Archivi tag: fonte energetica

Il TAR accoglie una nuova richiesta di sospensiva del WWF e Italia Nostra contro l’impianto eolico della Biancarda

Cesena e Bologna 26 Luglio 2012
Comunicato Stampa

Con la presente si comunica che mercoledì 25 luglio, il TAR dell’Emilia Romagna ha nuovamente accolto la richiesta di sospensiva (depositata in segreteria il 26-07-12) relativa al ricorso integrato da motivi aggiunti, proposto da parte del WWF Italia e Italia Nostra, rappresentate e difese dagli avv. Paolo Donati di Bologna e Piergiorgio Donati di Rimini, per l’annullamento previa sospensione dell’efficacia, della delibera della Giunta Provinciale di Forlì-Cesena n° 126 del 22.03.2011 “procedura di valutazione di impatto ambientale” (via), relativa al progetto di realizzazione del Parco Eolico della Biancarda (Verghereto) presentato dalla Società Biancarda srl di Milano. Sono pertanto soggetti a sospensiva, per motivi aggiunti, tutti gli atti connessi e presupposti come l’ultima delibera di VIA della Giunta Provinciale di Forlì-Cesena (n° 121 del 27.03.2012) favorevole al progetto proposto da Biancarda srl, che si era avvalsa del nuovo parere della Soprintendenza la quale aveva riformulato quello precedentemente ritenuto “erroneo” dallo stesso TAR nella sentenza del 16-12-2011.
Ora pertanto il provvedimento é stato riconfermato in adeguamento a tale sentenza e a ogni altro atto collegato, rinviando la decisione di merito, all’udienza che si terrà il 21 novembre 2012.
WWF e Italia Nostra esprimono pertanto piena soddisfazione per la decisione del TAR che di fatto accoglie cautelativamente le preoccupazioni più volte evidenziate in merito al danno irreparabile che sarebbe stato causato al paesaggio, all’assetto idrogeologico e alla biodiversità del luogo, anche con il solo inizio dei lavori (auspicando un loro definitivo stop nella decisione di merito).
Pur ritenendo importante e necessario sostituire quote sempre più significative di energia prodotta da combustibili fossili con produzioni da FER (Fonte Energetica Rinnovabile), ribadiamo che anche queste devono essere progettate tenendo conto del loro impatto sugli ecosistemi e sulla biodiversità privilegiando le soluzioni più compatibili ed in particolare il risparmio e l’efficienza energetica. Nella circostanza riteniamo non sia compito, né vocazione di un territorio di elevato pregio paesaggistico-ambientale (ancorché sottoposto a rischio elevato da dissesto idrogeologico e da sismicità) come quello di Verghereto a dover garantire in termini di produzioni da FER, quote che appaiono del tutto sproporzionate, altamente impattanti e incompatibili con gli stessi caratteri di un territorio montano.
In questo territorio il turismo ambientale vale infinitamente di più rispetto a quanto potrebbero rendere alcune decine di torri eoliche, peraltro autorizzate a causa di insufficienti misure di tutela per una zona che vanta un pregio paesaggistico, una ricchezza biologica e un valore naturalistico degno di un Parco Nazionale! Sono invece le realtà urbane più energivore e ad alta densità abitativa e produttiva, che devono realizzare il maggior numero di impianti di questo genere, utilizzando sempre le migliori tecnologie oggi disponibili, in modo da risparmiare il più possibile i terreni e le aree ancora libere.

WWF Cesena il Presidente Ivano Togni

Annunci

Impianti di produzione da fonte energetica rinnovabile e tutela ambientale in Alto Savio

Comunicato Stampa di Wwf Cesena

Abbiamo letto negli ultimi giorni alcuni interventi dei diretti proponenti, ed anche del Pres. della Confartigianato di Cesena, riguardo ai progetti di realizzazione di impianti di produzione da fonte energetica rinnovabile (FER) che interessano l’alta Valle del Savio ed in particolare le zone intorno al Monte Fumaiolo. Ci preme pertanto rispondere a questi portatori d’interessi particolari anteponendo le ragioni di quegli interessi generali che la nostra Associazione intende perorare.
Abbiamo già spiegato fino alla noia in molte precedenti occasioni, che anche gli impianti da FER non sono quella soluzione miracolosa rispetto alle quali bisogna solo inchinarsi, allargare le braccia e lasciar loro libero il passo, come si aspetterebbero noi facessimo, molti furbi speculatori della green economy. Anche questi impianti se mal localizzati hanno un impatto elevato sulla biodiversità e su quegli ecosistemi la cui conservazione è ugualmente necessaria per combattere il fenomeno del riscaldamento globale e limitare la produzione di CO2 in atmosfera.
Sorprendono pertanto le dichiarazioni “qualunquiste” di una Confartigianato che invece di intervenire nel merito dell’impatto che tali progetti possono avere sulle emergenze ambientali di questo territorio (…l’eolico della Biancarda, l’idroelettrico dell’Alferello e l’impianto a biomasse di Alfero, hanno in comune una totale assenza di sostenibilità ambientale), interviene sostenendoli fumosamente, a pregiudizio persino degli interessi di alcune categorie dei loro associati.
Riguardo all’eolico ricordiamo  che l’incentivazione di questi impianti in Italia è stata fino ad oggi la più alta del mondo. Soltanto per questa ragione è stato conveniente impiantare nel nostro paese oltre 5.000 torri per una potenza complessiva di 6.000 MW, non certo per la loro produttività. Infatti la ventosità in Italia si attesta in media sulle 1.500 ore/anno, ben al di sotto delle 2.000 ore/anno ritenute utili per una produzione competitiva. Quindi sarebbe opportuno che le quote di potenziale eolico da installare annualmente tramite il sistema delle aste al ribasso venga definito dal Governo nazionale, e non delegato alle amministrazioni periferiche, più facilmente condizionabili dagli enormi interessi in gioco. In ogni caso ribadiamo l’assoluta opportunità e la legittimità di tagliare gli incentivi a questa tecnologia, che ormai sta causando scempi anche in aree sempre meno ventose. Pensare di innalzare decine di mega-ventilatori d’acciaio, alti dai 100 ai 150 metri (più alti del grattacielo di Cesenatico) su questa dorsale appenninica non è solo sbagliato, è anti-economico, anti-costituzionale e assolutamente irragionevole!
Vogliamo pure ricordare che tutto questo avviene anche a spese del patrimonio culturale collettivo del paesaggio italiano, proprio nei siti dove esso è giunto integro fino ai nostri giorni: sui crinali appenninici, come nel caso della Biancarda, sulle colline e nei luoghi più isolati, di grande valore naturalistico, dove transitano gli uccelli migratori o si riproducono le specie faunistiche più rare. In questi casi, gli impianti eolici danneggiano pesantemente un altro tipo di “green-economy” come quella legata al turismo ambientale, che si basa sulla qualità e sulla valorizzazione culturale dei territori, ottenuta attraverso la conservazione e la tutela della natura e del paesaggio. Beni primari che, non potranno mai essere delocalizzati altrove, ed elementi imprescindibili di un auspicabile rilancio della nostra economia, nella misura in cui sarà salvaguardato ciò che ne rimane. Lo stesso Presidente della Repubblica ne ha esplicitamente parlato di recente, affermando che in questo “momento di straordinaria difficoltà siamo arrivati giusto in tempo per evitare sviluppi in senso catastrofico della situazione”!
Anche gli effetti nefasti di un idroelettrico incontrollato sono già ben noti ad Alfero, visto “la piaga” rappresentata da ben 5 impianti che già gravano sul Torrente Alferello e che pregiudicano gravemente la qualità ambientale di quel territorio. Ne riepiloghiamo gli effetti deleteri, cioè quelli che hanno indotto la nostra Regione ad adottare limiti stringenti a tali impianti con la nuova normativa già adottata nel 2008, ma della quale “ahinoi” non si è tenuto conto, nel caso dell’ennesimo nuovo progetto previsto ora sull’Alferello (a valle della sua famosa cascata)! L’esperienza maturata in materia ha evidenziato le rilevanti ricadute sull’ambiente torrentizio causate dai summenzionati impianti che si possono riassumere sinteticamente in:

  1. diminuzione della velocità della corrente e delle sue variazioni stagionali, del battente idrico, del contorno bagnato e conseguente diminuzione dei microhabitat;
  2. aumento della temperatura dell’acqua (alterazione del range termico annuale e giornaliero con condizioni di riscaldamento estivo, ritardo del riscaldamento post-invernale e ritardo nel raffreddamento autunnale) e conseguente riduzione dell’ossigeno disciolto;
  3. modifica della dinamica del trasporto solido e riduzione quantitativa e talvolta qualitativa della biomassa;
  4. diminuzione, nei tratti sottesi dagli impianti idroelettrici, della portata media annua con marcata artificializzazione del corso d’acqua caratterizzato da prolungati periodi con portate appiattite sui valori minimi;
  5. processi di stagnazione e quindi sedimentazione di materia organica nonché riduzione della capacità di autodepurazione;
  6. ridotta turbolenza, conseguente alla diminuzione della portata, e quindi minore ossigenazione delle acque con riflessi negativi sugli organismi animali;
  7. vincoli alla possibilità di migrazione della fauna ittica e degli invertebrati.

Nel caso in questione bisogna poi ricordare l’elevatissimo dissesto idrogeologico che comporterà l’esecuzione di accessi, scavi e sbancamenti necessari all’insediamento di una condotta di 1500 metri in una zona a forte pendenza e già alquanto dissestata. Invece che sui torrenti montani ulteriori quote di energia idroelettrica si potrebbero ottenere realizzando impianti sui canali artificiali (quello Emiliano-Romagnolo ad es. ha una corrente abbastanza adatta), oppure rendendo più efficienti le centrali idroelettriche già esistenti o obsolete, approfittando nel contempo di mitigarne l’impatto che hanno sull’habitat e sui pesci.
Per quanto riguarda l’impianto a biomasse, anche questo previsto ad Alfero, non si può che rilevare l’assurdità di questo tipo di impiantistica che si va a prevedere al servizio di un nuovo fabbricato che sarà costruito nel centro abitato. Non esiste alcuna ragione che tale struttura non possa dotarsi di tecnologie diverse come ad es. quelle del solare termico e fotovoltaico in grado di abbattere il bilancio energetico negativo rappresentato dal consumo di carburante, per i frequenti trasporti della biomassa legnosa (e della sua possibile incentivazione al taglio dei boschi cedui) e per l’immissione in aria di fumi comunque contenenti particelle inalabili di particolato (pm10).
Anche sul fotovoltaico serve chiarezza, ci basta ricordare che nel 2010, 14.000 ha di territorio agro-pastorale è stato occupato da pannelli solari (con la nostra Regione che anche in questo genere di consumo del suolo é fra quelle che si è più distinta a livello nazionale, nonostante abbia già livelli altissimi di cementificazione) e complessivamente sono stati più di 33.000 gli ettari (quasi le dimensioni del nostro Parco delle Foreste Casentinesi) di terreno agricolo che hanno cambiato destinazione d’uso. Anche il responsabile nazionale dell’Area Ambiente e Territorio della Coldiretti ha ritenuto di denunciare che il primato italiano raggiunto in Europa con il fotovoltaico è stato ottenuto perlopiù con impianti a terra realizzati da operatori extra-agricoli. Ancora ben poco fanno invece le amministrazioni pubbliche (…guarda caso) per incentivarne la loro introduzione sui tetti dei fabbricati e in tutte le applicazioni sostenibili.
Restando in Emilia-Romagna bisogna ora analizzare per riflesso, la nuova legge per le aree protette regionali e per i siti di Rete Natura 2000 (aree SIC e ZPS), adottata di recente, con la quale si sono individuate le 5 macro-aree che raggruppano tutte le aree protette regionali, queste sono:
“Emilia Occidentale”: superficie protetta 13,7% (comprende: 5 parchi regionali, 4 riserve naturali, 37 siti di rete natura, di 3 province:Pc, Pr, Re, e 24 comuni).
“Emilia Centrale”: superficie protetta 10,7% (comprende: 2 parchi regionali, 5 riserve naturali, 33 siti di rete natura, un paesaggio protetto, di 3 province: Pr, Re, Mo e 10 Comuni).
“Emilia Orientale”: superficie protetta 11,1% (comprende: una riserva naturale, 23 siti di rete natura, di 2 province: Mo, Bo e 12 Comuni).
“Delta del Po”: superficie protetta 20,8% (comprende: un parco regionale, 2 riserve naturali; 33 siti di rete natura; un paesaggio protetto, 3 province: Fe, Ra, Bo e 9 Comuni.
“Romagna”: superficie protetta 7,2% (comprende: un parco regionale, 3 riserve naturali; 25 siti di rete natura, un paesaggio protetto, 4 province Bo, FC, Ra, Rn e 6 Comuni).
Ricordiamo inoltre che è stato istituito il nuovo parco Regionale dello Stirone, in Provincia di Piacenza. Dunque basta questo provvedimento per accorgersi come le province della Romagna siano le più penalizzate in termine di protezione ambientale, ma mentre il ravennate, l’Appennino forlivese e quello riminese, si giovano della tutela territoriale di Parchi regionali, solo la Valle del Savio e tutto l’Appennino Cesenate è stato lasciato deliberatamente in bianco e privo di adeguata tutela, e molto probabilmente per lasciare libero campo agli insostenibili impianti da FER.
Si tratterebbe di una decisione politica inaccettabile, che non tiene conto dell’alto valore naturalistico di aree già sottoposte in parte a vincoli paesaggistici e che riservano habitat sorprendenti, con gradienti di biodiversità che neppure i parchi già istituiti possono vantare: basti ricordare la wilderness dell’Alpe di Serra, i naturali laghi di frana del Comero, il biotopo palustre del Lago di Quarto, l’incontaminata valle della Para, ivi comprese le cascate dell’Alferello e le sue magnifiche ontanete, e per concludere quel paesaggio di ancestrale bellezza che va dal Monte Comero al Fumaiolo con la sua ineguagliabile ricchezza floristica. Tutti elementi che solo l’ignavia di qualche politico o amministratore “ammuffito” nel proprio ufficio non saprebbe riconoscere!
In conclusione ci preme ancora sottolineare la reale mancanza di “pubblica utilità” in opere come quelle evidenziate, che a fronte dell’impatto ambientale generale che prefigurano a danno della collettività, si propongono solo lo scopo privato di immettere in rete a fini speculativi un surplus di produzione energetica, sia pure ottenuta da “fonte rinnovabile” (ma che non dovrebbe neppure fregiarsi di tale titolo se tale produzione comporta poi distruzione di biodiversità). Ci preme anche evidenziare come questa zona sia poi del tutto soddisfatta dal punto di vista dell’approvvigionamento energetico e come le FER non siano solo l’eolico d’alta quota, l’idroelettrico o il fotovoltaico a terra, ma anche la geotermia, la tricogenerazione con alghe e tutte le tecnologie applicabili per il risparmio e l’efficienza energetica (rifasamento delle reti, la cogenerazione, l’illuminazione, la bioedilizia, etc ) ed eventualmente quanto di meglio si possa fare in questo territorio comunale con interventi finalizzati al risparmio e all’efficienza energetica e con la semplice solarizzazione dei tetti di molti edifici pubblici e privati (per produzione termica e fotovoltaica). Si tratta di strategie a bassissimo impatto ambientale, che a causa degli appetiti stimolati finora con i “certificati verdi” offerti all’eolico, all’idroelettrico ed al fotovoltaico a terra, sono state finora del tutto sottoimpiegate in Comune di Verghereto, così come altrove!
Non è né compito, né vocazione di un territorio di elevato pregio paesaggistico-ambientale (ancorché sottoposto a rischio elevato da dissesto idrogeologico e da sismicità) come quello di Verghereto a dover garantire in termini di produzioni da FER, quote che appaiono del tutto sproporzionate, altamente impattanti e incompatibili con gli stessi caratteri di un territorio montano. In questi territori il turismo vale infinitamente di più rispetto a quanto potrebbero rendere alcune decine di torri eoliche o qualche centrale idroelettrica. Perché l’Italia è un paese con poco vento, con torrenti sempre più sottoposti a stress idrico, ma con il più importante patrimonio di biodiversità in Europa e il più importante patrimonio storico, artistico e paesaggistico che esista al mondo (non a caso con il più alto numero di siti patrimonio dell’umanità per l’UNESCO).
Sono specialmente le realtà urbane più energivore, ad alta densità abitativa e produttiva, che devono invece realizzare il maggior numero di impianti di questo genere, utilizzando sempre le migliori tecnologie oggi disponibili, in modo da risparmiare il più possibile i terreni e le aree ancora libere.
Il fatto che l’attuale Amministrazione di centro-sinistra di Verghereto, così come le altre che l’hanno preceduta, si dimostri ancora disponibile ad accettare queste scelte dettate solo da intenti speculativi, e parallelamente si riveli ancora incapace di utilizzare con lungimiranza le proprie risorse ambientali e paesaggistiche, facendole divenire un’occasione unica e durevole di progresso sociale, economico e culturale è sinonimo solo di arretratezza e di incapacità amministrativa.
Al riguardo ci preme appunto evidenziare come questa zona sia del tutto soddisfatta dal punto di vista dell’approvvigionamento energetico e come le FER non siano solo l’eolico d’alta quota, l’idroelettrico o il fotovoltaico a terra, ma anche la geotermia, la tricogenerazione con alghe e tutte le tecnologie applicabili per il risparmio e l’efficienza energetica (rifasamento delle reti, la cogenerazione, l’illuminazione, la bioedilizia, etc ). Si consideri eventualmente quanto di meglio si possa fare in questo territorio comunale con interventi finalizzati al risparmio e all’efficienza energetica e con la semplice solarizzazione dei tetti di molti edifici pubblici e privati (per produzione termica e fotovoltaica). Si tratta di strategie a bassissimo impatto ambientale, che a causa degli appetiti stimolati finora con i “certificati verdi” offerti all’eolico, all’idroelettrico ed al fotovoltaico a terra, sono state finora del tutto sottoimpiegate in Comune di Verghereto, così come altrove!
WWF Cesena
Il Presidente, Ivano Togni
Cesena 30-01-12 Prot.G330/12

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: