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In abbandono la cascina dei Medici. Dove giraffe e zibetti erano di casa

Fonte: Il Corriere della Sera, 14/06/2015
Di: Gian Antonio Stella

Marco Masseti racconta un’oasi rinascimentale in «La fattoria di Lorenzo il Magnifico» (Pentalinea)

“C’è qualcosa d’immorale nel non voler soffrire per la perdita della bellezza, per la patria rotolante verso clii sa quale sordido inferno di dissoluzione, non più capace di essere lume nel mondo”. Lo scriveva oltre trent’anni fa, nel 1983, nel suo libro Un viaggio in Italia, Guido Ceronetti. Il quale davanti a certe immagini di abbandono si sentiva «ruggire dl dolore».
E c’è davvero da ruggire di dolore come il poeta e drammaturgo torinese nel vedere le condizioni disperate, coi tetti scoperchiati e le erbacce, in cui versano le Cascine di Tavola. Poco più d’una ventina di anni fa, nel 1992, negli «Itinerari laurenziani», ripresi dal sito web del Comune di Prato, era scritto che «nel tratto di pianura compreso fra Poggio a Calano e Prato», lungo il fiume Ombrone che la separa dai terreni della villa medicea, la fattoria “creata per volontà di Lorenzo il Magnifico» era «rimasta pressoché intatta nelle sue linee originarie…”.
A vederla oggi, quella fattoria modello ridotta a un rudere infestato da grovigli di sterpi, torna in mente quanto scrisse quasi due secoli e mezzo fa Donatien-Alphonse-Franois de Sade. Sconvolto dalla mancanza di cure dedicate dai toscani al parirnonio ereditato dagli avi: «Che cosa direbbero Dante, Petrarca, Machiavelli, Mlichelangelo e tanti altri, se tornassero in quest’antica patria delle arti e vedessero lo stato di abiezione e di annichilimento in cui sono ora ridotte?»
Ancora più furente sarebbe, il conte libertino (…), se potesse confrontare quelle rovine con i ricordi di ciò che fu quella tenuta agricola medicea. Una meravigila. Così come emerge da  La fattoria di Lorenzo il Magnifico di Marco Masseti, docente di Biologia all’Università di Firenze. Il quale ricostruisce passo dopo passo la cura, la curiosità e l’amore con cui il signore di Firenze volle che la sua creatura agricola venisse arricchita con una gran varietà di animali fatti arrivare «dalle più diverse parti dell’ecumene del tempo»: che «lombarde», maiali calabresi, conigli iberici, uccelli siciliani, bachi da seta orientali….
Non mancava lo zibetto africano, al quale Lorenzo de’ Medici dedicò dei versi: «Donne, quest’è un animal perfetto!/a molte cose, e chiamasi ‘1 zibetto./ E’ vien da lungi, d’un paese strano;/ sta dov’è gemizion over pantano./ in luoghi bassi, e chi ‘l tocca con mano,/rade volte ne suole uscir poi netto…». Per non dire della giraffa mandata in dono a Lorenzo «dal Soldano di Babilonia» che in realtà era il sultano mamelucco d’Egitto El-Ashraf Kait-Bey, nel 1487.
I fiorentini rimasero a bocca aperta, raccontano i cronisti, perché quella giraffa «era sette braccia alta, e ‘l pié come ‘l bue» e così quieta che poteva prendere una mela dalla mano di un bambino. E tanta curiosità sollevò che dovettero portarla in giro per conventi perché la vedessero anche le suore di clausura. Un impazzimento tale che il “camelopardo”, com’era chiamata la giraffa, finì addirittura nel corteo di una «Adorazione dei Magi» del Ghirlandaio e nel «Tributo a Cesare» lasciato incompiuto da Andrea del Sarto…
Fondata probabilmente nel 1477 con la bonifica di un territorio di 350 ettari bagnato dall’Ombrone, la tenuta fu molto più che una grande fattoria.I radicali interventi urbano-paesaggistici voluti da Lorenzo, scrivono (…) Guido Ferrara e Giuliana Campioni, «costituirono, e costituiscono tutt’ora, il territorio privilegiato dell’utopia, dove si perpetua l’ideale umanistico di un armonico dominio sulla natura». Prati, boschi, allevamenti, una risaia sperimentale…
Insomma, qualcosa di prezioso. Molto prezioso. Ideale per offrire ai turisti colti di tutto il pianeta, da sempre innamorati di Firenze e dei Medici, la ricostruzione fedele d’una fattoria come veniva immaginata nelle fantasie rinascimentali. Non ce ne sono altre, in giro. Le Cascine medicee sono uniche e irripetibili.
Perciò lascia esterrefatti la cecità «criminale» (aggettivo usato al processo dal pubblico mininistero) con cui la soprintendenza di allora consentì la trasformazione del complesso monumentale, finito di mano in mano alla società immobiliare  «Agrifina», in una specie di «Firenze due»: 160 bilocali (alcuni col giardinetto privato) più un hotel a quattro stelle, un ristorante e parcheggi e negozi, centri benessere e campi da tennise palestre, fitness, saune…
Solo l’intervento degli ambientalisti, degli amanti delle belle arti, di Legambiente e soprattutto Italia Nostra, che si batte da anni per il recupero della preziosa struttura, fermò la speculazione edilizia. Quando intervennero i magistrati, nel 2008, era tardi: i tetti e i solai erano già stati rimossi. E gli edifici scoperchiati rimasero esposti , rovinosamente, alle intemperie.
Dice tutto un episodio del 16 febbraio 2011 descritto dal giornale «Il Tirreno»: «Quel giorno davanti al sostituto procuratore Laura Canovai si presenta la soprintendente Alessandra Marino, convocata dal magistrato, e le viene chiesto se e quando fosse stato intimato ai privati di provvedere alla tutela della Fattoria». Cioè almeno alla copertura di tutti gli edifici scoperchiati. La risposta della funzionaria preposta alla tutela di quel gioiello abbandonato al degrado gela il sangue: «Ieri».
Il processo agli speculatori, concluso in primo grado nel febbraio del 2015, è stato un’altra sofferenza. Leggi alla mano (e si sa quanto poco il legislatore si sia negli anni interessato alla tutela del patrimonio culturale) il giudice monocratico Monica Jacqueline Magi ha potuto solo disporre la confisca delle cascine e la condanna dell’unico imputato, l’ex rappresentante legale della società «La Fattoria Medicea srl», fallita nel 2012, a sette mesi con la condizionale. Sette mesi. Due in meno, per un danno di milioni e milioni di euro, rispetto ai nove dati a un immigrato senegalese di 39 anni, rimasto disoccupato, mai arrestato e mai fermato prima, per avere tentato di rubare in un supermarket di Monza un paio di confezioni di latte in polvere per il figlioletto appena nato. E l’ex sovrintendente che diede il consenso alla lottizzazione? Prescritta. Da arrossire…
Torneranno finalmente alla vita, ora, dopo essere state umiliate, le cascine medicee? Solo se il Governo, la Regione, il Comune o qualche mecenate saranno in grado di capire che il recupero di quelle caschie, magari per restituirle al ruolo di fattoria modello aperta all’agricoltura d’avanguardia, alle università e al turismo colto, non è soltanto un dovere verso la nostra storia e ciò che ci hanno lasciato i nostri padri. Ma anche una straordinaria opportunità economica.

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Cascine di Tavola: la proposta di Italia Nostra di coinvolgere l’Unesco accolta dal sindaco di Prato? Ne siamo compiaciuti

Comunicato stampa di Italia Nostra Onlus, 20/02/2015

La proposta di Italia Nostra di coinvolgere l’Unesco nel futuro della fattoria medicea accolta dal sindaco di Prato? Ne siamo compiaciuti

Italia Nostra si compiace che il Sindaco di Prato, Matteo Biffoni abbia accolto la proposta della nostra associazione di coinvolgere l’UNESCO nel futuro della Fattoria Medicea. L’11 febbraio scorso, durante la conferenza stampa sul destino delle Cascine di Tavola dopo la confisca, Maria Rita Signorini , vice presidente della sezione fiorentina e consigliere nazionale, aveva chiesto che la Fattoria Medicea, come annesso della vicina Villa di Poggio a Caiano, venisse inserita nel circuito delle 14 Ville Medicee che due anni fa sono entrate a far parte del Patrimonio dell’UNESCO, riconoscendo il carattere unitario di tale sistema. Non solo: Italia Nostra aveva avanzato anche la proposta di farne una “Fattoria Modello”, un grande luogo di sperimentazione, di innovazione e di promozione dell’agricoltura italiana come eredità di Expo.
Italia Nostra non ha mai avuto dubbi in merito ad una nobile destinazione d’uso di questo luogo degno delle sue origini. Purtroppo ha dovuto lottare e ricorrere alla magistratura con un esposto nel 2006 per denunciare la colpevolezza di comportamenti che hanno portato alla quasi rovina il gioiello architettonico del Rinascimento voluto da Lorenzo il Magnifico ed esempio di tenuta agricola modello. Italia Nostra ha in questi anni richiamato senza sosta l’attenzione anche con forti azioni su tv e stampa per portare alla ribalta la gravità della situazione e sensibilizzare quanti, soprattutto fra le istituzioni preposte alla tutela che avrebbero dovuto garantire, hanno abdicato al loro dovere.
Per Italia Nostra, si tratta di un’occasione da non perdere che potrebbe dare anche l’accesso a fondi europei destinati al restauro di beni culturali la cui rilevanza valica i confini nazionali. Cascine di Tavola è senz’altro una delle prime aziende sperimentali d’Europa (1470). Ribadiamo in questa occasione che è necessario procedere con la massima urgenza per evitare che quel luogo subisca ulteriori danni. Chiediamo che dalle parole si passi ai fatti e ci auguriamo di non assistere al brutto film che abbiamo visto fino ad oggi, fatto di superficialità e trascuratezza.
Italia Nostra seguirà giorno per giorno la vicenda mettendosi a disposizione delle istituzioni con le sue proposte concrete, pronta, come ha sempre dimostrato di fare, a concorrere con un ruolo attivo al bene dello straordinario patrimonio di questo Paese.

Cascine di Tavola sede Unesco: il sindaco di Prato sulla scia delle proposte di Italia Nostra

Fonte: Il Tirreno, 12/02/2015

Fonte: Comune di Prato, 16/02/2015

Il sindaco candida le Cascine di Tavola sede Onu per l’educazione, la scienza e la cultura
Matteo Biffoni ha scritto al Presidente della Commissione nazionale italiana per l’Unesco
“Un’occasione per favorire il recupero della fattoria medicea a dell’intero parco agricolo delle cascine”

La commissione nazionale italiana per l’Unesco cerca una sede per l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura. Sede che dovrà essere in Toscana, secondo le intenzioni del presidente della commissione Giovanni Puglisi, accolte con favore dal governatore Enrico Rossi. Il sindaco di Prato Matteo Biffoni ha subito avanzato la candidatura della Fattoria medicea delle Cascine di Tavola, scrivendo direttamente al presidente della commissione Unesco: “La scelta di aprire una sede in Toscana rappresenta un importante riconoscimento del ruolo dei nostri territori e della capacità dei nostri cittadini e delle istituzioni di essere all’altezza di un patrimonio, storico, culturale e ambientale unico – sottolinea il sindaco Biffoni -. La candidatura della Città di Prato, e in particolare della Fattoria medicea, ad ospitare la nuova sede Unesco appare naturale, quale simbolo dell’importanza che la nostra Regione ha sempre attribuito alla conservazione e valorizzazione dei beni culturali e quale azione concreta che possa favorire il recupero della fattoria e dell’intero parco agricolo annesso alla villa”.
Proprio in questi giorni, la fattoria medicea delle Cascine di Tavola è stata confiscata dal giudice penale a seguito del mancato rispetto, da parte della proprietà, delle disposizioni impartite dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici, finalizzate a tutelare il bene e ad evitare ulteriori danneggiamenti. La tenuta, oggi in grave stato di degrado, fu realizzata da Lorenzo dei Medici a partire dal 1477, due anni prima dell’inizio dei lavori della più famosa Villa di Poggio a Caiano, Villa Ambra, oggi dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Lorenzo il Magnifico volle che la dimora signorile e la fattoria agricola rappresentassero due poli tra i quali si distende ancora oggi la vasta tenuta, dove le attività agricole furono molteplici, dall’allevamento bovino alla produzione di formaggi, dalla coltivazione di orti e frutteti all’allevamento di api e bachi da seta, fino all’introduzione della prima coltivazione sperimentale di riso.
“Mentre la Villa di Poggio a Caiano è stata valorizzata e resa fruibile alla collettività, le “cascine” sono oggi gravemente abbandonate ad un degrado che, qualora non si intervenga con la massima urgenza, potrà causare danni irreversibili – sottolinea il sindaco Biffoni -. Portare qui una sede dell’Unesco avrebbe un grande valore, non solo per Prato ma per il patrimonio storico e artistico italiano”.

Fonte: Il Corriere Fiorentino, 17/02/2015
Di: Giorgio Bernardini

Biffoni: sede Unesco a Cascine di Tavola

Il sindaco Matteo Biffoni ha candidato la fattoria medicea delle Cascine Tavola come «sede Unesco per l’educazione, la scienza e la cultura». La struttura voluta da Lorenzo il Magnifico versa da anni in condizioni critiche. Il degrado è la conseguenza di un lungo periodo di sequestro dell’immobile disposto dopo un’inchiesta che mirava a tutelare la fattoria. La proposta di farne una sede Unesco comporterebbe che gli enti, dallo Stato alla Regione Toscana, si occupassero di rimettere in sicurezza la struttura e di restaurarla. Nei giorni scorsi una sentenza del tribunale di Prato ha decretato la confisca della fattoria, disponendo che torni allo Stato. Era stato il presidente della commissione Unesco Italia Giovanni Puglisi a proporre la Toscana per una sede dell’organizzazione Onu.

Fonte: La Nazione, 19/02/2015

Confisca delle Cascine di Tavola – rassegna stampa

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Fonte: Gonews, 05/02/2015

Fattoria Medicea, il giudice dispone la confisca

Il giudice del tribunale di Prato Monica Jacqueline Magi ha disposto la confisca della fattoria Medicea delle Cascine di Tavola, una frazione a sud di Prato, capolavoro architettonico rinascimentale fatto costruire da Lorenzo il Magnifico. La confisca è giunta dopo un processo che vedeva imputati due rappresentanti legali delle ultime due holding immobiliari che avevano acquistato l’immobile: uno dei due imputati è stato condannato a 7 mesi di reclusione, mentre l’altro è nel frattempo deceduto.
Dopo l’allarme lanciato da alcune associazioni ambientaliste nel 2009, in quanto l’annunciata operazione di realizzazione di appartamenti nella fattoria era ritenuta illegittima, la procura di Prato aveva sequestrato il complesso e avviato un procedimento giudiziario. Oggi, la sentenza che ha condannato a 7 mesi di reclusione in carcere uno dei due imputati per ‘inosservanza di un provvedimento emanato dalla Sovrintendenza’ e per ‘danneggiamenti ambientali’. La giunta regionale Toscana, nei mesi scorsi, aveva manifestato l’intenzione di comprare la struttura per poi rimetterla in sesto. La Fattoria in questi anni è stata sventrata dalle intemperie e la sua sopravvivenza è ancora in pericolo date le precarie condizioni strutturali.
Cascine di Tavola, già aperto il dialogo con il Ministro della Cultura Franceschini.
La sentenza di primo grado sulle Cascine di Tavola ha stabilito la confisca per via giudiziaria. La Fattoria Medicea passa così allo Stato: “Se la sentenza verrà confermata anche nei gradi successivi questa per noi è una doppia buona notizia perché possiamo usare i fondi regionali per altri investimenti e allo stesso tempo tutelare e valorizzare un patrimonio della citttà – spiega il sindaco Matteo Biffoni -. Quando ci siamo accorti che questo poteva essere l’esito del processo abbiamo chiesto alla Regione di sospendere il protocollo d’intesa sulle Cascine siglato lo scorso settembre con l’accordo di spostare eventualmente l’impegno finanziario su un altro progetto”.
Nei mesi scorsi il sindaco Matteo Biffoni e l’assessore Simone Mangani avevano incontrato a Roma il ministro Dario Franceschini chiedendo, tra l’altro, un’attenzione particolare per le Cascine di Tavola: “Si tratta di un patrimonio importante non solo per Prato e la Toscana, ma per tutta l’Italia – sottolinea il sindaco -. E’ fondamentale che questo patrimonio venga tutelato non solo con la messa in sicurezza e la copertura, ma con un restauro completo. La Fattoria Medicea non dovrà però restare una bella struttura vuota, ma dovrà vivere e grazie all’impegno del ministero possiamo valorizzarla al meglio”.

Fonte: Radio Rai 1, Habitat Magazine, 27/02/2015

Cliccate qui per ascoltare l’intervista a Mariarita Signorini sulle Cascine di Tavola.

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Confiscate le Cascine di Tavola

Fonte: La Nazione, 28/01/2015
Di: Laura Natoli

La richiesta del pm, Laura Canovai, nel processo contro i legali rappresentanti della società proprietaria della Fattoria Medicea

La confisca delle Cascine di Tavola da parte dello Stato e una pena tutto sommato esigua: cinque mesi. Sono le richieste formulate dal pubblico ministero, Laura Canovai, di fronte al giudice monocratico Monica Jacqueline Magi, a conclusione del processo che vede come unico imputato l’ex legale rappresentante della società proprietaria delle Cascine di Tavola, La Fattoria Medicea srl, fallita nel 2012, Gianni Fabbrani. L’altro imputato nel frattempo è deceduto mentre contro gli altri indagati, tra cui l’ex soprintendente, non si è mai potuto procedere per la prescrizione del reato.
Nella requisitoria il pm ha puntato il dito contro lo stato di degrado e incuria in cui versa «un gioiello rinascimentale, voluto da Lorenzo dei Medici» che, al momento del sequestro giudiziario avvenuto nel 2008, «era perfettamente funzionante». Una struttura importante per il territorio pratese ma nella quale le società che si sono succedete negli anni volevano costruire un resort di lusso. I lavori cominciarono, con il nulla osta «criminale» (come definito dal pubblico ministero) della soprintendenza rilasciato nel 2004, e come prima cosa fu scoperchiato il tetto buttando giù i solai.
Dal 2008 le Cascine di Tavola non hanno il tetto e, nonostante l’ordinanza della sovrintendenza, nessuno si è mai preoccupato di ricoprire la struttura preservando la fattoria medicea dal degrado. I due titolari della società sono finiti a processo per danneggiamento del patrimonio artistico e culturale dello Stato e per non aver ottemperato all’ordinanza della soprintendenza. Accuse per le quali il pubblico ministero ha chiesto cinque mesi in tutto. Insieme ha richiesto che le Cascine di Tavola vengano confiscate e consegnate allo Stato sperando così di salvarle dal degrado. In questi anni, la sovrintendenza ha sempre detto che non c’erano i soldi per provvedere a coprire la struttura e stessa cosa aveva sostenuto la società nel momento in cui furono bloccati i lavori per la realizzazione del resort di lusso. Lo Stato si ritroverebbe così un bene preziosissimo dopo che l’asta – la partenza era di 6 milioni di euro – è andata è deserta. I sequestri scattarono dopo la denuncia di due associazioni ambientaliste, Italia Nostra e Legambiente, costituitesi parti civili e assistite dall’avvocato Maria Teresa Miraglia. La prossima settimana la parola passerà a alla difesa e alle parti civili.

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