Archivi tag: dipartimento di storia

Il caso Santa Maria della Scala

Fonte: Il Corriere Fiorentino
Di: Tomaso Montanari

Il caso Santa Maria della Scala 
Ma Siena cerca cittadini o clienti?

Finalmente qualcuno, a Siena, parla chiaro sulla sorte del Santa Maria della Scala: è stato l’economo della Curia arcivescovile, monsignor Giuseppe Acampa, che in un’intervista (davvero incendiaria) concessa al «Corriere di Siena» ha detto apertamente ciò che molti dicevano in privato, e cioè che nel futuro dell’antico complesso ospedaliero potrebbe esserci una gestione unica con il Museo dell’Opera della Metropolitana, e con la stessa Cattedrale.
Ieri, su queste stesse pagine, Roberto Barzanti ha scritto che una simile prospettiva potrebbe rivelarsi una «cura letale». Condivido completamente questo giudizio.
Prima di capire dove trovare i soldi per salvare il Santa Maria, è necessario capire qual è l’obiettivo finale. Ci sono sostanzialmente due possibilità.
La prima è trasformare l’ospedale in un vero e articolato complesso museale, cioè in un centro di produzione e diffusione di conoscenza che serva ai cittadini. Per far questo è necessario sciogliere i nodi burocratici connessi alle diverse proprietà delle opere che dovrebbero essere esposte (Stato, Comune, Diocesi), e optare per una forma istituzionale (una fondazione pubblica al 100%, o un consorzio o una confederazione di istituzioni o altro ancora). Ma è ancora più importante nominare un comitato scientifico di livello internazionale capace di definire e realizzare un progetto culturale. Il Louvre ha un’attività di ricerca più densa di qualunque singola università francese: dovrebbe essere questo il modello, almeno tendenzialmente. E in una prospettiva del genere il ruolo dell’università di Siena è cruciale: non a caso Cesare Brandi e Giovanni Previtali sperarono di portare alla Scala anche il dipartimento di Storia dell’arte.
La seconda possibilità è trasformare la Scala nell’ennesimo luna park di lusso della ‘città d’arte’: qualcosa che serve non ai cittadini, ma a dei clienti, o a degli spettatori. Dunque si punterà sui cosiddetti ‘capolavori’ della Pinacoteca (e il resto dove finirà, in deposito o in un museo di serie ‘b’?), sui Grandi Eventi, sulle mostre-format di cassetta, sui ristoranti e sul merchandising. In questo caso non servono un progetto intellettuale, né un comitato scientifico. Basta un progetto di gestione, meglio se legato alle dinamiche del governo (e del sottogoverno) locale.
La proposta di monsignor Acampa va con tutta evidenza in questa seconda direzione. È possibile affermarlo perché l’Opera della Metropolitana, a cui si propone di conferire la gestione della Scala, ha già fatto questa identica scelta. Questo glorioso ente civico quasi millenario ha, infatti, da poco ceduto un proprio ramo d’azienda e alcuni suoi dipendenti ad una società con il (legittimo) fine del lucro: Opera Laboratori Fiorentini, una controllata di Civita. Su questo Italia Nostra ha presentato un esposto al Prefetto di Siena, giudicando la cessione stessa illegittima, perché in contrasto con la natura di onlus e con l’antichissimo carattere civico della Metropolitana. Comunque finisca la vicenda, bisogna sottolineare che tra le attività ‘cedute’ a Opera Laboratori ci sono anche quelle culturali: dunque l’Opera del Duomo di Siena non ha scelto di fare ricerca e produrre conoscenza, ma di fare intrattenimento culturale a fini di lucro, come è apparso evidente nella recente ostensione del pavimento della Cattedrale, rigorosamente a pagamento.
Ora è il turno della Scala, e Siena deve decidersi: ha più bisogno di cittadini, o di clienti?

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: