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“Impianti a terra. Più rigore per i pannelli solari”

Fonte: Il Tirreno 24 febbraio 2012
Di Mario Lancisi

Impianti a terra
Più rigore per i pannelli solari
Le prevede una direttiva della Regione per le zone di pregio

L’ultimo caso viene da Siena, dove nel regno delle Crete senesi i monaci dell’abbazia di Monte Oliveto Maggiore, nel comune di Asciano, hanno presentato un progetto per un impianto fotovoltaico in grado di produrre 199 kw di energia elettrica, che verrà costruito in un terreno di 4500 metri quadrati della loro azienda (850 ettari coltivati a farro, ceci, vini e olio).
L’azienda dei monaci si trova 
dentro l’area delle Crete vincolata paesaggisticamente dal Codice Urbani, ma il terreno dove dovrebbero essere installati i pannelli si trova ad una manciata di metri. Il dilemma è questo: si può a pochi metri da una zona di pregio installare il fotovoltaico?
Il dilemma, spiega l’assessore all’urbanistica Anna Marson, riguarda molte zone della Toscana. Dove il confine tra il pregio e il quasi pregio è labile. Per questo la Marson ha fatto approvare in giunta una direttiva che stabilisce i criteri per l’impianto di pannelli solari a terra. E come si dovranno mitigare i possibili impatti sull’ambiente e sul paesaggio che questi possono provocare.
Quattro i cardini su cui ruota la proposta: minor consumo di territorio, riutilizzo di aree degradate, progetti “ad hoc” in base alla specificità dell’area in cui l’intervento viene realizzato, e innovazione.
«Ogni progettazione dovrà partire dall’analisi del rapporto tra l’impianto e la preesistenza dei luoghi. E poi dovrà tener conto di una serie di criteri che riguardano aspetti quali la localizzazione, le condizioni di interferenza nei coni visivi, le modalità di recinzione, quelle per i sistemi di sicurezza, e soprattutto le caratteristiche con cui si dovranno costruire gli impianti e la viabilità di accesso», spiega l’assessore Marson.
Regole alle quali dovranno sottostare anche i monaci di Monte Oliveto. Che alle regole sono abituati da secoli…
(M.L)

Risposta al prof. Focardi sugli impianti fotovoltaici nelle Crete Senesi

Pubblichiamo l’articolo di risposta al prof. Focardi dell’Università di Siena (pubblicato il 15 gennaio) in cui si avallava ‘senza se e senza ma’ il grande impianto fotovoltaico sulle crete senesi.

Fonte: Corriere di Siena 20-1-2011
Di Mariarita Signorini – responsabile comunicazione Italia Nostra Toscana, membro della Giunta e del gruppo di lavoro energia del Consiglio nazionale d’Italia Nostra

Sorprende che il Professor Focardi al fine di promuovere, giustamente, un minor uso del petrolio e del carbone dimentichi completamente la risorsa principale che è a nostra disposizione per intervenire su questa problematica: il risparmio e l´efficienza energetica.
La tecnologia fotovoltaica oggi esistente, sebbene sia più efficiente del passato, deve ancora fare molti passi avanti per diventare una vera alternativa al petrolio, lo stesso dicasi per l´eolico industriale. Ci vuole ancora tanta ricerca perché l´efficienza dei pannelli fotovoltaici è ancora troppo bassa, non più del 12% (solo il 12% dell´energia solare che colpisce un pannello fotovoltaico diventa energia elettrica).
Allo stato attuale eolico e fotovoltaico possono coprire solo una piccola parte dei consumi energetici. Per esempio nel 2010 il fotovoltaico, sebbene abbia consumato migliaia di ettari di terreni agricoli ha prodotto solo lo 0,6% dell´energia elettrica usata in Italia.
Il professor Focardi non prende in considerazione la risorsa territorio, la terra, e fa male. Perché la terra, sia essa naturale o agricola, serve per produrre il cibo che mangiamo ed è il substrato su cui poggia le sue basi la Natura. Senza terra, vivremmo in un mondo morto, artificiale.
Quindi bisogna dire sì al fotovoltaico, ma solo sulle migliaia di ettari di tetti di capannoni e case che ricoprono l´Italia e agire con la massima cautela riguardo agli impianti fotovoltaici a terra che dovrebbero essere realizzati su terreni di scarsissimo valore naturale, agricolo e paesaggistico (cave esaurite per esempio) e non certo su buona terra agricola, in aree di pregio dal punto di vista paesaggistico.
In effetti per quanto riguarda il risparmio di CO2 risulterebbe che un impianto del tipo che si vorrebbe impiantare sulle Crete senesi, in zona di assoluto pregio, sarebbe talmente irrilevante a livello locale e globale da non giustificare nella maniera più assoluta un impatto di tale entità in un territorio che è fonte incontrovertibile di ricchezza per il nostro Paese e per la Toscana in particolare. Basti pensare al settore dell’agriturismo del turismo culturale e al valore dei prodotti DOC e Dop correlati alla qualità e alla conservazione del paesaggio da cui provengono.

Per approfondimenti:

E Firenzuola si ribella al grande parco eolico

Fonte: La Nazione – Firenze, 13/01/2012
Di Paolo Guidotti

Cittadini in assemblea per dire no al progetto di “mulini” da installare sull’Appennino

Altri quattordici “mulini” sui crinali toscani dell’Appennino, per produrre 20 GWh/anno di energia elettrica, ovvero una quantità sufficiente per dare elettricità a una città di 20 mila persone. La proposta viene dall’AGSM di Verona, società interamente pubblica di proprietà del comune scaligero, ed è stata presentata mercoledì sera nella piccola frazione di Bruscoli, nel comune di Firenzuola, dove il progetto prevede la realizzazione dell’impianto, con un investimento di circa 17 milioni di euro. Assemblea pubblica infuocata, con la frazione tutta schierata a dire no all’installazione degli aerogeneratori alti più di cento metri. E, come spesso accade in assemblee del genere, è stato un dialogo tra sordi, con i tecnici veronesi da una parte a tentare di spiegare la sostenibilità dell’intervento a «La Faggeta» e il suo alto valore ecologico (1750 tonnellate di petrolio risparmiate e 10 mila tonnellate di Co2 evitate ogni anno), e con i firenzuolini dall’altra a ribadire la loro netta contrarietà, uniti nell’occasione ai vicini bolognesi, visto che le pale gireranno proprio al confine tra le due regioni. Una fitta serie di motivazioni, elencate puntigliosamente dal presidente del comitato Angelo Farneti, che vanno dall’impatto paesaggistico a quello sull’avifauna, dai danni provocati dall’apertura di strade sui crinali, con il relativo rischio idrogeologico, ai timori per gli infrasuoni.
E’ stato chiesto anche se le misurazioni hanno rilevato una presenza sufficiente di vento, ma su questo l’AGSM ha rifiutato di fornire dati, «per non avvantaggiare la concorrenza». Rendendo però noto che l’investimento, pari a 16-17 milioni di euro, potrebbe essere recuperato solo dopo 12-13 anni, per un impianto che avrebbe una vita ventennale. La partita decisiva hanno riconosciuto gli anti-eolico in assemblea si giocherà comunque con la Regione Toscana. Sarà l’ente guidato da Enrico Rossi a dover dare il via libera. E negli ultimi mesi il vento, per il grande eolico in Toscana, sembra cambiato. Firenzuola ne sa qualcosa: dopo il via libera al parco eolico di Carpinaccio, composto da 17 aerogeneratori e che entrerà in funzione entro la fine dell’anno, altri due progetti sono stati di recente bocciati: quello della Faggiola, 9 grandi “mulini” da 2 Mgw, e quello di Pascoli-Raticosa, mentre altri due sono sotto esame regionale: l’impianto di Piancaldoli, 24 aerogeneratori e questo di Faggeta-Bruscoli. Il sindaco Claudio Scarpelli per adeso non si sbilancia: «Di principio siamo favorevoli all’energia eolica. Ma la valutazione deve essere fatta caso per caso, con la massima attenzione per paesaggio e salute. E sulla salute non si può certo contrattare»

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