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Radio Cora: Ciclo ‘Grandi Opere’ di Linea Diretta Ambiente – Beni Culturali, Venezia: una storia “Contorta”

Fonte: RadioCora

Continua il ciclo ‘Grandi Opere‘ nel settimo appuntamento con Linea Diretta Ambiente – Beni Culturali, la trasmissione di Radio Cora a cura di Mariarita Signorini, consigliera nazionale di Italia Nostra e vicepresidente della sezione fiorentina
In questa puntata si parla della fragile Venezia, del Mose ma soprattutto del progetto di escavazione del Canale ‘Contorta Sant’Angelo’ per rendere agevole il passaggio alle grandi navi da crociera.
Clicca qui per ascoltare la puntata.

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Radio Cora: Ciclo ‘Grandi Opere’ di Linea Diretta Ambiente – Beni Culturali, l’Alta Velocità a Firenze e la stazione sotterranea

Linea Diretta Ambiente – Beni Culturali, la nuova trasmissione di Radio Cora a cura di Mariarita Signorini, consigliera nazionale di Italia Nostra e vicepresidente della sezione fiorentina, inizia il ciclo ‘Grandi Opere‘.
In questa puntata: il passante dell’Alta Velocità a Firenze e la stazione sotterranea in costruzione ai Macelli.
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Radio Popolare intervista Maria Rita Signorini su grandi opere e impatto sulle città

Ascolta l’intervista fatta alla Consigliera Nazionale Maria Rita Signorini su Radio Popolare il 14.05.2015
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Rifiuti: il partito trasversale delle terre da scavo e del Tav

Fonte: Il Fatto Quotidiano, 18 maggio 2015
Di: 

Passano gli anni, cambiano i governi e le maggioranze, ma la musica è sempre la stessa. Con buona pace del dettato costituzionale le esigenze economiche della produzione e del profitto prevalgono sempre sul diritto all’ambiente ed alla salute.
Veramente emblematica è la storia delle cd. “terre da scavo” con particolare riferimento a quelle fortemente e pericolosamente contaminate per la realizzazione del Tav ovvero perché vengono scavate in aree fortemente antropizzate o dismesse, già di fatto sature di residui e rifiuti di ogni genere (quali tutte quelle dei grandi centri abitati; ad esempio, quelle per l’ampliamento del Gra di Roma). Secondo la normativa europea, le terre da scavo non naturali o contaminate sono, di regola, rifiuti e, quindi, sono sottoposte “dalla culla alla tomba” ad una rigorosa disciplina onde evitare che provochino pericoli ed inquinamenti. Il che, ovviamente, comporta notevoli costi e impegni per le imprese, nonché, per i loro titolari, l’eventualità di subire processi penali in caso di inosservanza (ad esempio, per discarica abusiva); circostanza spesso ricorrente nel nostro paese soprattutto in concomitanza, appunto, con i lavori per il Tav.
Da ben 18 anni, la risposta dei nostri governanti è stata univoca: per questi poveri industriali occorre assicurare non il rispetto ma l’elusione della legge; e così, è dal 1997, con il decreto Ronchi, che l’Italia cerca di sancire che non si tratta di rifiuti ma di innocui prodotti naturali e, come tali, non soggetti ad alcun obbligo e “riutilizzabili” liberamente dovunque senza alcuna spesa e senza alcun controllo.
Per raggiungere questo scopo ha fatto di tutto: si è addirittura inventata, nel 2001, una “interpretazione autentica” all’italiana della normativa comunitaria che diceva esattamente il contrario di quanto diceva la stessa normativa comunitaria e che era smaccatamente riferita ai lavori per il Tav. Tanto da portare ad una sonora condanna della Corte Europea di giustizia (sentenza del 18 dicembre 2007), in quanto “è giocoforza constatare che tali disposizioni finiscono per sottrarre alla qualifica di rifiuto, ai sensi dell’ordinamento italiano, taluni residui che invece corrispondono alla definizione sancita dall’art. 1, lett. a), della direttiva”. Ma intanto, numerosi industriali Tav erano stati assolti.
Era, peraltro, prevedibile che, con la crisi economica e la febbre delle grandi opere, il gioco sarebbe ricominciato. E così, nel 2012 il governo Monti ripiegava sulla tesi che le terre da scavo non sono rifiuti ma “sottoprodotti” da riutilizzare secondo una particolare disciplina di favore: di modo che nelle terre da scavo che, secondo la Ue, dovrebbero comprendere solo il “suolo non contaminato e altro materiale allo stato naturale“, possono esserci anche materiali del tutto estranei e contaminati che vengono pudicamente chiamati “matrici materiali di riporto”. In questo modo, nelle terre da scavo ci può essere di tutto (fra cui, ad esempio, calcestruzzo, bentonite, polivinilcloruro (Pvc), vetroresina, miscele cementizie e additivi per scavo meccanizzato) ed è un miracolo se ci rimane anche un po’ di terra. L’importante è consentirne, purché “economicamente sostenibile“, il riutilizzo in edilizia, così da poterle qualificare come “sottoprodotto” e non rifiuto, senza subire alcun costo.
Ma non finisce qui: nel 2013, si arriva all’apoteosi: una girandola di decreti legge, a volte anche fra di loro contrastanti o addirittura con nuove disposizioni che vengono subito dopo abrogate. Ma si arriva, così, a sancire, specie per l’evento Expo, che, in molti casi, la trasformazione magica da rifiuto a sottoprodotto possa avvenire con autocertificazione.
A questo punto, però, la situazione si è così ingarbugliata che nessuno ci capisce più niente, neppure il legislatore. E così il decreto “sblocca Italia” del 2014, con un po’ di vergogna, è costretto a riconoscere che questa normativa è incoerente ed il linguaggio è incomprensibile, tanto da prevedere la emanazione di un decreto apposito per il “coordinamento formale e sostanziale delle disposizioni vigenti, apportando le modifiche necessarie per garantire la coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa e per adeguare, aggiornare e semplificare il linguaggio normativo“; aggiungendo, però, che questo deve servire a “rendere più agevole la realizzazione degli interventi che comportano la gestione delle terre e rocce da scavo“.
Peccato che non prenda in considerazione l’unica strada seria e conforme ai dettami della Ue: prevedere, sì, che le terre da scavo siano riutilizzate invece che andare in discarica purché siano veramente terre da scavo e ciò avvenga con tutte le garanzie, i controlli e i trattamenti che la legge prevede per il recupero di rifiuti; e non certo attraverso l’espediente della loro liberalizzazione in quanto gabellate per “sottoprodotti”.

Assemblea pubblica “Grandi Opere e corruzione”

Comitato No Tunnel Tav Firenze
Assemblea pubblica venerdì 27 marzo ore 21 al Parterre

Dopo gli arresti nell’ambito dell’inchiesta “Sistema”, avviata dalla Procura di Firenze sugli appalti delle grandi opere, che prende il via dalle indagini sul sottoattraversamento TAV della nostra città, ci ritroviamo insieme alla cittadinanza per:

  • per discutere sulla situazione fiorentina, sui suoi sviluppi e sulla logica più generale delle grandi opere;
  • per informarsi sui costi dell’opera che continuano ad aumentare;
  • per tornare a chiedere con forza a tutte le istituzioni – che, nonostante tutto, continuano a far finta di non vedere – di abbandonare immediatamente il progetto di questa folle opera.

Grandi opere: Sgherri (PRC in Regione): “scoperchiato un sistema sempre più diffuso, grave e inquietante. Si abbia il coraggio di fermare e azzerare tutto.”‏

Grandi opere, e sotto attraversamento TAV a Firenze. Ma cos’altro deve succedere perché si abbia finalmente il coraggio di fermarsi?!

Firenze, 18 marzo. Il  “verminaio” che l’egregio lavoro della magistratura fiorentina sta via via scoperchiando è tale (e in continuo allargarsi e aggravarsi nel corso del tempo) che, se non altro per semplice buon senso, è necessario un azzeramento radicale di tutta la questione grandi opere nei metodi e nel merito.
Basta con iter e modalità che permetterebbero – a quanto emerge dalle indagini –  la realizzazione di un “sistema” cosi profondo e diffuso; e basta con grandi opere che – fra l’altro – favorirebbero un clima dove questo “sistema” troverebbe linfa per proliferare.
E questo a valle delle ragioni che portiamo avanti da sempre: che si tratta di grandi opere inutili, dannose e impattanti, nonché costossissime: costi (e tempi) che da quanto emerge dalle inchieste risulterebbero lievitare di molto proprio anche al proliferare del (presunto) malaffare.
Così Monica Sgherri – esponente di Rifondazione Comunista e capogruppo in Consiglio Regionale. Al di là della presunzione di innocenza e dei compiti specifici della magistratura due azioni sarebbero comunque necessarie: che si abbia il coraggio di fermarsi nei lavori e nelle modalità di portarli avanti, come detto, ma anche che gli esponenti governativi chiamati in causa  – al di là del fatto che non siano indagati – dovrebbero per una questione d’opportunità dimettersi.
Infine sulle parole del Presidente Rossi, riprese dalla stampa di oggi: se vuol essere coerente con la sua indignazione si impegni a fermare le grandi opere e a impiegare le risorse per il trasporto ferroviario regionale e metropolitano (che egli stesso cita); certo se spera nel governo siam messi male: con lo Sblocca Italia si è avviata una sorta di deregulation che certo non rafforza procedure che combattano l’insorgere del malaffare; poi l’ennesimo annuncio sul ddl anticorruzione dopo che sono due anni che lo tiene fermo, e dulcis in fundo difende il ministro Lupi e attacca l’Associazione Nazionale Magistrati…fatti che si commentano da soli.

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