Archivi tag: castiglion fiorentino

Energia alternativa – sentenze Tar su nuove centrali

Fonte: Italia Nostra, Ufficio Stampa 06/03/2015

Biomasse: il Tar della Toscana boccia la centrale di Castiglion Fiorentino, il Tar dell’Emilia Romagna autorizza invece la centrale di Russi, a due passi da una delle più belle e imponenti residenze nobiliari estive di tutta la Romagna. Il Tar del Lazio ferma la costruzione della centrale a carbone a Saline Joniche in Calabria.

Castiglion Fiorentino (Arezzo)

Questa è la distanza e la vista della centrale (ora sono gli edifici dell’ex zuccherificio Sadam) che sarà costruita a 150 m da Villa San Giacomo

Italia Nostra accoglie con grande soddisfazione la sentenza con cui il TAR Toscana ha bloccato il progetto di un mega-impianto a biomasse da 55 MW nel Comune di Castiglion Fiorentino da parte della PowerCrop del gruppo Maccaferri nell’ex-zuccherificio Eridania Sadam. Nelle motivazioni della sentenza il Giudice si è soffermato sugli aspetti riguardanti l’impatto ambientale dell’intervento, mettendone in risalto la criticità con riferimento particolare all’aspetto paesaggistico, al consumo del territorio e al rendimento energetico, tutti di tale rilevanza da rendere impossibile la realizzazione dell’intervento. Il Giudice Amministrativo ha rigettato anche le ulteriori contestazioni relative alla presunta qualità degradata delle aree interessate dall’intervento nonché all’utilità dell’impianto: quanto a quest’ultimo aspetto, il TAR ha infatti chiaramente affermato la complessiva irrazionalità della scelta di localizzazione in un’area che avrebbe richiesto la necessità di ulteriori linee elettriche, rendendo aleatoria, appunto, l’utilità dell’impianto di teleriscaldamento. Italia Nostra nazionale, che ha messo a disposizione l’avvocato per patrocinare il comune di Castiglion Fiorentino contro il ricorso della PowerCrop presso il TAR della Toscana, La la sezione di Castiglion Fiorentino di Italia Nostra, supportata dal consiglio regionale con Maria Rita Signorini, la Provincia di Arezzo e cittadini, sottolineano l’importanza dell’azione svolta da quanti, sin dal primo momento, si sono battuti contro un progetto che niente aveva a che fare con la bellezza di queste colline, classificate come aree agricole di grande pregio.

Russi di Romagna (Ravenna)
Di segno contrario, purtroppo, è la sentenza del TAR Emilia Romagna che ha rigettato il ricorso presentato contro la Direzione Regionale per impedire la costruzione di un’altra mega-centrale a biomasse di 30MW a Russi di Romagna in provincia di Ravenna, nell’ex zuccherificio Eridana sempre della PowerCrop del gruppo Maccaferri. Il ricorso è stato presentato a tutela del complesso architettonico “Villa Rasponi e Chiesa di San Giacomo”, una delle più belle e imponenti residenze nobiliari estive di tutta la Romagna, costruito per volere dei conti Rasponi di Ravenna, fra il XVI e il XViI secolo.
Il ricorso puntava a scongiurare la costruzione e l’esercizio del Polo energie rinnovabili in un’area limitrofa (150 metri!!) al complesso monumentale, ottenendo delle misure di tutela indiretta più rigorose e stringenti. Ebbene, con un certo disappunto siamo costretti a prendere atto che il Giudice Amministrativo ha ritenuto legittimo l’operato dell’Amministrazione (“esasperando” forse il principio della discrezionalità amministrativa) e in particolare il radicale ridimensionamento delle prescrizioni di tutela, di fatto consentendo la realizzazione dell’impianto bio-gas e biomasse a ridosso del complesso.
Italia Nostra vuole, nell’occasione, sottolineare come nel nostro Paese la costruzione di centrali a biomasse registri una forte crescita a causa degli ingenti incentivi riservati a questa produzione, con il meccanismo dei certificati verdi, essendo state incluse le biomasse tra le fonti energetiche rinnovabili per una presunta riduzione delle emissioni di gas serra, se queste sono usate come combustibile. Accurati studi scientifici, invece, dimostrano che l’immissione nell’ambiente di quantità non trascurabili di numerosi macro e micro inquinanti prodotti dalle centrali non solo hanno effetti potenzialmente pericolosi per la salute della popolazione esposta ma possono anche, in modo rilevante, ridurre la produzione agricola ed essere incompatibili con gli obiettivi di una produzione agricola e alimentare di alta qualità.

Saline Joniche (Reggio Calabria)
Il pronunciamento del TAR Lazio, che ha accolto il ricorso proposto da Italia Nostra, dopo quelli presentati dalla Regione Calabria e da varie associazioni ambientaliste, contro il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e la valutazione d’impatto ambientale per la costruzione della centrale a carbone a Saline Joniche, perché viziato da evidenti irregolarità e forzature, rappresenta un passo importante verso la scrittura della parola fine sulla vicenda relativa alla costruzione della centrale elettrica a carbone a Saline Joniche, terra già oltraggiata dalle vergognose vicende della “Liquichimica” e delle “Officine grandi riparazioni”.
Dopo lo scampato pericolo di inquinamento di un area a forte vocazione turistica e ambientale la nostra associazione, concordemente con il Touring Club e FAI Reggio Calabria, ritiene che sia adesso necessario progettare interventi che mirino al rilancio dell’area stessa come attrattore turistico e naturalistico di prima grandezza. A tal fine invita il comune di Motta San Giovanni, l’Amministrazione provinciale di Reggio Calabria e la Regione Calabria ad aprire un tavolo tecnico per l’avvio di tutte le attività finalizzate all’individuazione di un progetto complessivo per l’intera area, che ponga particolare attenzione al grave e preoccupante fenomeno di erosione delle coste che interessa il litorale Jonico della Provincia di Reggio Calabria, anche attingendo ai fondi comunitari 2014 – 2020.

Annunci

Italia Nostra interviene sul tema della centrale a Castiglion Fiorentino

Fonte: Valdichianaoggi, 21/01/2015

In questi giorni, diverse persone hanno ricevuto un invito da parte dell’Associazione Tutela Valdichiana di partecipare a una conferenza, organizzata dalla CGL –FLAI e Comune di Castiglion Fiorentino dal titolo: “Una svolta per la Val di Chiana, oltre la centrale a biomasse, riprendendosi la terra”. Fra gli invitati, oltre all’associazione, ci sono: la Regione, la Provincia, la conferenza dei sindaci della Valdichiana, associazioni imprenditoriali ed economiche.
Da questo elenco, a nostro modo di vedere mancano: il Comitato salute e Paesaggio in Valdichiana, Italia Nostra e i medici della Valdichiana coordinati dal Dr. Lucioli, che tanta parte hanno avuto nella questione centrale a biomasse di Ca Bittoni a Castiglion Fiorentino e nella protezione della Valdichiana; ovviamente non vantano alcun diritto sulle decisioni prese dalla Provincia di Arezzo nel respingere il progetto. Non si può non ricordare che Italia Nostra Nazionale ha dato l’avvocato per patrocinare il comune di Castiglioni nonché gli abitanti della Valdichiana contro il ricorso della PowerCrop presso il TAR della Toscana .
Siamo meravigliati per questo comportamento ma comunque ce ne facciamo una ragione.
Cogliamo l’occasione per ricordare, e per noi è la cosa più importante e prioritaria, l’imminente sentenza del TAR che dovrà esprimersi il trenta di questo mese sulla bontà della decisione della Provincia. Vogliamo sperare, con tutte le nostre forze che la sentenza possa essere favorevole e che l’obbrobrio proposto dalla PowerCrop venga definitivamente rigettato. E che non se ne parli più!!!!!!!
Comitato Salute e Paesaggio in Valdichiana,
Italia Nostra sez. Valdichiana

No definitivo della Giunta provinciale al progetto di Power Crop: le motivazioni

Un’altra vittoria che si deve anche all’impegno di Italia Nostra, un’altra buona notizia a conclusione di un processo di partecipazione democratica che si è svolto in modo rigoroso e ha portato alla bocciatura del progetto di centrale a biomasse per 51 MW, in una zona molto delicata dal punto di vista paesaggistico e che avrebbe comportato seri rischi per la salute dei cittadini.
Mariarita Signorini, Consigliere nazionale Italia Nostra e Vicepresidente di Firenze

Fonte: Arezzo Notizie

Il polo di energie rinnovabili di Castiglion Fiorentino sul quale era basato il progetto presentato dalla società Power Crop Srl non si farà. La decisione assunta dalla Giunta provinciale, già preannunciata dal rigetto del progetto deliberato a metà aprile alla luce del pronunciamento negativo della Conferenza dei Servizi, non si è modificata alla luce delle controdeduzioni della società proponente. Ad annunciarlo sono stati, in una conferenza stampa che si è svolta nel palazzo della Provincia, amministratori e tecnici dell’Amministrazione provinciale e amministratori del Comune di Castiglion Fiorentino.
Il progetto era stato presentato dalla società un anno e mezzo fa, nell’ottobre del 2012, al di fuori della concertazione prevista dall’accordo di riconversione dello zuccherificio Sadam. Su di esso, al di là dei pronunciamenti politici, c’è stata una valutazione attenta sul piano tecnico che ha poi portato alla decisione oggi annunciata. Durante la conferenza stampa è stato sottolineato come le principali criticità emerse in sede di Conferenza dei Servizi riguardassero le dimensioni dell’impianto, che prevedeva la produzione di 51,5 MW termici, ritenuto sovradimensionato rispetto alla realtà nella quale era previsto il suo inserimento, aspetti legati all’utilizzo in loco dell’energia prodotta, il vincolo paesaggistico di un’area di pregio, vicina alla zona di bonifica, come definito anche dal piano paesaggistico regionale in corso di approvazione, la previsione di realizzazione dell’impianto in area non urbanizzata e altri aspetti connessi alla sostenibilità complessiva del progetto.
Importante è stato, a parere unanime degli Amministratori di Provincia e Comune, il processo di coinvolgimento dei cittadini con l’attivazione del procedimento di Inchiesta Pubblica che ha visto la presenza attiva di associazioni e singoli cittadini. Gli amministratori hanno sottolineato che si chiude così la questione del progetto del Polo delle Energie rinnovabili presentato da Power Crop, ma non quella della riconversione dello zuccherificio così come previsto dall’accordo firmato nel 2007, che conteneva impegni precisi per lo sviluppo del territorio e la tutela dell’occupazione. In questo senso la richiesta indirizzata alla Regione Toscana, alla quale è stato rivolto anche un ringraziamento per il contributo dato in Conferenza dei Servizi, è quella di riaprire il tavolo di concertazione per arrivare a una soluzione che possa garantire sostenibilità ambientale, sviluppo economico e occupazione.

Italia Nostra: fermiamo le speculazioni sulle biomasse in Valdichiana

Come ben noto Italia Nostra sezione Valdichiana ha evidenziato a più riprese l’irrazionalità di volere impiantare una mega centrale a biomasse nel territorio di Castiglion Fiorentino e continuerà in questa direzione. Italia Nostra è ancora una volta in allarme a causa del proliferare di piccole centrali a biomasse per forniture di energia elettrica che stanno invadendo il nostro territorio, con autorizzazioni già concesse o in attesa di esserlo.
Esse possono diventare piccoli inceneritori in assenza di legislazione in materia e di controlli. La possibilità di bruciare di tutto è veramente reale, con danni a falde acquifere, ai terreni,alle colture e di conseguenza alla salute a causa della catena alimentare. E’ da considerare che tali centrali diventano redditizie solo per gli incentivi concessi, altrimenti non vi sarebbe nessuna ragione per realizzarle, e non sono da classificare come impianti  di “energia sostenibile”. Infatti l’ ultimo rapporto americano sulla centrali a biomasse le definisce “nuovo carbone”, affermando dopo analisi accurate che queste inquinano più delle centrali a carbone o addirittura a gas.
Invitiamo con ciò tutte le amministrazioni comunali a prendere atto di tale situazione onde valutare  seriamente le ricadute di tali progetti sul territorio della Val di Chiana, e suggeriamo di visionare il “New Report: Green” Biomass Eletricity More Polluting Than Coal” che conferma gli studi di molti affermati scienziati.
Rileviamo una profonda contraddizione da parte della Regione Toscana la quale concede fondi per sostenere l’agricoltura integrata  e biologica, ma al contempo permette la realizzazione, attraverso incentivi, di piccole centrali a biomasse, contrastando di fatto  una vera  agricoltura biologica a causa dell’ inquinamento che le suddette provocano.
A nostro avviso vanno valutate altre forme di energia rinnovabile per la produzione di elettricità, come per esempio il fotovoltaico concedendo autorizzazioni per impianti da realizzare su capannoni già esistenti, prendendo sempre in considerazione prima di tutto le ricadute sull’ambiente e sul paesaggio.
Inoltre, concedere autorizzazioni per realizzare, a dei privati o titolari di aziende agricole, centrali per un numero di KW superiori al vero, e necessario consumo, dà luogo a speculazioni.
Le autorizzazioni dovrebbero essere infatti commisurate e rilasciate calcolando il reale consumo, senza eccedere nella  produzione in quanto lo scopo è quello di economizzare le spese sostenute dalle aziende agricole, senza incentivare la vendita di energia in eccesso.
Evitando di fatto che le piccole centrali a biomassa vengano realizzate al solo scopo speculativo.
Italia Nostra sezione Valdichiana
Mariarita Signorini, Gruppo lavoro energia Italia Nostra nazionale

Potete leggere il comunicato su Arezzo NotizieValdichiana oggi.
Riportiamo il commento di Carola Loretta Lazzeri – Comitato per Cortona

Condividiamo la posizione di Italia Nostra sul tema biomasse, sottolineando come la linea adottata dalle amministrazioni locali nel recente passato contravvenga a quello che era stato il principio ispiratore della normativa sulle energie rinnovabili relativamente alle biomasse.
Quella che sarebbe dovuta essere una buona pratica per smaltire gli scarti dell’agricoltura, producendo al contempo un reddito integrativo per le aziende agricole e un risparmio sulle spese energetiche, si è in realtà rivelata come alibi per far proliferare una agricoltura industralizzata, che adotta devastanti pratiche agronomiche, sottraendo territorio alla produzione alimentare umana e animale.
La forte incentivazione prevista dalla legislazione italiana ha poi trasformato questo principio virtuoso (recupero dell’energia da prodotti di scarto, risparmio energetico e diminuzione dell’inquinamento) in un vero e proprio assalto alla diligenza. Sono nate aziende similagricole, che di agricolo non hanno niente, che aggirando furbescamente la legge, stanno depredando denaro pubblico in totale spregio del risparmio energetico e della salute pubblica.
E’ inconcepibile che si incentivi, con accesso alla massima tariffazione, la cogenerazione là dove non c’è, l’autoconsumo inesistente, il dissennato sfruttamento dei terreni agricoli per coltivare prodotti destinati all’incenerimento o alla macerazione. E’ intollerabile che tutto avvenga attraverso un grande sperpero di energia, per recuperare poi appena un quinto dell’energia impiegata.
La politica assistenziale che ha caratterizzato e impigrito il sistema industriale nel nostro paese ha anche in questo settore prodotto gravi danni. E prosciugate le poche risorse economiche disponibili ci ritroveremo, quando finalmente finiranno queste speculazioni, terreni impoveriti, inquinamento aumentato, casse vuote e, soprattutto, meno sani.
Ben vengano quindi questi segnali di inversione di tendenza da parte della Provincia, relativamente al progetto PowerCrop. Non dimentichiamo però che tante piccole centrali sparse nel territorio, se svincolate dal reale bisogno di recuperare gli scarti prodotti e sottratte a rigidi regimi di controllo, possono rappresentare un serio pericolo per la salute , come risulta da evidenze scientifiche ormai universalmente riconosciute.
Questa è stata ed è la nostra posizione sul tema energia da biomasse, ben lontana dal luogo comune che ci vorrebbe contrari a tutto.

Che fine ha fatto la centrale a biomasse?

Fonte: Valdichiana Oggi
Di: Comitato per Castiglioni

Nessuno parla più della Centrale, ma con questo non è detto che il pericolo sia scongiurato. Pochi giorni fa, c’è stato il tentativo di trasferire la titolarità del Progetto a una nuova Società, ma per il momento non è stata maturata alcuna intesa, a seguito dell’esiguo numero di contratti stipulati con singoli coltivatori, chiamati all’approvvigionamento delle biomasse, quale unica alimentazione della Centrale in questione.
Fortunatamente esiste ancora “qualcuno”, capace d’imporsi e di non tenere conto delle forzature mosse dall’alto o degli accordi privati tra Proprietà e Direzioni di Categoria di riferimento.
Per “non perdere” gli incentivi sulle biomasse, promossi dalla politica energetica nazionale ed europea, è diventato uno stile quasi spontaneo il dover usufruire di tali opportunità, senza preoccuparsi minimamente della salute dei cittadini.
Gli interessati, sono dietro a “sfruttare” ogni tipo di autorizzazione di Centrale, anche di minori dimensioni in Mwe/t, purché vi sia un ritorno economico sicuro, piuttosto che salvaguardare l’ambiente o preservare la bellezza paesaggistica dall’impatto di simili impianti.
Le piccole 17 Centrali a biomasse previste e, in parte realizzate, nell’intero territorio della Valdichiana, rappresentano ancora, nella somma delle Mw che esprimono, un pericolo aggiuntivo a quello della Centrale di Castiglion Fiorentino, che dovrebbe sorgere nella zona di Poggio Ciliegio, località Bittoni da 51,5 Mwt.
Più volte e in più contesti, è stato chiesto un quadro normativo regionale e provinciale che regolasse simili realizzazioni. Ma, ancora una volta, ogni sforzo è rimasto vano, per cui come Comitato per Castiglioni, torniamo a suggerirne la necessità e a segnalare inoltre l’urgenza di un quadro omogeneo anche per tutti i Comuni, visto che per i piccoli impianti a biomasse non è necessario il parere delle Conferenze di Servizi.
Il progetto della Centrale castiglionese, legato alla riconversione dell’ex zuccherificio Sadam, e presentato in Provincia per l’assoggettabilità a VIA (Valutazione Impatto Ambientale), da informazioni raccolte, sembrerebbe non essere stato “formalizzato” e, addirittura, depositato con la relativa documentazione. Se così fosse, si potrebbe pensare di vivere una riconversione in standby. Ma siamo certi che così sarà? Continuiamo, pertanto, a vigilare senza lasciarci confondere o distrarre, non abbassiamo la guardia se, vorremmo essere pronti a confrontarci e limitare i danni, causati dai soliti industriali e/o politici troppo abili a saper usare di tutto e di più per i propri fini. Purtroppo, oggi, l’Italia non manca di esempi clamorosi. Modelli questi, che noi vorremmo cancellare e, soprattutto, “rottamare”. La crisi economica generale di certo non aiuta i più deboli a sperare in un futuro migliore.
Come altrove, anche nelle nostre zone, in molti settori, persiste la riduzione dei posti di lavoro; il tornare alla “terra” potrebbe sembrare un tornare indietro, quando invece, in questo momento potrebbe essere la convenienza più utile per nuove attività occupazionali. Si potrebbe utilizzare quanto di buono produciamo e quanto di bello abbiamo; potremmo trovare il tesoro nella ricchezza della terra, promuovendo progetti di sviluppo alternativi e meno insalubri delle dannose Centrali ipotizzate; potremmo incoraggiare la trasformazione delle produzioni agricole, cerealicole e orto-frutticole, la realizzazione di industrie e aziende agro-alimentari per far conoscere, coltivare e commercializzare i prodotti locali. Un esempio in tal senso, lo potrebbe esprimere il progetto presentato al Comune di Cortona da Futura Fertile Toscana (Società Consortile agricola), in località Santa Caterina, dove appare chiaro l’indirizzo di produrre, commercializzare e trasformare nel proprio territorio, tagliando fuori dalla filiera ogni sorta di speculatori esterni. Non si conoscono però i motivi per i quali simili progetti, quando dovrebbero essere approvati, perché conformi alle direttive di sviluppo agricolo in Toscana, rischiano di essere stoppati. Si ricorre ai soliti meccanismi sibillini, alle solite giustificazioni e osservazioni, cui non seguono misure di controllo e di rispetto, da far osservare in maniera ugualitaria. Basta pensare a come la Regione e Provincia, si adoperino per salvaguardare la paesaggistica e a come ricorrano a due pesi e a due misure nell’esprimere pareri e concedere autorizzazioni.
Se, certi progetti, giustamente meritano di essere bocciati, perché non consoni al paesaggio di pregio, non capiamo però, perché la stessa attenzione, dai medesimi Enti, non sia posta nel progetto della Centrale a biomasse in zona Poggio Ciliegio, quando nelle vicinanze della zona interessata, si trova l’affascinante “sentiero della bonifica”, ultimamente riconosciuto e segnalato quale patrimonio di pregio europeo per il valore e significato storico. Non è forse un buon motivo questo per soprassedere al progetto della Centrale in tale sito? Non è forse meglio valorizzarlo, per promuovervi visite guidate e trasformare la zona in una risorsa turistica?
I cittadini vogliono equità di giudizio e di programmazioni trasparenti nel rispetto dei principi, valori e legalità. Non vogliono più pensare che atteggiamenti ambigui e scorretti, continuino a perdurare e a rappresentare la parte “vincente” della Toscana “peggiore”.

Comunicato Stampa su centrale a biomasse Castiglion Fiorentino

Comunicato Stampa su centrale a biomasse Castiglion Fiorentino

Italia Nostra Toscana

Italia Nostra sostiene le istanze e le preoccupazioni espresse dalla popolazione e dal ‘Comitato di Tutela della Valdichiana’ contro il progetto per la realizzazione della centrale a biomasse e olii vegetali di Castiglion Fiorentino (AR).
Si fa presente che nonostante non sia stato ancora varato un piano energetico regionale, si parla da tempo di una centrale di grande potenza: nella primavera scorsa si parlava di 50 MW, poi si è passati a 25 MW, al momento attuale i dati sono tutt’altro che certi, ma lo stato di ansia creatasi nella cittadinanza è un dato di fatto esplicitato dalla loro mobilitazione per la raccolta di oltre 5000 firme.
In ogni caso si tratterebbe di un mega-impianto che richiederebbe un utilizzo di tali quantitativi di materiale combustibile da rendere necessario, con ogni probabilità, l’uso massivo di oli vegetali provenienti dall’Indonesia, a scapito della biodiversità animale: popolazioni di primati ivi esistenti.
Mentre a livello locale si teme il rischio di stravolgere il paesaggio della Valdichiana con piantagioni di pioppi e di canneti in ampie zone rurali, e la loro massiccia trasformazione in aree monocolturali ad alta richiesta di acqua.
Si denuncia che tale progetto non rispetterebbe in alcun modo il Piano Strutturale del comune di Castiglion Fiorentino
Si paventa inoltre il rischio di inquinamento atmosferico con gravi ricadute sulla salute dei cittadini, questione già a lungo didattuta e fatta presente alle amministrazioni locali da medici specialisti come il prof. Federico Valerio, la dottoressa Patrizia Gentilini (Istituto ISDE), il dott Stefano Montanari, il Prof. Tamino durante diversi convegni organizzati dallo stesso Comitato di Tutela della Valdichiana e non solo.
Si segnala inoltre, altro fatto grave, che le Associazioni ambientaliste presenti sul territorio e lo stesso Comitato non sono mai state invitate a prendere visione del progetto.
Mariarita Signorini  gruppo di lavoro energia e Consiglio nazionale d’Italia Nostra

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: