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Piano Regionale dei Rifiuti. Sgherri: “obbiettivi svuotati e piano che punta alla realizzazione degli inceneritori.”

Piano Regionale dei Rifiuti in approvazione. Sgherri (PRC in Regione):
“piano che svuota obbiettivi anche ambiziosi
a causa di previsioni di produzione di rifiuti sovra dimensionate e che
paiono funzionali a fare inceneritori.
In soffitta il percorso partecipato che Rossi aveva accolto”.

Firenze, 19 novembre. Piano Regionale dei Rifiuti in approvazione. L’arrivo oggi in aula del Piano conferma che è stato interrotto il confronto partecipato, promesso e poi negato dal presidente Rossi.  Un piano che si pone formalmente obbiettivi anche ambizioni (70 %, 20%, 10%) ma che poi li svuota in primis a causa del sovra dimensionamento della produzione rifiuti indicata, e funzionale alla realizzazione degli impianti di incenerimento.
Così Monica Sgherri – esponente di Rifondazione Comunista e capogruppo in Consiglio Regionale. Sulla produzione dei rifiuti – spiega Sgherri – in Toscana si parte da dati di gran lunga superiori a quelli che registrano già oggi  altre altre regioni italiane (Lombardia, Veneto, Piemonte ecc), ma quel che balza all’occhio è che le previsioni al 2020 contenute nel piano sono di circa 100 – 150 kg/abitante /anno superiori ai dati 2012 (fonte Ispra) di queste regioni .
E tutto in base a una prevista ripresa economica (legata alla produzione dei rifiuti) sempre annunciata e mai partita e che comunque, qualora si realizzasse, la letteratura economica ci dice richiederebbe oltre un decennio a ritornare a livelli del 2007.
Tanto più se si pensa che sono ormai anni che il trend è in diminuzione. Obbiettivi ambizioni dicevamo che, se si vuole ridurre i rifiuti sul serio e consistentemente e aumentare considerevolmente la raccolta differenziata, dovremmo però dar loro delle gambe con scelte precise che nel piano non ci sono (e che invece sono stati oggetto di alcune delle osservazioni presentate – e respinte – e oggetto delle risoluzioni collegate da me sottoscritte) come:

  • una moratoria di tre anni nella realizzazione/ammodernamento/ampliamento degli impianti di incenerimento (in attesa di una verifica del trend reale di produzione dei rifiuti);
  • prevedere l’obbligo di affidarsi al gestore unico, da parte dei comuni, per la sola gestione degli impianti e invece una adesione volontaria per la raccolta e lo spazzamento (valorizzando così le esperienze virtuose presenti in Toscana);
  • responsabilizzare i gestori imponendo penali se non raggiungono gli obbiettivi di raccolta differenziata (mentre oggi la pagano i cittadini con l’eco tassa);
  • una seria politica di incentivazione ai comuni per l’applicazione della tariffa puntuale e una che punti a una “de assimilazione attiva” dei rifiuti speciali assimilati agli urbani.

Insomma volere è potere, come dimostrano i casi che anche in Toscana, con queste politiche, hanno portato a far schizzare in alto le percentuali in pochissimo tempo di raccolta differenziata e riduzione rifiuti, basterebbe metterli a sistema.
Ma si è preferito il vecchio, si è preferito non rompere la gabbia del binomio produzione – inceneritori, anche al di là di quello che dice l’evidenza della realtà, svuotando di fatto quelli che potrebbero sembrare obbiettivi ambiziosi.

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Grande preoccupazione per la mancata discussione in Consiglio regionale, della Commissione d’inchiesta su fatti relativi all’Alta Velocità

Comunicato stampa Italia Nostra e Comitato no tunnel Tav Firenze

Firenze 7-11-2014

Il Consiglio regionale ha istituito sei mesi fa una “commissione di inchiesta” per far luce sull’ A V, un procedimento aperto dalla Magistratura fiorentina.
Abbiamo assistito all’ennesimo rinvio della discussione in Consiglio e siamo molto preoccupati per la conseguente mancanza di documenti resi pubblici, ancora non è dato sapere che esito abbia avuto la Commissione, che ha già concluso i lavori: così la montagna ha partorito il topolino, anzi i topolini dato che, come si apprende dal sito regionale, su un unico fatto sono emerse ben 4 relazioni diverse, da parte dei suoi 7 componenti.
La vicenda, che riguarda la rimozione dell’architetto Zita dal settore VIA (valutazione d’impatto ambientale) dopo ben 18 anni della sua scrupolosa conduzione, fa intravedere gravi responsabilità dell’Amministrazione regionale.
Dopo mesi di lavoro, di riunioni e di analisi dei documenti, appaiono sul sito della regione 4 verità diverse l’una dall’altra in una commedia degna di Pirandello!
Ed è assai deludente il fatto che non si riesca nemmeno a discutere di queste relazioni in aula, con un continuo rinvio: un atteggiamento che fa pensare alla volontà d’insabbiare il caso, ora che siamo a fine legislatura, col rischio effettivo di rimandare tutto alla prossima, lasciando la patata bollente in eredità a chi guiderà poi la Regione Toscana. Che senso ha istituire simili commissioni, se alla fine non se ne rendono note le conclusioni?
Evidentemente il progetto TAV fiorentino si porta dietro una maledizione: dall’inchiesta della Magistratura che ha scoperto corruzione, truffe e infiltrazioni della malavita organizzata, all’impossibilità tecnica di realizzare l’opera, fino alla scoperta che i pochi lavori eseguiti hanno già visto salire i costi di ben sei volte, raggiungendo il costo finale previsto senza aver scavato nemmeno un millimetro di galleria.
Ai Macelli, dove per il lavori AV è stato abbattuto un complesso ottocentesco di grande pregio, dovrebbe sorgere la stazione alta velocità, ma per ora hanno solo realizzato un lago di fango. Nessuna metafora spiega meglio cosa sia questo progetto TAV e tutta la politica regionale che lo sostiene.

Mariarita Signorini Italia Nostra Firenze
Tiziano Cardosi No tunnel Tav Firenze

Chiediamo la revoca del Presidente del Parco delle Alpi Apuane

VI CHIEDIAMO DI FIRMARE E FAR FIRMARE QUESTO APPELLO!!

Salviamo le Apuane
Salviamo le Alpi Apuane
Ferma la distruzione delle Alpi Apuane
No al traforo della Tambura
Legambiente
Italia Nostra

Chiediamo al Presidente Enrico Rossi di revocare dalla carica di Presidente del Parco delle Alpi Apuane il signor Alberto Putamorsi, che con il suo recente, pubblico rifiuto di accettare la chiusura delle cave nelle aree di Parco, impostagli dal piano paesaggistico regionale, va contro alla legge Quadro delle aree protette (Legge 6 dicembre 1991, n. 394) e non ottempera al suo ruolo di tutela di un ambiente e di un territorio unico al mondo, recentemente proclamato ottavo «geoparco» d’Italia dall’Unesco.
Chiediamo inoltre al Presidente Enrico Rossi che reintegri, prima che sia approvato dal Consiglio Regionale, il testo del Piano paesaggistico così come formulato dalla commissione consiliare reintroducendo il divieto di escavazione oltre i 1200 m di quota previsto anche dal Codice dei beni culturali e del paesaggio.
Cliccate qui per firmare

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