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Il paesaggio agricolo sardo in mano agli speculatori delle energie rinnovabili

Fonte: Salviamo il paesaggio

Sembra impossibile, ma ogni giorno che passa pare proprio che la produzione di energia da fonti rinnovabili sia l’alibi per massacrare il paesaggio agricolo sardo per fini puramente speculativi. Altro che ecologiche e utili, le energie rinnovabili stanno vampirizzando sempre più ambiente e fondi pubblici.
Come tutte le cose, dipende sempre da come si utilizzano.
Basti pensare che cosa sta accadendo da tempo nelle campagne di Vallermosa, piccolo centro agricolo del Cagliaritano. La Sardinia Green Island s.r.l., fra le varie società del Presidente della Confindustria della Sardegna meridionale Alberto Scanu, ha in progetto una centrale solare termodinamica, ma non intende minimamente svolgere alcun procedimento di valutazione dell’impatto sull’ambiente, in quanto afferma di aver presentato la richiesta di autorizzazione qualche giorno prima dell’emanazione della deliberazione della Giunta regionale che ha disposto la procedura di V.I.A. anche per gli impianti al di sotto della soglia di 50 MW di potenza. L’impianto in progetto a Vallermosa dichiara 49,9 MW di potenza.
Mille forme di pressione, fra cui un contenzioso giurisdizionale, coinvolgendo i dipendenti, in buona parte assorbiti da altre realtà industriali in crisi e attualmente in cassa integrazione e non reimpiegati in altre attività.
Non basta. Dopo dichiarazioni pubbliche in tal senso nei mesi scorsi da parte dell’Assessore regionale dell’industria Antonello Liori, comunque mai tradotte in fatti concreti, è stata addirittura presentata la proposta di legge regionale G. Diana (PD) – E. Tocco (PDL), approdata in aula nei giorni scorsi, ma poi congelata, per escludere dalle procedure di valutazione di impatto ambientale tutti quei progetti… che rientrano nelle caratteristiche di quello della Sardinia Green Island.
Una proposta di legge regionale ad impiantum, insomma.
In realtà, se approvata, condurrebbe dritti dritti a molto probabile impugnazione da parte del Governo nazionale davanti alla Corte costituzionale (l’ennesima) e all’apertura di una procedura di infrazione da parte dell’Unione europea, con tutte le conseguenze del caso.
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Dall’efficienza all’inefficienza energetica il passo è breve

Fonte: L’Astrolabio

Comunicato stampa di FIPER, Federazione Italiana Produttori di Energia da fonti Rinnovabili

Milano, 12 Aprile 2013.

Dopo il via libera dell’Antitrust europeo, lo scorso 28 marzo Enel Green Power ha siglato l’accordo definitivo per l’acquisizione del 50% di Powercrop, società dedicata alla riconversione energetica di alcuni terreni già destinati alla produzione di barbabietola da zucchero. Con questa acquisizione Enel Green Power parteciperà alla realizzazione di cinque nuovi impianti di produzione elettrica alimentati a biomassa con una capacità installata complessiva di 150 MW elettrici. I cinque progetti di riconversione riguardano gli stabilimenti di: Russi (RA) con una potenza di 31 MW, Macchiareddu (CA) da 50 MW, Castiglion Fiorentino (AR) da 19 MW, Fermo (FM) da 19 MW ed Avezzano (AQ) da 30 MW.
Da una valutazione tecnica di FIPER, questi impianti necessiteranno per il loro funzionamento di circa 2.250.000 tonnellate annue di biomassa legnosa al 55% di umidità (produzione stimata di 40 tonnellate per ettaro) corrispondenti a circa 56.250 ettari di terreni: come dire una fascia di terra larga 1.000 metri che colleghi Roma a Milano, circa 520 km, per fornire biocombustibile alle cinque centrali.
Forte la denuncia di FIPER che per bocca del suo presidente Walter Righini afferma: “Tecnicamente, con 2,5 kg di biomassa bruciata si produce un solo kWh elettrico e ben 4 kWh termici. La firma di questo accordo di fatto sancisce il trionfo dell’inefficienza energetica, visto che le cinque centrali produrranno solo elettricità dissipando nell’aria tutto il calore comunque prodotto per la generazione elettrica”.
Nonostante il decreto ministeriale 6 luglio 2012 favorisca la cogenerazione ad alto rendimento e l’impiego di sottoprodotti per la produzione di energia elettrica da biomasse, si assiste all’ennesima eccezione di trattamento, questa volta in favore dei cinque nuovi impianti di Enel Green Power.
I gestori di teleriscaldamento a biomassa associati alla FIPER non condividono la scelta di puntare su centrali di produzione elettrica alimentate a biomassa di grandi taglie per due fondamentali motivi: non sono sostenibili economicamente anche alla luce dell’attuale calo del prezzo dell’energia elettrica; creano distorsioni nel mercato di approvvigionamento della biomassa e non promuovono filiere virtuose per la messa in sicurezza del territorio. Viene dunque da domandarsi se, senza gli incentivi garantiti alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e senza il fattore moltiplicativo K =1,8 sui Certificati Verdi, queste centrali starebbero economicamente in piedi.
In conseguenza di ciò Fiper ha già segnalato dal febbraio 2012 all’Autorità Antitrust la posizione dominante, sul mercato di approvvigionamento del cippato, da parte delle centrali alimentate a biomassa produttrici di sola energia elettrica che beneficiano del coefficiente moltiplicativo K =1,8 sui certificati verdi e che quindi stanno creando una distorsione del valore del cippato a danno delle centrali di teleriscaldamento a biomassa legnosa che, nella maggioranza, producono energia termica e che hanno una potenza installata fra i 20 e i 30 MW.
“Il paradosso di questo tipo di grandi centrali elettriche alimentate a biomassa nasce anche dal fatto – aggiunge Righini – che,attualmente, la domanda di energia elettrica nazionale è in netto calo e dunque non si capisce la ragione di incentivare nuovi impianti di questo tipo, quando i cicli combinati già esistenti e realizzati non riescono a essere impiegati a pieno regime. Il tutto poi avviene con un aggravio di costi per l’economia e per le tasche degli italiani perché il costo delle incentivazioni che ricevono queste centrali grava sulla bolletta elettrica dei cittadini. Molti cittadini potrebbero invece risparmiare sul costo del riscaldamento domestico, allacciandosi a reti di teleriscaldamento a biomassa, se venisse emanato il decreto che favorisce la realizzazione delle reti di teleriscaldamento sul territorio nazionale. Ci sarebbero, secondo un nostro studio su scala nazionale, ben 801 comuni in Italia in grado di farlo”.
C’è poi da tener presente anche il problema delle migliaia di ettari di terreno necessari alla produzione di biomassa per alimentare queste mega centrali elettriche a biomassa, che potrebbero invece essere impiegati in coltivazioni food o altre attività agricole produttive. Fiper concorda con il monito lanciato recentemente a Torino dal presidente di Slow Food, Roberto Burdese, di garantire lo sfruttamento dei terreni innanzitutto per le colture edibili e le altre attività agricole (anche e soprattutto di eccellenza) e solo in maniera residuale per produzioni dedicate a fini energetici.
Conclude così il presidente Righini: “La rinnovabilità dell’energia prodotta dalle biomasse va vista in funzione della sostenibilità della filiera di approvvigionamento e della tecnologia impiegata nella trasformazione in energia: altrimenti di “green” c’è ben poco”.

Puglia, governo impugna legge sull’energia pulita

La giunta pugliese scivola su una legge di chiaro stampo elettoralistico.
Una legge regionale che offriva su un piatto d’argento quello che rimane del territorio pugliese alla lobby della green economy, altro che energia pulita…

Fonte: La gazzetta del Mezzogiorno
Di: Bepi Martellotta

Doveva essere la legge di riordino di un sistema produttivo, quello delle energie rinnovabili, che in Puglia negli ultimi anni ha avuto un boom senza precedenti, portando la regione al top delle classifiche nell’eco-compatibilità (ma anche aprendo il recinto alla criminalità). E invece, arriva la stangata dal governo sulle norme per la «regolazione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili», approvate lo scorso settembre dal consiglio regionale. Al voto sulla proposta di legge presentata dal consigliere Pd Gio vanni Epifani si arrivò dopo un andirivieni di mediazioni e negoziati e una cinquantina di emendamenti. La norma passò così al vaglio dell’Aula con l’astensione dell’opposizione e fu pubblicata sul Burp il 24 settembre.
Ieri l’impugnazione di Palazzo Chigi, in quanto conterrebbe «disposizioni che contrastano con l’art. 117 della Costituzione». Nel mirino, in particolare, le misure compensative a favore dei Comuni per l’autorizzazione, annessa alla Via: di fatto, secondo il governo, la sede titolata a stabilire queste misure è la Conferenza dei servizi, cui partecipano anche i Comuni che – in quanto beneficiari – verrebbe invece esclusi dalla legge regionale.
All’indice anche le procedure semplificate per gli impianti con potenza sino a 1 Megawatt, visto che – ricorda il governo – la legge statale prevede il passaggio dell’Autorizzazioni unica per tutti quelli sino a 100 kilowatt. Altolà alle procedure snelle previste anche per l’abilitazione alle infrastrutture annesse (elettrodotti e cabine) così come per i consorzi autorizzati allo smaltimento, recupero e riciclaggio degli impianti. Bocciati, infine, i poteri assegnati alla giunta di stabilire oneri finanziari e garanzie per gli impianti. Silenzio dal Pd, che aveva esaltato la legge e che ora, per bocca del proponente Epifani, parla di «obiezioni infondate e legate ad una cattiva interpretazione».
Dura l’opposizione. «Le numerose censure – dice Rocco Palese (Pdl) – confermano i nostri dubbi. Nelle rinnovabili torneremo ad avere una giungla senza regole e certezze né per coloro che investono né per i territori». «Non è più rinviabile l’istituzione nella Regione di un Ufficio Legislativo adeguato – dice Euprepio Curto (Fli), che con l’Udc aveva proposto l’anagrafe degli impianti – visto che la maggioranza approva ddl contenenti tutto e il contrario di tutto».

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