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Energia. La Sicilia dice basta all’eolico

Fonte: Sicilia Way 9/10/2013

L’Assemblea regionale siciliana ha dato il via libera alla mozione che prevede lo stop a nuovi impianti eolici nell’Isola. Il provvedimento, con la firma di tutti i deputati democratici, è stato approvato ieri sera.
“Il parlamento siciliano ha detto una parola chiara – ha affermato il capogruppo Pd all’Ars Antonello Cracolici intervenendo in Aula -. Adesso il governo non si limiti ad annunci di principio, ma faccia rispettare questa precisa indicazione all’amministrazione regionale. Bisogna dirlo chiaro e tondo, gran parte degli impianti eolici installati in Sicilia non servono a produrre energia, ma a utilizzare i finanziamenti pubblici per la loro realizzazione. La nostra regione, infatti, produce oggi una quantità di energia superiore ai limiti consentiti, e la nostra rete non reggerebbe ulteriore immissione di energia: mi chiedo quindi perchè autorizzare impianti eolici che stravolgono il paesaggio”.

“No eolico offshore”; le associazioni si riuniscono in Assemblea

Fonte: Stato Quotidiano

CHE cosa? Offshore? Non sappiamo nulla. Nessuno ci ha informato di niente. Prima le maglie, poi il fermo, dunque le limitazioni, ora gli impianti. Nessuno – tra politici e federazioni – ci ha informato di nulla. Di certo sono un danno: provate a mettere dei pali in mezzo a una strada e poi cercate di guidare”. Una mattina con i pescatori di Manfredonia a poche ore dall’Assemblea pubblica a Palazzo dei Celestini (ore 17 e 30, sabato 19) per informare la cittadinanza sugli impianti eolici offshore prossimi all’installazione. “I nostri rappresentanti? Se ne fregano”, dice sconsolato Giuseppe.
2 I PROGETTI PREVISTI PER UN TOTALE DI 100 KM2 DI MARE. Come risaputo, 2 i progetti previsti: uno della Parco Eolico Marino Gargano Sud, Ex Ats, sostenuto dalla tedesca Wpd , l’altro della Trevi Energy spa . In totale circa 100 km quadri di area marina occupati, con possibile interdizione perenne, “a partire da Torre Rivoli”. Per i pescatori avvicinarsi dovrebbe essere dunque impossibile, “essendo impianti di utilità nazionale che producono energia”. “I pescatori di Manfredonia – impegnati ad oggi nell’area di Posidonia dalle Isole Tremiti al Nord Barese – dovranno trovare altre zone per effettuare le proprie attività. Dunque la nostra marineria è a rischio”, come già detto a Stato da Enzo Renato, del comitato regionale di Legambiente Puglia.
“Se devono essere installati non devono creare impatto a livello ambientale, né limitare le attività dei pescatori”, dice Antonio Rucher, storico Maestro d’Ascia di Manfredonia. “Quella scelta è forse l’area più pescosa del Golfo. Inoltre c’è vento solo con il cattivo tempo, dunque continuiamo proprio a non comprendere: 100 km2 di area interdetta, oltre 90 palificate alte quasi un centinaio di metri, il tutto a 10 km dalla costa”. “Il settore pesca? Tutti devono darsi una regolata – aggiunge Rucher – il mare è una risorsa per tutti ma bisogna rispettarlo”.
“Vogliono installare gli impianti in mezzo al mare – dice Giacomo – bene allora si ritirassero tutte le licenze e ci pagassero per i prossimi anni. Mi chiedo: a cosa servono questi impianti?”. “Invece dei pesci pescheremo la corrente”, aggiunge un altro pescatore.
“Qualche anno fa si parlava del piano regolatore portuale di Manfredonia, poi bloccato – aggiunge Ernesto Castigliego, maestro d’ascia ed operatore del settore nautica da diporto – al tempo si parlava di navi da crociere che dovevano arrivare nel Golfo di Manfredonia; e dunque? Ora con questi impianti eolici in mezzo al mare cosa succederà? Andiamo incontro ad un nuovo disastro come nel Giglio? La Città cortesemente si concentri sul turismo”.
“Già con gli impianti di miticoltura ed acquacoltura (nei pressi del bacino Alti Fondali,ndr) ci era stata limitata un’importante area di pesca – dice Mimmo Mondelli, pescatore del centro – ora anche questi impianti. La piccola pesca è destinata a scomparire definitivamente. Inutile parlare di misure contro la crisi se poi ci autodanneggiamo. A questo punto meglio fermarsi ora con le nostre attività”.
“Non soltanto la pesca risentirà di queste installazioni – dice il sig. Nobile – ma soprattutto lanavigazione. Immaginiamoci in un giorno di maltempo, un veliero, un qualsiasi natante perde il gps: non c’è il rischio di urto contro questi impianti? Non è possibile: creare degli intralci, degli ostacoli nel mare, ma stiamo scherzando? Già 10 km2 sarebbero stati troppi, figuriamoci un’interdizione interessante 100 km2 di acque del Golfo”.
“Relativamente agli impianti – dice il segretario organizzativo della Uila pesca di Manfredonia Luigi Marinaro – la posizione regionale della Uila è prettamente negativa. Noi ci dissociamo completamente dall’installazione previste nel Golfo. Parliamo di un’area di 100 km2. Certo spiace notare la mancanza di interventi da parte di altre sigle sindacali o di federazioni dell’area. Ci chiediamo: quali i reali interessi dietro questi impianti? Sotto quale aspetto socio-economico bisognerebbe giustificare l’installazione di queste impianti?”. Già, quali i reali interessi dietro l’installazione delle palificate previste nel Golfo di Manfredonia.
Il documento sottoscritto dal Coordinamento delle Associazioni provinciali

Emilia Romagna: assessore regionale all’ambiente Freda contro l’eolico industriale

Emilia Romagna (con ricadute toscane):
Forte Comunicato Stampa dell’Assessore regionale all’ambiente Sabrina Freda contro l’eolico industriale e in particolare contro l’impianto Santa Donna di Borgotaro e contro i disastri dell’impianto Zeri-Albareto. Il divieto delle royalties e l’attenzione da dedicare alla “Sindrome da turbina eolica”. Un ringraziamento ai comitati.

Freda: “Necessaria costante attenzione agli impatti
degli impianti eolici industriali”

Come ho già avuto modo di dire, la Regione Emilia-Romagna ha con prontezza attuato politiche che favorissero i progetti di produzione di energie rinnovabili, in relazione agli obiettivi fissati per l’Italia nel Protocollo di Kyoto e in coerenza con il “Piano energetico regionale”.
Importanti risultati sono stati raggiunti con largo anticipo anche per la priorità data al risparmio energetico e a tutte quelle soluzioni che permettessero di produrre energia in modo pulito e con il minor impatto possibile.
Il piano regionale stabilisce con chiarezza che la produzione da fonte eolica non è invece prioritaria per l’Emilia-Romagna proprio per la consapevolezza, dati alla mano, che il nostro territorio spesso non è sufficientemente ventoso sia per quantità che per qualità dei venti.
E non solo la pianura ma anche il crinale appenninico.
I dati a consuntivo che giungono dagli impianti realizzati, soprattutto per quelli più grandi, sono infatti deludenti. Relativamente alle ore dichiarate e certificate in fase di progetto dalle aziende proponenti, le ore effettive di produzione risultano essere spesso meno della metà rispetto ai minimi indicati dalla legge regionale.
Proprio per questo vorrei ricordare a chi tenta di interpretare diversamente che il calcolo delle ore di vento deve essere effettuato “alla massima potenza nominale” e non con il fuorviante metodo delle “ore equivalenti” in cui tutti i venti, anche quelli non adatti per intensità e direzione a far funzionare autonomamente le pale, vengono invece conteggiati.
Deve essere quindi garantita una notevole produttività a fronte di un impatto ambientale e paesaggistico comunque certo.
Abbiamo visto in questi giorni con il passaggio delle enormi pale nel Comune parmense di Albareto per arrivare all’impianto toscano di Zeri che tipo di danno portano impianti così sproporzionati e impattanti per aree naturalisticamente delicate e importanti. Sono dovuti intervenire Consiglio di Stato e poi Carabinieri e Polizia Forestale per bloccare la troppa fretta di aziende coinvolte in importanti indagini di mafia, a caccia di incentivi in scadenza e che nulla si preoccupano delle esigenze delle popolazioni. Un cantiere che proseguiva addirittura di notte nonostante lo stop della magistratura, dopo aver devastato boschi e strade con metodi che si commentano da soli.
Un riferimento imprescindibile non può che essere quello della legalità e della massima trasparenza, anche nella valutazione degli accordi dei singoli Comuni con le aziende, ricordando allo stesso tempo che il Consiglio di Stato ha messo la parola fine a qualsiasi “mercanteggiamento” possibile sulle compensazioni ambientali, che non vanno intese come una risorsa economica da destinare a piacere, ma appunto una mitigazione dei danni che la “Conferenza dei Servizi Regionale” (e solo in quella sede!) programma per ridurre l’impatto sui territori. Misure non esclusivamente economiche, ma che devono essere obbligatoriamente richieste alle ditte proponenti anche sotto forma di interventi diretti e lavori di ripristino.
L’attenzione dell’Assessorato Regionale all’Ambiente è quindi altissima per i progetti in fase di approvazione, come ad esempio quello presentato per il Passo del Santa Donna tra Borgo Val di Taro e Bardi (PR), dove sono ben 9 le pale da 150 metri previste, dopo che in Regione era stato presentato solo un anno fa dalla stessa ditta e per lo stesso luogo un progetto da 3 pale e che aveva visto gli uffici competenti richiedere ben 46 integrazioni e chiarimenti.
D
ubbi emersi allora sull’impatto delle strade per trasportare gli enormi aerogeneratori su quelli che adesso sono sentieri escursionistici o piste forestali in zone fittamente boscate, sui dati degli anemometri incompleti ed errati, sull’assetto idrogeologico, sull’impatto per fauna e avifauna e tanti altri aspetti che nel progetto non erano sufficientemente chiari.
Le zone interessate registrano fra l’altro una significativa inversione di tendenza rispetto al dato storico di spopolamento dell’Appennino, con insediamenti legati al turismo e quindi al territorio, al paesaggio e all’ambiente.
Basti pensare che la Val Vona e la Val Noveglia sono a livello regionale le valli con la più alta densità di agriturismi e bed & breakfast. Tante piccole frazioni e villaggi si sono ripopolati con importanti recuperi dei borghi storici, con rilancio delle attività artigianali locali legate all’edilizia di qualità. La politica tenga quindi conto della sua funzione fondamentale di programmazione e pianificazione del territorio, non contraddicendo se stessa proprio dove importanti risultati sono stati ottenuti. Impianti industriali così sproporzionati e impattanti sarebbero incompatibili con quelle esemplari realtà.
Altro criterio da non dimenticare è quello della tutela della salute, secondo la logica della prevenzione con le massime precauzioni possibili. Se da un lato non sono ancora certificati in Italia i possibili danni di suoni e soprattutto degli infrasuoni, va ricordato che in altri Paesi la cosiddetta “Sindrome da pala eolica” è scientificamente accertata e di conseguenza la realizzazione degli impianti prevede vincoli molto più stringenti, soprattutto per quanto riguarda la distanza da qualsiasi casa abitata o da allevamenti e stalle. Nel dubbio deve prevalere prima di tutto la cautela.
Voglio quindi tranquillizzare i cittadini, ringraziandoli per il ruolo fondamentale di vigilanza civica che hanno assunto con la formazione dei vari comitati, confermando il mio forte impegno a favore dell’ambiente montano e dei suoi abitanti.
Sabrina Freda – assessore regionale all’Ambiente e alla Riqualificazione urbana

Nuove indagini della Dia sull’ “affaire eolico”

Vito Nicastri, “signore del vento”, re degli impianti eolici da Roma in giù, si vantava di essere un self made man, e soprattutto un imprenditore che avrebbe ridato speranza al Mezzogiorno d’Italia attraverso l’energia pulita. Secondo le indagini della Direzione investigativa antimafia, invece, Nicastri sarebbe stato solo uno spregiudicato manager al servizio dell’ultimo grande latitante di Cosa nostra siciliana, Matteo Messina Denaro. 
Così, il tribunale misure di prevenzione di Trapani ha disposto una confisca senza precedenti per il signore del vento: ammonta a un miliardo e 300 milioni di euro, tanto valgono le 43 società di capitali che Nicastri utilizzava per gestire i suoi affari nel settore dell’eolico e del fotovoltaico. E’ stata una proposta della Dia, diretta da Arturo De Felice, a far scattare il provvedimento, firmato la settimana scorsa dal collegio presieduto da Piero Grillo. Nicastri era quello che in gergo si chiama lo “sviluppatore”: realizzava e vendeva, chiavi in mano, parchi eolici, con ricavi milionari. Da Trapani a Messina, da Enna a Catania, il cinquantaseienne imprenditore originario di Alcamo (Trapani) non aveva rivali nel campo dell’energia pulita. Le indagini del centro operativo Dia di Palermo, coordinato dal colonnello Giuseppe D’Agata, svelano che Nicastri avrebbe potuto contare sulla protezione di Cosa nostra. Gli investigatori parlano di “contiguità”, che si sarebbe tradotta in: “Comunanza di interessi, una lunga attività di fiancheggiamento e di scambio di reciproci favori, una rapporto fondato sulla fiducia e sui vicendevoli vantaggi che ne possono derivare”. In ogni piazza d’investimento Nicastri avrebbe trovato un partner criminale: da Matteo Messina Denaro, nella provincia di Trapani, a Salvatore Lo Piccolo nel Palermitano, agli ‘ndranghetisti di Platì, Africo e San Luca. Non è mai emerso nulla di decisivo che potesse far scattare un arresto per l’imprenditore. Adesso, però, tanti piccoli tasselli di molte indagini hanno portato alla confisca di un impero economico.
L’indagine della Dia conferma ciò che noi di Italia Nostra abbiamo sempre sostenuto: ovvero che la pervasiva, indiscriminata affermazione dell’eolico in Sicilia, nel Mezzogiorno d’Italia, ha costituito negli ultimi anni una delle più potenti speculazioni affaristico mafiose, un ulteriore, grave elemento di degrado, di depauperamento del paesaggio e dell’identità nazionale.

Italia Nostra – Onlus Consiglio Regionale Siciliano
Leandro Janni – Presidente del Consiglio Regionale Italia Nostra Sicilia
Coordinatore nazionale dei Consigli Regionali di Italia Nostra

I danni dell’eolico industriale alla salute: parla il dr. Miserotti pres. dell’Ordine dei Medici di Piacenza

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Fonte: Arciacheta

Cari amici dell’Ariacheta,
vi consigliamo di ascoltare e far ascoltare l’intervento del dr. Miserotti, presidente dell’Ordine dei medici di Piacenza, che in una serata pubblica ha per primo in Italia chiaramente spiegato quali sono i gravi danni alla salute dell’uomo prodotti dagli impianti eolici.
D’ora in poi non si potrà più dire nemmeno qui da noi (come da tempo non si può più dire all’estero) che i grandi impianti eolici non fanno male alla salute di chi si trova costretto ad abitarci vicino. E se qualcuno ci provasse abbiamo di che tappargli la bocca.
Un grazie agli amici del Comitato Monte dei Cucchi, che hanno curato la messa online.
Si prega darne larga diffusione.

Il Tar Piemontese ribalta la sentenza sull’impianto eolico del Mindino

Folle sentenza del Tar Piemontese: <<Le pale eoliche possono essere installate in zone paesaggisticamente tutelate perchè il parere negativo sugli aspetti paesaggistici espresso dalla Soprintendenza e dalla Regione sottende un giudizio “estetico negativo di tali impianti, il quale è soggettivo e non necessariamente corrisponde al comune sentire dell’epoca corrente”>>
Insomma visto che le pale eoliche sono belle e hanno una lobby che le pompa a loro non si applicano le leggi che tutelano il paesaggio!!!

Fonte: Provincia Granda

ll Tar ribalta la bocciatura al piano eolico del Mindino
Forte preoccupazione tra le associazioni ambientalisteci

Annullato dal Tar del Piemonte il provvedimento con cui il Consiglio dei Ministri, a febbraio dello scorso anno, aveva bocciato il progetto della “Garessio Viola eolica” srl di Milano, per l’installazione di 12 pale eoliche sul monte Mindino, in Val Tanaro. La sentenza del 27 luglio ha quindi accolto il ricorso presentato dalla società milanese. A sua volta, la decisione del Consiglio dei Ministri che aveva dichiarato il progetto non realizzabile aveva recepito il dissenso espresso nei confronti dell’impianto da Soprintendenza per i Beni paesaggistici e architettonici e Regione Piemonte, basato su due prescrizioni considerate vincolanti, la collocazione delle pale nel rispetto dell’articolo 13 del Piano Paesaggistico Regionale, che vieta interventi nella fascia di rispetto di 50 metri dai crinali alpini, e la visibilità dell’installazione dal vicino castello di Casotto. Critiche le associazioni ambientaliste. «Questa decisione va ad incrinare proprio quel fragile articolo del Piano Paesaggistico Regionale in grado di preservare vette e crinali da uno sviluppo industriale ed indiscriminato di impianti eolici sulle nostre montagne. L’articolo 13  del Piano Paesaggistico Regionale imponeva infatti il divieto generale di nuove edificazioni nella fascia di rispetto di 50 metri dai crinali tutelati, svolgendo almeno la funzione di “difendere” i crinali da questo tipo di progetti”, commenta Massimo Andreis, comitato “Mindino Libero».«L’impianto, se realizzato, sarebbe il primo colpo sferrato all’alta montagna per quanto riguarda l’eolico – dice Francesco Pastorelli, direttore Cipra Italia -. Comporterebbe un impatto devastante anche per il grosso lavoro di infrastrutturazione necessario”. Secondo Pastorelli: “Giusto puntare sull’eolico ma il discorso rinnovabili va inserito in una programmazione energetica locale e regionale, per verificare se è necessaria una simile produzione o se in buona parte non sia invece solo questione di interessi economici legati agli incentivi statali». Luca Giraudo, CuneoBirding: «Dal 2006 le associazioni ambientaliste hanno presentato molte osservazioni su impatto ambientale, avifauna e specie protette. Uno studio del 2010 aveva evidenziato impatti elevati sulle specie nidificanti. Questo aspetto è stato ignorato da Provincia ed Arpa, di conseguenza il Tar si è espresso su un parere incompleto». Prossime mosse? Giraudo: «Stiamo valutando quali strade percorrere per contrastare questa decisione».Soddisfatto ovviamente Paolo Guaitamacchi, amministratore della Garessio Viola Eolico: «La sentenza recepisce quanto da noi ribadito nelle Conferenze dei Servizi. Ripartiremo da dove ci siamo fermati».«Approfondirò le motivazioni – il commento del sindaco di Garessio, Renato Chinea -. E’ chiaro però che, se il Tar si è espresso in tal senso, la “Garessio Viola eolico” aveva le sue ragioni».

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