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“Le mani sulla città”: i comitati contro il regolamento urbanistico

Dalla manifestazione sotto Palazzo Vecchio contro il Regolamento urbanistico da “Mani sulla città”

Dalla manifestazione sotto Palazzo Vecchio contro il Regolamento urbanistico da “Mani sulla città”

Fonte: Qui News Firenze, 02/03/2015

La campagna contro l’approvazione del documento di programmazione territoriale è promossa da 11 realtà: “Non è vero che è a volumi zero”

I comitati cittadini hanno compiuto oggi un vero e proprio blitz in Consiglio comunale a Firenze, per protestare contro il nuovo piano urbanistico (Ruc), presto al vaglio dell’Assemblea: durante i lavori di questo pomeriggio, alcune persone sono entrate nel salone dei Duecento definendo il piano urbanistico “illegale” e cercando di esporre uno striscione. Sono state però bloccate e accompagnate all’uscita dalla polizia municipale.
“Il peccato originale della nuova pianificazione urbanistica – hanno poi spiegato i manifestanti durante un presidio in Piazza della Signoria – consiste nella sottrazione alla normativa di circa 20 aree e complessi edilizi, tra i quali l’area ex Fondiaria oggi Unipol, che sarebbe dovuta appartenere agli spazi del parco della piana, l’area ex Fiat di Novoli, l’ex filiale Fiat di viale Belfiore. In questo modo, si è sbandierato lo slogan bugiardo e renziano dei volumi zero, mentre ci si apprestava a mettere le mani sulla città, dando il via libera alle grandi edificazioni”.
Durante il presidio in Piazza della Signoria alcune decine di manifestanti hanno esposto cartelli contro la nuova norma adottata dalla giunta presieduta da Dario Nardella. Tra questi, “Piano a volumi zero, peccato che non sia vero”, “Venti interventi fuori piano, bel colpo di mano”, “Tutto in deroga, illegalità in proroga”, “Per l’interesse privato, centro storico devastato”.

Fonte: Comune di Firenze, 02/03/2015

Regolamento urbanistico, l’assessore Meucci: “Pianificazione basata sulla sostenibilità, dai comitati proteste strumentali di chi non conosce la materia”

“Quella di oggi è una protesta messa in campo in modo del tutto strumentale da chi non conosce la materia e gli argomenti oggetto del regolamento urbanistico”. Così l’assessore alle Politiche del territorio e patrimonio Elisabetta Meucci in merito al presidio di oggi dei comitati contro il Ruc. “La proposta di regolamento urbanistico presentata dalla giunta al Consiglio comunale – ha proseguito Meucci – è l’ultima fase del lavoro partito cinque anni fa e porta finalmente a dotare la città di una pianificazione urbanistica moderna e strategica basata esclusivamente sul recupero e sulla rigenerazione. Basti pensare che la città di Firenze è l’unica città italiana a non avere più l’indice edificatorio. Qualunque protesta, a meno di non essere del tutto strumentale, non può prescindere dal riconoscimento della sostenibilità come pilastro del nostro regolamento urbanistico”.

Regolamento urbanistico. Andrea Ceccarelli (Vice capogruppo PD): “L’idea di sviluppo della consigliera Amato sembra essere più quella dei Flintstones che non a quelle del film di Rosi”
Replica all’affermazione che col Regolamento urbanistico non c’è un’opera che si salvi fra quelle programmate nel prossimo futuro di Firenze

“Le mani sulla città” è un bellissimo film di denuncia, diretto da Francesco Rosi nel 1963. oggi, in Consiglio comunale, la consigliera Amato ha voluto ricordare quel film per parlare impropriamente del regolamento Urbanistico di prossima approvazione.
Dunque, secondo la consigliera, Firenze sarebbe in mano ad un gruppo di speculatori senza scrupoli che si appresta a “cementificare” (difficile con un Piano Strutturale a volumi zero) ed a peggiorare sensibilmente la qualità della vita dei fiorentini.
Per l’Amato – pensiero, ammesso che si possa parlare di “pensiero”, non c’è un’opera che si salvi fra quelle programmate nel prossimo futuro di Firenze.
Il sottoattraversamento ferroviario con possibilità di utilizzo dei binari di superficie per i collegamenti locali? Inutile. Il termovalorizzatore? Dannoso. Il nuovo stadio? Un favore alla Fiorentina e ai Della Valle (chissà se la pensano così anche i residenti di Campo di Marte). La tramvia? Sbagliata anche quella. Un aeroporto adeguato alle esigenze di una città come Firenze? Vade retro, esiziale per i residenti e per il “Parco della Piana”.
Insomma, l’idea di sviluppo cui si ispira la consigliera sembra essere più quella dei Flintstones e degli antenati di Hanna e Barbera che non a quelle del film di Rosi.
Idee divertenti, magari, usare enormi sauri volanti come aeroplani o mammut come aspirapolvere può essere suggestivo. Intuizioni anche ingegnose, se si vuole, ma – diamo una notizia alla consigliera Amato – un po’ poco in linea con una città che vuole essere all’altezza del XXI secolo.

Il presidente della commissione ambiente Ricci risponde sul regolamento urbanistico alla consigliera Amato
Questo l’intervento del presidente della commissione ambiente Fabrizio Ricci

“Entro la prima decade di aprile, il consiglio comunale approverà il nuovo regolamento urbanistico, un lavoro portato in fondo in oltre cinque anni, che hanno visto l’approvazione del piano strutturale e, di conseguenza, del regolamento edilizio, e successivamente l’adozione del regolamento urbanistico. Adesso, dopo aver valutato tutte le osservazioni che i cittadini hanno potuto avanzare, e dopo un loro attento esame nelle varie commissioni (composte da consiglieri espressione di tutte le forze politiche elette in consiglio dal voto popolare), il regolamento arriva in consiglio comunale per la definitiva attuazione.
Questo atto, di un’importanza fondamentale per il governo del territorio cittadino, che recepisce sia le norme di tutti gli enti preposti (Regione, Città metropolitana, ex Provincia, ecc.), sia tutte le valutazioni dei singoli cittadini, è il frutto di un percorso democratico e partecipato dalla cittadinanza.
Alla consigliera Amato tutto ciò non basta: aver ricevuto e analizzato oltre 700 osservazioni, aver ascoltato centinaia di cittadini, decine di comitati, e aver avuto un confronto serrato con gli ordini professionali, non sembra alla consigliera un percorso sufficientemente democratico.
Noi abbiamo il dovere e il privilegio di amministrare e fare l’interesse della collettività e non cerchiamo visibilità ad ogni costo. Molte scelte, siamo consapevoli che possono non essere condivise, ma sia chiaro che le prendiamo comunque per il bene di Firenze.
Voglio infine ricordare che questo immane e importante lavoro non ha avuto alcun onere aggiuntivo per l’amministrazione comunale, essendo esso il frutto di competenze e professionalità tutte interne al Comune di Firenze”.

Miriam Amato (Gruppo Misto) replica al consigliere Ceccarelli (PD)
“La sua risposta mi fa onore”

La risposta del consigliere Ceccarelli mi fa onore e posso aggiungere anche la necessità di non svendere l’area di San Salvi e comunque di lasciarla come bene comune e l’importanza di non creare infrastrutture quali parcheggi sotterranei nel centro storico, in cui si chiude il traffico per poi farci convogliare le auto, giusto per citare altre scelte che non condivido.
“Vede Ceccarelli – aggiunge amato – che l’inceneritore fa male non è una supposizione: è un dato di fatto, così come il fatto che la pista dell’aeroporto inciderà su una zona (sic), già altamente coinvolta dal punto di vista ambientale e su cui sono stati investiti soldi pubblici per il Parco della Piana; così come il fatto che il progetto tunnel Tav è folle e rappresenta lo spreco di altri soldi pubblici, con costi cresciuti in corso d’opera, per essere ancora al punto di partenza. Forse al consigliere sfugge che abbiamo già l’alta velocità a Firenze, ma abbiamo aggiunto i problemi strutturali agli edifici adiacenti e alle falde acquifere, per citare alcune delle criticità comprovate.
Ricordo che le mie preoccupazioni inerenti la tramvia sono state condivise dalla protezione civile, così come per i tunnel sotto il livello stradale previsti ai lati del Mugnone.
Per quanto riguarda lo stadio, ci sono le norme del codice di navigazione che individuano quell’area ricadente nella zona di rischio ma, vede, per conoscere certe cose non basta essere in politica da anni occorre studiare e magari invece di vedere troppi film, approfondire le conseguenze delle proprie scelte.
Invito il consiglio Ceccarelli a partecipare ad una serie di eventi in cui vengono affrontati e approfonditi certi temi, il prossimo si terrà il 7 marzo nella sala di Sant’Apollonia, in via San Gallo, 25 dalle 10 alle 18:30.
I cittadini sono informati e preparati, non solo elettori da lusingare in campagna elettorale.

Regolamento Urbanistico. Arianna Xekalos (M5S): “La protesta dei comitati non è strumentale, ma Giusta”
“Ignorate le numerose critiche scientificamente fondate”

Sono state totalmente ignorate le numerose critiche scientificamente fondate che hanno indicato rischi per l’ambiente, per la salute e la qualità della vita dei cittadini, per la tutela effettiva del patrimonio storico, artistico e naturalistico di Firenze.
Basta ricordare l’aeroporto di Peretola, l’inceneritore di Casa Passerini, il nodo alla Fortezza – Stasione S.M.N. ed il tunnel sotto il centro storico; o ancora il doppio tunnel dell’alta velocità: un’opera che ha permesso di rapinare i soldi pubblici e che, non scordiamoci, essere illegale.

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Tramvia, pedoni a rischio? Basta spostare la Fortezza

Fonte: Nove da Firenze
Di: Antonio Lenoci

“Fatti più in là” soluzioni tecniche a problemi pratici
Decongestionare Firenze, potrebbe essere un’idea.

Al via l’operazione decongestionamento del centro interessato dai lavori per la Tramvia con lo spostamento della Fortezza Antiquaria dal giardino della Fortezza da Basso a piazza Vittorio Veneto”poche righe in un comunicato riguardante l’Oltrarno di Firenze. Si chiama “Fortezza Antiquaria”, sulle guide turistiche è indicata così e la suggestione data dalla location vale il 50% della visita, ma adesso lì dove si trova è fastidiosa.
Un’occasione ulteriore – spiega la Giunta – anche per valorizzare le Cascine e portare sempre più famiglie a vivere il parco” una motivazione che denuncia vagamente la excusatio non petita accusatio manifesta.
Il problema è che la Fortezza dopo aver ospitato Pitti, avrebbe in programma altri eventi prossimamente. Capita a volte, nei poli congressuali soprattutto.
Chissà cosa direbbe il Poggi a 150 anni dall’Unità d’Italia se sapesse che Firenze, la sua Capitale, ha fatto tanto per creare un centro di attrazione fieristica che oggi deve essere decongestionato.
Dopo la denuncia di Nove Da Firenze, si sono moltiplicate le richieste di porre maggiore attenzione agli attraversamenti pedonali e ciclabili previsti attorno alla Fortezza da Basso ed al viale Filippo Strozzi in prossimità dei cantieri della Tramvia.
L’assessore Stefano Giorgetti il 23 gennaio risponde “Non ci dimentichiamo di pedoni e ciclisti e con gli uffici della mobilità stiamo cercando soluzioni alle difficoltà che ci si sono state segnalate. E già la prossima settimana sarà realizzato un nuovo attraversamento ciclopedonale in viale Strozzi”.
Ma il 6 febbraio la soluzione migliore è un’altra. Meglio “Decongestionare”.
Spostare il mercato, c’est plus facile. Ma perché non spostare anche la Fortezza. Decongestioniamo Firenze.
Un’occasione per provare l’ebrezza degli spazi vuoti e vedere l’effetto che fa.

Sottoattraversamento TAV i rischi per il patrimonio monumentale e architettonico di Firenze

Fonte: Il nuovo Corriere di Firenze 01-03-2012

Mariarita Signorini Membro della Giunta nazionale di Italia Nostra

Italia Nostra e il Comitato contro il sottoattraversamento Tav, in una recente lettera aperta alla Soprintendente per i Beni Architettonici di Firenze Alessandra Marino, ha denunciato rischi e criticità insite nel progetto dei due tunnel di 8 km sotto la città patrimonio dell’Unesco, danni che potrebbero verificarsi a centinaia di edifici, dunque a migliaia di appartamenti, ma anche a monumenti insigni come la Fortezza da Basso: uno dei più importanti esempi di architettura militare del XVI sec. Qui, proprio sotto la parte prospiciente su viale Strozzi, i tunnel faranno una pericolosa curva, e qui sono già previsti lavori di consolidamento del sottosuolo con iniezioni di cemento, nell’intento di evitare danni al monumento. All’interno della Fortezza, sopra le gallerie progettate, c’è il laboratorio di restauro dell’Opificio delle Pietre Dure, un loft di 140 metri per 120; i pozzi che saranno cementati svolgono la fondamentale funzione di alimentare il complesso sistema di microclimatizzazione e di depurazione dell’aria degli ambienti, dove sono attualmente in restauro, opere come l’Adorazione dei Magi di Leonardo (dagli Uffizi), un’enorme croce giottesca, l’Ultima Cena del Vasari (32 m quadrati) già molto compromessa dall’alluvione del ’66 e un grande ciclo di affreschi staccati di Paolo Uccello, opere che potrebbero subire danni anche per brusche variazioni d’umidità o di temperatura.
Anche l’arco dei Lorena e la porta San Gallo in piazza Libertà si trovano proprio sulla verticale dei tunnel e non ci sono notizie di precauzioni per la messa in sicurezza di questi manufatti. La cosa inquietante è che alla nostra lettera, pubblicata per intero, abbia risposto la Soprintendente al Polo Museale Acidini, ad interim Direttrice dell’Opificio, confermando le nostre preoccupazioni: “vorremmo poter analizzare fatti concreti,studi reali, che ancora non ci sono. E speriamo di poterli avere presto” questo per quanto riguarda i tecnici di Ferrovie, ma neppure il Comune già interpellato ha dato risposte, né studi, né materiali conoscitivi. Dunque c’è stata una sola risposta evasiva, tutt’altro che rassicurante, e relativa al solo centro di restauro, ma nessun cenno per il monumento che lo contiene, neppure una parola riguardo agli altri Beni a rischio. Nessuno sa niente e la Soprintendenza tace.
E già abbiamo denunciato il disastro compiuto in zona Macelli e dell’adiacente mercato del bestiame, un importante complesso di architettura industriale dell’800, progettato dal Poggi, sprezzantemente demolito a partire dal 2010, senza progettazioni idonee, se non quelle per posizionare i cantiere per la TAV, nel silenzio assordante dell’organo di tutela; è tuttora da chiarire con quale elaborazione, discussione e procedura, dato che il Consiglio Comunale di Firenze non è stato coinvolto in tale grave decisione che ha riguardato la maggior parte del Parco con alberature di alto fusto e quasi tutti gli edifici. Se n’è evitato la demolizione completa solo per aver risparmiato alcuni scampoli, come la Palazzina della Direzione, che ormai è isolata da un contesto unitario e complessivo che, di fatto, non esiste più, sostituito da un deposito di terra di scavo. Analoga sorte incombe sul Mercato del Bestiame senza che alcuno abbia osato far presente il grande valore documentario e architettonico sia del Palazzo incompiuto che dei complessi delle stalle.

Allarme Tav per l’Opificio. Acidini: aspetto chiarezza

Fonte: Corriere Fiorentino – 3 febbraio 2012
Di: Edoardo Semmola 

L’Opificio vuole sapere: c’è o non c’è un rischio Tav? «Vorremmo poter analizzare fatti concreti, studi reali, che ancora non ci sono. E speriamo di poterli avere presto». E una risposta anti allarmistica quella di Cristina Acidini, soprintendente al Polo Museale Fiorentino e di nuovo, ad interim, a capo dell’Opificio delle Pietre Dure. Il dubbio c’è. L’allarme lo lancia Italia Nostra, che in una lettera aperta alla soprintendente Alessandra Marino fa notare quanto l’estrema vicinanza tra il tunnel Tav e dell’Opificio alla Fortezza possa mettere in pericolo il laboratorio di restauro: «Se con le vibrazioni prodotte dai lavori corre un grave rischio il David di Michelangelo, come paventato dall’architetto De Simone, che si trova a circa 400 metri dal tunnel — è la tesi di Signorini, restauratrice agli Uffizi — figurarsi quanto dovrebbero temere i capolavori custoditi nel laboratorio dell’Opificio, che si trova proprio sopra al tunnel stesso». E ancora: «In un periodo in cui il patrimonio culturale del nostro Paese sta letteralmente cadendo a pezzi — scrive ancora Signorini —constatare che si sprechino miliardi per scavare una voragine sotto Firenze, ci indigna». I tesori dell’Opificio sono custoditi in un loft di 140 metri per 120 in un’ala della Fortezza da Basso, sotto due bastioni e sopra il tunnel. Già a fine 2011 l’architetto De Simone aveva palesato il problema. Da allora, fa sapere Acidini, si sono tenuti «molti contatti con la direzione regionale attraverso i tecnici dell’Opificio» e ancora si cerca, anzi si aspetta, «di avere elementi di conoscenza più approfonditi». Intanto si è mossa «segnalando al Comune la necessità di avere materiali conoscitivi: Palazzo Vecchio è in contatto con i tecnici di Ferrovie e con i nostri, adesso aspettiamo risposte». Fatto sta che il laboratorio ha caratteristiche di delicatezza uniche al mondo. I suoi capolavori come l’Adorazione dei Magi di Leonardo, la croce di Giotto, i 33 metri quadri dell’Ultima Cena del Vasari, e altre inestimabili opere in attesa di restauro, sono conservati in un ambiente protetto con un microclima controllato, umidità e depurazione dell’aria calcolati alla perfezione, contro il deterioramento dei materiali. La Tav passerà a pochi metri di distanza da quel microcosmo di delicata tecnologia e meticolosa cura. Senza considerare che il laboratorio di restauro si serve anche di due pozzi sotterranei le cui acque sono necessarie agli impianti e che corrono il rischio di essere messi fuori gioco dalle iniezioni di cemento.

Tav, lettera aperta di Italia Nostra e Comitato Contro Sottoattraversamento TAV alla Soprintendente

Fonte: La Repubblica – Firenze

Gli ambientalisti intervengono spiegando le preoccupazioni
per il maxi tunnel nella città dell’arte

Gentile dottoressa Marino
le scriviamo questa lettera aperta dopo aver letto, in una recente intervista, le sue dichiarazioni a proposito del progetto di “sottoattraversamento TAV” di Firenze:
“La distanza tra il punto dove ‘la talpa’ scaverà il tunnel e la Cupola è di circa un km, tale cioè da non lasciar adito a preoccupazioni. Inoltre il progetto dell’infrastruttura è stato costruito tenendo conto dell’impatto sulla città prodotto dalle vibrazioni dei lavori; in ogni caso le fondamenta e la struttura della Cupola di Brunelleschi sono incredibilmente solide”.
Questo suo intervento da un lato ci conforta, perché è la prima volta che la Soprintendenza, sui media, prende in considerazione l’impatto di quest’opera sul patrimonio monumentale cittadino, rassicurandoci sulle sorti del “Cupolone”, dall’altro dobbiamo dire che nessuno di noi ha mai temuto che la cattedrale di Santa Maria del Fiore potesse correre rischi per la realizzazione dei due tunnel di 8 km e per l’enorme scavo ai Macelli; né ci siamo troppo preoccupati per le caviglie del David di Michelangelo (l’unica criticità manifestata su TAV cui l’AD di FS Mauro Moretti si sia degnato di rispondere, bollandola come dichiarazioni di “quattro fessi”).
Da parte nostra, invece, continuiamo a denunciare i rischi e le criticità insite nel progetto di sottoattraversamento, denunce e preoccupazioni per i danni che potrebbero verificarsi, a cui nessuno mai s’è degnato di rispondere, si parla di centinaia di edifici, dunque di migliaia di appartamenti sovrastanti i tunnel. E tra quelli, che potrebbero subire danni, ci sono anche monumenti insigni:
la Fortezza da Basso uno dei più importanti edifici di architettura militare del XVI sec: proprio sotto la parte prospiciente su viale Strozzi, i tunnel faranno una pericolosa curva, lì sono già previsti lavori di consolidamento del sottosuolo con iniezioni di cemento, nell’intento di evitare danni al monumento.
Ma all’interno della Fortezza, proprio sopra le gallerie progettate, c’è il laboratorio di restauro dell’Opificio delle Pietre Dure; i pozzi che verranno cementati svolgono la fondamentale funzione di alimentare il complesso sistema di microclimatizzazione di ambienti, dove sono attualmente custodite, per restauro, opere come l’Adorazione dei Magi di Leonardo (dagli Uffizi), un’enorme croce giottesca, l’Ultima Cena del Vasari (32 m quadrati!) già molto compromessa dall’alluvione del ’66, opere che potrebbero subire danni anche per una brusca variazione dell’umidità o della temperatura.
L’arco dei Lorena e la porta San Gallo in piazza della Libertà che si trovano proprio sulla verticale dei tunnel previsti: non ci sono notizie di precauzioni per la messa in sicurezza di questi manufatti.
E già denunciamo la perdita nella zona dei Macelli e dell’adiacente mercato del bestiame dell’importante complesso di architettura industriale dell’800, con aree verdi che avrebbero potuto costituire un interessante parco cittadino; ora di quel complesso non è rimasto quasi nulla, nel silenzio assordante dell’organo di tutela.
Le nostre sono critiche argomentate, che muoviamo a una ‘grande opera inutile’ (dato che non risolverà i reali problemi di mobilità ferroviaria), potenzialmente molto pericolosa, assurda in un momento di gravissima crisi economica, poiché brucerà una quantità considerevole di risorse economiche pubbliche.
In un periodo in cui il patrimonio culturale del nostro paese sta letteralmente cadendo a pezzi, constatare che si sprechino miliardi per scavare una voragine sotto Firenze ci indigna.
Da fiorentini abbiamo l’onore e l’onere di difendere un patrimonio culturale unico al mondo, da ciò nasce la nostra contrarietà a questo progetto.
Perciò le chiediamo di farsi carico e di valutare i rischi reali che corrono i nostri monumenti a causa di TAV, evitando di mandare messaggi rassicuranti ai media, come quello che riguarda il “cupolone”, lasciando invece nell’ombra i troppi lati oscuri di un’opera sbagliata.
Cogliamo l’occasione per farle omaggio del libro “TAV sotto Firenze”, realizzato dall’Università, con il contributo di esperti nei vari settori, dove si fa un’attenta e minuziosa analisi delle troppe incongruenze del sottoattraversamento fiorentino.
Cordialmente
Italia Nostra Firenze, Mariarita Signorini
Comitato contro il Sottoattraversamento TAV di Firenze, Tiziano Cardosi

Italia Nostra: “La tav potrebbe compromettere Fortezza e Opificio”

Fonte: Firenze Today
Di: Diego Giorgi

Intervista esclusiva a Mariarita Signorini: i rischi sui lavori del sottoattraversamento di Firenze, ma anche le perplessità sul progetto tramvia e i pericoli del sistema degli inceneritori

E’ una vecchia storia quella di Italia Nostra, nata oltre 50 anni fa. Passione, impegno e battaglie civili sempre a tutela del patrimonio storico, artistico e naturale. Dai beni culturali ai parchi nazionali, dalla questione energetica al capitolo sui rifiuti, dall’ambiente alle vicende legate alla mobilità ed al trasporto. A Firenze il volto della Onlus è incarnato da Mariarita Signorini; i temi caldi qui non mancano, anzi sono all’ordine del giorno. Partendo proprio da uno dei nodi in cui l’associazione si è spesa con più decisione negli ultimi anni: la questione Tav.
Nodo Tav. Alla fine sembra che prima dell’estate la talpa gigante comincerà a trivellare il sottosuolo. Intanto sono andati sotto di ben 40 metri per preparare lo scivolo per la mega fresa. Quanto siete preoccupati?
Moltissimo. Proprio per questo, per denunciare le storpiature dell’opera, abbiamo presentato un nuovo documento, redatto assieme ad uno dei massimi esperti sulle problematicità del nodo fiorentino, l’ingegner Perini. I punti critici sono molti, tutti a forte rischio. Per esempio, il danneggiamento degli edifici è stato sottostimato perché non è stato considerato il cosiddetto effetto ‘deriva’ che insorge durante lo scavo della galleria nei tratti di curva. In pratica non si prendono in considerazione gli effetti derivanti dal reale valore dei volume persi in questo specifico intervento.
Quella curva che passa proprio nei pressi della Fortezza.
Certo, sotto uno dei monumenti più importanti d’Italia. La Fortezza, uno dei monumenti più insigni dell’architettura militare del ‘500, sarà esposta ad un rischio nettamente maggiore di quello previsto dall’Osservatorio Ambientale. In quel punto preciso si sommeranno gli effetti causati da una parte dalla mancata considerazione ‘dell’effetto deriva’, dall’altra dallo scavo della seconda galleria, quella in pratica che passerà sotto i bastioni. Si crea quest’assurdo in cui il punto di massimo pericolo è sotto un monumento di importanza nazionale.
Fortezza, quindi Opificio delle Pietre Dure.
Infatti, un vanto italiano tutto fiorentino. Solo per capirci in questo momento l’Opificio ‘ospita’ Leonardo, quello degli Uffizi. Opere di questa portata hanno interventi di restauro molto lunghi. Per Raffaello sono stati impiegati dodici anni. Leonardo, quindi, rimarrà all’interno della struttura per l’intera durata degli scavi. Ma non solo, all’interno, da circa un paio di anni, è stato ‘ricoverato’ un Vasari danneggiato dall’alluvione e, dopo una lunga serie di accertamenti, stanno partendo con i lavori. Voglio dire, l’Opificio è uno scrigno. Scavare lì sotto equivale a scavare sotto gli Uffizi; è così difficile porsi questo problema?
Andando all’osso, secondo voi, c’è un rischio concreto per la salvaguardia dell’Opificio?
Dai primi accertamenti fatti dai tecnici per lo stato di conservazione, è già stato annunciato che la falda in quella zona verrà cementificata. O meglio, i pozzi dove l’istituto attinge per la climatizzazione degli ambienti saranno completamente ostruiti. Verrà a mancare una funzione fondamentale della struttura che ricalca il medesimo concetto adottato negli ospedali. Oltretutto, per la realizzazione del sistema, sono stati spesi dallo Stato al tempo delle lire centinaia di milioni. Tutto perché devono iniziare fin da ora a fare le iniezioni di cemento nel sottosuolo per evitare che la Fortezza vada giù.
Ancora problemi con la falda, a Campo di Marte come alla Fortezza, uno dei temi più dibattuti dalle associazioni e comitati che si battono contro la realizzazione dei tunnel.
E non può essere altrimenti. L’opera impatta ed interferisce fisicamente con la falda fiorentina. Una questione anche questa sottovalutata e che non tiene conto del rischio idrogeologico in corrispondenza dell’imbocco nord, di quello sud e della stazione Foster. Qui, in sostanza, si vuol creare un muraglione in zona di falda, con tutte le conseguenze del caso. Ma non basta, in tutto questo, non è stato nemmeno preso in considerazione il fenomeno indotto dalla scavo delle due gallerie con una sola fresa. Mentre a Bologna sono state scavati due tunnel contemporaneamente, a Firenze l’opera sarà scaglionata in due fasi diverse. Ma scavare una galleria, e poi dopo un anno, due anni, scavarne un’altra, aumenta esponenzialmente il rischio di subsidenza, quindi il crollo.
Continuando sul tema mobilità: Firenze ha scelto la via della tramvia; un progetto che non sposate, anzi, così com’è, criticate aspramente. La linea1 funziona, perché quindi non estendere la rete?
Non abbiamo mai criticato la linea1, anzi è un modello che sposiamo: collegare la periferia con la città. Contestiamo il resto del progetto e delle linee. Ha un senso fare delle linee che colleghino Sesto, Campi, Bagno a Ripoli, con la città perché decongestionerebbero il grosso del traffico dei pendolari all’interno dell’area metropolitana. Noi contestiamo il progetto di far entrare la tramvia nel cuore della città, che ricordo ha sempre una struttura medievale. Intervenire in una città patrimonio Unesco con mezzi di questa pesantezza, e stiamo parlando di treni da oltre 40 tonnellate, è una follia. Si poteva pensare a mezzi diversi, come ci sono a Milano; nessuno avrebbe mai contestato una tramvia leggera. Invece così avremo un’opera molto pesante, e fortemente bloccata. 
E l’ipotesi del sottoattraversamento del centro?
Consideriamo che in cantiere ci sono già 8 chilometri del tunnel della Tav, più ne facciamo tre per la tramvia ed a questo sommiamo i parcheggi sotterranei in piazza del Carmine o in piazza Indipendenza.
Una città sottoterra?
Sì, ma non è una città qualsiasi Firenze, non è strutturata con canoni moderni. E’ solo una questione di scelte. Abbiamo una ferrovia che attraversa la città. Perché non usarla come metro-treno. Se si investe denaro solo sulle grandi opere non c’è tutela del territorio, alla lunga viene a mancare la possibilità di conservazione e manutenzione.
Rifiuti, inquinamento, salute; si parla molto dell’inceneritore di Case Passerini, l’ampliamento di quello della Rufina, quello di Montale. Lei comprerebbe una casa ad un chilometro dall’inceneritore?
No, assolutamente.
Come mai?
Perché il fall-out delle sostanze tossiche è accertato. Da Medici per l’Ambiente, Medicina Democratica, dalle organizzazioni della sanità; tutti a dire che gli inceneritori non fanno bene alla salute. Anche se controllati e dotati di filtri, esiste una ricaduta tossica che va ad interessare la catena alimentare, per esempio. Attorno all’inceneritore di Brescia, per un raggio di circa tre chilometri, non si può coltivare niente per paura che le diossine intacchino la catena alimentare.
Forti rischi alimentari, quindi?
Non solo, questo è solo uno degli aspetti. Prendiamo il caso di Montale: a seguito di un malfunzionamento dell’impianto si registrarono picchi di diossina molto alti. Tanto che alcune madri in fase di allattamento decisero di sottoporsi all’analisi del proprio latte. Bene quel latte conteneva sostanze altamente tossiche e quindi pericolosissime per i neonati. Gli ultimi studi parlano addirittura di contaminazione del feto da parte di queste sostanze cancerogene.
Diossine e pm10, a chi si batte contro l’inceneritore c’è chi controbatte proponendo di chiudere autostrade, industrie, porti, aeroporti. Esiste un modello alternativo a questo schema?
Certo, ma si tratta di investire su un prototipo di vita completamente diverso. In alcuni Comuni, che hanno investito in questa direzione, il riciclaggio supera il 65%. Non è un’utopia e non si tratta di rifiuti ma del recupero di materie prime e seconde. Un nuovo stile di vita, forse più faticoso, che impegna costantemente, ma realizzabile. La verità è che il modello degli inceneritori è una necessità per coloro che non hanno investito su culture alternative. Prendiamo l’inceneritore della Rufina, un tema a noi molto caro. Un inceneritore nel bel mezzo di un’area pregiatissima della nostra viticultura. Un nicchia economica, che fa grande la Toscana nel mondo, messa a rischio da un gigante con una capienza otto volte e mezzo superiore a quello già presente; oltretutto in zona fluviale, all’interno dell’alveo di un fiume. Può essere questo il modello di riferimento?

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