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Fotovoltaico, frode da 37 milioni: 3 arresti

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Di: Stefano De Agostini

Fotovoltaico, frode da 37 milioni: 3 arresti
“Pannelli cinesi spacciati per europei”

Al centro dell’inchiesta della procura di Milano sta l’azienda russo-svizzera Avelar. In manette sono finiti il presidente Igor Akhmerov e due dirigenti della società: le accuse sono associazione a delinquere finalizzata all’indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato e falso ideologico in atto pubblico. Secondo i magistrati, le società del gruppo hanno spacciato pannelli cinesi per europei e falsificato le date di fine lavori degli impianti per ottenere maggiori finanziamenti dallo Stato.

Trentasette milioni di euro incassati indebitamente dalle tasche dello Stato. Con questa accusa sono stati arrestati tre dirigenti del gruppo Avelar, colosso russo-svizzero dell’energia che si è lanciato del business del fotovoltaico italiano. Pannelli cinesi spacciati per europei e carte false sulle date di fine lavori: secondo la procura di Milano, sono questi gli espedienti che le società del gruppo hanno usato per beneficiare indebitamente dei milionari incentivi all’energia solare. E mentre il denaro pubblico volava oltre confine, in Italia non restavano che le macerie, con quattro aziende fallite, dal Veneto alla Puglia, centinaia di lavoratori e decine di aziende fornitrici in difficoltà. ”Avelar non intende commentare le notizie riportate oggi dalla stampa” questa la risposta del gruppo.
A finire in carcere a San Vittore, su ordine del gip Enrico Manzi, è stato Igor Akhmerov, presidente e amministratore delegato di Avelar Energy. Agli arresti domiciliari sono finiti, invece, Marco Giorgi e Giampiero Coppola, amministratori di altre società del gruppo. Insieme a loro, sono indagate altre cinque persone, per ora a piede libero. Le accuse nei loro confronti sono di associazione a delinquere finalizzata all’indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato e falso ideologico in atto pubblico.
Per comprendere la natura dei fatti contestati, è necessario tornare al 2008, quando Akhmerov e soci sono sbarcati in Italia. Alle loro spalle stava Renova, colosso dell’energia in mano a Viktor Vekselberg, uno degli uomini più ricchi di Russia. Avelar ha fatto il suo ingresso nel nostro Paese acquistando quote dell’azienda reggiana Kerself, attiva nell’ambito del fotovoltaico. A sua volta, questa impresa controllava tre società, la pugliese Saem e le padovane Helios ed Ecoware. Quello che faceva gola a Mosca era il business dell’energia solare italiana. Grazie alle società di cui sopra, in Puglia e Basilicata sono stati costruiti decine di impianti fotovoltaici che hanno fruttato incentivi da milioni di euro alle aziende del gruppo. Ma almeno 37 di questi milioni, secondo la magistratura, sono stati percepiti indebitamente. L’inchiesta coordinata dal pm Maurizio Ascione, che ilfattoquotidiano.it aveva in parte anticipato mesi fa, ha ricostruito gli espedienti messi in atto, tra il 2011 e il 2013, per frodare il Gse, Gestore servizi energetici, l’ente che eroga gli incentivi per le energie rinnovabili.
La prima mossa è stata cambiare il passaporto dei pannelli solari. Infatti, alle strutture in silicio prodotte nell’Unione europea spettano incentivi maggiori rispetto a quelle provenienti da fuori continente. Le società del gruppo Avelar, secondo la procura, hanno comprato pannelli cinesi a basso prezzo per poi spacciarli per europei, inventando un passaggio mai avvenuto attraverso una società polacca, la Revolution 6, e modificando la sigla alfanumerica presente sul prodotto per nasconderne la reale provenienza. Gli indagati, nella ricostruzione dei magistrati milanesi, hanno prodotto documenti falsi ingannare non solo il nostro Gse, ma anche la Tuv Intercert Ghmb, società tedesca che fornisce certificazioni di qualità relative ai pannelli solari.
Ad essere falsificata, secondo gli inquirenti, non è stata solo la provenienza del materiale, ma anche la data di fine lavori degli impianti fotovoltaici. Infatti, gli incentivi pubblici sono regolati secondo sistemi di erogazione chiamati conto energia. Ce ne sono stati cinque a partire dal 2005 e, con il passare degli anni, sono diventati sempre meno favorevoli. Le società di Avelar, stando all’accusa, dichiaravano di avere finito i lavori quando in realtà l’impianto non era ancora attivo, in modo da beneficiare di un conto energia più remunerativo.
Così, gli impianti fotovoltaici costruiti dalle società di Avelar hanno continuato a macinare incentivi, mentre le aziende che li avevano costruiti sono fallite una dopo l’altra. Prima Kerself (che nel frattempo aveva cambiato il nome in Aiòn Renewables), poi Ecoware ed Helios, infine Saem. A farne le spese sono state le centinaia di lavoratori in cassa integrazione e decine di aziende fornitrici a rischio chiusura per i mancati pagamenti: basti pensare che solo la capofila nel gruppo Aiòn contava 500 lavoratori e 245 milioni di debiti verso altre imprese locali.

Lo scippo del sole perchè in Italia è il più caro al mondo

Fonte: La Repubblica
Di: Mario Pirani

Perchè il sole italiano è il più caro del mondo? Forse sono sempre validi i diritti d’autore di Enrico Caruso per il celebre “O sole mio”, che però ha più di cento anni? Certo è che appena Renzi e la sua ministra Guidi hanno avanzato l’ipotesi che bisognerebbe dare una accorciata a questi assurdi incentivi ai titolari di impianti fotovoltaici, la stampa economica di mezzo mondo ha gridato allo scandalo senza nemmeno prendere in considerazione che l’Italia, senza il nucleare, con poco carbone utilizzato, con un numero di centrali a gas ampiamente sovrabbondante rispetto alla domanda sconta costi energetici molto più alti dei partner europei, con gravi riflessi sulla competitività delle proprie produzioni.
Nonostante questa situazione, il nostro Paese, fin dalla fine degli anni ’90, prese impegno, nel quadro della lotta ai cambiamenti climatici, a livello comunitario di ridurre le emissioni di anidride carbonica e di aumentare la produzione di elettricità attraverso le fonti rinnovabili (idro, biomasse, eolico, solare, geotermia).
Per favorire le installazioni di questi impianti (più costosi e meno remunerativi degli impianti tradizionali) in linea con le politiche di altri Paesi ha predisposto provvedimenti tesi a sovvenzionare questi processi produttivi. Sovvenzioni da prelevare direttamente dalle bollette elettriche di tutti, in nome dell’ambiente. Così gli incentivi previsti per il fotovoltaico in Italia sono i più alti al mondo, quasi il doppio di quelli elargiti dai tedeschi.
Come mai? Qualche economista sprovveduto o ben sovvenzionato pensò che queste concessioni avrebbero favorito l’industria italiana dei pannelli fotovoltaici e delle apparecchiature elettriche ed elettroniche necessarie per farli funzionare, ma niente di questo avvenne e oggi l’Italia praticamente non ha industria che produce pannelli o apparecchiature elettroniche.
Ma con incentivi straordinari c’è stata invece una tumultuosa crescita della speculazione finanziaria alimentata con valenza ventennale da capitali che il governo italiano tra il 2008 ed il 2011 ha elargito a chi copriva di pannelli le nostre campagne, con una suddivisione che vedeva tedeschi e cinesi fornire la tecnologia mentre noi assicuravamo la bassa manodopera ed i terreni. Gli incentivi erano garantiti per ben 20 anni, prelevati dalle tasche delle famiglie e delle imprese attraverso le bollette elettriche. Ogni anno complessivamente quasi 7 (sette) miliardi di euro vanno così a riempire i conti bancari dei proprietari di questi impianti. Quasi un punto di Pil.
Un chilowattora ottenuto con il sole costa al cittadino oltre 35 centesimi, quello prodotto con il gas solo 7 centesimi.
Che c’è di male, qualcuno dirà, tanto sono le attività industriali sovvenzionate. Cui si aggiunge il coro degli ecologisti che in nome dell’ambiente predicano il massimo sforzo. Eppure il male c’è ed è ben visibile. Innanzitutto l’installazione e l’esercizio di un impianto fotovoltaico è difficilmente annoverabile tra le attività industriali. Non si corre il minimo rischio, lo Stato, attraverso il Gse (gestore dei servizi elettrici) garantisce l’acquisto dell’energia elettrica prodotta. Poi, ad eccezione di qualche lavoratore extracomunitario utilizzato per il lavaggio dei pannelli solari un paio di volte l’anno, l’occupazione è nulla. Gli investimenti finanziari al netto delle tasse risultano superiori al 20%, con punte al 30%.
Ma quel che è più grave è aver sottratto alle coltivazioni un territorio grande come il Molise! Altrove abbiamo “abbrutito” il nostro habitat. Le dolci colline leopardiane sono infatti ormai macchiate da enormi specchi grandi come tanti campi sportivi.
Sotto i pannelli la terra inaridisce, e al ciclo della CO2 (anidride carbonica) non ci pensa più nessuno. E in quali discariche butteremo i pannelli esausti?
Il premier Renzi, con la sua ministra Guidi, in cerca di denaro ed anche di un po’ di equità, ha provato a disporre un disegno di legge (varato qualche giorno fa) teso a ridurre l’impatto annuo sulla bolletta allungando il tempo di rimborso degli incentivi da 20 a 24 anni (spalmatura su un arco di tempo maggiore).
Veramente una piccola e misera cosa. Ma un importante segnale per cominciare ad abbassare le bollette.
Apriti cielo! Si sono scatenate le lobby finanziarie che hanno interessato i giornali più importanti ( Wall Street Journal, ed altri) gridando allo scippo del sole.

Studio Inea: nel 2011 stop alla corsa ad affitto terreni per il Fotovoltaico

Fonte: Zero Emission

Una buona notizia per i terreni agricoli italiani, ma la guardia non va abbassata.
“Studio Inea: nel 2011 stop alla corsa ad affitto
terreni per il Fotovoltaico”

Secondo l’indagine dell’Istituto nazionale di economia agraria, si è arrestata la corsa all’affitto di terreni da destinare ad impianti fotovoltaici nel 2011 rispetto agli anni passati. A decretare lo stop le norme che limitano la realizzazione di impianti a terra.
Studio Inea: nel 2011 stop alla corsa ad affitto terreni per FV
Un altro segnale dell’inversione di tendenza cui si assiste in Italia riguardo il fotovoltaico è rappresentato dall’indagine dell’Istituto nazionale di economia agraria (Inea) secondo cui la corsa all’affitto di terreni da destinare ad impianti fotovoltaici si è arrestata nel 2011 rispetto agli anni passati. L’inversione di tendenza è dovuta con ogni probabilità all’effetto delle nuove norme che pongono una serie di limiti nella realizzazione degli impianti fotovoltaici a terra nelle aree agricole.

Eolico e biomasse, la Toscana vuole mappare le aree non idonee

Fonte: Casa&clima

Approvata una risoluzione che impegna la Regione a definire
le zone off-limits per gli impianti eolici e a biomasse

Dopo aver aver introdotto delle linee guida per l’installazione degli impianti fotovoltaici a terra (leggi qui), la Regione Toscana intende ora affrontare anche il nodo degli impianti eolici e a biomasse, la cui ubicazione spesso genera tensione fra gli abitanti della Toscana.
Ieri il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza una proposta di risoluzione dell’IdV sulla “necessità di individuare le aree non idonee per specifiche tipologie e dimensioni degli impianti di produzione di energie rinnovabili come gli impianti eolici e a biomasse”. Con la risoluzione, adottata in aula con l’approvazione di due emendamenti, il Consiglio regionale toscano esprime “la propria volontà di adottare, in tempi brevi e su proposta della Giunta regionale, un provvedimento contenente l’individuazione delle aree non idonee all’installazione di specifiche tipologie e dimensioni di impianti di produzione di energia elettrica alimentata da fonti rinnovabili diversi dagli impianti fotovoltaici, quali gli impianti eolici e a biomasse”.
Linee guida per eolico e biomasse
La necessità di tracciare una mappatura delle zone non adatte ad ospitare tali impianti “è sentita da tutti, sia dagli imprenditori che dagli abitanti della Toscana. Fare chiarezza su dove si possono fare o non fare questo tipo di impianti è doveroso, e bisogna adottare procedure più snelle”, ha dichiarato il consigliere Mauro Romanelli (FdS-Verdi). Dello stesso parere l’assessore regionale all’Ambiente, Anna Rita Bramerini, secondo cui la definizione di linee guida per l’eolico e le biomasse, dopo il fotovoltaico, completerebbe il quadro normativo regionale sulle energie rinnovabili. “Le linee guida sono di per sé uno strumento di semplificazione, perché si da certezza all’imprenditore su dove non è bene presentare progetti”, ha sottolineato l’assessore.

Fotovoltaico a terra, ecco la proposta per modalità e criteri di installazione

Fonte: Toscana Notizie
Di Chiara Bini

Firenze – Dopo il “fotovoltaico dove”, in Toscana arriva il “fotovoltaico come”. Ovvero, come dovranno inserirsi gli impianti fotovoltaici a terra nel territorio toscano. E come si dovranno mitigare i possibili impatti sull’ambiente e sul paesaggio che questi possono provocare. E’ il contenuto della proposta di delibera al Consiglio regionale approvata dalla giunta che detta criteri e modalità per l’installazione del fotovoltaico a terra.
A seguito della prima individuazione di tutte le aree non idonee all’installazione di impianti a terra, e l’implementazione del PIT per la disciplina paesaggistica, la giunta regionale ha licenziato oggi il documento mirato a fornire una sorta di vademecum particolareggiato che assicura il corretto inserimento degli impianti salvaguardando paesaggio, risorse ambientali e culturali, produzioni agricole e agroalimentari, e al tempo stesso garantendo il minore consumo possibile di suolo. Il documento orienta infine anche il corretto ripristino dei luoghi dopo la dismissione degli impianti.
Quattro i cardini su cui ruota la proposta che è rivolta a tutti gli impianti a terra eccetto quelli di potenza inferiore a 20KWp che non riguardino aree sottoposte a tutela dei beni culturali o paesaggistici: minor consumo di territorio, riutilizzo di aree degradate, progetti “ad hoc” in base alla specificità dell’area in cui l’intervento viene realizzato, e innovazione.
Ogni progettazione dovrà partire dall’analisi del rapporto tra l’impianto e la preesistenza dei luoghi. E poi dovrà tener conto di una serie di criteri che riguardano aspetti idrogeomorfilogici, di localizzazione, le condizioni di interferenza nei coni visivi, le modalità di recinzione, quelle per i sistemi di sicurezza, e soprattutto le caratteristiche con cui si dovranno costruire gli impianti, le infrastrutture inerenti e la viabilità di accesso.
La proposta definisce infine le modalità che dovono essere osservate durante la costruzione dell’impianto e nelle successive fasi di manutenzione e quindi nella fase della dismissione in cui si deve garantire la rimessa in pristino dello stato dei luoghi.

Stop agli incentivi sul fotovoltaico a terra: modestamente retroattiva la norma, ma le associazioni vogliono ricorrere

Fonte: Gaia News
Di: Federica di Leonardo

Con il decreto liberalizzazioni il governo Monti ha cancellato gli incentivi agli impianti fotovoltaici a terra in aree agricole. La pubblicazione in Gazzetta del decreto ha scatenato le reazioni delle associazioni di categoria ANIE/GIFI, APER, ASSOSOLARE e ASSO ENERGIE FUTURE. Le associazioni contestano soprattutto il fatto che il decreto, modificato nella notte fra il 24 e il 25 gennaio, ha validità retroattiva. Infatti con il decreto Romani chi doveva costruire un impianto da più di un MW aveva tempo fino al marzo 2012. Ora coloro che ad oggi non avevano ancora ottemperato alla messa in opera di un progetto non otterranno i finanziamenti.
Contraria all’articolo anche Legambiente che dichiara: “Il governo ha fatto bene a intervenire sugli incentivi per il fotovoltaico a terra, perché il boom di progetti presentati al GSE rischia di mandare in tilt il sistema e di diventare un boomerang per il futuro delle rinnovabili. Non condividiamo però l’impianto dell’articolo, in primo luogo perché cancella il fotovoltaico a terra anche per le aziende agricole dove poteva rappresentare una integrazione del reddito, poi perché l’incentivo proposto per gli impianti sulle serre è troppo generoso e rischia di diventare un volano per le speculazioni”.
Enzo Cripezzi, LIPU Puglia, ha invece dichiarato a Gaianews.it che il provvedimento ha un lievissimo effetto retroattivo trattandosi solo di quei progetti che dovevano essere realizzati nei prossimi due mesi. Secondo Cripezzi sarebbe opportuno conoscere i dati per capire la reale entità della perdita.
Per Cripezzi il provvedimento è salvifico perchè disinnesca la miccia di uno sviluppo selvaggio del fotovoltaico che teneva conto solo di logiche di guadagno per le lobbies del settore che tenevano in scacco il fare politico.
Secondo Cripezzi dal 1995 al 2006 sono stati occupati 750,000 ettari di suolo con costruzioni, infrastrutture, cemento che non hanno nessun valore storico e che potrebbero essere utilizzati per costruire gli impianti.
Negli ultimi 3 anni, sono 25-30,000 gli ettari di suolo agricolo occupati dal fotovoltaico:secondo Cripezzi questo consumo del suolo incide molto negativamente sul prezzo delle derrate alimentari.
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