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Piazza Brunelleschi, i residenti “Vogliamo un giardino al posto del parcheggio interrato”

Fonte: La Nazione
Di: Rossella Conte

La parola ai comitati: “Proponiamo la creazione di un giardino protetto alla cui gestione
potrebbero partecipare i residenti, per portare chi frequenta e abita la zona a godere di
uno spazio adesso abbandonato al degrado”
 

“No al parcheggio interrato”. “Un giardino al posto del parcheggio interrato”. Piazza Brunelleschi batte i pugni contro la possibilità di realizzare “in piazza un parcheggio interrato”. “Vogliamo la riqualificazione della piazza ma il parcheggio interrato non è una soluzione. Proponiamo la creazione di un giardino protetto alla cui gestione potrebbero partecipare i residenti, per portare chi frequenta e abita la zona a godere di uno spazio adesso abbandonato al degrado e in più favorire la socializzazione tra le persone”, ribadiscono i cittadini che hanno scritto lettere e organizzato assemblee oltre che aver esposto striscioni e lenzuola che si rincorrono per esprimere a gran voce il proprio ‘No’.
“Stiamo organizzando – spiega Michele, portavoce del comitato – una protesta silenziosa per i primi di maggio.  Tappezzeremo la piazza di volantini illustrativi, striscioni informativi, slogan e foto. Chiediamo all’amministrazione di rivedere le proprie posizioni”. Per i cittadini “la riorganizzazione del sistema dei parcheggi della zona è necessaria, ma non va fatta solo a scopo di lucro.
Dev’essere utile alla cittadinanza, favorire l’accesso e l’uso dei mezzi pubblici, coerente con la ZTL e volta al miglioramento della vivibilità di tutta la città”. Ma in piazza Brunelleschi i problemi sono anche altri: l’esterno della sede dell’Università è stato eletto a dormitorio oltre che luogo di lavoro di un gruppetto di rom, specializzati nell’accattonaggio, e alcuni senza tetto, ormai inquilini fissi.
La protesta arriva questa volta da alcune studentesse: “Entrano nel giardino dell’università, si avvicinano, chiedono con insistenza i soldi e a volte capita anche che ti mettano le mani nella borsa o nei sacchetti della roba da mangiare. E’ davvero fastidioso”. Scritte sui muri, manifesti appiccicati un po’ ovunque, piazza Brunelleschi si presenta come una lavagna scarabocchiata martoriata da deiezioni canine e pozze di urina, da auto parcheggiate dove capita e due ruote infilate nel primo spiraglio utile. “Per non parlare dei parcheggiatori abusivi”, concludono.

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Prato, Gian Antonio Stella: “Per salvare le Cascine dire no agli speculatori”

È la nostra battaglia storica dal 2004! Dieci anni di disfacimento di un luogo unico al mondo

Fonte: Il Tirreno
Di: Cristina Orsini

La fattoria del Magnifico sbarca a Sanremo. L’editorialista del Corriere della Sera,
tra gli ospiti della seconda puntata, ha nuovamente lanciato
l’allarme sulla tutela dei beni culturali in Italia

PRATO. Un palcoscenico davvero eccezionale per la causa del recupero della Fattoria medicea delle Cascine di Tavola da tempo in condizioni di degrado. Il giornalista del Corriere della Sera Gian Antonio Stella ha partecipato alla seconda serata del Festival di Sanremo ospite di Fabio Fazio e Luciana Littizzetto. Stella ne ha approfittato per perorare la causa della Fattoria medicea inserita nella lista nera dei beni culturali destinati a sparire. Quasi un anno fa il giornalista aveva dedicato sul Corriere della Sera un ampio spazio alla storia del declino dell’edificio mediceo.
Cliccate qui per sentire l’intervista
Secondo l’editorialista del Corriere della Sera, intervistato telefonicamente, per salvare le Cascine di Tavola è necessario trovare un giusto equilibrio tra le necessità dei privati “che però non devono speculare, altrimenti non li vogliamo” dice, e l’interesse dei cittadini. Per Stella sono due le ragioni per le quali in Italia  i beni culturali troppo spesso vengono abbandonati al loro destino: “La prima – afferma – è che manca la consapevolezza del patrimonio che abbiamo. Siamo il Paese che ha effettivamente più roba che è un bene ma è anche una maledizione, perché alla fine, visto che c’è Firenze, gli Uffizi, che c’è Roma, c’è la Reggia di Venaria già recuperata, perchè stare a spendere soldi anche per le Cascine di Lorenzo il Magnifico o la Cascina di Cavour in Piemonte?”. La seconda  ragione, per Stella, sta nella difficoltà, tutta italiana, a trovare linee d’intervento condivise. “L’esempio – spiega – è la collocazione della statua della Dea Morgantina (scolpita nel V secolo, statua proveniente dal sito archeologico di Morgantina a 9 chilometri da Piazza Armerina, in provincia di Enna ndr). E’ stata messa, dopo il ritorno, tre anni fa, da Los Angeles, nel microscopico museo di Aidone ma perchè è scoppiata la guerra con Armerina. Quindi ognuno fa i propri manifesti, ognuno ha il suo sito, ciascun museo pensa alla pubblicità e la statua resta lì. Questa è l’Italia”.

 

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