Archivi tag: crollo

Biblioteca Nazionale, giù pezzi di facciata

Fonte: Il Corriere di Firenze
Di: A. Passanese (foto e testi)

Transennata parte della scalinata di accesso alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. In nottata dal paramento lapideo della facciata si sono staccati alcuni pezzi di pietra forte a causa delle piogge dei giorni scorsi, e la direttrice Maria Letizia Sebastiani ha disposto la chiusura del lato destro dell’accesso principale fino a quando non saranno eseguite tutte le verifiche del caso. L’ultima revisione della facciata risale a due anni fa ma dopo la grandinata del 19 settembre scorso urge un nuovo controllo. “Qui ci casca tutto in testa”, denunciano alcuni frequentatori della Biblioteca. Sembra che le infiltrazioni di acqua abbiano seriamente compromesso la mensolatura della Nazionale peraltro già deteriorata. Come se questo non bastasse due nastrature dei lucernai si sarebbero alzate tanto da richiedere la chiusura di accesso alle sale di consultazione e l’intervento di alcuni tecnici. “Abbiamo chiesto un finanziamento per rifare la scalinata esterna e per reintegrare i gradini distrutti ma non ci danno i soldi”, fanno sapere dalla Biblioteca Nazionale.

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Piazza Armerina, collassano gli affreschi di Borremans in San Giovanni. Il rettore offre la sua liquidazione per salvarli

Fonte: Il Giornale dell’arte
Di: Tina Lepri

Piazza Armerina (Enna). Disperato l’appello di monsignor Antonino Scarcione, rettore della chiesa di San Giovanni Evangelista a Piazza Armerina. Dopo 15 anni di abbandono, i settecenteschi affreschi del fiammingoGuglielmo Borremans(eseguiti tra il 1730 e il 1735) stanno cedendo per le copiose infiltrazioni d’acqua dalle finestre e dal tetto della chiesa. Per bloccare il disastro la Soprintendenza di Enna aveva promesso di intervenire nel 2000, quando lo stato degli affreschi era già gravissimo. Venne così attuato un primo intervento sulle pitture, ma i tecnici si accorsero subito che oltre agli affreschi si stavano perdendo anche gli stucchi: per rimediare al disastro parte delle pitture sollevate dall’umidità e delle piogge vennero fissate con una «velinatura» della pellicola pittorica. Quell’intervento provvisorio, in attesa del restauro mai avvenuto, è diventato permanente e oggi la situazione è peggiorata. Le veline staccandosi trascinano giù porzioni di figure, dice monsignor Scarcione.
Dopo appelli alla Soprintendenza di Enna, alle associazioni culturali e ai privati per salvare uno dei più importanti cicli di affreschi in Sicilia, ha messo a disposizione il suo Tfr, la liquidazione, per «iniziare almeno a mettere in sicurezza le parti più pericolanti».
Una prima risposta  è arrivata dall’associazione Mira 1163, presieduta da Francesco Galati, componente del comitato tecnico-scientifico dell’associazione italiana siti Unesco che ha inviato una lettera all’assessore ai Beni regionali Mariarita Sgarlata e al sindaco di Piazza Armerina: «Gli interventi sulla chiesa, pur tra le difficoltà finanziarie della Regione, non sono più rinviabili. Eventuali rimpalli di competenza tra Regione e Comune sarebbero deleteri per gli affreschi di Borremans, per la sicurezza strutturale della chiesa, e una condanna irreparabile per l’arte».
Dopo un rapido sopralluogo, Mariarita Sgarlata ha promesso un finanziamento di 70/80mila euro sui 150 necessari per un primo restauro. Ha anche rivolto un appello a banche e imprese e Cei perché partecipino alle spese. Anche il Comune, sostiene l’assessore, potrebbe intervenire con parte degli incassi della Villa Romana di Piazza Armerina.

SS 223: il nuovo viadotto fa crollare la chiesa di Petriolo?

Fonte: Nove da Firenze

Il complesso storico termale di Petriolo è attraversato da una pista di cantiere, necessaria per la costruzione del nuovo viadotto, che pone rischi agli immobili storici del complesso, in particolare alla cinta muraria ed alla chiesa, tuttora consacrata, unico esempio di luogo di culto con annesse vasche termali. La Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggisti di Siena e Grosseto con propria nota del 24/07/2013 (prot.9952 pos 341904), indirizzata all’Anas, alla ditta Strabag, impegnate nei lavori e, per conoscenza, alla società Unipol, proprietaria dell’area e degli immobili ed al Comune di Monticiano, aveva rilasciato chiare disposizioni per la tutela e protezione della chiesa e delle mura del complesso. Le prescrizioni imponevano interventi di messa in sicurezza da realizzarsi prima dell’inizio dei lavori; era anche previsto un monitoraggio continuo “per prevenire ed evitare dissesti al bene tutelato, non per registrarli a danno avvenuto”.
Ad oggi è stata realizzata la pista di cantiere, si è assistito ad un continuo passaggio di mezzi di cantiere, ma gli edifici non sono ancora stati messi in sicurezza. La foto scattata domenica 26 gennaio mostra i muri della chiesa completamente impregnati dall’acqua che filtra e penetra liberamente attraverso quello che rimane della copertura. Le infiltrazioni erano già evidenti nelle foto scattate nella primavera 2013 quando Anas fece redigere i “testimoniali di stato” per documentare appunto lo stato degli immobili, tuttavia nella relazione il problema non viene neppure menzionato: semplicemente si prevede ” il ripristino dell’impermeabilità del tetto attraverso opere di manutenzione ordinaria, senza intervenire sulla struttura portante o semi portante del tetto” come se i travi portanti, inseriti in muri completamente impregnati di acqua, possano essere ancora in buone condizioni. La tenuta degli stessi muri viene inoltre pesantemente pregiudicata dalle prossime probabili gelate invernali che rendono la malta di tenuta estremamente friabile, tanto da facilitare il crollo del muro in questione.
L’associazione “Italia Nostra”, nello scorso mese di settembre, aveva comunicato alla Soprintendenza, alla Provincia di Siena ed al Comune di Monticiano che Anas continuava i lavori senza curarsi di mettere in sicurezza gli immobili; le istituzioni erano state invitate ad agire, anche segnalando questi comportamenti omissivi alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena, per l’accertamento di eventuali reati. Ad oggi gli interventi di messa in sicurezza non sono ancora iniziati; appare evidente la totale latitanza di Unipol, proprietaria degli immobili, che non effettua le basilari opere di manutenzione e tutela del bene, mettendo ancora più a rischio la staticità di un edificio storico già sottoposto alle traversie derivanti dalla limitrofa pista di cantiere.
L’Associazione “Gli Amici dei Bagni di Petriolo” ritiene che spetti al proprietario provvedere al risanamento di questi segni di degrado pregressi e sicuramente non ascrivibili a responsabilità di terzi e tantomeno dell’Anas e della Strabag. “Invitano ad attivarsi -spiega il Presidente Angelo Isola– al fine di impedire ulteriori danneggiamenti al patrimonio storico del territorio; in difetto, ci riserviamo di attivare gli interventi, anche di protesta, che riterremo più opportuni per bloccare questo scempio contro il patrimonio culturale, storico ed architettonico del nostro paese. Non riteniamo più ammissibile che tutto ciò continui impunemente nel completo disinteresse ed irresponsabilità degli enti preposti alla tutela”.

Italia Nostra Siena, emergenza beni culturali toscani: crollo del campanile della Pieve di Badia a Rofeno

La sezione di Siena di Italia Nostra segnala che il 15 maggio di quest’anno è franato il campanile della Pieve di Badia a Rofeno nel comune di Asciano (cliccate qui per leggere l’articolo)

Segnalazione della sezione di Italia Nostra Prato

La sezione di Prato di Italia Nostra segnala il possibile crollo dei “resti” della Fattoria Medicee delle Cascine di Tavola,  sotto sequestro da parte della Magistratura, dietro denuncia di Italia Nostra.
La fattoria era scoperchiata al momento del sequestro e così è rimasta, con la conseguenza che si troverà ad affrontare il quarto inverno all’acqua.
Nell’adiacente parco pubblico i “decori” del parco(ponti in pietra, balaustre, colonne) si sono frantumati e crollati da tempo. I resti sono da anni all’incuria e alle intemperie, pioggia ghiaccio e gelo che riducono la possibilità di recuperare, ponendoli al contempo al rischio di furti e atti vandalici.
Molti rischi corrono anche i resti della Domus Etrusca di Gonfienti per lo stato di abbandono e le piante che vi crescono danneggiando con le radici le pietre delle fondamenta della Villa.
Andrea Abati, Presidente della sezione di Prato di Italia Nostra

Rassegna stampa Melarancio

Pubblichiamo la rassegna stampa del 29/08/2008 sul crollo della galleria del Melarancio.

Fonte: Gonews

Sull’A1 crolla una parte della nuova galleria del Melarancio
E’ accaduto nel tunnel in costruzione nella zona tra gli svincoli Certosa e Scandicci

E’ crollato a Firenze un pezzo della nuova galleria del Melarancio in costruzione sull’autostrada del Sole per i lavori di ampliamento della terza corsia. Il fatto, riportato oggi da alcuni quotidiani locali, si é verificato la notte del 21 agosto scorso quando una voragine di 30 metri si è aperta nel terreno sotto la collina di Giogoli, fra gli attuali svincoli di Firenze Certosa e Firenze Scandicci. In gergo tecnico si sarebbe verificato uno ‘sfornellamento’, cioé un cedimento iniziato con la caduta di alcuni detriti e poi allargatosi a voragine nel tempo di alcune ore. Nessun operaio è rimasto ferito durante il crollo e le condizioni di viabilità sull’A/1 non risentono dell’inconveniente. Tuttavia i lavori del cantiere, che è poco distante dall’autostrada, sono stati sospesi e l’area interessata dal crollo è stata completamente evacuata da uomini e mezzi e resa ‘off limits’.

Fonte: Il Reporter
Di: Jessica Camargo Molano

Melarancio, frana la galleria

Non si conoscono ancora bene le cause che hanno portato, giovedì scorso, ma solo oggi è trapelata la notizia, al crollo di una parte della nuova galleria del Melarancio. Molto probabilmente la forte pioggia ha causato un cedimento del terreno e di conseguenza si è aperta una voragine di circa 30 metri nel terreno sotto la collina di Giogoli, fra gli attuali svincoli di Firenze Certosa e Firenze Scandicci.
Il crollo è avvenuto mentre gli operai erano impegnati nei lavori per la realizzazione della terza corsia. Nessun operaio è rimasto ferito, tutti sono riusciti ad abbandonare la galleria prima del crollo.
Cgil, Cisl e Uil hanno sottoscritto un accordo per la messa in cassa integrazione di 120 dipendenti dell’impresa “Baldassini Tognozzi Pontello Spa”, ditta incaricata della costruzione della galleria, dichiarati temporaneamente in esubero a causa del crollo del tunnel del Melarancio. Nei prossimi giorni le organizzazioni sindacali chiederanno incontri ai vertici dell’impresa e ad Autostrade per avere assicurazioni sul rispetto delle condizioni di sicurezza e sui tempi di ripresa dei lavori.

Fonte: Greenreport

Terza corsia Firenze: chi doveva monitorare i lavori?

La voragine della galleria del Melarancio è un disastro annunciato. Questa la denuncia che giunge da Italia Nostra, Legambiente e Lipu in merito al crollo della galleria Melarancio, a sud di Firenze, dove si sta costruendo la terza corsia autostradale. E le associazioni ambientaliste aggiungono all’episopdio di ieri tutta una serie di danni ambientali provocatoi dai lavori autostradali: «la frana di 30 metri di terreno, con il crollo di 1.000 metri cubi di terra, è in sequenza di altri danni che si sono prodotti negli anni nella costruzione della terza corsia autostradale, del bypass del Galluzzo e di quello delle Cascine del Riccio, come la frana devastante di Pozzolatico dello scorso anno, il rumore assordante per lo scavo della galleria di Poggio Secco di pochi mesi fa, la riduzione dell’acqua fino alla scomparsa totale per diversi residenti di via Volterrana a Poggio Secco, l’inquinamento delle acque della Greve a causa degli sversamenti delle betoniere e l’abbattimento di 140 cipressi storici sulla cava di Monteripaldi. Per tutti questi danni ambientali ci sono state sospensioni dei lavori da parte del Ministero dell’Ambiente, diffide da parte dei Comuni, continui esposti delle associazioni ambientaliste e addirittura il processo con condanne per i cipressi abbattuti».
E la storia pare non avere fine con questo nuovo grave episodio che, se non ha fortunatamente prodotto vittime umane, ha sicuramente causato danni irreversibili all’ambiente in una zona paesisticamente vincolata a duecento metri dalla Pieve Romanica di Sant’Alessandro a Giogoli. «Chiediamo perciò l’intervento urgente dell’Arpat, della Regione Toscana e del Ministero dell’Ambiente, per verificare le responsabilità per la mancanza di un reale monitoraggio di questa monumentale opera infrastrutturale in un territorio di così grande pregio come quello delle colline fiorentine. Chiediamo anche che sia assicurato il ripristino ambientale e paesaggistico, tutt’altro che scontato, dato che la voragine sarebbe stata ‘tappata’ al momento con calcestruzzo».
Anche Unaltracittà/Unaltromondo interroga il Comune di Firenze e la Regione Toscana, ma lo fa per sapere come intenderanno gestire in sicurezza i lavori per il sottoattraversamento Tav di Firenze con il suo doppio tunnel di 7 chilometri: «Se si presenterà – spiega la consigliera Ornella De Zordo – un evento “imprevedibile ma frequente nelle gallerie” come ha dichiarato il project manager di Autostrade Alberto Baldeschi, non crollerà una porzione di collina, ma di città».

Fonte: L’Unità
Di: Maria Vittoria Giannotti

Crollo nella galleria del Melarancio, 120 cassintegratiLa frana d urante i lavori per la terza corsia dell’A1.
Il sindaco di Scandi cci: «Garanzie per i lavoratori e per il territorio»

Tecnicamente si chiama ‘sfornellamento’. Per i non addetti ai lavori è una voragine, del diametro di circa dieci metri e profonda due. Una ferita aperta nella collina di Giogoli, sopra Scandicci, a 400 metri di distanza dalla pieve romanica di Sant’Alessandro. A provocarla, giovedì scorso, è stato un crollo nel corso degli scavi per la realizzazione della nuova galleria del Melarancio, opera che rientra nella Terza Corsia dell’Autosole. Quando gli operai che erano al lavoro si sono accorti dei detriti che cadevano dall’alto, insieme alla polvere prodotta dall’escavazione, è scattato subito l’allarme. E le procedure di sicurezza e di evacuazione hanno funzionato in modo impeccabile. Nel corso della notte, poi, sono venuti giù mille metri cubi di terra, tamponati ricorrendo al calcestruzzo. Lo scavo, però, è stato immediatamente fermato. Lo stop previsto, stando ai primi pareri della Asl, è di circa un mese e mezzo. Ma intanto 120 operai sono stati messi in cassa integrazione per tredici settimane dalla Baldassini e Tognozzi, società incaricata dell’appalto. «Questo non significa – spiega Flavia Villani, della Cgil – che non possano riprendere prima. Intanto abbiamo chiesto di ricollocare gli operai su altri cantieri, come la Variante di valico, sulla stessa tratta autostradale, a nord». Intanto, con un comunicato denso di precisazioni, Autostrade fa sapere che l’evento – «non prevedibile, ma abbastanza frequente» – è sempre stato sotto controllo e non ha mai determinato preoccupazione per le persone al lavoro. I tempi di consegna dell’opera resteranno invariati: nessun ritardo, «simili imprevisti del mestiere» sono comunque calcolati. Ma la precisazione più pungente è quella che riguarda la richiesta di Cassa integrazione per un numero così elevato di lavoratori. «Il cantiere non è fermo – spiega l’ingegner Alberto Baldeschi, project manager del terzo tronco – la richiesta della Cig può essere giustificata solo per poche unità di lavoratori addetti allo scavo, e per un tempo modesto, non più lungo di due mesi. Soluzioni diverse devono ritenersi strumentali». Per fare il punto della situazione, però, sarà necessario attendere la settimana prossima, l’incontro con i vertici della Baldassini e Tognozzi. E mentre l’assessore regionale ai trasporti Riccardo Conti assicura che «sulla vicenda la Regione vuole fare chiarezza, ma solo quando saranno ultimate le relazioni dei tecnici», il sindaco di Scandicci, Simone Gheri, ricostruisce i passaggi della vicenda, i sopralluoghi effettuati sul posto insieme a personale della Asl e ricorda che, prima di proseguire, saranno necessarie «adeguate garanzie per i lavoratori e per il territorio». Ma per la stabilità della collina, rassicura il sindaco, non dovrebbero esserci problemi. «Si tratta solo di attendere le prescrizioni della Asl – sostiene – e di proseguire seguendo tutte le precauzioni del caso. L’importante è che nessuno sia rimasto ferito e che i tempi di ultimazione dell’opera, tra il 2010 e il 2011, siano rispettati». «Una volta terminati i lavori – spiega l’assessore alle opere pubbliche Marcello Dugini – verrà messo in atto un bellissimo progetto di ripristino». Intanto l’associazione ambientalista Italia Nostra scende sul piede di guerra e parla di «disastro annunciato».

Fonte: Il Corriere Fiortentino
Di: Alessio Gaggioli e Valentina Marotta

L’Asl boccia il tunnel: terreno instabile
Fascicolo contro ignoti. E l’Asl chiede un nuovo piano che garantisca la messa in sicurezza della galleria del Melarancio

La Procura della Repubblica di Firenze ha avviato un’inchiesta sul crollo della galleria del Melarancio, avvenuto la notte del 21 agosto. Il fascicolo è stato aperto dal procuratore aggiunto Giuseppe Soresina e dal sostituto Giulio Monferini, secondo quello che, in gergo burocratico, viene definito «modello 45». In altre parole, un fascicolo a carico di ignoti e senza formulazione di ipotesi di reato. D’altra parte, l’inchiesta è partita sulla base di notizie che la procura ha appreso dalla stampa. Infatti, il rapporto della polizia giudiziaria deve ancora approdare sul tavolo dei magistrati. Ma gli elementi forniti dai quotidiani e, forse ancor più, la relazione della Asl — dopo un sopralluogo effettuato giovedì mattina — ha persuaso il pm Monferini a disporre accertamenti.
VALUTAZIONI. Esami che dovrebbero fare luce sulle modalità e sulle cause del crollo del tunnel sull’autostrada del Sole. Finora, solo i tecnici dell’azienda sanitaria hanno compiuto un sopralluogo sull’area. E il responsabile del dipartimento prevenzione Giuseppe Petrioli, non ha dubbi: «Il vero grosso problema è l’adeguatezza della progettazione. Sembra che non si sia tenuto conto delle caratteristiche di quel terreno, che dai primi rilievi fatti in collaborazione con l’università, risulta poco stabile. Di solito i cedimenti del genere sono più frequenti quando sopra la galleria ci sono 2, 3 metri di terreno». E qui, viene fuori l’anomalia. Ben 30 metri di terreno sovrastano la galleria del Melarancio. Per questo motivo, la Asl ha chiesto «un nuovo progetto che garantisca la messa in sicurezza della galleria».
IL PROGETTO. Nuovo progetto che sarà all’ordine del giorno lunedì, nel corso di un incontro tecnico tra Baldassini e Tognozzi e Autostrade. Chi invece offre la propria consulenza tecnica al comitato di garanzia formato dai rappresentanti dei Comuni attraversati dalla terza corsia e presieduto da Enrico Becattini è l’ingegner Giovanni Vannucchi, che giusto ieri mattina dopo aver letto i giornali si è messo in contatto con i vari responsabili della realizzazione della galleria del Melarancio. Tra questi oltre ad Autostrade, Baldassini e Tognozzi c’è anche la società di progettazione e monitoraggio Spea. Società che in collaborazione con la Proiter ha progettato oltre alla galleria di Giogoli anche quella di Pozzolatico, dove l’annno scorso si verificò un inconveniente simile a quello di giovedì scorso nel tunnel del Melarancio (anche in quella occasione intervenne la magistratura con il sequestro preventivo del cantiere). «Ho chiesto ad Autostrade e Spea di avere un rapporto dettagliato della situazione, anche perché il 10 settembre si deve riunire il comitato tecnico di garanzia. È chiaro — spiega l’ingegner Giovanni Vannucchi — che quanto accaduto non doveva succedere, anche se ci sono situazioni imprevedibili. A Giogoli però sono state seguite tecniche di scavo normali, ma non con tutte le precauzioni che vengono sempre prese quando si attraversa un centro abitato o territori vulnerabili». Vannucchi ci tiene a sottolineare l’allarmismo eccessivo, specie tra gli abitanti del luogo.
I TIMORI. Don Giorgio Mazzanti, il parroco di Giogoli addirittura ha smesso di suonare le campane per paura dice, «che crolli il campanile». L’ingegnere cerca di smorzare paure e preoccupazioni: «Non è vero che quella chiesa è minacciata o che rischia di crollare. Erano previsti monitoraggio e interventi di messa in sicurezza, ma tutte queste cautele non sono ancora state prese perché il fronte dello scavo è ancora abbastanza distante. Quello che è successo al Melarancio è un incidente frequente nelle gallerie a piccola profondità quando non vengono prese tutte le precauzioni di consolidamento». Sulla stessa linea il direttore del dipartimento di Scienze della Terra dell’università di Firenze, Nicola Casagli: Quella zona è problematica per la sua natura geologica, noi la teniamo sotto costante controllo attraverso il satellite da cui si può notare la voragine di Giogoli. La buca ha un diametro di 10 metri e circa 4 metri di profondità. Da un punto di vista tecnico è necessario usare accorgimenti particolari quando si scava una galleria così di superficie in rocce così scadenti. Lì c’è la peggior argilla di tutto l’Appennino, che noi geologi definiamo sillano». Ma allora la scelta sbagliata è stata fatta a monte? Nella definizione del tracciato della terza corsia? «Tutto si può fare — continua Casagli — ma è necessario usare accorgimenti particolari quando si fa una galleria di quel tipo. Il problema è stato il collasso del materiale che si trova sopra il tunnel e il rischio poi è che smottamenti del terreno che già avvenivano in maniera lenta e progressiva diventino veloci. È ovvio che se si fa una galleria si va a sconvolgere un territorio, per questo è necessario il consolidamento ante e post scavo e un’attenta attività di monitoraggio ». Marcello Dugini, assessore ai lavori pubblici di Scandicci avverte: «Chiederemo al tecnici dell’osservatorio ambientale di valutare le condizioni di sicurezza degli immobili che sorgono sulla collina. Quando Autostrade presenterà il nuovo progetto aspetteremo il nulla osta di Arpat e Asl. Se i lavori riprenderanno senza il via libera di questi due enti il sindaco avrà la facoltà di fermare il cantiere».
L’ASSESSORE CONTI. L’assessore regionale al territorio e alla infrastrutture Riccardo Conti intanto, tirato in ballo da una interrogazione del capogruppo dell’Udc in Regione Marco Carraresi, prende tempo: «L’interrogazione di Carraresi è molto corretta e apprezzabile. Ora però non è il momento di dare sentenze, aspetto di raccogliere tutti gli elementi di questa vicenda per rispondere al meglio in consiglio regionale. Posso dire però che la posizione del comune di Scandicci mi pare giusta».

Fonte: Wineuropa

Crolla la galleria in costruzione per la terza corsia dell’Autosole. Nessun ferito, cantiere fermo
e 60 operai in cassa integrazione

E’ crollato un pezzo della nuova galleria del Melarancio, nel tratto Scandicci-Certosa dell’’Autosole, dove si sta costruendo la Terza corsia. Sulla collina di Giogoli si è aperto un cratere: una buca di circa dieci metri di diametro e profonda quattro metri. Per fortuna è andata bene. Non risulta ci sia stato nessun ferito. Le misure per la prevenzione degli infortuni avrebbero funzionato. Eppure l’evento ha fatto paura. Perchè è precipitato uno zoccolo alto trenta metri, cioè lo strato fra la sommità della collina e la volta scavata dalle ruspe. I tecnici dicono che si è aperto un «fornello». E’ successo giovedì 21 agosto, in pieno controesodo, ma la notizia è trapelata soltanto ieri. Secondo una ricostruzione attendibile, l’allarme sarebbe stato dato intorno alle 18. Poi la terra è continuata a cadere per tutta la notte. Una massa di mille metri cubi ha riempito la galleria. Da sopra si vede la voragine: ora transennata e richiusa con uno strato di cemento. Conseguenze? Il cantiere è stato fermato. Lo stop si prospetta lungo, addirittura alcuni mesi. Sessanta operai sono già stati messi in cassa integrazione. Altri sessanta potrebbero subirla nelle prossime settimane. La ditta appaltatrice è la Baldassini e Tognozzi. Il committente, Autostrade per l’Italia, avanza perplessità per la corposa richiesta di cassa integrazione: sostiene che ci sono molti lavori ancora da completare nell’intero tratto della terza corsìa e quindi gli operai che non possono procedere per via del crollo potrebbero portare avanti altri lotti. La galleria del Melarancio, quella vecchia, che non è collegata alla nuova e non ha subìto alcun contraccolpo per via del crollo, divenne tristemente famosa 25 anni fa. Il 26 aprile del 1983, un «trasporto eccezionale» (un enorme cilindro trainato da una motrice) sventrò il pullman che portava in gita sul lago di Garda tre classi della scuola media napoletana Nicolardi. Morirono undici ragazzi. La vecchia galleria del Melarancio ha due canne: con due corsie verso Bologna e due verso Roma. A Terza corsia ultimata tutte e quattro le corsìe andranno verso Bologna. La nuova galleria avrà una canna sola e tre corsie: tutte orientate verso Roma. IL TRATTO è uno dei più battuti d’Europa. Lì, quest’estate, sarebbe stato superato più volte il record di centomila passaggi in un giorno. E si può aggiungere che il crollo di giovedì, capace di rallentare i lavori, riapre la polemica sulla scelta di costruire la Terza corsia invece della bretella Barberino-Incisa. Bretella che avrebbe tolto il grande traffico nazionale da Firenze, trasformando i venti chilometri dell’anello autostradale che abbraccia la città in una vera tangenziale. Che forse non si farà mai, ma che sarebbe tanto necessaria. C’è di più: la scelta della bretella Barberino-Incisa avrebbe risparmiato ad automobilisti e camionisti il disagio di questi cantieri, aperti da anni e destinati a durare ancora anni. Il crollo apre non pochi interrogativi. A cominciare da quello più drammaticamente banale: sarà possibile continuare a scavare la galleria in quel punto? Saranno sufficienti i lavori di consolidamento, oppure, considerata la friabilità della collina, bisognerà pensare a modificare il tracciato? Secondo le prime verifiche tecniche, sembra che i lavori potranno proseguire nella stessa sede, dopo le indispensabili opere di consolidamento. Tuttavia, per la prossima settimana sarebbe stato fissato un vertice fra Baldassini e Tognozzi e Società Autostrade per fare il punto sull’accaduto e decidere come procedere. Ma intanto non mancano perplessità negli abitanti di Giogoli. Che si chiedono: la collina è stabile o i lavori per la Terza corsìa l’hanno danneggiata? E si prolungheranno i disagi per chi è costretto a tansitare in quel tratto d’autostrada intasato dai cantieri. Diventato il «tappo d’Italia».

Fonte: Nove da Firenze

Melarancio: frana la galleria

Firenze, 28 agosto 2008- E’ crollata una parte della nuova galleria del Melarancio in costruzione sull’A1, tra gli svincoli di Firenze Certosa e Firenze Scandicci, per i lavori di ampliamento della terza corsia. Un cratere profondo trenta metri, operai in fuga, lavori per la terza corsia dell’A1 interrotti e lavoratori in cassa integrazione.
Fillea CGIL, Filca CISL, Feneal UIL ieri, mercoledì 27, hanno sottoscritto l’accordo per la messa in cassa integrazione di 120 dipendenti della Baldassini Tognozzi Pontello Spa dichiarati temporaneamente in esubero a causa del crollo. Le organizzazioni sindacali nei prossimi giorni chiederanno incontri oltre che ai vertici dell’impresa, alle istituzioni del territorio e al committente Autostrade per avere assicurazioni sul rispetto delle condizioni di sicurezza, sui tempi di ripresa dei lavori che incidono, oltre che sulla continuità occupazionale dei lavoratori, sui tempi di realizzazione dell’opera. Fillea CGIL, Filca CISL e Feneal UIL hanno richiesto alla Baldassini Tognozzi Pontello Spa il massimo impegno a ricollocare temporaneamente le maestranze su altri cantieri.
Autostrade per l’Italia precisa: “L’evento accaduto rientra nel novero di quelli probabili in contesti geologici come quello interessato dallo scavo della Galleria Melarancio. Soprattutto, va chiarito che è assolutamente fuori luogo parlare di crollo, essendosi trattato di un fornello, ovvero di un movimento del fronte di scavo che può anche causare modesti e non preoccupanti risentimenti in superficie, come in questo caso. Si tratta di eventi non prevedibili, ma abbastanza frequenti. Le procedure di sicurezza previste per i lavori in galleria servono proprio ad evitare che abbiano conseguenze. Il fatto che nessuno si sia fatto male non è un caso, ma il risultato di una procedura organizzativa collaudata. L’evento è sempre stato sotto controllo e non ha mai determinato preoccupazione, né per persone né per cose. I lavori non sono fermi, si stanno consolidando i materiali che subito cedimenti al fine di rispettare i tempi di realizzazione previsti. Una volta eseguiti tali consolidamenti – consueti per queste situazioni – riprenderà lo scavo della galleria. I tempi di realizzazione dell’opera rimangono quelli già previsti essendo eventi normalmente recuperabili nell’ambito dei tempi contrattuali. La C.I.G. richiesta dall’impresa può essere giustificata solo per poche unità di lavoratori addetti allo scavo della galleria sul fronte interessato dal fornello, e per un tempo modesto, non più lungo di due mesi. Soluzioni diverse appaiono non commisurate alle dimensioni dell’evento e alle sue limitate conseguenze, e debbono pertanto ritenersi strumentali”.
Unaltracittà/Unaltromondo interroga allora il Comune di Firenze e la Regione Toscana per sapere come intenderanno gestire in sicurezza i lavori per il sottoattraversamento TAV di Firenze con il suo doppio tunnel di 7 chilometri: in questo caso se si presenterà un evento imprevedibile ma frequente non crollerà una porzione di collina, ma di città: «E’ questo il risultato dei lavori condotti da Baldassini, Tognozzi e Pontello all’interno dei cantieri per la costruzione della terza corsia sull’A1. Un crollo che il project manager di Autostrade, l´ingegner Alberto Baldeschi, definisce un evento imprevedibile ma frequente, nelle gallerie. E il direttore del cantiere BTP afferma che è necessario rifare per intero il progetto di consolidamento dello scavo e non esclude ulteriori saggi geologici su tutta l´area. Ricordiamo il disastro causato dall’Alta Velocità in Mugello per colpevole approssimazione e scarso approfondimento degli studi, ricordiamo i lavori importanti (Parcheggi Fortezza e Ghiberti ad esempio) avviati senza sufficienti conoscenze geologiche, ricordiamo la evidente e più volte denunciata sottovalutazione nel progetto di sottoattraversamento proprio delle problematiche del sottosuolo, in particolare l’impatto con la falda: come si può continuare ad affermare con allarmante leggerezza come fanno i nostri amministratori che non ci saranno problemi? Come possono i fiorentini essere certi che non subiranno danni con questa scelta oggettivamente pericolosa e peraltro inutile, dato che l’Alta Velocità può passare in superficie con un notevole risparmio economico e un assai ridotto impatto ambientale?»

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