Archivi tag: centro storico

Osservazioni al Regolamento Urbanistico

Comunicato stampa

Proposte per una città migliore. 10 comitati, associazioni e realtà autogestite si organizzano
e depositano contestualmente le Osservazioni.

Presidio venerdì 11 ore 10 piazza San Martino- Firenze

Comitato SanSalvichipuò, Comitato OltrarnoFuturo, Comitato per la rinascita di piazza Brunelleschi, Comitato Belfiore-Marcello, Associazione Rifiuti Zero Firenze, Comitato per il giardino di via Chiuso de’ Pazzi, Comitato tutela ex Manifattura Tabacchi, Italia Nostra Firenze, CSA Next-Emerson, perUnaltracittà. Hanno deciso di mettere insieme le loro proposte perché, anche se sono soggetti attivi su fronti diversificati, hanno condiviso nelle loro osservazioni la stessa idea di città.
Condividono un giudizio critico complessivo sul R.U. a cui sono state rinviate molte scelte strategiche che avrebbero dovuto essere contenute nel Piano Strutturale. Invece, per precisa scelta dell’amministrazione, al Regolamento vengono demandati non solo precisi interventi ma anche la distribuzione delle funzioni e dei volumi in città. Con la conseguente perdita di quella visione complessiva delle trasformazioni urbane che dovrebbe stare a monte dei singoli interventi.
Il Comitato SanSalvichipuò propone di fermare lo scippo delle aree verdi e del patrimonio storico architettonico del Q2, con la richiesta di una nuova gestione del territorio basata sul blocco della cementificazione delle aree verdi, da tutelare e incrementare, e sul recupero socialmente utile del patrimonio immobiliare pubblico, che non deve essere svenduto a speculatori ma riconsegnato alla cittadinanza intera.
Il Comitato OltrarnoFuturo chiede che venga stralciato il parcheggio interrato Piazza del Carmine e segnala l’opportunità dell’avvio di un procedimento partecipativo per la sistemazione qualificante della piazza e delle aree circostanti tenendo conto delle esigenze della popolazione dell’Oltrarno. Inoltre, sulla destinazione d’uso dell’ex INAM in Lungarno Santa Rosa, chiede il mantenimento da parte dell’ASL di circa 1500 mq. A servizi sanitari allo scopo di conservarvi un presidio sanitario con funzioni specialistiche di livello intermedio, e l destinazione del volume rimanente a parcheggio multipiano/multiuso o a residenziale destinato esclusivamente a housing sociale.
Il Comitato Belfiore-Marcello chiede più verde pubblico VERO nel rione San Jacopino-Puccini, a cominciare dalle aree di trasformazione Carra, ex Officine Grandi Riparazioni ed ex Manifattura Tabacchi, ma anche nei lotti rimasti inedificati dei piani di recupero Leopolda ed ex FIAT Belfiore-Marcello.
L’Associazione Rifiuti Zero Firenze chiede di realizzare, in edifici in disuso utilizzati in passato per autolavaggio in via di Bellagio un Centro di Riparazione e Riuso con l’obiettivo di ridurre i volumi di materiali post-consumo smaltiti in discarica o negli inceneritori, secondo quanto previsto dal Testo Unico Ambientale (Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152, modificato dal DLGS 3 dicembre 2010 n.205, GU n. 288 del 10-12-2010).
Il Comitato per la rinascita di piazza Brunelleschi chiede lo stralcio del denominato Parcheggio Brunelleschi e l’avvio di un procedimento partecipativo per la sistemazione qualificata della Piazza intitolata a Filippo Brunelleschi che tenga conto della conservazione e manutenzione dei manufatti storici, delle alberature e del possibile ampliamento del patrimonio vegetale di uso pubblico. Affinché la piazza sia dei cittadini e non appannaggio di un potente gruppo bancario e immobiliare che accidentalmente vi si affaccia.
Il Comitato per la tutela dell’ex Manifattura Tabacchi critica la svalutazione del complesso manifatturiero a semplice insediamento industriale dismesso. Nel R.U. viene omesso il dovuto riconosciuto di complesso di grande valore architettonico, storico monumentale. Non condivisibile anche la sua presunta riqualificazione attraverso una riconversione di uso che propone, banalmente, un mix di funzioni applicabile a qualunque edificio dismesso e la genericità, sia progettuale che di pertinenza, delle opere infrastrutturali.
Italia Nostra ha presentato Osservazioni puntuali su varie criticità e previsioni quali: Ex Manifattura Tabacchi (eccezionale emergenza storico architettonica), Parcheggi interrati nel centro storico della Città (impatto sulla stratificazione storico archeologica),  Parcheggio scambiatore nella zona collinare vincolata delle Due Strade (un dannoso e inutile consumo di suolo in area agricola di valore paesaggistico).  Altre sono in corso di presentazione, riguardanti la Piana fiorentina e la previsione funesta dell’ ampliamento dell’ aeroporto di Peretola.
Il CSA Next-Emerson chiede che, nell’are ex-Star Color in via di Bellagio, dove da 8 anni è in corso una sperimentazione sociale di condivisione e utilizzo sociale degli spazi con molteplici attività culturali, sociali e sportive, non si proceda al cambiamento di destinazione d’uso finalizzato all’edificazione delle ennesime residenze private. Che si proceda invece con la nuova previsione di area da destinare a attrezzature comuni, culturali e per il tempo libero, in forma pubblica e autogestita, secondo una formula già sperimentata con successo in varie capitali da Berlino a New York. In particolare la parte dell’area a monte verso al collina sia destinata a ‘Porta del parco delle colline e delle ville medicee’, gestita con la partecipazione attiva della cittadinanza e delle associazioni culturali interessate a un progetto non a scopo di lucro.
Il laboratorio politico perUnaltracittà chiede che venga inserito nel RU un nuovo paragrafo dedicato a “La riqualificazione partecipata delle aree dismesse, pubbliche e private, tramite la Sperimentazione urbana”. Assumendo atti e strumenti della legislazione nazionale (ad es. art 42 della Costituzione), il Comune potrà così affidare la gestione della trasformazioni di tali spazi, tramite un avviso pubblico, a soggetti che operano senza fini di lucro affinché ne curino il recupero funzionale in considerazione dell’interesse pubblico e della funzione di ‘bene comune’. Si tratta di una specifica normativa che garantisce la disponibilità degli spazi dismessi e la sperimentazione partecipata come pratiche urbanistiche innovative di riqualificazione della città.
I soggetti firmatari delle varie Osservazioni ribadiscono che l’Amministrazione comunale non è proprietaria né del suolo né del sottosuolo della città. La cittadinanza attiva si autorganizza e difende la città dalla speculazione, rivendicando il diritto a scelte democraticamente condivise.

Annunci

“No scav” fermiamo i parcheggi sotterranei nel cuore di Firenze

Cliccate qui per firmare la petizione di Italia Nostra Onlus Firenze!

Il centro storico di Roma e i siti Unesco del Lazio privi di tutela paesaggistica

Fonte: Salviamo il paesaggio difendiamo i territori

Italia Nostra: “il centro storico di Roma privo di tutela paesaggistica insieme agli altri siti Unesco del Lazio: Villa Adriana, Villa d’Este a Tivoli e le necropoli etrusche di Tarquinia e Cerveteri”. 

ITALIA NOSTRA ha appreso solo ultimamente che il Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) adottato dalla Giunta Marrazzo nel novembre 2007 nell’ultimo comma dell’Art. 43 delle Norme del Piano (All. 1) dichiara:
“Le disposizioni del presente articolo non si applicano (…) alle parti ricadenti negli insediamenti storici iscritti nella lista del Patrimonio dell’Unesco (Roma-centro storico, Tivoli- Villa d’Este e Villa Adriana, Necropoli etrusche di Tarquinia e Cerveteri) per i quali è prescritta la redazione del Piano generale di gestione per la tutela e la valorizzazione previsto dalla “Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale”
L’Art.43 riguarda le tutele paesaggistiche degli insediamenti urbani storici e territori contermini e obbligano naturalmente a richiedere per gli interventi edilizi l’autorizzazione paesaggistica. Queste tutele valgono per tutti i centri storici dei comuni del Lazio non valgono per il Centro storico di Roma e per tutti gli altri siti Unesco.
Si è arrivati al paradosso che nel Lazio un sito Unesco è privo di ogni tutela paesaggistica ( valgono ancora per fortuna le tutele archeologiche) e di ogni controllo da parte delle Soprintendenze.
Questa incredibile e sconvolgente situazione sta determinando gravi danni specialmente al Centro storico di Roma in quanto sono state rilasciate concessioni in sanatoria di abusi edilizi in totale contrasto con la sua salvaguardia : sopraelevazioni, ampliamenti, demolizioni e ricostruzioni ecc.
Proprio attraverso una di queste sanatorie che riguardava una sopraelevazione a via Gregoriana, la nostra associazione è venuta a conoscenza di quanto stava accadendo nel centro storico più famoso del mondo. Infatti per quella sopraelevazione, segnalata da un nostro socio, Italia Nostra aveva ottenuto dopo un lungo e faticoso iter la demolizione. Oggi, dopo una lettera del Dipartimento Territorio della Regione Lazio del 19 giugno del 2009 al Comune di Roma, quella demolizione è stata annullata e la sopraelevazione è diventata legittima con la sanatoria. La lettera della Regione Lazio risponde a una richiesta di chiarimenti in merito alle autorizzazioni paesaggistiche che riguardavano il centro storico di Roma. Nella lettera si precisa che le autorizzazioni paesaggistiche si devono richiedere solo per le parti del centro storico dichiarate di notevole interesse pubblico ai sensi del Codice dei Beni Culturali.
Tali parti nel centro storico sono ben poche ed infatti riguardano solo l’Aventino e alcuni punti singoli, ma ad esempio Trinità dei Monti non rientra nel notevole interesse pubblico.
La lettera nella parte finale dichiara” in base al comma 15 dell’art.43 delle norme del PTPR, le disposizioni dello stesso articolo non si applicano alle parti di territorio ricadenti negli insediamenti storici iscritti nella lista del Patrimonio dell’Unesco, quale è appunto il centro storico di Roma, per i quali è prevista la redazione del Piano generale di gestione per la tutela e la valorizzazione di cui alla Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale. Pertanto , per tale ambito, (…) non è necessaria la richiesta dell’autorizzazione paesaggistica.”(All.2)
Secondo la Regione Lazio solo i Piani di gestione dell’Unesco potranno, quando redatti, tutelare il centro storico e gli altri siti dal punto di vista paesaggistico. Nell’attesa, possono essere sanati abusi o permessi nuovi interventi edilizi in totale contrasto con i valori di quegli ambiti culturali o naturali che l’Unesco impone agli Stati di tutelare.
E’ veramente incredibile che la Regione Lazio abbia preso questa decisione senza che il Ministero dei Beni Culturali , attraverso le sue Soprintendenze territoriali e la sua Direzione regionale sia intervenuto ad impedirglielo.
L’assurdità e la gravità di questa vicenda risiede, inoltre, nel fatto che il Piano di gestione dovuto all’Unesco per ogni suo sito non prevede affatto prescrizioni di tutela in quanto li mantiene ai poteri del singolo Stati che ha il dovere di emanarli per la salvaguardia del bene. Ha solo la definizione delle priorità d’intervento, le loro modalità attuative e le azioni per reperire risorse pubbliche e private come da Art.3 comma 2 della Legge 20.02.2006, n.77 (All. 3)
L’Unesco ha la possibilità di esercitare un potere di controllo che può arrivare fino alla decisione di cancellare dalla sua lista il sito che ha visto distruggere i suoi valori culturali o naturali.
Tra l’altro si rileva che il Piano di gestione del Centro storico di Roma ad oltre 20 anni dal suo inserimento nei siti Unesco non è stato redatto dal Comune di Roma che solo ultimamente si è deciso a istituire un apposito ufficio.
ITALIA NOSTRA, vista la grave situazione in atto chiede:

  • al Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti e alla sua Giunta di abrogare subito la norma del PTPR che esclude i siti dell’Unesco del Lazio, tra cui il Centro storico di Roma, dall’applicabilità delle norme di tutela paesaggistica;
  • al Ministro dei Beni Culturali, Massimo Bray di intervenire assumendo una ferma posizione su quanto sta accadendo a Roma e nel Lazio sui siti UNESCO riportando la necessaria tutela.

Italia Nostra

Ricostruiamo L’Aquila

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Di: Tomaso Montanari

 Gli storici dell’arte per l’Aquila

Ieri all’Aquila 1000 storici dell’arte hanno chiesto una «ricostruzione civile» per la città martire del patrimonio artistico europeo. Questo il documento finale, che è stato anche consegnato al ministro Bray, presente per tutta la giornata.
«Gli storici dell’arte riuniti all’Aquila oggi, 5 maggio 2013, intendono scuotere con forza tutte le istituzioni e ogni cittadino italiano. Vogliamo ricordare che non ha paragone al mondo la tragedia di un simile centro monumentale abitato che ancora giaccia distrutto, a quattro anni dal terremoto che l’ha devastato e a quattro anni dalle scelte politiche che l’hanno condannato a una seconda morte.
La prima cosa che vogliamo dire è che l’Aquila è una tragedia italiana, non un problema locale. È questo il senso della nostra presenza fisica, è questo il senso della volontà di guardare con i nostri occhi i monumenti aquilani in rovina. L’articolo 9 della Costituzione impone alla Repubblica di tutelare il patrimonio storico e artistico «della Nazione» attraverso la ricerca: ecco, oggi la comunità nazionale della storia dell’arte è all’Aquila. Per dire che il centro dell’Aquila è un unico monumento di assoluto valore culturale che appartiene alla Nazione: e che ora la Nazione deve essere al servizio dell’Aquila.
Mai come oggi, mentre finalmente i primi ventitré cantieri iniziano a prendersi cura di alcuni tra gli edifici monumentali del centro, è vitale che il sapere critico, la ricerca, l’insegnamento, la professionalità degli storici dell’arte siano a disposizione degli organi di tutela pubblici. E noi ci siamo.
Siamo anche profondamente consapevoli del valore civile della storia dell’arte, e non accettiamo la riduzione della nostra disciplina a leva dell’industria dell’intrattenimento ‘culturale’ al servizio del mercato.
Ed è per questo che affermiamo con forza che la ricostruzione della città di pietre non basta. Per questo la nostra giornata è intitolata alla «ricostruzione civile».
Gli storici dell’arte sanno che la città di pietre ha senso solo se è vissuta, giorno dopo giorno, dalla comunità dei cittadini. E questo legame vitale all’Aquila è stato volontariamente spezzato. Così, anche ammesso che, tra vent’anni, riusciamo ad avere l’Aquila com’era e dov’era, avremo una generazione di aquilani che non è cresciuta in una città, ma nelle cosiddette new town: cementificazioni del territorio senza alcun progetto urbanistico, e anzi immaginate come somme di luoghi privati. Senza spazio pubblico, senza arte, con un paesaggio violato.
Dunque, gli storici dell’arte riuniti all’Aquila chiedono con forza:

  1. Che il restauro del centro monumentale dell’Aquila, inteso come un unico e indivisibile bene culturale da proteggere, sia la prima urgenza della politica nazionale del patrimonio culturale. Che il flusso del finanziamento sia costante, e che l’andamento dei lavori sia pubblico, e totalmente trasparente. Che questo processo riguardi anche tutti gli altri centri storici del cratere, parti di un unico sistema ambientale, paesaggistico, urbanistico, storico-artistico.
  2. Che l’Aquila risorga com’era e dov’era. Che non si ricorra a demolizioni, e non si ceda all’assurda tentazione di improprie ‘modernizzazioni’ del tessuto urbano che violino la Carta di Gubbio. Che il significato civile e sociale di ogni monumento, del suo aspetto storico e della sua connessione con tutto l’organismo urbano che lo accoglie, sia considerato il primo, più importante, inderogabile valore.
  3. Che si rinunci ad ogni progetto di trasformare l’Aquila in una sorta di Aquilaland, cioè in un parco a tema che estremizzi quella perdita di nesso tra monumenti e cittadini che consuma giorno per giorno città come Venezia e Firenze. Per questo diciamo no ai progetti di realizzare parcheggi sotterranei, centri commerciali, richiami turistici a spese del tessuto storico monumentale e abitativo.
  4. Che il restauro del centro sia progressivamente accompagnato dal ritorno degli abitanti. Non possiamo aspettare venti anni per far trasferire gli aquilani dalle ‘new town’ nelle loro vere case: bisogna immaginare una politica di incentivi che acceleri questo processo, e che faccia progressivamente rivivere il centro. Per far questo, la ricostruzione deve inserirsi in una pianificazione urbanistica governata dalla mano pubblica, e non deviata da interessi privati. A questa pianificazione spetterà anche decidere del futuro delle ‘new town’: alcune dovranno essere abbattute, per ripristinare il paesaggio, altre potranno forse trovare un uso proficuo, ma solo all’interno di un piano preciso.

Non c’è più tempo: il momento di restituire l’Aquila e i suoi monumenti ai cittadini aquilani e alla nazione italiana è ora».

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: