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Rassegna stampa sulla consegna delle firme per salvare le Apuane

Il 1 luglio alle i rappresentanti delle Associazioni Italia Nostra, Legambiente, Amici della Terra, CAI-TAM regionale, Rete dei Comitati, Salviamo le Apuane, Salviamo le Alpi Apuane,  No al traforo della Tambura, Occhioni e Magrini, La Pietra Vivente, G.I.R.O.S hanno consegnato al Presidente Rossi le oltre 100.000 firme raccolte per la difesa delle Apuane.
Ne pubblichiamo la rassegna stampa.

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Il destino della Manifattura Tabacchi di Firenze: comunicato e rassegna stampa

In blu sono le aggiunte previste dalla variante…dopo le demolizioni  comprese le due torri alte 53 m!

Ex Manifattura Tabacchi come è adesso

Comunicato stampa sul destino della Manifattura Tabacchi di Firenze
Conferenza stampa al Caffè Le Giubbe Rosse 19 giugno 2014-06-18

Italia Nostra
Aipai
Comitato Manifattura Tabacchi

Dalle osservazioni presentate alla Direzione urbanistica e al Presidente del Consiglio comunale, da parte di Italia Nostra, AIPAI (Associazione Italiana Patrimonio Archeologico Industriale) Comitati di cittadini e Gruppi di ricerca dell’Università sono emersi molti gravi elementi che richiedono il ritiro della Variante urbanistica adottata, con presunto carattere di urgenza, lo scorso mese di marzo, proprio mentre era in corso la procedura per approvare il nuovo Piano urbanistico di Firenze, una variante che se verrà approvata dal nuovo Consiglio comunale, appena insediatosi, consentirebbe la pesante manomissione, fino alla parziale demolizione, di una delle maggiori Opere di Architettura del Novecento europeo, oltre che un pericoloso cambio radicale di destinazione d’uso a vantaggio di ipotesi speculative immotivate anche dal punto di vista sociale. Il processo partecipativo portato avanti sinora con convegni, seminari, e riunioni politiche anche a livello del Consiglio di Quartiere 1 (che comprende anche Piazza Puccini), hanno chiaramente espresso la propria contrarietà ai contenuti della Variante che si vorrebbe varare per motivi ‘incomprensibili’.
L’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale (AIPAI) e Italia Nostra Onlus esprimono la propria totale disapprovazione nei confronti del progetto di recupero per l’area della ex Manifattura Tabacchi.
La Manifattura, per grande parte opera dell’Ing. Pier Luigi Nervi (di cui è stato appena celebrato il centenario della morte, con mostre di grande spicco nelle principali capitali europee) rappresenta un monumento insostituibile dell’architettura italiana del Novecento e una delle più significative espressioni del patrimonio industriale del nostro paese.
Il complesso, inaugurato nel 1941, si è mantenuto nella sua interezza e qualunque menomazione a qualsiasi parte di esso rappresenterebbe un danno incalcolabile ai suoi valori di autenticità e integrità. Qualora ciò dovesse avvenire, ce ne dovremmo dolere com’è accaduto per altre devastazioni sconsiderate come la distruzione delle Halles di Baltard a Parigi (1971-73), o la demolizione della Maison du Peuple di Victor Horta a Bruxelles (1965).Italia Nostra osserva che con tale demolizione verrebbe meno un’operafondamentale dell’architettura razionalista della metà del XX secolo, confrontabile col Lingotto di Torino, le opere del razionalismo tedesco, e per citare Firenze la stazione di Santa Maria Novella e lo stadio.
Da tempo si assiste inermi, nonostante gli allarmi insistentemente lanciati dal mondo culturale, a livello nazionale e internazionale, al perpetrarsi di demolizioni di architetture importanti nella Firenze capitale delle Arti.
Le giustificazioni addotte nel 2012 dal Comitato Tecnico Scientifico del MIBAC per la riduzione del vincolo di tutela (DM 31/ 10/1997 e DDR 21/11/2005) posto sull’intero complesso1sono speciose, illogiche e scientificamente infondate: giustificare, con l’inusitato (e finora mai impiegato) argomento della “serialità”, la demolizione di alcuni corpi di fabbrica all’interno, potrebbe costituire un precedente per non escludere la demolizione di uno dei rondò di Bacco di Palazzo Pitti (seriali anch’essi) oppure per l’eliminazione di una delle arcate del Loggiato degli Innocenti per far meglio transitare un’eventuale tranvia verso via della Colonna. In tutta la cultura della conservazione del patrimonio urbano, recente e meno recente, in Italia e all’estero, non si è mai visto ritenere la serialità come elemento a sfavore e come giustificazione per demolire una parte integrante (non una superfetazione) di un complesso organico meritevole di tutela nella sua interezza.
Inoltre l’appello alla serialità tradisce tutta l’incomprensione, tipica di una cultura attenta solo ai valori della visibilità esteriore, nei confronti di un altro principio, fondamentale per il corretto intendimento del patrimonio industriale, che è quello della processualità e della sequenza del processo produttivo. Edifici apparentemente identici, come quelli della Manifattura fiorentina, che si vorrebbero demolire in quanto inutili doppioni, albergavano in realtà fasi distinte del processo produttivo di cui, in assenza delle macchine che non ci sono più, rappresentano le uniche testimonianze superstiti.
Inoltre i due grattacieli che dovrebbero sostituire i volumi demoliti, oltre a risultare totalmente estranei all’unità stilistica che il complesso ha fortunosamente mantenuto fin adesso, ne altererebbero fatalmente la gerarchia visiva, collocando in subordine quello che oggi è l’unico e incontrastato elemento di spicco: la torre dell’ex dopolavoro, oggi Teatro Puccini.
Il progetto di recupero in approvazione ha inoltre l’effetto di mortificare ciò che dovrebbe sopravvivere dell’antica manifattura, insediandovi all’interno prevalentemente funzioni residenziali e commerciali che, oltre a implicare un insostenibile incremento del carico urbanistico (già esorbitante) del quartiere circostante, tradirebbero quella che è la vera vocazione del complesso, quella di accogliere funzioni di pregio e di rilevanza almeno regionale nei settori della cultura, della ricerca e della creatività.
Marco Marco Parini, Presidente nazionale di ITALIA NOSTRA
Mariarita Signorini, Membro della Giunta nazionale di ITALIA NOSTRA, Vice presidente di Firenze
Massimo Preite vicepresidente nazionale AIPAI
Leonardo Brogioni AIPAI Toscana

1 Estratto del Comitato Tecnico Scientifico del 19.03.2012 “…demolizioni proposte nelle nuove ipotesi progettuali denominate 2 e 3 possano essere consentite in quanto interessano prevalentemente i fabbricati più recenti e con caratteristiche di minor pregio. Per quanto attiene al corpo di fabbrica relativo all’edificio 2 (magazzini), il Comitato ritiene che, pur appartenendo alla prima fase di realizzazione ne possa essere accettata la demolizione in quanto trattasi di edificio e carattere fortemente seriale le cui caratteristiche vengono tramandate grazie al mantenimento dell’analogo corpo di fabbrica (edificio 3) ad esso parallelo, nonché della testata di collegamento.

Cliccate qui per scaricare le osservazioni e le proposte inviate al Sindaco ed al Presidente del Consiglio Comunale di Firenze
Cliccate qui per scaricare le osservazioni al PRG inviate al Sindaco di Firenze

Cliccate sui titoli degli articoli per leggere la rassegna stampa:

Fonte: Firenze Today

Manifattura Tabacchi, comitati si oppongono alla Variante di Progetto
AIPAI ed Italia Nostra si oppongono al progetto di riqualificazione presentando
osservazioni alla variante

La ex Manifattura Tabacchi è un’area di circa sei ettari costituita da 16 fabbricati con una superficie di circa 103.000 mq dismessa da una decina di anni. Il Comitato per la tutela della ex Manifattura Tabacchi di Firenze assieme ad Italia Nostra si oppone al progetto per la riqualificazione dell’area tra le Cascine e piazza Puccini.
“Non sono bastate le 1500 firme della petizione consegnata all’ex sindaco commentano i rappresentanti del Comitato – il 31 marzo 2014 il Comune ha approvato la Variante al vigente Piano Regolatore e noi ci opponiamo a questa decisione”.
Il progetto in essere si fonda su una destinazione residenziale privata equivalente a 700 unità abitative, uffici, spazio commerciale e turistico, e il Teatro Puccini diventa Centro Congressi. Il complesso perderebbe alcune strutture per le quali è prevista la demolizione ed acquisirebbe invece due torri di 17 piani per 53 metri di altezza.
“Si è deciso di applicare il principio della serialità, ovvero si demolisce tranquillamente una parte del fabbricato esistente perché tanto “la stessa tipologia strutturale la troviamo in un’altra parte del complesso”, viene da ridere, è come se si demolisse un’ala degli Uffizi perché tanto sull’altra parte è uguale”.
Manifattura Tabacchi, comitati contro la Variante
“Nel 2006 la proprietà dell’area – ricordano i rappresentanti del Comitato – viene acquisita dalla società Manifattura Tabacchi Spa costituita al 50% da Fintecna del Ministero del Tesoro e il restante 50% da un’altra società a capitale privato – Metropolis spa – a sua volta composta di altre società: Baldassini Tognozzi Pontello, Consorzio Etruria (lega delle cooperative), Immobiliare Lombarda Spa (Gruppo Ligresti) come soci di maggioranza”.
“Nel 2011 – spiegano ancora gli attivisti del Comitato – viene presentata dalla proprietà con l’avvallo della Giunta guidata da Matteo Renzi una proposta di variante al Piano Regolatore che prevede il cambio di destinazione d’uso dell’area, classificata come F2 (attrezzature pubbliche e servizi pubblici di interesse urbano-territoriale) e il disconoscimento delle tutele attribuite nel 1997 all’intera area dal Ministero dei Beni Culturali, al fine di consentire il progetto che prevede l’abbattimento di alcuni volumi esistenti, l’edificazione di edifici sviluppati in altezza (due torri di 50 metri oppure tre ma meno alte), la realizzazione di un centro commerciale e la trasformazione in albergo della parte monumentale del complesso”.
Italia Nostra si oppone e attraverso la voce di Maria Rita Signorini dichiara: “Faremo pressioni sul Governo affinché non si proceda a questo scempio. La Manifattura di Firenze è la più bella d’Italia, le strutture sono resistenti e non occorre demolire niente. Noi rivendichiamo la tutela di un bene storico degli anni ’30 che può e deve essere riqualificato mantenendo le caratteristiche esistenti. Si tratta di spazi enormi, molto ben illuminati, che possono fungere a tanti scopi di interesse pubblico. Polimoda, conosciuta a livello internazionale, aprirà un centro didattico a Scandicci, ma avrebbe potuto trovare posto in questo complesso, ci siamo fatti scappare una grande possibilità di avviare un Polo per la Moda”.
L’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale ed Italia Nostra chiedono di preservare l’intera struttura, di mantenere i prospetti originari, di limitare le altezze alla torre già esistente sul Teatro Puccini e di ridurre le unità abitative private in favore di spazi ad uso pubblico.

Fonte: Nove da Firenze
Di: Antonio Lenoci

Manifattura Tabacchi, ecco il progetto contestato dai comitati
Oltre 100 mila metri quadrati suddivisi tra residenza privata, alberghi e negozi

Quello che siamo abituati a vedere passando da Piazza Puccini è solo la facciata di un enorme complesso industriale risalente al 1930.
La Manifattura Tabacchi di Firenze rappresenta oggiun’area di circa sei ettari con 16 fabbricati di varia natura, si va dai magazzini agli uffici ai locali che ospitavano le apparecchiature in ghisa per l’essiccazione del tabacco.
Una superficie di oltre 100.000 metri dismessa da una decina di anni. Il Comitato per la tutela della ex Manifattura Tabacchi di Firenze assieme ad Italia Nostra ed all’Associazione che tutela il Patrimonio Archeologico Industriale si oppongono all’ultima variante presentata a fine marzo di quest’anno.
Troppe 700 unità abitative che saranno vendute al migliore offerente, troppo alte le due torri di 53 metri che svetteranno sul Teatro Puccini che diventerà un Centro Congressi. “Il 51% dell’area destinato ad edilizia, 8000 metri per i negozi, alberghi di lusso ed uffici per un restante 10%” ecco come presentano il progetto i cittadini.
Due torri di 17 piani, lo skyline che cresce verso la periferia. I comitati puntano il dito sulla demolizione di parte del fabbricato esistente, interi spazi verranno abbattuti poiché ‘ripetuti‘ in un’altra area del complesso. “Ci sarebbe da ridere, se non fosse da piangere – esclama Mariarita Signorini di Italia Nostra – ma come si può dire che si applica il principio della serialità all’urbanistica? Noi faremo pressioni sul Ministero e sul Governo per fermare questo scempio”.
Ad onore del vero prima dell’architettura contemporanea, molti palazzi storici basano la propria bellezza sulla ripetitività delle forme geometriche, dalla Galleria degli Uffizi a Palazzo Pitti sarebbe difficile ipotizzare una riduzione per ‘ridondanza’.
Per il Comitato “Le strutture non sono degradate, anzi, sono talmente agibili e praticabili che la Biblioteca Nazionale ha svolto un sopralluogo in cerca di spazi dove sistemare chilometri di scaffalature arrivando alla conclusione di totale fattibilità del trasferimento”. Dunque la proposta di mantenere tutto com’è.
Il pubblico ha dimostrato di non poter affrontare l’impegno economico senza la presenza del privato. Il problema maggiore è questo. Chi investe nella riqualificazione? Anziché edilizia residenziale privata potrebbero esserci edifici di edilizia pubblica, ma quale sarebbe il guadagno dei costruttori?
Al di là di questo resta comunque il mega cantiere da allestire.
All’attacco i cittadini che lamentano l’arrivo di “un carico urbanistico enorme, stimato in 10mila persone tra residenti ed utenti che creerà flussi di traffico da incubo durante e dopo i cantieri e a nulla vale la previsione di ‘cancellare’ piazza Puccini facendola diventare una grande rotatoria. Aumenteranno smog e polveri sottili, così come l’inquinamento acustico. L’unico parcheggio a raso previsto è grande solo un terzo di quello che prevedono gli oneri di urbanizzazione. Infine la serie di fioriere previste non potranno competere con il verde vero e proprio”.
La richiesta è quella di conservare gli edifici, mantenendone le linee prospettiche originali e limitando le altezze.

Fonte: Il Sito di Firenze (ripreso da Il Sito di Perugia, Il Sito di Prato e Il Sito di Italia)

Firenze, i Comitati: “No alla variante sulla Manifattura Tabacchi”

Comitati cittadini, Italia Nostra e Associazione italiana per il patrimonio archeologico industriale (Aipai) chiedono di ritirare la variante urbanistica per l’area ex Manifattura Tabacchi di Firenze che prevede la demolizione di parte del complesso monumentale “trasformando la struttura in un semplice contenitore capace di ospitare 700 appartamenti, uffici, negozi, e un albergo di lusso con due torri da 53 metri di altezza che ingloberà il teatro Puccini come centro congressi”.
In una conferenza oggi a Firenze i rappresentanti delle varie realtà hanno spiegato che “se la variante, adottata lo scorso marzo da Palazzo Vecchio nell’ambito del Piano urbanistico di Firenze, verrà definitivamente approvata dal nuovo Consiglio comunale, questa rappresenterebbe un pericoloso cambio di destinazione d’uso a vantaggio di ipotesi speculative immotivate dal punto di vista sociale”.
Secondo i vari esponenti “sono previste demolizioni importanti di una parte importante dell’edificio chiamato ‘il Tridente’, risalente agli anni ’30. Il complesso era vincolato fino a quando il comitato tecnico scientifico del Mibac non ha avanzato nel 2012 un parere consultivo che giustifica la demolizione di parte di esso in base al principio di ‘serialità della struttura’.
La proprietà è di Spa Manifattura Tabacchi, composta a sua volta da Fintecna e Spa Metropolis che detengono ognuna il 50%”.
Maria Rita Signorini di Italia Nostra ha annunciato che “faremo pressioni sul Ministero per questo complesso che e’ unico nel panorama italiano ed e’ la piu’ bella manifattura a livello nazionale. Pretendiamo che il complesso venga restaurato nel rispetto di ciò che rappresenta e che venga destinato non per edilizia privata ma per funzione pubblica”. “Qui – ha detto ancora – potrebbe infatti trovare spazio l’emeroteca della Biblioteca nazionale centrale di Firenze e un centro per la moda. Si tratta di sei ettari, vicine al centro di Firenze e a ridosso del parco delle Cascine. Questa variante è scandalosa e va cassata”.

Fonte: Radiocora

Manifattura Tabacchi: “No alla manomissione di una delle maggiori Opere di Architettura
del Novecento europeo”

Cittadini,  Italia Nostra e AIPAI  chiedono il ritiro dellaVariante urbanistica urgente al Vigente PRG di Firenze, denunciando un pericoloso cambio radicale di destinazione d’uso a vantaggio di ipotesi speculative immotivate anche dal punto di vista sociale.
Sedici fabbricati, oltre 100 mila mq di superficie dismessa da un decennio. Parliamo del complesso della Manifattura tabacchi di Firenze al centro di un progetto di “riqualificazione” contestato da Italia Nostra che in questi giorni ha presentato  le proprie osservazioni  fatte alla variante al PRG vigente per il complesso architettonico, insieme al Comitato Manifattura Tabacchi e all’AIPAI Firenze (l’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale).
Facendo un passo indietro, ricordiamo che la Manifattura venne acquisita nel 2006 dalla società Manifattura Tabacchi spa (composta al 50% dalla ministeriale Fintecna e per il restante  da un’altra società a capitale privato – la Metropolis spa – costituita al suo interno da altre società: Baldassini Tognozzi Pontello, Consorzio Etruria, Immobiliare Lombarda Spa del Gruppo Ligresti). Tre anni fa la proprietà presenta una proposta di variante con cambio di destinazione d’uso, classificata come F2 (attrezzature pubbliche e servizi pubblici di interesse urbano-territoriale) e il disconoscimento delle tutele attribuite nel 1997 all’intera area dal Ministero dei Beni Culturali. L’obiettivo della Spa è  l’abbattimento di alcuni volumi esistenti, l’edificazione di edifici sviluppati in altezza (due torri), la realizzazione di un centro commerciale e la trasformazione in albergo della parte monumentale del complesso.
Il Comitato si oppone e raccoglie 1500 firme consegnate  sotto forma di petizione all’ex sindaco Renzi. Firme che però non hanno fermano l’iter di approvazione che nel marzo scorso porta al via libera del Comune alla variante.
Ma quali sono i cardini su cui si fonda il progetto e che vengono contestati? Vengono previste 700 unità abitative, uffici, spazi commerciali rendendo prevalente la destinazione residenziale privata e il Teatro Puccini verrebbe trasformato in un Polo congressuale. E’ prevista inoltre la demolizione di alcune strutture e la costruzione di due torri di oltre 50 metri di altezza (17 piani).
“Si demolisce tranquillamente una parte del fabbricato esistente perché tanto la stessa tipologia strutturale la troviamo in un’altra parte del complesso”,  commentano i rappresentanti del Comitato facendo notare che  è come se si demolisse un’ala degli Uffizi perché “tanto sull’altra parte è uguale”.
“Faremo pressioni sul Governo affinché non si proceda a questo scempio. La Manifattura di Firenze è la più bella d’Italia e non occorre demolire niente. Noi rivendichiamo la tutela di un bene storico che può e deve essere riqualificato mantenendo le caratteristiche esistenti – afferma Maria Rita Signorini per Italia Nostra. Dello stesso parere anche l’AIPAI che chiede di di mantenere i prospetti originari, di limitare le altezze alla torre già esistente sul Teatro e di ridurre le unità abitative private in favore di spazi ad uso pubblico.

Parte la Linea 2 ma dove e come va?

    

Il passaggio dal Duomo della Linea 2 nella tavola del progetto esecutivo

In occasione dell’inaugurazione del cantiere di Peretola della Linea 2 Renzi ha rilanciato la soluzione sotterraneaper il passaggio della tramvia dal centro.
Le tavole del progetto esecutivo mostrano però una variante del vecchio progetto di superficie  con un tortuoso passaggio per Valfonda, Strozzi, Lavagnini, Libertà, S. Marco e ritorno. Il progetto preliminare e la relativa modifica dei finanziamenti per questa alternativa sono stati approvati dal Ministero, con prescrizioni e osservazioni, nel marzo scorso.
Ancora incerta è invece la variante del nodo Belfiore dove si prevede il passaggio a raso al posto del previsto sottopasso stradale.
Nel progetto esecutivo si può trovare anche il passaggio dal Duomo, opzione per la quale valgono ancora i finanziamenti europei. Del resto, in apparente contrasto con la variante per Valfonda, il capolinea della tratta in costruzione è posto in P. za dell’Unità, lungo il tragitto per il Duomo.
Chi consultasse poi anche le tavole del Piano Strutturale vedrebbe che alla variante approvata sono stati aggiunti due tronconi che raggiungono l’area pedonale del Duomo: uno da P.za S. Marco fino a Palazzo Medici Riccardi, l’altro da P.za dell’Unità fino a via de’ Vecchietti.
Il proseguimento in sotterranea, inserito anch’esso nelle previsioni di piano, tenterebbe se non altro di rimediare alproblema di una rete tranviaria incompiuta, con soluzioni progettuali indegne di Firenze.

Il passaggio in sotterranea nelle previsioni del PS 2010

Questa ammucchiata di previsioni urbanistiche ci spinge però a rivolgere al Sindaco alcune domande:

  • quale progetto è stato davvero iniziato con il cantiere di Peretola?
  • perché presentare una soluzione interrata, con una fattibilità quasi inesistente  e attuabile in tempi biblici, se è già così difficile ottenere le due varianti?
  • come si intende verificare le varianti da un punto di vista tecnico ed economico?
  • perché non si è deciso di aprire un confronto con i cittadini  informandoli puntualmente delle modifiche?
  • i finanziamenti pubblici assegnati per un trasporto rapido di superficie si estendono anche a tratti in sotterranea così lunghi?
  • nel caso di una soluzione in sotterranea si prevede di percorrere quella linea con lo stesso sistema  “Sirio”?
  • come è avvenuto l’affidamento dei lavori a impresa s.p.a. la  società costruttrice che sostituisce btp?

Renzi si vuole accreditare agli occhi dei cittadini come il guastafeste dei poteri forti ma è pronto, come per l’Alta Velocità, a rapide conversioni ad U. Nel caso delle tramvie cerca di finire il suo mandato di Sindaco prima che i nodi problematici dei cantieri vengano veramente al pettine. Poi tutto potrà riprendere il suo corso, compresa la Linea 3 e compreso magari il passaggio dal Duomo, a dispetto del risultato del referendum del 2008.
Considerando

  • che i progetti delle tramvie sono difficilmente compatibili con i livelli di traffico attuali
  • che la costruzione delle Linee 2 e 3 produrrà una nuova morfologia urbana con la definitiva trasformazione dei viali del Poggi in una “highway” urbana
  • che in questo “project financing” la quota di finanziamento pubblico risulterà compresa alla fine tra il 70 e l’80%senza alcun rischio per i privati

Si riformuli una volta per tutte il project financin ripensando un progetto che risulta inattuale e inadeguato.
Si dia la parola ai cittadini che nel referendum del 2008 avevano chiesto la moratoria di quelle linee.
Si adottino tutte le misure necessarie per una mobilità più tollerabile partendo da un serio piano dei trasporti e da un piano integrato del traffico.

* le tavole dettagliate del progetto esecutivo della tramvia e del Piano Strutturale sono consultabili sul sito del Comune di Firenze

Solidarietà alle popolazioni colpite dall'alluvione in Liguria e Toscana, biasimo per la legge regionale Liguria

E' gravissimo l'attacco a un territorio fragile come quello della Liguria portato avanti con una legge folle approvata durante l'estate, nel silenzio assordante dei media: il regolamento regionale numero 3 del 2011 della Regione "che ha ridotto da 10 a 3 metri le distanze minime di edificazione lungo i corsi d'acqua".
Come al solito ogni anno alla prima pioggia ci ritroviamo a contare i morti che sono sette per ora, ma ci sono ancora otto dispersi, e poi i feriti, i danni alle abitazioni e a interi paesi, quest'anno è davvero una strage. 
Ringraziamo per questo la cattiva amministrazione, la mancanza di manutenzione, i boschi in abbandono, o addirittura ormai inesistenti, a Mulazzo sta crollando un intero paese, a Vernazza è crollato un intero bosco  di querce secolari.
Edilizia senza alcun rispetto della morfologia del territorio, abusivismo, cementificazione più o meno autorizzata, tagli drastici alla protezione civile, è davvero un bollettino di guerra.
La beffa maggiore è vedere devastati le strade e i ponti appena inaugurati dopo l'alluvione dello scorso anno. Alla foce del Magra, negli anni 60 /70 è stato costruito l'intero borgo di Fiumaretta in zona golenale e da sempre soggetta ad alluvionamento. Recentemente è stata costruita una darsena a Bocca di Magra che, oltre a deturpare il paesaggio, costituisce un vero e proprio pericolo al deflusso delle acque. E il previsto scolmatore non è stato fatto a causa di chi, a tutti i costi, vuole la grande speculazione del progetto Marinella, nella zona Parco di Monte Marcello Magra, che oltre alla darsena, prevede interventi immobiliari di rilievo, per case vacanza collegate ai posti barca.
Il letto del fiume è stato impoverito da anni e anni di prelievo delle sabbie e degli inerti, aumentandone la velocità e la pericolosità delle acque.Manca ancora la carta del rischio che ogni comune dovrebbe redigere. L'Autorità di bacino ha stabilito regole precise che andrebbero rispettate per la sicurezza idraulica.
Per prima cosa il ponte della Colombiera un ponte girevole già pericoloso di per sè, e che era troppo basso e doveva essere rifatto, mentre invece è crollato due volte di seguito per due diverse alluvioni. Si prevedrebbe la costruzione di argini imponenti, che però sono stati ostacolati sempre a scopi edificatori

Mariarita Signorini responsabile comunicazione Italia Nostra Toscana
Consigliere nazionale

Il settore VIA della Regione Toscana boccia l’impianto eolico Monte Faggiola (Palazzuolo sul Senio e Firenzuola)

Un’altra vittoria in difesa dei crinali della Toscana e della confinante Emilia Romagna.
Il settore VIA della Regione Toscana ha dato parere negativo all’impianto eolico Monte Faggiola nei Comuni di Palazzuolo sul Senio e Firenzuola (Fi).

Venerdì 9 settembre 2011 alle ore 10,15 si è tenuta la Conferenza dei Servizi presso l’Ufficio Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Toscana a Firenze.
Erano presenti come pubblico – con possibilità di ascoltare ma non di intervenire –

  • Italia Nostra Onlus sezione di Firenze (Maria Rita Signorini),
  • rappresentanti del Comitato Comitato Monte Faggiola,
  • rappresentanti del Comitato Monte dei Cucchi,
  • portavoce della Rete per la Resistenza sui crinali

Visti i pareri dei vari organi competenti coinvolti all’iter autorizzativo; tenendo conto delle 25 osservazioni pervenute entro i limiti di legge all’ufficio V.I.A. della Regione Toscana da parte di Italia Nostra Firenze , Comitato Monte Faggiola, WWF Emilia Romagna e Italia Nostra, Mountain Wilderness; Cai ecc. da molti privati cittadini locali e visto l’esito della conferenza interna, datata 18/7/2011, dalla quale emerge PARERE NON FAVOREVOLE all’impianto per incompatibilità ambientale, CONFERMA le relazioni istruttorie e il giudizio NON FAVOREVOLE, esprimendo quindi alla Giunta Regionale PARERE NEGATIVO.Un plauso va alla serietà e alla professionalità di tutti gli organi Regionali preposti e dell’Ufficio V.I.A. della Regione Toscana.
Serietà e attenzione che sono presupposto fondamentale per garantire la tutela degli abitanti, della biodiversità e del paesaggio toscano, famoso in ogni parte del mondo.
Si ringrazia anche il funzionario della Soprintendenza di Firenze che ha ben motivato il parere negativo dato all’impianto e tutti gli Enti che hanno fornito anche consulenze gratuite o espresso pareri a difesa del Paesaggio.
Italia Nostra Firenze condivide con i rappresentanti del Comitato Monte Faggiola e e gli altri comitati presenti in Conferenza, con i soci e le altre associazioni ambientaliste, la soddisfazione per il risultato ottenuto, tutt’altro che scontato.

Sembra dunque che si sia salvato questo angolo di Alto Mugello, non certo vocato a
opere di così forte impatto ambientale, paesaggistico e socio-culturale.

Un territorio che ha nella sua stessa preziosa naturalità il suo più grande punto di forza.
Se siamo arrivati a questo risultato è merito dell’impegno di tutti.

Mariarita Signorini, Consigliere nazionale e membro del gruppo di lavoro energia d’Italia Nostra 

Italia Nostra – Perchè diciamo no all’Autostrada Tirrenica

Si riporta la lettera a firma di Nicola Caracciolo e Gianni Mattioli pubblicata dal Tirreno

Egregio Direttore,
la manifestazione di giovedì a Orbetello per discutere dell’Autostrada tirrenica ha avuto un grande successo: la Sala del Frontone piena, centinaia di persone che sulla piazza seguivano da un altoparlante il dibattito. Noi, firmatari di questa lettera, siamo vecchi militanti del movimento antinucleare del 1977; è stato per noi necessario tornare a quegli anni per trovare altrettanta partecipazione popolare e altrettanto entusiasmo.
Non c’è dubbio, la questione dell’Autostrada è per Orbetello un problema vitale. Il percorso che la Sat propone sopra l’Aurelia significa l’abbattimento di molte case e capannoni industriali, la chiusura di molte aziende agricole e l’eliminazione di molti agriturismi e campeggi. Per centinaia di famiglie, una vera catastrofe.
Nel dibattito di giovedì il nuovo sindaco di Orbetello Monica Paffetti e il vice presidente della provincia di Grosseto Marco Sabatini, insieme agli altri partecipanti, hanno cercato di trovare una soluzione. Aveva assicurato la sua presenza anche Luigi Bellumori, sindaco di Capalbio, che, per un “improvviso contrattempo” non è potuto venire. E’ stato un peccato perchè l’Autostrada fa grandi danni a Orbetello, ma li fa anche a Capalbio, dove, accanto all’Aurelia, si prevedono circa 200 espropri.
Ripetiamo: è stato un grande successo e una discussione aperta e approfondita. Ci permettiamo un unico rilievo: il problema non si può affrontare solo da un punto di vista municipale. Da Civitavecchia a Rosignano, tutta la Maremma è minacciata. Bisogna che i maremmani imparino ad affrontare insieme questa grande minaccia. Dove sono la Regione Toscana e la Regione Lazio che promettono benessere futuro, ma di quello attuale non si curano?
Noi, come Italia Nostra, abbiamo partecipato al dibattito insieme a molti comitati locali e abbiamo apprezzato l’impegno della Associazione Colli e Laguna di Orbetello che lo aveva indetto con la popolazione, così come la competenza e il coraggio dimostrati dal sindaco Paffetti e dal presidente Sabatini. Avevamo una soluzione da proporre e quando da Italia Nostra è stata avanzata la proposta di rinunciare all’autostrada per mettere a posto l’Aurelia – come diciamo da più di venti anni- la Sala del Frontone è venuta giù dagli applausi.
I problemi sono di difficilissima soluzione e il caso di Orbetello lo dimostra. Far correre l’Autostrada sull’Aurelia accanto alla Laguna sarebbe lo sfascio dell’economia e del fascino paesaggistico di Orbetello. Farla correre più all’interno, nelle colline, sarebbe molto più costoso e per il paesaggio altrettanto devastante. Ma è proprio necessario farla questa Autostrada?
Dovunque in Maremma provoca disastri. A Tarquinina passa accanto al meraviglioso centro storico e divide la città. A Montalto spacca addirittura il centro cittadino passandoci nel bel mezzo. Di Capalbio si è già detto e altro ci sarebbe da dire. Ad Albinia la cittadina viene isolata e separata da tutto. A Talamone si vuole approfittare dell’Autostrada per allargare il porto distruggendone il fascino. Ma è proprio necessaria questa Autostrada?
Nel 1992 il ministro dell’Ambiente Giorgio Ruffolo aveva cancellato il progetto, per difendere la bellezza del paesaggio maremmano. L’allora sottosegretario ai Lavori pubblici, Antonio Bargone, che oggi è presidente della Sat, aveva portato avanti,in sede di legge finanziaria 1998, un indennizzo di 172 miliardi di lire alla Sat per la mancata realizzazione dell’opera. In cambio di questa cifra la Sat aveva rinunciato a tutti i suoi progetti sull’Autostrada tirrenica. Bargone aveva assicurato che questa rinuncia era definitiva, impegnandosi sulla sua parola d’onore. Oggi non è più sottosegretario ,  e come presidente della Sat insiste per il Corridoio Tirrenico.
Italia Nostra con la collaborazione del professor Antonio Tamburrino, esperto di trasporti, ha inviato alle autorità competenti una diffida. Sosteniamo che la Sat,tracciando il percorso e espropriando, assuma il ruolo tipico di un ente pubblico. Una società privata, cioè, deve essere responsabile verso i suoi azionisti e non può e non deve assumersi la tutela degli interessi pubblici.
Nicola Caracciolo e Gianni Mattioli

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