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Addio bussini elettrici: troppo costosi

Si va proprio nella direzione giusta…’Le magnifiche sorti e progressive’!

Fonte: Il Corriere Fiorentino, 14/3/2014
Di: Claudio Bozza

Addio bussini elettrici: troppo costosi 
In centro solo quelli a metano e gasolio: e la città green, vietata ai motori?
Con le pedonalizzazioni sembravano l’unica soluzione. Ma ogni mezzo costa all’anno
37 mila euro di manutenzione

Manutenzione troppo cara, Ataf cancella i 12 bussini elettrici sopravvissuti e punta sui nuovi mezzi a metano e a gasolio «verde». Succede a Firenze, dove secondo le previsioni di Matteo Renzi, dal 2016 per entrare in Ztl sarebbe stato obbligatorio guidare un’auto elettrica. Un traguardo ecologico ambizioso, a cui l’ex sindaco sarebbe voluto arrivare dopo essere partito da una raffica di pedonalizzazioni.
Lo stop alle auto in piazza Duomo, piazza Pitti e via Tornabuoni aveva costretto Ataf a ridisegnare completamente i percorsi dei bus. E per raggiungere il cuore della città, passando da vicoli, stradine e spazi non adatti ai bus di grandi dimensioni e non elettrici, la soluzione migliore sembrava essere proprio quella di potenziare il servizio dei bussini elettrici. Meno inquinamento e mezzi meno ingombranti. Cosa che però poi non è mai avvenuta. Mentre i fondi per il trasporto pubblico subivano tagli su tagli, i costi di manutenzione dei mezzi ecologici diventavano sempre più insostenibili.
Persino i sindacati dell’azienda di trasporto pubblico (oggi privatizzata) parlano di cifre importanti fino a 37 mila euro l’anno per mantenere un singolo bus elettrico. Prezzi fuori mercato, specie se si considera che uno dei vecchi mezzi elettrici può caricare al massimo i8 passeggeri e con un’autonomia di 6 ore al massimo. Un limite, quest’ultimo, che più volte negli ultimi anni aveva costretto l’azienda ad andare a recuperare in strada i bussini rimasti senza carica. Nel frattempo anche tutte le infrastrutture di servizio costruite al servizio della flotta elettrica si sono rivelate inutili, in primis il deposito mai inaugurato (e oggi in stato di abbandono) di via Aleardi, dove era previsto che i bussini facessero il pieno di energia elettrica.
Così, a fronte dei costi insostenibili, Ataf ha deciso di cambiare rotta, acquistando i nuovi Mercedes Sprinter a metano: più affidabili, poco più capienti (25 posti) ma più convenienti. Nel frattempo, per ridurre i costi, l’azienda di trasporto aveva dismesso un altro punto di ricarica proprio sotto alle mura della Fortezza da Basso. Il preludio dell’epilogo che si sta consumando in questi giorni. «Ataf non adempie agli accordi firmati con Tecnobus spa – denuncia la Fiom-Cgil – annuncia la cessazione dell’attività, con il conseguente licenziamento dei lavoratori». Tre sono infatti 1 dipendenti sopravvissuti della Tecnobus, l’azienda che ha in appalto la fornitura e la manutenzione dei bussini elettrici, destinati alla rottamazione anticipata.
Eppure, nel 1994, Firenze era stata una delle prime città ad investire nei mini bus urbani a trazione elettrica non inquinanti. «Dei 31 bus elettrici che fino al 2009 coprivano le tre linee del centro storico, Cl, C2 e C3 – raccontano ancora dalla Cgil ad oggi, ne sono rimasti solo 12 sulla tratta C2, lasciando il posto sulla Ci e C3 a piccoli autobus a gas metano o a gasolio, questi ultimi altamente inquinanti».

Fonte: La Repubblica Firenze 13/3/2014

Allarme per i bussini elettrici ma l’Ataf assicura: ‘Non si fermano’

Allarme per i bussini. «Ataf ferma i bussini elettrici perché non adempie agli accordi firmati con Tecnobus, l’azienda che fornisce i bussini e li gestisce», accusa la Fiom. Annunciando che «Ataf Gestioni formalizza l’intenzione di sciogliere il contratto e Tecnobus dichiara di chiudere e licenziare tutti i lavoratori». Fiom ricorda che «nel 1994 Firenze era stata una delle prime città ad investire nei bussini elettrici» e che «di 31 che circolavano in centro ne sono rimasti solo 12 sulla tratta C2, lasciando il posto sulla C1 e C3 a bussini a metano o a gasolio, questi ultimi assai inquinanti». Da parte loro, voci interne all’azienda assicurano che gli utenti non devono avere paura perché i 12 bussini elettrici esistenti continueranno a circolare con o senza Tecnobus, nel caso che l’azienda receda se ne occuperanno altre imprese. Si ammette l’esistenza di un contenzioso masi bolla come strumentale la minaccia di Tecnobus di licenziare. Si sostiene che 12 bussini elettrici bastano e che l’azienda investirà in normali bus a gasolio euro 6, meno inquinanti, si assicura, del metano.

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