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Passante Alta Velocità, alternativa fiorentina a Tav

Fonte: Stamp Toscana

Il progetto, portato avanti dal gruppo ricerca dell’Unifi, promosso da LaPei (Laboratorio Progettazione EcologicaInsediamenti) in collaborazione con il comitato no tav e tecnici specializzati è stato elaborato principalmente da Abruzzo e Ziparo

“Su questo progetto sta calando il silenzio”, osserva Tiziano Cardosi del Comitato No Tav, “resta di fatto pari, se non peggio, alla Salerno – Reggio Calabria”. E’ questa, l’amara e lapidaria constatazione che serve d’avvio all’incontro che si è tenuto stamattina al Caffè Letterario “Le Murate” sul progetto TAV Firenze. L’incontro è servito per lanciare il convegno – organizzato dalla Rete dei Comitati in Difesa del Territorio, Italia Nostra, Università di Firenze, LAPEI e Comitato No Tunnel TAV Firenze – che si terrà sabato prossimo (22 marzo) in Piazza Torquato Tasso nella sala delle ex Leopoldine.
Le criticità non adeguatamente affrontate e evidenziate nel corso dell’incontro sarebbero, secondo gli organizzatori, molteplici: innanzitutto, la mancanza della valutazione d’impatto ambientale riguardo alla stazione Foster (nella zona di Via Circondaria), per la quale sono stati utilizzati dati pertinenti ad un altro progetto, poi accantonato. Tutta la procedura successiva si sarebbe costruita, quindi, su un falso in atto pubblico da parte delle ferrovie dello Stato.
Inoltre, molte perplessità sono dettate dal pericolo di cedimenti del terreno – di natura alluvionale – lungo le gallerie e dall’impatto con la falda acquifera. Ancora, è stato sollevato il problema dello smaltimento delle terre di scavo: proprio per la non conformità della natura del materiale ai criteri delle direttive europee per il riutilizzo dei rifiuti, i lavori erano stati bloccati per poi riprendere grazie a una declassificazione di tale materiale operata dal Ministero Orlando.
Oltre alle minacce per l’ambiente e per la sicurezza pubblica, gli organizzatori hanno esposto  perplessità riguardanti le irregolarità che si sarebbero riscontrate, secondo quanto riportato dagli stessi comitati e altri enti che hanno organizzato l’appuntamento di sabato, nell’andamento dei lavori e nei rapporti tra i soggetti in campo. Le questioni menzionate sono di peso, dal momento che si è parlato di corruzione, truffa, infiltrazioni della camorra che hanno portato a 6 arresti.
“Bisogna riconoscere che questo progetto è morto e la politica deve trovare una via d’uscita”, è stato il verdetto unanime.
L’alternativa – per il gruppo di ricerca dell’Unifi, promosso da LaPei in collaborazione con il comitato no tav e tecnici specializzati – esiste e si chiama Passante Alta Velocità.
Il progetto, elaborato principalmente dall’ingegnere Vincenzo Abruzzo e dall’urbanista Alberto Ziparo, ha cominciato a prendere forma nel 1999 per essere ampliato e rivisto fino a come verrà presentato in dettaglio al convegno di Sabato prossimo. Si tratta di valorizzare il trasporto di superficie permettendo la costruzione di una rete estesa a tutta l’area metropolitana.
“Il diritto alla mobilità è inalienabile”afferma Mariarita Signorini di Italianostra, che si occupa soprattutto delle reti secondarie, “abbiamo 6400 km di ferrovie dismesse: dovremmo recuperare tragitti al tempo stesso belli dal punto di vista paesaggistico e utili per il trasporto locale”.
Al convegno sono stati invitati i sindacati, Confindustria, Confartigianato, Dario Nardella e Riccardo Nencini: ma sembra che nessuno di questi soggetti vi prenderà parte. La TAV è un argomento spinoso che mette in gioco compositi interessi. Neanche la presenza di Enrico Rossi, il quale avrebbe un intervento in programma, è sicura.

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Allarme dei geologi: non solo cambiamenti climatici ma anche urbanizzazione servaggia

Fonte: Fanpage.it

L’allarme dei geologi: “Non è solo colpa dei cambiamenti climatici, ma anche dell’urbanizzazione selvaggia e del cemento. In Italia per oltre 50 anni si sono consumati in media 7 metri quadrati al secondo di suolo”.

Ci sono, in Italia sei milioni di abitanti esposti al rischio delle alluvioni devastanti che trascinano fango e macerie e lasciano alle loro spalle soltanto vittime. L’allarme è degli geologi. A parlare è Gian Vito Graziano, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi: “In Italia sono 6.153.860 gli abitanti esposti alle alluvioni. Il probabile aumento delle temperature potrebbe portare in Europa a inondazioni più frequenti ed intense. Ma quello che sta accadendo non è solo per colpa dei cambiamenti climatici . A fine agosto noi geologi avevamo già detto dei rischi e della fragilità del territorio”. “Abbiamo – spiega Graziano – il dovere morale di non abbassare la guardia, ricordando al Paese che la popolazione esposta a fenomeni franosi ammonta a 987.650 abitanti, mentre quella esposta alle alluvioni raggiunge 6.153.860, come evidenzia ancora l’Annuario Ispra. Anche se le proiezioni quantitative per la frequenza e l’intensità delle inondazioni sono ancora incerte, l’Agenzia europea sostiene che sia probabile che l’aumento delle temperature in Europa porterà a inondazioni più frequenti e intense in molte regioni, a causa del previsto aumento dell’intensità e della frequenza di eventi meteorologici estremi”.
Spiegano i geologi che non è solo colpa dei cambiamenti climatici: “L’urbanizzazione sfrenata, ha eroso dal 1985 ad oggi ben 160 km di litorale. I numeri recentemente pubblicati nell’Annuario dei dati ambientali 2012 dell’ISPRA parlano chiaro: se in Italia per oltre 50 anni si sono consumati in media 7 metri quadrati al secondo di suolo, oggi se ne consumano addirittura 8 mq al secondo. Significa che ogni 5 mesi viene cementificata una superficie pari a quella del comune di Napoli e ogni anno una pari alla somma di quelle dei comuni di Milano e di Firenze. Per non parlare degli incendi , il 72% dei quali risulta essere di natura dolosa, il 14% di natura colposa e il restante 14% di natura dubbia”.

Matteo Renzi: quanto “verde” è stato finora come Sindaco di Firenze?

Fonte: Eco dalle Città
Di: Maurizio Da Re

L’analisi di Maurizio Da Re, ambientalista fiorentino. Un bilancio ambientale critico sulle scelte fatte e quelle – almeno finora? – non fatte. Dopo Veltroni nel 2008 un altro sindaco si candida a premier. Accogliamo e pubblichiamo altri contributi per un’analisi di come ha operato sui temi ambientali

Matteo Renzi ha detto di recente: “Io le cose di sinistra non le dico, le ho fatte. Sono il primo sindaco di una grande città che ha avuto la forza di fare il piano strutturale a volume zero, cioè senza consumo di suolo; mi sono messo contro gli interessi e ho difeso l’ambiente…”. Ma cosa ha effettivamente fatto Renzi a difesa dell’ambiente e del territorio nei 3 anni come sindaco di Firenze e cosa propone nel suo programma elettorale? Nella campagna elettorale a sindaco, nel 2009, Renzi aveva lanciato “100 cose per i primi 100 giorni” di inizio mandato, “100 cose, piccole e grandi, da fare subito e da verificare pubblicamente con i cittadini”. “Se sarò eletto Sindaco -scrisse Renzi- mi impegno nei primi cento giorni a fare cento cose concrete”. Poco dopo la sua elezione Renzi spostò l’attenzione sui “100 luoghi” della città. Molti dei 100 punti sono ancora irrisolti, così come molti dei 100 luoghi. altri grandi cavalli di battaglia sono stati annunciati ma poi falliti. Vediamo alcuni esempi.

Grandi o piccole opere?
Nel programma delle primarie di Renzi (clicca qui) c’è un punto dal titolo “Smentire Longanesi: dalle grandi opere ai grandi risultati” (punto 5.c pag.12) dove sostiene che “Leo Longanesi diceva che l’Italia è un Paese di inaugurazioni, non di manutenzioni. Noi proponiamo di smentirlo puntando sulle innumerevoli piccole e medie opere delle quali il Paese ha davvero bisogno”. E propone di “invertire la rotta”, dando “la priorità alle manutenzioni e alle piccole e medie opere, come, a titolo di esempio: la costruzione di asili nido, interventi per decongestionare il traffico e per il trasporto pubblico locale, per il recupero ambientale, la messa in sicurezza di edifici in aree critiche o l’efficienza energetica”. Ma soprattutto Renzi vuole “scegliere le grandi opere che servono davvero, rivedere il piano delle infrastrutture chiedendo che una commissione internazionale di esperti fornisca un parere indipendente su costi, rischi vantaggi e benefici di proposte alternative”. Se Renzi diventasse premier, realizzerebbe davvero questo suo programma? Come sindaco di Firenze Renzi ha mantenuto fede al suo programma elettorale del 2009?
In fatto di infrastrutture Renzi sindaco ha ideato e inserito nel “piano strutturale” del Comune un paio di grandi opere avveniristiche, dai costi e risorse imprevedibili: il sottoattraversamento del centro storico della seconda linea del tram (si, un tram in sotterranea!) e il “tubone” stradale, cioè un viale-tunnel da Novoli a Coverciano, dai quartieri di nord-ovest a nord-est di Firenze, per spostare il traffico dai viali di superficie in sotterranea. Nelle “100 cose” programmatiche c’era anche (punto 42) “l’anello Barberino-Incisa”, per “liberare il tratto Firenze Nord-Firenze Sud dal traffico e dallo smog”: una bretella autostradale passante per il Mugello, declassando così il tratto fiorentino come tangenziale. Un sogno di Renzi già da quando era presidente della Provincia di Firenze.
Renzi è anche uno strenuo sostenitore dello sviluppo dell’aeroporto di Firenze, il “Vespucci”, e del progetto di nuova pista che potrebbe portare al raddoppio del numero dei passeggeri e a un aumento dell’inquinamento acustico, spostato in zone diverse da quelle attuali, dai quartieri fiorentini di Quaracchi, Brozzi e Peretola ad ampie zone dei Comuni limitrofi di Campi, Sesto e Prato. E la seconda pista non è un sogno, visto che su questo progetto convergono molti interessi delle categorie economiche e finanziarie fiorentine, ma ancora ben lontano dalla sua realizzazione.
Altre opere importanti come le due nuove linee di tramvia, già previste dalla precedente amministrazione, non sono state purtroppo modificate nei progetti originari, per migliorare la loro compatibilità ambientale, e, nonostante una prima inaugurazione dei cantieri, stentano ancora a partire dopo 3 anni di mandato. Le piccole opere di Renzi, utili per decongestionare il traffico (e ce ne sarebbe bisogno, visto che un recente studio indica Firenze fra le prime dieci città più congestionate d’Europa), sono veramente poche: qualche pista ciclabile, in parte prevista dalla precedente amministrazione, e qualche corsia riservata agli autobus, conseguente a modifiche del traffico. Altri dei 100 punti sono ancora incompiuti come il 27, “Signori, si cambia” con il radicale cambiamento delle linee ATAF, e come il 33 sul bike sharing. Intanto Ataf, l’azienda di trasporto pubblico, 1.200 dipendenti, è stata venduta, per fare cassa, a Ferrovie, nonostante la contrarietà dei sindacati, senza garanzie per l’occupazione (si parla di 270 esuberi a rischio licenziamento). La privatizzazione di Ataf ha avuto la conseguenza politica dell’uscita dalla maggioranza di Sinistra Ecologia e Libertà, che dal 19 gennaio è all’opposizione di Renzi, insieme alla lista di cittadinanza ‘perUnaltracittà’, già all’opposizione di sinistra dalle elezioni comunali del giugno 2009.
In 3 anni Renzi si è distinto per due interventi: la pedonalizzazione di piazza Duomo e di piazza Pitti, con grande impatto mediatico nazionale perchè luoghi ad alta densità turistica, e la ripavimentazione e asfaltatura di molte strade, con forte impatto mediatico locale. La pedonalizzazione del Duomo ha comportato altre pedonalizzazioni di strade limitrofe, fra le quali Via Tornabuoni, una delle strade “salotto” del centro storico e sede di alberghi, negozi e note griffes della moda e della calzatura, per la quale è in corso la ripavimentazione per oltre 1,milione e 800 mila euro. Il rifacimento di molte strade di Firenze, specialmente del centro, insieme alla realizzazione di opere di viabilità e di parcheggi, sta comportando “investimenti”, in particolare mutui, per una cinquantina di milioni solo nel 2012.
Una novità recente sono i due parcheggi sotterranei in project financing, che l’amministrazione vuole far realizzare nel centro storico alla società partecipata Firenze Parcheggi, in piazza del Carmine e in piazza Brunelleschi: sono parcheggi attrattori del traffico, che metterebbero a serio rischio l’attuale zona a traffico limitato, da sempre indicata da Legambiente, nel suo rapporto annuale Ecosistema Urbano, come da primato nazionale.
Caso ancor più particolare è la posizione di Renzi sull’Alta Velocità ferroviaria e il sottoattraversamento previsto a Firenze (due tunnel di 7 chilometri e nuova stazione sotterranea). Per diversi mesi, dall’inizio del suo mandato a sindaco, si è eretto come paladino per le garanzie ambientali rispetto al progetto previsto, con un tira e molla con il presidente della Regione, Rossi, e lo stesso ad di Ferrovie, Moretti, minacciando lo stop alla partenza dei cantieri. Poi nell’agosto 2011 l’accordo finale, con il quale Renzi riesce a strappare a Ferrovie ben 89 milioni di euro di compensazioni, da utilizzare per la viabilità cittadina (in particolare ripavimentazioni di strade), abbandonando le garanzie ambientali e alcune nuove fermate-stazioni ferroviarie urbane, le cui realizzazioni erano previste da accordi precedenti. Anche il cd “Binario metropolitano“, il servizio ferroviario di area, “un piano di sfruttamento immediato delle stazioni”, previsto nei”100 punti” (punto 46), viene abbandonato definitivamente.

Cemento (quasi) zero
“Saremo un Comune a cemento zero“, aveva detto Renzi alla vigilia dell’approvazione del nuovo piano regolatore di Firenze nel giugno del 2011, aggiungendo: “Questo è un Piano strutturale che più di sinistra non si può”. E’ quanto Renzi afferma anche oggi durante la campagna elettorale per le primarie, dimenticando però le critiche ricevute dal suo piano non solo dalle opposizioni di sinistra in Consiglio Comunale, ma con un parere ufficiale dalla Regione Toscana e dal suo assessore all’urbanistica, Marson (Il Fatto Quotidiano, 24 marzo 2011): “Il Piano non ha rivisto i dimensionamenti previsti dal vecchio piano regolatore, dove si ipotizzava una crescita degli abitanti che non c’è stata. Così, compresi cambi di destinazione d’uso che si contano come nuovi volumi, il Piano prevede tra cinquecentomila e un milione di metri cubi”. Ma a scavare ancora si nota che il Piano “a volumi zero”, sbandierato da Renzi, prevede quasi due milioni di nuovi metri cubi di cemento, concedendo tutto il concedibile di edificazione, per esempio, nelle aree di Castello (area Fondiaria) e di Novoli (area ex Fiat), mentre il Sindaco aveva detto che avrebbe apportato riduzioni. Altro elemento rilevante è la vendita al privato di importanti aree pubbliche del Comune, delle Asl, universitarie, della Regione, di Ataf, delle poste, con possibilità di edificare edilizia privata in sostituzione di quella pubblica,

Inceneritore e il campo da golf alle Cascine
C’è un passaggio, nel programma di Matteo Renzi (punto 9.c.4 pag.22), che dice: “Liberalizzazione dell’attività di recupero energetico da rifiuti senza vincoli territoriali”, che si potrebbe tradurre così: “Liberalizzare gli inceneritori e farli prolificare sul territorio nazionale”. Renzi è da sempre favorevole agli inceneritori e lo ha più volte ripetuto: «Io credo che il termovalorizzatore sia in questo momento lo strumento scientifico accolto in tutta Europa per distruggere i rifiuti che avanzano dalla produzione, dal riciclo, riuso e dalla raccolta differenziata …se fossi convinto che il termovalorizzatore fa male come dice qualcuno, non lo farei e…non ci vedo niente di male nel costruire un termovalorizzatore, anzi». (Repubblica Napoli 21/4/2012). Anche quando era presidente della Provincia di Firenze, Renzi si schierò apertamente per l’incenerimento, nonostante l’esito di un referendum consultivo nel Comune di Campi Bisenzio, che dovrebbe ospitare l’impianto dell’area fiorentina. Il referendum, realizzato nel dicembre 2007, vide la stragrande maggioranza di contrari all’inceneritore, l’88% dei votanti, e la partecipazione del 31% degli elettori, ma Renzi dichiarò: “referendum inutile..andremo avanti sulla realizzazione dell´inceneritore” (Repubblica Firenze 3/12/2007). E Firenze non brilla per la raccolta differenziata, visto che è ultima fra i 95 Comuni toscani che hanno superato l’obiettivo del 45% nel 2011, proprio col 45% di differenziata,come ha certificato recentemente la stessa Regione Toscana (vedi Toscana Notizie del 2/10/2012). E sarà anche per questo che Renzi insiste nel voler costruire l’inceneritore nella Piana, nel territorio dei comuni limitrofi, visto che un’inceneritore funziona, se la raccolta differenziata non dà risultati significativi. A Firenze Renzi sta invece puntando sulla raccolta dei rifiuti con i cassonetti interrati e ogni postazione costa da un minimo di € 43.000 ad un massimo di € 84.000 in funzione del numero di campane installate (ve ne sono da 4 fino a 8 per postazione). Dunque una scelta molto costosa e in contrasto con la differenziata spinta, ma perfettamente in linea con la politica del “decoro” urbano, molto sviluppata nelle strade “salotto” del centro storico.
Sul verde pubblico l’obiettivo più rilevante di Renzi è il rilancio del parco delle Cascine, ma della rivoluzione promessa (“Se non riusciremo ad animare il parco più bello del mondo, non mi ricandido”, ha detto a più riprese il sindaco) finora s’ è visto poco e nulla e il ‘cambiamento’ è annunciato per l’anno prossimo, forse nell’estate 2013. Infatti è stato presentato solo nell’agosto scorso il Masterplan con 35 proposte, che prevedono un investimento complessivo di circa 25 milioni di euro, con interventi di riutilizzo delle strutture interne, soprattutto a livello commerciale. La perla di questo masterplan è la realizzazione di un campo da golf a 18 buche, che, in contraddizione con i frequenti periodi di siccità, necessiterebbe di una notevole mole d’acqua irrigua per mantenere un’adeguata crescita della vegetazione nelle aree di gioco.

Il nodo dello smog
“Piano antismog è il programma di mandato..sono deciso ad investire tutto il mio mandato su questo tema..dobbiamo puntare su bussini, treni e piste ciclabili: così tra 4 anni meno Pm10”. Così diceva il sindaco Renzi, eletto da pochi mesi, sulla politica antismog (Repubblica Firenze 26/11/2009). Renzi non crede nei blocchi del traffico(“non credo ai provvedimenti spot”) e neanche nella domenica ecologica e a piedi (“è bellissima, la farei di continuo, piace a tutti ma non risolve il problema del Pm10, serve solo a lavarsi la coscienza”) e non a caso in 3 anni ne ha fatte solo 2, senza blocchi del traffico e con alcune iniziative sportive, culturali e commerciali nel centro storico. Questo è il vangelo di Renzi sullo smog: “La vera rivoluzione non sta in un piano ma nei fatti concreti: mettere in moto le tramvie, fare la gara per rinnovare completamente il parco Ataf, acquistare molti più bussini elettrici da far girare in centro, rifare le piste ciclabili di sana pianta perché sono piene di buche e spesso hanno tragitti incomprensibili, scommettere sulla mobilità elettrica, creare una ferrovia metropolitana di superficie che la gente si abituerà a prendere come un autobus e dove viaggerà con lo stesso biglietto. Il car sharing e tutti i mezzi del Comune saranno a emissioni zero. Ma ci vuole tempo”. E infatti in 3 anni le tramvie non sono partite. Molti autobus sono stati riverniciati a nuovo. Sono stati acquistati nuovi bussini e rottamanti quelli più vecchi. Sono state realizzate alcune nuove piste ciclabili, anche ereditate dalla precedente amministrazione. Sono state acquisite alcune auto elettriche dal Comune come donazione da aziende automobilistiche. La ferrovia metropolitana è stata cancellata come progetto con l’accordo TAV e gli 89 milioni di compensazioni. Il car sharing del Comune sarà segnalato alla trasmissione “Chi l’ha visto”. Se lo smog era davvero il programma di mandato, allora è stato un vero e proprio fallimento per Renzi. Ma c’è una buona notizia per il sindaco: il Pm10 è calato a Firenze e spesso non supera i limiti previsti dalla legge. Una legge regionale sull’inquinamento atmosferico prevede che le centraline di riferimento per il monitoraggio degli inquinanti siano quelle definite come “di fondo” e non più quella “da traffico”. Così le centraline di Firenze, collocate nei giardini monumentali di Boboli, dietro a piazza Pitti, e in un giardino periferico dietro a un palazzo comunale, hanno ridotto a un terzo i superamenti annuali del Pm10: nel 2011 le centraline “di fondo” hanno superato di 18 e 17 giorni, mentre quelle da traffico di 59 e 55 giorni, rispetto ai 35 previsti come limite annuale. Così l’aria di Firenze è diventata finalmente “pulita” e per Renzi lo smog non è più un problema.

Fessi, troppo furbi e una lettera a Monti

Da fessi quali siamo noi – secondo la recente definizione di Mauro Moretti – che ci battiamo contro il sottoattraversamento TAV di Firenze e la stazione Foster – abbiamo inviato lo scorso 2 dicembre questa lettera appello al Presidente del Consiglio dei ministri Mario Monti.
La nostra segue ad altre iniziative simili che nell’imminenza dello scavo del tunnel, si stanno susseguendo. L’abbiamo fatto anche per ribadire ciò che per noi resta prioritario in quest’ emergenza: la capacità di ragionare.
E’ evidente infatti che un conto è affrontare un rischio calcolato per un’opera irrinunciabile e sensata, un conto è farlo per opere che, come queste, sono il frutto della megalomania di amministratori di provincia e degli interessi di potentati pubblici e privati, piuttosto che di scelte tecniche competenti.
Giuseppe Prezzolini nei suoi celebri aforismi diceva che i cittadini italiani si dividevano in due categorie: i furbi e i fessi. I fessi hanno dei principi, i furbi soltanto dei fini. Mauro Moretti con il suo stile inconfondibile ci ha voluto ricordare che, poiché noi siamo i fessi, lui è il furbo, il notabile che non ha bisogno di rispondere alle ragioni altrui.
Esiste però nell’antropologia italiana anche la figura del troppo furbo. Mentre infatti Moretti rincorre gli aerei e i managers (ipotesi di accordo con Alitalia) nella sua azienda esplodono cisterne che fanno strage, circolano carri da rottamare e veicoli obsoleti per tutto il resto del traffico, cioè per il 95% della domanda. Riuscirà il nostro furbo a saltare da un treno in corsa ad un aereo in volo? Pare di no secondo alcuni osservatori per i quali l’intermodalità in Italia non decolla e l’integrazione con gli aeroporti è un sogno lontano.

Al Presidente del Consiglio dei Ministri Firenze
Prof. Senatore Mario Monti
2 dicembre 2011

Signor Presidente
sappiamo quali siano in questi giorni i suoi impegni e le sue responsabilità e tuttavia, nell’imminenza delle decisioni che il suo Governo sta prendendo, ci preme rivolgerci direttamente a lei per sottoporle un’importante questione che ci sta a cuore.
Le chiediamo di risparmiare denaro pubblico che sta per essere impiegato in un’ opera che costa molto, che crea disservizi e farà spendere molto anche dopo esser stata ultimata. Le chiediamo di fermare questo immotivato e controproducente spreco: il Passante sotterraneo dell’Alta Velocità che sta per realizzarsi a Firenze e la monumentale nuova Stazione dedicata, anch’essa a trenta metri di profondità. Nessuno ne sente il gran bisogno.
Da due anni l’AV passa già da qui e si ferma in una stazione di superficie dove si scambia agevolmente e rapidamente con i servizi ferroviari regionali e con la rete urbana, compresa la prima linea della tramvia. E’ paradossale che ad opera ultimata l’AV non coinciderà più con gli altri servizi ferroviari, né con la linea 1 della tramvia, né con il sistema di trasporto pubblico attuale su gomma e neppure con le nuove linee tranviarie programmate. Anche per i mezzi privati sarà alquanto difficile raggiungere la nuova Stazione Foster che si trova a più di un chilometro di distanza da S. M. Novella, chiusa tra due torrenti e la linea ferroviaria, senza che vi sia possibilità di renderla più accessibile se non con strade sotterranee, anche esse costose e poco affidabili per il traffico urbano. Il danno per i cittadini, per l’economia della città e della Regione sarà grave. Dopo aver tanto speso per ridurre i tempi di percorrenza, spenderemo per sprecare tempo e rendere più scomodo quello stesso servizio. Sembra incredibile, ma è così.
Verrebbe da pensare che un criterio di spartizione degli appalti delle grandi opere pubbliche abbia guardato più agli importi che non all’utilità, producendo e difendendo in tutti i modi questo “mostro”. Non siamo pregiudizialmente contrari alle grandi opere, anche se crediamo che non debbano essere fatte a spese dell’ambiente e del patrimonio culturale. E siamo anche consapevoli che esse portano con sé oneri e rischi insiti nella loro stessa natura. Ma ci appare inaccettabile affrontare tali costi per avere un’opera che, come questa, produrrà un peggioramento sia per i servizi nazionali, più o meno veloci, sia per la mobilità di Firenze e della Toscana.
Avendo studiato per anni il problema, in qualità di tecnici e di cittadini che amano la propria città, anche attraverso la promozione di convegni a cui hanno partecipato autorevoli esperti e collaborando a specifiche ricerche universitarie, le chiediamo di valutare ulteriormente quest’opera, riconsiderandone l’opportunità, le modalità progettuali e le difficoltà connesse con la sua esecuzione. Ufficialmente la conclusione dell’opera è annunciata per il 2014 ma noi pensiamo che i rischi tecnici dell’impresa e la sua aleatoria fattibilità, per via dell’incognita idrogeologica (in una città colpita da storiche alluvioni) e a causa del problema non risolto dello smaltimento delle terre di scavo, ne rimanderanno la conclusione a dopo il 2020.
Consideri, Signor Presidente, che il passante, lungo sette chilometri, percorrerà il sottosuolo del centro abitato minacciando centinaia di abitazioni e di attività oltre a insigni monumenti, quali la Fortezza da Basso, l’Arco dei Lorena e una delle porte trecentesche.
Consideri inoltre che nessun miglioramento sarà introdotto, malgrado queste imponenti opere, nelle relazioni tra Firenze e il sud della Toscana dove, in particolare nel Valdarno, si determinerà una situazione non sostenibile per il traffico regionale, soprattutto se il sistema dell’Alta Velocità dovesse essere esteso alla “Direttissima” Firenze – Roma.
Mentre a tutt’oggi non esiste la dimostrazione del funzionamento di un tale sistema, in tutto il nodo continueranno ad esserci discontinuità, colli di bottiglia ed interferenze, che accentueranno invece di risolvere le insufficienze del sistema ferroviario fiorentino.
Il progetto è stato imposto alla città senza adeguate verifiche (ad esempio procedure di VIA) e confronti pubblici, in spregio alle convenzioni e alla legislazione europea che per opere di questa entità prevede l’informazione, la partecipazione pubblica ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia da parte dei cittadini.
Signor Presidente l’appello che le rivolgiamo non è isolato. Si aggiunge a quello di autorevoli associazioni e comitati di cittadini che da anni seguono il problema. Ma si affianca anche ad interventi di economisti, amministratori ed esperti di trasporti i quali affermano che l’Italia non può più permettersi certe infrastrutture. Recentemente su un importante quotidiano economico del nord ci si chiedeva se 12 miliardi di euro per l’Alta Velocità tra Bologna e Milano (per guadagnare quindici minuti) non fossero stati una scelta da paese ricco. Per il sottoattraversamento ferroviario e la nuova stazione dell’Alta Velocità di Firenze possiamo dire fin da ora che si tratta di uno spreco intollerabile.
Diverse soluzioni alternative e alcune possibilità di riformulare quel progetto sono state avanzate autorevolmente e da più parti. C’è ancora tempo per prenderle in considerazione. In tal caso siamo a sua disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento.
Augurandole buon lavoro le inviamo i nostri più cordiali saluti

Italia Nostra:
Prof. Leonardo Rombai – Presidente di Italia Nostra Firenze
Mariarita Signorini – Consigliere e membro della Giunta nazionale

Cittadini area fiorentina, Comitati dei Cittadini – Firenze
Arch. Paolo Celebre

“Non un mattone in zone a rischio”; il caso insalubre (ancora prevenibile) di Rufina

Comunicato stampa di Associazione Valdinisieve

In riferimento al comunicato stampa del Presidente della Regione Toscana Dott. Enrico Rossi Non un mattone in aree a rischio rilasciato in data 4 Novembre 2011 a seguito dei gravi eventi calamitosi che hanno devastato la Liguria e parte della Toscana, avvenuti qualche settimana fa, l’Associazione Valdisieve ha recentemente inviato una lettera agli Amministratori, Dirigenti e Tecnici della P.A., portando all’attenzione una situazione di rischio che si verrà a creare a causa della non idoneità del sito prescelto per il Nuovo Inceneritore “I Cipressi” del Comune di Rufina (nella lettera che trovate in allegato sono state elencate le motivazioni della non idoneità del sito prescelto, a pochi metri dal fiume Sieve).
Nonostante l’iter sia tutt’ora in corso (proprio il 14 novembre sono state consegnate dal proponente le integrazioni per ottenere l’autorizzazione AIA) c’è ancora margine per fermare l’opera.
A tal proposito chiediamo anche alla Stampa di prendere a cuore la presente segnalazione per aiutarci a divulgare l’informazione in modo che non si possa poi dire “ NON SAPEVAMO”!
Nel caso di specie si tratta di un impianto insalubre di I classe (massima pericolosità), vorremo evitare di dar prova della veridicità della locuzione “sbagliare è umano, perseverare è diabolico”.
Alleghiamo la lettera spedita ai destinatari in calce, corredata delle immagini estratte dalle cartografie del Piano di Stralcio per la “Riduzione del Rischio Idraulico”, dell’Autorità di Bacino del fiume Arno.
Cordiali Saluti,
Associazione Valdisieve
Clicca qui per leggere il documento 23 Novembre 2011

Mail: assovaldisieve@gmail.com
Blog: http://www.assovaldisieve.blogspot.com/
Facebook: http://www.facebook.com/home.php#!/assovaldisieve

Rimigliano e la difesa del territorio. Se ne è parlato a Roma

Il Comitato per Campiglia prepara una iniziativa sull’importanza del paesaggio

Di Rimigliano e del progetto di realizzare più di cento appartamenti e un albergo in un’area destinata a parco, nella grande tenuta formatasi negli ultimi secoli su una zona di bonifica dove prima c’era un grande lago costiero, si è discusso sabato scorso a Roma, nella riunione nazionale del Consiglio scientifico della Rete dei Comitati per la difesa del territorio presieduta da Alberto Asor Rosa e della quale fa parte anche il Comitato per Campiglia.
L’incontro, che si è svolto all’Università La Sapienza presso la Facoltà di Scienze Umanistiche, ha fatto il punto sulle vertenze in atto sul territorio e si è concentrato particolarmente sul tema “territorio bene comune” (con una bella relazione di Alberto Magnaghi) e sull’analisi del modello toscano, stretto tra le logiche speculative e tendenze ad un nuovo corso dell’urbanistica regionale.
Nell’introdurre i lavori Claudio Greppi, coordinatore del comitato scientifico, ha indicato i casi del No Tav di Firenze, del parco della piana fiorentina, dell’autostrada tirrenica, della Valdichiana, della Laika a San Casciano, di Casole d’Elsa e di Rimigliano  come le più significative vertenze attualmente aperte sul territorio toscano. Negli ultimi due casi (Casole e Rimigliano) si potrebbe arrivare alla convocazione della conferenza paritetica interistituzionale da parte della Regione, e ciò costituirebbe un fatto di grande importanza.
“Casi come quello di Rimigliano, come l’autostrada Tirrenica o come Baratti – ha detto lo storicoRossano Pazzagli, che fa parte del Consiglio scientifico della Rete – testimoniano una crescente emergenza costituita dall’area costiera e stanno ormai assumendo a livello regionale anche un valore per la riuscita o meno del nuovo corso urbanistico toscano e per la difesa del paesaggio, risorsa essenziale che insieme ai beni culturali e ambientali deve essere considerata ancora più strategica nell’attuale scenario di crisi.”
Proprio su questo il Comitato per Campiglia, insieme all’Associazione politico-culturale “Democrazia e territorio” ha già programmato un’iniziativa pubblica per il pomeriggio del 17 dicembre al Calidario di Venturina sul “Paesaggio come bene comune, risorsa e fattore d’identità” nel quale interverranno i professori Carlo Tosco del Politecnico di Torino e Franco Cambi dell’Università di Siena, autori di due importanti libri sul paesaggio storico e sull’archeologia dei paesaggi.
Comitato per Campiglia

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