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Il caso Santa Maria finisce in Parlamento

Fonte: Qui Siena

Il Senatore D’Ambrosio Lettieri ha presentato un’interrogazione
al Ministro dei Beni Culturali

La settimana dello Sport al Santa Maria finisce in Parlamento. Il Senatore D’Ambrosio Lettieri ha presentato un’interrogazione al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Il Senatore, nell’interrogazione definisce il contesto “riluttante” e ” da balera”. Ecco, di seguito, il testo dell’interrogazione:
“Premesso che:

  • Santa Maria della Scala è un complesso museale di Siena, situato in piazza del Duomo, davanti all’omonima cattedrale. È stato uno dei più antichi e grandi ospedali europei, nonché uno dei primi xenodochi ed oggi, esaurite le proprie funzioni sanitarie, rappresenta uno dei più importanti centri museali e culturali della regione;
  • il complesso ospita una serie di collezioni che vanno dall’antichità (Museo archeologico nazionale nei sotterranei) all’epoca moderna, alternando ambienti monumentali e corridoi angusti, intrecci di gallerie scavate nel tufo e grandi spazi voltati a mattoni;
  • nei suoi 350.000 metri cubi d’estensione (di cui 13.000 metri quadrati in pianta aperti al pubblico) si trovano quindi svariate testimonianze storico-artistiche, che possono essere lette come una sintesi della città e della sua storia, coprente un arco di circa mille anni.
  • al suo interno vi spicca il celebre “Pellegrinaio”, ambiente monumentale contenente uno dei più importanti cicli di affreschi del Quattrocento senese, a cui hanno lavorato Domenico di Bartolo, Pietro d’Achille Crogi, Priamo della Quercia, Lorenzo Vecchietta e, dopo il 1570, Giovanni di Raffaele Navesi;

considerato che:

  • nei giorni scorsi, dal 3 al 5 marzo, all’interno del suddetto Museo, si è tenuto un evento di pilates e zumba denominato SSW-SMS (Siena Sport Week-Santa Maria della Scala);
  • a parere dello scrivente, tale evento ha profanato ed umiliato un luogo -che per secoli ha rappresentato il dolore, la malattia e la morte di moltissime persone- a ritmo di musica moderna ad altissimo volume;
  • si è potuto assistere ad uno spettacolo riluttante, da “balera”, a stretto contatto con le opere d’arte della civiltà senese;
  • a giudizio dell’interrogante, la scelta dell’istituto MPS (Monte dei Paschi di Siena) di sponsorizzare l’evento sopraccitato non giova assolutamente all’immagine di quest’ultimo, considerati anche gli ultimi sviluppi dell’inchiesta in corso a suo carico,

chiede di sapere:

  • quali orientamenti intenda esprimere, in riferimento a quanto esposto in premessa e, conseguentemente, quali iniziative voglia intraprendere, nell’ambito delle proprie competenze, affinché non si ripetano iniziative di questo calibro all’interno di un monumento che rappresenta le eccellenze territoriali di un’italianità medievale”.
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Biblioteca dei Girolamini, Ornaghi e l’eccesso di serenità

Fonte: Il Fatto Quotidiano
Di: Tomaso Montanari

Rispondendo ad una interrogazione alla Camera il 19 aprile scorso, il ministro Lorenzo Ornaghi diceva di aspettare «sereno l’esito delle indagini». Fosse stato un po’ meno «sereno» avrebbe potuto evitare di perdere la faccia. Le responsabilità del Mibac in questa storia, infatti, sono tante e pesantissime: una gravissima e continuata omissione della tutela di un inestimabile bene dello Stato.
Il primo punto riguarda la nomina di uno come Marino Massimo De Caro a direttore dei Girolamini. La Biblioteca è statale, ma una convenzione prevede che il conservatore del complesso sia un religioso (Sandro Marsano, indagato anch’egli), il quale deve scegliere il direttore della Biblioteca tra gli stessi religiosi. Visto che la Congregazione dell’Oratorio è ormai svuotata, si pensò bene di scegliere De Caro, chiedendo una deroga al Mibac. Ebbene, quando, il 1° giugno 2011, il Direttore Nazionale delle Biblioteche Maurizio Fallace ratificò la nomina, avrebbe dovuto prendere qualche informazione. E sarebbe bastato google per capire che era come mettere una volpe a guardia del pollaio. Ciò non venne fatto per una ragione ben precisa: De Caro era consigliere del ministro dei Beni culturali, Giancarlo Galan (probabilmente su richiesta di Marcello Dell’Utri, già capo di Galan in Publitalia).
E questo è il secondo punto. Perché, prendendo il posto di Galan, Ornaghi conferma De Caro come proprio consigliere, senza nemmeno chiedersi chi fosse? È stata solo un’imperdonabile leggerezza, o il ministro tecnico ha obbedito a pressioni politiche?
Terzo, cruciale, punto. Il 23 febbraio viene disposta una ispezione ai Girolamini. La svolta? Manco per nulla: l’ispezione viene ‘rimandata’. E quando (5 aprile) i bibliotecari onesti chiedono formalmente al Mibac di valutare molto attentamente la consegna della chiave del sancta sanctorum della biblioteca al direttore, da Roma arriva un burocratico, terribile, nulla-osta. L’ispettrice, invece, arriva solo il 17 aprile, cioè quasi venti giorni dopo il mio articolo sul «Fatto» (30 marzo) che ha fatto esplodere la questione. E ciò che scrive supera ogni immaginazione: la biblioteca appare devastata. Due giorni dopo arrivano i sigilli dei carabinieri.
Quarto punto. Nemmeno la millanteria della laurea (accertata da Gian Antonio Stella il 17 aprile) convince Ornaghi a cacciare il suo immacolato consigliere. Va alla Camera a dire che ne accetta l’autosospensione. Solo dopo una visita del procuratore aggiunto di Napoli, si decide a cacciarlo. Ma non lo dice a nessuno: troncare, sopire.
Scandalosamente, Marsano e De Caro rimangono al loro posto: De Caro si dimette il 15 maggio, Marsano viene rimosso (dai suoi superiori) solo il 21. E nella lettera in cui Marsano accetta le dimissioni di De Caro, il religioso scrive che, essendo state suggerite dal direttore Fallace, egli ritiene le dimissioni «un ordine superiore». Il che fa cadere come un castello di carte le autogiustificazioni che Ornaghi aveva esibito alla Camera, scaricando il barile sugli Oratoriani: sappiamo con certezza che, se Ornaghi avesse voluto, avrebbe potuto indurre De Caro a dimettersi quasi due mesi fa (invece che pochi giorni prima che fosse arrestato!).
Se i carabinieri del Nucleo di Tutela guidato da Raffaello Mancino e il pool di magistrati guidato dal Giovanni Melillo avessero reagito come il Mibac, oggi la devastazione e il sacco dei Girolamini sarebbero in sereno svolgimento.
Lorenzo Ornaghi ha l’occasione di fare qualcosa che nessuno in questo Paese sembra saper fare: chiedere scusa agli italiani, e ringraziare le migliaia di cittadini che, firmando l’appello promosso dallo storico dell’arte Francesco Caglioti, hanno innescato il salvataggio dei Girolamini.
Vera supplenza civile e popolare di una tutela pubblica ormai vacante.

Lettera delle associazioni ambientaliste ai Ministri per la riduzione e la regolamentazione degli incentivi all’eolico industriale

Alla cortese attenzione di:
Corrado Passera, Ministro dello Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti
Corrado Clini, Ministro dell’Ambiente, del Territorio e del Mare
Lorenzo Ornaghi, Ministro dei Beni Culturali
Mario Catania, Ministro dell’Agricoltura
Piero Gnudi, Ministro degli Affari regionali e del Turismo
Fabrizio Barca, Ministro della Coesione territoriale
Vittorio Grilli, Viceministro dell’Economia e delle Finanze

Roma 16 dicembre 2011
Signori Ministri,
Scriviamo in previsione degli attesi provvedimenti di attuazione del dlgs 28 – 2011, in particolare di quello che riguarderà gli incentivi per gli impianti eolici. Anche se condividiamo la sostanza della riforma che sostituisce i certificati verdi con le aste al ribasso per gli impianti di potenza superiore ai 5 MW e la ridefinizione degli incentivi negli altri casi, restiamo preoccupati per il proliferare di giganteschi impianti eolici nei luoghi più belli e integri d’Italia e temiamo che i tempi e le scelte adottate possano essere inadeguati all’urgenza e alla gravità della situazione.

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