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Rassegna stampa sulla consegna delle firme per salvare le Apuane

Il 1 luglio alle i rappresentanti delle Associazioni Italia Nostra, Legambiente, Amici della Terra, CAI-TAM regionale, Rete dei Comitati, Salviamo le Apuane, Salviamo le Alpi Apuane,  No al traforo della Tambura, Occhioni e Magrini, La Pietra Vivente, G.I.R.O.S hanno consegnato al Presidente Rossi le oltre 100.000 firme raccolte per la difesa delle Apuane.
Ne pubblichiamo la rassegna stampa.

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Matteo Renzi: quanto “verde” è stato finora come Sindaco di Firenze?

Fonte: Eco dalle Città
Di: Maurizio Da Re

L’analisi di Maurizio Da Re, ambientalista fiorentino. Un bilancio ambientale critico sulle scelte fatte e quelle – almeno finora? – non fatte. Dopo Veltroni nel 2008 un altro sindaco si candida a premier. Accogliamo e pubblichiamo altri contributi per un’analisi di come ha operato sui temi ambientali

Matteo Renzi ha detto di recente: “Io le cose di sinistra non le dico, le ho fatte. Sono il primo sindaco di una grande città che ha avuto la forza di fare il piano strutturale a volume zero, cioè senza consumo di suolo; mi sono messo contro gli interessi e ho difeso l’ambiente…”. Ma cosa ha effettivamente fatto Renzi a difesa dell’ambiente e del territorio nei 3 anni come sindaco di Firenze e cosa propone nel suo programma elettorale? Nella campagna elettorale a sindaco, nel 2009, Renzi aveva lanciato “100 cose per i primi 100 giorni” di inizio mandato, “100 cose, piccole e grandi, da fare subito e da verificare pubblicamente con i cittadini”. “Se sarò eletto Sindaco -scrisse Renzi- mi impegno nei primi cento giorni a fare cento cose concrete”. Poco dopo la sua elezione Renzi spostò l’attenzione sui “100 luoghi” della città. Molti dei 100 punti sono ancora irrisolti, così come molti dei 100 luoghi. altri grandi cavalli di battaglia sono stati annunciati ma poi falliti. Vediamo alcuni esempi.

Grandi o piccole opere?
Nel programma delle primarie di Renzi (clicca qui) c’è un punto dal titolo “Smentire Longanesi: dalle grandi opere ai grandi risultati” (punto 5.c pag.12) dove sostiene che “Leo Longanesi diceva che l’Italia è un Paese di inaugurazioni, non di manutenzioni. Noi proponiamo di smentirlo puntando sulle innumerevoli piccole e medie opere delle quali il Paese ha davvero bisogno”. E propone di “invertire la rotta”, dando “la priorità alle manutenzioni e alle piccole e medie opere, come, a titolo di esempio: la costruzione di asili nido, interventi per decongestionare il traffico e per il trasporto pubblico locale, per il recupero ambientale, la messa in sicurezza di edifici in aree critiche o l’efficienza energetica”. Ma soprattutto Renzi vuole “scegliere le grandi opere che servono davvero, rivedere il piano delle infrastrutture chiedendo che una commissione internazionale di esperti fornisca un parere indipendente su costi, rischi vantaggi e benefici di proposte alternative”. Se Renzi diventasse premier, realizzerebbe davvero questo suo programma? Come sindaco di Firenze Renzi ha mantenuto fede al suo programma elettorale del 2009?
In fatto di infrastrutture Renzi sindaco ha ideato e inserito nel “piano strutturale” del Comune un paio di grandi opere avveniristiche, dai costi e risorse imprevedibili: il sottoattraversamento del centro storico della seconda linea del tram (si, un tram in sotterranea!) e il “tubone” stradale, cioè un viale-tunnel da Novoli a Coverciano, dai quartieri di nord-ovest a nord-est di Firenze, per spostare il traffico dai viali di superficie in sotterranea. Nelle “100 cose” programmatiche c’era anche (punto 42) “l’anello Barberino-Incisa”, per “liberare il tratto Firenze Nord-Firenze Sud dal traffico e dallo smog”: una bretella autostradale passante per il Mugello, declassando così il tratto fiorentino come tangenziale. Un sogno di Renzi già da quando era presidente della Provincia di Firenze.
Renzi è anche uno strenuo sostenitore dello sviluppo dell’aeroporto di Firenze, il “Vespucci”, e del progetto di nuova pista che potrebbe portare al raddoppio del numero dei passeggeri e a un aumento dell’inquinamento acustico, spostato in zone diverse da quelle attuali, dai quartieri fiorentini di Quaracchi, Brozzi e Peretola ad ampie zone dei Comuni limitrofi di Campi, Sesto e Prato. E la seconda pista non è un sogno, visto che su questo progetto convergono molti interessi delle categorie economiche e finanziarie fiorentine, ma ancora ben lontano dalla sua realizzazione.
Altre opere importanti come le due nuove linee di tramvia, già previste dalla precedente amministrazione, non sono state purtroppo modificate nei progetti originari, per migliorare la loro compatibilità ambientale, e, nonostante una prima inaugurazione dei cantieri, stentano ancora a partire dopo 3 anni di mandato. Le piccole opere di Renzi, utili per decongestionare il traffico (e ce ne sarebbe bisogno, visto che un recente studio indica Firenze fra le prime dieci città più congestionate d’Europa), sono veramente poche: qualche pista ciclabile, in parte prevista dalla precedente amministrazione, e qualche corsia riservata agli autobus, conseguente a modifiche del traffico. Altri dei 100 punti sono ancora incompiuti come il 27, “Signori, si cambia” con il radicale cambiamento delle linee ATAF, e come il 33 sul bike sharing. Intanto Ataf, l’azienda di trasporto pubblico, 1.200 dipendenti, è stata venduta, per fare cassa, a Ferrovie, nonostante la contrarietà dei sindacati, senza garanzie per l’occupazione (si parla di 270 esuberi a rischio licenziamento). La privatizzazione di Ataf ha avuto la conseguenza politica dell’uscita dalla maggioranza di Sinistra Ecologia e Libertà, che dal 19 gennaio è all’opposizione di Renzi, insieme alla lista di cittadinanza ‘perUnaltracittà’, già all’opposizione di sinistra dalle elezioni comunali del giugno 2009.
In 3 anni Renzi si è distinto per due interventi: la pedonalizzazione di piazza Duomo e di piazza Pitti, con grande impatto mediatico nazionale perchè luoghi ad alta densità turistica, e la ripavimentazione e asfaltatura di molte strade, con forte impatto mediatico locale. La pedonalizzazione del Duomo ha comportato altre pedonalizzazioni di strade limitrofe, fra le quali Via Tornabuoni, una delle strade “salotto” del centro storico e sede di alberghi, negozi e note griffes della moda e della calzatura, per la quale è in corso la ripavimentazione per oltre 1,milione e 800 mila euro. Il rifacimento di molte strade di Firenze, specialmente del centro, insieme alla realizzazione di opere di viabilità e di parcheggi, sta comportando “investimenti”, in particolare mutui, per una cinquantina di milioni solo nel 2012.
Una novità recente sono i due parcheggi sotterranei in project financing, che l’amministrazione vuole far realizzare nel centro storico alla società partecipata Firenze Parcheggi, in piazza del Carmine e in piazza Brunelleschi: sono parcheggi attrattori del traffico, che metterebbero a serio rischio l’attuale zona a traffico limitato, da sempre indicata da Legambiente, nel suo rapporto annuale Ecosistema Urbano, come da primato nazionale.
Caso ancor più particolare è la posizione di Renzi sull’Alta Velocità ferroviaria e il sottoattraversamento previsto a Firenze (due tunnel di 7 chilometri e nuova stazione sotterranea). Per diversi mesi, dall’inizio del suo mandato a sindaco, si è eretto come paladino per le garanzie ambientali rispetto al progetto previsto, con un tira e molla con il presidente della Regione, Rossi, e lo stesso ad di Ferrovie, Moretti, minacciando lo stop alla partenza dei cantieri. Poi nell’agosto 2011 l’accordo finale, con il quale Renzi riesce a strappare a Ferrovie ben 89 milioni di euro di compensazioni, da utilizzare per la viabilità cittadina (in particolare ripavimentazioni di strade), abbandonando le garanzie ambientali e alcune nuove fermate-stazioni ferroviarie urbane, le cui realizzazioni erano previste da accordi precedenti. Anche il cd “Binario metropolitano“, il servizio ferroviario di area, “un piano di sfruttamento immediato delle stazioni”, previsto nei”100 punti” (punto 46), viene abbandonato definitivamente.

Cemento (quasi) zero
“Saremo un Comune a cemento zero“, aveva detto Renzi alla vigilia dell’approvazione del nuovo piano regolatore di Firenze nel giugno del 2011, aggiungendo: “Questo è un Piano strutturale che più di sinistra non si può”. E’ quanto Renzi afferma anche oggi durante la campagna elettorale per le primarie, dimenticando però le critiche ricevute dal suo piano non solo dalle opposizioni di sinistra in Consiglio Comunale, ma con un parere ufficiale dalla Regione Toscana e dal suo assessore all’urbanistica, Marson (Il Fatto Quotidiano, 24 marzo 2011): “Il Piano non ha rivisto i dimensionamenti previsti dal vecchio piano regolatore, dove si ipotizzava una crescita degli abitanti che non c’è stata. Così, compresi cambi di destinazione d’uso che si contano come nuovi volumi, il Piano prevede tra cinquecentomila e un milione di metri cubi”. Ma a scavare ancora si nota che il Piano “a volumi zero”, sbandierato da Renzi, prevede quasi due milioni di nuovi metri cubi di cemento, concedendo tutto il concedibile di edificazione, per esempio, nelle aree di Castello (area Fondiaria) e di Novoli (area ex Fiat), mentre il Sindaco aveva detto che avrebbe apportato riduzioni. Altro elemento rilevante è la vendita al privato di importanti aree pubbliche del Comune, delle Asl, universitarie, della Regione, di Ataf, delle poste, con possibilità di edificare edilizia privata in sostituzione di quella pubblica,

Inceneritore e il campo da golf alle Cascine
C’è un passaggio, nel programma di Matteo Renzi (punto 9.c.4 pag.22), che dice: “Liberalizzazione dell’attività di recupero energetico da rifiuti senza vincoli territoriali”, che si potrebbe tradurre così: “Liberalizzare gli inceneritori e farli prolificare sul territorio nazionale”. Renzi è da sempre favorevole agli inceneritori e lo ha più volte ripetuto: «Io credo che il termovalorizzatore sia in questo momento lo strumento scientifico accolto in tutta Europa per distruggere i rifiuti che avanzano dalla produzione, dal riciclo, riuso e dalla raccolta differenziata …se fossi convinto che il termovalorizzatore fa male come dice qualcuno, non lo farei e…non ci vedo niente di male nel costruire un termovalorizzatore, anzi». (Repubblica Napoli 21/4/2012). Anche quando era presidente della Provincia di Firenze, Renzi si schierò apertamente per l’incenerimento, nonostante l’esito di un referendum consultivo nel Comune di Campi Bisenzio, che dovrebbe ospitare l’impianto dell’area fiorentina. Il referendum, realizzato nel dicembre 2007, vide la stragrande maggioranza di contrari all’inceneritore, l’88% dei votanti, e la partecipazione del 31% degli elettori, ma Renzi dichiarò: “referendum inutile..andremo avanti sulla realizzazione dell´inceneritore” (Repubblica Firenze 3/12/2007). E Firenze non brilla per la raccolta differenziata, visto che è ultima fra i 95 Comuni toscani che hanno superato l’obiettivo del 45% nel 2011, proprio col 45% di differenziata,come ha certificato recentemente la stessa Regione Toscana (vedi Toscana Notizie del 2/10/2012). E sarà anche per questo che Renzi insiste nel voler costruire l’inceneritore nella Piana, nel territorio dei comuni limitrofi, visto che un’inceneritore funziona, se la raccolta differenziata non dà risultati significativi. A Firenze Renzi sta invece puntando sulla raccolta dei rifiuti con i cassonetti interrati e ogni postazione costa da un minimo di € 43.000 ad un massimo di € 84.000 in funzione del numero di campane installate (ve ne sono da 4 fino a 8 per postazione). Dunque una scelta molto costosa e in contrasto con la differenziata spinta, ma perfettamente in linea con la politica del “decoro” urbano, molto sviluppata nelle strade “salotto” del centro storico.
Sul verde pubblico l’obiettivo più rilevante di Renzi è il rilancio del parco delle Cascine, ma della rivoluzione promessa (“Se non riusciremo ad animare il parco più bello del mondo, non mi ricandido”, ha detto a più riprese il sindaco) finora s’ è visto poco e nulla e il ‘cambiamento’ è annunciato per l’anno prossimo, forse nell’estate 2013. Infatti è stato presentato solo nell’agosto scorso il Masterplan con 35 proposte, che prevedono un investimento complessivo di circa 25 milioni di euro, con interventi di riutilizzo delle strutture interne, soprattutto a livello commerciale. La perla di questo masterplan è la realizzazione di un campo da golf a 18 buche, che, in contraddizione con i frequenti periodi di siccità, necessiterebbe di una notevole mole d’acqua irrigua per mantenere un’adeguata crescita della vegetazione nelle aree di gioco.

Il nodo dello smog
“Piano antismog è il programma di mandato..sono deciso ad investire tutto il mio mandato su questo tema..dobbiamo puntare su bussini, treni e piste ciclabili: così tra 4 anni meno Pm10”. Così diceva il sindaco Renzi, eletto da pochi mesi, sulla politica antismog (Repubblica Firenze 26/11/2009). Renzi non crede nei blocchi del traffico(“non credo ai provvedimenti spot”) e neanche nella domenica ecologica e a piedi (“è bellissima, la farei di continuo, piace a tutti ma non risolve il problema del Pm10, serve solo a lavarsi la coscienza”) e non a caso in 3 anni ne ha fatte solo 2, senza blocchi del traffico e con alcune iniziative sportive, culturali e commerciali nel centro storico. Questo è il vangelo di Renzi sullo smog: “La vera rivoluzione non sta in un piano ma nei fatti concreti: mettere in moto le tramvie, fare la gara per rinnovare completamente il parco Ataf, acquistare molti più bussini elettrici da far girare in centro, rifare le piste ciclabili di sana pianta perché sono piene di buche e spesso hanno tragitti incomprensibili, scommettere sulla mobilità elettrica, creare una ferrovia metropolitana di superficie che la gente si abituerà a prendere come un autobus e dove viaggerà con lo stesso biglietto. Il car sharing e tutti i mezzi del Comune saranno a emissioni zero. Ma ci vuole tempo”. E infatti in 3 anni le tramvie non sono partite. Molti autobus sono stati riverniciati a nuovo. Sono stati acquistati nuovi bussini e rottamanti quelli più vecchi. Sono state realizzate alcune nuove piste ciclabili, anche ereditate dalla precedente amministrazione. Sono state acquisite alcune auto elettriche dal Comune come donazione da aziende automobilistiche. La ferrovia metropolitana è stata cancellata come progetto con l’accordo TAV e gli 89 milioni di compensazioni. Il car sharing del Comune sarà segnalato alla trasmissione “Chi l’ha visto”. Se lo smog era davvero il programma di mandato, allora è stato un vero e proprio fallimento per Renzi. Ma c’è una buona notizia per il sindaco: il Pm10 è calato a Firenze e spesso non supera i limiti previsti dalla legge. Una legge regionale sull’inquinamento atmosferico prevede che le centraline di riferimento per il monitoraggio degli inquinanti siano quelle definite come “di fondo” e non più quella “da traffico”. Così le centraline di Firenze, collocate nei giardini monumentali di Boboli, dietro a piazza Pitti, e in un giardino periferico dietro a un palazzo comunale, hanno ridotto a un terzo i superamenti annuali del Pm10: nel 2011 le centraline “di fondo” hanno superato di 18 e 17 giorni, mentre quelle da traffico di 59 e 55 giorni, rispetto ai 35 previsti come limite annuale. Così l’aria di Firenze è diventata finalmente “pulita” e per Renzi lo smog non è più un problema.

“The Guardian” rilancia la petizione per salvare il Vasari

Anche “The Guardian” si occupa della petizione di Italia Nostra per salvare l’affresco del Vasari.

“Lost Leonardo Da Vinci battle scene sparks row between art historians. Experts sign petition to stop drilling on Giorgio Vasari’s Battle of Marciano in Val di Chiana which ‘covers’ the fresco”

A 35-year hunt to uncover a lost work by Leonardo Da Vinci is reaching a climax in Florence, while also facing an angry protest by more than 100 prominent art historians who deplore the destructive but speculative work possibly leading to the masterpiece’s uncovery.

The row centres on a wall in Florence’s Palazzo Vecchio on which is painted a 16th century fresco. But, according to researcher Maurizio Seracini, this wall conceals another wall on which Da Vinci bgan painting The Battle of Anghiari, a monumental battle scene that is considered by some his finest work.
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Sondaggio sulla ricerca del Leonardo perduto

Cerimonia Laika – Il convegno di San Casciano e la mistica delle infrastrutture

Come già accaduto in passato, a S. Casciano,  il PD, la Fondazione  Italianieuropei di Massimo D’Alema e l’Associazione Romano Viviani di Riccardo Conti, con un Convegno riparatore intitolato: “Le reti che fanno crescere l’Italia – territori, energia, trasporti, telecomunicazioni”,  hanno inteso chiudere il dibattito scaturito dalla vicenda“Laika” di cui davamo conto il 25 ottobre.
Quel dibattito si era sviluppato soprattutto dopo l’intervento dell’assessore regionale Anna Marson – vero bersaglio politico di quest’iniziativa – che si era dichiarata contraria alla costruzione del nuovo stabilimento in una zona agricola e sopra importanti resti archeologici.
“Se in Italia non si potesse costruire nelle aree dove ci sono tracce di civiltà precedenti, dovremmo andare via e chiedere un po’ di territorio in Libia, dove abbonda..” M. D’Alema
Il workshop ha visto la partecipazione di Massimo D’Alema, Mauro Moretti, Roberto Colaninno, Flavio Cattaneo di Terna e Vito Gamberale del Fondo italiano per le infrastrutture (F2i) di cui è consigliere lo stesso Conti. La presenza annunciata dell’ex Ministro dei lavori pubblici Altero Matteoli, poi trattenuto a Roma, chiariva il carattere bipartisan dell’ìniziativa.
Nella tre giorni di dibattiti il segnale è stato univoco: porte chiuse alla partecipazione della società civile nelle scelte strategiche territoriali, controllo sulle cosiddette grandi opere della parte più conservatrice dei partiti, via libera alla finanza, più che all’impresa, per l’accesso ai finanziamenti pubblici. Soprattutto minimizzazione dei valori ambientali e della tutela dei beni culturali e paesaggistici.
Due autorevoli interviste rilasciate tra settembre e ottobre da Salvatore Settis sulla stampa, avevano stigmatizzato la cosiddetta “Archeopatacca” scuotendo le certezze della base locale del PD.
In risposta a queste qualificate critiche un Massimo D’ Alema sbrigativo ha solleticato facili umori qualunquisti (vedi sopra).
Chiarissimo il Presidente Enrico Rossi: “L’atteggiamento dei comitati che spesso rappresentano posizioni di rendita è troppo diffuso in Toscana. Ma con il massimo rispetto dei vincoli ambientali dobbiamo dire che se vogliamo tutelare davvero il nostro territorio c’è bisogno di dargli maggiore sviluppo attraverso una ripresa costruttiva” Musica per gli orecchi dei costruttori considerati l’ unico motore della crescita economica della Regione.

Gli scavi archeologici in corso sul terreno della multinazionale Hymer (Laika)

Secondo un progetto strategico che da anni procede di fatto senza alcuna programmazione, l’Italia aspira a diventare lagrande piattaforma logistica d’Europa capace di intercettare il flusso di merci provenienti dall’Oriente. Realizzandolo per parti e in concorrenza con le altre, ogni Regione si candida a guidare questa grande illusione. La Toscana non è certo da meno.
“.. altrimenti – ha detto Conti –  rischiamo di perdere investimenti fondamentali per il nostro futuro. Anche per questo abbiamo scelto San Casciano come sede del workshop: e’ un bellissimo borgo toscano che sa stare nella modernita’ coniugando sviluppo e tutela del paesaggio, come dimostra il progetto della Laika”.
A proposito di tutela del paesaggio però secondo un articolo di Gianfranco Cartei e Gabriele Paolinelli, pubblicato nei giorni scorsi sul Corriere Fiorentino, l’indice di urbanizzazione pro capite è ormai giunto in  Toscana a livelli che ci avvicinano a quelle regioni del nord meno virtuose nell’occupazione del territorio aperto.
Insomma proprio nel momento in cui i dissesti idrogeologici e il dramma delle alluvioni evidenziano una crisi ambientale generalizzata che è anche crisi di un modello economico invecchiato, il Partito del cemento  non può che tentare a tutti i costi di legittimare il consumo indiscriminato del territorio.

Opponiamoci a questa deriva!
Fermiamo il cemento che divora la Toscana!
Difendiamo i paesaggi e le risorse naturali della nostra regione!
Chiediamo che nel processo di aggiornamento della legge urbanistica toscana, che afferma il criterio del risparmio di suolo e del riutilizzo, si adottino misure più stringenti per un effettivo controllo sulle politiche insediative, anche attraverso una seria riconsiderazione del principio della sussidiarietà.

Laika ed i reperti archeologici: le associazioni a Enrico Rossi

Le associazioni
LEGAMBIENTE circolo Il Passignano
WWF Firenze
Rete dei Comitati per la difesa del territorio
Italia Nostra Firenze

scrivono a:
Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi
Giunta Regionale Toscana
Lavoratori LAIKA 
RSU LAIKA

In questi giorni la Regione deve decidere su una questione importante, controversa e difficile, che riguarda la tutela dell’interesse pubblico e la salvaguardia di un patrimonio culturale ed archeologico che può essere anche una risorsa economica fondamentale dal punto di vista turistico.
Nell’area destinata alla costruzione del nuovo stabilimento LAIKA a San Casciano sono emersi reperti etruschi e romani. Tali reperti vengono così descritti nel “PROGETTO di VALORIZZAZIONE DEI SITI ARCHEOLOGICI E DEL PARCO SPORTIVO “LA BOTTE” ATTRAVERSO UN SISTEMA INTEGRATO DI SEGNALETICA TURISTICA” presentato dalla Amministrazione Comunale di San Casciano a bando di finanziamento e che ha ottenuto un contributo di 68.000 di euro con atto del GAL START n°8/313AA del 29/03/2011: “Il territorio di San Casciano è stato disegnato dalle presenze antropiche che lo hanno caratterizzato fin da tempi preistorici, testimoniate dalla presenza di ben 40 siti di interesse archeologico …. Fra gli altri, si distinguono tre siti di significativo interesse archeologico risalenti al periodo etrusco-romano, ubicati lungo la fertile pianura fluviale del Pesa o arroccati sulle alture che la difendevano naturalmente: la struttura funeraria etrusca di Sant’Angelo a Bibbione (VII sec. a.C.), l’insediamento etrusco di Poggio La Croce (VII-V sec. a. C.), l’insediamento etrusco-ellenistico di Ponterotto (IV-III sec. a.C.). Il paesaggio chiantigiano che si estende attraverso tali siti archeologici merita di essere conosciuto e valorizzato all’interno di un circuito turistico,….”
Questo “sito di significativo interesse archeologico” viene invece smantellato con successivo “progetto di rimozione” deliberato dalla medesima amministrazione comunale nell’agosto 2011 e diventa “…alcune pietre di origine etrusca” che “certo ambientalismo in cashmere” non vuol spostare rischiando di” bloccare un investimento di 30 milioni di euro di LAIKA” nelle parole della Presidente di Confindustria Toscana.
Abbiamo un’altra idea di quel che è uno sviluppo sostenibile del territorio toscano, e ci dispiace rilevare la miopia dell’Associazione Industriali (che in teoria rappresenta anche gli interessi del settore turistico) la quale vede nei beni culturali un semplice impiccio invece che una grande opportunità. Ma siamo ancor più dispiaciuti del vedere accodarsi a questa miope idea le rappresentanze sindacali di LAIKA, che in un loro comunicato attaccano movimenti ambientalisti e comitati locali.
Per dovere di verità, ci sentiamo di dover rispondere ad alcune affermazioni, senza nessuna intenzione polemica nei loro confronti in quanto riteniamo che una soluzione alle esigenze di ristrutturazione aziendale sia opportuna e necessaria e non vediamo alcuna contraddizione tra tutela del paesaggio e dei beni culturali e sviluppo delle attività economiche.
Il comunicato RSU dichiara che la richiesta di salvaguardia dell’area archeologica mette a rischio, un «investimento che potrebbe dare serenità a tutti i dipendenti Laika e creare opportunità di lavoro». La Rsu fa anche riferimento alla recente notizia secondo cui la famiglia Hymer, il gruppo tedesco di cui fa parte Laika, avrebbe deciso di riacquisire il controllo completo, acquistando le azioni sul mercato, per un totale di 38 milioni. Un segnale «inequivocabile circa la volontà del gruppo di investire in un progetto industriale concreto». E concludono: «Non possiamo permetterci altri ritardi a causa di comitati”.
Ci sembra necessario puntualizzare quanto segue:

  • Il 9 settembre 2002 il Consiglio di Amministrazione di Laika Caravans S.p.A. – da poco acquistata dalla tedesca HYMER AG – deliberava l’acquisto del terreno del Ponterotto per la somma di 3.5 milioni di euro. Il capannone appena finito di costruire alla Sambuca con variante del Comune di Tavarnelle (Laika 3) veniva messo in vendita per una cifra compresa fra i 12 e i 13 milioni di euro. Il consigliere delegato Heinrich Dumpe assicurava che il trasferimento nella nuova sede del Ponterotto sarebbe stato realizzato entro l’agosto del 2004. Solo uno dei consiglieri, il prof. Sergio Pivato della Bocconi, avanzava qualche dubbio sui rischi che l’operazione comportava e chiedeva se non fossero state previste alternative. I rischi non riguardano certamente l’eventuale presenza di comitati ambientalisti, ma la stessa complessità di un’operazione che trasforma un terreno agricolo in terreno industriale, al di fuori da qualsiasi strumento urbanistico.
  • E infatti per procedere ad una variante ad hoc bisogna aspettare il 2006, poi ci vogliono ancora due anni per approvare il progetto, poi ancora un anno per una variante: e arriviamo al 2009. Il progetto è stato fermo a causa delle procedure arzigogolate introdotte per “regolarizzare” l’uso di terreni agricoli acquistati in una zona del tutto inadatta a quello stabilimento procedure oltretutto onerose e complesse. Se davvero esisteva la URGENZA imprenditoriale di avere quelle volumetrie, le si poteva realizzare da anni in altre zone industriali già infrastrutturate presenti nel territorio (per esempio a Barberino o a Poggibonsi). Evidentemente al gruppo Hymer interessa più l’investimento immobiliare che non la produzione.
  • La Hymer ha chiesto una superficie di 32.000 mq che è più del doppio della superficie attualmente in produzione (senza contare le superfici esterne impermeabilizzate per fare parcheggi). Nei fatti LAIKA ha perso occupati passando da 250 dipendenti nel 2003 (il massimo decennale) a 189 nel 2010, ha perso produzione calando a 55 milioni di euro nel 2010 rispetto ai 71 del 2000. Il progetto esecutivo depositato in Comune prevede una terza parte circa del capannone attrezzata e per il resto una enorme superficie vuota (in attesa di vendita? Forse con la prospettiva di lucrarci come già fatto con il capannone Laika 3, mai entrato in produzione?) Non siamo noi ambientalisti a mettere in crisi LAIKA ma gli andamenti del mercato europeo e nordamericano, che hanno visto crollare la domanda. Il nuovo capannone non risponde a pressanti esigenze produttive visto che le stesse previsioni aziendali parlano per il 2011 di una crescita possibile del fatturato che non recupererà tutte le perdite di mercato del passato. Mettere in discussione volumetrie o profili o localizzazione dell’edificio non può quindi essere un tabù.
  • La Hymer aveva sovradimensionato anche il proprio stabilimento tedesco (investimento di 16 milioni di euro) trovandosi poi nel 2009 a far pagare ai lavoratori tedeschi il costo della crisi e dell’errore (600 posti di lavoro in meno) pur di mantenere comunque dividendi agli azionisti della Hymer (per l’80% di proprietà della famiglia Hymer). L’andamento decennale degli utili di esercizio dei bilanci LAIKA vede a parità di produzione incrementi o decrementi dell’ordine del 30%. Basti pensare che se nel 2001 con 42 milioni di valore produzione LAIKA realizza un utile di 711.000 di euro, mentre nel 2009 con 51 milioni di valore produzione ha avuto un disavanzo di esercizio di 3,5 milioni. Non capiamo quindi quale fiducia sia possibile avere in una operazione di rastrellamento azionario che sicuramente tutelerà ancor meglio gli interessi della proprietà ma che NON NECESSARIAMENTE si lega ad un rilancio produttivo, in quanto l’obbiettivo di ripartire dividendi è del tutto scollegato da quello di valorizzazione delle risorse produttive.
  • La Hymer ha licenziato in tutta Europa, ed ha addirittura smantellato nell’anno passato la HYMER FRANCE in Alsazia, il marchio ERIBA (fallimento dichiarato a marzo 2010, 190 dipendenti sul lastrico ”colpevoli” per la Hymer di comportamenti sindacali giudicati troppo conflittuali), a fronte di un calo globale della produzione di HYMER AG : da 26000 a 19000 autoveicoli a inizio 2010, perdite dichiarate di 40 milioni di euro. L’azienda LAIKA dimostra sicuramente un grande dinamismo: vediamo per esempio i finanziamenti pubblici che questa azienda sta rastrellando (750.000 euro solo di fondi strutturali per l’innovazione di prodotto), ma vediamo anche il rischio che HYMER cerchi di far pagare ai contribuenti italiani e ai lavoratori i costi di una ristrutturazione che viene dopo anni di utili e dividendi ripartiti fra gli azionisti. In tale contesto, l’operazione immobiliare a Ponterotto non ci sembra certo una partita dettata dall’urgenza di por fine a dieci anni di inutili attese per passare a una nuova stagione produttiva (il trasferimento dei reperti archeologici comporterà comunque altri due anni di lavori!), tantomeno ci pare corretto paragonarla con la costruzione della diga di Assuan come ha fatto la presidente di Confindustria toscana (dimenticando che quella era, per quanto controversa, una OPERA PUBBLICA) ; siamo piuttosto di fronte ad una scelta legata all’investimento sul MATTONE, alla RENDITA IMMOBILIARE, come, secondo i dati CGCIA di Mestre sull’uso dei finanziamenti all’impresa, continuano a fare aziende medie e grandi a scapito della innovazione e della produzione materiale.
  • Infine, non vediamo nel quadro sopra descritto come si giustifichi l’intervento con cospicue risorse del Comune di San Casciano (soldi di tutti i cittadini, in un momento di tagli ai servizi) per smantellare un sito archeologico di pubblico interesse, e non comprendiamo come il pur legittimo interesse economico di Hymer possa essere dichiarato automaticamente INTERESSE PUBBLICO: invitiamo su questo le rappresentanze sindacali, nel rispetto reciproco di divergenze di opinioni o vedute, a non prestarsi al gioco dell’impresa che mira a mettere in antagonismo il diritto al lavoro e i diritti del lavoro (imprescindibili) con la tutela dell’ambiente e del territorio, che costituisce salvaguardia di BENI COMUNI fondamento di una economia equa e SOSTENIBILE che è la sola prospettiva auspicabile per i nostri figli.
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