Archivi tag: Italia Nostra

Venezia, Italia Nostra e il diritto di critica

Fonte: Il Corriere della Sera
Di: Gian Antonio Stella

Causa contro l’associazione che chiede la rimozione della soprintendente

La soprintendente di Venezia Renata Codello ha chiesto 200.00 euro di danni a chi scrive, a Italia Nostra e alla Lipu per le critiche ai suoi silenzi sul raddoppio dell’hotel Santa Chiara (vetro, cemento e acciaio: sul Canal Grande) e sulle immense navi da crociera che sfilano davanti a San Marco. Sulle faccende nostre non entriamo: deciderà il giudice. Sulla causa a Italia Nostra, però, a costo di infastidire la signora, è impossibile tacere. L’associazione è accusata infatti d’avere chiesto l’esonero della sovrintendente in una lettera resa pubblica, scrivono i difensori, “con l’effetto di gettare enorme discredito” sulla loro cliente. Diceva l’Ansa:”La sezione di Venezia di Italia Nostra ha scritto al ministro dei Beni Culturali Massimo Bray per chiedere (…) una ispezione urgente, ritenendo la soprintendente peri beni architettonici e paesistici Renata Codello ‘non all’altezza dell’incarco’”. Seguiva una lista di denunce sulla “distruttiva lottizzazione di Ca’ Roman”, lo “scandaloso progetto di ‘restauro’ del Fontego dei Tedeschi” il raddoppio di Santa Chiara, “i progetti al Lido che hanno ridotto l’isola a spettro di se stessa”…Tutte cose che la funzionaria, secondo Italia Nostra, non aveva colpevolmente bloccato.
Vero? Falso? Non importa: era un atto d’accusa “così violento e sproporzionato”, scrivono i legali, “da risultare illecito quand’anche riportasse affermazioni veritiere”.Sic. E dunque parte di “un’ingiustificata aggressione” basata soprattutto su un video di YouTube dove la soprintendente, nel 2008, parlava “incidentalmente” delle Grandi Navi in laguna con toni niente affatto preoccupati.
Tema: un’associazione che da mezzo secolo si batte per il patrimonio italiano può o non può dire la sua su una persona che non ritiene all’altezza di Venezia? Ma non è tutto. Per dar battaglia in tribunale la Codello ha scelto l’avv. Adriano Vanzetti di Milano. Cioè il legale del Consorzio Venezia Nuova nella causa (persa) contro Vincenzo Di Tella, Paolo Vielmo e Giovanni Sebastiani, tre ingegneri rei di aver criticato il costosissimo progetto del Mose, sempre contestato dagli ambientalisti.
“Si trattava , da parte del Consorzio, di una iniziativa dall’evidente sapore intimidatorio”, ricorda l’avvocato ed ex deputato Massimo Donadi. Al punto che l’allora sindaco Massimo Cacciari saltò su: “Voglio esprimere tutta la mia solidarietà all’ingegnere Di Tella. Fargli causa è stata una scelta insensata. Lui non ha mai offeso nessuno ma esposto con grande competenza le sue tesi alternative al Mose, che il Comune peraltro condivide”.
Ora, fermo restando il diritto di ciascuno di scegliersi l’avvocato che vuole, è opportuno che chi è delegato a tutelare Venezia scelga contro Italia Nostra proprio un legale di fiducia di quel Consorzio tanto contestato dagli ambientalisti? Lecito è lecito, ovvio. Ma opportuno? Di più: sapete chi firmò nel 2012 il ricorso di “Terminal Passeggeri” contro il decreto (“penalizzante”) del ministro dell’Ambiente sui rifiuti dei traghetti e delle navi da crociera? L’avvocato Francesco Curato. Marito della soprintendente che rivendica il diritto di non esprimersi sulle navi perchè, alla romana, “nun je spetta””. Tutto lecito, ovvio. Ma opportuno?

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Appartamenti accanto Palazzo Diavoli. Italia Nostra: “Le autorità si pronuncino ufficialmente”

Fonte: Qui Siena
Di: David Busato

Pronti entro la fine del 2014? L’associazione, nel recente forum sulla Francigena,
è ritornata sulla vicenda.

Sei appartamenti da affittare adiacenti a Palazzo Diavoli. La lottizzazione di Palazzo dei Diavoli procede a ritmo spedito. Le voci parlano di fine lavori per fine 2014. E si riapre la questione. Gli appartamenti, infatti, sono in fase di ultimazione e l’associazione Italia Nostra, ritorna sull’argomento, dopo aver, nel corso di questi anni, insieme ad altre associazioni, battagliato sulla questione (nel febbraio del 2013 ha presentato un esposto in Procura respinto nel Giugno dell’anno scorso). Continua a tenere banco, quindi, la questione relativa alla costruzione di 6 case per un progetto della società esecutori delle Pie disposizioni in un’area adiacente allo storico Palazzo Diavoli edificio “tutelato come bene di rilevanza storico architettonica”.
“Da lì ci passa la Francigena. “L’errore è stato concedere i permessi in una area di pregio..” afferma Lucilla Tozzi, Presidente della sezione senese di Italia Nostra.
Ma facciamo un passo indietro. La possibilità di edificare in quell’area si deve al Piano Secchi del 1991. La vicenda, però, esplode nel 2012, quando i lavori iniziano, come da indicazione, il 12 Giugno.
La consigliera comunale di Sinistra per Siena, Laura Vigni, più volte, ritorna sull’argomento. “La possibilità data dal Comune di Siena – afferma la Vigni il 18 Luglio 2012 – di costruire nuovi edifici accanto a Palazzo Diavoli, per quanto prevista dal Regolamento Urbanistico, appare assurda e in contrasto con tutte le più elementari norme di rispetto del patrimonio architettonico storico della nostra città. Nell’anno in cui sono stata consigliere comunale ho cercato di oppormi alla prosecuzione di questa linea politica, anche contestando il Regolamento Edilizio, ma purtroppo la crisi finanziaria in cui è precipitato il Comune ha indotto a far costruire dovunque pur di incassare un po’ più di oneri di urbanizzazione e anche a vendere pezzi di patrimonio pubblico come il terreno di cui si parla, che è stato acquistato dalla Società Esecutori Pie Disposizioni…. E non nascondiamoci per favore dietro il fatto – concludeva Laura Vigni – che le case saranno destinate all’affitto: ce ne sono decine di case nuove a Siena sfitte e invendute; non si sentiva proprio il bisogno di costruirne ancora!”
Il 29 Luglio 2012, interveniva sulla questione, l’architetto Augusto Mazzini scrive al Corriere di Siena: “ Perché questo silenzio attorno all’operazione? E’ un potente pezzo della città strappato dalle sue mura”
Nel Settembre di quello stesso anno, la Vigni, ritorna sull’argomento: “ Quale sarà il futuro di Palazzo Diavoli? Dal Comune silenzio totale sulle nuove edificazioni. Sul futuro delle nuove edificazioni accanto a Palazzo Diavoli, dopo due iniziative pubbliche promosse da Italia Nostra e dall’Associazione Ricerche Archeologiche Senese, un incontro con le Pie Disposizioni e uno scambio di corrispondenza con la Soprintendente dott.ssa Carpani, è ora il momento di far il punto. Dal Comune silenzio totale; le Pie Disposizioni continuano a rivendicare la legittimità del loro operato e mostrano irritazione per tutte le iniziative di protesta; la Soprintendenza ai Beni Architettonici si nega ad incontri con i promotori della protesta, ma quando le viene segnalata la presenza di un edificio rurale presente fin dal 1897 si premura di sospendere i lavori, provocando la reazione stizzita delle Pie Disposizioni secondo cui le autorità competenti hanno negato interesse storico alla costruzione. E adesso?” Concludeva la Vigni.
Il 27 Ottobre sempre del 2012 da Siena news: “Palazzo Diavoli, proseguono le proteste di Italia Nostra: polemica su un cumulo emerso dagli scavi”. Italia Nostra ha anche chiesto la sospensione dei lavori e di apposizione di un vincolo di tutela indiretta.
Il 20 Luglio 2012 sul Corriere di Siena, l’ex Assessore all’urbanistica Paola Rosignoli affermava che: “ Nessuno aveva posto il problema e che l’edificabilità è precedente alla nostra amministrazione”.
La questione pare tutt’altro che finita. Anzi. Il 28 Dicembre del 2013, sul Corriere di Siena la Tozzi affermava: “Inglobato dalle case, Palazzo Diavoli non è più visibile. L’antico ospizio lungo la Via Francigena era un valore per la città. Incomprensibile. Recentemente, (il 17 Dicembre) abbiamo chiesto al Sindaco Valentini di promuovere un colloquio tra le Pie Disposizioni e le Associazioni. Nessuna delle istituzioni ha difeso il Palazzo Diavoli”.
L’Assessore Stefano Maggi, ha detto, recentemente, che si occuperà della questione.
Recentemente, il 18 gennaio del 2014, al Forum dei comuni della provincia di Siena sulla Via Francigena, svoltosi ad Abbadia a Isola, Monteriggioni, Italia Nostra ha diffuso un volantino dal titolo: “ Cementificazione a Palazzo Diavoli, ospizio della Francigena alle porte di Siena… purtroppo a Siena la salvaguardia è mancata. L’associazione Italia Nostra ha segnalato la presenza del cantiere alle Autorità quando ancora non erano iniziati gli scavi per le fondamenta e da quel momento ha iniziato a chiedere interventi di salvaguardia ma nessuno delle istituzioni ha raccolto il suo appello. Oggi gli appartamenti sono in via di completamento e il Palazzo Diavoli non è più visibile né fotografabile nel suo prospetto di Nord-Est, occluso dal cemento delle nuove case. Così non verrà più realizzato quel camminamento che sarebbe stato un grande progetto di valorizzazione della Francigena. Chiediamo, conclude Italia Nostra- che le Autorità presenti al Forum si pronuncino ufficialmente su questo grave danno inferto al patrimonio storico senese, perché la vicenda di Palazzo Diavoli non deve passare sotto silenzio”.

Il TAR ferma Bagnore 4. Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi!

Fonte: SOS Geotermia

Accolte le nostre ragioni, ora le amministrazioni facciano il loro dovere.

Il TAR Toscana annulla l’AIA, l’autorizzazione per i lavori della centrale geotermica Bagnore 4, perchè le  prescrizioni contenute nella VIA non sono state soddisfatte.
Esulta Sos geotermia, che, affiancata dal Forum Ambientalista di Grosseto, dal WWF e da Italia Nostra, vede riconosciuta la denuncia che la concessione della VIA da parte della Regione Toscana era stata forzatamente rilasciata e per fare ciò era stata infarcita di oltre 30 prescrizioni di difficile attuazione e che da sole, mettevano in evidenza come il progetto non fosse autorizzabile.
Tutto sarebbe passato sotto silenzio se Sos geotermia non avesse, da subito, denunciato lo scempio di un’altra centrale da 40 MW, con la complicità della Regione ed il colpevole silenzio dei sindaci, ma il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi e la traballante autorizzazione è crollata.
E dire che ancor prima che si iniziasse l’iter avevamo chiesto alle amministrazioni una moratoria per poter discutere nel merito di tutta la questione, ma non abbiamo mai trovato amministratori disponibili a difendere il territorio.
Oggi, alla luce anche delle prese di posizione contrarie alla centrale GESTO di Montenero, è il momento di rimettere in discussione, una volta per tutte, il modello di sviluppo che si vuole per tutto l’Amiata e la Maremma: è così stridente e lampante la contraddizione che vede gli amministratori contrari alla centrale di 5 MW a ciclo binario di Montenero e favorevoli al raddoppio fino ad oltre 120 MW a rilascio libero delle centrali Enel.
Oltre al fermo di Bagnore 4 conseguente al pronunciamento del TAR (sentenza n.107/2014), gli amministratori facciano propria la richiesta di ‘moratoria immediata’ di ogni attività. Oggi non hanno più scuse, conoscono gli effetti dell’attività geotermica sulla salute e sull’ambiente, non potranno mai più dire ‘non sapevamo’, nè nascondere le loro responsabilità dietro prescrizioni regionali ‘a futura memoria’ che poi nessun ente pubblico verifica.

Fonte: La Nazione, 22 gennaio 2014
Di: Matteo Alfieri

Bagnore 4, il Tar blocca la costruzione. Ma ritiene infondati i timori dei comitati
Vittoria a metà per le associazioni. Il legale: «I lavori devono fermarsi subito»

Da una parte gli ambientalisti che esultano. Dall’altra Enel Green Power che storce la bocca per un vizio di forma che ha fermato, di fatto, la costruzione della centrale geotermoelettrica di Bagnore 4 che si trova nel comune di Santa Fiora, il nuovo colosso geotermico sull’Amiata al centro di un’aspra battaglia ormai da anni. E’ stata la seconda sezione del tribunale amministrativo della Toscana a bloccare i lavori (quando la sentenza 107/2014 sarà esecutiva) per la costruzione perché ha ritenuto illegittima l’acquisizione delle integrazioni e la relativa verifica a una delle prescrizioni (la numero 17, quella che si riferisce alle emissioni inquinanti nell’aria) prima dell’inizio dei lavori, anziché prima del rilascio dell’autorizzazione, nonostante che la verifica stessa sia stata pare effettuata e certificata nel febbraio 2013. Una vittoria comunque parziale da parte di Wwf, Italia Nostra e Forum Ambientalista. Il Tar ha infatti dichiarato di fatto «infondati» i timori dei comitati per la centrale di Bagnore 4, confermando la validità della Valutazione di impatto ambientale (Via) effettuata dalla Regione. «In definitiva secondo la Regione la sentenza chiarisce i timori sollevati dai comitati respingendo tutte le loro eccezioni e conferma l’operato della Regione in materia di geotermia, confermandone la valutazione di impatto ambientale». «ABBIAMO VINTO, c’è poco da girarci intorno chiarisce l’avvocato degli ambientalisti, Franco Zuccaro . Il Tar ha annullato di fatto la costruzione e la regione Toscana, come si legge nella sentenza, dovrà dare esecuzione della stessa il prima possibile. Il che significa che i lavori, visto che sono iniziati, devono immediatamente fermarsi». Zuccaro non canta vittoria, comunque. «PURTROPPO il ricorso contro la Valutazione di impatto Ambientale ci è stato respinto dice che era quello che alla fine ci interessava di più. Noi sosteniamo da sempre, anche con studi appropriati che però non sono stati ritenuti sufficienti, l’interferenza tra il serbatoio idrico dell’Amiata, il più grande dell’Italia centrale, e la coltivazione geotermica che verrà fatta quando la centrale geotermoelettrica sarà messa in funzione. E soprattutto avevamo anche asserito che le emissioni di ammoniaca nell’atmosfera sono nocive per gli abitanti di quel territorio». Il Tar ha evidenziato la correttezza della Regione su questi due assunti. «Comunque la nostra guerra prosegue conclude Zuccaro . Intanto abbiamo vinto questa battaglia, poi vedremo».

Fonte: Il Tirreno, 22 gennaio 2014
Di: Francesca Ferri

Geotermia. Scontro in tribulane
Il Tar blocca la centrale Bagnore 4
Un vizio di forma annulla l’autorizzazione regionale alla costruzione del megaimpianto di Santa Fiora

Ricorso respinto ma motivi aggiunti in parte accolti. Risultato: il Tribunale amministrativo della Toscana blocca la centrale geotermica di Bagnore 4, annullando l’autorizzazione unica rilasciata dalla Regione Toscana ad Enel Green Power per costruire l’impianto. Il ricorso al Tar. La decisione è contenuta nella sentenza con cui il 20 gennaio il giudici fiorentini sono stati chiamati a pronunciarsi a seguito del ricorso presentato nel 2012 dalle associazioni ambientaliste Wwf, Italia Nostra, Forum Ambientalista e altri soggetti privati (tra di essi l’ex assessore provinciale di Rc Sergio Bovicelli e la comunità buddista Dzogchen) che da anni lottano per impedire lo sfruttamento geotermico dell’Amiata sostenendo che, per le particolari condizioni del sottosuolo dell’ex vulcano, andare a pescare il calore della terra, qui, sia inquinante. Un progetto del 2005. Di diverso parere Enel Green Power che da mezzo secolo è presente in Amiata con le sue centrali e che nel marzo del 2013 ha, appunto, avviato la costruzione dell’ultimo impianto, Bagnore 4, tra i comuni di Santa Fiora e Arcidosso, con un megainvestimento di 123 milioni di euro e un progetto che risale al 2005, anno in cui Enel invia alla Regione richiesta di compatibilità ambientale della centrale. Negli anni si è svolto il complicato iter autorizzativo: la valutazione di impatto ambientale, gli studi geostrutturali, le osservazioni degli enti locali, la conferenza dei servizi, il parere dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e, infine, il 10 settembre 2012, è arrivata l’autorizzazione della giunta alla costruzione: la delibera 810. Respinti i 12 punti “oscuri”. Contro questa delibera le associazioni ambientaliste presentano prima un ricorso e poi i cosiddetti motivi aggiunti, depositati il 21 marzo 2013. Gli ambientalisti lamentano dodici carenze nell’istruttoria presentata da Enel: mancherebbe il bilancio idrico; non sarebbe stato approfondito il possibile collegamento tra falda acquifera superficiale (e potabile) e quella geotermica sottostante e il connesso pericolo di inquinamento della prima; lo studio sull’impatto sulla salute dei cittadini sarebbe carente; Enel non avrebbe valutato l’impatto complessivo di tutte le centrali; non avrebbe descritto le condizioni iniziali dell’ambiente per alcuni fattori; non avrebbe fatto una valutazione piena di incidenza; avrebbe rimandato, a dichiarazione di compatibilità ambientale già adottata, gli accertamenti o monitoraggi necessari alla Via, in tutto ben 38, sollevati dalla Regione; non avrebbe rispettato il suo stesso protocollo per monitorare le emissioni di ammoniaza e mercurio; non avrebbe risposto alle osservazioni dei cittadini e delle associazioni; non ha invitato alla concertazione l’Autorità di bacino del Tevere; avrebbe presentato una istruttoria carente. Il Tar respinge uno per uno i dodici punti del ricorso, riconoscendo ora che la correlazione tra le falde è stata affrontata, ora che la valutazione cumulativa è stata fatta e così via. «Ok le 38 prescrizioni». In particolare il Tar riconosce la bontà del metodo con cui la Regione autorizza impianti di questo tipo e, cioè, concedere la Via anche se “qualcosa non va”, rimandando la soluzione di possibili e significativi impatti ambientali alle cosiddette “prescrizioni”. Insomma, la regione in sostanza dice: “ok, ti do l’autorizzazione a costruire l’impianto ma ti devi impegnare a sistemare questo e quell’aspetto». Nel caso della richiesta di autorizzazione a costruire Bagnore 4 la Regione ha inviato a Enel ben 38 prescrizioni che riguardano tutti gli ambiti tematici della Via (aspetti generali, qualità dell’aria, risorsa idrica, clima acustico, campi elettromagnetici, flora, fauna, qualità del paesaggio, cantierizzazione, patrimonio culturale, suolo e sottosuolo, rifiuti e bonifiche). Ma i giudici ritengono che questo modo di autorizzare tali impianti «è del tutto fisiologico». Il vizio di forma. Cosa, dunque, ha convinto il Tar a sospendere l’autorizzazione alla costruzione? Il Tar riconosce che la Regione ha “derubricato” le 38 prescrizioni a «meri prodromi dell’avvio dei lavori e, in taluni casi, dell’avvio dell’esercizio degli impianti». In particolare, le prescrizioni 17, 18 e 19 prevedevano che Enel presentasse un Protocollo di gestione e manutenzione impianti con il calendario degli interventi e le misure da adottare in caso di guasti, e che prevedesse la comunicazione in tempo reale a Regione e Arpat di blocchi delle centrali. Il 19 novembre 2012 ad Arpat non risulta che Enel abbia presentato una proposta. E il 19 dicembre 2012 Arpat ritiene che «il Protocollo per Bagnore 3 e 4 risponda solo in parte a quanto prevede la prescrizione». Intanto, però il 26 novembre 2012 la conferenza dei servizi rilascia l’autorizzazione alla realizzazione e all’esercizio del nuovo impianto di Bagnore 4, dicendo che Enel aveva ottemperato all’autorizzazione. Cosa impossibile, visto che 23 giorni dopo Arpat riconosceva che il Protocollo rispondeva solo in parte alla prescrizione. Ora, se la Via può essere data pur allegandovi delle prescrizioni, bisogna poi che queste prescrizioni siano rispettate. In questo caso, invece, la Regione ha rimandato di nuovo questo “appuntamento”. Per il Tar, infatti, non è sufficiente che l’Arpat abbia poi espresso parere favorevole il 3 febbraio 2013. Troppo tardi. Per questo motivo annulla l’autorizzazione. Non appena la sentenza sarà notificata alla Regione, i lavori per Bagnore 4 dovranno essere sospesi.

Le reazioni
Enel e ambientalisti: vincono tutti
L’azienda: bocciato il merito. I ricorrenti: riconosciute le forzature    

Esulta la Regione, esultano gli ambientalisti. Anche se la sentenza del Tar su Bagnore 4, alla fine, non piace del tutto a nessuno dei due. La Regione, e con essa Enel, sottolinea che il Tar ha sospeso l’autorizzazione solo per un «vizio di forma», respingendo il ricorso nel merito. «Il Tar dichiara infondati i timori dei comitati per la centrale di Bagnore 4 e conferma la validità della Valutazione di impatto ambientale effettuata dalla Regione», spiega Firenze. Diversa la lettura degli ambientalisti. Sos Geotermia vede riconosciuta la sua «denuncia che la concessione della Via da parte della Regione era stata forzatamente rilasciata – spiega l’associazione in un comunicato – e per fare ciò era stata infarcita di oltre 30 prescrizioni di difficile attuazione e che da sole mettevano in evidenza come il progetto non fosse autorizzabile. Tutto sarebbe passato sotto silenzio se Sos Geotermia non avesse, da subito, denunciato lo scempio di un’altra centrale da 40 Mw, con la complicità della Regione e il colpevole silenzio dei sindaci. Ma il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi e la traballante autorizzazione è crollata. E dire che ancor prima che si iniziasse l’iter avevamo chiesto alle amministrazioni una moratoria per discutere nel merito la questione ma non abbiamo mai trovato amministratori disponibili a difendere il territorio». Gli ambientalisti, in realtà, speravano che il Tar disconoscesse il metodo con cui la Regione autorizza tali impianti, cioè dare l’ok ma stabilire delle prescrizioni. Buon senso imporrebbe, dicono, che un’autorizzazione venga data quando ogni requisito di sicurezza e compatibilità ambientale è completamente rispettato. E, invece, il Tar sentenzia che è «del tutto fisiologico che quando in sede di Via di un progetto venga accertata l’esistenza di una possibile incidenza sulle matrici ambientali non eliminabile o mitigabile interamente l’autorità possa rilasciare la Via imponendo al privato adeguate prescrizioni». Tra i punti che lasciano l’amaro in bocca agli ambientalisti c’è, ad esempio, la questione ammoniaca. Gli ambientalisti hanno lamentato al Tar che le emissioni d’ammoniaca in atmosfera di Bagnore 3 e della futura Bagnore 4 sono superiori a quanto prescrive la stessa Regione nella sua autorizzazione (2 chili all’ora). La giunta regionale aveva lasciato passare dicendo che «allo stato attuale non esistono sistemi per abbattere l’ammoniaca in questa misura» e aveva ammesso «che tali valori non devono essere considerati obbligatori». Insomma, contraddicendo se stessa. Eppure anche qui il Tar le dà ragione. «Certamente è una vittoria anche se riguarda solo i motivi aggiunti», spiega l’avvocato degli ambientalisti, Franco Zuccaro. «Ma anche nella parte del ricorso respinta ci sono elementi sui cui potremmo continuare a condurre la battaglia. Sta ai miei clienti decidere se fare ricorso al Consiglio di Stato». (f.f.)

Le cifre   
123 milioni di euro: è l’investimento di Enel Green Power per costruire la centrale geotermica di Bagnore 4 nel territorio al confine tra Santa Fiora e Arcidosso
9 anni: è il lasso di tempo passato da quando Enel Green Power ha avviato la richiesta per costruire Bagnore 4 ad oggi. I lavori sono iniziati lo scorso marzo
38 prescrizioni: sono quelle che la Regione allega alla Via e che riguardano tutti gli ambiti autorizzativi
12 i privati cittadini che si sono affiancati alle associazioni ambientaliste Wwf, Italia Nostra e Associazione Forum Ambientalista nel ricorso al Tar. Insieme a questi soggetti si è aggiunta ai ricorrenti anche la comunità buddista Dzogchen di Merigar.

Fonte: Il Tirreno, 21 gennaio 2014

Geotermia: il Tar annulla l’autorizzazione alla costruzione della centrale Bagnore 4
I giudici fiorentini accolgono i motivi aggiunti degli ambientalisti nel ricorso contro la Regione: stop ai lavori per l’impianto Enel Green Power

Il Tar Toscana annulla l’Aia, l’autorizzazione per i lavori della centrale geotermica Bagnore 4, perché le prescrizioni contenute nella Valutazione di impatto ambientale non sono state soddisfatte.
Esulta l’associazione contraria allo sfruttamento geotermico dell’Amiata Sos Geotermia che, affiancata dal Forum Ambientalista di Grosseto, dal Wwf e da Italia Nostra, nonché da una serie di privati cittadini, aveva presentato il ricordo ai giudici del tribunale amministrativo fiorentino. Sos Geotermia da tempo sostiene che «la concessione della Via da parte della Regione Toscana era stata forzatamente rilasciata e per fare ciò era stata infarcita di oltre 30 prescrizioni di difficile attuazione e che da sole, mettevano in evidenza come il progetto non fosse autorizzabile».
«Tutto – prosegue Sos Geotermia – sarebbe passato sotto silenzio se Sos Geotermia non avesse, da subito, denunciato lo scempio di un’altra centrale da 40 Mw, con la complicità della Regione e il colpevole silenzio dei sindaci, ma il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi e la traballante autorizzazione è crollata. E dire che ancor prima che si iniziasse l’iter avevamo chiesto alle amministrazioni una moratoria per poter discutere nel merito di tutta la questione, ma non abbiamo mai trovato amministratori disponibili a difendere il territorio. Oggi, alla luce anche delle prese di posizione contrarie alla centrale Gesto di Montenero, è il momento di rimettere in discussione, una volta per tutte, il modello di sviluppo che si vuole per tutto l’Amiata e la Maremma: è così stridente e lampante la contraddizione che vede gli amministratori contrari alla centrale di 5 Mw a ciclo binario di Montenero e favorevoli al raddoppio fino ad oltre 120 Mw a rilascio libero delle centrali Enel. Oltre al fermo di Bagnore 4 conseguente al pronunciamento del Tar, gli amministratori facciano propria la richiesta di moratoria immediata di ogni attività. Oggi non hanno più scuse, conoscono gli effetti dell’attività geotermica sulla salute e sull’ambiente, non potranno mai più dire “non sapevamo”, né nascondere le loro responsabilità dietro prescrizioni regionali a futura memoria che poi nessun ente pubblico verifica».

Buon Natale!!

La sezione fiorentina di Italia Nostra augura a tutti Voi un felice Natale!

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Liberevento: sabato prossimo a Scarperia (FI) un happening per Monte Gazzaro. E non solo…

Serata organizzata dal locale comitato della RRC, da Italia Nostra e dalla associazione Arzach

Eppure soffia. Liberevento (vedi la locandina qui sotto) è una originale iniziativa prevista per sabato prossimo 14 dicembre a Scarperia (FI), uno dei borghi più belli d’Italia, per parlare dell’impianto eolico del Monte Gazzaro (ma non solo) in una cornice fatta di letture, canti e proiezione di diapositive. E prima, per chi lo desidera, una cena vegetariana.
Sarà una interessante occasione per chi vuole chiarirsi le idee con un po’ di controinformazione sulle energie rinnovabili, ma anche per chi nella giornata di sabato vuole approfittare per conoscere l’affascinante borgo murato ed i suoi dintorni. E magari anche la gastronomia locale…  In questi giorni viene distribuito alla popolazione della zona questo volantino che illustra alcune caratteristiche dell’impianto eolico, per il quale è in corso l’iter autorizzativo presso la Regione Toscana.

Firenze: Pm10 alle stelle per sei giorni consecutivi ma il Comune tace

…Tranquilli perchè l’inceneritore di case Passerini, previsto nel Piano che andrà in adozione a fine mese migliorerà la salubrità dell’aria, gli verrà in soccorso l’ampliamento dell’aeroporto di Peretola, e non farà mancare il suo contributo neppure la Terza Corsia dell’A11 Fi-Po-Pt opere quest’ultime due già approvate dal Consiglio regionale!

Fonte: Il Sito di Firenze

RETE NO SMOG FIRENZE
Città Ciclabile
Italia Nostra
Medici per l’Ambiente
Medicina Democratica
sTraffichiamo Firenze
Terra!

Riceviamo e pubblichiamo – “E’ emergenza smog con il  Pm10 alle stelle, ma il Comune di Firenze tace”. E’ questa l’accusa della Rete No Smog dopo sei giorni consecutivi di sforamento del Pm10 nelle centraline di Firenze e di altre città della Toscana. E’ da mercoledì scorso che il Pm10 ha iniziato a sforare ininterrottamente nelle centraline, nei giardini di Boboli come a Scandicci, dove venerdì ha raggiunto la punta massima di 116 microgrammi/mc (la soglia è di 50), e a Ponte alle Mosse, dove ieri, lunedì, sono stati misurati 108 microgrammi/mc ed è stato il 36 giorno di sforamenti, superando così il limite dei 35 giorni previsto dalla normativa e diventando così la centralina “maglia nera” e la più inquinata della Toscana. E nei prossimi giorni gli sforamenti del Pm10 sono destinati a continuare, viste le previsioni meteorologiche stabili, con freddo e alta pressione, favorevoli alle concentrazioni e innalzamento degli inquinanti nell’aria. “Nonostante gli sforamenti del Pm10 il Comune di Firenze e gli altri Comuni della piana non prendono provvedimenti antismog, a differenza di altre città come Milano e Roma – sottolineano le associazioni componenti la Rete, Città Ciclabile, Italia Nostra, Medici per l’Ambiente, Medicina Democratica, sTraffichiamo Firenze, Terra! – perché continua l’inganno delle centraline “di fondo”, che registrano l’inquinamento in misura inferiore (un terzo dei giorni di superamento), ma sono prese come riferimento per gli sforamenti e quindi per i provvedimenti antismog”. La Rete ricorda infatti il paradosso che le centraline collocate all’interno dei giardini di Boboli e di viale Bassi vengono considerate come le più attendibili per l’esposizione dei cittadini agli inquinanti, “come se i fiorentini abitassero e vivessero ai giardini di Boboli”, commentano dalla Rete. Così la centralina di via Ponte alle Mosse, in zona di traffico e altamente residenziale, è quella record negativo di tutte le centraline della Toscana, ma per il Comune di Firenze i suoi 36 giorni di sforamenti non contano, perchè hanno valore i 13 giorni della centralina di Scandicci e gli 11 di Boboli e i 10 di Bassi. “Così in questi giorni i fiorentini respirano Pm10 a pieni polmoni – concludono le associazioni della Rete No Smog – ma il Comune non solo non prende provvedimenti, aspettando il superamento della soglia dei 15 giorni sforati dalla centralina di Scandicci, ma se ne disinteressa totalmente e non si preoccupa neanche di avvertire i cittadini dei rischi per la salute”.

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