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Svegliati Italia e ricomincia ad attrarre turisti

Fonte: L’Espresso, 07/08/2015
Di: Cesare De Seta

Il nostro Paese era al vertice delle classifiche una decina di anni ma poi è stato scavalcato. E mentre gli altri lavorano per fare avere al turista la consapevolezza di ciò che vede, noi siamo rimasti fermi

La Guida Blu, scrisse Roland Barthes in “Miti d’oggi” (1957), è riuscita a banalizzare persino l’Acropoli di Atene; gli fece eco Hans Magnus Enzensberger che, in “Una teoria del turismo” (1962) da una posizione radicale, sostenne che «la fiumana turistica è una sola grande corrente di fuga dalla realtà che la società sfrutta per riorganizzarci». È trascorso oltre mezzo secolo da quando scrissero questi eminenti scrittori, ma la distanza che li separa dal turismo di oggi è siderale.
Nel 1845 Thomas Cook fondò l’agenzia di viaggi che nel giro di tre decenni conquistò l’Europa: nacque così l’industria del turismo fondata sullo standard, il montaggio e la produzione in serie ed essa fu il più vistoso sintomo della prosperità di una parte sempre più ampia della popolazione mondiale. La vacanza per fuggire il mondo delle merci, dell’industria, dell’urbanesimo è diventata essa stessa una merce in esponenziale crescita. La Francia è stato il primo paese a capirlo e dal 2013, con 83 milioni di turisti l’anno, precede Stati Uniti, Spagna, Cina e Italia.
Eravamo all’apice di questa classifica solo una decina d’anni fa: responsabilità solo dell’Italia che dispone di bellezze naturali, città, musei, aree archeologiche non solo altamente competitive ma uniche al mondo. Risorse che avremmo il dovere di saper “vendere” in modo assai più saggio di quanto accada. Soprattutto in una congiuntura storica assolutamente propizia per il turismo mondiale. Già, perché è entrata sulla scena del turismo globale la Cina: un’accelerazione impressionante perché dal Grande Oriente nel 2014 sono partiti 120 milioni di cinesi e studi del “World & Travel Tourism Counicil” prevedono che entro quattro anni saranno 200 milioni. L’ha confermato l’inglese David Scowsill, presidente dell’associazione, ed Asia e Cina guideranno questa migrazione biblica.
L’esplosione dell’indotto
Le ragioni di questa crescita incontenibile sono il basso prezzo del petrolio, il conseguente ribasso dei costi aerei, e un sempre più diffuso benessere dei paesi dell’Asia e della Cina. Le stime dell’Organizzazione mondiale del Turismo associano l’impetuosa impennata anche a internet che rende tanto più semplice organizzare una vacanza: nel 1950 i turisti erano 22 milioni, oggi sono 1.130 milioni. Un’impennata i cui effetti economici sono stupefacenti, perché quello che si chiama “indotto” è esploso ovunque: nuove linee aeree, nuovi alberghi, servizi, sviluppo dei commerci.
Nel 1999 fu redatto il “Global Code for Ethics in Tourism” che detta linee guida per dar senso culturale e di confronto internazionale a questo tsunami del nostro tempo. Grazie a questa benefica onda le isole Maldive e Capoverde – per citare Taleb Rifai, giordano che dirige l’“Organizzazione mondiale del Turismo”, con sede a Madrid – sono uscite dall’area del sottosviluppo. Le grandi sventure che hanno colpito tanti paesi (oggi il Nepal), e persino l’11 settembre di New York – che paralizzò per circa dieci anni il turismo in Usa – sono eventi dimenticati. Rimane il fatto che tutti gli indici statistici volgono all’ottimismo.
«È la più grande industria “invisibile” che c’è al mondo», ha scritto Elisabeth Becker, giornalista, del “New York Times”, nel libro “Overbooked: The Exploding Business of Travel and Tourism” (2013) che la nostra editoria (bulimica traduttrice di testi spesso inservibili) ha ignorato: come diceva Moretti, «facciamoci del male…». Dal volume si traggono non solo preziosi dati, ma una serie d’indicazioni perché questa marea montante del turismo si trasformi in un’opportunità, per rendere più vicini quelli che si conoscono e avvicinare quelli che sono lontani tra loro per motivi razziali, religiosi, economici e politici. Per tale motivo l’autrice americana giudica – in senso generale – del tutto sottovaluto l’effetto Business in buona parte del mondo.
Miss Becker ha perfettamente ragione, e ha parole dure sulla pratica corrente del giornalismo americano che nasconde o adombra eventi spaventosi che mortificano la dignità di ogni uomo. Il pellegrinaggio alla Mecca è la più grande concentrazione di uomini al mondo che si replica ogni anno e ogni musulmano desidera per tutta la vita raggiungere questa meta. Così come sin dall’alto medioevo i pellegrini cristiani aspiravano a giungere a Gerusalemme e i “romei” a san Pietro. Queste masse sterminate oggi non hanno certo le intenzionalità millenaristiche di cristiani e musulmani che ci ha narrato in pagine bellissime Franco Cardini. Ma non tutti e non da ora sono oggi volti alla Cathedra Petri o a Maometto.
Bollenti spiriti
Almeno fin dal Seicento si viaggiava per l’Europa per ragione del sesso. Amsterdam, Parigi, Venezia, Roma, Napoli le mete più ambite. Ian Littlewood, uno studioso inglese anticonformista, preceduto dal suo connazionale Hellis Havelock (1906), ha scritto un libro, “Climi bollenti. Viaggi e sesso dai giorni del Grand Tour “ (2001), nel quale, partendo da James Boswell, giunge agli ultimi emuli di Paul Gauguin, ovverossia al turismo sessuale dei nostri giorni che dà titolo all’ultimo capitolo, “Il trionfo dei sensi”.
Perché, non nascondiamolo per pruderie, in quei milioni che si muovono alla ricerca di Pompei o di templi Indù, per alcuni, soprattutto in Asia, la molla è costituita dal sesso, con prede disponibili per pochi dollari di ogni età e di ogni colore. Le organizzazioni che ho ricordato non forniscono dati al riguardo: ma, considerata la parola “Ethics”, dovrebbero estendere le indagini a questo tema scabroso.
Se ci si accosta al nostro paese non c’è da stare allegri: siamo un popolo di “poeti, santi e navigatori”, ma ci sono argomenti che ci fanno arrossire come italiani. Nel 2014 i primi cento musei nel mondo hanno accolto 182 milioni di visitatori: il Louvre superstar con 9.260 milioni, batte di circa 3 milioni il British Museum di Londra che ne piazza ben otto nei primi dieci. I Musei Vaticani sono al 5 posto e sfiorano i 6 milioni di visitatori, gli Uffizi si accostano ai 2 milioni, poi l’Italia scende rovinosamente nella classifica dei top 100. Il turismo italiano è in calo e sembra incredibile.
Perché questo accade lo sappiamo bene: gli italiani non hanno alcuna educazione storico-artistica perché possano accostarsi ai tesori che hanno sotto casa. Le annunciate riforme della scuola lasciano delusi se si guarda a questa “educazione civica” che dovrebbe cominciare dalla scuola primaria e concludersi nelle scuole superiori. In un mio libricino, “Perché la storia dell’arte” (Donzelli), ho provato a spiegare, temo inutilmente, cosa andrebbe fatto: dalla legge Gentile siamo stati i primi in Europa, e André Chastel ci prese a modello per il suo paese – gli impari eredi francesi continuano a pasticciare con conati di riforme che confondono l’insegnamento della storia dell’arte con l’educazione alle arti plastiche!
Il turismo internazionale è in ebollizione, ma è evidente la disparità tra un’élite di turisti mediamente colti e il turismo di massa: una forbice che si è allargata. Treno, auto, charter, nave non sono un veicoli “neutri” e la durata del viaggio non è solo una scansione temporale.
L’antropologo Lévi Strauss o la commessa della Standa hanno strumenti culturali diversi per leggere la foresta amazzonica, ma entrambi sono stati omologati dal charter e dal tempo impiegato per raggiungere quel luogo. La loro mentalità, il loro modo di percepire gli alberi o gli aborigeni sono simili: perché entrambi guardano la Tv. Il viaggio è stato per secoli un evento irripetibile nella vita di un uomo, un evento eroico a cui si dedicava una minuziosa preparazione che durava anni. Chi intraprendeva un viaggio lo faceva per formare la propria personalità, per educarsi alla scoperta dell’altro da sé.
L’Europa e l’Italia hanno una grande occasione storica: lanciare una campagna di educazione a scala globale che dia sostanza culturale ai 1.130 milioni di viaggiatori che girano ogni anno per il mondo: costoro non debbono distruggere la barriera corallina, né rubare pietre al Colosseo, né ridurre la laguna di Venezia ad una oleosa e maleodorante sputacchiera. Molti paesi come Francia, Stati Uniti e Spagna da anni si stanno organizzando per trasformare il turista in un “cittadino temporaneo”, che abbia cioè consapevolezza del luogo che visita. Una strategia di lunga durata se vogliamo salvare il salvabile a cui l’Italia dovrebbe attrezzarsi.

Italia Nostra Grosseto sui Consorzi Bonifica

Fonte: Grosseto Oggi

La nuova legge sui consorzi di bonifica si prepara ad aggravare lo scempio del territorio. Questi enti che da tanto tempo sono indicati come inutili e onerosi carrozzoni, vengono solo apparentemente riformati, affinché tutto resti come prima. La loro presenza fa probabilmente molto comodo ai politici locali. la nuova legge li rafforza in enti quasi autoreferenziali, con una vasta capacità operativa, in grado di gestire milioni di euro all’anno, da poter sperperare con la scusa della messa in sicurezza del territorio. Innanzi tutto, con la revisione dei nuovi piani di classifica, tutti i proprietari di casa della regione saranno chiamati a pagare l’oneroso balzello del contributo di bonifica, anche nelle più sperdute regioni montane. Questo aumenterà notevolmente il flusso di denaro nelle casse di questi enti. Ogni progetto approvato acquisirà, solo per questo motivo, i caratteri di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza, anche senza una loro effettiva consistenza. Questo aprirà, come nella legge passata, la via alle deroghe nei confronti di ogni tipo di vincolo: le ruspe potranno scavare gli alvei senza rendere conto della distruzione di beni paesaggistici o naturalistici.
Gli organi dei nuovo consorzi non hanno natura democratica. In particolare, l’Assemblea consortile viene eletta solo da chi possiede una proprietà immobiliare. Colui che, pur residente, risulta nullatenente, non ha diritto di voto. Inoltre, i membri sono eletti sulla base di fasce censuarie. Chi più contributo paga, maggior peso ha nell’Assemblea. Basta pensare che i circa mille maggiori contribuenti, e quindi presumibilmente più ricchi in proprietà fondiarie, esprimono lo stesso numero di consiglieri dei circa 150 mila contribuenti poveri. Questo criterio, che può essere giusto per un consorzio “puro”, che si occupa cioè della sola gestione delle proprietà private dei consorziati, ci appare del tutto illogico per un ente pubblico che pretende di gestire la sicurezza idraulica. Questo aspetto ci sembra una vera aberrazione. Pertanto, sarebbe logico che le competenze dei nuovi consorzi si limitassero alla sola manutenzione delle opere irrigue dei consorziati, come avveniva in principio secondo i criteri del vecchio decreto regio che li istituì. Con la nuova legge l’assemblea sarà condizionata dal peso dei grandi proprietari terrieri, che detteranno una politica idraulica tesa a favorire i loro interessi, a far sì che i corsi d’acqua divengano delle autostrade al deflusso, in modo tale che i loro campi non vengano allagati. In tal modo non sarà favorito l’interesse generale, che invece vorrebbe che i fiumi, lasciati al loro stato naturale, esondassero nelle campagne, e risparmiassero le città e le pianure costiere.
Il paradosso è che, per esempio, un abitante di Albinia che possiede una piccola casetta, e che pertanto paga un minore, ma pur sempre sgradevole, contributo di bonifica, avrà poco democraticamente assai meno voce in capitolo sulla propria sicurezza idrogeologica del proprietario terriero dell’alto e medio corso dell’Albegna.
I Consorzi di Bonifica si presentano quindi rinnovati e più forti di prima, pronti a risalire i fiumi e i torrenti per poterli devastare fino alla sorgente, scavando e rettificando gli alvei con le loro macchine, eliminando la vegetazione riparia, aumentando il rischio idrogeologico per le zone costiere e del basso corso dei fiumi, e distruggendo paesaggi, ecosistemi acquatici e terrestri. Con i soldi dei contribuenti compreranno ancora pubblicità e spazi nelle “feste dedicate all’ambiente”, spacciandosi per tutori della biodiversità, cercando di cucirsi addosso una veste verde, ma in realtà facendo gli interessi di pochi a discapito dell’ambiente e della sicurezza dei cittadini.
Scola Michele Presidente della Sezione di Grosseto di Italia Nostra

Condanna per lo sfregio eolico di Camerino

Le associazioni “Italia Nostra Marche”, “Terra Mater”, “Forum Paesaggio Marche” esprimono la propria più netta condanna per l’intervento, malamente decisionista, della Presidenza del Consiglio dei Ministri a favore del mega impianto eolico sugli Appennini, in comune di Camerino.
Tale intervento ha determinato la sconfitta dell’interesse pubblico rappresentato dalla  Soprintendenza ai Beni Paesaggistici delle Marche la quale risulta essersi opposta strenuamente alla realizzazione del mega impianto eolico localizzato al confine tra Marche ed Umbria, nei dintorni di Colfiorito.
Le associazioni sottoscriventi ritengono non sia accettabile che l’istituzione “Presidenza del Consiglio” determini la sconfitta della istituzione “Ministero dei Beni Culturali”, dando ragione alla “lobby del vento”ed agli interessi trasversali che la sorreggono: politici ed amministratori locali, una associazione ambientalista e tanti tanti soldi.
Se è logico che gli interessi privati facciano il loro giuoco, non è condivisibile il comportamento di chi, avendo responsabilità istituzionali di difesa del paesaggio, valore costituzionalmente garantito, ha preferito appoggiare e sostenere la realizzazione di un così grave sfregio al territorio, bene comune.
Non crediamo che quegli amministratori e politici che si sono spesi a favore dell’impianto rappresentino la volontà dei cittadini.
Hanno provato a fare un referendum locale? Hanno mai provato a discuterne con i cittadini?
Ancona, 25 maggio 2012
ITALIA NOSTRA MARCHE, TERRA MATER, FORUM PAESAGGIO MARCHE

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