Archivi tag: commissione europea

Rifiuti, l’Italia deferita alla Corte di giustizia

Fonte: Il Corriere della Sera

La decisione della Commissione europea a causa della «situazione nella Regione Lazio». Clini: un risultato inevitabile

La Commissione europea ha deferito l’Italia alla Corte di giustizia europea a causa della «situazione del trattamento dei rifiuti nella Regione Lazio». Lo ha reso noto il ministero dell’Ambiente. Per il ministro Corrado Clini è un risultato «inevitabile» e sono «urgenti raccolta differenziata e recupero».
«CHIUDERE MALAGROTTA» – Non è bastato dunque il decreto ministeriale dello scorso 3 gennaio, comunque apprezzato dal commissario europeo all’Ambiente, Janez Potocnik, a rinviare ulteriormente la procedura. Il ministro ha convocato per il 20 marzo Ama e le imprese individuate proprio dal quel decreto «per definire un piano di azione vincolante». Inoltre Clini ha informato con una lettera il neopresidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il commissario della Provincia di Roma, Umberto Postiglione, e il commissario all’emergenza rifiuti, Goffredo Sottile, sottolineando che nel frattempo le autorità possono superare le illegalità che hanno dato vita alla procedura di infrazione, a cominciare dalla chiusura della discarica di Malagrotta, prorogata più volte e ore fissata al 30 giugno.

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Il Tar boccia il piano rifiuti del Lazio: la Regione fa ricorso

Fonte: Ansa

Il Tar del Lazio, accogliendo un ricorso proposto dai Verdi e appoggiato dalla Provincia di Latina, ha annullato il Piano di gestione dei rifiuti del Lazio approvato nel suo testo definitivo nel gennaio 2012. Per i giudici, tra l’altro, la Regione Lazio ha violato le direttive comunitarie.
E’ stato lungo l’iter di gestazione del Piano dei rifiuti del Lazio relativo al periodo 2011-2017, ora bocciato, che è passato anche dall’apertura, da parte della Commissione Europea, di una procedura d’infrazione. “Come correttamente affermato dalla Commissione Europea – si legge nella sentenza del Tar – per essere conforme alla direttiva discariche ed alla direttiva quadro sui rifiuti, il trattamento dei rifiuti destinati a discarica deve consistere in processi che, oltre a modificare le caratteristiche dei rifiuti allo scopo di ridurne il volume o la natura pericolosa e di facilitarne il trasporto o favorirne il recupero, abbiano l’effetto di evitare o ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull’ambiente nonché i rischi per la salute umana”. Per i giudici, quindi, la Regione Lazio ha violato le direttive comunitarie e il cosiddetto “principio di precauzione che dovrebbe caratterizzare le scelte (anche pianificatorie) dell’amministrazione ove si presentino eventuali dubbi o perplessità in ordine alle decisioni da assumere nel caso concreto”.
Soffermandosi poi sul tema della ‘transitorieta” del Piano, per il Tar “é chiaro che il concetto di ‘transitorita” non può essere dilatato fino al punto di consentire l’adozione e l’approvazione di un Piano quale quello contestato”. Rispondendo alla Regione che ha sostenuto che il Piano redatto abbia portato alla riduzione della produzione dei rifiuti e al raggiungimento del 65% di raccolta differenziata entro il 2012, il Tar sostiene che “i dati ufficiali Ispra, risalenti al Rapporto Rifiuti del 2008 (indicati nel Piano), mostrano una tendenza diversa da quella presa in considerazione dall’Amministrazione regionale, denotando una produzione annua di rifiuti regionali in costante aumento”.
Alla fine, resta il fatto che per i giudici la Regione Lazio “dovrà istruire adeguatamente il nuovo procedimento e motivare congruamente le proprie scelte, tenendo conto di tutti gli elementi di valutazione a disposizione e, quindi, anche dei profili evidenziati dalla Provincia di Latina inerenti, in particolare e tra l’altro: la delimitazione degli ambiti territoriali ottimali sul territorio regionale; l’esclusione di 5 Comuni dall’ATO Latina e l’inclusione degli stessi nell’ATO Frosinone”.
REGIONE LAZIO, RICORSO A CONSIGLIO STATO – La Regione Lazio presenterà immediato ricorso al Consiglio di Stato contro il pronunciamento del Tar del Lazio relativo al piano rifiuti regionale. Lo comunica una nota della Regione Lazio.
VERDI,BOCCIATO PIANO DISCARICHE E INCENERITORI – “Il piano rifiuti basato su discariche e inceneritori della Regione Lazio, dove si spacciava la tritovagliatura come trattamento, è stato sonoramente bocciato oggi dal Tar del Lazio, con la sentenza n. 121/2013, grazie al ricorso presentato da Angelo Bonelli Consigliere regionale dei Verdi, da Vas e dal Forum Ambientalista”. Lo afferma in una nota il presidente dei Verdi del Lazio Nando Bonessio. “Il piano era contrario alle direttive comunitarie in materia di discariche e rifiuti, tanto che la Commissione Europea lo aveva già bocciato con un parere motivato – prosegue -. Questa è la dimostrazione dell’approssimazione della Giunta Polverini in materia che ha tentato di fare il ‘gioco delle tre carte’ sulla questione rifiuti”.

Tav: rassegna stampa del 10/08/2012

Fonte: La Repubblica Firenze

Critici i No Tunnel e Idra. Italia Nostra: commissari indifferenti
“Trasporto e qualità adesso pretendiamo controlli rigorosi”

«Speravamo che la Commissione europea intervenisse — dice Massimo Perini, ingegnere che da anni fa da consulente ai No Tav fiorentini — adesso l’importante è che si attivino davvero tutti i controlli; che l’Osservatorio ambientale, l’Arpat e la Regione facciano il loro dovere, e cioè vigilino sull’operato delle aziende e di Ferrovie. L’importante sarà garantire la tutela dei cittadini e evitare danni a case e monumenti sul tracciato del tunnel». Ma al fronte delle associazioni anti Tav non va giù il via libera dell’Ue al decreto sulle terre di scavo espresso con un silenzio assenso. Uno dei motivi per cui la Commissione ha deciso di non reagire sarebbe dovuto al fatto che il decreto non incide sulla libera circolazione delle merci e sul mercato interno. «Ma l’Europa dov’è? È davvero l’Ue dei popoli o solo un organismo che replica i meccanismi di lontananza e di opacità che già conosciamo in Italia?», chiede Girolamo Dell’Olio, presidente di Idra, associazione ambientalista che si era rivolta agli organismi europei per denunciare difformità e incongruenze fra il testo italiano e le direttive Ue in materia di ambiente e rifiuti. «Ancora una volta — si arrabbia Mariarita Signorini di Italia Nostra — la Commissione europea si dimostra un organismo inutile, sempre pronto ad assecondare le volontà degli Stati. Resta aperta però la questione economica. Voglio vedere come Rfi sbroglierà la faccenda dell’aumento dei costi». Eppure il via libera potrebbe essere un passaggio importante anche per raffreddare i rapporti fra le aziende e Rfi, committente dell’opera. Il 3 luglio infatti Nodavia aveva spedito alla società del gruppo guidato da Moretti una lettera infuocata in cui chiedeva un aggiornamento contrattuale. I costi — secondo i costruttori — sono aumentati di quasi 200 milioni. A causa di 15 varianti progettuali e ritardi — notava nella lettera il consorzio di imprese capitanate da Coopsette — dall’offerta iniziale di 694 milioni con cui era stato vinto l’appalto si è passati a 890. Insufficiente, quindi, l’aggiornamento al contratto salito a 750 milioni. La crescita dei costi, notavano le aziende, era dovuta anche alle posizioni di Rfi, decisa a lasciare fermo il cantiere finché non si fosse sbloccata la questione terre. «E la questione è sempre aperta — continua Dell’Olio — perché l’Ue potrebbe modificare le direttive in materia di rifiuti e imporre all’Italia una nuova revisione del decreto». Non solo: «L’Asl di Arezzo ha più volte chiesto a Rfi se avesse approntato opere di mitigazione dell’impatto acustico che creeranno i treni in Valdarno. In ballo c’è la tutela della salute dei cittadini, soprattutto perché dal cronoprogramma proposto emergeva che la realizzazione di due ampliamenti della collina schermo rispetto al progetto originario avrebbe comportato lo slittamento da 2 a 6 anni per il completamento dell’opera a Cavriglia. Inoltre, all’Asl non va giù che i campionamenti vengano fatti a Cavriglia e non a Firenze». «Lo smarino, anche se asciugato, torna ad essere fanghiglia alla prima pioggia» dice Signorini.

Fonte: La Repubblica Firenze

Tav, via libera dalla Ue: si può scavare. Risolto il rebus sulle terre: non sono rifiuti speciali.
Da settembre talpa in azione?

Svanisce l’incognita che da mesi congela a Campo di Marte i cantieri per l’alta velocità e molte opere strategiche per le infrastrutture toscane. Già a settembre Monna lisa potrebbe iniziare a scavare i 7 chilometri di tunnel per far passare i supertreni di Ferrovie nel sottosuolo della città. Sulle terre di risulta estratte dalla maxi fresa non c’è più incertezza. Nodavia, il consorzio di imprese che nel 2007 si aggiudicò l’ appalto, adesso potrà considerarle semplici rocce e non più rifiuti speciali.
A Bruxelles, dove da 90 giorni era fermo il regolamento che modifica alcune normative ambientali italiane, nessuno ha mosso obiezioni al testo interministeriale. Sebbene comitati No Tav e associazioni ambientaliste contrarie al tunnel denuncino da mesi difformità fra il testo e le direttive europee, i commissari Ue non la pensano così. Nessun parere negativo, solo un silenzio assenso che permette a Roma di adottare il regolamento. Già stamaniil ministro dell’Ambiente Corrado Clini e quello dello Sviluppo economico Corrado Passera firmeranno il provvedimento. «Da lunedì parte l’iter per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, che dovrebbe avvenire entro la fine della settimana prossima», fanno sapere dal dicastero dell’Ambiente.
Le nuove regole saranno subito operative, la fresa montata in via Campo d’Arrigo potrà cominciare a mangiucchiare il sottosuolo di Firenze. E soprattutto Nodavia potrà trasportare a Cavriglia i 2 milioni e 850mila metri cubi di terre (5,7 milioni di tonnellate) che verranno estratte dalle gallerie. Non sono più rifiuti da portare in discarica ma «sottoprodotti». Non più inquinanti, quindi, ma buoni per realizzare le due colline schermo di fronte alla centrale di Santa Barbara. Il materiale da scavo da adesso «è idoneo ad essere utilizzato direttamente – recita il regolamento – ossia senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale».
Insomma, sebbene Monna Lisa rilascerà bentonite e additivi chimici per rendere fluide le rocce durante il suo passaggio, da adesso le terre di scavo provenienti da «trivellazioni, sbancamenti, opere infrastrutturali come gallerie, dighe e strade» potranno essere riutilizzate per «reinterri,riempimenti,rimodellazioni, rilevati, ripascimenti, miglioramenti fondiari o viari oppure altre forane di ripristini o miglioramenti ambientali». Entro alcuni limiti, potranno contenere «calcestruzzo, bentonite, polivinicloruro, vetroresina, miscele cementizie e addittivi per scavo meccanizzato». L’importante sarà sottoporli ad analisi dell’Arpat, mai campionamenti potranno avvenire nel luogo di destinazione come indicato dal «piano di utilizzo». Un piano che per Cavriglia esiste da tempo e che aveva pure ricevuto un no secco delle commissione di valutazione di impatto ambientale della Regione. Un parere che aveva indispettito perfino il presidente Rossi, ma che ora è superato. «Il decreto va nella giusta direzione e l’esperienza della Toscana ha contribuito alla sua elaborazione – esulta Rossi – Infatti già una vecchia legge regionale prevedeva la possibilità del riuso dei materiali da demolizione, naturalmente nel rispetto dell’ambiente e della salute. Ora si potrà accelerare l’avvio o la ripresa di importanti opere, che ritengo necessarie sia per garantire lavoro e sviluppo che per dotare il territorio di infrastrutture indispensabili»
Le terre della Tav verranno portate in Valdarno attraverso la linea ferroviaria. Circa 45 chilometri in treno da Campo di Marte al terminal Bricchette che dovrebbero risparmiare a Firenze 230mila passaggi di camion sulle sue strade. Le due dune sorgeranno in un rettangolo di 154.000 metri quadrati e saranno alte circa 38 metri. Il progetto, concordato con Enel, prevede che costituiscano una sorta di anfiteatro naturale affacciato sul lago artificiale che bagna il borgo abbandonato di Castelnuovo dei Sabbioni. Una volta arrivati lì, i sottoprodotti non andranno nemmeno trattati. Basterà installare due o tre vasche di essiccazione. Per il nuovo decreto le terre potranno essere «stese al suolo per l’asciugatura e l’eventuale biodegradazione naturale degli additivi utilizzati». E «la riduzione di cementati e bentoniti» potrà essere «eseguita sia a mano che cori mezzi meccanizzati». Insomma, o si spalano o si lasciano colare nel laghetto, fiore all’ occhiello del progetto di risanamento ambientale della gloriosa area mineraria. Uno specchio d’acqua, peraltro, che dovrebbe diventare balneabile.

Fonte: Il Corriere Fiorentino

Il sì di Bruxelles alla talpa Tav: ora può scavare. Via libera alle terre in discarica

L’Europa dà il via libera alla normativa sulle terre di scavo, il ministro dell’ambiente firma il decreto, e così si scioglie il nodo che teneva legate tre grandi opere toscane: il By pass del Galluzzo, la Variante di Valico. Ma soprattutto il tunnel della Tav sotto Firenze.
Da ieri è quindi operativo il decreto del ministero dell’Ambiente che rende le terre che arrivano da opere di scavo (come quelle del sottoattraversamento) solo terreni che possono essere considerati «sottoprodotti e non rifiuti». Era l’ostacolo per tutte queste opere: i sottoprodotti possono essere portati ed utilizzati in cave (come è il caso di quelli dell’Alta velocità, destinazione ex miniere di Santa Barbara a Cavriglia) come fosse terra (quasi) qualsiasi. I rifiuti vanno invece portati in discarica, con costi aggiuntivi pesantissimi. Nel caso del sottoattraversamento Tav, la fresa era ferma da mesi in attesa che si sciogliesse questo nodo; la normativa infatti, finora, considerava anche quelli di Firenze rifiuti.
É stata la direzione regolamentazione della commissione europea industria, ieri, ad annunciare la sua decisione di «non reagire su questa proposta di decreto nel quadro della procedura in quanto essa non crea ostacoli alla libera circolazione delle merci nel mercato interno». E quindi, è un ok implicito al decreto del ministero. Analogo comportamento, pare, l’abbia preso anche la commissione ambiente dell’Ue. Ma attenzione: nella parte finale del suo comunicato, la commissione industria ricorda che «la mancanza di reazione della commissione nel quadro della presente direttiva in merito ad un progetto di regola tecnica non pregiudica la decisione che potrebbe essere presa nel quadro di altri atti Ue». Insomma, se ci fossero altri ricorsi, la questione potrebbe essere riaffrontata.
ll decreto consente di fatto che i materiali di scavo fiorentini possano finire a Santa Barbara e in altre cave al pari di terreno normale anche se contengono «calcestruzzo, bentonite, polivinilcloruro (PVC), vetroresina, miscele cementizie e additivi per scavo meccanizzato» ovviamente in quantità entro i limiti previsti dallo stesso regolamento.
Il presidente toscano Enrico Rossi vede in questa scelta un buon segnale per i grandi cantieri toscani. «La notizia che Bruxelles non ha eccepito la proposta italiana sulle rocce di scavo e che i ministri interessati stiano procedendo a firmare il decreto per quanto ci riguarda è un fatto molto positivo – dice Rossi – Il decreto va nella giusta direzione e l’esperienza della Toscana ha contribuito alla sua elaborazione. Infatti già una vecchia legge regionale prevedeva la possibilità del riuso dei materiali da demolizione, naturalmente nel rispetto dell’ambiente, della salute e di tutti gli altri parametri previsti dalla legislazione europea».
Ma le sostanze inquinanti comunque presenti, che hanno fatto lanciare l’allarme alle associazioni ambientalisti ed a diversi partiti? «Per quanto riguarda la Toscana – anticipa la domanda Rossi – applicheremo il nuovo decreto con il massimo del rigore. Il fatto che i materiali di risulta delle lavorazioni non debbano andare automaticamente in discarica, ma possano essere riutilizzati a certe precise condizioni, fa chiarezza e mette i tecnici nelle condizioni di valutare in modo appropriato i progetti di intervento. Ciò può contribuire conclude Rossi – ad accelerare l’avvio o la ripresa di importanti opere nel nostro territorio, che la Regione Toscana (e io personalmente) ritiene necessarie sia per consentire lavoro e sviluppo, sia per dotare il territorio di infrastrutture indispensabili».

Frosolone ennesimo rapace vittima dell’eolico

Fonte: Lipu Molise

La LIPU: rapaci rari in serio pericolo. Serve intervento urgente

A poche settimane dal ritrovamento di un Nibbio reale falciato dalle pale eoliche di Frosolone, un altro splendido rapace è stato portato venerdì scorso presso il Centro Recupero Fauna Selvatica LIPU di Casacalenda, colpito a morte da una pala della centrale di Acqua spruzza.
“Un’ecatombe – afferma Angela Damiano della LIPU Molise – confermata da studi che hanno rilevato la diminuzione del 50% di questo raro rapace in tutta l’area matesina”.
Il danno è doppio se consideriamo che ci troviamo in pieno periodo riproduttivo.
I Nibbi reali, presenti in regione con meno di 30 coppie, sono una specie protetta a livello comunitario e la minaccia per la loro sopravvivenza a causa delle torri eoliche è ormai un dato di fatto.
Si moltiplicano intanto le segnalazioni e le prove audiovisive di rapaci ed altri grandi uccelli che vengono uccisi in gran numero dalle centrali eoliche.
La LIPU-Birdlife Italia, insieme ad altre associazioni ambientaliste, sta preparando in merito un dossier sugli impatti degli aerogeneratori in Italia da presentare alla Commissione Europea e al Ministero dell’Ambiente che chiederà interventi urgenti al fine di limitare il massacro di fauna protetta e di prevedere il ridimensionamento dell’enorme impianto di Frosolone, vera e propria trappola per rapaci, pipistrelli e grandi migratori.
Intanto il Nibbio reale ricoverato il primo giugno non ce l’ha fatta, nonostante le cure tempestive dello staff del Centro Recupero LIPU.

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