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Il Passante TAV di Firenze è un progetto insostenibile, imporlo alla città un errore

Comunicato Stampa congiunto

Italia Nostra
perUnaltracittà
Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio
Comitato No Tunnel TAV Firenze

A seguito delle notizie apparse sulla stampa in questi giorni in merito ai lavori per il passante TAV di Firenze, ci sono un paio di domande che gli ambientalisti toscani vorrebbero fare.
Prima di tutto si parla di “deroga” concessa dall’Osservatorio ambientale che consentirebbe l’utilizzo di camion (50 al giorno!) per portare via la terra scavata ai Macelli nel cantiere della nuova stazione Foster. Ma deroga a cosa? e con quale autorità l’Osservatorio concede deroghe? Ci risulta che nell’unico procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale che ha dato parere positivo (con molte prescrizioni) al progetto di sottoattraversamento (peraltro non alla stazione Foster) sia esplicitamente escluso l’uso di mezzi pesanti sulla viabilità ordinaria cittadina: tutto lo “smarino” deve essere allontanato via treno.
Una parte consistente delle valutazioni ambientali vertevano proprio, comprensibilmente, sulla cantierizzazione: gli impatti sulla città in termini di traffico, inquinamento, polveri, vibrazioni, rumori. . E si tratta di un provvedimento VIA nazionale, con un decreto del Ministro dell’Ambiente che lo approva. Come può l’Osservatorio fiorentino dare una “deroga”? Sappiamo bene che le regole sono sempre meno di moda, se non a parole, ma così sembra veramente troppo. E crediamo che anche la magistratura dovrebbe cominciare a farsi qualche domanda.
Secondo il presidente Rossi, poi, i treni AV dovrebbero “fare l’inchino”, cioè dare la precedenza, a quelli dei pendolari, che sono gli unici che lo interessano. E che avrebbero grandi benefici dalla TAV in sotterranea. Ma lo sa il Presidente Rossi che sono anni che i treni pendolari subiscono costantemente gravi ritardi a causa dei treni AV e costantemente sono messi in disparte per le esigenze della TAV, e questo non nel nodo di Firenze, ma per l’uso ormai quasi esclusivo della direttissima da parte delle Frecce, a partire dalla galleria di San Donato, per cui quasi tutti i treni locali sono dirottati sulla linea storica per il Valdarno, passando da Pontassieve? E che questa situazione non cambierà di una virgola con la stazione Foster?
Si continua anche a chiedere di iniziare e terminare in fretta i lavori; ma non si ha il senso del ridicolo? Un progetto che non sta in piedi da nessun punto di vista, che la magistratura ha dimostrato essere stato portato avanti con una cialtroneria vergognosa (oltre che commettendo reati assai pesanti) finirà per essere una riedizione toscana di quello che vediamo da 30 anni sulla Salerno Reggio Calabria. Tutti gli amministratori continuano ad ignorare che esistono progetti alternativi restando in superficie, assai poco impattanti, molto meno costosi, realizzabili in pochissimi anni, molto più efficienti; sono accecati volendo vedere solo gli interessi dei costruttori?

Il caldo agostano può fare brutti scherzi.

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Tav: rassegna stampa caso Zita-Lorenzetti

Fonte: La Repubblica Firenze

Caso Zita, scontro in Regione Rossi smentisce l’assessore

«IL trasferimento di Zita fu deciso da Rossi». Lo ha raccontato nel gennaio scorso ai pm che indagano sui lavori per la Tav a Firenze l’assessore regionale all’ambiente Anna Rita Bramerini. Appena le sue dichiarazioni sono diventano pubbliche, nel tardo pomeriggio di ieri, il governatore è intervenuto per smentire la ricostruzione e ribadire la sua posizione dei giorni scorsi. «Si è trattato di una decisione presa autonomamente dal direttore generale alla presidenza». I pubblici ministeri sentirono Bramerini a proposito del trasferimento dell’ex dirigente dell’ufficio Valutazioni di impatto ambientale Fabio Zita e della decisione di Rossi di togliere a Bramerini la delega su quella materia. «Io non la presi bene», ha raccontato durante una conversazione finita agli atti dell’inchiesta. «Gli chiesi il motivo. Il presidente mi disse che la delega era molto delicata e che riguardava progetti molto importanti e strategici. Era quindi giusto che il presidente si assumesse la responsabilità politica di ciò, perché era una delega che esponeva molto anche mediaticamente così riteneva che grazie alla sua autorevolezza avrebbe favorito gli uffici della Regione a espletare le procedure tempestivamente ». Quanto a Zita, Bramerini mette in chiaro: «Io non ho proposto il trasferimento, io con Zita non ho mai avuto problemi di natura lavorativa o contrasti di vedute. Mi sorprese sul piano umano, fu una novità non gradita anche per lui». Secondo i pm, la dirigente che sostituì Zita, Paola Garvin, prendeva «direttive e ordini direttamente dal direttore generale della regione dottor Barretta, che, come si è già ampiamente illustrato nella richiesta di misura cautelare è in stretto contatto con i membri della associazione, Lombardi, Lorenzetti e Casale di cui subisce direttamente le pressioni». Bramerini ha spiegato: «Non era un trasferimento voluto da Zita. La decisione fu del Presidente della Giunta regionale. Gli ho chiesto il motivo della revoca della mia delega, io non la presi bene».
Rossi ieri sera ha confermato che «la decisione di trasferire ad altro incarico Zita è stata presa autonomamente da Barretta. Inoltre sottolineo come nelle mie valutazioni riferite dall’assessore Bramerini non ci sia alcun riferimento ai pareri tecnici espressi sulla Tav dagli organi preposti alla Via. Si trattava solo di valutazioni di carattere generale su ritardi e comportamenti che non avevano niente a che fare con i pareri tecnici, che abbiamo sempre rispettato».

Fonte: La Nazione
Di: Stefano Brogioni

«Con Zita non ho mai avuto problemi.
Il suo trasferimento voluto da Rossi»  

Il verbale dell’interrogatorio dell’ex assessore
all’ambiente Bramerini

«IO CON ZITA non ho mai avuto problemi di natura lavorativa o contrasti di vedute. Mi sorprese sul piano umano il suo trasferimento, fu una novità non gradita anche per lui. Non era un trasferimento da lui voluto. La decisione fu del Presidente della Giunta regionale». Così, nel gennaio scorso, l’assessore regionale Anna Rita Bramerini risponde ai magistrati, Gianni Tei e Giulio Monferini, che indagano sulla Tav e le chiedono chiarimenti sulla rimozione del dirigente dell’ufficio Via ritenuto ostile alla «squadra».
La Bramerini – alla quale in concomitanza dell’avvicendamento di Zita furono revocate anche le sue deleghe all’ambiente – spiega di aver chiesto a Rossi « il motivo della revoca della mia delega, io non la presi bene, inizialmente pensai fosse un giudizio negativo sul mio operato anche perché dalla metà 2007 avevo queste competenze e pensavo di avere maturato una esperienza e riconoscimento di stima. Il presidente – prosegue – mi disse che il motivo per cui riteneva opportuno assumere questa decisione era che la delega era molto delicata e che riguardava progetti molto importanti e strategici. Era quindi giusto che il presidente si assumesse la responsabilità politica di ciò, perché era una delega che esponeva molto anche mediaticamente così riteneva che grazie alla sua autorevolezza avrebbe favorito gli uffici della Regione a espletare le procedure tempestivamente. (…) Genericamente ricordo che il presidente mi disse per spiegare la sua decisione che a volte era preoccupato che non riuscissimo a rispettare i tempi che la legge regionale e nazionale sulla Via imponeva e ciò poteva avere una ripercussione negativa sull’immagine e sull’operato della Regione. Si lamentava essenzialmente della tempistica, ma non di scelte o determinazioni che lui non condivideva anche perché la procedura di valutazione di impatto ambientale si è sempre conclusa con una delibera di giunta e quindi fatta propria politicamente».
Alla Bramerini viene chiesto anche dei suoi rapporti con la Lorenzetti, ex presidente di Italferr. «L’ho conosciuta quando era nella giunta della regione Umbria per ragioni politiche, era assessore al turismo. Lei come presidente di Italferr mi chiamò una volta, eravamo intorno alla primavera dell’anno scorso per sapere a che punto erano gli uffici per decidere sulla procedura di ottemperanza sulla collina schermo di Cavriglia. Di lì a poco approvammo la delibera dell’aprile del 2012. La questione che rimaneva aperta era di come il proponente considerava gli scarti, se sottoprodotti o rifiuti».

Rassegna stampa conferenza inceneritore Case Passerini

Rassegna stampa sulla conferenza congiunta di Coordinamento dei Comitati della Piana, Italia Nostra toscana, il Coordinamento regionale toscano di Medicina Democratica e la Rete Rifiuti del WWF Toscana, tenutasi a Firenze il 16 settembre “Inceneritore di Case Passerini come ‘porta della città di Firenze’: ma stiamo scherzando?

Fonte: La Nazione
Di: Maurizio Costanzo

I comitati non abbassano la guardia
“Case Passerini, inceneritore incompatibile”

Inceneritore di Case Passerini un percorso dall’esito non più così scontato. Visto che c’è ancora margine per le osservazioni e che già la prima conferenza dei servizi ha chiesto ulteriori accertamenti. E così, gli ecologisti e i comitati della piana del No all’inceneritore incassano la prima buona notizia. Unica per ora, viste le osservazioni allo studio d’impatto ambientale presentate ieri da Marco Beneforti della rete rifiuti WWF, Mariarita Signorini di Italia Nostra, Marco Paganini di Medicina democratica e da Claudio Tamburini del Coordinamento dei comitati, che mettono in evidenza le criticità del progetto ma aspettano ancora di essere considerate. Riguardo a due questioni soprattutto: rischio salute e rischio ambiente. E’ Claudio Tamburini ad elencare i motivi giuridici dell’incompatibilità del progetto inceneritore. “Incompatibile innanzitutto col piano d’indirizzo territoriale nella parte in cui prevede il parco agricolo – spiega -. Non si capisce perchè a Brescia è stata interedetta la coltivazione per vari chilometri e qui non dovrebbe esserlo. Il nuovo impianto non rispetta neanche il divieto di incenerire rifiuti recuperabili, come quelli elettronici, organici e da raccolta differenziata. Nè rispetta l’obbligo di legge a prendere in esame alternative strategiche, e a progettare in relazione ai quantitativi indicati nei piani, dal momento che si prevede una quantità flessibile di rifiuti che varia dalle 136mila previste fino al tetto delle 198mila tonnellate”. Scenari incerti anche sull’impatto delle emissioni sulla popolazione, in particolare delle polveri fini sule donne in gravidanza, e sull’oasi del Wwf di Focognano con tutte le sue specificità biologiche e ambientali.

Fonte: La Repubblica Firenze
Di: Ilaria Ciuti

Allarme inceneritore: ‘Negativo per ambiente e salute”

Non chiamatela la nuova porta di Firenze: «è stravagante battezzare così un inceneritore.» Ma soprattutto non fatelo, l’ impianto di Case Passerini. E siccome lo considerano «un passaggio cruciale per il futuro della Piana che, se anche sarà autorizzato, avrà una forte incidenza negativa su ambiente e salute di chi abita nell’ area», gli dicono un no netto. Argomentandolo con critiche precise. Il Coordinamento dei comitati della Piana, attraverso l’ avvocato Claudio Tamburini, Mariarita Signorini per Italia Nostra Toscana, Gianluca Garetti e Marco Paganini di Medicina Democratica e Marco Beneforti della rete Rifiuti del WWF toscano hanno presentato ieri le loro critiche allo Studio di impatto ambientale (Sia) presentato lo scorso 3 giugno da Q-Termo (la partecipata di Quadrifoglio e Hera che deve costruiree gestire l’ impianto) alla Provincia. Sulle basi di queste osservazioni la Provincia sta facendo la Via (la Valutazione di impatto ambientale) per dare l’ autorizzazione finale ai lavori. Ma non fidatevi, dicono comitati e associazioni. Molti sono, secondo loro, vizi e illegalità del Sia, molti i pericoli per ambiente, salute, fauna. Intanto, sostengono, l’ inceneritore non è compatibile con il Pit (il piano di indirizzo territoriale della Regione) che prevede nella Piana un parco agricolo. Le emissioni di un inceneritore, è l’ obiezione, sono un danno per attività agricole, aziende agrarie, abitazioni. Ma l’ impianto, proseguono, non è neanche compatibile con il piano energetico regionale che prescrive di ridurre inquinamento e rifiuti. E neppure, continua l’ accusa, con la legge che prevede che, prima di costruire un inceneritore, si valutino alternative, posizione, quantità di rifiuti. Fino alla possibilità di perseguire l’ obiettivo rifiuti zero e dunque non costruire alcun inceneritore: né qui né là. La salute. «L’ impatto sarà pesante», si avverte citando gli ultimi studi sull’ aumento di alcune patologie causate non tanto da mutazioni genetiche ma «epigenetiche» per le quali, è la minaccia agitata, non occorrono emissioni oltre i limiti, ma basterebbero livelli minimi. In più il Sia «non considera il mercurio nell’ analisi dei fumi», «non prevede il monitoraggio dei microinquinanti», «non considera gli effetti delle polveri fini e tanto meno di quelle ultra fini»e prende in considerazione gli abitanti di Sesto, «quando quelli di Campie Firenze sono assai più vicini». Né sarebbero chiari «i valori di tossicità usati come indicatori di sostanze tossiche e cancerogene».

 

Italia Nostra Firenze: no all’eolico frutto di speculazione sui crinali dell’Appennino

Venerdì 13 settembre alle 21,00 presso la sede del Comitato di Frazione di Montecarelli a Barberino del Mugello ci sarà un incontro con la popolazione per affrontare il tema dell’impatto ambientale dell’impianto eolico di Monte Gazzaro (progetto già autorizzato).
Interverranno:

  • cittadini dei comitati dell’Alto Mugello
  • rappresentanti della “Rete della Resistenza sui Crinali”

Nel mese di giugno la Regione Toscana ha autorizzato un progetto che prevede l’installazione di una centrale eolica sul crinale che va dal Passo della Futa al Monte Gazzaro.
Le pale saranno alte fino a 95 mt ed essendo poste ad oltre 1000 mt d’altitudine saranno visibili da gran parte dell’Appennino settentrionale e dalle valli circostanti, sia sul versante toscano che su quello emiliano-romagnolo.
L’area del Monte Gazzaro è attraversata dalla “Via degli dei”, l’importante itinerario che unisce Firenze e Bologna attraverso i sentieri, le pale inotre saranno posizionale sul crinale principale, dove corre il  famoso sentiero 00 CAI e la G.E.A. (Grande escursione appenninica).
Per consentire l’arrivo delle pale occorrerà allargare la strada a partire dalla località L’Apparita e costruire un tratto ex-novo, abbattendo la faggeta, in modo da consentire il transito di automezzo lunghi fino a 32 mt.
Pale come quelle che si vogliono installare sul Gazzaro hanno un impatto gravissimo sull’ambiente circostantesulla fauna migratoria e stanziale, sul valore del paesaggio e quindi sulle attività turistiche, possono inoltre provocare gravi disturbi alla popolazione residente nei dintorni.
L’eolico industriale è un affare soprattutto per chi lo costruisce: nonostante in Italia siano già stati raggiunti gli obiettivi di produzione di energia da rinnovabili fissati per il 2020, la produzione di energia è sovvenzionata da grossi contributi che incentivano la costruzione di impianti scarsamente produttivi. I cittadini dei territori che ospitano gli impianti invece non hanno alcun beneficio e anzi pagano, come tutti in bolletta, la pesante quota che serve per finanziare questi scempi.
Per saperne di più e far sentire la nostra voce incontriamoci venerdì 13 settembre alle 21 presso la sede del Comitato di Frazione di Montecarelli.

Anche Pontremoli dice no all’eolico

Fonte: Videotaro

Soddisfatta Gabriella Meo, consigliere regionale 

“Esprimo grande soddisfazione per la decisione del consiglio comunale di Pontremoli, riunitosi sabato scorso in seduta straordinaria aperta ai residenti, di inviare alla Regione Toscana il proprio parere negativo sul progettato parco eolico fra il Groppo del Vescovo e il Passo del Cirone.” così commenta la consigliera regionale dei Verdi Gabriella Meo alla notizia riportata dai quotidiani della provincia di Massa Carrara. “Il devastante impatto ambientale – continua Meo – causato da questo tipo di impianti industriali sul nostro crinale appenninico è un problema molto sentito da chi abita in quei luoghi e ciò è dimostrato sia dai numerosi cittadini che hanno assistito per oltre 4 ore alla seduta del Consiglio, sia dai consiglieri, di maggioranza e di opposizione, che hanno approvato l’ordine del giorno proposto dal Vicesindaco e hanno detto un secco “no” alle 16 pale eoliche poste a pochi metri dal confine con l’Appennino parmense.” “Questa scelta mette in luce due fatti che ritengo positivi: innanzi tutto che il consiglio comunale, massimo organo di democrazia locale,  sia stato investito della decisione e inoltre che i consiglieri comunali abbiano votato guidati unicamente dalla propria coscienza, abbandonando ogni logica di parte.” “La presa di posizione del Comune di Pontremoli si aggiunge a quelle negative già espresse dagli enti emiliano-romagnoli, Regione e Provincia di Parma, e non potrà non pesare sulla decisione definitiva della Regione Toscana. In questo modo – conclude l’esponente ecologista – potremo continuare a garantire la salvaguardia di uno dei crinali appenninici di più alta valenza naturalistica e paesaggistica.”

Rassegna stampa sulla devastazione di Zeri

Fonte: Il Mattino di Parma

 Mazzadi: “Nonostante il taglio di alberi per consentire il passaggio”
Eolico Albareto, “Disagi e problemi nel trasporto già alla prima curva”

Emanuele Mazzadi, del ‘Comitato Santa Donna, per il ripopolamento della montagna’, segnala come il primo l’‘ecomostro’ di Albareto-Zeri , ovvero l’impianto eolico in costruzione,  inizi a dare problemi già in fase di trasporto materiali. E’ sottinteso il richiamo al secondo parco eolico che si vorrebbe costruire a Borgotaro e al quale i Comitati cittadini continuano a opporsi fermamente (leggi).
Il trasporto eccezionale con la prima elica per il parco Eolico di Zeri, che passa per il territorio del comune di Albareto, è fermo da due ore alla prima curva ‘difficile’ sopra la chiesa di Albareto, nonostante l’evidente ampliamento della carreggiata attuato nei giorni precedenti.
Si nota anche il taglio di alberi a ridosso di giardini privati, per cercare di consentire il passaggio.
Si prevede che per tutta la giornata di lunedì (ci sono decine di curve di questo tipo per arrivare alla cima) il trasporto eccezionale avrà problemi di questo tipo”.

9 pale da 150 metri in attesa della valutazione d’impatto ambientale
Eolico a Borgotaro, il comitato Santa Donna si batte per il ‘no’:
“Improduttivo e distruggerà il passo”

Di Annalisa Andolina aprile – 4 – 2013

Un “ecomostro” da 9 pale eoliche da 150 metri l’una in procinto di sorgere sul crinale appenninico del monte Santa Donna. Il progetto del Parco eolico di Borgotaro, finito di recente anche nel mirino di una discussione in Regione (leggi), solleva non pochi dubbi e perplessità tra la comunità montana. Portavoce di questi il ‘comitato Santa Donna, per il ripopolamento della Montagna‘ che, nel corso di un incontro pubblico giovedì al circolo Zerbini ha sviscerato il progetto presentato in Provincia e in attesa della valutazione d’impatto ambientale, che, dopo i 60 giorni di tempo per depositare le osservazioni, potrebbe ricevere il via. La prima versione del progetto, risalente a un anno e mezzo fa, prevedeva la costruzione di 3 pale, poi moltiplicate fino alle 9 previste attualmente. Ognuna della bellezza di 150 metri e con un impatto visivo pari a cinque volte l’altezza del Castello di Bardi, ma con una produttività tutta da dimostrare e messa in dubbio dallo stesso ente regionale chiamato a decidere sui fondi da erogare o meno alla Eolica Parmense Srl, l’azienda proponente del progetto – con un investimento iniziale di circa 50mila euro – formata per il 75% da capitale svizzero non meglio identificato e per il rimanente 25% da imprenditori privati locali.
Secondo i dati forniti nel catalogo dell’azienda, e analizzati scrupolosamente dal comitato che si oppone al parco eolico, la portata delle pale sarebbe a tutto svantaggio della produttività in una zona come quella del crinale appennino dove il vento non è costante e soggetto a diverse correnti. Delle 1800 ore richieste dalla normativa regionale per attestare l’efficienza dei parchi eolici sorti anche in zone agricole – requisiti non a caso legati ai finanziamenti degli enti messi a disposizione per i progetti ‘green’ – il Parco eolico di Borgotaro riuscirebbe a garantire, alla piena potenza nominale, una produttività di sole 458 ore di attività all’anno. “Un solo giorno su 20″, fa notare Emanuele Mazzadi, del comitato Santa Donna. “All’aumento della dimensione delle pale si abbassa la produttività – prosegue -infatti la ditta le presenta come pale off-shore  rogettate per le piattaforme marine”. Ma se l’efficienza energetica rimane in dubbio e sembra non giustificare l’imponenza del progetto, a preoccupare ancor di più il comitato e le associazioni cittadine è l’impatto ambientale e sul tessuto economico che il parco avrebbe su quel triangolo paesaggistico così particolare compreso tra Bardi, Compiano e Borgotaro. Un’area che da poco sembra mostrare segni di ripresa rispetto al congenito spopolamento degli anni passati. “Ci sono tanti agriturismi, bed and breakfast, frazioni che sorgono a ridosso delle pale i cui residenti vedrebbero dimezzare i valori immobiliari delle proprie case e vedrebbero distrutta la propria tranquillità abitativa. Per non parlare dei danni all’avifauna della zona oggi riserva naturale dei Ghirardi (Oasi Wwf), fino a ieri rimboscata.
Il passo di Santa Donna è perfino interdetto alla caccia dato che è considerato un importante corridoio migratorio”. Danni che però si profilano possibili anche in quanto la zona dove dovrebbe sorgere il parco, come mostra la Carta del Dissesto della Provincia, è vicina a punti con una rischiosità idro-geologica medio-alta. “Un crinale montano così delicato – aggiunge Mazzadi – con strade che in realtà sono piste di due metri che dovrebbero venire ‘adeguate’ fino a diventare della portata di 6-8 metri per permettere il passaggio dei bilici che dovranno trasportare i pezzi delle pale con componenti anche da 52 metri. La viabilità e la vicina pineta verranno intaccate pesantemente”. “L’autorizzazione concessa al tempo dal Comune di Borgotaro è una scelta che hanno fatto sulla pelle di altra gente“, osserva Davide Galli ricordando la localizzazione del parco eolico al confine tra i due Comuni. “Verrà sacrificata una parte di cittadinanza.
Noi chiediamo – ha aggiunto il membro del comitato – che la politica tuteli i cittadini dal business delle aziende”. “Il comprensorio degli 8 territori vicini al parco è già autosufficiente dal punto di vista degli obiettivi del 20% di energia rinnovabile richiesti dall’Europa entro il 2020. Non ci vengano a vendere i mega-progetti perchè occorrono fonti rinnovabili. Bastano impianti medio -piccoli e non svendere un crinale”, conclude Mazzadi.

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