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Emergenza dei beni culturali toscani: segnalazione della sezione di Italia Nostra, Castiglione della Pescaia

Per la zona di Castiglione della Pescaia, ricca non solo di sole e di mare ma di importanti vestigia storiche purtroppo all’abbandono, non si possono non segnalare le vergognose condizioni in cui versa la necropoli etrusca di Val Berretta, che, situata in una valle di grande fascino naturale, è ormai interamente invasa dalla vegetazione, inaccessibile e praticamente illeggibile. Dubito che anche l’1% dei milioni di turisti che frequentano Castiglione sappia della esistenza della necropoli. Di seguito breve descrizione tratta da Internet. Nel VI secolo a.C. in tutto il territorio controllato da Vetulonia si assiste alla fioritura di numerosi centri minori che si distribuiscono strategicamente lungo due direttrici: una guarda al distretto minerario di Massa Marittima, l’altra è rivolta in direzione della costa. Necropoli come quella di Val Berretta, ubicata sulla fascia costiera, permettono di ipotizzare l’esistenza di un vicino centro posto sulla fascia litoranea a cui la necropoli era connessa. Essa documenta, così, anche l’esistenza in età arcaica di centri costieri, satelliti della città etrusca principale.
La necropoli si compone di sepolture che presentano caratteristiche ricorrenti in tutta l’Etruria centrale: le tombe sono interamente costruite, a differenza di quelle dell’Etruria meridionale, dove abbonda il tufo e le tombe sono scavate nella roccia.Un corridoio permette l’accesso alla camera funeraria, a pianta quadrangolare e talvolta seminterrata; la copertura è a falsa cupola, realizzata mediante la giustapposizione di anelli concentrici di blocchi in pietra sempre più aggettanti via via che si procede verso l’alto fino a chiudersi al culmine; i tumuli soprastanti sono di modeste dimensioni e delimitati da lastre di pietra infisse nel terreno.
All’interno sono visibili lastre di sostegno o tratti di lastricato che venivano utilizzati come piano di posa dei letti funebri. I corredi funebri, oggi nel Museo di Vetulonia, hanno restituito oggetti di un certo pregio, come oreficerie e vasi di ceramica importati dalla Grecia, che testimoniano l’esistenza di un ceto sociale in grado di permettersi un elevato tenore di vita.
Non migliore sorte subisce il convento di Malavalle, luogo di eremitaggio di Guglielmo d’Aquisgrana (+ 1157, patrono di Castiglione della Pescaia) e  primo monastero dell’ordine dei Guglielmiti, lasciato all’abbandono con parziali ed infiniti lavori di consolidamento (in foto).

Eremo, convento di Malavalle

Di seguito breve descrizione tratta da Wikipedia.
Una piccola cappella fu costruita sopra la tomba di San Guglielmo di Malavalle ed intorno a questo luogo si riunirono i suoi seguaci. A seguito di molte testimonianze di miracoli operati per intercessione di Guglielmo, il papa Alessandro III concesse il culto del santo(1174) ed approvò la regola dei Guglielmiti (1211). Nel corso del XIII secolo molti eremiti giunsero a Malavalle. Il monastero fu edificato tra il 1230 e il 1249 da Papa Gregorio IX e divenne uno dei principali centri spirituali della Maremma. Nel XIII secolo, durante la guerra con Siena, l’eremo fu distrutto e le spoglie del santo furono sparse nei paesi vicini. Nel 1564 fu dato in uso al conte Bartolomeo Concini. Giovanni Nicolucci, priore del monastero agostiniano di Monte Cassiano si ritirò in vita eremitica a Malavalle alla fine del 1500 e ne curò il restauro. Nel 1604 il monastero passo agli agostiniani. I monaci hanno abitato il monastero fino alla seconda metà del XVIII secolo. La chiesa ed il convento, divenuti proprietà privata, sono stati lasciati andare in rovina.Si potrebbe continuare con l’eremo di Santa Petronilla, i ruderi di Castel Maus e del Palazzaccio Prile, o quelli della Abbazia di Sestinga, ma in questo Castiglione non è dissimile dal resto del nostro splendido e sciagurato Paese………………………………..
Guido Orlandini – Vice-Presidente Sezione di Castiglione della Pescaia

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