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Rassegna stampa sulla consegna delle firme per salvare le Apuane

Il 1 luglio alle i rappresentanti delle Associazioni Italia Nostra, Legambiente, Amici della Terra, CAI-TAM regionale, Rete dei Comitati, Salviamo le Apuane, Salviamo le Alpi Apuane,  No al traforo della Tambura, Occhioni e Magrini, La Pietra Vivente, G.I.R.O.S hanno consegnato al Presidente Rossi le oltre 100.000 firme raccolte per la difesa delle Apuane.
Ne pubblichiamo la rassegna stampa.

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Passante Alta Velocità, alternativa fiorentina a Tav

Fonte: Stamp Toscana

Il progetto, portato avanti dal gruppo ricerca dell’Unifi, promosso da LaPei (Laboratorio Progettazione EcologicaInsediamenti) in collaborazione con il comitato no tav e tecnici specializzati è stato elaborato principalmente da Abruzzo e Ziparo

“Su questo progetto sta calando il silenzio”, osserva Tiziano Cardosi del Comitato No Tav, “resta di fatto pari, se non peggio, alla Salerno – Reggio Calabria”. E’ questa, l’amara e lapidaria constatazione che serve d’avvio all’incontro che si è tenuto stamattina al Caffè Letterario “Le Murate” sul progetto TAV Firenze. L’incontro è servito per lanciare il convegno – organizzato dalla Rete dei Comitati in Difesa del Territorio, Italia Nostra, Università di Firenze, LAPEI e Comitato No Tunnel TAV Firenze – che si terrà sabato prossimo (22 marzo) in Piazza Torquato Tasso nella sala delle ex Leopoldine.
Le criticità non adeguatamente affrontate e evidenziate nel corso dell’incontro sarebbero, secondo gli organizzatori, molteplici: innanzitutto, la mancanza della valutazione d’impatto ambientale riguardo alla stazione Foster (nella zona di Via Circondaria), per la quale sono stati utilizzati dati pertinenti ad un altro progetto, poi accantonato. Tutta la procedura successiva si sarebbe costruita, quindi, su un falso in atto pubblico da parte delle ferrovie dello Stato.
Inoltre, molte perplessità sono dettate dal pericolo di cedimenti del terreno – di natura alluvionale – lungo le gallerie e dall’impatto con la falda acquifera. Ancora, è stato sollevato il problema dello smaltimento delle terre di scavo: proprio per la non conformità della natura del materiale ai criteri delle direttive europee per il riutilizzo dei rifiuti, i lavori erano stati bloccati per poi riprendere grazie a una declassificazione di tale materiale operata dal Ministero Orlando.
Oltre alle minacce per l’ambiente e per la sicurezza pubblica, gli organizzatori hanno esposto  perplessità riguardanti le irregolarità che si sarebbero riscontrate, secondo quanto riportato dagli stessi comitati e altri enti che hanno organizzato l’appuntamento di sabato, nell’andamento dei lavori e nei rapporti tra i soggetti in campo. Le questioni menzionate sono di peso, dal momento che si è parlato di corruzione, truffa, infiltrazioni della camorra che hanno portato a 6 arresti.
“Bisogna riconoscere che questo progetto è morto e la politica deve trovare una via d’uscita”, è stato il verdetto unanime.
L’alternativa – per il gruppo di ricerca dell’Unifi, promosso da LaPei in collaborazione con il comitato no tav e tecnici specializzati – esiste e si chiama Passante Alta Velocità.
Il progetto, elaborato principalmente dall’ingegnere Vincenzo Abruzzo e dall’urbanista Alberto Ziparo, ha cominciato a prendere forma nel 1999 per essere ampliato e rivisto fino a come verrà presentato in dettaglio al convegno di Sabato prossimo. Si tratta di valorizzare il trasporto di superficie permettendo la costruzione di una rete estesa a tutta l’area metropolitana.
“Il diritto alla mobilità è inalienabile”afferma Mariarita Signorini di Italianostra, che si occupa soprattutto delle reti secondarie, “abbiamo 6400 km di ferrovie dismesse: dovremmo recuperare tragitti al tempo stesso belli dal punto di vista paesaggistico e utili per il trasporto locale”.
Al convegno sono stati invitati i sindacati, Confindustria, Confartigianato, Dario Nardella e Riccardo Nencini: ma sembra che nessuno di questi soggetti vi prenderà parte. La TAV è un argomento spinoso che mette in gioco compositi interessi. Neanche la presenza di Enrico Rossi, il quale avrebbe un intervento in programma, è sicura.

Matteo Renzi: quanto “verde” è stato finora come Sindaco di Firenze?

Fonte: Eco dalle Città
Di: Maurizio Da Re

L’analisi di Maurizio Da Re, ambientalista fiorentino. Un bilancio ambientale critico sulle scelte fatte e quelle – almeno finora? – non fatte. Dopo Veltroni nel 2008 un altro sindaco si candida a premier. Accogliamo e pubblichiamo altri contributi per un’analisi di come ha operato sui temi ambientali

Matteo Renzi ha detto di recente: “Io le cose di sinistra non le dico, le ho fatte. Sono il primo sindaco di una grande città che ha avuto la forza di fare il piano strutturale a volume zero, cioè senza consumo di suolo; mi sono messo contro gli interessi e ho difeso l’ambiente…”. Ma cosa ha effettivamente fatto Renzi a difesa dell’ambiente e del territorio nei 3 anni come sindaco di Firenze e cosa propone nel suo programma elettorale? Nella campagna elettorale a sindaco, nel 2009, Renzi aveva lanciato “100 cose per i primi 100 giorni” di inizio mandato, “100 cose, piccole e grandi, da fare subito e da verificare pubblicamente con i cittadini”. “Se sarò eletto Sindaco -scrisse Renzi- mi impegno nei primi cento giorni a fare cento cose concrete”. Poco dopo la sua elezione Renzi spostò l’attenzione sui “100 luoghi” della città. Molti dei 100 punti sono ancora irrisolti, così come molti dei 100 luoghi. altri grandi cavalli di battaglia sono stati annunciati ma poi falliti. Vediamo alcuni esempi.

Grandi o piccole opere?
Nel programma delle primarie di Renzi (clicca qui) c’è un punto dal titolo “Smentire Longanesi: dalle grandi opere ai grandi risultati” (punto 5.c pag.12) dove sostiene che “Leo Longanesi diceva che l’Italia è un Paese di inaugurazioni, non di manutenzioni. Noi proponiamo di smentirlo puntando sulle innumerevoli piccole e medie opere delle quali il Paese ha davvero bisogno”. E propone di “invertire la rotta”, dando “la priorità alle manutenzioni e alle piccole e medie opere, come, a titolo di esempio: la costruzione di asili nido, interventi per decongestionare il traffico e per il trasporto pubblico locale, per il recupero ambientale, la messa in sicurezza di edifici in aree critiche o l’efficienza energetica”. Ma soprattutto Renzi vuole “scegliere le grandi opere che servono davvero, rivedere il piano delle infrastrutture chiedendo che una commissione internazionale di esperti fornisca un parere indipendente su costi, rischi vantaggi e benefici di proposte alternative”. Se Renzi diventasse premier, realizzerebbe davvero questo suo programma? Come sindaco di Firenze Renzi ha mantenuto fede al suo programma elettorale del 2009?
In fatto di infrastrutture Renzi sindaco ha ideato e inserito nel “piano strutturale” del Comune un paio di grandi opere avveniristiche, dai costi e risorse imprevedibili: il sottoattraversamento del centro storico della seconda linea del tram (si, un tram in sotterranea!) e il “tubone” stradale, cioè un viale-tunnel da Novoli a Coverciano, dai quartieri di nord-ovest a nord-est di Firenze, per spostare il traffico dai viali di superficie in sotterranea. Nelle “100 cose” programmatiche c’era anche (punto 42) “l’anello Barberino-Incisa”, per “liberare il tratto Firenze Nord-Firenze Sud dal traffico e dallo smog”: una bretella autostradale passante per il Mugello, declassando così il tratto fiorentino come tangenziale. Un sogno di Renzi già da quando era presidente della Provincia di Firenze.
Renzi è anche uno strenuo sostenitore dello sviluppo dell’aeroporto di Firenze, il “Vespucci”, e del progetto di nuova pista che potrebbe portare al raddoppio del numero dei passeggeri e a un aumento dell’inquinamento acustico, spostato in zone diverse da quelle attuali, dai quartieri fiorentini di Quaracchi, Brozzi e Peretola ad ampie zone dei Comuni limitrofi di Campi, Sesto e Prato. E la seconda pista non è un sogno, visto che su questo progetto convergono molti interessi delle categorie economiche e finanziarie fiorentine, ma ancora ben lontano dalla sua realizzazione.
Altre opere importanti come le due nuove linee di tramvia, già previste dalla precedente amministrazione, non sono state purtroppo modificate nei progetti originari, per migliorare la loro compatibilità ambientale, e, nonostante una prima inaugurazione dei cantieri, stentano ancora a partire dopo 3 anni di mandato. Le piccole opere di Renzi, utili per decongestionare il traffico (e ce ne sarebbe bisogno, visto che un recente studio indica Firenze fra le prime dieci città più congestionate d’Europa), sono veramente poche: qualche pista ciclabile, in parte prevista dalla precedente amministrazione, e qualche corsia riservata agli autobus, conseguente a modifiche del traffico. Altri dei 100 punti sono ancora incompiuti come il 27, “Signori, si cambia” con il radicale cambiamento delle linee ATAF, e come il 33 sul bike sharing. Intanto Ataf, l’azienda di trasporto pubblico, 1.200 dipendenti, è stata venduta, per fare cassa, a Ferrovie, nonostante la contrarietà dei sindacati, senza garanzie per l’occupazione (si parla di 270 esuberi a rischio licenziamento). La privatizzazione di Ataf ha avuto la conseguenza politica dell’uscita dalla maggioranza di Sinistra Ecologia e Libertà, che dal 19 gennaio è all’opposizione di Renzi, insieme alla lista di cittadinanza ‘perUnaltracittà’, già all’opposizione di sinistra dalle elezioni comunali del giugno 2009.
In 3 anni Renzi si è distinto per due interventi: la pedonalizzazione di piazza Duomo e di piazza Pitti, con grande impatto mediatico nazionale perchè luoghi ad alta densità turistica, e la ripavimentazione e asfaltatura di molte strade, con forte impatto mediatico locale. La pedonalizzazione del Duomo ha comportato altre pedonalizzazioni di strade limitrofe, fra le quali Via Tornabuoni, una delle strade “salotto” del centro storico e sede di alberghi, negozi e note griffes della moda e della calzatura, per la quale è in corso la ripavimentazione per oltre 1,milione e 800 mila euro. Il rifacimento di molte strade di Firenze, specialmente del centro, insieme alla realizzazione di opere di viabilità e di parcheggi, sta comportando “investimenti”, in particolare mutui, per una cinquantina di milioni solo nel 2012.
Una novità recente sono i due parcheggi sotterranei in project financing, che l’amministrazione vuole far realizzare nel centro storico alla società partecipata Firenze Parcheggi, in piazza del Carmine e in piazza Brunelleschi: sono parcheggi attrattori del traffico, che metterebbero a serio rischio l’attuale zona a traffico limitato, da sempre indicata da Legambiente, nel suo rapporto annuale Ecosistema Urbano, come da primato nazionale.
Caso ancor più particolare è la posizione di Renzi sull’Alta Velocità ferroviaria e il sottoattraversamento previsto a Firenze (due tunnel di 7 chilometri e nuova stazione sotterranea). Per diversi mesi, dall’inizio del suo mandato a sindaco, si è eretto come paladino per le garanzie ambientali rispetto al progetto previsto, con un tira e molla con il presidente della Regione, Rossi, e lo stesso ad di Ferrovie, Moretti, minacciando lo stop alla partenza dei cantieri. Poi nell’agosto 2011 l’accordo finale, con il quale Renzi riesce a strappare a Ferrovie ben 89 milioni di euro di compensazioni, da utilizzare per la viabilità cittadina (in particolare ripavimentazioni di strade), abbandonando le garanzie ambientali e alcune nuove fermate-stazioni ferroviarie urbane, le cui realizzazioni erano previste da accordi precedenti. Anche il cd “Binario metropolitano“, il servizio ferroviario di area, “un piano di sfruttamento immediato delle stazioni”, previsto nei”100 punti” (punto 46), viene abbandonato definitivamente.

Cemento (quasi) zero
“Saremo un Comune a cemento zero“, aveva detto Renzi alla vigilia dell’approvazione del nuovo piano regolatore di Firenze nel giugno del 2011, aggiungendo: “Questo è un Piano strutturale che più di sinistra non si può”. E’ quanto Renzi afferma anche oggi durante la campagna elettorale per le primarie, dimenticando però le critiche ricevute dal suo piano non solo dalle opposizioni di sinistra in Consiglio Comunale, ma con un parere ufficiale dalla Regione Toscana e dal suo assessore all’urbanistica, Marson (Il Fatto Quotidiano, 24 marzo 2011): “Il Piano non ha rivisto i dimensionamenti previsti dal vecchio piano regolatore, dove si ipotizzava una crescita degli abitanti che non c’è stata. Così, compresi cambi di destinazione d’uso che si contano come nuovi volumi, il Piano prevede tra cinquecentomila e un milione di metri cubi”. Ma a scavare ancora si nota che il Piano “a volumi zero”, sbandierato da Renzi, prevede quasi due milioni di nuovi metri cubi di cemento, concedendo tutto il concedibile di edificazione, per esempio, nelle aree di Castello (area Fondiaria) e di Novoli (area ex Fiat), mentre il Sindaco aveva detto che avrebbe apportato riduzioni. Altro elemento rilevante è la vendita al privato di importanti aree pubbliche del Comune, delle Asl, universitarie, della Regione, di Ataf, delle poste, con possibilità di edificare edilizia privata in sostituzione di quella pubblica,

Inceneritore e il campo da golf alle Cascine
C’è un passaggio, nel programma di Matteo Renzi (punto 9.c.4 pag.22), che dice: “Liberalizzazione dell’attività di recupero energetico da rifiuti senza vincoli territoriali”, che si potrebbe tradurre così: “Liberalizzare gli inceneritori e farli prolificare sul territorio nazionale”. Renzi è da sempre favorevole agli inceneritori e lo ha più volte ripetuto: «Io credo che il termovalorizzatore sia in questo momento lo strumento scientifico accolto in tutta Europa per distruggere i rifiuti che avanzano dalla produzione, dal riciclo, riuso e dalla raccolta differenziata …se fossi convinto che il termovalorizzatore fa male come dice qualcuno, non lo farei e…non ci vedo niente di male nel costruire un termovalorizzatore, anzi». (Repubblica Napoli 21/4/2012). Anche quando era presidente della Provincia di Firenze, Renzi si schierò apertamente per l’incenerimento, nonostante l’esito di un referendum consultivo nel Comune di Campi Bisenzio, che dovrebbe ospitare l’impianto dell’area fiorentina. Il referendum, realizzato nel dicembre 2007, vide la stragrande maggioranza di contrari all’inceneritore, l’88% dei votanti, e la partecipazione del 31% degli elettori, ma Renzi dichiarò: “referendum inutile..andremo avanti sulla realizzazione dell´inceneritore” (Repubblica Firenze 3/12/2007). E Firenze non brilla per la raccolta differenziata, visto che è ultima fra i 95 Comuni toscani che hanno superato l’obiettivo del 45% nel 2011, proprio col 45% di differenziata,come ha certificato recentemente la stessa Regione Toscana (vedi Toscana Notizie del 2/10/2012). E sarà anche per questo che Renzi insiste nel voler costruire l’inceneritore nella Piana, nel territorio dei comuni limitrofi, visto che un’inceneritore funziona, se la raccolta differenziata non dà risultati significativi. A Firenze Renzi sta invece puntando sulla raccolta dei rifiuti con i cassonetti interrati e ogni postazione costa da un minimo di € 43.000 ad un massimo di € 84.000 in funzione del numero di campane installate (ve ne sono da 4 fino a 8 per postazione). Dunque una scelta molto costosa e in contrasto con la differenziata spinta, ma perfettamente in linea con la politica del “decoro” urbano, molto sviluppata nelle strade “salotto” del centro storico.
Sul verde pubblico l’obiettivo più rilevante di Renzi è il rilancio del parco delle Cascine, ma della rivoluzione promessa (“Se non riusciremo ad animare il parco più bello del mondo, non mi ricandido”, ha detto a più riprese il sindaco) finora s’ è visto poco e nulla e il ‘cambiamento’ è annunciato per l’anno prossimo, forse nell’estate 2013. Infatti è stato presentato solo nell’agosto scorso il Masterplan con 35 proposte, che prevedono un investimento complessivo di circa 25 milioni di euro, con interventi di riutilizzo delle strutture interne, soprattutto a livello commerciale. La perla di questo masterplan è la realizzazione di un campo da golf a 18 buche, che, in contraddizione con i frequenti periodi di siccità, necessiterebbe di una notevole mole d’acqua irrigua per mantenere un’adeguata crescita della vegetazione nelle aree di gioco.

Il nodo dello smog
“Piano antismog è il programma di mandato..sono deciso ad investire tutto il mio mandato su questo tema..dobbiamo puntare su bussini, treni e piste ciclabili: così tra 4 anni meno Pm10”. Così diceva il sindaco Renzi, eletto da pochi mesi, sulla politica antismog (Repubblica Firenze 26/11/2009). Renzi non crede nei blocchi del traffico(“non credo ai provvedimenti spot”) e neanche nella domenica ecologica e a piedi (“è bellissima, la farei di continuo, piace a tutti ma non risolve il problema del Pm10, serve solo a lavarsi la coscienza”) e non a caso in 3 anni ne ha fatte solo 2, senza blocchi del traffico e con alcune iniziative sportive, culturali e commerciali nel centro storico. Questo è il vangelo di Renzi sullo smog: “La vera rivoluzione non sta in un piano ma nei fatti concreti: mettere in moto le tramvie, fare la gara per rinnovare completamente il parco Ataf, acquistare molti più bussini elettrici da far girare in centro, rifare le piste ciclabili di sana pianta perché sono piene di buche e spesso hanno tragitti incomprensibili, scommettere sulla mobilità elettrica, creare una ferrovia metropolitana di superficie che la gente si abituerà a prendere come un autobus e dove viaggerà con lo stesso biglietto. Il car sharing e tutti i mezzi del Comune saranno a emissioni zero. Ma ci vuole tempo”. E infatti in 3 anni le tramvie non sono partite. Molti autobus sono stati riverniciati a nuovo. Sono stati acquistati nuovi bussini e rottamanti quelli più vecchi. Sono state realizzate alcune nuove piste ciclabili, anche ereditate dalla precedente amministrazione. Sono state acquisite alcune auto elettriche dal Comune come donazione da aziende automobilistiche. La ferrovia metropolitana è stata cancellata come progetto con l’accordo TAV e gli 89 milioni di compensazioni. Il car sharing del Comune sarà segnalato alla trasmissione “Chi l’ha visto”. Se lo smog era davvero il programma di mandato, allora è stato un vero e proprio fallimento per Renzi. Ma c’è una buona notizia per il sindaco: il Pm10 è calato a Firenze e spesso non supera i limiti previsti dalla legge. Una legge regionale sull’inquinamento atmosferico prevede che le centraline di riferimento per il monitoraggio degli inquinanti siano quelle definite come “di fondo” e non più quella “da traffico”. Così le centraline di Firenze, collocate nei giardini monumentali di Boboli, dietro a piazza Pitti, e in un giardino periferico dietro a un palazzo comunale, hanno ridotto a un terzo i superamenti annuali del Pm10: nel 2011 le centraline “di fondo” hanno superato di 18 e 17 giorni, mentre quelle da traffico di 59 e 55 giorni, rispetto ai 35 previsti come limite annuale. Così l’aria di Firenze è diventata finalmente “pulita” e per Renzi lo smog non è più un problema.

Paradossi fotovoltaici. E sprechi

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Di Matteo Mingazzini

Non basta all’Italia che le sue pianure, tra le più fertili al mondo, vengano adibite a silicio, mentre sui capannoni (industriali e non) continua a marcire il cemento amianto.
Non basta: ai piedi dei pannelli fotovoltaici viene dato anche il diserbante. Succede a Voltana, nel comune di Lugo, ma immagino succeda anche altrove. Probabilmente le erbacce intaccano i tronchi dei pannelli, compromettendo la produzione dei frutti. Dunque tabula rasa, alla faccia di chi giura che con il fotovoltaico i terreni tornino a respirare, grazie a una pausa dai prodotti chimici utilizzati dall’agricoltura.
Non basta: i campi fotovoltaici vengono illuminati. Succede, anche questo, nel lughese, ma sicuramente succede un po’ ovunque. L’energia prodotta di giorno serve per illuminare i pannelli di notte, per scoraggiare i ladri di rame. Così, alla deturpazione paesaggistica si aggiunge l’inquinamento luminoso, che fino a poco tempo fa perlomeno risparmiava l’aperta campagna.
Non basta: per seminare il fotovoltaico servono strade. Strade bianche, ma strade che comunque andranno bonificate se si vorrà restituire il terreno all’agricoltura. Perché evidentemente la terra sotto i piedi non è sostenibile per chi deve costruire e curare questi campi di energia pulita.
Non basta: alle moderne campagne fotovoltaiche servono recinzioni. Per prevenire i furti e per tutti i motivi per cui di solito si piazza una recinzione: divieto di accesso, di transito, di curiosità.
Ora provate a immaginare di vivere in una regione che, a differenza della nostra, non sia in grado di mettere in campo politiche serie ed efficaci per la tutela del territorio.

Indagato sindaco Pdl: per costruire 6 pale eoliche avrebbe favorito un privato

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Di Massimo Paradiso

Lo avevano già “pizzicato” nell’ottobre del 2005 quando, in un lungo fuorionda a Report, aveva ammesso che il suo Comune aveva ricevuto milioni di euro di finanziamento per il dissesto idrogeologico perché era “amico del ministro”. Di lì, quindi, si scatenò il “putiferio”, come lo descrisse Antonio Agogliati, già senatore tra i ranghi di Forza Italia e contemporaneamente sindaco di una cittadella sull’appennino piacentino, Ferriere. Quella confessione gli costò quindi la ricandidatura alle elezioni e Agogliati tenne per sé solamente la carica di primo cittadino.
Ma adesso, per lui- che ancora conserva la targhetta di Senatore della Repubblica fuori dal suo ufficio di via Poggiali- si prospettano altre grane legali, sempre legate al settore Ambiente.
Il nome dell’ex senatore Antonio Agogliati compare infatti nel registro degli indagati per l’inchiesta sull’eolico portata avanti dal nucleo dei Carabinieri di Bobbio e dal sostituto procuratore Emilio Pisante che stanno indagando da ormai più di un anno sulla costruzione di 6 pale eoliche da 130 metri d’altezza l’una sul crinale che separa la Valtrebbia e la Valnure, fetta di appennino vincolata dalla Soprintendenza.
Tutto nasce l’anno scorso per un esposto presentato all’Arma da un locale comitato di ambientalisti che vuole vederci chiaro su una pratica, quella della costruzione di 6 pale eoliche, tutt’altro che “trasparente” come sostiene Stefano Binelli, ambientalista di lungo corso e firmatario dell’esposto.
In sostanza, Binelli ritiene che Agogliati abbia dato il via libera a lavori di viabilità comunale sul crinale che ricalcano più i progetti della società privata che dovrà realizzare l’impianto che quelli dell’interesse comune.
In altre parole: dato che il crinale tra le due valli è vincolato dalla Soprintendenza e non è possibile costruire là sopra in assenza di una viabilità comunale già esistente, il sindaco del Pdl avrebbe attivato le ruspe per spianare una sorta di strada in terra battuta così da aggirare la valutazione di impatto ambientale ed il parere sia della Provincia che delle belle arti e procedere con la realizzazione delle pale eoliche, progetto presentato da una società privata.
“Più di un anno fa – sostiene Binelli – il Comune ha presentato un progetto per una strada antincendio sul crinale che, caso strano, costituisce la stessa strada cantieristica che avrebbe portato alla realizzazione delle pale”.
I lavori sul crinale, secondo gli inquirenti, sarebbero stati quindi funzionali alla messa in opera delle 6 pale da 2 megawatt l’una, configurando ipotesi di reato per Agogliati ed il dirigente del settore Ambiente del Comune.
La procura sembra quindi aver iscritto nel registro degli indagati sia il sindaco pidiellino (che risulta, per altro, anche nei “saggi” nominati dal Pdl per l’individuazione del candidato sindaco alle Comunali di Piacenza del 2012) che il suo dirigente con l’accusa di abuso d’ufficio e reati ambientali dopo un sopralluogo sul crinale da parte del sostituto procuratore e di alcuni agenti del nucleo investigativo dei Carabinieri.

Pale eoliche sui tratturi del Molise: appello alle autorità ministeriali e regionali

Fonte: Via dal Vento

Un appello in favore dei tratturi molisani minacciati dalle centrali eoliche, firmato dalla LIPU, dal Movimento dei Cristiano Sociali, dall’Associazione degli Insegnanti di Geografia e da “La Fonte”:
In considerazione del fatto che le sentenze del TAR Molise n. 00734 e n. 00735 del 15/11/2011 hanno annullato i provvedimenti assunti dalla Direzione Regionale dei Beni Culturali e Ambientali del Molise e che le imprese Nova Api Energia e Inergia S.p.A., salvo sospensiva del Consiglio di Stato o altro provvedimento amministrativo adottato dalle preposte autorità, potranno iniziare l’installazione di n. 22 pale eoliche in agro dei comuni di San Giuliano di Puglia, Santa Croce di Magliano e Rotello; tenuto conto che l’area in questione è attraversata da uno dei quattro tratturi millenari (Celano-Foggia), che collega la Puglia all’Abruzzo, in agro del comune di San Giuliano di Puglia in prossimità della Chiesa di Sant’Elena, sottoposta a vincolo dal competente Ministero dei Beni Culturali, e che più in generale la zona in questione è al confine con la ZPS- Zona di Protezione Speciale dei Monti della Daunia e al confine con il “Vallone Santa Maria” zona SIC – Siti di Importanza Comunitaria, inseriti all’interno della Rete “Natura 2000” creata dall’Unione Europea per la protezione e la conservazione degli habitat e delle specie, le scriventi Associazioni, Comitati e Movimenti, preoccupati sulle possibili conseguenze storico, ambientali, paesaggistiche e archeologiche che potrebbero determinarsi nella zona qualora le imprese menzionate procedessero ad installare tutte le pale eoliche previste, si appellano alle Autorità Ministeriali e Regionali affinché possano valutare ogni e diversa iniziativa, nei limiti del disposto dei Regolamenti Comunitari, delle Leggi Nazionali e Regionali di materia nonché delle Linee Guida Nazionali del 10/09/2010 e delle Linee Guida Regionali adottate con Delibera di Giunta Regionale n. 621 del 4/08/2011.

Movimento dei Cristiano Sociali del Molise Loreto Tizzani
LIPU Molise Carlo Meo
Associazione Insegnanti di Geografia Molise Rocco Cirino
La Fonte Don Antonio di Lalla

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