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Impruneta: l’ampliamento del parcheggio dei Bottai si è mangiato il verde pubblico

Riceviamo da “Verdi per Impruneta” e pubblichiamo:

Nei mesi scorsi abbiamo pubblicamente denunciato questa incredibile vicenda, senza che da parte del Comune vi siano stati interventi o prese di posizione.
I Verdi per Impruneta hanno quindi presentato una istanza con un dossier fotografico al Comune, chiedendo ai sensi dello Statuto comunale, una risposta scritta sulla questione, che fa il paio con l’altrettanto assurda questione del “parcheggio lumaca” dei Bottai.

Verdi per Impruneta: S.O.S. VERDE eco-sportello al servizio
dei cittadini e a difesa dell’ambiente

Al Sindaco del
Comune di Impruneta

A vederlo si stenta davvero a crederci: i lavori in corso al parcheggio dei Bottai si sono “mangiati” il verde pubblico.
Il parcheggio dei Bottai è stato infatti ampliato verso la confinante Via di Brancolano ed i terreni adiacenti al Borro dei Reniccioli, andando così a sovrapporsi, in parte, con l’area a verde pubblico, che era stata completata appena un paio di anni fa (ma non ancora inaugurata), e che venne realizzata dal Comune, contestualmente alla costruzione del ponte sul Borro dei Reniccioli che dovrà servire da futuro collegamento tra la Via Cassia interna e lo stesso parcheggio dei Bottai.
Adesso lo spettacolo che si presenta è davvero surreale: un muraglione altro tre metri (di sostegno al parcheggio) si staglia nel bel mezzo dell’area a verde pubblico, per tutta la sua lunghezza, la rampa che dal ponte serviva per l’accesso pedonale è stata demolita, le panchine ed i lampioni della illuminazione pubblica sono stati rimossi, la pavimentazione ancora si intravede parzialmente sotto riporti di cumuli di terra.
Le foto che si allegano testimoniamo l’evoluzione della scomparsa del “verde pubblico”.
Nei mesi scorsi abbiamo pubblicamente evidenziato questa incredibile situazione, ma non ci risultano nel merito, interventi o prese di posizioni da parte del Comune di Impruneta.
Per quanto sopra si chiede di sapere dall’Amministrazione comunale:

  • Come è stato possibile che ciò sia avvenuto?
  • Chi ha autorizzato questo ulteriore scempio ?
  • Perchè l’ampliamento del parcheggio non è stato limitato al di fuori dell’area a verde pubblico ?
  • Quanto è costato tutto questo “fare e disfare” ?

Alla presente si richiede venga data risposta scritta secondo le modalità previste, per le istanze, dallo Statuto Comunale.
In attesa di un cortese riscontro, si porgono distinti saluti.
Impruneta, 14/04/2011
Verdi per Impruneta:  verdiperimpruneta@yahoo.it
Blog: www.ondaverde.ilcannocchiale.it

Conferenza stampa di Greve del 1/12/2008: rassegna stampa sul Polo di Testi

Rassegna stampa della conferenza del 2 dicembre 2008 sul caso Testi/Falciani nella Valle della Greve.
Per Italia Nostra era presente Maria Rita Signorini in rappresentanza della sezione di Firenze e del consiglio regionale.

Fonte: Il Nuovo Corriere di Firenze del 02/12/2008
Di: Matteo Morandini

Pancho Pardi porterà il caso in Senato. Ragazzo: “a Greve i verdi pronti a passare all’opposizione”
Polo di Testi, ambientalisti in guerra.
Verdi, associazioni e PRC contro i quattro impianti nel cuore del Chianti.

La questione del polo industriale di Testi arriverà in Parlamento. A farsi portatore dell’allarme lanciato ieri a Firenze dal coordinamento delle asosciazioni ambientaliste del Chianti fiorentino sarà il senatore Francesco ‘Pancho’ Pardi, che ha assicurato il proprio sostegno con una interrogazione ma anche, ha detto, con qualche altra azione più eclatante e tutta da inventare. Il dossier presentato dalle associazioni (tra cui Italia Nostra, Wwf, Gallo Verde, Comitato di Uzzano) prevede un futuro nero per il Chianti. “Si prefigura – ha detto la coordinatrice delle associazioni ambientaliste Lucia Carlesi illustrando il corposo lavoro – un polo energia-rifiuti del tutto incompatibile con una gestione sostenibile delle risorse ambientali e paesistiche del territorio”. Secondo gli ambientalisti, con la concentrazione di quattro impianti industriali come l’inceneritore, il gassificatore (per adesso spento), la centrale turbogas ed il cementificio sacci si determinerebbe “un sicuro aggravio della qualità ambientale dell’area e ulteriori rischi per la salute dele popolazioni e per le produzioni agricole”, anche se “venissero applicate le migliori tecnologie nel rispetto dei limiti di legge per le emissioni in atmosfera”.
L’obiettivo in prospettiva è quello di una raccolta differenziata molto spinta, ma è soprattutto al comune di Greve che le associazioni pongono la richiesta più netta: azzerare la procedura di variante al Ruc, “del tutto illegittima in assenza di una variante al Piano Strutturale” e avviare “su basi diverse e con garanzie realdi di neutralità una valutazione integrata del progetto proposto”.
Alla conferenza stampa erano presenti anche il capigruppo dei Verdi in Provincia Luca Ragazzo e di Rifondazione a Palazzo Panciatichi Monica Sgherri. Ragazzo ha annunciato la presentazione di una domanda di attualità in cui si chiede se la Provincia di Firenze, la sola che prevede la costruzione di tre nuovi inceneritori (Testi, Case Passerini e Selvapiana), “debba provvedere allo smaltimento dei rifiuti anche di Prato e Pistoia” invocando a tale proposito “un ruequilibrio el numero e della localizzazione degli impianti in tutte e tre le province”. Dura anche Monica Sgherri, che ha parlato della necessità di “rilanciare una battaglia sugli inceneritori” e ha lanciato l’allarme, per Testi, sui “rifiuti che vengono bruciati nel cementificio”. Le elezioni amministrative sono alle porte (nel 2009 si vota a Greve e a San Casciano) e gli ambientalisti non resteranno a guardare. per ora nessuna lista civica ma se dovessero nascere, assicura Ragazzo, “le sosterremo e ci schiereremo all’opposizione”.

Fonte: La Nazione, Firenze del 02/12/2008
Di: Andrea Settefonti

Greve in Chianti  “No al polo indistriale ”
Gli ambientalisti contor l’espansione di Testi

No alla realizzazione di un polo industriale a Testi, alle porte del Chianti. Un polo dove sarà presente un cementificio, un gassificatore, un inceneritore  e un impianto di produzione di energia elettrica. Lo hanno ribadito a gran voce i comitati ambientalisti del Chianti fiorentino, i Verdi e Rifondazione Comunista in una conferenza stamoa che si è tenuta al Caffè le Giubbe Rosse di Firenze. Di fronte ai giornalisti, cittadini e politici hanno voluto spiegare perchè dre di no al polo di Testi non è semplicemente frutto dell’effetto Nimby (acronimo inglese per Not In mY Back Yard, letteralmente “Non nel mio cortile”). E hanno presentato una relazione con tutti i vizi, le incertezze, le paure e le approssimazioni di veder realizzare a Testi un polo dive si bruceranno i rifiuti senza una strategia precisa. !Ad iniziare – ha detto Luca Ragazzo, capigruppo dei Verdi in Provincia – da una raccolta differenziata spinta. Firenze non ha bisogno di tre inceneritori (Case Passerini, Testi e Selvapiana) soprattutto perchè non deve prendersi carico dei rifiuti di Prato e di Pistoia”.
Il lavoro del Coordinamento delle associazioni ambientaliste del Chianti fiorentino parte dalla constatazione che la “situazione attuale – ha illustrato la coordinatrice Lucia Carlesi – che si presenta già di per sè critica, per la presenza, nel caso di Testi, del cementificio Sacci e, nel caso di Falciani di due aree da sottoporre a bonifica, catalogate dalla Provincia ‘discariche non autorizzate'”. In pratica sarebbe auspicabile “un progetto complessivo di tutela ambientale di questo tratto della Greve e della vallata. Invece, si procede esattamente nella direzione opposta”.
Ed ecco quello che è previsto per il Chianti e per il quale il Comitato chiede il ritiro delle procedure. In programma c’è “la riattivazione del gassificatore, l’utilizzo del Cdr nel forno del cementificio e un nuovo inceneritore mentre a Sibille-Falciani è previsto anche un intervento privato (società Volta formata da Sacci e Trafigura) per la realizzazione di una centrale elettrica turbogas alimentata a metano”.

Fonte: Il Giornale della Toscana del 02/12/2008

Gli ambientalisti: “No al polo industriale nella Valle della Greve”

Un dossier per dire “no” alla industrializzazione pesante nella Valle della Greve. A presentarlo alcune associazioni ambientaliste del Chianti fiorentino (tra cui Italia Nostra e il Wwf Toscana) attive sul territorio per denunciare l’emergenza ambientale rappresentata dla “polo industriale” di Testi e di Falciani. la criticità, secondo gli ambientalisti, è data dalla presenza, per esempio a Testi, dal cementificio Sacci (il secondo per produzione in Toscana); mentre nel caso di Falciani due aree da sottoporre a bonifica, catalogate dal piano provinciale di gestione dei rifiuti come “discaricheabusive” fin dal 1984. Invece di procedere alla normalizzazione dell’area, dicono le associazioni, i Comuni coinvolti e la Provincia “vanno esattamente nella direzione opposta”.  A Testi, infatti, nell’area del cementificio è prevista “la riattivazione del gassificatore, l’utilizzo del Cdr nel forno del cementificio e un nuovo inceneritore; mentre a Sibille-Falciani è previsto l’ampliamento dell’impianto per la selezione e il trattamento dei rifiuti solidi urbani”. Inoltre nell’area del cementificio è prevista anche una centrale elettrica da 50 MW alimentata a metano. “Si prefigura nel Chianti un polo Energia-Rifiuti del tutto incompatibile con una gestione sostenibile delle risorse ambientali e paesistiche del territorio – sostengono le associazioni – con una concentrazione di ben quattro impianti pesanti”. “Qualora le nostre ragioni nn trovassero ascolto- dichiarano infine – siamo pronti a segnalare la grave situazione ai competenti organi della magistratura”.

Fonte: La Repubblica, Firenze del 02/12/2008
Di: Ilaria Ciuti

Ambiente, appello per il Chianti ‘Troppi impianti industriali’

Inceneritore, gassificatore, centrale elettrica turbogas, cementificio. Una folla di impianti che però non si trovano nel solito polo industriale alla periferia di qualche città. Ma in mezzo a una valle amena, nel luogo considerato dall’immaginario di mezzo mondo come uno dei più attraenti del pianeta. In pieno Chianti, nella valle della Greve, ai confini dei comuni di San Casciano, Greve e Impruneta, dove sta sorgendo e in parte è già sorto un vero «polo energia-rifiuti», come protesta il coordinamento delle associazioni ambientaliste del Chianti fiorentino, sostenuto da esponenti politici e da rappresentanti di altri comitati, dal capogruppo dei Verdi provinciali Luca Ragazzo al senatore toscano Idv, Pancho Pardi, la consigliera regionale del Prc, Monica Sgherri, Massimo De Santi del consiglio scientifico della rete di comitati per la difesa del territorio di Asor Rosa, da Beppe Banchi di medicina democratica. Le associazioni del Chianti hanno preparato un dossier, lo si trova su http://www.chianti-ambiente-territorio.info. Dichiarano già che, se non troveranno ascolto, ricorreranno alla magistratura per «segnalare la gravità della situazione». Contestano la prevista riattivazione del gassificatore di Testi e il suo ampliamento con un inceneritore: in piena vallata dove già, sottolineano, a inquinare basterebbe il cementificio Sacci, il secondo per grandezza della Toscana. Polemizzano con la previsione del piano provinciale dei smaltimento dei rifiuti, di bruciare nel cementificio cdr, il combustibile derivato dai rifiuti. I cementifici, hanno sempre sostenuto gli ambientalisti, sono particolarmente rischiosi perché non sottoposti a controlli. Il coordinamento accusa anche la variante al regolamento urbanistico di Greve, «senza però analoga variante al piano strutturale», che autorizza, raccontano, la costruzione nell’ area della Sacci anche di «una centrale turbogas a metano da parte dei privati della società Volta srl, formata da Sacci e Trafigura». I comitati chiantigiani non contestano solo alcuni impianti ma bocciano l’ intera filiera di smaltimento Testi-Falciani. Compreso l’ ampliamento, ai Falciani, dell’ impianto di selezione e trattamento rifiuti delle Sibille. Un luogo, si dice, dove già esistono due aree da sottoporre a bonifica, «catalogate dal piano provinciale come discariche non autorizzate derivate dall’ attività di un inceneritore che era in funzione nel 1984». «Per tutto l’ impatto che queste attività industriali in pieno Chianti hanno determinato in decenni – rivendica il coordinamento – sono necessari e urgenti interventi di ripristino e riqualificazione delle aree degradate e inquinate. E’ necessario un progetto complessivo di tutela ambientale di questo tratto della Greve e della vallata». Altro che impianti per i rifiuti che le associazioni ambientaliste sostengono essere incompatibili con una gestione sostenibile dell’ ambiente, «anche se venissero usate le migliori tecnologie per ridurre le emissioni in atmosfera». Al primo posto, concludono, salute e ambiente: «Si decide di costruire nuovi impianti senza neanche avere portato a fondo un quadro conoscitivo esauriente di cosa hanno prodotto quelli presenti». Gli ambientalisti chiedono piani di controllo e di bonifica. Suggeriscono misure alternative come la raccolta porta a porta per aumentare la raccolta differenziata. Sgherri sottolinea la mancanza di controllo su cementifici e discariche e invoca il principio di «precauzione e cautela». Ragazzo esprime la contrarietà di tutti i Verdi della Toscana. Pardi assicura il suo appoggio. De Santi si impegna a nome della Rete. Beppe Banchi, da medico, si preoccupa della salute e informa che l’ inquinamento della valle è pari a quello provocato dal emissioni di Scandicci, ma in un territorio assai più concentrato.

Fonte: Metropoliday del 02/12/2008
Di: Matteo Pucci

Le associazioni ambientaliste all’attacco per la valle della Greve

“Gli impianti industriali di Testi e Falciani nella Valle della Greve”: è il titolo del dossier presentato ieri mattina a Firenze dal coordinamento delle associazioni ambientaliste del Chianti fiorentino (che racchiude 15 sigle in totale). Un dossier che vuol evidenziare le criticità ambientali e sanitarie presenti in questa zona del Chianti compresa fra l’area del cementificio Sacci, al Passo dei Pecorai, e quella delle Sibille, poco prima della frazione imprunetina dei Falciani. Un dossier che “smonta” i nuovi impianti previsti nella zona: inceneritore, e centrale elettrica a turbogas a Testi, ampliamento dell’impianto di selezione e trattamento dei rifiuti alle Sibille.
Il tutto con una critica a tratti feroce riguardo al modo in cui la politica, amministrazioni comunali in primis, ha gestito e sta gestendo queste tematiche.
Presenti anche il senatore Francesco Pardi (“Porterò le vostre questioni in Parlamento, dove possiamo anche pensare di organizzare iniziative che vi coinvolgano”), il capigruppo dei Verdi provinciali Luca Ragazzo (“Tutti devono sapere che razza di polo industriale si sta pensando per il Chianti”), il presidente del gruppo del Prc-Sinistra Europa presso la Regione Toscana, Monica Sgherri (“I Comuni diano un forte segnale politico, c’è tutto il tempo per rivedere certe scelte”).
Prima di tutto è stata presentata la situazione attuale “che si presenta già di per sè critica per la presenza, nel caso di Testi, del cementificio sacci (secondo per produzione in Toscana) e, nel caso di Falciani, di due aree da sottoporre a bonifica derivanti dall’attività di un inceneritore attivo il tale sito fino al 1984”.
Quindi, secondo le associazioni, ancor prima di pensare a nuovi impianti e realizzazioni, “per gli impatti che queste attività industriali hanno determinato per decenni, sono necessari e urgenti interventi  di ripristino e riqualificazione delle aree degradate e inquinate e di un progetto complessivo di tutela ambientale di questo tratto della Greve e della vallata”.
“Si prefigura invece – proseguono – un polo energia-rifiuti del tutto incompatibile con una gestione sostenibile delle risorse, una concentrazione di ben quattro impianti pesanti (inceneritore, gassificatore, centrale elettrica a turbogas, cementificio). Anche se venissero applicate le migliori tecnologie nel rispetto dei limiti di legge per ridurre le emissioni in atmosfera, si determinerebbe un sicuro aggravio della qualità ambientale dell’area e ulteriori rischi per le popolazioni e le produzioni agricole”.
Una volontà politica più forte di ogni impulso alla partecipazione ed allo studio preventivo degli impatti su quesr’area: le associazioni ambientaliste la denunciano a chiare lettere, che rispondendo a una domanda sulle prossime elezioni amministrative nei comuni dell’area non escludono di aderire (o formare) eventuali liste civiche.
Anche perchè “qualora le nostre ragioni nun trovassero ascolto e non venissero date risposte esaurienti alle nostre osservazioni, siamo pronti a segnalare la grave situazione ai competenti organi della Magistratura”.

Impruneta: Piano Strutturale. I Verdi: “troppo cemento e tanti alberghi”

Firenze, 11 gennaio 2007

Verdi per Impruneta

L’obiettivo che viene dichiarato nel nuovo Piano Strutturale (P.S.), adottato nell’ultima seduta del del Consiglio Comunale di Impruneta, è di “stabilizzare la popolazione sopra i 15.000 abitanti”, in realtà gli abitanti insediabili saranno molti, molti, di più.
Con il nuovo Piano Strutturale si prevede un dimensionamento per le residenze di complessivi 252.000 metricubi (232.000 mc nei centri urbani e 20.000 nelle aree rurali).
Occorre tuttavia ricordare che al momento dell’avvio del procedimento per l’elaborazione del Piano, nel 2002, le previsioni urbanistiche residenziali del vecchio Piano Regolatore comunale risultavano attuate solo per il 35%, mentre  restavano ancora da realizzare  circa 135.000 mc: si tratta di volumetrie che sono in corso di realizzazione o sono state completate di recente, che ancora non sono abitate o che hanno iniziato ad esserlo da poco tempo (come nel caso dell’edificazione detta dei “Sassi Neri” lungo Via Prachatice a Impruneta, o quella di “Torricella Alta” a Tavarnuzze, solo per citare due dei casi più consistenti)
Nel complesso le volumetrie residenziali previste col nuovo Piano Strutturale sommate a quelle realizzate dopo il 2002 ed a quelle ancora da realizzare sulla base del Piano Regolatore vigente, ammontano a circa 351.000 mc .
Applicando gli standard della normativa nazionale – equivalenti a 100 mc per abitante – queste volumetrie corrisponderebbero a circa  3500 abitanti insediabili.
Per cui se al 2002 la popolazione la popolazione era di circa 14.600 abitanti all’anno 2015 (anno di riferimento del dimensionamento) la popolazione insediabile supererebbe i 18.000 abitanti potenziali.
Per di più ampie zone che il Piano Territoriale della Provincia aveva individuato come “aree di protezione paesistica” ed in cui vigeva il “divieto di nuove costruzioni”, nel Piano Strutturale comunale sono invece state  incluse all’interno del perimetro delle aree potenzialmente oggetto di interventi edificatori, le cosiddette UTOE.
Per il settore turistico uno studio conoscitivo commissionato per la redazione del Piano, elaborato dal dott. Alessandro Cavalieri, prospettava un possibile sviluppo del settore nell’ordine di circa 200 posti letto tra alberghi ed agriturismo, considerando questo un incremento “ancora compatibile sul piano ambientale e della mobilità”
L’Amministrazione ha invece pensato bene di prevedere nel Piano Strutturale un incremento di ben 880 posti letto solo in albergo (quindi senza considerare altri incrementi relativi alle strutture extra-alberghiere e di agriturismo).
Se il Piano prevede anche di utilizzare a tale scopo volumetrie esistenti – ma anche la realizzazione di nuova volumetria –  in ogni caso si prospetta ciò che Cavalieri paventava quale conseguenza di un eccessivo ampliamento quantitativo, cioè “crescenti conflittualità con altri usi del territorio e con i flussi complessivi di mobilità” ed “una funzione ricettiva esclusivamente subalterna alle esigenze del bacino fiorentino”.
Per l’attività industriale-artigianale il Piano prevede interventi per 67.000 metriquadrati di nuove realizzazioni, di cui 30.000 mq per il “sistema del cotto” e 37.000 mq nelle aree urbane (notare l’indicazione garbata in metriquadri, contenuta nel P.S., anziché in metricubi, laddove la tipologia di tali edifici richiede altezze significative, con  cubature conseguenti): tra questi risalta negativamente l’enorme espansione in area agricola prevista alle Cascine del Riccio, frazione che da sola assorbirà 22.000 dei metriquadri previsti per questa tipologia di interventi.
Desta viva preoccupazione, infine, il fatto che dietro al prospettato Parco delle Terre Bianche vengano riproposte ipotesi di realizzazione di interventi quali nuova ricettività alberghiera ed un campeggio da realizzare in prossimità, o magari in aree interne al “biotopo delle serpentinofite”, che invece per le sue caratteristiche vegetazionali di pregio richiederebbe ben altro grado di attenzione e tutela.
A distanza di anni rispuntano ipotesi che si sperava fossero state accantonate dopo l’esperienza del precedente Piano Regolatore: evidentemente il tempo non è stato un buon consigliere.
Auspichiamo che la successiva fase dell’iter amministrativo – che seguirà l’avvenuta adozione dello strumento urbanistico – con la possibilità da parte dei cittadini di presentare le proprie osservazioni sui contenuti del Piano Strutturale possa divenire occasione di forte partecipazione della popolazione alle scelte sul futuro del nostro territorio che intendiamo lasciare in dote alle prossime generazioni.

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