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Parco eolico di Buddusò e Alà dei Sardi: uno scempio

Uno dei più grandi scempi ambientali e paesaggistici italiani. La mega centrale eolica ad Alà dei Sardi in Sardegna. Queste attività invece di essere finanziate con incentivi pubblici dovrebbero essere rese illegali. Questo “parco” è un fulgido esempio di devastazione ambientale e un monito a fermare una volta per tutte queste speculazioni.

Le parole di chi ha realizzato il servizio fotografico:
“Sono sempre stato favorevole alle energie alternative, soprattutto a quella prodotta dal vento, ma dopo aver sorvolato il Parco eolico di Buddusò e Alà dei Sardi ho cominciato ad avere dei dubbi.
Ho fatto allora una piccola ricerca sul web e questi dubbi si sono rafforzati. Nella scheda di presentazione del Parco sul sito della “Falk Renewables” proprietaria dell’impianto, si parla di “modesto impatto ambientale”, la cosa, e lo potete vedere dalle immagini che ho scattato dall’aereo e da quelle satellitari catturate grazie a Google maps, è completamente falsa. Per installare le 69 turbine è stato sconvolto dai bulldozer un intero altopiano. La società costruttrice si vanta di aver realizzato il più grande parco eolico d’Italia e uno fra i maggiori d’Europa, direi invece che è stato realizzato il più grande scempio del paesaggio d’Italia e d’Europa.
Mi piacerebbe sapere se la Regione Sardegna che nel 2004, alla presentazione del progetto, aveva espresso parere positivo sulla VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) ha poi fatto i doverosi controlli o se invece, nel caso più benevolo, la Regione ha soltanto un diverso concetto di impatto ambientale.
Come diceva il mugnaio di Potsdam: “ci sarà pure un giudice a Berlino”. Lo spero anch’io.”

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Green economy?

Fonte: Domenico Finiguerra

La battaglia contro il consumo di territorio e la lotta per la tutela del paesaggio non devono fare i conti solo con gru, cemento e betoniere.
La copertura di colline meravigliose e di fertili pianure con lenzuolate di silicio e la violenza a splendidi crinali ventosi con imponenti torri eoliche sono ancora più insidiose, perché vendute all’opinione pubblica come interventi virtuosi.
Nella maggior parte dei casi, invece, sono puro business.
Stop al Consumo di Territorio nel 2011 lanciava l’allarme e proponeva una vera e propria campagna “Sì al fotovoltaico, ma non su terreni liberi”denunciando gli effetti perversi negli incentivi ai grandi impianti per la produzione di energie alternative.
Oggi sono decine i comitati in tutto il paese che lottano contro la contraddizione: “produciamo energia pulita ma intanto deturpiamo il paesaggio e occupiamo terreni fertili”. Dal Salento al Piemonte, dal Molise alle Marche, dalla Campania alla Basilicata, dalle coste Sarde a quelle Siciliane.
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