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Ferrovie mette il freno ai progetti Nodavia

Fonte: La Repubblica, 7/08/201
Di: Mario Neri

“Una nuova Monna Lisa? Accollatevi le spese”
Giudizio negativo anche sulla richiesta ipotizzata dal costruttore di smaltire
lo smarino in discarica

Il valore della commessa è già salito da 704 a 770 milioni e una variante farebbe
aumentare ancora i prezzi

Se Nodavia vorrà sostituire Monna Lisa dovrà accollarsene le spese. I costi per acquistare o noleggiare una nuova grande talpa utile a scavare il sottosuolo di Firenze non potranno ricadere sulla collettività. E Condotte, il nuovo capofila del consorzio vincitore dell’appalto per la costruzione di stazione e tunnel Tav, si scordi di poter smaltire lo smarino in discarica.
Uno stop, quasi una strigliata, quella che arriva da Ferrovie al Consorzio che ha da poco cambiato volto con l’ingresso della spa romana guidata da Duccio Astaldi. Il valore della commessa è già salito da 704 a 770 milioni di euro, fanno notare da Ferrovie, e una variante lo farebbe lievitare ulteriormente, rendendo peraltro inevitabili nuove autorizzazioni. Insomma, i tempi si allungherebbero molto oltre gli otto mesi necessari al Cnr per presentare un nuovo Piano di utilizzo delle terre utile a scaricare i 2,8 milioni di smarino e rocce da scavo a Cavriglia.
L’ipotesi prospettata ieri a Repubblica dalla società attraverso la voce del legale Luciano Ferrarese, dunque, non è praticabile con soldi pubblici: «I costi sarebbero a carico del Contraente generale, ossia di Nodavia stessa, che ha l’obbligo contrattuale di eseguire i lavori con macchinari in piena efficienza», precisano da Rfi. La stazione appaltante del gruppo Ferrovie interviene all’indomani delle varianti ai progetti, seppure temporanee, che la nuova Nodavia ha rivelato di voler richiedere.
Rfi è netta. Soprattutto sull’idea di non attendere gli esiti dei lavoro del Cnr e ignorare almeno inizialmente il piano che prevede di trasferire i 2,8 milioni di metri cubi di terre prodotte dalla fresa a Cavriglia per la riqualificazione ambientale dell’area mineraria di Santa Barbara. Nodavia vorrebbe smaltire almeno una parte di quel materiale come rifiuto speciale, senza attendere che il Consiglio nazionale delle ricerche chiarisca se si tratta di inquinanti o meno. Ma non solo significherebbero oltre 200 mila passaggi di camion sulle strade di Firenze, la l’operazione comporterebbe procedure di trattamento complesse e costose per lo stoccaggio in discariche apposite. Inoltre, sottolineano da Rfi, «potrebbe richiedere iter autorizzativi (in particolare una nuova Valutazione di Impatto Ambientale), i cui tempi potrebbero anche essere superiori a quelli ipotizzati per ottenere la conferma dell’approvazione del nuovo Piano di utilizzo terre, il cui iter è in corso». E in ogni caso, «non sono a carico di FS ritardi nei tempi autorizzativi oppure maggiori oneri in merito a questa ipotesi». E ancora: «L’importo dell’appalto aggiornato per effetto delle varianti intervenute fin qui ammonta a circa 770 milioni».
Ma ci sono penali previste a carico di Rfi? «No, solo a carico del contraente generale», rispondono dalla stazione appaltante. E la loro applicazione è prevista nel caso «i lavori non risultino completati alla scadenza dei termini temporali» che, rassicura Rfi, non sono stati «ancora raggiunti». Precisazioni che forse non piaceranno a Condotte, il gigante romano delle costruzioni guidato subentrato a Coopsette. I vertici della vecchia impresa secondo la procura di Firenze avrebbero inquinato i lavori della Tav con la corruzione insieme a un ex dirigente del ministero dell’Ambiente, alcuni tecnici di FS e Maria Rita Lorenzetti, ex governatrice dell’Umbria e fino a all’esplosione dell’inchiesta presidente di Italferr, il ramo operativo di Ferrovie.
Precisazioni che invece rassicurano il sindaco di Cavriglia Leonardo Degl’Innocenti: «Abbiamo concordato 22,5 milioni di compensazioni ambientali con Ferrovie, soldi utili soprattutto a completare una mini tangenziale che alleggerirà il traffico pesante tre frazioni e la zona di Santa Barbara, quella dove dovrebbero essere accolte le terre». Ecco, a proposito di terre: «Sia chiaro – mette le mani avanti Degl’Innocenti – le accetteremo solo con la certezza che non si tratti di inquinanti. Dovrebbero servire a realizzare due colline che facciano da “schermo” estetico per la centrale Enel valorizzando così il lago di Castelnuovo dei Sabbioni. Uno dei promontori è previsto proprio vicino alle sponde e non vorrei che degli additivi chimici filtrassero nello specchio d’acqua. Non solo dovrà diventare balneabile, ma nei progetti è previsto diventi anche un bacino idropotabile per tutto il territorio».
Il primo cittadino di Cavriglia mette le mani avanti: “Se il materiale di risulta è inquinante noi non lo prenderemo”

La ferrovia Siena – Grosseto sarà riaperta a Settembre

Ottima notizia. Allora abbiamo avuto ragione a segnalare la linea crollata domenica 2 marzo
nella giornata delle ferrovie dimenticate!

Fonte: Qui Siena

Il plauso dell’Assessore Maggi (oggi in Regione) e dei consiglieri regionali
Matergi, Maggi e Spinellli

La vicenda dei lavori per ripristinare la linea ferroviaria Siena – Grosseto sembra sia arrivata ad una felice conclusione. L’annuncio, infatti, dell’imminente avvio dei lavori con coclusione prevista per Settembre ha riscosso un plauso generale.
“Interrotta dal 21 ottobre 2013, afferma la nota stampa del Comune di Siena – in seguito all’alluvione che ha colpito il territorio senese, la ferrovia Siena-Grosseto via Buonconvento-Monte Antico è stata oggetto di una conferenza stampa in Regione, durante la quale l’assessore Vincenzo Ceccarelli e i dirigenti di Rete Ferroviaria Italiana (RFI) hanno comunicato l’imminente inizio dei lavori di consolidamento del binario, per riaprire la linea entro il prossimo mese di settembre.
In settembre, prima dell’alluvione, si era tenuta al Comune di Siena una riunione di tutti gli enti locali attraversati per rilanciare la ferrovia, che rappresenta un’infrastruttura fondamentale per il territorio.
Prosegue, inoltre, l’impegno degli enti locali interessati alla diramazione Asciano-Monte Antico, per tutelare ed estendere il servizio turistico del Treno Natura, ormai noto anche all’estero, che può diventare un nuovo volano di sviluppo per il territorio delle Crete Senesi e della Val d’Orcia”.
Uguale soddisfazione espressa dai consiglieri regionali del PD Matergi, Pugnalini e Spinelli: “La riapertura prevista per settembre dell’intera tratta Siena-Grosseto, afferma la nota della Regione, grazie al ripristino dei binari fra Buonconvento e Montepescali, è senz’altro una buona notizia. In consiglio regionale avevo presentato una mozione, di cui ero prima firmataria, insieme ai colleghi Rosanna Pugnalini e Marco Spinelli; oggi posso dire con soddisfazione che il documento decade perché decade il motivo per cui era stato redatto – dichiara Lucia Matergi, consigliere regionale Pd – La Regione si è dimostrata sensibile a questo problema che, se non risolto in tempi brevi, avrebbe segnato un ulteriore passo verso l’isolamento delle province di Siena e Grosseto; senza contare i disagi per tanti pendolari che ogni giorno devono spostarsi. Il buon esito di questa vicenda spero sia di buon auspicio anche per un’altra questione fondamentale che riguarda i pendolari toscani: quella delle Frecce Bianche, le quali, se soppresse, dovrebbero essere sostituite con della alternative adeguate ai bisogni dei cittadini. Prospettiva per la quale la Regione sta già lavorando; pertanto, spero si possa di nuovo avere risposte certe e positive”.
“Finalemnte una buona notizia per i pendolari della tratta Siena-Grosseto che in questi mesi hanno sopportato tanti disagi – spiegano Rosanna Pugnalini e Marco Spinelli, consiglieri regionali Pd – Non possiamo che essere soddisfatti per il risultato raggiunto, ovvero, quello di far partire in questo mese e di concludere per settembre, i lavori per il ripristino dei binari fra Buonconvento e Montepescali – purtroppo fuori uso perché danneggiati dal maltempo. E’ stata quindi riconosciuta la necessità e l’urgenza di non isolare dal trasporto su ferro aree interne della regione; si tratta di linee che ogni giorno sono utilizzate da tanti cittadini che si spostano per motivi diversi – per studio o lavoro – i quali, hanno bisogno di un servizio all’altezza delle loro esigenze”.

Italia Nostra Crotone: potenziamo le infrastrutture ferroviarie e marittime in Calabria

Dopo che l’Unione Europea prima ed il governo Monti poi hanno deliberato che la costruzione del Ponte sullo Stretto non è opera prioritaria, apprendiamo che la Società dello Stretto è stata ri-finanziata con 61 milioni di euro. In questi tempi di recessione economica e di pesanti sacrifici da parte dei cittadini questa notizia lascia l’amaro in bocca.
Italia Nostra ritiene che ben altre siano le opere pubbliche da finanziare per mitigare, almeno in parte, le pesanti carenze infrastrutturali, mai risolte, che hanno contribuito a bloccare lo sviluppo economico-sociale della Calabria.
Al primo posto, la linea ferroviaria jonica, che congiunge Taranto a Reggio Calabria, in un percorso dalla durata di circa 8 ore, interrotto in Basilicata con l’utilizzazione sostitutiva di pullman.
La vetustà dei mezzi utilizzati, spesso dismessi dalle ferrovie settentrionali, il binario unico, la mancata elettrificazione hanno portato ad uno smantellamento della linea ferrata che è andata avanti negli ultimi anni con la cancellazione di numerosi corse fino ad arrivare ai collegamenti a lunga percorrenza verso il Nord Italia, con ulteriore penalizzazione dei pendolari emigrati.
Eppure le ferrovie joniche hanno un’origine antica, risalgono al 1865 e sono frutto di tecnologia avanzata per l’epoca, vi hanno lavorato numerose maestranze, molte vite sono cadute per il lavoro. Hanno contribuito ad unire l’Italia mentre l’attuale gestione di Trenitalia sta operando per dividerla.
E la politica nazionale e regionale cosa fa? Sta a guardare!
Le condizioni odierne della linea ferroviaria jonica non sono diverse da quelle descritte dallo scrittore-viaggiatore inglese George Gissing nel libro “By the Jonian Sea” (Sulle Rive dello Ionio) quando, nel Novembre 1897, aveva percorso in treno la tratta Taranto-Sibari-Crotone sino a Reggio Calabria…….
Riportiamo alcune suggestioni di Gissing tratte dal suo diario di viaggio:
……”Nel buio ripassai dalla stazione che porta il nome di Sibari; e via via lugo il mare, da cui spesso mi raggiungeva il suono delle onde……Spesso il rumore del treno sul vuoto mi avvertiva che stavamo attraversando un ponte; il fiume sottostante (Crati) aveva forse un nome ricordato dalla leggenda o dalla storia. Si alzava il vento; nelle stazioncine oscure lo sentivo sbuffare e gemere, e il mio scompartimento, di cui fui l’unico occupante per tutto il viaggio, sembrava ancora più comodo. Cominciò a cadere la pioggia, e quando, verso le dieci, scesi a Cotrone la notte era densa di tempesta”………..
Ci chiediamo cosa sia cambiato nella linea ferroviaria jonica da allora, 25 Novembre 1897, ad oggi: purtroppo, soltanto il combustibile delle motrici!………
Per mettere in evidenza le difficoltà di utilizzare la linea ferrata jonica come collegamento regionale e per ripercorrere l’itinerario gissinghiano da Sibari a Crotone, Italia Nostra ha deciso di organizzare la V Giornata delle Ferrovie Dimenticate nel prossimo mese di aprile, domenica 22.
La Giornata, prevista in origine il 18 marzo 2012, è stata rinviata di oltre un mese per l’impossibilità di fruire di un treno a costi accettabili: Trenitalia ha chiesto la somma di 5.000 euro per il tragitto Crotone-Sibari-Trebisacce e ritorno, costo improponibile per un’associazione di volontariato.
Auspichiamo che, nei prossimi giorni, i dirigenti di Trenitalia adotteranno decisioni più sagge nei confronti di una proposta di fruizione della linea ferrata per gruppi organizzati, comitive scolastiche in visite d’istruzione nei rilevanti siti archeologici posti lungo la costa jonica, luoghi famosi che avevano spinto Gissing, cultore della Magna Grecia, a percorrere un viaggio lungo e faticoso dalla Terra di Albione alle coste dello jonio.
Attualmente, non potendo usufruire di un servizio ferroviario degno del XXI secolo, i cittadini del versante jonico sono costretti ad utilizzare il veicolo per spostarsi, lungo la pericolosa strada statale 106 Ionica, da Taranto a Reggio C.
Amaramente constatiamo che per la Calabria risultano completamente inapplicate le direttive del Consiglio d’Europa in materia di trasporti, finalizzate a favorire l’uso del trasporto su rotaie e via mare (Autostrade del mare) proprio per ridurre il traffico su gomma, ormai al limite del collasso, per diminuire il numero delle vittime della strada, per far calare l’inquinamento atmosferico e per risparmiare sul consumo degli idrocarburi, arrivati in questi ultimi mesi a prezzi proibitivi.
Nell’attuale insostenibile condizione di arretratezza delle infrastrutture ferroviarie, portuali, stradali ed aeroportuali così arretrate e mal gestite, il progetto per la realizzazione* del Ponte dello Stretto risulta davvero improponibile come inaccettabile il finanziamento della Società dello Stretto.
Crotone, 16 marzo 2012
Teresa Liguori – Consigliera nazionale Italia Nostra

* Agisci in modo che le conseguienze della tua azione siano compatibili con la sopravvivenza delle generazioni future (Hans Jonas)

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