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Italia Nostra: riconvertire ad energia solare la Centrale Enel del Mercure

Fonte: Wild Pollino

Enel rinunci alla riconversione a biomassa della Centrale del Mercure per un progetto alternativo, sostenibile e non impattante, di centrale solare. La vicenda della centrale del Mercure, secondo Italia Nostra, ha messo in evidenza la cattiva gestione del territorio da parte delle Istituzioni, in primo luogo della Regione Calabria e dell’Ente parco del Pollino. Pur di non assumersi la responsabilità di bocciare sin dall’inizio il progetto dell’Enel, costoro hanno approvato un progetto aziendale di riconversione a biomassa, senza tener conto che lo stesso presentava e presenta ancora notevoli lacune sotto il profilo economico, degli impatti ambientali e sulla salute dei residenti. Tale approvazione ha comportato così notevole sperpero di denaro pubblico.
Italia Nostra evidenzia che l’impianto, chiuso ormai da diverso tempo, si trova in piena area protetta. Tale impianto molti anni fa ha funzionato usando come combustibile carbon fossile e successivamente olio combustibile.
Desta pertanto perplessità quando qualcuno, evidentemente interessato più alle commesse e alle promesse dell’Enel, parla di lavoratori che perderebbero il posto oggi a causa della sentenza del Consiglio di Stato assunta per gravi irregolarità nell’iter autorizzativo (sentenza n.04400/2012 del I agosto 2012).
E’ facile quindi pensare che da domani l’Enel, facendo leva sulle ditte interessate alle commesse, inizi un nuovo pressing sui vertici dell’Ente parco del Pollino che dovrebbero avere il coraggio di dimettersi subito, per l’ incapacità di gestire una situazione che rischia di accendere nuove tensioni sociali, economiche e gravi danni ambientali ad un’area protetta, che dovrebbe essere invece salvaguardata assieme alle comunità che vi abitano.
Italia Nostra chiede all’Enel di rinunciare al progetto di riconversione a biomassa della centrale del Mercure. Una richiesta motivata soprattutto per gli alti costi di approvvigionamento della materia prima, (indisponibile con le quantità necessarie in loco, e quindi reperibile altrove), costi che porterebbero in breve tempo, in assenza di incentivi pubblici, a chiudere la centrale o a farla funzionare con altri combustibili quali i rifiuti, così come già succede in casi analoghi in Italia. Ma anche per non accendere tensioni sociali altrimenti imputabili alla società.

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