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Calò (PRC/PDCI/SC): scempio ambientale alle Sieci, Italia Nostra Firenze partecipa all’incontro

L’Amministrazione Comunale di Pontassieve incontra i cittadini contrari agli
abbattimenti dei Lecci. 
All’incontro partecipano anche Italia Nostra e il gruppo
provinciale di rifondazione Comunista.

La trattativa appesa ad un filo mentre la cittadinanza si prepara alla mobilitazione 

Martedì 13 settembre alle ore 18 si è svolto c/o il Comune di Pontassieve un nuovo incontro tra l’Amministrazione Comunale (Assessori Pasquini e Fini) ed i rappresentanti dei cittadini dell’abitato delle Sieci, che da tempo si oppongono alla distruzione di una parte del patrimonio arboreo presente in Piazza Albizi oggetto di un progetto di ristrutturazione.
A sostegno dell’iniziativa dei cittadini (che hanno raccolto più di 600 firme contro il taglio dei Lecci) hanno partecipato al tavolo istituzionale Mariarita Signorini del Consiglio Nazionale di Italia Nostra e Andrea Calò Consigliere Provinciale di Rifondazione Comunista.
Sia Italia Nostra che Rifondazione Comunista hanno effettuato un sopralluogo al cantiere di Piazza Albizi visionando così l’entità dei lavori e verificando lo stato dell’area a verde nella quale sono presenti Cedri del Libano e 9 bellissimi Lecci piantati più di 50 anni fa alti 6-8 metri e perfettamente sani.
All’incontro con la Giunta e la direzione dei lavori sono stati ribaditi da parte nostra la contrarietà a perpetuare un danno ambientale poiché l’attuale patrimonio arboreo non è affetto da fitopatologie né da alcuna sorta di pericolo dunque l’estirpazione delle piante se effettuata risponderebbe solo ad una logica di cementificazione e di spreco in un’area dove c’è poco verde.
A parte una semplice valutazione di un agronomo mancano allo stato attuale perizie tecniche attendibili circa la loro pericolosità così come non è stato effettuato alcuno studio circa le conseguenze ambientali derivanti dagli abbattimenti. In quella sede abbiamo più volte ribadito che la tutela, il mantenimento e la piantumazione di alberi ad alto fusto è uno degli strumenti previsti dagli obiettivi di contrasto alle crisi climatiche e ambientali: è infatti accertato l’altissimo contributo degli alberi nella riduzione dell’inquinamento atmosferico urbano.
E’ ben noto che sulla statale via Aretina che attraversa il centro abitato delle Sieci, proprio sul lato della Piazza Albizi, transitano più di ventimila veicoli al giorno con tutto l’inquinamento che producono, perchè tagliare nove alberi ad alto fusto che mitigano l’effetto degli inquinamenti? Inoltre l’attuale alberatura offre nella Piazza un punto di ombra e di ristoro. Le motivazioni apportate dalla Giunta comunale e dai tecnici rispondono solo ad una logica estetica urbanistica più sensibile al cemento che agli obiettivi di sostenibilità e tutela ambientale. Esiste inoltre un valore storico, e naturalistico che i cittadini delle Sieci hanno più volte ribadito all’Amministrazione Comunale, quale valore affettivo di chi vi abita e risiede. Alle nostre richieste di non procedere agli abbattimenti dei Lecci l’Amministrazione Comunale ha per ora risposto che i Lecci lato Pontassieve non saranno abbattuti mentre per gli altri 6 è iniziata una estenuante trattativa. L’incontro finale è stato fissato per martedì 20 settembre dove il Sindaco dirà se accoglierà le richieste avanzate dai cittadini o se da qui ad un mese procederà alle estirpazioni.
Va da sè che se l’Amministrazione Comunale procederà a questo scempio ambientale la piazza verrà occupata.

Eridiana/Sadam: lettera aperta di Italia Nostra Valdichiana alle istituzioni

Martedì 28 Dicembre 2010 08:44 Italia Nostra Valdichiana

Lettera Aperta:
Alla Regione Toscana
Alla Provincia di Arezzo
Al Comune di Castiglion Fiorentino
Alla USL n° 8 – Ufficio di Camucia
Al comando della Guardia Forestale

La sezione Italia Nostra Valdichiana, da sempre impegnata nel monitoraggio di tutto ciò che riguarda la tutela dell’ambiente,  rivolge a tutti i destinatari della presente un appello affinché vengano finalmente forniti tutti i chiarimenti atti a tranquillizzare la cittadinanza su un aspetto essenziale del progetto di riconversione dell’ex-Zuccherificio Sadam: la bonifica dei terreni.
Su questo argomento non é mai stata detta una parola chiara né, tantomeno, definitiva; eppure si tratta in maniera evidente di un argomento che dovrebbe avere la precedenza su qualsiasi progetto di riconversione.
Riassumiamo i punti essenziali di quanto a nostra conoscenza:

  1. La Conferenza dei Servizi, riunitasi in data 5 Ottobre 2009 per esaminare la “Relazione tecnica descrittiva delle attività di caratterizzazione del sito”, aveva chiesto alla Eridania/Sadam un supplemento di indagine mirato a stabilire in via definitiva l’effettiva necessità della bonifica e le modalità della sua esecuzione. A tale scopo, alla Eridania/Sadam erano stati concessi tre mesi di tempo per presentare una relazione integrativa. Di mesi ne sono passati 15, ma non c’è ancora una risposta e ci risulta che la Conferenza, quanto meno sull’argomento, non si è più riunita.
  2. Nel convegno organizzato alla fine del mese di Settembre 2010, nel teatro di Castiglion Fiorentino, Italia Nostra ha rivolto ai responsabili della Eridania/Sadam delle domande precise sulla bonifica in questione; le risposte sono state evasive e molto deludenti.
  3. Al di là delle risultanze analitiche relative a campioni di acque e di terreni, prelevati a varie profondità, riportate nella Relazione sopra citata, nulla si sa sullo stato superficiale dei terreni, in relazione a possibili contaminazioni derivanti da scarichi, più o meno occasionali, di residui della lavorazione delle barbabietole e di altri fluidi di processo (fanghi e quant’altro). In particolare, nulla si sa dei materiali di risulta dalla demolizione di fabbricati e di apparecchiature. Dove sono stati smaltiti questi materiali? La Conferenza dei Servizi sopra citata aveva fatto presente che ”……dovranno essere prodotti in copia tutti i formulari di trasporto dei rifiuti allontanati dal sito, con gli estremi di accettazione dell’impianto finale”. Non ci risulta che questi  documenti siano stati forniti.
  4. Un aspetto particolarmente importante della bonifica riguarda le apparecchiature contenenti amianto. Chiediamo in particolare alla USL, destinataria anch’essa della presente, di rispondere alle domande  che le avevamo rivolto con lettera raccomandata, inviata agli inizi di Ottobre u.s. e che qui riproponiamo:
  • E’ stata completata la bonifica?
  • Sono state rispettate le procedure, approvate dalla USL?
  • Sono state completate tutte le pratiche amministrative?
  • Dove sono stati smaltiti i materiali, contenenti amianto, risultanti dalla bonifica?

Italia Nostra si augura che questo appello venga accolto e che pertanto vengano messe in atto tutte le misure necessarie perché la bonifica venga definita e realizzata al più presto e vengano date ai cittadini informazioni e garanzie precise sulla tutela della loro salute.
D’altronde, come si potrebbe non procedere ad una bonifica del terreno, sul quale dovrebbe essere realizzato, fra l’altro, un insediamento residenziale, turistico ed abitativo?
Con osservanza
Italia Nostra Valdichiana

Comunciato stampa di salviamo le Apuane: Minucciano, altre deturpazioni al paesaggio

Inaccettabile. Questo è l’aggettivo giusto per commentare la costruzione –che corre a tappe forzate – di due enormi campi a pannelli solari che creano un fortissimo impatto ambientale in una delle valli più belle fra Garfagnana e Lunigiana, nel Comune di Minucciano. Due campi enormi che deturpano una delle visuali più belle delle Province di Lucca e Massa Carrara, quella sul gruppo
del Pizzo d’Uccello, Pisanino e Sagro, viste dalla Strada 445 che sale al Passo dei Carpinelli e al Monte Argegna, passando dal Comune di Casola in Lunigiana a quello, appunto, di Minucciano.
E’ mai possibile che si possa immaginare di usare un territorio così bello, che non può che avere una vocazione esclusivamente agricola e turistica, per porre due campi solari che produrranno moltissimo impatto ambientale e deturpazione del paesaggio e ben poca energia elettrica (rispetto al problema delle fonti alternative)? Possibile che non si comprenda che l’ambiente è ricchezza e che usarlo malamente significa buttare occasioni economiche? Diciamo questo perché ci sono giunte voci corpose che parlano della progettazione anche di un impianto eolico che deturperebbe il crinale fra Lunigiana e Garfagnana, dal Monte Argegna, per le Praterie di Tea. Annunciamo la nostra più ferrea opposizione. Intanto abbiamo chiesto alla Soprintendenza di Lucca e al Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali se sono stati concessi i permessi necessari e se si sia fatta la valutazione di impatto ambientale per questi progetti.
C’è da aggiungere inoltre che il territorio del Comune di Minucciano è già pesantemente gravato dalla  presenza delle cave di Orto di Donna e Val Serenaia, oltre al Frantoio del Betolleto per le scaglie del Marmo.
Salviamo le Apuane
Comitato di libere persone in difesa dell’ambiente
Domenica 19 dicembre 2010

Emergenza dei beni culturali toscani: Convento di Malvalle.

Dopo la segnalazione di Guido Orlandini, Vice-Presidente di Italia Nostra – Castiglione della Pescaia pubblicata sul nostro blog nella sezione “Emergenza dei beni culturali toscani”, anche la stampa si sta interessando al gravissimo stato di degrado del Convento di Malvalle.
Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo

Italia Nostra Siena, emergenza beni culturali toscani: crollo del campanile della Pieve di Badia a Rofeno

La sezione di Siena di Italia Nostra segnala che il 15 maggio di quest’anno è franato il campanile della Pieve di Badia a Rofeno nel comune di Asciano (cliccate qui per leggere l’articolo)

Emergenza dei beni culturali toscani: segnalazione della sezione di Italia Nostra, Castiglione della Pescaia

Per la zona di Castiglione della Pescaia, ricca non solo di sole e di mare ma di importanti vestigia storiche purtroppo all’abbandono, non si possono non segnalare le vergognose condizioni in cui versa la necropoli etrusca di Val Berretta, che, situata in una valle di grande fascino naturale, è ormai interamente invasa dalla vegetazione, inaccessibile e praticamente illeggibile. Dubito che anche l’1% dei milioni di turisti che frequentano Castiglione sappia della esistenza della necropoli. Di seguito breve descrizione tratta da Internet. Nel VI secolo a.C. in tutto il territorio controllato da Vetulonia si assiste alla fioritura di numerosi centri minori che si distribuiscono strategicamente lungo due direttrici: una guarda al distretto minerario di Massa Marittima, l’altra è rivolta in direzione della costa. Necropoli come quella di Val Berretta, ubicata sulla fascia costiera, permettono di ipotizzare l’esistenza di un vicino centro posto sulla fascia litoranea a cui la necropoli era connessa. Essa documenta, così, anche l’esistenza in età arcaica di centri costieri, satelliti della città etrusca principale.
La necropoli si compone di sepolture che presentano caratteristiche ricorrenti in tutta l’Etruria centrale: le tombe sono interamente costruite, a differenza di quelle dell’Etruria meridionale, dove abbonda il tufo e le tombe sono scavate nella roccia.Un corridoio permette l’accesso alla camera funeraria, a pianta quadrangolare e talvolta seminterrata; la copertura è a falsa cupola, realizzata mediante la giustapposizione di anelli concentrici di blocchi in pietra sempre più aggettanti via via che si procede verso l’alto fino a chiudersi al culmine; i tumuli soprastanti sono di modeste dimensioni e delimitati da lastre di pietra infisse nel terreno.
All’interno sono visibili lastre di sostegno o tratti di lastricato che venivano utilizzati come piano di posa dei letti funebri. I corredi funebri, oggi nel Museo di Vetulonia, hanno restituito oggetti di un certo pregio, come oreficerie e vasi di ceramica importati dalla Grecia, che testimoniano l’esistenza di un ceto sociale in grado di permettersi un elevato tenore di vita.
Non migliore sorte subisce il convento di Malavalle, luogo di eremitaggio di Guglielmo d’Aquisgrana (+ 1157, patrono di Castiglione della Pescaia) e  primo monastero dell’ordine dei Guglielmiti, lasciato all’abbandono con parziali ed infiniti lavori di consolidamento (in foto).

Eremo, convento di Malavalle

Di seguito breve descrizione tratta da Wikipedia.
Una piccola cappella fu costruita sopra la tomba di San Guglielmo di Malavalle ed intorno a questo luogo si riunirono i suoi seguaci. A seguito di molte testimonianze di miracoli operati per intercessione di Guglielmo, il papa Alessandro III concesse il culto del santo(1174) ed approvò la regola dei Guglielmiti (1211). Nel corso del XIII secolo molti eremiti giunsero a Malavalle. Il monastero fu edificato tra il 1230 e il 1249 da Papa Gregorio IX e divenne uno dei principali centri spirituali della Maremma. Nel XIII secolo, durante la guerra con Siena, l’eremo fu distrutto e le spoglie del santo furono sparse nei paesi vicini. Nel 1564 fu dato in uso al conte Bartolomeo Concini. Giovanni Nicolucci, priore del monastero agostiniano di Monte Cassiano si ritirò in vita eremitica a Malavalle alla fine del 1500 e ne curò il restauro. Nel 1604 il monastero passo agli agostiniani. I monaci hanno abitato il monastero fino alla seconda metà del XVIII secolo. La chiesa ed il convento, divenuti proprietà privata, sono stati lasciati andare in rovina.Si potrebbe continuare con l’eremo di Santa Petronilla, i ruderi di Castel Maus e del Palazzaccio Prile, o quelli della Abbazia di Sestinga, ma in questo Castiglione non è dissimile dal resto del nostro splendido e sciagurato Paese………………………………..
Guido Orlandini – Vice-Presidente Sezione di Castiglione della Pescaia

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