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Loro distruggono la Maremma. E voi che fate?

APPELLO di Michele Scola
Presidente della Sezione di Grosseto di Italia Nostra

Una pubblica opinione alle prese con i molti problemi quotidiani, e distratta dal calcio, dal gossip e dalle telenovelas, non si accorge che qui in Maremma, un passo dopo l’altro, si sta svendendo il futuro nostro, e dei nostri figli, per qualche miserabile piatto di lenticchie. Siamo in crisi, questo è noto. E le pubbliche istituzioni che cosa fanno, per sollevare le nostre sorti? La risposta, purtroppo, è tanto semplice quanto sconfortante: invece di promuovere lo sviluppo sostenibile del nostro territorio, lo stanno degradando, ne stanno programmando, con progetti sempre più folli, la completa devastazione sul piano ambientale, paesaggistico e culturale.
Nella provincia di Grosseto ci sono ormai numerosi impianti gravemente dannosi per l’ambiente. Alcuni esempi. A Scarlino, a due passi dallo splendido mare del Golfo di Follonica, c’è un mega-inceneritore in grado di avvelenare l’aria e l’acqua della zona. Si noti che, per far funzionare l’impianto, occorre il costante afflusso di rifiuti provenienti da ogni parte d’Italia. A Capalbio e in diverse altre località sono in progetto centrali a biomasse e a biogas. Queste centrali, se funzionano in piccolo, su scala locale, e bruciano esclusivamente i residui dell’agricoltura, e non i suoi prodotti, sono utili. Ma se si vuole, come di fatto avviene, ampliare il business, e ricavarne dei bei profitti, la centrale richiede quantità sempre più grandi di combustibile, e si finisce per abbattere alberi, e per importare dall’estero sottoprodotti agricoli, producendo, alla fine, un grave danno economico e ambientale, e inoltre un inquinamento non tanto diverso da quello causato dal petrolio. Fra Grosseto e il mare di Marina è stato costruito un mega impianto di compostaggio e selezione dei rifiuti con produzione di CDR, cioè Combustibile da Rifiuti, nel quale affluiscono rifiuti, oltre che dalla provincia di Grosseto, anche dalle province di Arezzo e di Siena. I rifiuti vengono lavorati, ricavando il CDR, che poi viene bruciato, per l’appunto, nell’inceneritore di Scarlino. Lascio immaginare l’inquinamento prodotto da un simile impianto. A Monterotondo Marittimo, fra i boschi che fanno parte del Geoparco recentemente costituito, si vuole costruire un “digestore” e un cogeneratore che brucia i gas prodotti dal digestore. Anche qui, per alimentare l’impianto, si faranno affluire da tutta la Toscana i rifiuti necessari. A Bagnore, sul Monte Amiata, si trivella l’antico vulcano per lo sfruttamento geotermico: peccato che la popolazione locale debba subire l’emissione di gas nocivi alla salute, e debba lamentare l’impoverimento delle falde acquifere. Disastrosi per l’inquinamento del paesaggio sono poi le grandi pale eoliche installate nella zona di Scansano, o le vaste distese di pannelli fotovoltaici a terra, già presenti in varie zone, oltre a quelle in fase di progettazione, ad esempio a Roccastrada. Deleterio, per il futuro della nostra provincia è anche l’autostrada Tirrenica, che spacca la Maremma in due. Terminiamo, ma di certo l’elenco non sarebbe finito, con le trivellazioni del sottosuolo di Ribolla e di Casoni, nei pressi di Grosseto, alla ricerca di gas, operazione quanto mai pericolosa in quanto eseguita, come è stato da più parti segnalato, con l’utilizzo del fracking, cioè di bombardamenti sotterranei del terreno eseguiti allo scopo di spingere i gas in superficie.
Il leit motiv di tutte queste perniciose attività è sempre lo stesso: la produzione, a carissimo prezzo per il nostro ambiente, di energia di cui qui in Maremma non abbiamo bisogno, dato che già ne produciamo in misura superiore del 50% al nostro fabbisogno.
La Maremma non è, non vuole e non deve essere un’area a forte consumo di energia elettrica, in quanto la nostra vocazione non è l’industria pesante, con tutto l’inquinamento che essa comporta, ma è l’agricoltura, il turismo, l’artigianato, attività, cioè, a consumo contenuto di energia. Qualcuno obietterà che l’energia ci serve per alleggerire i conti finanziari nazionali, e inoltre per far funzionare le industrie situate altrove. Mi spiace deludere il ministro Passera e gli amministratori provinciali e regionali in sintonia con lui, ma chi ha a cuore il destino della Maremma non può essere d’accordo con loro. Vorrei rivolgere loro alcune domande.
Con quale logica, per ottenere i vantaggi che abbiamo citato, si va ad avvelenare proprio uno degli ultimi santuari naturali del nostro Paese? Che senso ha spargere fumi velenosi su una provincia votata al turismo e all’agricoltura di qualità? Per quale motivo coloro che progettano il nostro futuro non riescono a immaginare niente di meglio, per un territorio così prezioso, che trivelle, inceneritori e camion pieni di rifiuti? Quello che gli autori di questo insostenibile sviluppo guadagnerebbero in energia, noi lo perderemmo, moltiplicato per cento, in termini di salute pubblica e di immagine del nostro territorio. I vigneti, gli oliveti, i pascoli, i mille borghi silenziosi arroccati sulle nostre colline, i celebri resti delle civiltà etrusca, il mare incontaminato: tutto questo costituisce un patrimonio meritevole di ben altre attenzioni da parte di tutti, cittadini e amministratori.

Aiutateci a fermare il biogas a Capalbio

Ci opponiamo all’impianto Biogas di Capalbio perchè devastante per la salute e l’ambiente, oltre che illegittimo, per i seguenti motivi. Se li condividi, partecipa anche tu alla petizione. Firma e fai firmare!!!

CLICCA QUI PER ADERIRE!!!!

Perché è importante:
Il Comune di Capalbio lo scorso 2 ottobre ha approvato il piano aziendale proposto da Sacra srl per la realizzazione di un impianto biogas da 999kw a meno di 500 metri dalla riserva naturale del Lago di Burano, una laguna salmastra costiera – nota in tutto il mondo per il paesaggio mozzafiato – collocata all’estremità meridionale della Maremma grossetana classificata come zona umida di importanza internazionale secondo la convenzione di Ramsar e riconosciuta zona di protezione speciale (ZPS), sito di interesse regionale e comunitario (SIR-SIC).
Le 3000 firme raccolte contro il progetto dai comitati locali e i numerosi studi che attestano l’illegittimità della scelta localizzativa, non sono servite a nulla; il Comune le ha totalmente ignorate.
Ora la parola spetta alla Provincia che in tempi brevissimi dovrà indire una conferenza dei servizi per ricevere, tra gli altri, i pareri di Asl, Arpat e Soprintendenza.
Se anche questi saranno positivi, la Provincia rilascerà l’autorizzazione unica e nulla sarà più possibile fare per fermare l’impianto, se non ricorrere ai giudici amministrativi.

C’è grande urgenza! La Provincia di Grosseto ha già dichiarato sui giornali di voler
rilasciare al più presto possibile l’autorizzazione!

PERCHE’ CI OPPONIAMO:

  1. La localizzazione prescelta contrasta con le linee guida ministeriali del settembre 2010, che indicano quali luoghi idonei ad accogliere gli impianti le “aree già degradate da attività antropiche, siti industriali, cave, discariche” e non idonei (tra l’altro) “le zone particolarmente sensibili e/o vulnerabili alle trasformazioni territoriali o del paesaggio” poste all’interno di coni visuali la cui immagine è storicizzata e identifica i luoghi anche in termini di notorietà internazionale e attrattiva turistica e agricole DOP. LA zona prescelta per la localizzazione dell’impianto di Capalbio (distante solo 500 metri dal Lago di Burano) non solo non è degradata, ma è pressoché incontaminata e costituisce uno degli scorci panoramici più belli del mondo.
  2. E’ assolutamente insostenibile per la viabilità locale il traffico di mezzi pesanti necessario per il trasporto delle oltre 33.000 tonnellate di materiali in entrata e in uscita dall’impianto;
  3. La localizzazione prescelta viola tutte le prescrizioni sulla localizzazione degli impianti per la produzione di energia rinnovabile contenute negli strumenti urbanistici comunali;
  4. E’ assolutamente insostenibile l’incidenza che l’impianto avrà sull’Habitat del Lago di Burano (sito di interesse regionale, comunitario, zona di protezione speciale, area Ramsar e prima riserva nazionale d’Italia);
  5. L’impianto è collocato a meno di 150 metri dalle prime abitazioni. Come denunciato ormai da numerosi scienziati, vi è il fondato rischio che impianti come questo possano determinare gravi danni alla salute di uomo e animali.
  6. Per approvvigionare l’impianto, la società proponente coltiverà appositamente (in zona già fiaccata dalla siccità ed in cui è forte l’intrusione salina) centinaia di ettari di colture dedicate, tra cui mais, bisognoso di enormi quantitativi di acqua.

La Sat presenta il progetto definitivo: opposizioni municipali e ambientaliste Autostrada Tirrenica: un anno di scontri

Fonte: Il Corriere di Maremma

GROSSETO- Dopo mesi di polemiche e opposizioni municipali e ambientaliste arriva il progetto definitivo dell’autostrada tirrenica, presentato al Ministero delle Infrastrutture dalla Sat. La società rende noto che le scelte del progetto definitivo sono fortemente orientate alla realizzazione di un’opera sostenibile sia da un punto di vista tecnico che finanziario. Partendo da questi presupposti, per rispettare le indicazioni del Cipe, il progetto definitivo è stato integrato con un nuovo studio di impatto ambientale propedeutico, ovvero di un approfondito studio di archeologia preventiva e una nuova campagna di indagini specialistiche del territorio attraversato. Dai risultati di questi studi la Sat conclude che anche nel tratto Sud, da Grosseto a Civitavecchia, la scelta di un tracciato meno impattante e più condiviso dal territorio è senz’altro quella che prevede la sovrapposizione dell’asseautostradale al tracciato della statale “Aurelia”, unico corridoio certo già studiato e conosciuto, che quindi presenta meno rischi di interferenze con ritrovamenti che potrebbero condizionare la realizzazione delle opere. Il progetto definitivo che ne deriva prevede, per il tratto Nord da Rosignano a Grosseto, la conservazione della scelta di tracciato, già individuato nel progetto preliminare e senza l’introduzione di sostanziali variazioni. Viene così riconfermata l’ipotesi dell’ampliamento in sede della “Variante Aurelia”, con una larghezza della piattaforma complessiva di ventiquattro metri, riconsiderando le opere non strettamente connesse all’intervento, a favore di riqualificazioni delle viabilità locali strettamente correlate alla nuova infrastruttura. Per il tratto Sud, invece, il tracciato è stato posto il più possibile in sovrapposizione all’asse della statale “Aurelia”, sempre con sezione complessiva di ventiquattro metri. Si è realizzato inoltre un sistema di ricucitura della viabilità locale, riqualificando tratti di viabilità esistenti e realizzando nuovi tratti di complanari al servizio dei fondi interclusi. Con questo sistema di fatto si è realizzato anche un percorso alternativo agli utenti non autostradali, venendo meno la necessità della realizzazione della cosiddetta “Strada Parco”, da cui ne è conseguito un ampio risparmio di territorio. Il costo complessivo dell’opera è di circa 2 miliardi di euro, al netto del ribasso d’asta comprensivo dei due lotti già avviati, di cui è in via di completamento il lotto 1 da Rosignano a S. Pietro in Palazzi, di 4 chilometri, ed è in fase di progettazione esecutiva il lotto 6A da Tarquinia a Civitavecchia, di 15 chilometri. Per il presidente della Regione Rossi “L’ammodernamento infrastrutturale della Toscana è un’esigenza che non può conoscere ulteriori ritardi”. Critico l’onorevole Sani: “Le notizie sul progetto del Corridoio tirrenico sono molto preoccupanti, perché di fatto sono state individuate soluzioni diverse da quelle che istituzioni e comunità di questo territorio si aspettavano”. Il progetto causa insoddisfazione su tutti i fronti. E’ questo il giudizio dell’amministrazione provinciale di Grosseto e del Comune di Orbetello. “Il progetto illustrato da Sat – dichiarano il vicepresidente Marco Sabatini e il sindaco di Orbetello, Monica Paffetti – prevede la completa sovrapposizione dell’autostrada alla statale Aurelia, compresa la zona di Orbetello, e questo per noi rimane inaccettabile. Ma non solo questo: nel corso della presentazione del progetto ci sono state palesi omissioni sulla localizzazione delle complanari nella zona sud della provincia, altro problema che avevamo sollevato, e sono state consegnate mappe e planimetrie a tutti i Comuni, eccetto che alle Province di Grosseto e Livorno. Fra l’altro, il presidente della Regione Rossi si deve essere dimenticato che Orbetello è in Toscana, dal momento che nel suo intervento ha citato come unica criticità del progetto quella relativa al tratto livornese Maroccone- Chioma noto come lotto Zero. Sinceramente un atteggiamento simile ce lo aspettavamo dal ministro Matteoli, che anche per questo motivo ha perso le elezioni ad Orbetello, ma dal presidente Rossi ci saremmo attesi ben altra considerazione. Ad ogni modo, pur nelle more della verifica di dettaglio delle carte al momento in cui ci saranno ufficialmente consegnate, possiamo dire sin da ora che l’impianto delle soluzioni previste dal progetto presentato da Sat non ci convince neanche un po’, e quindi faremo i conseguenti passi tecnici e politici per sottolineare il nostro dissenso”. Un progetto che non soddisfa nemmeno Leonardo Marras, presidente della Provincia: “La Provincia di Grosseto non ha dubbi sull’opportunità di realizzare l’autostrada tirrenica ma non ha dubbi nemmeno sul fatto che questo non può significare avere una ‘strada in meno’, con la scomparsa della statale Aurelia e una rete di complanari inadeguata”. E anche la Giunta del Comune di Grosseto esprime forte preoccupazione per le conseguenze realizzative del progetto qualora non vi venissero apportate sostanziali correzioni e non venissero previste opere provvisorie e definitive in grado di implementare il livello di mobilità e di sicurezza rilevabile dagli elaborati. Dalle parole ai fatti. Dai “no” secchi contro ogni tracciato in grado di deturpare la costa, si cominciano a mettere in pratica le iniziative. Democratiche, civili, ma forti. Come quella in cui i cittadini di Albinia si sono radunati sull’Aurelia dove, in maniera pacifica, hanno rallentato il traffico. Un serpentone di oltre cinque chilometri composto da macchine, moto, trattori e chi più ne ha più ne metta per gridare ancora No alla sovrapposizione dell’autostrada sul tracciato dell’Aurelia. Fin dalle prime ore del mattino, Albinia, da cui la manifestazione è partita, si presenta tappezzata di lenzuola, cartelli con scritte inequivocabili: nessuno vuole questo tracciato, abbasso la Sat, salviamo questo territorio da quello che sarebbe uno scempio. La voglia di gridare al mondo intero la propria rabbia, di far sentire alta la voce di un’intera comunità, far capire che, se dall’alto qualcuno vuol far calare come nulla fosse una decisione che ucciderebbe l’intera Costa D’argento, troverebbe tutta la popolazione pronta a ribellarsi. Un messaggio chiaro che da Albinia e non solo è rivolto alle autorità competenti, alla Regione, alla Sat, a Bargone. La parola d’ordine è coinvolgere tutto il territorio, tutti gli orbetellani, tutte le frazioni per fare un fronte comune. Perché una cosa è certa: il sovrappasso autostradale sull’Aurelia in Costa d’Argento ed a Orbetello in particolare, non lo vuole nessuno. Continuano quindi sempre più le prese di posizione: assemblee, dibattiti, incontri di vario tipo, da Orbetello e dalle frazioni tutti indistintamente hanno un solo pensiero, scongiurare la realizzazione di questo progetto che sarebbe deleterio per tutto il territorio. Da più parti si chiede uno scatto d’orgoglio da parte di tutta la cittadinanza, i partiti politici, le associazioni di categoria, i sindacati, la società civile, contro quello che tanti hanno definito come la morte civile della Costa D’Argento della bassa Maremma. Iniziative dimostrative che richiamano anche l’attenzione mediatica a carattere nazionale. La Costa d’Argento come la val di Susa, si grida in una delle tante riunioni infuocate. Con l’unico distinguo derivante dalle volontà di manifestare pacificamente, anche se con durezza.

Bocciata in Commissione Ambiente della Regione la proposta di allargamento del Parco della Maremma

Firenze 15-7-2011

Italia Nostra Toscana con la rete delle sue sezioni, col Coordinamento dei Comitati della Provincia di Grosseto e i Comitati Area fiorentina, hanno raccolto 7000 firme a sostegno della proposta di legge d’iniziativa popolare per l’ampliamento del Parco Naturale della Maremma, per estenderlo lungo la fascia costiera che da Follonica raggiunge il Chiarone. Scopo dell’iniziativa è tutelare un territorio dotato di grandi pregi dal punto di vista storico, ecologico e paesaggistico: si pensi alle grandi pinete litoranee, alle zone umide, alle foreste delle bandite di Scarlino. Sottrarre queste aree al pericolo di speculazioni urbanistiche, promuoverne l’uso sostenibile, e compatibile con le direttive europee è, fra l’altro, il modo più sicuro per creare turismo d’eccellenza, dunque fonte di benessere per le popolazioni locali.
La Regione Toscana, valutato il contenuto della proposta avanzata da Italia Nostra e dalle altre associazioni ambientaliste, ha convocato il 28 giugno una consultazione sul provvedimento, invitando il Presidente della Provincia di Grosseto, e i Sindaci di Castiglione della Pescaia, Scarlino, Follonica, Grosseto, Orbetello e Capalbio. Ma nessun amministratore pubblico si è presentato alla sede del Consiglio regionale, rifiutando il confronto democratico su di una proposta che non merita di essere ignorata in modo così sprezzante.
Invece c’erano Piero Baronti, pres. regionale di Legambiente, un esponente della CIA (Conf. Italiana Agricoltori) e il presidente del Parco della Maremma, Giampiero Sammuri. Il dirigente di Legambiente si è detto contrario alla proposta in quanto, a suo dire, esiste già un più che valido sistema di tutela ambientale costituito da una serie di piccole aree protette distribuite a macchia di leopardo sul territorio(!)
Noi promotori della proposta avevamo sostenuto la necessità di accorpare tali aree e di sottoporle a una gestione unitaria; inoltre vi sarebbero, per Legambiente, leggi regionali sufficienti a proteggere il territorio (L.R. 1/2005)! La cosa non desta meraviglia, trattandosi di un’associazione che sponsorizza il fotovoltaico su terreni agricoli e l’eolico a tutti i costi, come per l’ampliamento dell’impianto nel Parco della Maremma: un progetto fermato solo dal veto della Soprintendenza.
Parere contrario alla nostra proposta è stato espresso anche dall’esponente della CIA, ma ancora più scandaloso è stato il parere negativo Di Sammuri presidente del Parco.
Si pensi che fra gli obiettivi della nostra proposta c’è il recupero e la corretta gestione della splendida pineta litoranea che arriva fino a Castiglione della Pescaia: un patrimonio da tempo abbandonato a se stesso, e in condizioni di totale degrado, nell’attuale situazione estendere il Parco, sarebbe l’unico modo per reperire risorse e governare correttamente il recupero di queste pinete. Ma si vede che a Sammuri non interessa. Dove si è mai visto il presidente di un Parco naturalistico che si oppone al suo ampliamento? Sarebbe il caso d’invitare questo funzionario di partito a dimettersi, cedendo la sua poltrona a qualcuno cui stia veramente a cuore la salvaguardia dei beni ambientali e paesaggistici.
Va fatta una precisazione che è indispensabile. Un Parco non è necessariamente un ecosistema intatto, una zona in cui le attività umane siano vietate o ridotte ai minimi termini. In Italia ci sono 24 Parchi nazionali che coprono circa l’8 per cento del territorio nazionale. Citando a caso, ricordiamo che questi parchi sono sovente molto ampi, e includono un gran numero di comuni. Il Parco del Gran Paradiso ne contiene 13, l’Appennino Tosco Emiliano 14, le Dolomiti Bellunesi 15, il Gargano 18, il Gran Sasso 44, il Cilento addirittura 80, e via elencando. Chi può negare il fatto che questi parchi abbiano dato un forte sviluppo socio-economico e culturale ai comuni interessati? Eppure, da noi, i sindaci dei 6 comuni non ne vogliono sapere di ampliare la piccola area attuale del nostro Parco. Il sindaco di Scarlino Maurizio Bizzarri, che è anche presidente delle Bandite di Scarlino, un complesso forestale di 8700 ettari, si è molto irritato per le critiche rivoltegli da due associazioni ambientaliste locali, per aver inferto tagli selvaggi al patrimonio forestale e di aver messo in esercizio all’interno delle Bandite una strada a due corsie che raggiunge, non si sa con quali scopi, la famosa spiaggia di Cala Violina. Bizzarri ha reagito alle critiche, definendole “demagogia spicciola”. Ha poi approfittato dell’occasione per lanciare un attacco altrettanto scomposto alla proposta di ampliamento del Parco della Maremma, definendola “un orrendo obiettivo”, e accusandoci di voler “ingessare il territorio a scapito dei cittadini”. Invitiamo il sindaco Bizzarri a compiere un giro turistico fra i vari Parchi nazionali italiani ed esteri, per vedere in quale misura i poveri cittadini delle località interessate, sottoposti al giogo ambientalista, vivano paralizzati dal gesso che li riveste.
I promotori della Legge d’iniziativa popolare per l’ampliamento del Parco della Maremma
Michele Scola – Vice presidente di Italia Nostra Toscana
Mariarita Signorini –  Consigliere nazionale Italia Nostra
Daniela Pasini – Coordinamento dei Comitati della Provincia di Grosseto
Mario Bencivenni – Cittadini Area fiorentina

Maremma: l’autostrada Tirrenica ed i suoi retroscena

Unonotizie dedica, come sempre, molto spazio alla salvaguardia della Maremma. In questo numero ci propone due interessanti articoli:

Italia Nostra – Perchè diciamo no all’Autostrada Tirrenica

Si riporta la lettera a firma di Nicola Caracciolo e Gianni Mattioli pubblicata dal Tirreno

Egregio Direttore,
la manifestazione di giovedì a Orbetello per discutere dell’Autostrada tirrenica ha avuto un grande successo: la Sala del Frontone piena, centinaia di persone che sulla piazza seguivano da un altoparlante il dibattito. Noi, firmatari di questa lettera, siamo vecchi militanti del movimento antinucleare del 1977; è stato per noi necessario tornare a quegli anni per trovare altrettanta partecipazione popolare e altrettanto entusiasmo.
Non c’è dubbio, la questione dell’Autostrada è per Orbetello un problema vitale. Il percorso che la Sat propone sopra l’Aurelia significa l’abbattimento di molte case e capannoni industriali, la chiusura di molte aziende agricole e l’eliminazione di molti agriturismi e campeggi. Per centinaia di famiglie, una vera catastrofe.
Nel dibattito di giovedì il nuovo sindaco di Orbetello Monica Paffetti e il vice presidente della provincia di Grosseto Marco Sabatini, insieme agli altri partecipanti, hanno cercato di trovare una soluzione. Aveva assicurato la sua presenza anche Luigi Bellumori, sindaco di Capalbio, che, per un “improvviso contrattempo” non è potuto venire. E’ stato un peccato perchè l’Autostrada fa grandi danni a Orbetello, ma li fa anche a Capalbio, dove, accanto all’Aurelia, si prevedono circa 200 espropri.
Ripetiamo: è stato un grande successo e una discussione aperta e approfondita. Ci permettiamo un unico rilievo: il problema non si può affrontare solo da un punto di vista municipale. Da Civitavecchia a Rosignano, tutta la Maremma è minacciata. Bisogna che i maremmani imparino ad affrontare insieme questa grande minaccia. Dove sono la Regione Toscana e la Regione Lazio che promettono benessere futuro, ma di quello attuale non si curano?
Noi, come Italia Nostra, abbiamo partecipato al dibattito insieme a molti comitati locali e abbiamo apprezzato l’impegno della Associazione Colli e Laguna di Orbetello che lo aveva indetto con la popolazione, così come la competenza e il coraggio dimostrati dal sindaco Paffetti e dal presidente Sabatini. Avevamo una soluzione da proporre e quando da Italia Nostra è stata avanzata la proposta di rinunciare all’autostrada per mettere a posto l’Aurelia – come diciamo da più di venti anni- la Sala del Frontone è venuta giù dagli applausi.
I problemi sono di difficilissima soluzione e il caso di Orbetello lo dimostra. Far correre l’Autostrada sull’Aurelia accanto alla Laguna sarebbe lo sfascio dell’economia e del fascino paesaggistico di Orbetello. Farla correre più all’interno, nelle colline, sarebbe molto più costoso e per il paesaggio altrettanto devastante. Ma è proprio necessario farla questa Autostrada?
Dovunque in Maremma provoca disastri. A Tarquinina passa accanto al meraviglioso centro storico e divide la città. A Montalto spacca addirittura il centro cittadino passandoci nel bel mezzo. Di Capalbio si è già detto e altro ci sarebbe da dire. Ad Albinia la cittadina viene isolata e separata da tutto. A Talamone si vuole approfittare dell’Autostrada per allargare il porto distruggendone il fascino. Ma è proprio necessaria questa Autostrada?
Nel 1992 il ministro dell’Ambiente Giorgio Ruffolo aveva cancellato il progetto, per difendere la bellezza del paesaggio maremmano. L’allora sottosegretario ai Lavori pubblici, Antonio Bargone, che oggi è presidente della Sat, aveva portato avanti,in sede di legge finanziaria 1998, un indennizzo di 172 miliardi di lire alla Sat per la mancata realizzazione dell’opera. In cambio di questa cifra la Sat aveva rinunciato a tutti i suoi progetti sull’Autostrada tirrenica. Bargone aveva assicurato che questa rinuncia era definitiva, impegnandosi sulla sua parola d’onore. Oggi non è più sottosegretario ,  e come presidente della Sat insiste per il Corridoio Tirrenico.
Italia Nostra con la collaborazione del professor Antonio Tamburrino, esperto di trasporti, ha inviato alle autorità competenti una diffida. Sosteniamo che la Sat,tracciando il percorso e espropriando, assuma il ruolo tipico di un ente pubblico. Una società privata, cioè, deve essere responsabile verso i suoi azionisti e non può e non deve assumersi la tutela degli interessi pubblici.
Nicola Caracciolo e Gianni Mattioli

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