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Campagna di sensibilizzazione “Io non capitozzo”

 Italia Nostra sostiene condivide la battaglia per la corretta conservazione del patrimonio arboreo!

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“Arrampicare gli alberi” e il treeclimbing

Il 20 maggio, alle ore 18, Italia Nostra Firenze sarà ospite presso il comitato elettorale di Tommaso Grassi (candidato sindaco) in via San Niccolò 35r a Firenze, dove verrà presentato il libro ‘Arrampicare gli alberi’ edito da Montaonda.
Saranno presenti, oltre a Mariarita Signorini per l’associazione ambientalista, l’autore Luca Vitali, agronomi e paesaggisti.
Sarà l’occasione per parlare diffusamente del treeclimbing: la tecnica che salvaguardia la salute degli alberi, senza trascurare la sicurezza dei cittadini. Evitare le capitozzature selvagge si può e si deve fare, il sistema arboreo delle nostre città è un patrimonio comune.
Partecipate e diffondete, vi aspettiamo!

Comunicato stampa – invito alla presentazione del libro

“Arrampicare gli alberi”
con Italia Nostra l’autore e altri illustri ospiti
20 maggio alle 18 in via San Niccolò 35/r, tel. 329 2250819
Treeclimbing, la nuova filosofia di coltivazione degli alberi sbarca a San Niccolò

Vent’anni e più di avventura, sospesi tra i rami e appesi a una fune, sperimentando nuove tecniche e materiali, scoprendo un nuovo mondo e una nuova dimensione per ‘toccare’ e incontrare davvero gli alberi, salirli e curarli. Sempre con il rispetto che si deve a questi eccezionali e antichissimi esseri viventi. E’ uno sguardo alla natura e all’esperienza umana, quello proposto nel volume “Arrampicare gli alberi. Il treeclimbing in Italia” edito da Montaonda, che sarà presentato il prossimo 20 maggio alle 18 in via San Niccolò 35/r alla presenza di Tommaso Grassi, candidato a sindaco di Firenze, da sempre sensibile alle tematiche del patrimonio arboreo cittadino.
A parlarne, affrontando i temi della natura e della vivibilità dell’ambiente che ci circonda, oltre a Tommaso Grassi, ci saranno Mariarita Signorini, consigliere nazionale di Italia Nostra e vicepresidente di Firenze e Lorenzo de Luca, dottore agronomo che è stato funzionario paesaggista per circa 20 anni al Comune di Firenze.
Con loro sarà presente l’autore Luca Vitali che, di intervista in intervista, ha ricostruito la storia della ‘rivoluzione dell’arboricoltura’ in Italia, raccontata dalle voci dei protagonisti (climber ma anche agronomi).
L’argomento, dalle manovra in pianta alle tecniche, dalla potatura alla nuova gestione del verde urbano, dalla concretezza della professione alle nuove filosofie ambientaliste – viene affrontato in dialogo con René Comin, Alberto Anzi, Daniele Zanzi, Laura Gatti, Gianmichele Cirulli, Maurizio Coerini, Massimo Sormani, Matteo Cortigiani, Domenico Abbruzzo e Olmo).
Il tutto verrà riconsiderato con uno sguardo a Firenze e ai suoi spazi verdi da tutelare e valorizzare.
Azioni, proposte e obiettivi, uniti all’esperienza di crescita personale, allo sport e all’avventura o alla pratica di protesta saranno al centro degli interventi.
Luca Vitali, milanese di nascita, dopo vari studi e peripezie ha trovato rifugio nell’Appennino tosco-romagnolo. Traduttore, pubblicista ed editore, si occupa sempre più di apicoltura e di tematiche ambientali, entrando ancora di più nel green da quando si è avvicinato al mondo del treeclimbing.
Ma cos’è il treeclimbing? E’ nato come tecnica di accesso agli alberi per mezzo di funi, molto spettacolare, e grazie alla quale l’operatore, con una serie di operazioni per garantire la sicurezza, si issa sull’albero e si muove per curarlo. Questa tecnica, che permette di salire all’interno della chioma senza provocare all’albero alcun danno e sfruttando anzi l’opportunità di valutare in maniera ottimale le sue condizioni, intervenendo quindi nel modo migliore per aiutarlo, negli ultimi vent’anni ha rivoluzionato la pratica dell’arboricoltura.

Salviamo gli alberi di viale Petrarca

A seguito della denuncia del 25 novembre, Italia Nostra ha chiesto a Lorenzo De Luca, Dottore Agronomo, di indicare sinteticamente e possibilmente con un linguaggio non eccessivamente tecnico, che cosa si intende per capitozzatura e quali possono essere le principali controindicazioni di una potatura male eseguita.

Così ci risponde.

Quali tagli di potatura delle alberate cittadine è bene evitare.
Gli alberi delle città sono stati per molto tempo potati con tecniche non corrette, non solo a Firenze ma in molte altre città del mondo.
Questo fatto ha stimolato i tecnici più specializzati e gli studiosi delle università a spiegare i danni provocati agli alberi, principalmente da due tipi di taglio:
1) le capitozzature (note anche in linguaggio tecnico come “tagli internodali”)
2) i tagli che pur non essendo definibili come capitozzature hanno un diametro eccessivo
Le capitozzature sono in pratica vistosi tagli netti praticati sul fusto, sulle branche e sui rami che ne riducono drasticamente la lunghezza, lasciano la parte sottostante priva di rami laterali, in modo tale che subito al di sotto del taglio non ne rimane alcuno sufficientemente vigoroso da prolungare armonicamente la forma e la struttura dell’albero.
Questi rami di prolungamento, che dovrebbero invece accompagnare sempre i tagli di potatura, in modo compatibile con la fisiologia della pianta, sono detti “rami di ritorno” e si ottengono appunto con corretti “tagli di ritorno” (detti anche “tagli nodali”) perché eseguiti dopo l’inserzione di un ramo sufficientemente grande da svilupparsi adeguatamente oltre il punto del taglio stesso come prolungando la branca o la cima del fusto.
Sono normalmente accettabili, solo per scopi particolari, alcun e “piccolissime capitozzature” su rami che hanno un anno di età, o poco più, il cui diametro è assai ridotto; sono rami, come si dice in gergo operativo, generalmente “non più grossi di un dito”. Questi tagli ammissibili (classificati anch’essi nel gruppo dei tagli internodali) vengono definiti tecnicamente come spuntature o scornettature, secondo la lunghezza del ramo che rimane sulla pianta.
I tagli di diametro eccessivo sono quelli che lasciano scoperta una zona di legno vivo così estesa, da rendere difficile o troppo lenta sia la formazione di legno di cicatrizzazione esterno, capace di ricoprire la ferita in pochi anni, sia la formazione di barriere interne al ramo o al fusto, capaci di ostacolare l’ingresso di malattie. Per esemplificare si dice, sempre con un gergo operativo, che è bene non superare tagli “più grossi di un polso” e fare solo se strettamente necessario “tagli grossi come un braccio” o più.
Naturalmente queste indicazioni, puramente esemplificative, nella pratica possono subire qualche variazione secondo la specie potata, la vigoria dell’albero, il clima della regione in cui si interviene, la stagione ecc., ma resta chiaro il concetto le capitozzature e i grossi tagli vanno evitati il più possibile.
Molto dipende dalla professionalità specifica in arboricoltura dei tecnici che seguono i lavori e dal livello e dall’esperienza dei potatori.
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Fonte: La Repubblica
Di: Mario Neri

Viale Petrarca, la guerra delle potature

Per i cittadini e gli ambientalisti, «capitozzature selvagge, uno scempio che indebolirà gli alberi secolari facendoli ammalare e morire». Per il Comune, un taglio «necessario, utilea renderli più sicuri». È polemica sulle potature ordinate per gli alberi di viale Petrarca. Gli operai sono a lavoro da qualche giornoe non si fermeranno. L’operazione è parte di un piano stagionale di «riqualificazione» del verde sulle strade principali di Firenze, con cui Palazzo Vecchio conta di piantare 445 nuovi alberi sui viali di circonvallazione e sul viale dei Colli. Un’ operazione da 292 mila euro preceduta però proprio dalle potature. La sezione fiorentina di Italia Nostra ha postato le foto su Facebook chiedendo al sindaco Matteo Renzi e all’assessore Caterina Biti di non proseguire, un comitato di abitanti poi si è mobilitato con una raccolta firme. Da ieri, però, i giardinieri “rampanti” della ditta incaricata dal Comune sono passati ai platani di viale Aleardi e lo stesso subiranno le piante di viale Machiavelli. «Nulla di strano – si difende Biti – Non sono tagli indiscriminati, i giardinieri salgono con la piattaforma a controllare ogni ramo, branca o fronda.E nel caso in cui si è scelto di capitozzarli, è perché si trattava di rami malati, potevano minare la stabilità degli alberi». L’assessore ammette: «Il taglio può apparire drastico, ma serve a metterli in sicurezza, la capitozzatura è una pratica già utilizzata in passato, nel ’97, e oggi le piante trattate così sono floride». «Dove? Me le faccia vedere – dice Stefania Giubilaro, docente all’istituto agrario alla Cascine e promotrice della protesta dei residenti – quella è una tecnica ormai bandita da tutti gli esperti di arboricoltura. Il paradosso è che, oltre alle piante secolari, lo stesso trattamento sia stato riservato anche a fusti più giovani, piantate da pochi anni. Tutto solo per accontentare qualche cittadino». «In effetti – ammette Buiti – in alcuni casi i rami rischiano di crescere fino ad entrare nelle finestre dei palazzi… Ma ripeto, sono due visioni diverse». Sarà, ma il Comune stesso sconsiglia la capitozzatura nel proprio regolamento di tutela del patrimonio arboreo. È addirittura considerato un’eresia scientifica dagli esperti: «L’ unica giustificazione al suo utilizzo è data dal fatto che in passato quegli alberi hanno subito interventi simili che li hanno indeboliti – dice Francesco Ferrini, professore ordinario di Arboricoltura all’università di Firenze si crede così di risparmiare, anche perché per una potatura fatta bene servono arboricoltori certificati, in grado di lavorare in free climbing e non da una piattaforma. Certo, costano di più. Ma sono errori che si pagano cari sul lungo periodo, questa tecnica procura alla corteccia ferite da cui l’albero non riesce a difendersi e in più così si caria il legno interno, i rami diventano più fragili e a rischio crollo. Poi, farlo in ottobre novembre significa dargli il colpo di grazia, visto che è il periodo di massima diffusione di funghi»

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