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Comunicato stampa-invito: gli allievi del “Da Vinci” adottano un castello in rovina

Video-documentario sullo stato di abbandono di un gioiello medioevale
Non solo denuncia: le proposte dei ragazzi per un recupero possibile

Conferenza stampa
Martedì 17 Maggio, ore 11.00
Caffè Letterario Giubbe Rosse, Piazza della Repubblica, Firenze

Un castello in rovina sulle colline dietro Careggi “adottato” da una classe di Fotografi multimediali, che ne hanno documentato con video e foto lo stato di abbandono, immaginandone e descrivendone futuri possibili percorsi di recupero.
Sarà presentato martedì prossimo dai ragazzi stessi, allo storico Caffè Giubbe Rosse, il video “Fiorenza dentro da la cerchia antica…” realizzato dagli studenti della Seconda Fotografi Multimediali dell’IIS “Leonardo da Vinci” di Firenze per il concorso nazionale “Le pietre e i cittadini” promosso da Italia Nostra.
Il castello di Castiglioni, già fortino longobardo nell’Alto Medioevo, fu trasformato poi in villa rinascimentale dalla famiglia Catellini, citata da Dante tra le illustri casate della Fiorenza antica (Cacciaguida, Canto XVI del Paradiso). Patroni della pieve romanica di Cercina, dominata dal castello nel cuore del Parco territoriale di Monte Morello, i Catellini hanno lasciato numerose tracce della loro presenza anche in città: i ragazzi le hanno seguite e video-documentate.
Proprio alle spalle delle Giubbe Rosse sopravvive allo sventramento dell’antico centro storico di fine ‘800 Palazzo Catellini. Recentemente, durante i lavori di ristrutturazione nei locali del ristorante “PesceRosso”, sono riaffiorati mura e arco trecenteschi in pietra forte del lato nord di quel Palazzo. Al termine della conferenza stampa i giornalisti presenti potranno partecipare quindi ad una visita guidata da Alberto Bruschi, antiquario e storico, alla scoperta del lato segreto di Palazzo Catellini.
L’intera attività didattica è stata orientata anche all’elaborazione di proposte di recupero che tengano conto delle esigenze della comunità locale, oltre che delle caratteristiche storico-architettoniche del luogo. Nel video i ragazzi le hanno raccolte e, filtrandole attraverso la propria sensibilità e immaginazione, le hanno tradotte in scenari percorribili che saranno sottoposti all’attenzione delle autorità competenti.
Interverranno, oltre al presidente di Italia Nostra Firenze, il prof. Leonardo Rombai, cittadini, esperti e istituzioni che hanno collaborato alla ricerca.
La Stampa è invitata a partecipare
Per contatti: Manuela Pomicino Cell. 3334710357; manuela.pomicino@virgilio.it

Castello: interrogato Casamonti

Fonte: La Repubblica, 14/12/2008
Di: Franca Selvatici

Inchiesta Castello, interrogato Casamonti
Casamonti tre ore dal gip: “Volevo solo progettare belle opere”
Dopo l’interrogatorio il giudice concede gli arresti domiciliari al professionista.
I legali: ma non è una gola profonda

«Volevo progettare belle opere». Così l’architetto Marco Casamonti, indagato anche nell’inchiesta Castello, durante l’interrogatorio a cui è stato sottoposto dopo essere stato arrestato per turbativa d’asta a Terranuova Bracciolini. Tre ore davanti al Gip, l’architetto ha risposto alle domande. E il magistrato gli ha concesso gli arresti domiciliari.
L’architetto Marco Casamonti, arrestato giovedì sera per turbativa d’asta aggravata nella gara per la ristrutturazione degli ex Macelli a Terranuova Bracciolini, ha ottenuto nel pomeriggio di ieri gli arresti domiciliari dopo un interrogatorio durato tre ore davanti al gip Rosario Lupo. Alle undici del mattino, quando è arrivato al secondo piano del tribunale scortato dagli agenti di polizia penitenziaria, l’architetto Casamonti era visibilmente prostrato. Gli occhi smarriti, i capelli un po’ in disordine, i bei pantaloni di velluto cascanti perché come a tutti i detenuti gli era stata tolta la cintura.

Gli avvocati Giuseppe e Mario Taddeucci Sassolini gli hanno fatto coraggio, poi sono entrati con lui nell’ufficio del giudice Lupo. All’interrogatorio ha assistito anche il pm Gianni Tei, che coordina le indagini dei Carabinieri del Ros insieme con i colleghi Giuseppina Mione e Giulio Monferini. Marco Casamonti è sotto inchiesta per corruzione nella vicenda dell’area Fondiaria a Castello, ed è nell’ambito di quelle indagini che in settembre e ottobre è stato intercettato mentre pilotava la gara di Terranuova Bracciolini.

Le conversazioni sono assolutamente esplicite. Casamonti ha chiamato tutti gli studi di progettazione invitati alla gara su sua indicazione e ha chiesto che presentassero offerte al ribasso per consentire la vittoria del collega Pietro Pellegrini di Lucca: «La gara la dovrebbe vincere Pietro, perché poi la facciamo assieme io e Pietro, ma io non posso vincerla perché in questo Comune ho fatto troppi lavori». Tutti accettano: «Ma figurati, lo abbiamo già fatto altre volte per te». Casamonti ringrazia: «A buon rendere». Pellegrini vince e Casamonti commenta: «Pietro, ci mancava che non vincevi il concorso, eh, Dio Buono, scusa, era tutto telecomandato, ci mancava che non vincevi Terranuova».
Di fronte al giudice, Casamonti non ha negato l’evidenza. «I fatti storici sono quelli – hanno spiegato gli avvocati al termine dell’interrogatorio – ma l’architetto li ha inquadrati in un contesto di interessi culturali più che economici. L’obiettivo era creare opere ben fatte. Per gli ex Macelli aveva fatto un bel progetto, non voleva che venisse stravolto». Anche dell’operazione Fondiaria a Castello l’architetto ha voluto sottolineare gli aspetti culturali. Era stato l’assessore Biagi a suggerire il suo nome a Ligresti per la progettazione degli edifici pubblici e poi anche per il coordinamento della progettazione delle costruzioni private. Casamonti ha illustrato al giudice la contrapposizione fra gli interessi di Ligresti, che in quanto imprenditore persegue il fine legittimo di risparmiare, e quelli del Comune di Firenze che invece aveva l’obiettivo di incrementare le opere a destinazione pubblica all’interno dell’area.
Al pm Tei ha spiegato l’attività professionale di Archea, lo studio da lui fondato, nonché le opere progettate, eseguite e in fase di ideazione e i rapporti di lavoro in atto, e ha manifestato la volontà di rispondere a tutte le domande anche se sarà chiamato dai pubblici ministeri. Non è «una gola profonda» – precisano i difensori – ma una persona che crede nel suo lavoro e lo difende: «Il giudice ha compreso che è una persona perbene».

Lettera aperta, vicenda Castello e querela di Domenici a Repubblica

Ieri, presso la libreria Liberi libri è stata presentata alla cittadinanza la Lettera aperta ai cittadini di Firenze, proposta e firmata da Mario Bencivenni, Paolo Celebre, Domenico De Martino, Vincenzo Ramalli, Francesco Re, Deanna Sardi, Mariarita Signorini, Vincenzo Simoni.
A fronte della drammatica situazione fiorentina, già denunciata da anni da comitati, movimenti e associazioni di cittadini, e ora davanti agli occhi di tutti attraverso le intercettazioni che hanno portato a indagini della magistratura, i firmatari intendono stimolare la formazione di un ampio schieramento elettorale, espressione della società civile, in grado di competere da protagonista nelle prossime elezioni amministrative, sulla base di un’esplicita discontinuità con le precedenti amministrazioni e della condivisione di alcuni punti qualificanti: centralità dei cittadini, difesa dei beni pubblici (territorio, verde, aria, acqua), blocco e ridiscussione delle grandi opere infrastrutturali (TAV, tramvie, tubone ecc.), attenzione alle problematiche sociali (casa, accoglienza, ecc.).
E’ stato deciso di proseguire il lavoro con incontri tematici dedicati alle principali emergenze, ai quali si prevede la partecipazione non solo di esponenti di forze associative, ma anche di singoli cittadini che individualmente in questi anni hanno maturato la loro opposizione all’attuale sistema di governo cittadino.
Mariarita Signorini

Fonte: Nove Firenze, 06/12/2008

Urbanistica, Castello: il sindaco Domenici riquerela La Repubblica,
il Pdci esce dalla maggioranza

Firenze, 05 Dicembre 2008- Sul caso giudiziario dell’urbanizzazione dell’area di Castello di proprietà Fondiaria-Sai con sette avvisi di garanzia di cui due ad assessori comunali, “Il Gruppo Pdci di Palazzo Vecchio condivide in pieno le scelte e le ragioni espresse dalle segreterie regionale e provinciale del Pdci, discusse ieri sera alla presenza del segretario nazionale Diliberto -annunciano Nicola Rotondaro capogruppo Pdci e Lorenzo Marzullo consigliere comunale Pdci- Siamo sicuri che il comitato federale di stasera confermerà la scelta di uscire dalla maggioranza al Comune di Firenze, per questo ci consideriamo fin da ora fuori dalla maggioranza”.
“Siamo venuti a illustrare al rappresentante dell’Amministrazione comunale la situazione della nostra azienda alla luce delle decisioni di mobilità, cassa integrazione e cambiamento di destinazioni d’uso dell’area su cui sorge lo stabilimento. Prossimamente ci attiveremo anche coi gruppi consiliari con l’obiettivo di salvaguardare l’attività dell’azienda e degli oltre 170 dipendenti”. E’ quanto hanno detto una delegazione della Rsu aziendale e dei sindacati Filcem-Cgil e Femca-Cisl della Seves, l’azienda di via Reginaldo Giuliani, all’assessore alle politiche del lavoro Riccardo Nencini in un incontro avvenuto oggi in Palazzo Vecchio. “Come Amministrazione comunale – ha detto l’assessore Nencini – concordo con le assunzioni di responsabilità già espresse dalla presidente del Quartiere 5. Da parte nostra seguiremo con attenzione la fase di passaggio di regolamentazione urbanistica, mantenendo vivo il vincolo di attività produttiva dell’area a insediamento industriale. Sulla vicenda lunedì 15 dicembre informerò il consiglio comunale con una comunicazione”.
“La gravissima situazione che si sta prospettando per le sorti dei lavoratori dello stabilimento SEVES e il mantenimento di una delle più significative realtà produttive della città di Firenze è fonte per noi di grande preoccupazione. Questa drammatica situazione per le famiglie dei lavoratori e per la città intera richiede un’attenta riflessione ed azioni da parte dell’Amministrazione Comunale e delle forze politiche per quanto riguarda l’attuazione degli strumenti urbanistici che possono essere finalizzati alla tutela dell’area produttiva a fronte di evidenti intenzioni speculative”. È il commento di Luca Pettini (capogruppo La Sinistra di Palazzo Vecchio), Anna Maria Soldani (gruppo La Sinistra di Palazzo Vecchio) e di Maurizio Bruschi (capogruppo La Sinistra del Quartiere 5) che intervengono sulla crisi della SEVES.
“Viste le preoccupazioni dei lavoratori dell’azienda Seves, che rischia di chiudere lasciandoli senza garanzie occupazionali, martedì 9 dicembre si svolgerà – ha spiegato Leonardo Pieri presidente della commissione speciale lavoro – un’audizione con le rappresentanze sindacali”. “In questo caso, fra l’altro – prosegue Leonardo Pieri – si presenta una situazione in cui la possibilità di chiusura potrebbe avere motivazioni non legate alla produzione (ancora in attivo), ma anche a processi speculativi. Le istituzioni, a partire dal Comune di Firenze, hanno il dovere di cercare di salvaguardare i posti di lavoro e le proprie attività produttive in un momento di difficoltà economica anche per il nostro territorio. Questo è possibile innanzi tutto ascoltando le preoccupazioni dei lavoratori riguardo al loro futuro e ponendosi sempre al loro fianco, ma soprattutto eliminando quei fattori che, sul piano politico-amministrativo, possono favorire la chiusura dello stabilimento come la possibilità di costruire case, possibilità oggi più appetibile della produzione industriale ma che recherebbe un danno rilevante per la città”. “Questo tipo di intervento da parte delle istituzioni ha già dato i suoi frutti nella celeberrima vicenda della Elettrolux-Zanussi, che si è risolta positivamente per i lavoratori e per l’intera comunità, attraverso il mantenimento della funzione produttiva e la scelta di inedificabilità dell’area”. “E’ l’ora di finirla- conclude Pieri – con il sacrificio dei lavoratori e delle attività economiche dei nostri territori per favorire aziende che mirano esclusivamente al profitto con speculazioni edilizie, delocalizzazioni e azioni che niente hanno a che fare con uno sviluppo effettivo della nostra città”.
Anche il capogruppo dei Verdi in consiglio comunale, Giovanni Varrasi, sostiene la situazione dei dipendenti della SEVES e prosegue il suo intervento dicendo che: “la SEVES è una fabbrica che produce mattoni di vetro, prodotto che ha incontrato un grande successo commerciale in tutti i paesi del mondo e, verosimilmente, ha prodotto importanti utili per la proprietà. Viene riferita una crisi del mercato che necessiterebbe di aggiustamenti produttivi e della forza lavoro. Su questo terreno i sindacati, a cui va la nostra solidarietà, porteranno avanti le loro giuste lotte anche per scongiurare l’ipotesi che circola in fabbrica, secondo la quale la produzione potrebbe essere delocalizzata nella Repubblica Ceca”. “Per quanto ci riguarda – spiega Giovanni Varrasi -, come consiglieri comunali, oltre a chiedere di non spengere il forno della SEVES e, se fosse proprio necessario, creare cassa integrazione a rotazione fra i lavoratori, intendiamo puntualizzare un aspetto che riguarda il Piano Strutturale e le nuove funzioni che tendenzialmente definisce. Visto che il sindaco è ormai anche assessore all’urbanistica e che condividiamo l’ottica di riflettere ancora sul Piano Strutturale in questo mandato amministrativo per consegnare al nuovo sindaco un lavoro più meditato e condiviso, intendiamo esprimere il nostro punto di vista sulla paventata riconversione della fabbrica o di sue importanti parti a funzioni abitative”. “Firenze non ha bisogno di nuovi speculazioni edilizie e gli 85.000 metri quadri della SEVES devono vedere il permanere della sede industriale e la realizzazione di spazi sociali per i cittadini del Sodo e gli operai stessi – conclude il capogruppo dei Verdi -. D’altra parte questa zona della città ha una viabilità molto difficile e, in generale, spazi molto stretti per la vivibilità pubblica. Lo spirito di comunità prevede che gli imprenditori abbiano il loro comprensibile profitto e anche una quota di flessibilità nella gestione dei lavoratori ma non devono essere gli unici ad avere grandi vantaggi sia quando le cose vanno bene che nei momenti di crisi”.
Lo scorso 2 dicembre leggevamo sulla stampa le domande poste dal portavoce del Sindaco Di Fede all’assemblea metropolitana del PD: “C’è un’area importante per la città e la presenza di un grande investitore che viene da fuori, e poi c’è l’indicazione, data anche dal sindaco, di costruire il nuovo stadio in quella stessa area. E di nuovo c’è un investitore straniero, non fiorentino, non lo so se tutto questo ha provocato delle reazioni in città. E non so se queste hanno “suggerito” l’operato della magistratura”. “Mi domando se facendo investire due stranieri (Ligresti e Della Valle) non si sia provocato qualcosa, se approvando il piano strutturale non abbiamo toccato interessi precostituiti, ma sono sicuro che in palazzo Vecchio non ci sono corrotti”. Stamani sull’Unità Domenici riprende queste domande, che ora prendono la forma dell’affermazione: “In questi anni noi, anche in campo urbanistico, abbiamo pestato i piedi a molte persone. Per esempio penso alla norma che impone il 20% di quanto costruito all’affitto a canone concordato, oppure la modifica in senso restrittivo delle norme che potevano trasformare le realtà commerciali in abitazioni… Non c’è dubbio che questo non è piaciuto. Noi abbiamo affermato i chiari interessi pubblici. Ecco perché io credo che oggi ci siano gruppi di interessi che vogliono invertire questa tendenza… Un attacco mediatico, politico e di gruppi di interesse”.
“Investitori stranieri, reazioni in città, suggerimenti alla magistratura, interessi precostituiti -interviene il vice capogruppo di An Pdl Jacopo Cellai- Domande pesanti come macigni. Domande che mettono in dubbio il primato della politica in questa città e che fanno pensare ad un intreccio di poteri e potentati che sembrano rappresentare la parte che decide realmente le sorti di Firenze, così forti da riuscire a bloccare le decisioni di chi, democraticamente eletto, governa la città. E a fronte di queste domande ne sorgono spontaneamente altre: Di quali reazioni ci si preoccupa? Chi è che avrebbe reagito agli investitori stranieri? Quale sarebbe il nesso fra le reazioni e l’operato della magistratura? Quali sarebbero gli interessi precostituiti a Firenze? Dicevo che non era credibile leggere queste domande come un intervento a titolo personale del portavoce Di Fede. Chi sono le molte persone a cui sono stati pestati i piedi? Quali sono i gruppi di interesse a cui si riferisce Domenici? E soprattutto perché tirare in ballo tutto questo il giorno successivo al colloquio del Sindaco con i procuratori a capo dell’indagine giudiziaria su Castello? Il Sindaco intravede forse dei nessi tra questi gruppi d’interesse e l’inchiesta giudiziaria? Tra questi e la pubblicazione delle intercettazioni?. Le domande poste dal portavoce del sindaco sembravano richiamare il concetto del “chi ha il coraggio di cambiare paga sempre l’intenzione del cambiamento”, concetto che oggi sembra pienamente riconfermato da Domenici stesso, stavolta in una forma di accusa vera e propria (come del resto sottolinea lo stesso quotidiano, l’Unità, che scrive il Sindaco sul caso Castello accusa i gruppi di potere). Accusare, ma chi, e di cosa? Ne risulta un quadro in cui la Giunta Domenici parrebbe essere finita sotto tiro per la sua volontà di prendere decisioni politiche, esattamente ciò che è chiamata a fare, nel quale sembrerebbe vittima di chi non vuole i cambiamenti urbanistici messi in moto dalla stessa. E allora Domenici parli chiaramente al Consiglio Comunale e alla città. Faccia nomi e cognomi, rispondendo con franchezza alle domande che nascono spontaneamente dagli interrogativi di Di Fede e dalle sue affermazioni odierne. Altrimenti è meglio stare zitti. E chiedere scusa per quelle domande e per quelle affermazioni generiche che danno un’immagine della nostra Firenze ancora peggiore di quella che emerge dalle intercettazioni su Castello”.
Intanto il sindaco di Firenze ha dato mandato ai suoi legali di verificare la possibilità di una azione civile e penale nei confronti del giornalista Alberto Statera e della testata La Repubblica per l’articolo pubblicato oggi nelle pagine nazionali. Dal portavoce del sindaco si precisa poi la posizione di Domenici riguardo la consueta cerimonia per gli auguri di Natale. “La cerimonia è stata annullata – si spiega – poiché una consigliera comunale, Ornella De Zordo, ha asserito che tale cerimonia era stata concepita come un momento di propaganda personale (una ‘agiografia’) del sindaco di Firenze, e che a questo fine sono stati investiti 8.100 euro, per la realizzazione di un filmato. Naturalmente, questa affermazione è falsa e per questo motivo il sindaco Domenici ha sporto querela contro la suddetta consigliera. Ciò che non è possibile accettare, è che su un momento di festa sia gettata un’ombra talmente sgradevole e distorcente i fatti, da renderne opportuno l’annullamento per evitare ogni benché minima polemica. La falsità consiste nel fatto che il filmato è stato commissionato per illustrare gli eventi e le situazioni di cui la città è stata protagonista durante i due mandati del sindaco Domenici. Ma soprattutto la consigliera Ornella De Zordo ha fatto tali affermazioni in un momento in cui il filmato non era stato ancora ultimato e non era quindi visionabile. Se le affermazioni della consigliera De Zordo verranno rettificate, sarà possibile riconsiderare la questione relativa allo svolgimento della cerimonia. Altrimenti, non si potrà che confermarne l’annullamento e procedere all’indispensabile chiarimento in sede legale”.
“Non vedo cosa io debba rettificare, visto che il mio è stato un commento politico sull’opportunità che si realizzasse un video che – secondo il Provvedimento dirigenziale 2008/DD/10568 del 27 novembre scorso – è finalizzato a proporre: ‘le situazioni più significative che hanno accompagnato l’attività del Sindaco di Firenze negli ultimi 10 anni dalla sua elezione a primo cittadino’. Lo afferma la capogruppo di Unaltracitta/Unaltromondo Ornella De Zordo in reaplica al comunicato dell’ufficio del sindaco. “Prendo comunque atto – aggiunge la consigliera De Zordo – che a partire dal comunicato del 3 dicembre in cui annuncia la querela il Sindaco ha di fatto modificato un punto sostanziale della descrizione del video che ora ‘ripercorre gli ultimi 10 anni della vita della città’ e non più le attività del Sindaco come indicato nel provvedimento”. “Non colgo neppure il rapporto tra il mio comunicato e la cerimonia degli auguri del Sindaco – conclude la consigliera De Zordo – che non ho minimamente messo in discussione e certo non sta a me decidere se questa cerimonia si debba tenere o meno. Ritengo pertanto francamente inaccettabile e intimidatoria l’insistenza del Sindaco ad adire a vie legali sulla base di un argomento così pretestuoso. Se Domenici ritiene di voler procedere contro di me faccia pure. Altri giudicheranno se nel comunicato del 2 dicembre ci siano gli estremi di reato”.
“Ma il Natale e gli auguri cosa c’entrano con una rettifica? Se il primo cittadino vuole fare gli auguri li faccia, se non li vuole fare, gli auguri li farà qualcun altro”. E’ questo il commento dei consiglieri dei gruppi Fi An Pdl Bianca Maria Giocoli, Riccardo Sarra, Paolo Amato, Gabriele Toccafondi, Marco Stella, Massimo Pieri, Jacopo Bianchi, Enrico Bosi, Giovanni Donzelli, Stefano Alessandri, Jacopo Cellai e Gaia Checcucci, riguardo alla cerimonia di saluti di Natale alla cittadinanza del sindaco Leonardo Domenici “Chiedere come condizione per fare gli auguri di Natale e un prosperoso anno nuovo – prosegue il gruppo Pdl – la rettifica di alcune affermazioni, ci sembra assurdo. Così come ha poco senso dire “altrimenti, non si potrà che confermarne l’annullamento”. “Annunciamo al sindaco che sia il Natale che la fine dell’anno, e quindi anche gli auguri non sono nella sua disponibilità esclusiva – concludono i consiglieri del Pdl – e che quindi ci penserà qualcun altro a festeggiare. Ci pensi il consiglio comunale ad organizzare gli auguri alla città. Oggi chiediamo questo, con una lettera che inviamo al presidente del consiglio”.
Oggi sulla vicenda fiorentina è intervenuto anche il segretario del Partito Democratico: “Sindaci seri e rigorosi”. E poi aggiunge: “Su questione morale non fare di ogni erba un fascio”. Secondo Franceschini, “ci sono dei casi che vanno affrontati, e li affronteremo: mercoledì i dirigenti del partito di Napoli e di Firenze verranno a Roma”. Una «magra consolazione», il sostegno politico e morale da parte del «suo» segretario Walter Veltroni, per le vicende che, in questi giorni, hanno interessato il sindaco e la giunta fiorentina”. È quanto sostiene il consigliere comunale di FI-PdL Jacopo Bianchi, riferendosi ai commenti rilasciati oggi dall’onorevole Walter Veltroni, segretario del Partito Democratico. “Fa sorridere, infatti, come un intervento apparso quest’oggi sulle agenzie di stampa da parte dei vertici del PD possa pensare di calmare le acque per il sindaco Domenici e per qualche altro primo cittadino investiti, direttamente ed indirettamente, da malumori di carattere politico e giudiziario – prosegue il consigliere Bianchi -. Sperano che un intervento di questo tipo possa calmare i «mal di pancia» interni al suo stesso partito ed i malumori dell’opinione pubblica. Senza contare poi il fuoco amico che si sta consolidando ultimamente rispetto alla realtà fiorentina, partendo dall’interno del Consiglio comunale, per finire alla redazione nazionale del settimanale «L’Espresso» di certo non ostile al centro-sinistra, di cui Domenici è autorevole rappresentante”. “Evitando ogni commento relativamente ai riferimenti fatti da Veltroni a «qualità politiche, amministrative, serietà e rigore morale» mi chiedo davvero se il segretario del Partito Democratico si sia mai interessato alle realtà locali al di fuori di Roma, e se quest’oggi, dopo aver letto l’articolo del settimanale di Carlo De Benedetto, abbia preferito documentarsi sulla questione piuttosto che profondere apprezzamenti tout-court”. “Ci auguriamo – conclude Jacopo Bianchi – che la frenesia di querele non colpisca anche lo stesso Walter Veltroni per non aver fatto, magari a giudizio di taluni, un intervento sufficientemente a sostegno dei suoi Amministratori, recentemente messi in discussione proprio dalle rispettive scelte politiche”.
Oggi, presso la libreria Liberi libri è stata presentata alla cittadinanza l’allegata Lettera aperta ai cittadini di Firenze, proposta e firmata da Mario Bencivenni, Paolo Celebre, Domenico De Martino, Vincenzo Ramalli, Francesco Re, Deanna Sardi, Maria Rita Signorini, Vincenzo Simoni. A fronte della drammatica situazione fiorentina, già denunciata da anni da comitati, movimenti e associazioni di cittadini, e ora davanti agli occhi di tutti attraverso le intercettazioni che hanno portato a indagini della magistratura, i firmatari intendono stimolare la formazione di un ampio schieramento elettorale, espressione della società civile, in grado di competere da protagonista nelle prossime elezioni amministrative, sulla base di un’esplicita discontinuità con le precedenti amministrazioni e della condivisione di alcuni punti qualificanti: centralità dei cittadini, difesa dei beni pubblici (territorio, verde, aria, acqua), blocco e ridiscussione delle grandi opere infrastrutturali (TAV, tramvie, tubone ecc.), attenzione alle problematiche sociali (casa, accoglienza, ecc.). E’ stato deciso di proseguire il lavoro con incontri tematici dedicati alle principali emergenze, ai quali si prevede la partecipazione non solo di esponenti di forze associative, ma anche di singoli cittadini che individualmente in questi anni hanno maturato la loro opposizione all’attuale sistema di governo cittadino.

Castello: parliamone – Comitati dei cittadini

Comitati dei cittadini – Firenze

Iniziativa pubblica – interessi privati
Sul caso Castello: riflessioni e buoni propositi per l’anno nuovo

Nelle ultime settimane di passione politico-giudiziaria ci siamo chiesti più volte perché il Piano urbanistico di Castello sia definito dai documenti ufficiali del Comune “di iniziativa pubblica”. In effetti non si tratta né di un Piano per l’edilizia residenziale pubblica, né di un Piano per insediamenti produttivi, né di un Programma con finanziamenti pubblici, bensì di un’area di proprietà privata che più privata non si può.
In questo caso l’“iniziativa pubblica”, oltre a pronunciare gli ormai d’obbligo “sì” alle  richieste della proprietà, sembra essersi prodigata essenzialmente nell’imbrogliare la matassa.
Che cosa si nasconde dietro la vicenda dello Stadio, ma anche delle sedi di Regione e Provincia?
Un po’ di cronaca
Occorre iniziare dalle previsioni di aree e volumetrie pubbliche: se nel Piano adottato nel ’93 erano previste volumetrie per circa mc. 200.000 per la Scuola Carabinieri, cui si aggiungevano altre volumetrie (circa mc. 500.000) per insediamenti universitari, scuole, impianti sportivi di qualità, centri di ricerca e una nuova parrocchia, nel ’99 viene approvato il PUE (Piano Urbanistico Esecutivo) nel quale la Scuola Carabinieri passa a mq. 140.000 circa di S.U.L. (Superficie Utile Lorda) fra appartamenti e attrezzature, vale a dire circa mc. 500.000 di volumetrie. Essa esaurisce da sola quasi il totale di volumetrie pubbliche previste per quell’area (che nel Piano approvato è di mc. 600.000) e rappresenta una vera “spina nel fianco” (oltre 20 ettari in luogo degli originari 16) per qualsiasi intervento di qualità si volesse realizzare sui restanti 160 ettari di proprietà di Ligresti.
Queste volumetrie vennero raggiunte grazie all’applicazione del cosiddetto “indice funzionale”, una norma introdotta con l’amministrazione Primicerio, secondo la quale per le opere pubbliche non valgono limiti di volume in rapporto alla superficie.
Di fatto, sembra di capire che Ligresti abbia sviluppato una progressiva preoccupazione per la redditività dell’investimento relativo alle aree destinate agli interventi privati (originariamente costituito da edifici residenziali, con destinazioni commerciali e direzionali) a causa degli interventi previsti “a contorno” di questa area, già in sé non particolarmente felice, in una zona marginale della città tra autostrada, aeroporto, ferrovia e non servita da mezzi pubblici.
Il rafforzamento dell’aeroporto, una possibile installazione dell’inceneritore e per di più l’incombente intervento della Scuola Carabinieri devono averlo convinto a ripensare il tutto.
Come sostituire un investimento rischioso (quello relativo agli edifici residenziali privati) con uno più sicuro e che garantisca la redditività? Ma è ovvio: facendo pressione sul Comune affinché si adoperasse per individuare operatori disponibili a realizzare delle belle volumetrie pubbliche sulle aree private, previo acquisto a prezzo di mercato.
Detto fatto, il Comune si dà da fare per convincere la Provincia e la Regione a trasferire proprio lì le proprie sedi. In un primo momento sembra che nessuna delle due ne voglia sapere, ma alla fine entrambe capitolano, dopo un intervento dell’assessore Biagi che potrebbe leggersi come una sorta di turbativa d’asta a fronte di un’iniziativa di sganciamento della Provincia.
A questo punto, il famoso parco di 80 ettari, già previsto nel Piano adottato nel ’93 come “bosco urbano”, inizia a perdere di appeal. Finché l’insediamento prevalente era residenziale, il parco poteva infatti costituire un filtro rispetto all’aeroporto, ma ora, con tutte quelle volumetrie pubbliche, per gli operatori interessati risulterebbe solo inutilmente costoso sia nella realizzazione sia nella manutenzione: tanto vale sostituirlo con il nuovo stadio, una destinazione non compatibile con la residenza, che però potrà essere ben tollerata dalle utenze pubbliche presenti sull’area.
Per Ligresti è un affare! Non dovrà più realizzare il parco sull’area ceduta gratuitamente al Comune, e la trattativa a tre (estesa a Della Valle) comporterà sicuri vantaggi anche per lui, in quanto proprietario del terreno.
Per Della Valle è un sicuro ritorno di immagine, oltre che un affare colossale (quelle attrezzature alberghiere e commerciali intorno allo Stadio…).
Per l’Amministrazione uscente un investimento politico di grande visibilità e, in vista della prossima scadenza elettorale, di sicuro effetto sulla tifoseria locale.
Ecco allora pronto il progetto Fuksas: “mi servirebbero circa 80 ettari” – dice l’architetto; anche se la “nuvola”, come del resto si addice alla sua natura, è completamente avulsa dal territorio. Ma ecco un’opportuna parola d’ordine: “lo stadio deve stare nell’ambito del Comune”; e, guarda caso, l’unica area disponibile nel Comune è proprio Castello, dove per l’appunto si trova quella famosa area di 80 ettari e dove si voleva fare quel parco così inadatto, anche a detta del Sindaco intercettato (che però si esprime in modo assai più crudo).
Per rendere possibile la sostituzione sarà sufficiente modificare la convenzione. Ma intanto si introduce la novità nel Piano strutturale: ed ecco allora quell’incongruo quanto generico emendamento inserito alla chetichella (senza ripubblicazione e senza che i cittadini possano proporre osservazioni) che volutamente non dice nulla di preciso: né le volumetrie, né le effettive destinazioni, né al posto di che cosa verrà realizzato.
Fin qui la cronaca
Ora immaginiamo….
Immaginiamo che da Monte Morello si alzi un bella tramontana politica che spazzi via l’inquinamento e l’aria malata che ci soffoca da tanto tempo. Immaginiamo che anche quei soggetti ai quali finora è stato negato il diritto di dire la loro, i cittadini comuni per esempio, abbiano la possibilità di determinare l’indirizzo e i destini di questa città. Immaginiamo di metterci al lavoro…
Già, però non sarà certo facile liberarsi di colpo dei gravi processi degenerativi provocati sul territorio da quindici anni di mala urbanistica. E non sono nemmeno in vista svolte culturali e legislative che favoriscano il riequilibrio territoriale.
Appare evidente che sia la variante urbanistica sia i contenuti della convenzione dovranno essere riconsiderati. Si dovrà ricordare anche che l’intervento relativo alla Scuola Carabinieri è una pesante pregiudiziale per qualsiasi ulteriore operazione si voglia realizzare a Castello (in particolare quella residenziale) e che esiste la possibilità che Fondiaria si ritiri dall’intera operazione con evidente danno anche per il Comune.
Recentemente si è riaffacciata la proposta di localizzare il nuovo stadio in area metropolitana. Tutto bene, a condizione però che non vi sia consumo di suolo andando a coprire gli spazi liberi residuali del famoso “Parco della piana”, tra i comuni di Firenze, Sesto, Campi e Prato. Né, tanto meno, nell’area libera tra il comune di Firenze e quello di Bagno a Ripoli, in fondo al viale Europa, come qualcun altro ha ventilato.
Forse una soluzione potrebbe essere proprio quella di realizzare lo stadio a Castello, a patto però che venga realizzato il parco di 80 ettari completando la cessione gratuita al Comune dei 120 ettari previsti e non venga più realizzato alcun intervento di tipo residenziale.
Un possibile scenario
Fondiaria completa la cessione gratuita delle aree al Comune (120 ettari):

  • cede gratuitamente al Comune gli 80 ettari destinati al parco;
  • cede gratuitamente al Comune gli ulteriori 20 ettari per realizzare i residui 100.000 mc di attrezzature pubbliche;

Fondiaria, sui residui 60 ettari di sua proprietà, compie le seguenti operazioni:

  • vende a Della Valle i circa 20 ettari necessari per realizzare il nuovo stadio;
  • realizza le volumetrie private (non più di 300.000 mc.) per completare la cittadella sportiva (quali alberghi, centri commerciali e direzionali, oltre ad altre eventuali attrezzature sportive) sugli ulteriori 40 ettari.

Fondiaria e Della Valle si impegnano a realizzare a proprie spese il parco.
La discussione è aperta
Inviare i contributi a: comitatideicittadini@email.it, saranno pubblicati in notiziari successivi

Arrestato Marco Casamonti, l’architetto di Castello

Fonte: Il Corriere Fiorentino12 dicembre 2008
Di: Simone Innocenti e Antonella Mollica

Arrestato l’architetto di Castello
Marco Casamonti a Sollicciano. È coinvolto anche nelle indagini sull’area Fondiaria.
Avrebbe pilotato una gara d’appalto nella provincia aretina

È finito in carcere con l’accusa di turbativa d’asta l’architetto Marco Casamonti. Il professionista fiorentino, 43 anni, indagato anche per corruzione nell’ambito dell’inchiesta su Castello, è stato arrestato ieri dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale fiorentino e trasferito nel carcere di Sollicciano su disposizione del giudice per le indagini preliminari Rosario Lupo, lo stesso che ha firmato il decreto di sequestro dell’area di Castello. Entrambe le inchieste che lo coinvolgono nascono dalle intercettazioni sulle indagini del project financing. Questa volta il pool di inquirenti — composto dal procuratore capo Giuseppe Quattrocchi e dai sostituti Giuseppina Mione, Gianni Tei e Giulio Monferini — lo accusa di aver pilotato una gara d’appalto indetta dal Comune di Terranuova Bracciolini: si tratta del project financing per la ristrutturazione di un edificio in zona Macelli. La base d’asta della gara era di 98 mila euro. Il fatto contestato si riferisce all’inizio di ottobre.
GLI ALTRI INDAGATI. Insieme a Casamonti sono indagati anche altri professionisti e la dirigente dell’ufficio urbanistica e lavori pubblici dell’amministrazione comunale in provincia di Arezzo. Secondo l’accusa Marco Casamonti, difeso dall’avvocato Giuseppe Taddeucci Sassolini, avrebbe organizzato personalmente la turbativa d’asta, avvalendosi della complicità di due studi per ottenere «offerte d’appoggio». Risultato: quella gara fu aggiudicata da un partecipante che presentò la busta con il minimo ribasso in modo da risultare il miglior offerente. Casamonti si sarebbe «spartito» il risultato di quella vittoria. Per gli inquirenti l’architetto finito ieri agli arresti non è un professionista qualunque. La tesi della procura è che Casamonti abbia avuto un ruolo chiave in diversi Comuni: a Terranuova Bracciolini, dove si sarebbe mosso in maniera molto disinvolta per la vicenda della gara, e a Firenze, dove è uno dei tecnici progettisti assunto alle dipendenze della Europrogetti del gruppo Ligresti «per volontà dell’assessore Biagi », come risulta dal decreto di sequestro preventivo dell’area di Castello. Doveva essere lui, infatti, a predisporre il progetto per la futura sede della Regione.
GLI APPALTI IN PROVINCIA. Il professionista si mostra molto interessato anche ad altri appalti di rilievo della Provincia di Firenze. Come quello che deve essere portato a termine nella zona di Montelupo Fiorentino. E si dà da fare per capire se quella sia o meno una «gara libera». Di fatto la Provincia di Firenze, rilevano gli inquirenti, ha pubblicato un bando di gara per la progettazione del collegamento stradale tra la statale 67 e la strada provinciale 106 tra i Comuni di Empoli, Montelupo Fiorentino, Capraia e Limite. La prima apparizione di Casamonti nell’inchiesta risale al 30 gennaio 2008 quando in una telefonata intercettata dagli investigatori si lamenta con Biagi del fatto che il tecnico comunale Ciolli si è rifiutato di ricevere in via amichevole alcuni documenti portati in Comune per Fondiaria. Proprio il rapporto con l’ex assessore all’urbanistica Gianni Biagi è uno dei punti fondamentali dell’inchiesta su Castello.
LE INTERCETTAZIONI. «Oggi — dice Casamonti — sono andati lì a consegnare il materiale definitivo per Fondiaria da Ciolli e lui ha detto ‘‘ora i rapporti sono cambiati, non ci potete consegnare nulla in modo amichevole come prima, dovete aspettare le nostre lettere” ». E Biagi: «Gli dici che hai parlato con me, certo che lo puoi lasciare» . È evidente, spiega il gip Lupo nel decreto di sequestro, che i due architetti sono persone di fiducia di Biagi e che tra loro vi sono accordi per raggiungere i rispettivi fini: gli architetti per guadagnare con l’assunzione di incarichi remunerativi — vi sono telefonate da cui emerge che Casamonti vanterebbe un credito nei confronti di Fondiaria di 500 mila euro, scrive il giudice Lupo — per Biagi la possibilità di muoversi su più fronti, quello pubblico e privato, acquisendo sempre più potere. In una telefonata con Ligresti Casamonti si lascia andare a una vera e propria dichiarazione d’amore: «Quello che mi interessa è portare a casa il risultato, riuscire ad avere la concessione edilizia e darle i permessi… questo è il mio obiettivo, gliel’ho promesso… ho stima di lei… lei è una persona di cui anche io mi sono un po’ innamorato, perché è una persona di grande carisma, un grande imprenditore… io voglio portare a casa questo risultato… e come vede anche oggi che è il 2 maggio non sono a fare il ponte… sono in studio».

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