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Accordo Regione-Rete Geotermica: domani la firma a Firenze

L’incubo continua….! Ma cosa vogliono fare della nostra splendida regione?

Fonte: Qui Siena

Il protocollo verrà firmato domani alle 13 in Palazzo Strozzi

Firenze – Favorire uno sviluppo sostenibile dei territori, diversificando le modalità di valorizzazione della geotermia, e ridurre al massimo gli effetti cumulativi degli impatti ambientali.Tutto questo grazie al coordinamento dei titolari di permessi di ricerca in materia geotermica.
E’ l’obiettivo del protocollo d’intesa che verrà firmato domani da Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, e da Gianni Gori, presidente di Rete Geotermica (RG), il network di imprese che si è costituito nell’ottobre scorso e di cui fanno parte molti degli operatori attualmente titolari di permessi di ricerca in Toscana e i soggetti industriali della filiera della geotermia. La firma è prevista per le ore 13.00 presso Palazzo Strozzi Sacrati,piazza Duomo 10.

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Tav, il funzionario scomodo: “Sostituzione immotivata, lascio per spirito di servizio”

Fonte: Firenze Today

L’architetto Zita, forte di pareri tecnici precisi, era contrario al desiderio di Italferr e consorzio Nodavia di far passare le terre di scavo del tunnel come sottoprodotti edili

“Un altro funzionario, Fabio Zita, ha invece il torto di anteporre gli interessi dello Stato a quelli della Lorenzetti e ostacola l’appalto: viene riempito di insulti da un sodale della presidente e, quel che è peggio, rimosso dall’incarico per ordine del governatore della Toscana, Rossi, anche lui democratico di rito dalemian-bersaniano”. Così Massimo Gramellini su La Stampa. Non c’è che dire, il caso Tav-Lorenzetti ha fatto il giro d’Italia. Ed ha tirato con sé anche un pezzo di Regione. Compreso il Governatore della Toscana, Enrico Rossi, che avrebbe firmato la sostituzione, nel luglio del 2012, dell’architetto Fabio Zita da capo dell’ufficio Via.
LA VERITA’ DI ZITA – “La sostituzione da responsabile dell’ufficio Via della Regione Toscana fu immotivata e lesiva della mia professionalità; scrissi al mio dirigente che accettavo la decisione dei vertici regionali solo per spirito di servizio”: così, ieri, il dirigente, ha ricostruito con l’ANSA la sostituzione subita nel luglio 2012. E’ lui quello che Maria Rita Lorenzetti definisce ”stronzo” e ”terrorista”. Vicenda che secondo l’inchiesta della procura di Firenze e le valutazioni del gip, giudice Pezzuti, avvenne per pressioni della ‘squadra’ della presidente di Italferr Maria Rita Lorenzetti sulla Regione Toscana. Non solo: ma, annota il gip, il nuovo dirigente dell’ufficio sarebbe stato ”calato dall’alto” con ”nomina prima di una plausibile ragione tecnica” tanto che lo stesso dirigente avrebbe ammesso di non essersi mai occupato di impatto ambientale e ancora meno di rifiuti.
Tra i progetti, l’ufficio Via, si stava occupando di rilasciare un parere sui lavori per il tunnel Tav di Firenze e l’architetto Zita, forte di pareri tecnici precisi, era contrario al desiderio di Italferr e consorzio Nodavia di far passare le terre di scavo del tunnel come sottoprodotti edili, anziché di considerarli rifiuti essendo una miscela semifluida di terra e additivi chimici come la bentonite. Nell’estate 2012 ”mi convocò il dirigente Barretta e mi disse che era opportuno che mi dedicassi ad un’altra esperienza lavorativa – racconta oggi Zita -. Gli dissi che non gradivo questa impostazione e poi scrissi una lettera di due pagine a lui e alla direzione del personale della Regione” esprimendo ”una serie di eccezioni” quindi ”venni trasferito a responsabile del Piano paesaggistico regionale”. Il 3 luglio 2012 Zita era fuori dall’ufficio Via della Toscana ”dopo avervi lavorato 18 anni come dirigente avendo vinto un concorso – ricorda l’architetto – Ho valutato 950 progetti, solo meno del 10 per cento hanno avuto parere negativo. Non ho mai perso un contenzioso, mi sono occupato di due leggi regionali”.
E le pressioni sul parere sulle terre di scavo? ‘‘Mi volevano prendere per stanchezza: arrivavano continuamente richieste di relazioni esplicative, di promemoria e altri documenti, che mettevano in difficoltà l’ufficio, tuttavia coi miei collaboratori rispondevamo a tutto”, dice Zita. ”Diciamo che ero molto attenzionato, ci venivano chiesti continui approfondimenti”. ”Il parere sulla Via si esprime è frutto del lavoro di tanti soggetti, è parere interdisciplinare” che dice se ci sono le condizioni per la compatibilità ambientale di un’opera. ”Inoltre una volta al mese venivano fatti briefing con il dirigente e con gli assessori competenti di volta in volta in cui sintetizzavo le criticità dei singoli progetti”. Per altri progetti, tra cui l’eolico nel Pisano, che l’ufficio Via doveva valutare nel periodo 2008-2009, la famiglia di Zita ha ricevuto minacce di morte e su questo è stata riaperta un’inchiesta specifica della procura di Firenze. ”Ma continuo a lavorare con lo stesso spirito di servizio – dice Zita – Sono amareggiato ma non sorpreso. Da 30 anni a ora la situazione è molto peggiorata. Ora non ho fiducia in questa politica, in questa pubblica amministrazione per come è organizzata e per chi ci sta intorno: ci sono interessi e appetiti troppo grandi, è lo specchio dei tempi”.
ROSSI – Così ieri Zita, così questa mattina Gramellini sulla Stampa. Ed in mattinata Rossi, chiamato in causa, ha dato la sua lettura dei fatti: “Il dirigente regionale Fabio Zita “è stato sostituito per motivi organizzativi”. “Io – ha continuato – nomino i direttori generali e loro, in modo autonomo, determinano chi mettere in un posto invece di un altro. Zita non è stato rimosso ma posto in un altro settore”.

Rassegna stampa inchiesta Tav

Fonte: La Repubblica Firenze 19/9/2013
Di: Simona Poli, Franca Selvatici

Inchiesta Tav, Rossi sentito in procura
I pm convocano lui e il direttore Barretta come persone
informate sui fatti
IL PRESIDENTE Pd della Toscana Enrico Rossi e il direttore generale della Regione Antonio Barretta sono stati sentiti martedì in procura come persone informate sui fatti nell’ambito dell’inchiesta sul passante dell’alta velocità ferroviaria di Firenze. A quanto risulta, i pm Giulio Monferini e Gianni Tei hanno chiesto loro chiarimenti sui rapporti con Italferr, la società del Gruppo Ferrovie guidata fino a ieri da Maria Rita Lorenzetti, ex presidente Pd della Regione Umbria da lunedì agli arresti per associazione a delinquere e corruzione, e con Nodavia, la società controllata da Coopsette che deve realizzare il nodo dell’alta velocità di Firenze.

Dalle indagini del Ros Carabinieri risultano interventi e pressioni di Italferr sulla Regione, in particolare della presidente Lorenzetti su Barretta, per sollecitare un cambio di rotta nella qualificazione delle terre e rocce di risulta degli scavi della fresa Monna Lisa e consentirne il trasferimento a Cavriglia e l’utilizzo per realizzare un parco giochi. Le pressioni, secondo i magistrati, sarebbero state tali e tante da costare il posto al dirigente dell’ufficio Valutazione impatto ambientale Fabio Zita, colpevole ai loro occhi di aver classificato come rifiuti gli scarti degli scavi del tunnel (come tali inutilizzabili a Cavriglia), e per questo insultato pesantemente dai vertici di Italferr e di Nodavia e da loro definito di volta in volta “terrorista, mascalzone, bastardo, stronzo e coglione”.

«Nessun legame fra la destinazione ad altro incarico di Zita e le sue valutazioni sulle terre di scavo ». Questa la posizione ufficiale della Regione. E questo ha ripetuto Rossi ai magistrati, spiegando che non è lui a decidere gli spostamenti da ufficio ad ufficio, che questo è un compito dei dirigenti. Non è stata sentita invece l’assessore all’Ambiente Bramerini, che era stata ascoltata a febbraio in procura sempre in merito al trasferimento di Zita e al ritiro a lei della delega alla Valutazione d’impatto ambientale che Rossi ha avocato a sé, due decisioni di cui l’assessore si è detta stupita e di cui le sfuggivano le ragioni. «Nessun legame», ripete la Regione, «tra il caso Zita e la vicenda della classificazione dei materiali di scavo». Ma qualcosa stride. Il 27 giugno 2012 l’ingegner Valerio Lombardi di Italferr informa la presidente Lorenzetti che Zita è stato sostituito e che all’assessore Annarita Bramerini è stata tolta la delega sulle valutazioni ambientali. Ma la proposta di trasferimento di Zita al settore Tutela del paesaggio è del giorno successivo, 28 giugno 2012. Il direttore generale delle politiche territoriali Riccardo Baracco scrive al direttore generale della Presidenza Barretta per informarlo che l’avviso di mobilità interna per la nomina di un responsabile della Tutela del paesaggio, in scadenza proprio il 28 giugno, è “purtroppo andato deserto”, e per pregarlo di “valutare la possibilità di un trasferimento dell’architetto Zita”, ritenuto il più competente per tale incarico. Barretta risponde lo stesso giorno dichiarando la sua “piena comprensione” per l’esito negativo dell’avviso di mobilità interno.
Proprio per far fronte a tali difficoltà — scrive — “ed anche se ciò a sua volta mi creerà indubbi problemi nella copertura del settore Valutazione di impatto ambientale che conseguentemente si renderà vacante, ti do la mia disponibilità al trasferimento dell’architetto Fabio Zita presso codesta Direzione”. Il trasferimento diventa esecutivo soltanto il 2 luglio, con l’ordine di servizio del direttore generale dell’organizzazione Carla Donati. Ma già una settimana prima in Italferr tripudiavano per la rimozione del funzionario scomodo. Chi li aveva informati?
Il Pdl e Fratelli d’Italia chiedono a Rossi di chiarire nell’aula del consiglio regionale la sua versione dei fatti. «In certi casi», fa notare Giovanni Donzelli, «è più semplice scusarsi, ammettere superficialità e buona fede piuttosto che arrampicarsi sugli specchi inciampando in palesi contraddizioni. Perché altrimenti si rischia solo di alimentare dubbi sulla propria correttezza ». Solo il segretario regionale dei Socialisti Pieraldo Ciucchi mette in guardia da “derive populiste”: «Vogliamo sia fatta piena luce dalla magistratura», dice, «ma anche che procedano speditamente le opere indispensabili per la Toscana».

Fonte: La Nazione Firenze 19/9/2013
Di: Gigi Paoli

«Interrogato» il presidente Enrico Rossi Zita rimosso,
il caso scuote la Regione

Il governatore ascoltato dai pm come persona infornata sui fatti
IL GOVERNATORE della Toscana Enrico Rossi e il direttore generale della Regione Antonio Barretta sono stati ascoltati in procura come persone informate sui fatti nell’ambito dell’inchiesta sui lavori per l’Alta velocità. Rossi è stato convocato due giorni fa dai pubblici ministeri Giulio Monferini e Gianni Tei, che coordinano l’inchiesta condotta dai carabinieri del Ros e che ha portato agli arresti domiciliare, nei giorni scorsi, di sei persone fra le quali l’ex governatore dell’Umbria ed ex presidente di Italferr, Maria Rita Lorenzetti.
AL PRESIDENTE Rossi e al suo direttore generale, gli inquirenti hanno chiesto conto di quanto emerso dalle indagini e dalle intercettazioni: e cioè di quel «gioco di squadra» che, all’ombra di quei cantieri, si muoveva in un vasto giro di manager pubblici, imprenditori, tecnici e progettisti che la Lorenzetti, secondo l’accusa, poteva influenzare. Tra gli obiettivi della “squadra” a Firenze c’era quello dell’ottenimento di un decreto che mutasse la qualifica giuridica delle terre di scavo da rifiuti, da smaltire in discariche apposite, a “sottoprodotti” da poter trattare come normali inerti.
Quel decreto interministeriale – il 161 del 2012 – arrivò prevedendo un differente criterio di classificazione delle terre di scavo, non più definite come “rifiuti”, bensì come “sottoprodotto” riutilizzabile a seguito di autorizzazione ministeriale’. A questa impostazione, recepita dalla Regione, si oppose con tutte le sue forze l’architetto Fabio Zita, responsabile dell’ufficio Via (Valutazione impatto ambientale) della Regione che venne rimosso dal suo incarico.
NELL’ESTATE 2012, racconta oggi Zita, «mi convocò il dirigente Barretta e mi disse che era opportuno che mi dedicassi a un’altra esperienza lavorativa. Gli dissi che non gradivo questa impostazione ma venni trasferito a responsabile del Piano paesaggistico regionale». E’ lui quello che Maria Rita Lorenzetti definisce «stronzo» e «terrorista» E’ tutto questo che fa scrivere al gip Pezzuti come «la vicenda della rimozione dell’architetto Zita sia stata concordata su richieste e pressioni della Lorenzetti e con decisione personalmente assunta dal presidente della Regione Toscana, il quale, indipendentemente dalla buona fede nell’assumere tale decisione in vista della rapida evoluzione autorizzativa del procedimento istruttutio di Valutazione impatto ambientale, ha di fatto consentito all’associazione criminale di escludere un funzionario pubblico scomodo».
IN DUE testimonianze blindate, Rossi e Barretta hanno ribadito la buona fede delle loro scelte, sottolineando come lo spostamento fosse causato anche da conflittualità nell’ufficio. «Io nomino i direttori generali – ha dichiarato Rossi – e loro, in modo autonomo, determinano chi mettere in un posto. Zita non è stato rimosso ma posto in un altro settore». Nelle prossime ore, in procura, sono comunque attese altre testimonianze ‘eccellenti’.
Fonte: La Nazione Firenze
Via agli interrogatori Lorenzetti martedì dal gip Pezzuti
E’ STATO fissato per martedì prossimo alle 15 davanti al giudice per le indagini preliminari Angelo Antonio Pezzuti l’interrogatorio di garanzia per l’ex presidente di Italferr ed ex governatore umbro Maria Rita Lorenzetti (nella foto) agli arresti domiciliari per l’indagine sui lavori della Tav. La Lorenzetti ha già annunciato di volere rispondere alle domande del giudice.
Il gip ha programmato anche altri interrogatori di garanzia: domattina toccherà a Valerio Lombardi, tecnico di Italferr, mentre lunedì alle 12.30 sarà la volta del presidente di Nodavia Furio Saraceno.

Tav: rassegna stampa su Zita, Bellomo e Lorenzetti

“Perché fu rimosso il dirigente? dubbi sulla decisione Rossi
Per la Regione Toscana era l’architetto Zita, capo dell’ufficio Valutazioni d’impatto ambientale, ad occuparsi della classificazione dei rifiuti della fresa Monna Lisa. E il presidente stabilì di rimuoverlo dall’incarico
Nell’ordinanza di custodia cautelare del giudice del tribunale di Firenze Angelo Antonio Pezzuti compare anche il nome di Enrico Rossi. Di lui si parla in merito alla rimozione dall’incarico del dirigente dell’ufficio Valutazioni d’impatto ambientale Fabio Zita, che si occupava della vicenda dei materiali di risulta degli scavi dell’Alta velocità.
“Sono stati svolti numerosi accertamenti”, scrive il giudice, “per chiarire la capacità di influenzare e determinare le scelte della pubblica amministrazione, con particolare riferimento al mutato orientamento della Regione Toscana in merito alla declassificazione dei rifiuti della fresa in terra e rocce, con rimozione dall’incarico dell’architetto Zita”.
Il quale, sentito dal pm il 19 gennaio scorso, “ha chiaramente manifestato il suo stupore e amarezza nell’avere subìto tale rimozione e non è stato in grado di spiegarme la ragione…”
Anche l’assessore all’Ambiente Anna Rita Bramerini viene chiamata a chiarire la vicenda, due giorni dopo Zita. “Bramerini ha confermato che la determinazione, che peraltro ha sorpreso anche lei, di rimuovere Zita e di togliere a lei la delega alla Valutazione d’impatto ambientale, era direttamente riferibile a Rossi, motivata in termini generici con la necessità di accelerare le pratiche”.
Sentita pure la nuova dirigente Garvin, che per sua stessa ammissione riconosce di non aver nessuna competenza in materia di impatto ambientale e rifiuti. “Richiesta di specificare le problematiche tecniche”, scrive il giudice, “Garvin ha dato risposte generiche rinviando alle competenze tecniche di altri soggetti e lasciando intendere di avere assunto certe determinazioni in modo acritico e formale”.
Dalla perquisizione svolta nell’ufficio della garvin “emerge chiaramente che la stessa prende direttive e ordini direttamente dal direttore generale della Regione Barretta che, come si è già ampiamente illustrato nella richiesta di misura cautelare, è in stretto contatto con i membri dell’associazione Lombardi, Lorenzetti e Casale, di cui subisce le pressioni”.
Più avanti si legge che Ferro e Lombardi di Italferr “venivano ricevuti dalla Garvin in riunioni riservate presso il suo ufficio in Regione”.
Dalle conversazioni intercettate sull’utenza del dipendnete della Regione Siro Corezzi, in aspettativa e in servizio all’ufficio Via del ministero dell’Ambiente, si comprende, spiega il giudice, “come la vicenda della rimozione di Zita sia stata concordata su richieste e pressioni della Lorenzetti e con decisione personalmente assunta dal presidente della Regione Toscana, il quale, indipendentemente dalla buona fede nell’assumere tale decisione in vista della rapida evoluzione autorizzativa del procedimento istruttorio di Via, ha di fatto consentito all’associazione criminale di escludere un funzionario pubblico scomodo, che poteva porre come sicuramente avrebbe posto questioni di merito e di sostanza in tema di tutela ambientale”.

Fonte: AGI

L’arresto di Maria Rita Lorenzetti “è una brutta cosa. Io non so di più di quanto ho letto sui giornali”. Così Pierluigi Bersani sull’arresto dell’ex presidente della regione Umbria Maria Rita Lorenzetti per questioni legate alla Tav. Bersani ha ribadito “fiducia nella magistratura, faccia il suo lavoro”. “Per come conosco la Lorenzetti – ha detto ancora – è abbastanza sorprendente. Vedremo cosa verrà fuori – ha concluso – ma la magistratura faccia il suo lavoro e la politica il suo”.

Fonte: ANSA

Gualtiero detto Walter Bellomo, il geologo siciliano arrestato stamani ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sul nodo Tav di Firenze, nel ‘gioco di squadra’ che faceva capo all’ex presidente dell’Umbria, Maria Rita Lorenzetti, avrebbe ricevuto come favori più incarichi per l’esecuzione di lavori ferroviari sulla tratta Cefalù-Castelbuono; un incarico di consulente ambientale da parte di Coopsette per la costruzione della nuova tangenziale esterna est di Milano; la riconferma a membro della commissione Via; l’interessamento per l’assunzione di una parente ad un supermercato della Coop CentroItalia di Perugia. Favori, scrive il gip Angelo Pezzuti, che Bellomo avrebbe ricevuto ”come contropartita per l’apporto fornito per l’ approvazione del Put (piano di utilizzo delle terre, ndr) per i lavori Tav a Firenze e delle varianti all’autorizzazione paesaggistica da parte della commissione Via presso il ministero dell’Ambiente, nonchè per il rapido e positivo esame da parte del gruppo istruttore Via del progetto per la realizzazione dell’autostrada Cispadana appaltata ad un’Ati partecipata da Coopsette”

Fonte: ANSA

Tav: Walter Bellomo, una vita nel Pci-Pds e ora in Pd
Geologo arrestato, aspirava a scranno per lui solo consulenze

Camicia bianca e solito look con barba e occhialini da intellettuale, Walter Bellomo, arrestato stamani nell’ambito dell’inchiesta sulla Tav di Firenze per presunti illeciti commessi come membro della commissione Via del ministero per l’Ambiente, solo ieri sedeva tra le prime file di una iniziativa politica a Palermo a sostegno di Gianni Cuperlo, candidato alla segreteria nazionale del Pd, anche se tra i democratici viene collocato in area renziana. Da anni impegnato in politica, Bellomo ha fatto parte del Pci e poi delle sue diramazioni. Il picco della carriera lo raggiunge nel 1996, quando viene eletto segretario cittadino del Pds, a Palermo. Da allora pero’ il suo percorso nel partito e’ stato difficile: torno’ alla ribalta qualche anno dopo, mettendosi a capo dell’area sinistra ecologista del partito, senza troppo successo, e cercando gloria schierandosi a fianco di alcuni big del Pds-Ds. Non è mai riuscito a strappare una candidatura nè all’Assemblea regionale nè in Parlamento, per lui solo consulenze, ottenute grazie al partito e alla sua professione di geologo.

Fonte: ANSA

Ex presidente Umbria, ‘Poveraccio, lui non c’entra un c…!’

L’inserimento del marito, architetto Domenico Pasquale, negli appalti post-terremoto in Emilia Romagna, sarebbe uno dei favori ricevuti dall’ex presidente dell’Umbria, Maria Rita Lorenzetti, nel ‘gioco di squadra’ contestato a 11 indagati dell’inchiesta Tav di Firenze dal gip Angelo Pezzuti, che ha disposto sei ordinanze agli arresti domiciliari e cinque misure interdittive dai rispettivi uffici per altrettanti indagati. ‘Poveraccio, il marito mio, a questo punto mi tocca fargli un monumento… non c’entra un cazzo! Non e’ vero niente”’, diceva Maria Rita Lorenzetti in un’intercettazione telefonica collezionata dal Ros dei carabinieri dopo che erano uscite le prime indiscrezioni su questo scambio di favori oggi chiosato dal gip Pezzuti nell’ordinanza. ”L’unica cosa – proseguiva al telefono con un interlocutore – che lui c’ha e’ che lui ha vinto una gara della Regione Emilia per una scuola del comune di Novi… che non gli ha portato nessuno… se non il
fatto che hanno fatto bene l’offerta”. ”Si dice – continuava Lorenzetti -: ‘pretendeva incarichi per il marito’… ma di che cazzo parlano!”. Invece, secondo il gip Pezzuti, Maria Rita Lorenzetti, da oggi agli arresti domiciliari, avrebbe avuto l’incarico per il marito avendo messo a disposizione dell’associazione a delinquere la propria rete di relazioni personali e politiche ”per consentire, in particolare tramite il membro della commissione Via al ministero dell’Ambiente Walter Bellomo (arrestato anche lui oggi), l’approvazione del piano di utilizzo delle terre di scavo per i lavori Tav di Firenze” e per avere ”tramite Sandro Coletta e Piero Calandra, l’emissione di un parere interpretativo da parte dell’Autorita’ di vigilanza per i contratti pubblici che avrebbe consentito l’avvio di un accordo bonario per la valutazione di riserve presentate da Nodavia per i lavori Tav di Firenze per un importo di circa 250 milioni di euro”.

Fonte: ANSA
Di: Michele Giuntini

Tav – Firenze, 6 a domiciliari. Associazione delinquere
per corruzione

‘Gioco di squadra’, cioe’ scambio di favori, elargizione di incarichi, vantaggi per gli affiliati, come dire una consulenza a me, un progetto a te, e tutti soddisfatti, prima o poi: secondo il gip di Firenze Angelo Antonio Pezzuti c’e’ questo intorno ai lavori Tav di Firenze – il nodo ferroviario da attraversare con un tunnel cittadino per i treni superveloci – e il ‘gioco’ lo coordinava la presidente di Italferr ed ex presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti (Pd) anche ‘spendendo’ i suoi rapporti con la senatrice Pd Anna Finocchiaro a cui nelle intercettazioni talvolta fa riferimento per avere un parere, per segnalare un co-indagato. Stamani i carabinieri del Ros, che hanno portato avanti le indagini coordinate dai pm fiorentini Giulio Monferini e Gianni Tei che vedono indagate 31 persone, hanno arrestato Lorenzetti, ai domiciliari con altri cinque accusat
i di associazione a delinquere finalizzata a corruzione e abuso d’ufficio: il geologo siciliano gia’ dirigente Ds poi Pd a Palermo Gualtiero (detto Walter) Bellomo, membro della commissione Via (Valutazione impatto ambientale) del ministero dell’Ambiente; Furio Saraceno, presidente di Nodavia; Valerio Lombardi, ingegnere di Italferr; Alessandro Coletta, consulente, ex membro dell’Autorita’ di vigilanza sugli Appalti pubblici; Aristodemo Busillo, della societa’ Seli di Roma che gestisce la grande fresa sotterranea per realizzare il tunnel Tav a Firenze e che venne posta sotto sequestro dalla magistratura. Il gip ha respinto la richiesta del carcere per Bellomo. Per gli arrestati ci sono gravi indizi di colpevolezza e il gip, visti i ruoli e i comportamenti, teme la reiterazione del reato. Scrive il giudice Pezzuti che ”grazie al ruolo” di presidente di Italferr e ”alle entrature politiche” Maria Rita Lorenzetti perseguiva ”obiettivi precisi di comune interesse che diventano per c
io’ stesso le finalita’ dell’organizzazione criminale”. Come quando dice a Bellomo di averlo promosso per un incarico prestigioso presso Anna Finocchiaro, elogiandolo anche perche’ sa ”fare squadra”. Lo stesso Bellomo che – risulta sempre dalle indagini – nel giro di favori si lamenta perche’ la Finocchiaro non lo avrebbe inserito, come promesso, in un posto sicuro della lista Pd alle elezioni del febbraio 2013. Nella squadra di Maria Rita Lorenzetti manager pubblici, imprenditori, tecnici e progettisti su cui poteva contare e che poteva influenzare. Tra gli obiettivi nella ‘partita Tav’ a Firenze c’era da ottenere un decreto che mutasse la qualifica giuridica delle terre di scavo da rifiuti, da smaltire in discariche apposite, a ‘sottoprodotti’ da poter trattare come normali inerti. Oppure ottenere l’autorizzazione paesaggistica dell’opera, in scadenza, oltreche’ ”ottenere il massimo riconoscimento possibile delle riserve contrattuali poste dagli appaltatori (Nodavia e le societ
a’ subappaltatrici, ndr) per una maggiorazione delle spettanze per centinaia di milioni”. La ‘squadra’ non tollerava ostacoli sul suo cammino: le intercettazioni del Ros hanno fatto ergere la ‘guerra’ all’architetto Fabio Zita, dell’ufficio Via della Regione Toscana, poi destinato ad altro incarico, definito da Lorenzetti ”stronzo” e ”terrorista” perche’ convinto che le terre di scavo siano rifiuti. Da parte sua Lorenzetti ha detto al suo legale di “non sapersi immaginare quali suoi comportamenti possano avere portato ad accuse tanto gravi”. Ma, scrive il gip, ”soprattutto la Lorenzetti, con espressioni esplicite e intenti manifesti, fa chiaramente il gioco del general contractor (Nodavia, ndr) e del socio di maggioranza Coopsette che giuridicamente dovrebbe esserle controparte contrattuale a cui deve far arrivare il massimo del profitto possibile con totale pregiudizio del pubblico interesse”. Il gip ha disposto anche cinque misure interdittive vietando di lavorare nelle risp
ettive societa’ per due mesi a cinque manager e tecnici di CoopSette di Castelnuovo di Sotto (Reggio Emilia), Alfio Lombardi, Maurizio Brioni, Marco Bonistalli, del presidente del cda di Seli Remo Grandori e dell’ad di Italferr Renato Casale. Nessuna misura interdittiva, diversamente da quanto chiesto dal pm, per Piero Calandra, membro dell’Autorita’ di vigilanza per i Lavori pubblici, che pero’ sara’ interrogato dal gip il 25 settembre. Nodavia, ‘general contractor’ dei lavori Tav a Firenze, e Coopsette, socio di maggioranza, si dicono estranei ai presunti illeciti. Mentre Maria Rita Lorenzetti da domani non e’ piu’ presidente di Italferr per scadenza naturale dell’incarico.

Perché il nuovo Piano dei rifiuti della Regione Toscana sia senza inceneritori e a Strategia Rifiuti Zero

Lanciata dalla Rete Toscana per la
Legge d’iniziativa popolare Rifiuti Zero

Al via la petizione “Rifiuti Zero”, destinatari Rossi e Bramerini estensori del nuovo Piano regionale
Su Change.org per eliminare gli inceneritori e aumentare l’occupazione

“In queste settimane la Regione Toscana, con l’approvazione del nuovo Piano regionale dei Rifiuti, ha l’opportunità di fermare per sempre i pericolosi, dannosi e inutili inceneritori. La Rete Toscana per la Legge d’iniziativa popolare Rifiuti Zero ha pertanto lanciato una petizione popolare su Change.org per chiedere a Enrico Rossi, Presidente della Regione Toscana e ad Anna Rita Bramerini, assessore all’ambiente, di concepire un Piano che elimini una volta per tutte l’utilizzo degli impianti e quindi capace di adottare pienamente e senza tentennamenti la moderna Strategia Rifiuti Zero fondata sulle ormai famose 4R (Riduzione, Raccolta, Recupero, Riutilizzo dei rifiuti stessi)”.
Lo ha annunciato Fabio Lucchesi, portavoce della Rete che ha continuato: “I vantaggi, sono sotto gli occhi di tutti, sono una maggiore salubrità considerata l’eliminazione delle diossine dalle emissioni della bruciatura e l’aumento del l’occupazione vista l’adozione del Porta a porta (vedi Capannori e altri comuni in Toscana, le più grandi San Francisco o Camberra nel mondo)”.
La Rete chiede di firmare la petizione, destinatari dell’invito tutti i cittadini e le cittadine che mettono al centro la salute e i diritti della persona prima dell’interesse economico di pochi gruppi industriali. Trovate la petizione cliccando qui  o qui.

Non separate San Rossore dal Parco!

Si pubblica la lettera inviata da Antonio Dalle Mura, Presidente della Sezione Versilia di Italia Nostra, al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, all’Assessore all’urbanistica, pianificazione del territorio e paesaggio Anna Marson, all’Assessore all’Ambiente Anna Rita Bramerini e all’Assessore all’agricoltura Gianni Salvadori

La legge regionale, con cui si intende separare San Rossore dal Parco, preoccupa perché in evidente contrasto i principi di tutela culturale e ambientale sempre dichiarati, e suggerisce elementi di riflessione (di carattere generale) che meritano attenzione. Questa legge, proprio nel momento in cui le politiche aggressive e distruttive delle risorse naturali e ambientali manifestano i loro più drammatici e perversi effetti, ci rende ancor più consapevoli del ruolo strategico che Parchi e aree protette hanno assolto nella tutela e conservazione delle culture tradizionali, del paesaggio e della biodiversità, sia pure con i limiti di gestione e di invadenza politica nella formazione e nel funzionamento degli stessi enti di gestione, spesso purtroppo presenti. Oggi, in una fase di acuta crisi del territorio e del rapporto tra uomo e ambiente, la Regione Toscana sceglie di depotenziare i parchi per imboccare la strada della trasformazione delle aree protette in aziende agricole, operazione che, cercando giustificazione nella logica mercantilistica, si concretizza nell’abbandono delle buone pratiche di una politica basata su principi di socialità, cultura ed ecologia.
È evidente che, al prevalere delle istanze mercantili, il ruolo dei parchi e delle aree protette diverrà sempre più marginale e irrilevante, e che l’autonomia delle popolazioni locali nel promuovere e gestire politiche di sviluppo socioeconomico associate alla salvaguardia paesistica e ambientale verrà sempre più mortificata. I più recenti congressi promossi dalle associazioni ambientalistiche mondiali raccomandano di gestire parchi ed aree protette non più come “isole”, ma come “reti” di protezione e di connessione paesistiche e ambientali. L’istituzione di aziende agricole, come quella che si vuole a San Rossore, “insularizza” ciò che rimane del Parco e “taglia” via quei sistemi di connessione con cui le aree protette dovrebbero integrarsi con le altre risorse naturali anche indipendentemente dalla loro omogeneità; rompe la visione sistemica del territorio e lo consegna ad una gestione burocratica. Vorremmo infine richiamare che la Convenzione Europea del Paesaggio, per cui tutto il territorio è paesaggio, sottolinea che “il paesaggio che in ogni luogo è un elemento importante della qualità della vita delle popolazioni, nelle aree urbane e nelle campagne come nei territori degradati e in quelli di grande qualità, nelle zone considerate eccezionali come in quelle della vita quotidiana”, deve essere affidato alle responsabilità pubbliche e private largamente condivise, sulla base di procedure democratiche, a partire dalle popolazioni direttamente interessate che devono “svolgere un ruolo attivo nella sua trasformazione” e che “la sua salvaguardia, la sua gestione e la sua progettazione comportano diritti e responsabilità per ciascun individuo”.
Non ci sembra che quanto ci si propone di fare con San Rossore sia coerente con la politica indicata dalla Convenzione Europea e neppure che la democratizzazione del paesaggio, da questa auspicata, trovi realizzazione nella gestione burocratizzata di un’azienda agricola.

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