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I soldi facili dei mercanti d’aria

Fonte: La Repubblica
Di: Mario Pirani

Ci risiamo. Sembra che anche questo governo, che pur sembrava animato da propositi risanatori, sia pronto a piegarsi alle richieste di nuovi incentivi da parte delle lobby eoliche. Fin dai tempi di Tremonti, ministro dell’Economia e Finanze si era riconosciuto come gli incentivi concessi ai Signori dell’Aria rappresentassero uno spreco esagerato e inutille e vennero studiate forme di riduzione. L’ Italia nel frattempo si era mossa in base al protocollo di Kyoto, il famoso programma 20-20-20. Ovvero gli stati membri sono obbligati a raggiungere entro il 2020 i seguenti obiettivi: 1) riduzione delle emissioni di CO2 del 20% rispetto al 1990; 2) produzione del 20% di energia rinnovabile (rispetto a quella consumata); 3) aumento dell’efficienza energetica del 20% (misurata attraverso il calo dei consumi) . II fotovoltaico è finanziato con il Conto Energia: l’incentivo è talmente alto che ha dato vita a una bolla speculativa senza precedenti: in pochi anni, dal 2007 al 2013 sono stati costruiti impianti che oggi assorbono incentivi per oltre 6,7miliardi anno. Queste elargizioni saranno versate per 20 anni.
L’eolico è stato finanziato con i cosiddetti certificati verdi. In Italia c’è poco vento. Si raggiungono a malapena le 1.700 ore annue contro le 2000 ore di media del Nord Europa. Impiantare le pale eoliche è molto redditizio lo stesso perché l’incentivo è il più alto d’Europa (cioè del mondo) . Siccome per installare queste strutture occorre un buon controllo del territorio l’affare è finito in parte nelle mani della mafia. Tutto il Mezzogiorno èsta to massacrato da migliaia di torri alte dagli 80 ai 130 metri. I certifi cari verdi hanno finanziato anche le centrali a bio-massa egeotermiche.Principalmente però, gli incentivi sono finiti a grandi centrali che producono solo elettricità di cui non ci sarebbe alcun bisogno visto il calo dei consumi energetici a causa della crisi. Negli ultimi anni, governo e Parlamento hanno riformato il settore nelle procedure e negli incentivi. Al fotovoltaico è stato posto il tetto di 6,7 miliardi annul. Alle altre fonti rinnovabili elettriche ( principalmente eolico e biomasse ) un tetto di 5 miliardi e 800 milioni. II tetto del fotovoltaico èstato raggi unto nel corso del 2013, quello dell’eolico edel-le altre fonti sarà certamente raggiunto fra pochi mesi. Nell’insieme, i cittadini italiani stanno pagando una tassa nascosta nella bolletta elettrica di oltre 12 miliardi annui che grava sulle famiglie e, in particolare, sulla piccola e media impresa. La continueranno a pagare, per gli stessi impianti, per i prossimi 20 anni. La situazione è talmente grave che la ministra Guidi ha fatto approvare di recente un decreto legge, il cosiddetto “spalma incentivi’ che diluisce gli incentivi al fotovoltaico su un numero maggiore di anni. Un segnale finalmente positivo per tutti coloro che non ne potevano più di assistere ad una gigantesca speculazione realizzata a spese del paesaggio ( e delle bollette) e travestita di verde. Quelle associazioni ambientaliste (Amici della Terra, Italia Nostra, Lipu, Mountain Wilderness) che in questi anni si sono sgolate a smascherare questa truffa pensavano che ormai fosse finita. E invece no. Il viceministro allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, a sorpresa, nelle scorse settimane, ha annunciato un provvedimento’tampone’ per ridefinire il tetto di 5,8 miliardi di euro destinati dal decreto 6 luglio 2012 agli incentivi per le fonti rinnovabili elettriche diverse dal fotovoltaico al fine di “consolidare le filiere che si stanno formando in Italia’.
“Ci risiamo — dice Rosa Filippini dalle colonne dell’Astrolabio, il giornale online degli Amici della Terra — sembra che anche questo governo non riesca a resistere al fascino della lobby eolica e si appresti a dare ancora altri soldi agli impianti di rinnovabili elettriche spesedelle nostre bollette e dei crinali dell’Appennino’. Filippini ricorda che inquestefiliere, compreso ilfotovoltaico, c’è ben pocodi italiano se non l’incentivo fuori misura. Inoltre, l’obiettivo del 17%, assegnato dall’Europa al 2020 per la produzione di energia da fonti rinnovabili, è già quasi raggiunto con 6 anni di anticipo e, in particolare, quello stabilito a livello nazionale per l’energia elettrica ( 29% del totale dei consumi elettrici ) è stato abbondantemente superato arrivando a coprirnequest’annocirca il37%.Insommailsolito gioco degli incentivi all’italiana

 

Lo scippo del sole perchè in Italia è il più caro al mondo

Fonte: La Repubblica
Di: Mario Pirani

Perchè il sole italiano è il più caro del mondo? Forse sono sempre validi i diritti d’autore di Enrico Caruso per il celebre “O sole mio”, che però ha più di cento anni? Certo è che appena Renzi e la sua ministra Guidi hanno avanzato l’ipotesi che bisognerebbe dare una accorciata a questi assurdi incentivi ai titolari di impianti fotovoltaici, la stampa economica di mezzo mondo ha gridato allo scandalo senza nemmeno prendere in considerazione che l’Italia, senza il nucleare, con poco carbone utilizzato, con un numero di centrali a gas ampiamente sovrabbondante rispetto alla domanda sconta costi energetici molto più alti dei partner europei, con gravi riflessi sulla competitività delle proprie produzioni.
Nonostante questa situazione, il nostro Paese, fin dalla fine degli anni ’90, prese impegno, nel quadro della lotta ai cambiamenti climatici, a livello comunitario di ridurre le emissioni di anidride carbonica e di aumentare la produzione di elettricità attraverso le fonti rinnovabili (idro, biomasse, eolico, solare, geotermia).
Per favorire le installazioni di questi impianti (più costosi e meno remunerativi degli impianti tradizionali) in linea con le politiche di altri Paesi ha predisposto provvedimenti tesi a sovvenzionare questi processi produttivi. Sovvenzioni da prelevare direttamente dalle bollette elettriche di tutti, in nome dell’ambiente. Così gli incentivi previsti per il fotovoltaico in Italia sono i più alti al mondo, quasi il doppio di quelli elargiti dai tedeschi.
Come mai? Qualche economista sprovveduto o ben sovvenzionato pensò che queste concessioni avrebbero favorito l’industria italiana dei pannelli fotovoltaici e delle apparecchiature elettriche ed elettroniche necessarie per farli funzionare, ma niente di questo avvenne e oggi l’Italia praticamente non ha industria che produce pannelli o apparecchiature elettroniche.
Ma con incentivi straordinari c’è stata invece una tumultuosa crescita della speculazione finanziaria alimentata con valenza ventennale da capitali che il governo italiano tra il 2008 ed il 2011 ha elargito a chi copriva di pannelli le nostre campagne, con una suddivisione che vedeva tedeschi e cinesi fornire la tecnologia mentre noi assicuravamo la bassa manodopera ed i terreni. Gli incentivi erano garantiti per ben 20 anni, prelevati dalle tasche delle famiglie e delle imprese attraverso le bollette elettriche. Ogni anno complessivamente quasi 7 (sette) miliardi di euro vanno così a riempire i conti bancari dei proprietari di questi impianti. Quasi un punto di Pil.
Un chilowattora ottenuto con il sole costa al cittadino oltre 35 centesimi, quello prodotto con il gas solo 7 centesimi.
Che c’è di male, qualcuno dirà, tanto sono le attività industriali sovvenzionate. Cui si aggiunge il coro degli ecologisti che in nome dell’ambiente predicano il massimo sforzo. Eppure il male c’è ed è ben visibile. Innanzitutto l’installazione e l’esercizio di un impianto fotovoltaico è difficilmente annoverabile tra le attività industriali. Non si corre il minimo rischio, lo Stato, attraverso il Gse (gestore dei servizi elettrici) garantisce l’acquisto dell’energia elettrica prodotta. Poi, ad eccezione di qualche lavoratore extracomunitario utilizzato per il lavaggio dei pannelli solari un paio di volte l’anno, l’occupazione è nulla. Gli investimenti finanziari al netto delle tasse risultano superiori al 20%, con punte al 30%.
Ma quel che è più grave è aver sottratto alle coltivazioni un territorio grande come il Molise! Altrove abbiamo “abbrutito” il nostro habitat. Le dolci colline leopardiane sono infatti ormai macchiate da enormi specchi grandi come tanti campi sportivi.
Sotto i pannelli la terra inaridisce, e al ciclo della CO2 (anidride carbonica) non ci pensa più nessuno. E in quali discariche butteremo i pannelli esausti?
Il premier Renzi, con la sua ministra Guidi, in cerca di denaro ed anche di un po’ di equità, ha provato a disporre un disegno di legge (varato qualche giorno fa) teso a ridurre l’impatto annuo sulla bolletta allungando il tempo di rimborso degli incentivi da 20 a 24 anni (spalmatura su un arco di tempo maggiore).
Veramente una piccola e misera cosa. Ma un importante segnale per cominciare ad abbassare le bollette.
Apriti cielo! Si sono scatenate le lobby finanziarie che hanno interessato i giornali più importanti ( Wall Street Journal, ed altri) gridando allo scippo del sole.

Basta eolico! No a nuovi incentivi prima ancora di dilazionare quelli già assegnati

Comunicato stampa di

Italia Nostra
Altura
Amici Della Terra
Associazione Italiana Per La Wilderness
Comitato Nazionale Per Il Paesaggio
Comitato Nazionale Per La Bellezza
Comitato Nazionale Contro L’Eolico E Il Fotovoltaico In Aree Verdi
Lipu
Mountain Wilderness
Movimento Azzurro
Rete Della Resistenza Sui Crinali
Verdi Ambiente E Società
Terra Celeste

25 ottobre 2013
Una lettera con una precisa richiesta di moratoria per incentivi a nuove centrali eoliche è stata inviata da tredici associazioni ambientaliste ai ministri Zanonato, Orlando e Bray. Le associazioni intervengono a proposito del provvedimento annunciato dal Ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato per dilazionare parzialmente gli oneri che gravano sulle bollette di famiglie e imprese italiane a causa degli incentivi alle rinnovabili elettriche che ammontano ormai a 11,2 miliardi annui e che presto sfonderanno, per pura inerzia, anche il tetto dei 12,5 miliardi di oneri (6,7 per il Fotovoltaico più 5,8 per le restanti tecnologie) come stabilito dalla riforma dello scorso anno.
Se il Governo intende intervenire per attenuare questo aggravio dei costi dell’elettricità che compromette ogni possibilità di ripresa economica, noi concordiamo con questa finalità, ma osserviamo che prima ancora di cambiare tempi e regole per il pagamento degli incentivi già assegnati occorre smettere di assegnarne di nuovi. Ci riferiamo all’organizzazione delle aste competitive del prossimo anno per l’assegnazione di ulteriori incentivi alle fonti di produzione diverse dal fotovoltaico. Per il solo eolico on-shore (e per i soli impianti di potenza superiore ai 5 MW) s’intendono assegnare altri incentivi a un contingente di 500 MW di potenza!
Rimarchiamo che ogni nuovo impianto che fornisce energia intermittente (eolico e fotovoltaico in primis), oltre a nuovi oneri diretti di incentivazione, comporta ulteriori costi, in particolare per:

  • risolvere i problemi di dispacciamento,
  • costruire nuovi elettrodotti, generalmente in aree a scarsa magliatura elettrica, con ulteriori danni ambientali,
  • rispondere all’aspettativa di un “capacity payment” che mantenga remunerativi e in esercizio gli impianti a idrocarburi fossili che devono per forza fungere da riserva “calda” a impianti che, per loro natura, non sono programmabili: non autosufficienti e non “alternativi”, con conseguente duplicazione dei costi.

Facciamo inoltre notare che gli obblighi assunti in sede europea dal Governo italiano nel 2010 per il raggiungimento della quota del 26,39% della produzione elettrica da FER. sui consumi nazionali nel 2020, e per cui gli incentivi vennero a suo tempo stanziati, sono già stati raggiunti l’anno scorso e saranno largamente oltrepassati quest’anno.
Altri settori, più performanti nella lotta ai gas serra e più utili all’ambiente e all’economia del nostro Paese come le rinnovabili termiche e l’efficienza energetica, non hanno beneficiato di analoghe politiche. 
Un provvedimento di moratoria a incentivi per nuovi impianti di rinnovabili elettriche intermittenti si rende indispensabile per non vanificare ogni possibile intervento di contenimento dei costi di incentivazione in bolletta e persino per evitare di dover tagliare retroattivamente incentivi già assegnati. 
E’ inutile tentare di svuotare la vasca con un secchiello se il rubinetto rimane aperto ed è paradossale che società spagnole stiano per piazzare ulteriori centrali eoliche in Italia, mentre in Spagna è applicata una tassa del 6% sui ricavi da generazione elettrica.
Da Associazioni ambientaliste sensibili alla tutela del territorio, ci siamo espressi fin dall’inizio contro gli incentivi che hanno favorito la speculazione a danno del paesaggio, della natura, dei territori collinari e montani, sui crinali appenninici e nel Mezzogiorno, senza portare riduzioni significative, a livello complessivo, dei gas climalteranti.
Facciamo notare che, se le nostre osservazioni fossero state accolte, non ci troveremmo in questa grave situazione, al punto da richiedere l’assunzione di provvedimenti, almeno in parte, retroattivi e con un territorio sfigurato che rischia di ricevere il colpo di grazia.

Le Associazioni nazionali

  • Italia Nostra, Presidente Marco Parini
  • Altura, Presidente Stefano Allavena
  • Amici della Terra, Presidente Rosa Filippini
  • Associazione Italiana per la Wilderness, Segretario Generale Franco Zunino e Presidente Onorario Carlo Ripa Di Meana
  • Comitato nazionale contro fotovoltaico ed eolico in aree verdi, Presidente Nadia Bartoli
  • Comitato Nazionale per il Paesaggio, Segretario Oreste Rutigliano
  • Comitato per la Bellezza, Presidente Vittorio Emiliani
  • Lipu, Presidente Fulvio Mamone Capria
  • Mountain Wilderness, Presidente Carlo Alberto Pinelli
  • Movimento Azzurro, Vice Presidente Vicario Dante Fasciolo
  • Verdi Ambiente e Società (VAS), Presidente Guido Pollice
  • Associazioni e coordinamenti di comitati territoriali
  • Rete della Resistenza sui Crinali, Coordinatore Alberto Cuppini 
  • TERRA CELESTE Associazione culturale, Presidente Luisa Bonesio

 

Lettera delle associazioni ambientaliste ai Ministri per la riduzione e la regolamentazione degli incentivi all’eolico industriale

Alla cortese attenzione di:
Corrado Passera, Ministro dello Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti
Corrado Clini, Ministro dell’Ambiente, del Territorio e del Mare
Lorenzo Ornaghi, Ministro dei Beni Culturali
Mario Catania, Ministro dell’Agricoltura
Piero Gnudi, Ministro degli Affari regionali e del Turismo
Fabrizio Barca, Ministro della Coesione territoriale
Vittorio Grilli, Viceministro dell’Economia e delle Finanze

Roma 16 dicembre 2011
Signori Ministri,
Scriviamo in previsione degli attesi provvedimenti di attuazione del dlgs 28 – 2011, in particolare di quello che riguarderà gli incentivi per gli impianti eolici. Anche se condividiamo la sostanza della riforma che sostituisce i certificati verdi con le aste al ribasso per gli impianti di potenza superiore ai 5 MW e la ridefinizione degli incentivi negli altri casi, restiamo preoccupati per il proliferare di giganteschi impianti eolici nei luoghi più belli e integri d’Italia e temiamo che i tempi e le scelte adottate possano essere inadeguati all’urgenza e alla gravità della situazione.

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Dalle associazioni ambientaliste stop all’eolico a difesa del paesaggio

Fonte: Adkronos

Troppi incentivi incoraggiano speculazioni dannose per l’ambiente
Favorevoli al fotovoltaico “purché installato in zone non agricole, ma lungo le autostrade, le provinciali, sui tetti delle case nelle zone non vincolate e sui tetti dei capannoni industriali”

Roma, 23 dic. (Adnkronos) – Tagliare gli ecoincentivi, soprattutto all’eolico, per combattere le speculazioni che mettono a rischio il paesaggio. L’appello arriva da dieci associazioni (Altura, Amici della terra, Comitato nazionale del paesaggio, Comitato per la bellezza, Italia Nostra, Lipu, Mountain wilderness, Movimento Azzurro, Terra Celeste e Verdi Ambiente e Società) ed è indirizzato ai ministri dell’attuale governo, con il sostegno di oltre trenta comitati locali.
A spingere i firmatari a indirizzare la missiva a Passera, Clini, Ornaghi, Catania, Gnudi, Barca e Grilli, è la preoccupazione per il proliferare di impianti eolici in luoghi di interesse naturalistico, paesaggistico o culturale. In previsione degli attesi provvedimenti di attuazione del dlgs 28 – 2011, in particolare quello che riguarderà gli incentivi per gli impianti eolici, si chiede che nella modifica del sistema incentivante si renda obbligatorio tenere conto di alcuni fattori, primo fra tutti “che rispondano a criteri di equità e congruità” visto che “gli incentivi sono a carico dei contribuenti”.
L’iniziativa è stata presa “avendo preso atto di tutti i ricorsi al Tar e dell’impatto devastante che questi impianti hanno sul territorio, soprattutto al sud – spiega all’Adnkronos Maria Rita Signorini, consigliere nazionale di Italia Nostra – in particolar modo in Puglia dove sono presenti circa 5.000 torri. Ma ce n’è per tutti, visto che, grazie agli incentivi, questo modello di devastazione sta per essere esportato anche al nord”.
“Secondo i dati del Gse – spiega la Signorini – nel 2010 ci sono state 1.600 ore di vento in Italia, molto al di sotto, quindi, delle 2.000 ore comunemente accettate come limite utile per avviare un impianto conveniente. Tutto questo, compreso l’impatto sulla biodiversità e sulla viabilità, ci fanno dire che in Italia l’eolico dovrebbe essere bandito, visto che oltre tutto il suo ritorno in termini energetici è quali nullo. Tra l’altro, le ditte produttrici sono multinazionali o cinesi, quindi i soldi prendono la via dell’estero e non aiutano l’imprenditoria nazionale”.
Favorevoli, invece, al fotovoltaico “purché installato in zone non agricole, ma lungo le autostrade, le provinciali, sui tetti delle case nelle zone non vincolate e sui tetti dei capannoni industriali”, specifica. Secondo le associazioni che hanno lanciato l’appello, il sistema incentivante delle energie rinnovabili in Italia prevede un esborso annuo, a regime nel 2020, tra i 10 e i 12 miliardi di euro, stando alle ultime stime di fonte Aeeg.
Considerando l’obiettivo del 20/20/20, “occorre prendere atto che l’installazione di impianti fotovoltaici ed eolici nel triennio 2009-2011 procede a un ritmo superiore a quello previsto dal Piano di Azione Nazionale per le Energie Rinnovabili ovvero 12.000 Mw di eolico e 8.000 Mw di fotovoltaico installati al 2020”, lamentano.
La decisione, assunta quest’anno dal Governo, di aumentare a 23.000 Mw entro il 2016 la potenza installata fotovoltaica dovrebbe compensare la necessità d’installare altri impianti eolici che, secondo i firmatari, hanno già causato danni irreparabili in molte zone.
Per questo, le associazioni chiedono un censimento degli impianti già installati e di quelli già autorizzati, la riduzione della soglia dei certificati verdi emessi annualmente (in base all’art.148 della Legge finanziaria 2008 che prevede che “il valore di riferimento e i coefficienti possono essere aggiornati, ogni tre anni, con Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico”).
Inoltre, chiedono che l’installazione di potenziale fotovoltaico eccedente il valore obiettivo proposto all’Unione (8.000 Mw) vada a detrazione della quota prevista dal Pan per l’eolico, che le quote di potenziale eolico da installare annualmente tramite aste al ribasso venga definito dal Governo e non dalle amministrazioni locali.

Lettera delle associazioni ambientaliste ai Ministri per la riduzione e la regolamentazione degli incentivi all’eolico industriale

Alla cortese attenzione di:
Corrado Passera, Ministro dello Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti
Corrado Clini, Ministro dell’Ambiente, del Territorio e del Mare
Lorenzo Ornaghi, Ministro dei Beni Culturali
Mario Catania, Ministro dell’Agricoltura
Piero Gnudi, Ministro degli Affari regionali e del Turismo
Fabrizio Barca, Ministro della Coesione territoriale
Vittorio Grilli, Viceministro dell’Economia e delle Finanze

Roma 16 dicembre 2011
Signori Ministri,
Scriviamo in previsione degli attesi provvedimenti di attuazione del dlgs 28 – 2011, in particolare di quello che riguarderà gli incentivi per gli impianti eolici. Anche se condividiamo la sostanza della riforma che sostituisce i certificati verdi con le aste al ribasso per gli impianti di potenza superiore ai 5 MW e la ridefinizione degli incentivi negli altri casi, restiamo preoccupati per il proliferare di giganteschi impianti eolici nei luoghi più belli e integri d’Italia e temiamo che i tempi e le scelte adottate possano essere inadeguati all’urgenza e alla gravità della situazione.
Noi crediamo che, nell’attuale congiuntura economica, la modifica del sistema incentivante debba obbligatoriamente tener conto di alcuni fattori:
Anche se non riguardano la materia fiscale, gli incentivi alle fonti rinnovabili sono a caricodei contribuenti italiani e delle imprese nazionali nella loro veste di consumatori-utenti: èopportuno dunque che rispondano a criteri di equità e congruità.
Nel caso dell’eolico e del fotovoltaico gli incentivi, rappresentano un enorme fiume di danaro proveniente dai contribuenti italiani, che prende la via dei paesi produttori e delle “multinazionali”.
L’eccesso d’incentivi a queste due fonti ha penalizzato, nei fatti, la promozione di altre fonti, come quelle termiche, a prevalente tecnologia e produzione italiana e sottraggono necessari finanziamenti alla ricerca scientifica sulle rinnovabili per arrivare alla microgenerazione a vantaggio delle popolazioni e non alle grandi centrali che mantengono un regime di oligopolio.
L’incentivazione agli impianti eolici in Italia è stata fino a oggi la più alta del mondo. Solo per questa ragione è stato conveniente impiantare oltre 5000 torri per una potenza complessiva di 6.000 MW, non certo per la loro produttività. Infatti, la ventosità in Italia si attesta in media sulle 1500 ore/anno ben al di sotto delle 2000 ore/anno ritenute utili per una produzione competitiva. Vi è quindi il rischio palese d’innumerevoli impianti già autorizzati o con pareri ambientali emessi (per quanto opinabili) che rischiano di essere realizzati per ulteriori, quanto ben poco utili, 6000 MW.
La cronaca giudiziaria ha evidenziato inchieste per speculazioni e malaffare relative a impianti eolici su tutto il territorio nazionale e in particolare nel mezzogiorno. Le Regioni, cui spettava la facoltà d’intervenire con misure urbanistico-territoriali dopo le tardive Linee Guida nazionali in materia, del settembre 2010, sostanzialmente non hanno adottato misure importanti su questo piano, mentre la mole oceanica di progetti già presentati rivendica diritti acquisiti in ordine a qualsivoglia, eventuale approccio in tal senso.
La speculazione avviene anche a spese del patrimonio culturale collettivo del paesaggio italiano, proprio nei siti dove esso è giunto integro fino ai nostri giorni: sui crinali appenninici, sulle colline, nei luoghi isolati di grande valore naturalistico, dove transitano gli uccelli migratori o si riproducono le specie faunistiche ormai rarissime.
In molti casi, gli impianti eolici danneggiano pesantemente un altro tipo di green-economy come quella agrituristica o della valorizzazione culturale dei territori che si basa, invece, sulla conservazione e tutela della natura e del paesaggio italico, beni primari che, ci permettiamo di far notare, non potranno mai essere delocalizzati altrove, parte imprescindibile di un auspicabile rilancio della nostra economia, nella misura in cui sarà salvaguardato ciò che ne rimane.
Il Presidente della Repubblica ha esplicitamente parlato, appena pochi giorni fa, di “momento di straordinaria difficoltà” e ha affermato che “siamo arrivati giusto in tempo per evitare sviluppi in senso catastrofico della situazione”. Noi sappiamo che il Governo spagnolo, di recente, dovendo affrontare l’analoga emergenza finanziaria, ha rinunciato agli eccessi di prodigalità del proprio sistema incentivante delle energie rinnovabili con effetti retroattivi, validi cioè anche per gli impianti già in attività. La situazione dei costi di tale sistema in Italia è attualmente ancora più grave di quella spagnola di allora: le ultime stime di fonte AEEG prevedono un esborso annuo, a regime nel 2020, tra i 10 e i 12 miliardi di euro. Considerando anche gli altri oneri da sostenere (in particolare l’adeguamento della rete di distribuzione e la necessità di mantenere gli impianti tradizionali in funzione di back-up degli impianti di produzione non programmabile), stiamo parlando di una cifra abnorme, a carico degli utenti e a vantaggio di una cerchia ristretta di soggetti e società, proprio mentre attraversiamo una crisi economico-finanziaria drammatica.
Se consideriamo l’obiettivo per cui gli incentivi sono stati introdotti, ovvero l’obbligo comunitario del 20/20/20, occorre prendere atto che l’installazione di impianti fotovoltaici ed eolici nel triennio 2009-2011 procede a un ritmo ben superiore a quello previsto dal Piano di Azione Nazionale per le Energie Rinnovabili ovvero 12.000 MW di eolico e 8.000 MW di fotovoltaico installati al 2020.
La decisione, assunta quest’anno dal Governo, di aumentare a ben 23.000 MW, entro il 2016 (quindi con 4 anni di anticipo sulle scadenze del 2020), la potenza installata fotovoltaica (con impianti che noi vorremmo vedere collocati esclusivamente nelle aree industriali e sopra ai tetti degli edifici recenti e non su suolo agricolo o in zone di pregio) dovrebbe ragionevolmente compensare la necessità d’installare altri impianti eolici di vertiginosa altezza, che rappresentano la nostra massima preoccupazione dal punto di vista ambientale, paesaggistico e culturale. Gli impianti eolici hanno già causato danni irreparabili in molte zone del mezzogiorno e delle isole e adesso minacciano anche le zone naturalisticamente pregiate del centro-nord.
Tranne sparute eccezioni, per anni la politica si è sottratta a un’oggettiva valutazione di questa sconcertante situazione. Ora confidiamo in questo Governo e nella competenza del Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, che ha affermato di recente: “Dobbiamo affrontare la tematica … tenendo conto che da un lato bisogna assicurare la massima utilizzazione di queste fonti e dall’altra il rispetto degli usi bilanciati del territorio.” e “… nel nostro Paese abbiamo sicuramente problemi sull’eolico perché bisogna anche paragonare il valore economico e ambientale della generazione dell’elettricità da eolico con quello della protezione del paesaggio, prezioso per la nostra economia. Qui dobbiamo essere molto cauti e considerare, anche in questo caso, la possibilità di evoluzioni tecnologiche di energia eolica con minor impatto sul paesaggio.“
Sono affermazioni che condividiamo e di cui vorremmo vedere attuato il senso nell’atteso provvedimento. Ribadiamo che non siamo contrari all’energie rinnovabili, né vogliamo penalizzarne l’uso ragionevole; ma ci opponiamo alle devastazioni che spesso le centrali producono sul paesaggio, “bene comune “che rinnovabile non è; In particolare riteniamo necessario che:
Si attui, preventivamente, un censimento degli impianti già installati e di quelli già autorizzati su tutto il territorio nazionale.
Nel frattempo si proceda a una moratoria, così come sollecitato anche dal Tavolo della domanda di Confindustria nella lettera al Ministero dello Sviluppo Economico dello scorsoottobre, nella quale si parlava, senza mezzi termini, di “rischi di collasso” per il sistema elettrico e della necessità di evitare “una grave debacle per il sistema elettrico ed il sistema industriale italiano”.
Sia ridotta la soglia degli certificati verdi emessi annualmente, in base a quanto previsto dall’art.148 della Legge finanziaria 2008 che prevede che “il valore di riferimento (fissato da quell’anno a 180 euro al MWh) e i coefficienti…. possono essere aggiornati, ogni tre anni, con Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico…”
L’installazione di potenziale fotovoltaico eccedente il valore obiettivo proposto all’Unione (8.000 MW, mentre siamo già a quasi 12.000 MW in esercizio) vada a detrazione della quota prevista dal PAN per l’eolico.
Le quote di potenziale eolico da installare annualmente tramite il sistema delle aste al ribasso venga definito dal Governo nazionale, e non delegato alle Amministrazioni periferiche, più facilmente condizionabili dagli enormi interessi in gioco. In ogni caso ribadiamo l’assoluta opportunità e legittimità di tagliare gli incentivi a questa tecnologia, allocabile in aree sempre meno ventose, in ragione del nuovo apporto energetico da fotovoltaico. Altresì, il sistema per gli impianti inferiori a 5 MW deve essere ulteriormente reso garantista poiché tale potenza è di per sé non trascurabile quando si parla d’impianti da fonte rinnovabile. Ne sia un esempio la drammatica deregolamentazione degli impianti eolici e fotovoltaici da 1MW che imperversano in Puglia e Basilicata.
Per analoghi motivi, la definizione delle quote regionali di burden sharing prevedano anche delle quote massime per regione, oltre le quali gli incentivi pubblici non dovrebbero essere più assegnati.
Si affronti il tema della decarbonizzazione del nostro sistema Paese, partendo da un approccio multidisciplinare, scevro da ideologie preconcette, concertato e soprattutto basato sul maggior valore aggiunto in termini di risultato nella lotta ai gas serra.
Altura, il Presidente Stefano Allavena
Amici della terra, la Presidente Rosa Filippini
Comitato nazionale del Paesaggio, il Presidente Carlo Ripa Di Meana
Comitato per la Bellezza, il Presidente Vittorio Emiliani
Italia Nostra, la Presidente Alessandra Mottola Molfino
LIPU, il Presidente Fulvio Mamone Capria
Mountain Wilderness, il Presidente Carlo Alberto Pinelli
Movimento Azzurro, il Presidente Dante Fasciolo
Terra Celeste, la Presidente Luisa Bonesio
VAS (Verdi Ambiente e Società), il Presidente Sen. Guido Pollice

Elenco comitati ed associazioni territoriali che sottoscrivono il documento
– Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi.

Appennino Tosco emiliano-romagnolo e aree limitrofe:
– Associazione Ornitologi dell’Emilia Romagna (ASOER)
– Comitato Ariacheta (San Godenzo FI)
– Comitato Alta valle del Sillaro (BO)
– Comitato Monte Faggiola (Firenzuola FI)
– Comitato interregionale salvaguardia Appennino tosco-emiliano-ligure (CISATEL)
– Comitato Prato Barbieri (Bettola PC)
– Comitato Tutela Paesaggio di Piacenza
– Comitato di Sparvo (Castiglione dei Pepoli BO)
– Comitato per il territorio delle Quattro Province (PC, AL, GE, PV)
– Comitato Difendiamo la Garfagnana (Casola MS – Minucciano LU)
– Comitato Salviamo Biancarda e Poggio Tre Vescovi (Verghereto FC, Casteldelci RN, Badia Tedalda AR)
– Comitato in difesa del paesaggio di Camugnano (BO)
– Comitato Monte dei Cucchi – La Faggeta (San Benedetto val di Sambro BO)
– Comitato Bruscoli – La Faggeta (Firenzuola FI)
– Comitato La luna sul monte (Pontremoli MS)
– Comitato per la valorizzazione e lo sviluppo sostenibile dell’Appennino pistoiese
– Comitato Passo delle Pianazze – Case Ini (Farini PC – Bardi PR) Maremma
– Comitato GEO – Ambiente & Territorio Monterotondo Marittimo
– Comitato contro il Mega progetto Poggio Malconsiglio (Riparbella Pisa)

Alpi liguri:
– Comitato Pro M. Armetta, M. Dubasso (Alto CN)
– Comitato popolare Sciancui (Ormea CN)
– Comitato Mindino Libero (Garessio CN)
– Associazione Cuneobirding

Marche:
– Comitato No Megaeolico (PU)
– Comitato per la difesa del monte Mezzano (Sassoferrato AN)
– Associazione Sibilla Appenninica

Molise:
– Comitato pro-tempore La rete contro l’eolico selvaggio e i rifiuti del Molise (136 comitati e associazioni molisane)

Tuscia:
– Rete di Salvaguardia del Territorio
Associazione Alleanza per l’Ambiente – Terra e Natura

Basilicata:
– Organizzazione lucana ambientalista (OLA)
– Comitato Ambiente Paesaggio Sicurezza e Salute (Lavello PZ)
– Città plurale Matera

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