine di programmare le attività di manutenzione di un bene e gli eventuali interventi di restauro.
Negli ultimi decenni, il degrado dei materiali esposti all’aperto, sottolineano i due istituti, ha subito un’accelerazione e in generale è stato registrato un incremento della velocità con cui alcuni processi, coinvolti nel degrado, evolvono nel tempo; l’inquinamento atmosferico è risultato un fattore di pressione determinante per le superfici dei monumenti esposti all’aperto. Ispra ed Iscr ricordano che non esistono, al momento, valori limite specifici per gli effetti dell’inquinamento atmosferico sui beni di interesse storico-artistico. Sola eccezione, in Italia, sono le opere d’arte esposte all’interno dei musei. E aggiungono che l’impatto delle sostanze inquinanti emesse in atmosfera sui materiali costitutivi dei monumenti è ingente ed irreversibile a causa della mancanza di sistemi di autorigenerazione, che sono invece presenti negli esseri viventi.
L’esame dei beni culturali esposti a inquinamento a Roma (dove 3.600 sono di composizione calcarea e 60 bronzea) ha riscontrato una perdita di superficie che, “nonostante la potenziale aggressività territoriale di Roma sia risultata relativamente bassa”, è risultata essere compresa tra 5,2 e 5,9 micron l’anno per il marmo e 0,30 e 0,35 micron l’anno per il bronzo. Ancona poi è stata scelta da Ispra e Iscr come caso di studio sul problema dell’impatto dei cambiamenti climatici sul patrimonio culturale. Il rischio per i beni storico-artistici è stato analizzato in funzione di due componenti: lo stato di conservazione (vulnerabilità) di alcuni beni di natura calcarea (i 25 monumenti architettonici e 2 beni archeologici) selezionati nella città e la potenziale aggressione ambientale (pericolosità intesa come erosione) del territorio anconetano. Quelli che, dalla correlazione tra lo stato di conservazione e il potenziale danno da erosione, risulterebbero maggiormente a rischio sono la Mole Vanvitelliana o Lazzaretto, il Tempio di San Rocco, la Chiesa del SS Sacramento, la Porta Farina e la Chiesa del Gesù.

Il Codice dei Beni culturali non si tocca

Fonte: Italia Nostra Onlus

Due proposte di legge minano la tutela di parchi e aree protette a vantaggio di speculazioni e nuove edificazioni (tra cui un campo di calcio in pieno parco). In  nome di una strumentale “semplificazione”, si vuole solo il nulla osta
dell’Ente Parco, escludendo il parere vincolante delle Sovrintendenze

Com’è noto, il Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.lgs 42/04) ha profondamente modificato la precedente normativa e, in particolare, riguardo alla legge quadro sulle aree protette (l. 394/1991) ha affermato il principio della prevalenza del piano paesaggistico sui piani d’assetto dei parchi. Si è cioè passati da un sistema in cui il piano del parco sostituiva tutti gli strumenti di tutela e di pianificazione territoriale e urbanistica a un sistema in cui il piano paesaggistico prevale su quello per il parco (nazionale o regionale).
Di conseguenza, gli articoli 12 c. 6 e 25 c2 della l. 394/1991, siccome incompatibili con l’art.145, commi 3 e 4 D.lgs 42/2004, che è cronologicamente successivo, devono considerarsi abrogati.
Il Consiglio Direttivo di Italia Nostra, pertanto, prende atto con molta preoccupazione di iniziative legislative e proposte volte alla modifica del Codice dei beni culturali e del paesaggio.
Tali iniziative e proposte vanno nella direzione del potenziamento del ruolo dei parchi nella pianificazione del territorio, anche per quanto attiene alla tutela del paesaggio. In loro favore si invocano il sovrapporsi di competenze e l’eccesso di passaggi burocratici.
In particolare colpiscono due iniziativeall’apparenza separate, ma evidentemente coordinate.

  1. La proposta di legge

Con proposta di legge n. 941, presentata il 14 maggio 2013, gli onorevoli Valiante (eletto nel Cilento) e Realacci chiedono la modifica del Codice dei beni culturali e del paesaggio, al fine di subordinare le previsioni dei piani paesaggistici a quelli degli “enti gestori delle aree naturali protette”.|

D.Lgs 42/2004 – art- 145, comma 3

TESTO VIGENTE

D.Lgs 42/2004 – art- 145, comma 3

MODIFICA PROPOSTA

3. Le previsioni dei piani paesaggistici di cui agli articoli 143156 non sono derogabili da parte di piani, programmi e progetti nazionali o regionali di sviluppo economico, sono cogenti per gli strumenti urbanistici dei comuni, delle città metropolitane e delle province, sono immediatamente prevalenti sulle disposizioni difformi eventualmente contenute negli strumenti urbanistici, stabiliscono norme di salvaguardia applicabili in attesa dell’adeguamento degli strumenti urbanistici e sono altresì vincolanti per gli interventi settoriali. Per quanto attiene alla tutela del paesaggio, le disposizioni dei piani paesaggistici sono comunque prevalenti sulle disposizioni contenute negli atti di pianificazione ad incidenza territoriale previsti dalle normative di settore, ivi compresi quelli degli enti gestori delle aree naturali protette. 3. Le previsioni dei piani paesaggistici di cui agli articoli 143156 non sono derogabili da parte di piani, programmi e progetti nazionali o regionali di sviluppo economico,sono cogenti per gli strumenti urbanistici dei comuni, delle città metropolitane e delle province, sono immediatamente prevalenti sulle disposizioni difformi eventualmente contenute negli strumenti urbanistici, stabiliscono norme di salvaguardia applicabili in attesa dell’adeguamento degli strumenti urbanistici e sono altresì vincolanti per gli interventi settoriali. Per quanto attiene alla tutela del paesaggio, le disposizioni dei piani paesaggistici sono comunque prevalenti sulle disposizioni contenute negli atti di pianificazione ad incidenza territoriale previsti dalle normative di settore, ivi compresi ad esclusione di quelli degli enti gestori delle aree naturali protette.
In grassetto, le parole aggiunte.

La inammissibile modifica normativa, proposta attraverso alterazioni formalmente minimali del testo vigente, tende a:

  1. introdurre la derogabilità della pianificazione paesaggistica (e quindi della tutela del paesaggio) da qualsivoglia piano, programma o progetto;
  2. subordinare le scelte di tutela del paesaggio – conseguenti alle complesse valutazioni prescritte dall’art. 143 del D.lgs 42/2004 – ai piani “degli enti gestori delle aree naturali protette”, nazionali e regionali, che, anche laddove fossero esenti dalle “mediazioni” politiche, sarebbero comunque rivolti a garantire la conservazione di peculiarità ben diverse da quelle tutelate dal Codice.

Le contraddizioni costituzionali presenti nella proposta di legge Valiante-Realacci rischierebbero di essere ulteriormente amplificate laddove dovesse trovare ascolto l’altra proposta di modifica normativa, veicolata dal Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano con la delibera n. 002 del 23.10.2013.

  1. La delibera dell’Ente Parco

Con  tale delibera (del 23.10.2013 indirizzata al presidente del Consiglio Letta, e ai ministri Orlando e Bray) si propone la modifica di un altroarticolo del Codice, il 146, che presiede al rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche. L’ente Parco propone di inserire nell’art. 146 (non si sa bene dove) la seguente locuzione:
nelle aree naturali protette di rilievo nazionale, di cui alla legge 394/91, in vigenza del piano del parco, le autorizzazioni di cui al presente articolo sono rilasciate dall’Ente Parco, unitamente al provvedimento di nulla osta di cui all’art. 13 della L.n. 394/91”.
La proposta mira (per quanto esposto nelle motivazioni) ad assumere il controllo – anche in relazione agli aspetti paesaggistici – delle trasformazioni del territorio, enucleando il ruolo delle Soprintendenze, al fine di ottenere:

  • l’eliminazione di un’asserita duplicazione di parere;
  • l’alleggerimento della produzione documentale;
  • l’eliminazione di valutazioni di natura discrezionale che, in assenza di piani paesaggistici, presiedono al rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche.

Italia Nostra sottolinea come, tra i progetti di sviluppo ipotizzati all’interno del Parco c’è anche la costruzione di un “NUOVO STADIO da 10mila posti”, motivo per cui questa delibera acquisirebbe anche valore strumentale. Ricordiamo che il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano fa parte dal 1997 della Rete delle Riserve della Biosfera dell’UNESCO ed è inserito nella World Heritage List dell’UNESCO come “paesaggio culturale”.
La tesi va respinta  per più di un motivo.

  • il rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche esula dalle finalità istituzionali e dalle competenze tecnico-scientifiche dell’Ente Parco;
  • il mutamento del soggetto preposto al rilascio delle autorizzazioni in argomento non farebbe venir meno la necessità di apprezzare, con valutazioni tecnico-discrezionali, la compatibilità paesaggistica degli interventi proposti
  • la riduzione della produzione documentale contrasterebbe con le disposizioni  del DPCM 12.12.2005 che, in attuazione del Codice, ha definito analiticamente gli elaborati necessari per le verifiche inerenti alla tutela del paesaggio;
  • il testo della modifica proposta (neanche coordinato con gli altri articoli del Codice relativi alla vigilanza, alle sanzioni, all’iter di accertamento di compatibilità paesaggistica, ecc.) trascura che oggi le autorizzazioni non sono rilasciate dalle Soprintendenze (cui compete l’espressione di un parere obbligatorio e vincolante), ma dalle regioni, ovvero dagli enti locali a tanto delegati.

Il sovrapporsi delle norme di tutela in assenza di una razionale revisione/modifica dell’insieme delle leggi propone un quadro normativo poco chiaro e quindi rende incerta (e potenzialmente causa di contenzioso) la definizione del contenuto del piano per il parco. Corretta sembra, però, l’esigenza, espressa nella citata delibera di giunta del Parco del Cilento, di ridurre razionalmente gli strumenti di tutela: la soluzione non può essere che quella di concentrare sul solo piano paesaggistico i compiti di pianificazione, anche per gli aspetti relativi ai parchi nazionali e regionali.
Tutto ciò premesso, il Consiglio Direttivo Nazionale di Italia Nostra  chiede che vengano ridefinite le competenze degli Enti di gestione dei parchi e delle aree naturali protette alla luce della normativa vigente:

  • eliminando le funzioni di pianificazione del territorio e quindi quelle autorizzative;
  • potenziando le funzioni relative alla gestione dei valori naturalistici e di promozione culturale ed economica dei territori di competenza, in piena intesa e in coordinamento con le Soprintendenze di Stato.

Con questi obiettivi chiede, quindi, coerenti e precisi interventi di modifica della l. 394/1991.

Raccolta firme: ripristiniamo la storia dell’arte nelle scuole

Vi chiediamo di firmare e diffondere l’appello!
Cliccate qui per firmare, di seguito potete
leggere il testo della petizione.

Nell’auspicio che la prossima legislatura veda il tema della Scuola al centro di una nuova Politica, all’insegna del recupero di valori quali legalità e senso civico, una delle prime scelte che andrebbero fatte, e che segnerebbe un evidente punto di discontinuità con le precedenti gestioni, è sicuramente il recupero di alcune discipline tagliate e vilipese in maniera davvero gravissima per un Paese come l’Italia.
Mi riferisco in particolar modo alla Storia dell’arte.
E’ ormai nota a molti l’entità dei tagli subiti da questa materia in diversi indirizzi delle scuole secondarie superiori. Nel Paese dei Beni Culturali per eccellenza, impedire ai ragazzi di maturare una adeguata conoscenza del proprio patrimonio storico-artistico significa ostacolare una formazione culturale degna di questo nome, ma anche impedire la formazione di quel senso civico che tutti noi auspichiamo e che si sviluppa a partire dalla conoscenza e dal conseguente rispetto per quell’insieme di valori territoriali, ambientali, storici e artistici che chiamiamo Cultura. Se non si impara la storia dei luoghi e dei monumenti che ci circondano, come si potrà capire chi siamo e maturare quel valore imprescindibile del rispetto per i luoghi e gli spazi comuni?
Alcune proposte in passato auspicavano lo studio della storia dell’arte fin dalla scuola primaria, invece abbiamo dovuto assistere al paradosso della eliminazione di questa fondamentale disciplina dai bienni della scuola superiore!
Ecco, un atto non solo fortemente simbolico ed emblematico, ma necessario in un Paese come il nostro, sarebbe proprio quello di porre rimedio a tale scempio e, perché no, potenziare ulteriormente la possibilità di studio del nostro patrimonio artistico.
L’adesione di così tante persone, che bisognerebbe ringraziare una ad una a nome di tutti noi docenti e di tutti gli studenti italiani, non fa che confermare l’importanza di tale causa, che ha a che fare con l’Etica ancor più che con l’Estetica.
In questi giorni di metà ottobre si discutono gli emendamenti al Decreto messo a punto dal nuovo Ministro: sarebbe davvero importante continuare a sostenere tale causa e a diffonderla, sperando che tra i moltissimi emendamenti proposti qualcuno decida di formularne uno in favore di una disciplina che fino ad oggi è stata incomprensibilmente svilita e che invece potrebbe costituire un fondamentale punto di partenza per la ricostruzione culturale, civica e, perché no, economica, di questo Paese.
Grazie a tutti.

Attentato a Brindisi: solidarietà di Italia Nostra

Italia Nostra partecipa al dolore incommensurabile dei giovani, delle famiglie, dei cittadini di Brindisi in un giorno che segna tragicamente la storia del nostro paese. E sente  questo attacco vile condotto anche contro tutti coloro che, come Italia Nostra hanno riconosciuto sempre nella scuola e nei giovani gli interlocutori privilegiati per chiedere collaborazione nell’opera di difesa del nostro paese dai pericoli che lo minacciano continuamente di renderlo invivibile.
Proprio il 24 maggio prossimo saranno premiate a Roma, al MIUR, le scuole che nell’ambito di un concorso nazionale, hanno osservato, descritto rappresentato i paesaggi che sentono propri e nei quali si riconoscono.
La violenza deliberata contro i giovani, contro la scuola, il luogo dove nasce la nuova società, è un attacco inaccettabile alla ricerca di una nuova qualità della vita, alla fruizione democratica dei beni culturali, all’armonizzazione di sviluppo economico e di sviluppo civile e culturale.

Leggi il comunicato della nostra sezione di Brindisi, presente questa sera in piazza della Vittoria

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