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Geotermia e centrali, se l’energia impatta il “brand” Toscana

Fonte: StampToscana, 12/10/2015
Di: Stefania Valbonesi

Radicondoli (Siena) – Giungere a Radicondoli (provincia di Siena) è già di per sè un’esperienza. Mistica, se vogliamo. Perché tutto quello che colpisce gli occhi, le orecchie, il gusto, l’olfatto, è così splendido da far venire a chiunque quella malinconia che solo la bellezza, quella vera senza aggettivi, fa venire. Ebbene, fra poco, se qualcuno non interverrà, se la Regione non ritratterà su alcune scelte già compiute, se la protesta della popolazione verrà tenuta in dispregio, se un’economia rispettosa del territorio e di grande fascino che sta portando occupazione e risollevando un intero territorio verrà ritenuta di poco conto e sacrificabile, se tutto questo avverrà, nell’Alta Val di Cecina, fra un filare di cipressi e uno di ulivi, si incardineranno le “torri” di svariate centrali. E, a Radicondoli, incombe anche il progetto “Lucignano”, vale a dire una delle 10 centrali “pilota” previste sul territorio nazionale.
Perché? Ecco qua: se andrà avanti ciò che è ormai atteso, fra Radicondoli, Montecastelli Pisano, Colle Val d’Elsa e Castelnuovo Val di Cecina sorgeranno torri e tubi.  Infatti, l’area è ricompresa nel progetto “Mensano”. In quest’area specifica sono stati richiesti i permessi di ricerca di risorse geotermiche per tre pozzi esplorativi: il pozzo TM1 in località Tesoro (Radicondoli, Siena), il pozzo TM2 nel podere Love, Casole d’Elsa, e, più lontano ma sempre nell’area Mensano, il pozzo TM3 in località Pignano, Volterra (Pisa). Non solo. Mentre si procede con i metodi tradizionali di richiesta di permessi per la ricerca e pozzi di “sondaggio” per scoprire e sfruttare eventuali risorse, fra Radicondoli e il corso d’acqua Lucignano, insiste il progetto pilota chiamato appunto “progetto Lucignano”.
Geotermia, dunque, che, assicurano le imprese richiedenti i permessi,  verrebbe a significare centrali a ciclo binario. Metodo già sperimentato, ad esempio, in Baviera. Centrali a ciclo binario, esattamente come quelle di cui parlano le grandi imprese che si sono gettate sulla nuova frontiera dell’energia.  E tuttavia, è necessario ricordare  il rischio “sismicità”. Un rischio ritenuto risibile per molti. Un rischio che tuttavia lo stesso Erwin Knapek, ex sindaco di Unterhaching dove c’è una centrale geotermica di questo tipo a ridosso di Monaco, non esclude, anzi: semplicemente parla di rischio “accettabile”. Non la pensano così in Svizzera, nel paese di San Gallo, dove avevano previsto di utilizzare una centrale geotermica a ciclo binario in buona parte per il teleriscaldamento. Ebbene ora presso il paese c’è un pozzo profondo circa 4mila metri. Un foro di cui nessuno sa cosa fare. Perché quando cominciarono a costruire la centrale, si scatenò un sisma di magnitudo 3,5 oltre a una fuoriuscita di gas. Tutti fermi.
Ripartiamo dall’inizio e dalla Toscana. L’inizio, per i comuni toscani della zona della geotermia, in particolare Larderello, comincia nello scorcio fra 800 e 900 quando calore e gas si trovavano praticamente a livello della superficie del suolo. Ma col passare del tempo, si cominciò a scavare sempre più in profondità e a allargare l’area di ricerca. Perché?
Per capire bene la situazione è necessario avere qualche informazione sulle centrali geotermiche e sul loro funzionamento. Nelle centrali che chiameremo “tradizionali” si sfrutta la pressione esercitata dal vapore contenuto negli  acquiferi geotermici per muovere una turbina che è accoppiata a un generatore. Gli acquiferi di tal fatta sono denominati a vapore dominante. La pressione dei geyser è così forte da spingere i vapori a un’altezza dai 20 ai 70 metri. L’intervento dell’uomo va nel senso di incanalare questa enorme potenza dirottandola verso una turbina a vapore che sviluppa una quantità molto grande di energia. Ed è questo il tipo diffuso in Toscana, precisamente a Larderello. Negli anni 40 l’Italia era già in grado di mettere in atto questa tipologia, che produceva 132 MW.
Ci sono poi gli acquiferi detti ad acqua dominante e sono quelli che producono acqua calda. Questi ultimi sono impiegati  per alimentare centrali a flash o a separazione. Ecco il meccanismo: l‘acqua, la cui temperatura varia da circa 180 a 370 °C, arriva in superficie tramite i pozzi e, poiché passa rapidamente dalla pressione di serbatoio a quella dell’atmosfera, si separa (flash) in una parte di vapore, che è mandato in centrale, e una parte di liquido che è reiniettato in serbatoio.  La maggior parte dei campi geotermici del mondo, tra i quali anche quelli di Travale e dell’Amiata, appartengono a questa tipologia.
Per serbatoi o acquiferi  che producono acqua a temperature moderate (tra i 120 e i 180°C), la tecnologia del ciclo binario è la più redditizia. In questi sistemi il fluido geotermico viene utilizzato per vaporizzare, attraverso uno scambiatore di calore, un secondo liquido (ad esempio isopentano), con temperatura di ebollizione più bassa rispetto all’acqua. Il fluido secondario si espande in turbina e viene quindi condensato e riavviato allo scambiatore in un circuito chiuso, senza scambi con l’esterno. Il fluido geotermico, dopo aver attraversato lo scambiatore, torna al pozzo di reiniezione per essere ripompato in serbatoio. Una metodologia che per molti va a intaccare incrinandolo l’equilibrio naturale della terra. Da qui, il sospetto (per gli svizzeri così fondato che hanno stoppato tutto il progetto tenendosi il buco) che si manifestino attività sismiche nello “scambio”.
In tutto questo, un problema enorme è quello dell’acqua.  In particolare se si parla del primo sistema, quello a vapore dominante, è necessario mettere in conto che i soffioni si esauriscono, i pozzi “muoiono”, la spinta che è quella che produce energia finisce. Ciò significa due cose: una, la necessità di andare a scavare sempre più a fondo (4mila metri, allo stato attuale, è considerato più o meno normale, si arriva anche a 5mila metri e oltre) due, non si tratta di energia rinnovabile. Solo per fare un esempio dell’ingente consumo di acqua che richiede lo sfruttamento dei pozzi, le strutture geotermiche di Larderello, per funzionare, devono ricevere acqua dai territori circostanti, perché, come dice un tecnico, “le rocce si sono seccate”. Nello specifico, l’acqua proviene da un acquedotto che conduce il prezioso liquido da Montalcinello a Larderello.
Quella della sismicità o dell’acqua sono solo alcune delle criticità, per i comitati che si sono creati e che stanno dando battaglia fra l’Amiata, Radicondoli, Castelnuovo, Casole d’Elsa e Montecastelli Pisano. Altro grande problema, quello delle immissioni nell’aria: secondo lo studio di Medicina Democratica su dati Arapt, le 32 centrali geotermiche presenti fra l’Amiata e l’area Larderello-Travale-Montieri (i dati sono del 2010, manca la centrale di Chiusdino inaugurata nel luglio 2011) emettono 28.599.575 kg. annui di acido solfidrico, 264,26 di arsenico, 3.360 di mercurio, 69.944 di acido borico.
Ma la questione nell’area di Radicondoli-Casole d’Elsa è ancora più complicata, e vede  il Comitato Difensori della Toscana che raccoglie le istanze e le richieste dei cittadini vicino ai sindaci schierati a difesa di uno sviluppo che, cominciato in sordina, sta cominciando a dare i suoi frutti in questi ultimi anni. E che verrebbe del tutto compromesso dalla costruzione di queste strutture, impattanti e stravolgenti di un paesaggio che ha pochi eguali al mondo: sia per biodiversità floreale e faunistica, sia per bellezza dei paesaggi, sia per la ricchezza e unicità di testimonianze storiche.
Proprio questo territorio, area che, comprendendo anche l’Amiata, arriva a essere quasi come la Val d’Aosta, è stato messo in “vendita” in seguito alla liberalizzazione del 2010 che ha scalzato Enel dal ruolo di “monopolista” della geotermia toscana. Infatti, in seguito alla liberalizzazione, il territorio italiano è stato diviso in “zone” di ricerca, o meglio, aree su cui i gruppi di ricerca e sfruttamento dei fluidi geotermici possono richiedere “permessi di ricerca”. Le aree interessate sono in buona sostanza quasi tutte nell’Italia Centrale, in particolare in Toscana.
La questione che ci interessa, quella dell’area  che comprende Radicondoli e Montecastelli, Castelnuovo Val di Cecina e Casole d’Elsa, è del tutto particolare. Infatti, abbiamo visto che i permessi di ricerca con pozzi esplorativi sono tre, più, per Castelnuovo Val di Cecina, un permesso di Ricerca di Risorse Geotermiche finalizzato alla sperimentazione di Impianti Pilota. L’istanza, (http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/info/impianti_pilota.asp), è stata accolta (l’aggiornamento è dell’agosto 2015). L’operatore, in questo caso ToscoGeo (Magma più Graziella) ha chiesto il permesso non solo per Castelnuovo, ma anche per Montalfina e Monte Rubiaglio. Tre pozzi esplorativi che potrebbero trasformarsi in centrali, in una zona che già ha una lunga storia di centrali geotermiche e perforazioni.
Ma occupiamoci del progetto Lucignano, sotto Radicondoli, quello della centrale “pilota”. A spiegare la questione, Giovanna, segretaria del Comitato Difensori della Toscana, con Lorenzo e Luca, altri due membri dell’associaizone di cittadini, residenti sul territorio. In tutto l’ambito nazionale ci sono 10 progetti per centrali geotermiche definite “Pilota”, ci informa il comitato: dal 2013 queste particolari centrali non seguono procedure regionali, ma sono di competenza di due ministeri, il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero dell’Ambiente. Ed ecco cosa hanno di diverso dalle altre centrali: si tratta di progetti sperimentali che seguono un iter facilitato e quando entrano in produzione ricevono contributi economici altissimi, anche se sostanzialmente sono uguali alle centrali a ciclo binario che le varie Magma, Gesto, Toscogeo, ecc. vorrebbero costruire un po’ in tutta Italia. Si parla di un giro di circa 5 (c’è chi parla di 8)  miliardi di incentivi.
Su questa centrale c’è già un piccolo giallo. Infatti, parrebbe che la richiesta di permesso di ricerca sia stata rigettata dal Ministero Sviluppo Economico, vale a dire da uno dei due attori cui spetta decidere sulla questione. Del resto, la richiesta di permesso è sparita dal sito del Mise, nel luglio scorso. Da annotare che il progetto “Lucignano” figurava dal 2010 nella lista degli impianti pilota nazionali. Ma se sparisce dalla lista del Mise, sul sito del Ministero dell’Ambiente, ecco là ancora il progetto con tanto di cartine e immagini su come sarà realizzato (http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Info/1561).
La richiesta concerne il permesso di ricerca di risorse geotermiche finalizzato alla sperimentazione dell’impianto pilota denominato “Lucignano”. “Il progetto prevede – si legge – la realizzazione di un impianto di produzione di energia elettrica alimentato dal liquido geotermico estratto da 3 pozzi di produzione e re-iniettato nel sottosuolo in altri 2 pozzi, delle condotte per il convogliamento del fluido geotermico di lunghezza 4,284 km e dell’elettrodotto interrato di connessione alla rete elettrica ENEL di lunghezza 9,358 km”. Richiedente: Lucignano Pilot Project S.r.l. Da ricordare che era stato il CosVig assieme alla società Geonergy a presentare nell’agosto del 2011 due istanze di permessi di ricerca per risorse geotermiche, finalizzati alla sperimentazione per altrettanti progetti pilota, con potenza inferiore a 5 MW, al Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), come previsto dal Dlgs.22/2010. Ricordiamo anche che in data 28 novembre 2013 Co.Svi.G. e Geoenergy hanno dato vita alla Lucignano Pilot Project Srl – LPP.
A complicare la vicenda entra anche un’altra questione, quella della moratoria che il presidente Rossi mise in atto nel corso delle ultime votazioni regionali. Moratoria conclusasi il 24 agosto scorso. Da allora, le società sono tornate alla carica. Ed è dell’ultimo consiglio regionale 7 ottobre 2015, una risoluzione del Pd sulla geotermia che dovrebbe dare una sistemazione chiara a tutto il settore, “dando piena attuazione al protocollo d’intesa approvato nel novembre 2013, sottoscritto con Rete Geotermica toscana di cui fanno parte alcuni operatori titolari dei permessi di ricerca per la realizzazione di impianti per la produzione di energia a media entalpia a ciclo binario”. Punto cardinale, predisporre “il prima possibile”, e di concerto con le istituzioni locali, le indicazioni previste dal Paer (Piano ambientale energetico regionale) per definire il “numero massimo dei pozzi esplorativi da concedere”, i “criteri e i parametri per la loro corretta distribuzione sul territorio”, tenendo conto delle “prescrizioni” del Pit (Piano di indirizzo territoriale) con valenza di Piano paesaggistico e specificatamente riferite alle zone di produzione agricola ad alto valore qualitativo, per il “corretto inserimento degli impianti” e per “spingere i concessionari ad utilizzare le tecnologie più avanzate in termini di sostenibilità”. E dar vita alla cosiddetta “zonizzazione”.
Una risoluzione che alimenta più dubbi che tranquillità nei cittadini dell’area interessata sia dai pozzi “esplorativi” che dal progetto Lucignano (anche se quest’ultimo, come viene spiegato più avanti, c’entra ben poco, in quanto di competenza ministeriale). “Se anche Rossi volesse tornare sui suoi passi, perlomeno per quanto riguarda un territorio che ha già dato ampiamente per quanto riguarda pozzi e strutture geotermiche, esiste tuttavia un accordo già firmato con la Rete Geotermica Toscana”. Rete che è un’associazione di imprese che raccoglie alcune delle società (come Graziella Green Power, Sorgenia, Geoenergy, Toscogeo, Gesto Italia e Magma Energy Italia) titolari di alcuni permessi di ricerca rilasciati in Italia, e in Toscana, per lo sviluppo della nuova geotermia, dopo la liberalizzazione del mercato del 2010. Insieme a questi operatori, fanno parte delle Rete Geotermica anche soggetti industriali specializzati nella progettazione e realizzazione di impianti della filiera geotermica.
Ma se la questione del protocollo firmato con la Rete Geotermica riguarda comunque permessi che si rivolgono alla competenza regionale e dunque attengono alla geotermia “tradizionale”, il progetto Lucignano riguarda la corsia “veloce” del governo, “giallo” compreso. E da Roma giungerebbero voci che le imprese stiano tentando di trovare un’alternativa (un accordo?) al rigetto del Mise.
“La cosa più sbalorditiva – concludono i membri del Comitato Difensori della Toscana – è che si interviene con decisioni calate dall’alto nel mezzo di un territorio con una propria precisa fisionomia economica in sviluppo, che verrebbe irrimediabilmente spezzata”. Una fisionomia economica, sia detto per inciso, che accoglie proprio uno dei temi portanti del “brand” Toscana, quello dell’agricoltura d’eccellenza, del biologico, dello slow food. Del paesaggio. Ma qual è la priorità, allora?… “Ma perché non si fa almeno una valutazione d’impatto economico, prima di prendere una decisione simile?” si chiedono i Difensori della Toscana e tutti i cittadini della zona. Fra i tanti elementi, infatti, ce n’è anche uno che rischia di penalizzare ulteriormente gli investitori che hanno scommesso su questa parte della Toscana (e sono tanti): i valori immobiliari, già ora, sono fra i più bassi dell’intera regione.
Ed ecco un altro dato interessante: nel solo Comune di Casole d’Elsa, che ha conosciuto uno sviluppo intensissimo per quanto riguarda il turismo nell’ultimo anno (150mila presenze), gli occupati del settore turistico sono 600. Con grandi possibilità di crescita. Un risultato che verrebbe spazzato via se, fra un filare di cipressi e una vigna, un’oliveta e un’antica villa, spuntassero le “torri” delle centrali. Non stupisce perciò che il referendum organizzato dal comitato Difensori della Toscana  fra la popolazione di Casole abbia visto il 93% dei cittadini pronunciarsi contro lo sfruttamento industriale dell’energia geotermica sul territorio.
Foto: http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/geotermia/titoli/toscana-umbria.pdf

Convegno “Economia del territorio e geotermia” intervento di Mariarita Signorini “Biogas a Buonconvento? Parliamone!”

Convegno economia del territorio e geotermia
C.R.E.A. centro ricerca energia e Ambiente Polo Universitario di Colle Valdelsa, venerdì 20/03/2015

Intervento di Mariarita Signorini Consigliere nazionale e membro del gruppo di lavoro energia di Italia Nostra
‘Il caso di Buonconvento e i processi di partecipazione democratica dei cittadini’
Biogas a Buonconvento? Parliamone!
Un movimento di protesta che si trasforma in organismo di proposta

Processo partecipativo promosso con il sostegno dell’Autorità regionale per la promozione della partecipazione dal “Comitato per la valorizzazione del paesaggio e dell’ambiente di Buonconvento” per capire quali vantaggi e svantaggi comportano gli impianti di biogas e quali regole condivise devono guidare la loro realizzazione.

Nel maggio 2012 Buonconvento vide un acceso dibattito per la presentazione di tre impianti di Biogas in un’area di grande pregio paesaggistico. Si costituì così un comitato che riuscì a raccogliere oltre 1.000 firme per opporsi a quei progetti. Il Comune e la Provincia di Siena rinviarono la “conferenza dei servizi” per approfondire la questione e il Comitato raccolse 300 firme per chiedere all’Autorità regionale di avviare un processo partecipativo ai fini della ex-Lr. 69/2007, oggi Lr. 46/2013.
Il percorso, gestito dalla società Cantieri Animati in qualità di soggetto terzo e neutrale, ha visto all’opera una Giuria di 40 cittadini estratti a sorte, affiancata da un Organismo di garanzia rappresentativo dei diversi interessi. Per condividere le informazioni e allargare la partecipazione, sono state svolte anche due serate di dibattito pubblico con esperti “pro e contro”, aperte alla popolazione. La mattina dopo i cittadini componenti della Giuria si riunivano “a porte chiuse” per riflettere su quanto appreso suddivisi in piccoli gruppi, e deliberare in plenaria con l’aiuto dei moderatori.
La Giuria ha così elaborato delle linee guida condivise, che sono state poi presentate in un incontro pubblico agli amministratori degli enti coinvolti (Comune, Provincia e Regione).
Il processo partecipativo, durato sei mesi, ha portato diversi risultati in termini di accoglimento delle decisioni: le linee guida elaborate dalla giuria popolare sono state adottate all’unanimità dal Consiglio Comunale e alcune di esse, presentate dal Comitato sotto forma di “osservazioni” al Piano Strutturale in fase di approvazione, sono state tradotte in prescrizioni urbanistiche.
Il Consiglio Comunale di Buonconvento, inoltre, nella seduta del 20 giugno 2013 ha ufficialmente “preso atto” del rapporto della Giuria, condividendone all’unanimità i principi e i contenuti. Le raccomandazioni elaborate dai cittadini sono state inviate anche all’Assessore all’Ambiente della Regione Toscana, impegnata nel percorso d’ascolto per il PAER.
L’Organismo di Garanzia
Composto da 12 membri: Sindaco di Buonconvento (in qualità di presidente); Assessore all’Ambiente ed Energia della Provincia di Siena; presidente del Comitato di cittadini promotore del processo; rappresentante degli Agriturismi; rappresentante degli Allevatori; rappresentante degli Agricoltori; rappresentante delle imprese proponenti; capigruppo del Consiglio Comunale (1 maggioranza e 2 opposizione); rappresentanti del Comitato di cittadini promotore (2 persone).
L’OdG ha avuto un ruolo fondamentale nel processo partecipativo, perché ha verificato con attenzione che i materiali informativi elaborati da Cantieri Animati per i cittadini fossero imparziali e ha individuato gli esperti pro e contro da invitare agli incontri pubblici. Inoltre ha fortemente legittimato i risultati del processo, rendendo più facile la loro trasformazione in atti amministrativi.
La Giuria di cittadini
L’arruolamento dei cittadini è stato affidato una società specializzata che ha svolto oltre 700 telefonate per comporre un campione di 40 di essi assortiti per età, genere e livello d’istruzione.
Gli strumenti d’informazione
Quando s’invitano gli abitanti a discutere di questioni complesse, sulle quali spesso neppure gli esperti si trovano d’accordo, è necessario fornir loro strumenti d’informazione approfonditi ma facilmente comprensibili. Senza una “base comune” di conoscenza, i cittadini più informati tenderanno sicuramente a influenzare gli altri nelle discussioni, rendendole meno utili e più strumentalizzate.
Nella prima fase del percorso, sono state quindi svolte numerose interviste a esperti e “testimoni” rappresentativi dei diversi punti di vista, per acquisire le informazioni e i riferimenti necessari per l’elaborazione di strumenti informativi accessibili, rappresentativi di tutte le opinioni.
Per consentire a tutti i cittadini, anche non estratti nella giuria, di partecipare al dibattito e poter fare domande agli esperti, è stato predisposto un sito internet con pagine sintetiche e approfondimenti, oltre a un pieghevole informativo inviato a tutte le famiglie. Per i cittadini della Giuria è stata elaborata una “guida alla discussione” che spiega in modo semplice cosa sono gli impianti di biogas e quali impatti positivi o negativi possono portare, ponendo a confronto le diverse opinioni e riassumendo in linguaggio facilitato la complicata normativa esistente.
Cosa ci insegna l’esempio di Buonconvento
Il caso di studio evidenzia come anche un “comitato del no”, promuovendo un percorso di confronto regolamentato e informato, possa svolgere un importante ruolo di sensibilizzazione e supporto per l’amministrazione, contribuendo alla ricerca di soluzioni più condivise.
Il percorso di democrazia deliberativa svolto a Buonconvento ha fatto capire alla popolazione che esistono posizioni molto diverse riguardo ai vantaggi e svantaggi di tali impianti, e che le leggi e gli incentivi che li promuovono sono in continua evoluzione. Un’intera comunità ha avuto la possibilità di essere informata sull’argomento biogas senza condizionamenti, dando il via a una serie di proposte e linee guida equilibrate, che anche gli enti sovra locali hanno apprezzato. Buonconvento rappresenta un prototipo replicabile anche in altri contesti e per altri per altri temi conflittuali e complessi, poiché mette insieme formazione, informazione, trasparenza, ragionevolezza, studio delle alternative, attenzione allo sviluppo del territorio ma anche alla sostenibilità delle scelte.
Come attivare un processo simile
Con la Lr. 46/2013
“Dibattito pubblico regionale e promozione della partecipazione all’elaborazione delle politiche regionali e locali”, la Regione Toscana sostiene (anche con contributi economici) lo svolgimento di processi partecipativi locali che abbiano un oggetto definito e circoscritto e che si svolgano con una durata massima di sei mesi. L’ammissione dei progetti spetta all’Autorità regionale per la promozione della partecipazione, composta da tre esperti di chiara fama (Giovanni Allegretti, Ilaria Casillo e Paolo Scattoni). I progetti sono valutati sulla base di una serie di condizioni e requisiti, in particolare i metodi e strumenti devono assicurare la massima inclusività, in modo che tutti i punti di vista abbiano possibilità di espressione, e sull’oggetto in questione non devono essere già state prese decisioni definitive. L’Ente titolare della decisione deve impegnarsi, all’inizio del processo, a tenere in considerazione l’esito del processo partecipativo, o a motivare adeguatamente e pubblicamente le ragioni del mancato o parziale accoglimento dei risultati.
Possono presentare un progetto di processo partecipativo, alle scadenze previste: enti locali singoli o associati, imprese, associazioni e cittadini (con un determinato numero di firme definito dalla legge). L’Autorità è disponibile a incontrare i promotori anche in fase preliminare alle scadenze dei bandi, per fornire suggerimenti sugli aspetti metodologici e organizzativi.
Per informazioni e contatti: Consiglio Regionale della Regione Toscana

Convegno: Economia del territorio e geotermia

Venerdì 20 marzo 2015 ore 15.00
C.R.E.A. Centro di Ricerca Energia e Ambiente
Polo Universitario di Colle Val d’Elsa, Viale G. Matteotti 15

Il convegno si propone di discutere l’interazione tra il Piano Energetico Regionale, il Piano Paesaggistico e le attività economiche nelle aree geotermiche.
La moratoria della Regione Toscana sembra condurre, secondo le intenzioni del Consiglio Regionale, alla formulazione di una proposta tecnico-scientifica per la riorganizzazione della produzione energetica regionale senza penalizzare l’economia del paesaggio.
A questo scopo sono stati invitati alcuni esperti per discutere l’argomento e dare l’avvio ad un gruppo di lavoro che possa presentare alla Regione Toscana una o più proposte che tengano conto della complessità di tutte le variabili in gioco.

Programma

  • 15.00-15.15 Alessandro Donati, C.R.E.A.: Ricerca e impresa per una politica energetica
  • 15.15-15.30 Marco Spinelli, La moratoria della Regione Toscana: un’occasione per il territorio
  • 15.30-15.45 Piero Pii, Il progetto e l’area di studio e di sperimentazione
  • 15.45-16.00 Dario Conte, Il ruolo delle Associazioni nella gestione del terriotorio
  • 16.00-16.15 Pino Merisio, La politica degli incentivi
  • 16.15-16.30 Claudio Margottini, Le aree idonee alla geotermia
  • 16.30-16.45 Andrea Borgia, Le centrali dell’Amiata
  • Cofee breack
  • 17.30-17.45 Valerio Palma, Il valore economico del paesaggio
  • 17.45-18.00 Paolo Campinoti, Le aziende locali e lo sviluppo dei piccoli impianti
  • 18.00-18.15 Fausto Batini, Un approccio olistico per la valutazione delle risorse geotermiche
  • 18.18-18.30 Alessandro Piazzi, Il ruolo di ESTRA nell’economia del territorio
  • 18.30-18.45 Daniele Meregalli, La valutazione integrata dei progetti geotermici
  • 18.45-19.00 Mariarita Signorini, Il caso Buonconvento e i processi di  partecipazione democratica dei cittadini
  • 19.00-19.15 Scilla Sonino, Gli aspetti ambientali del Piano Paesaggistico
  • 19.15-19.30 Roberto D’Autilia, Smart grids
  • 19.30-19.45 Mauro Chessa, Geotermia pulita e democratica: media e bassa entalpia
  • 19.45-20.00 Alberto Ferrini, Conclusioni
  • Cena e discussione

Geotermia: nasce l’osservatorio sulla salute dei cittadini dell’Amiata

Fonte: Il Giunco, 22/01/2015

I sindaci dell’Amiata, i responsabili Ars e Arpat, Asl, hanno presentato la nuova indagine in conferenza stampa

Prende il via la nuova fase del progetto di ricerca “Geotermia e salute”, con il coinvolgimento attivo dei cittadini nell’indagine epidemiologica e l’istituzione di un osservatorio permanente, che avrà sede nei locali del Comune di Santa Fiora.
La nascita dell’osservatorio è stata annunciata da Ars, Asl, Arpat e dai sindaci di Santa Fiora, Casteldelpiano, Arcidosso, Abbadia San Salvatore e Piancastagnaio nel corso di una conferenza stampa che si è svolta a Santa Fiora.
Lo studio “Geotermia e salute” è un progetto di Ars (Agenzia regionale sanità) promosso dalla Regione e finanziato con 840mila euro per 3 anni, che fa seguito alle precedenti indagini condotte in collaborazione con il Cnr di Pisa.
I risultati raccolti sino ad oggi non hanno rilevato correlazioni tra lo stato di salute dei cittadini e la presenza degli impianti geotermici, lasciando aperta l’ipotesi che alcune delle criticità sanitarie riscontrate sull’Amiata possano dipendere da un mix di fattori di diversa natura.
Questa nuova indagine epidemiologica consentirà di fare maggiore chiarezza andando ad approfondire anche il ruolo di altri fattori di rischio legati alle storie di vita personali ed alle condizioni familiari.
Rispetto alle analisi precedenti, ci sarà un sostanziale cambiamento nell’approccio metodologico: non più soltanto il confronto tra dati sanitari e ambientali esistenti a livello comunale, ma indagini più mirate a determinare le relazioni tra fattori di rischio ed eventi sanitari a livello individuale.
I dati saranno raccolti mediante campagne di biomonitoraggio, visite mediche, compilazione di questionari e interviste. I cittadini, dunque, avranno un ruolo fondamentale: saranno protagonisti attivi nella conduzione dello studio. Questo consentirà di affinare la ricerca in modo tale da garantire la massima attenzione a tutti gli aspetti che possono influire sulla salute della popolazione locale.
Lo studio, coordinato da Ars Toscana, verrà condotto in collaborazione con numerosi enti e istituti toscani, come Arpat, Asl, Cnr, i medici di medicina generale e i pediatri che operano nelle aree interessate.
L’osservatorio permanente sarà il punto di riferimento per  tecnici, amministratori e cittadini sugli stati di avanzamento delle attività.
Tutti gli aggiornamenti e gli approfondimenti saranno via via inseriti nel portale “Geotermia e salute” all’interno del sito www.ars.toscana.it, in una apposita sezione dedicata alla nuova fase del progetto. Sul territorio, punto di riferimento fisico della popolazione locale sarà lo sportello aperto a Santa Fiora, dove opereranno figure professionali competenti. Verranno inoltre organizzate iniziative pubbliche per la diffusione dei risultati e per garantire la partecipazione dei cittadini.

Geotermia, Rifondazione: «I soldi per l’Amiata? Niente rispetto a quanto percepirà Enel»

Fonte: Il Giunco, 15/01/2015

«Secondo il protocollo d’intesa Ene –Regione del 2007, le compensazioni ambientali ai Comuni geotermici per Bagnore 4 sono 26 milioni di euro ripartiti in 10 anni, quindi una cifra irrilevante a fronte di quanto l’Enel riceverà da parte dello Stato, perciò da tutti i cittadini, per realizzare quell’impianto: 31 milioni l’anno. Il bilancio tra incentivi incassati e compensazioni versate ai Comuni, di fatto è incommensurabile». A intervenire per Rifondazione Comunista è Sergio Bovicelli.
«Le risorse di Enel per l’Amiata sono una vera risorsa finanziaria per i bilanci locali, ma noi di Rifondazione Comunista vogliamo provare a far riflettere i cittadini sulla reale entità di questa vicenda – continua Bovicelli -. Tralasciando i pesanti aspetti legati al vero impatto di questo nuovo impianto, soffermiamoci solo sulla questione del deprezzamento immobiliare che inevitabilmente colpirà un’ampia fascia di territorio nelle immediate vicinanze del nuovo impianto. Le compensazioni versate ai Comuni colmeranno anche questo ineluttabile impoverimento di valore immobiliare?
«Proviamo a fornire un po’ di cifre – ricorda Bovicelli -: il Ministero dello Sviluppo economico definì il nuovo sistema d’incentivi per la produzione di energia da fonti rinnovabili elettriche non fotovoltaiche (idroelettrico, geotermico, eolico, biomasse, biogas), e la tariffa incentivante base prevista per centrali geotermiche di oltre 20MW è di 85 € /MWh, questa tariffa base è incrementata di 15€/MWh per le centrali in grado di abbattere il 95% dell’idrogeno solforato e del mercurio. Quindi, la tariffa incentivante complessiva è pari a 100€/MWh. Nel caso di Bagnore 4, ipotizzando una produzione annua di 310 GWh, che è quanto dichiarato ufficialmente dall’Enel, l’incasso annuale per quest’ultima sarà di 31 milioni di euro l’anno; considerando che sarà erogato per il periodo di vita media della centrale, che è di venticinque anni, il totale dell’incentivazione riscossa, al di là degli incassi per la vendita dell’energia elettrica, sarà di 775 milioni di euro».
«Peraltro i Comuni stanno prevalentemente usando nei loro bilanci, queste risorse per la spesa corrente e non per investimenti come la logica, ma soprattutto le norme, indicano – conclude Rifondazione -. Di fatto, con questo metodo il rischio è che una volta finite le risorse, le amministrazioni saranno in dissesto finanziario».

Geotermia, stop per 6 mesi ai permessi di ricerca. Rossi: “Garantire uno sviluppo sostenibile della risorsa”

Fonte: Toscana Notizie, 14/01/2015
Di: Chiara Bini

Per sei mesi verranno sospese le procedure per il rilascio di nuovi permessi ricerca per la risorsa geotermica. Per i permessi già rilasciati si sospendono le proroghe così come le autorizzazioni per pozzi esplorativi che consistono nella fase più invasiva della ricerca. Lo ha annunciato il presidente Enrico Rossi illustrando i contenuti della proposta di legge approvata durante l’ultima giunta e che adesso sarà presentata in Consiglio.
“Il numero di 31 autorizzazioni di ricerca  rilasciate la dice  lunga – ha detto Rossi – E’ figlio della liberalizzazione delle attività in questo settore arrivata nel 2010. Purtroppo esiste una legge del 1927, che risale quindi a quando c’era il monopolio di Enel, che prevede che la Regione sia obbligata a rilasciare permessi di ricerca. E questo contro ogni ragionevole distribuzione degli eventuali pozzi sul territorio con il conseguente legittimo esplodere di proteste in tutta la Toscana a causa dell’addensamento di ricerche. Ebbene, siccome nel Piano energetico regionale abbiamo previsto che nei prossimi 5 anni ci sia un aumento di non più di 150 MW da ricavare da energia geotermoelettrica, in questi sei mesi stabiliremo quali siano i creteri perché le ricerche non siano 31, ma siano semplicemente il numero funzionale alla programmazione che abbiamo fatto nel Piano energetico”.
Obiettivo del provvedimento è dunque quello di evitare rischi di sostenibilità ambientale e socioeconomica nelle aree di produzione geotermica. La liberalizzazione delle attività in questo settore – sancita dalla normativa nazionale del 2010 – ha infatti determinato un cospicuo aumento delle richieste per la realizzazione di pozzi esplorativi.
Con questa legge la Regione si dà così tempo per valutare in quale misura occorra sviluppare la geotermia in Toscana per raggiungere i 150 MW di potenza, cioè l’obiettivo imposto al 2020 dal cosiddetto Burden sharing, la ripartizione degli oneri tra i Paesi imposta dall’Europa, e recepito dal Piano energetico regionale (Paer).
Entro il termine di sei mesi – quelli della sospensione, che decorreranno dall’entrata in vigore della legge – verranno stabilite con ulteriori deliberazioni della giunta regionale il numero massimo dei pozzi che potranno essere autorizzati e i criteri di opportuna localizzazione. Lo scopo: garantire lo sviluppo della risorsa e al tempo stesso la sostenibilità ambientale e socio economica dei territori interessati dai permessi di ricerca relativi alle risorse geotermiche.
Cosa dice il Piano Regionale dell’Energia sullo sviluppo geotermoelettrico in Toscana al 2020
E’ previsto lo sviluppo dell’alta entalpia nelle aree tradizionali che avverrà subordinandolo all’impiego di tecnologie e pratiche gestionali altamente efficienti. Diverso il discorso relativo all’Amiata, dove con il riassetto della concessione di Piancastagnaio e l’autorizzazione rilasciata per la costruzione della centrale denominata Bagnore (giunta attorno ai 100 MW di potenza installata) si è raggiunto il punto di equilibrio tra lo sfruttamento della risorsa e la vocazione socio economica contribuendo agli obiettivi che con il Burden sharing lo Stato ha assegnato alla Regione Toscana.
Per quanto riguarda la media entalpia, a fronte delle numerose domande presentate alla Regione, il PAER introduce criteri di valutazione da usare già nella fase dei permessi di ricerca. In sede di valutazione della domanda di concessione dovrà essere assicurata una distribuzione delle centrali geotermoelettriche sul territorio regionale volta ad evitare eccessivi livelli di concentrazione, nello specifico il cosiddetto “effetto cumulo”, una valutazione sulle ricadute economiche e sociali che il progetto industriale comporta e la compensazione a vantaggio del territorio su cui insistono gli impianti.
La mappa delle installazioni geoetermolettriche in Toscana
In Toscana risultano operanti 34 impianti geotermici (le centrali di Bagnore e Piancastagnaio sull’Amiata e gli altri 32 nell’area geotermica di Larderello) con una potenza efficiente lorda istallata pari a 875,5 MW. Con la recente apertura della centrale di Bagnore 4 nel comune di Santa Fiora, che apporta 40 MW, adesso per centrare l’obiettivo al 2020 mancano 150 MW.
L’elenco dei permessi di ricerca
Al momento i permessi di ricerca per l’energia geotermoelettrica in Toscana sono 31. Di questi, 24 sono in fase di ricerca non invasiva e 7 nella fase di ricerca più avanzata. Inoltre ci sono aperte 7 istruttorie per l’eventuale conferimento del permesso di ricerca.

 

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