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Castelfalfi ed il “resortismo”

Diamo volentieri spazio a questo comunicato sulla salvaguardia di Castelfalfi.
Italia Nostra da sempre combatte per preservare il borgo toscano; insieme a WWF abbiamo presenziato gli incontri del cosidetto processo di ‘democrazia partecipativa’ e abbiamo fatto le osservazioni al progetto devastante e aberrante che definire kitsch è dir poco!
Castelfalfi, nell’ultima propagine della provincia fiorentina che confina con Siena e Pisa, è un paesaggio ancora intatto e per questo va preservato.

Nella sola giornata di oggi l’annuncio di ben tre nuovi complessi per milionari che entro qualche anno vedranno la luce tra Siena e Firenze. Alibi: “recuperano” antiche strutture e soprattutto “creano posti di lavoro”. Col beneplacito interessato delle amministrazioni rosse. E buona pace del buon gusto e del paesaggio.
Se è vero che tre indizi fanno una prova, oggi in un colpo solo abbiamo una prova provata. Anche perché gli indizi de quibus, tutti convergenti, vengono da fonti diverse e indipendenti tra loro.
Tema: il resortismo. Ovvero quel deteriore fenomeno socioeconomico che, grazie all’infrangibile, fatale saldatura tra potere economico e amministrazioni locali, cementata dal collante/alibi della “creazione dei posti di lavoro”, grande moloch sull’altare del quale tutto sembra sia lecito sacrificare, nonché dal mastice trasversale del cattivo gusto, si sostanzia nella trasformazione a catena di castelli, manieri, ville, borghi e frazioni della campagna toscana nei famigerati “resort”.
Ove per tale si intende la creazione di enclaveriservate a ricchi e ricchissimi, realizzata in genere con vasto impiego di cartapesta e gravissimo danno architettonico o paesaggistico. Ma tracimante, in compenso, di tutti i simboli della decadenza culturale: centri benessere, campi da golf, spa, suite di ogni gerarchia araldica. In genere dotati di un’appendice parademocratica fatta di unità immobiliari destinate ai meno facoltosi, vogliosi però di far comunella coi facoltosi veri.
Giustificazione ufficiale: investimenti volti al “recupero” di strutture abbandonate, dismesse o malmesse e l’immancabile miraggio della creazione dei citati “posti di lavoro” che dovrebbero trattenere in loco maestranze e famiglie altrimenti destinate, per la crisi dei luoghi e la mancanza di alternative, a cambiare aria.
Proprio oggi, dicevo – segno del destino? – ecco piovere quasi concomitantemente sul nostro tavolo tre notizie praticamente identiche.
Attacca la Regione Toscana, amministrazione “rossa” per antonomasia e non a caso patria di alcuni dei più leggendari orrori rurali (Monticchiello docet). La quale trionfalisticamente annuncia (qui): “Fondi americani per il castello dei Medici da rilanciare come resort d’elite”. In sintesi: c’è anche Campiano, il borgo d’origine della celebre famiglia, fra le proprietà acquistate dall’investitore americano Alfredo Lowestein (un impero immobiliare e turistico negli Usa e nei Caraibi) per trasformarle in strutture ricettive di alto livello, “valorizzando l’ambiente circostante”. Lowenstein ha acquistato l’intera area di Cafaggiolo: oltre 300 ettari tra fabbricati, castello e annessi, terreni. Previsto un investimento di 170 milioni di euro e l’occupazione di 400 addetti (più altri 120 per realizzare e restaurare gli edifici), con trasformazione di alcune case riva-lago in un relais chateau di 30 camere, del castello in un hotel a cinque stelle, creazione di un centro di beauty-fitness, un centro sportivo, un centro per il polo, percorsi equituristici e un museo. In totale, 514 posti letto in 181 camere più 30 appartamenti. Target di “assoluta elite“.
All’incontro, fanno sapere, hanno partecipato il governatore Enrico Rossi, gli assessori Salvadori, Scaletti e Bramerini, nonché i sindaci di Barberino del Mugello e di San Piero a Sieve e l’arch. Fiorella Facchinetti per la Soprintendenza Beni Architettonici e Paesaggio. “Da tutti – si legge – parole di sostegno per l’operazione, che dovrebbe essere completata entro il 2014”. Olè.
Segue il Corsera (qui), che illustra invece il “caso Castelfalfi”, ridente borgo della campagna fiorentina al centro di una trentennale e tormentata vicenda imprenditorial-turistica. Qui sembrano spirare però venti di guerra: il complesso dovrebbe diventare “un paradiso terrestre per milionari grazie agli investimenti della multinazionale tedesca TUI AG, che nel maggio del 2007 lo ha comprato e intende trasformarlo in un borgo internazionale che coniuga bellezza, lusso e autenticità”, tanto da aver già ispirato un reportage del settimanale Del Spiegel.
Dubbiosi però i residenti e gli ambientalisti. La società investirà 250 milioni di euro e quando il progetto sarà terminato, tra 4 anni, darà lavoro a 250 persone.
Dovrebbero nascere tre villaggi turistici e due alberghi con Spa, per 320 camere, 160 nuovi appartamenti, centro congressi, 26 casali, campo da golf a 18 buche.
Una volta a regime nell’ex borgo fantasma potranno vivere circa 4mila persone.
L’iniziativa vuole «offrire ai nuovi residenti una vita semplice fatta ai più alti standard». I prezzi? Proibitivi: 250.000 euro per le abitazioni più piccole. Il nuovo borgo ospiterà ristoranti, wi-fi superveloce, piscine pubbliche e un servizio di sorveglianza.
Tocca infine a Giovanni Crescimanni, artista romano con casa il Val d’Asso, nel senese, invocare l’aiuto di Alberto Asor Rosa e della sua Rete dei Comitati per ostacolare la nascita di quello che egli definisce un “mostrobenessere”, ovvero il costruendo complesso tra Montisi e castel Rifredi, nel cuore delle Crete, in comune di San Giovanni d’Asso: hotel da 1800 mq con 29 camere, piscina, centro benessere e 17 fabbricati con miniappartamenti per 5.000 mq e un totale di 19.250,00 mc edificati.
La crisi rallenta e, con la complicità di tutti, gli ecomostri riprendono vigore.
Cave canem.
Una nota per chiudere: non abbiamo nulla nè contro il lusso, nè contro i ricchi, nè contro gli investimenti immobiliari. Ma non sopportiamo il kitsch e la metabolizzazione di qualsiasi valore estetico e sociale, che si è lasciato colpevolmente morire d’inedia in decenni di politica miope ed ottusa, in un parco di divertimenti per vacanzieri. Perchè il buon gusto e il saper vivere non si comprano.

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Il convegno di Montaione e la partecipazione

Italia Nostra
Cittadini Area Fiorentina
Comitati dei Cittadini – Firenze

Tra “nimbys” e decisionisti. Il convegno di Montaione sulla patecipazione

Cosa farebbe uno di voi se fosse stato nominato responsabile alla Partecipazione in una Regione nella quale sono sorti circa 190 comitati di cittadini per la maggior parte in conflitto con amministrazioni restie al confronto e dovesse valutare una legge (la 69/2007) che promuove la presenza di quei cittadini all’ elaborazione delle politiche regionali e locali?
Aprirebbe un dialogo, direte voi, stimolerebbe le tendenze collaborative di comitati ed associazioni ambientaliste, solleciterebbe le amministrazioni ad aprirsi senza insistere troppo sulle tendenze localiste di questi o le spinte qualunquiste di quegli altri.
Ed è quanto hanno fatto per la verità, il 19 e il 20 novembre scorsi, la maggior parte degli organizzatori e dei partecipanti al Convegno “Le giornate di Montaione – II edizione – Democrazia e partecipazione” in un confronto vivace e paritetico: amministratori, cittadini, imprenditori, ambientalisti, urbanisti, ecc.
Tutti tranne l’ineffabile Riccardo Nencini Assessore al Bilancio, alla Partecipazione e ai Rapporti istituzionali della Regione Toscana il quale, intervenendo fugacemente all’inizio del Convegno, ha fatto subito capire da che parte batteva il suo cuore. Di fronte alla crisi delle rappresentanze democratiche e al “grillismo” che dilaga in tutta Europa – ha detto – occorre ripensare la legge in senso decisionista, dandogli maggiore speditezza e provvedendo a “proteggere” l’azione amministrativa. Soprattutto occorre impedire – e qui sopra la nebbia del politichese il messaggio è arrivato forte e chiaro – che i Comitati dei cittadini possano utilizzare i processi partecipativi finanziati dalla Regione per ostacolare l’azione dei sindaci.
Pare che Nencini si riferisse al caso di Marina di Carrara dove l’estate scorsa 80 cittadini tratti a sorte e coinvolti in un processo partecipativo finanziato dalla Regione Toscana, si erano espressi contro i progetti per l’ampliamento del Porto commerciale, la creazione di un “water front” e la realizzazione di un porto turistico. Operazioni queste che provocherebbero la cancellazione di 500 m. di spiaggia e lo stravolgimento della costa apuana con una colata di cemento. Il percorso di partecipazione “Portolemieidee”, promosso dall’ associazione “AmareMarina”, superando ostacoli di ogni tipo, propone invece la riqualificazione dei viali, delle pinete e delle residue aree circostanti, giungendo a conclusioni diverse da quelle dell’Amministrazione comunale. Forse interessa qui sapere che il sindaco di Carrara Angelo Zubbani, sostenitore del progetto, è un esponente dello SDI, il partito di cui Nencini è segretario nazionale.

 

Il fatto è che, nonostante le professioni di fede sulla democrazia partecipata, la concezione che certi notabili hanno della partecipazione è quella vecchia della semplice informazione a cose già fatte, cioè già decise nelle segreterie dei partiti e tra i gruppi chiusi dei poteri oligarchici.
Certo la presenza di garanti, di autorevoli presenze universitarie, l’esperienza di dibattiti pubblici come quello sulla “Gronda”di Genova (il raddoppio del nodo autostradale urbano)  promossa dalla stessa Avventura Urbana che ha guidato il dibattito a Montaione, rendono ancora aperta la partita della partecipazione in Toscana.
Tra i numerosi e qualificati interventi al Convegno vogliamo qui segnalare quello di Ginevra Cerrina Feroni, dell’Università di Firenze, la quale ha chiarito come una seria partecipazione deve permettere ai cittadini di contare davvero nella scelta finale. Per far ciò occorre che le informazioni siano tempestive, accessibili, e chiaramente fruibili. In caso contrario, come nel recente caso di Stoccarda in Germania, le reazioni della cittadinanza possono essere particolarmente conflittuali. (*)
Da parte nostra abbiamo sempre rivendicato come indispensabile la disponibilità di luoghi pubblici dove ci si possa riunire, in orari adatti a donne e uomini che lavorano e la creazione di urban center  e sportelliinformativi per favorire l’accessibilità e la trasparenza degli atti amministrativi.
Riferendoci alla pianificazione e alle vertenze territoriali chiediamo, come  affermato nel dibattito di Montaione dalla totalità dei cittadini e delle associazioni intervenute, che i processi partecipativi, si aprano all’inizio dei procedimenti per discutere delle linee programmatiche generali e non per prendere atto di decisioni assunte altrove. Inoltre occorre che siano continuativi e non episodici – come invece è avvenuto nel recente evento fiorentino dei “100 luoghi”.
Soprattutto, attraverso la diffusione di una cultura della partecipazione, occorre indurre amministratori pubblici e ceto politico a rispettare le istanze e le indicazioni emerse nei dibattiti considerandole una risorsa per una corretta pianificazione e non una insopportabile perdita di tempo.
Anche noi abbiamo molte riserve su quanto è avvenuto  con il varo e il primo periodo di attuazione  della legge regionale sulla partecipazione, ma abbiamo ritenuto utile intervenire al convegno per offrire il nostro punto di vista e le nostre riflessioni critiche in quella sede di confronto e di discussione. Ciò ci ha permesso tra l’altro diconoscere meglio importanti esperienze partecipative sia italiane, come quella già ricordata della Gronda di Genova o il percorso partecipato sul Piano Strutturale di Montespertoli, che estere (della regione francese Nord-Pas de Calais che ha inviato suoi rappresentanti).
Certo la poca voglia di partecipare dell’Assessore alla Partecipazione ci fa pensare che una grossa ipoteca gravi su questa “Avventura legislativa” toscana.

(*) I fatti di Stoccarda mostrano analogie significative con la vicenda delle grandi opere in Italia, in particolare con il caso del sottoattraversamento TAV di Firenze. “Stoccarda 21” è un progetto faraonico (il più grande cantiere d’Europa con costi pari a 4-5 miliardi di euro)  che prevede la sostituzione dell’esistente stazione centrale di testa con una stazione sotterranea di transito. Il progetto, che risale a venti anni fa, include la demolizione (già avvenuta)  di un ala dell’edificio e l’abbattimento di 282 piante (in parte attuato)  di un giardino storico adiacente. Il trattamento riservato all’ architettura di Paul Bonatz (un monumento dell’architettura del primo Novecento) e soprattutto l’abbattimento delle piante ha suscitato la reazione di gran parte della popolazione di Stoccarda, con scontri violenti con la polizia. Si è creato un caso nazionale che ha scosso la CDU (il partito di Angela Merkel) e spaccato la SPD in vista delle prossime elezioni di marzo. L’ amministrazione è stata costretta a rimettere parzialmente in discussione questo progetto infrastrutturale calato dall’alto e ad attivare una serie di incontri di mediazione il cui esito è incerto.

 

Le torri eoliche fatele a Livorno

Fonte: Il Tirreno 1/08/08
Di: Vittorio Emiliani

Affrontare la questione energetica, e soprattutto quella dell’energia buona, cioè di fonte naturale – sole, vento, maree, eccetera – a colpi di carte bollate, Tar e Consigli di Stato non è certo il modo migliore per giungere a risultati soddisfacenti per tutti sul piano della produzione di energia pulita (e infinita, di fatto) e su quello del paesaggio. Che da noi non è una risorsa solo culturale, sociale, antropologica dal valore inestimabile, ma pure una risorsa turistico-culturale di alto pregio.
L’eolico, per esempio, sta crescendo in Italia in una pressoché totale assenza di pianificazione, cioè là dove i Comuni montani, per lo più poveri, per pochi euro di indennizzo lasciano installare macchine del vento da 110 metri di altezza, certamente non silenziose, con un forte impatto su crinali prima integri, che suscitano pulsioni di fuga in chi ci abita o ci andava a fare vacanza. Per non parlare dell’avifauna che, terrorizzata, va altrove, per sempre.  Se ogni Regione avesse invece redatto un proprio piano di massima coordinato quanto meno col ministero per i Beni Culturali di individuazione dei siti ottimali per l’installazione di torri eoliche, tutto procederebbe con più raziocinio, con minori sacrifici per il paesaggio, già aggredito da una edilizia tutta speculativa, e senza liti defatiganti e un po’ umilianti.
La vicenda delle torri eoliche poste sopra Scansano – nel cuore della zona tipica del Morellino, a pochi passi dal castello di Montepò – è esemplare in questo senso. Esse sono state alzate ai Poggi Alti di Scansano, su di una collina prevalentemente a vigneto, di grande bellezza, vicino a un castello e anche a un centro storico di pregio, nel mezzo di un paesaggio che – protesta uno dei ricorrenti, Jacopo Biondi Santi – fa tutt’uno ormai, sui mercati esteri, con l’immagine della Toscana, divenendo così parte del marketing. Giustamente. Tutti valori, culturali ed economici, dei quali amministratori saggi devono tener conto.  Invece di mettersi attorno a un tavolo e discutere dove installare queste torri che producono energia pulita certo preziosa, si è dato corso all’impianto senza convocare a qualche tavolo la Soprintendenza competente e senza far realizzare, preventivamente, una valutazione d’impatto ambientale sull’avifauna e sulla pericolosità per i volatili.  Adesso c’è, è stata fatta dopo, precisa Legambiente. Francamente non è serio. Questi accertamenti si fanno prima e non dopo. Così Italia Nostra e l’imprenditore agricolo Biondi Santi hanno fatto ricorso contro le torri, vincendo prima al Tar e, di recente, anche al Consiglio di Stato. La cui sentenza ancora non si conosce per esteso. Si sa però che la bocciatura dell’eolico di Scansano è meno grave, più limitata. Vedremo cosa ci diranno le carte prima di parlare di sconfitta di Caio o di vittoria di Tizio. Sta di fatto che si è dato corso ad un bel pasticcio nel quali tutti sono sconfitti.  L’impressione mia è che le Regioni, e pure alcune associazioni ambientaliste, abbiano sposato la causa dell’eolico comunque e dovunque. Nell’interno del Molise l’abbiamo visto proposto sui crinali incombenti sulla stupenda, unica e ancora poco vista città romana di Saepinum scoperta anni fa da Adriano La Regina. Poi, sotto l’urgere delle proteste, la Regione ha fatto saggiamente marcia indietro.
Ora, il piano energetico della Regione Toscana qualifica il Comune di Scansano come area a potenziale eolico.  È giusto? Nutro le più forti perplessità. Che aumentano se penso ai danni permanenti che si fanno al paesaggio e all’ambiente.
Ci sono, anche in Toscana, aree industriali ancora attive o dismesse, lungo la costa, a Livorno come a Piombino, nel cui paesaggio, industriale da decenni, le gigantesche pale (come a Priolo, a Genova o a Taranto) in fondo non stonano, dove fanno meno danni.
Inoltre c’è un dato inequivocabile: in Italia il vento è incostante e non è, come in Spagna o in Danimarca, di sufficiente intensità. Sulle costa toscana (ma all’interno diminuisce) siamo su valori medi e niente più. Si fa prima a dire che il vento soffia forte (ma non fortissimo) in Italia nella costa meridionale della Sardegna, nella punta occidentale della Sicilia e un po’ nella Daunia: 8-9 metri al secondo e non in modo costante. Sono dati riportati da uno studio del Club Alpino Italiano, non da una conventicola anti-eolica.  Quindi, pensiamoci: alti costi per paesaggio/ambiente e benefici in fondo modesti.
Meglio, molto meglio le varie forme di solare. Carlo Rubbia, che ne è paladino, ha calcolato che per rifornire di elettricità un terzo dell’Italia, in luogo di quindici centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma.
Quindi, sì al solare, con convinzione (nonostante l’impatto non sia indolore e però in cambio di rese alte); sì all’eolico, ma con piani seri e molto, molto giudizio. Quello che a Scansano sembra largamente mancato.

Castelfalfi: considerazioni di Italia Nostra e WWF sul progetto

Di seguito trovate il contributo consegnato l’8/11/2007 e distribuito all’assemblea pubblica di Montaione da parte di Italia Nostra e WWF per la questione Castelfalfi. Anche Legambiente è intervenuta sulla questione con documenti presentati in occasioni precedenti.
Italia Nostra chiede la massima attenzione alle altre associazioni, comitati, cittadini ed istituzioni perchè le problematiche inerenti sono di tali dimensioni che serve davvero un impegno corale in difesa di quest’angolo di Toscana che non è secondo per bellezza, stato di conservazione e paesaggio alla Valdorcia.
Il sito dove potete trovare le informazioni sul dibattito pubblico in corso è www.dp-castelfalfi.it/home.page.
Inoltre vi segnaliamo il sito tedesco http://wwwalt.engelvoelkers.com/castelfalfi-toskana/. Potete trovarvi tutte le indicazioni per comprare una fettina di Castelfalfi. Prezzi a partire da 5.000 euro a metro quadro, durante il processo di partecipazione i casali sono già in vendita!

ITALIA NOSTRA
WWF

Castelfalfi
Considerazioni di Italia Nostra e WWF
sul progetto che è contro il passato e contro il futuro di
un territorio carico di secoli di storia che ne hanno plasmato
l’ineguagliabile e fragilissima bellezza

Nomi come Toscana Resort Castelfalfi, Robinson Club, Iberotel si affiancheranno a nomi come San Vivaldo? Qui nel primo Cinquecento furono edificate gran parte delle cappelle, contenenti il celebre ciclo di terracotte robbiane, che compongono il mirabile complesso che costituisce, accanto al Monastero e alla Chiesa di San Vivaldo, la Gerusalemme in Toscana, quel geniale progetto che con mirabile somiglianza topografica, ha ideato e costruito i santuari di Terra Santa in luoghi domestici e più sicuri per i pellegrini nostrani.
Come convivranno questi luoghi, unici nel nostro Paese, con un mega complesso che prevede il ‘completamento’ del Borgo medievale di Castelfalfi a sette secoli di distanza e la costruzione di finti casali toscani in un paesaggio che nulla ha da invidiare alla Valdorcia?
Dopo le prime assemblee pubbliche e dopo alcune (parziali) risposte ai quesiti posti nelle riunioni o tramite il Garante, il quadro di quello che è il progetto Tui a Castelfalfi comincia a diventare più chiaro e, purtroppo, sempre più allarmante. Era chiaro fin dall’inizio che si trattasse di un progetto di enormi dimensioni e di eccezionale impatto sul territorio, ma ora che cominciamo ad avere qualche dato l’enormità ed il rilievo dell’operazione risultano ancora più evidenti e sorprendenti e ben giustificati risultano gli allarmi lanciati da subito da WWF e Italia Nostra.
Cerchiamo di riassumere qualche dato (Tui potrà correggere ciò che eventualmente non corrisponda al suo progetto, ma si tratta di cifre desunte da documentazione da loro stessi prodotta):
Oltre 140.000 metri cubi di nuova costruzione, aggiuntivi alle volumetrie già esistenti;

  • un aumento di oltre 2 volte e mezza della superficie coperta da strutture e opere connesse;
  • 260 metri cubi per ogni posto letto di nuova costruzione (pari a circa 86 mq, se si considerano volumi di 3 metri di altezza).
  • 650 metri cubi per ogni nuovo alloggio (pari a 216 mq);
  • un albergo da 240 posti letto e un villaggio vacanze di lusso da oltre 400 posti letto;
  • la creazione di veri e propri nuovi piccoli borghi dove oggi c’è un casale isolato;
  • un cambio di destinazione d’uso per 224.900 metri cubi di volumetrie, con i carichi urbanistici che una tale operazione comporta.
  • un aumento della superficie del campo da golf da 68 a 162 ettari;
  • la perdita di 91 ha di seminativo e di 38 ha di arbusteto, che è il luogo principe per la difesa della biodiversità poiché succedaneo del bosco in zone di creta come queste.
  • la costruzione di parcheggi per 673 auto e per 5 autobus e la creazione di una nuova ‘circonvallazione’ in luogo della panoramica strada provinciale ‘Delle colline’.
  • un progetto di espansione urbanistica che va ad incidere su un’ ANPIL (Area Protetta di Interesse Locale) di recente costituzione (deliberata solo pochi mesi fa dal Comune e che si presenta con essa in evidente contraddizione.

E molti dati continuano a non essere chiari:

  • non è stata a lungo data risposta alla domanda (posta anche pubblicamente nell’assemblea del 26 ottobre) sul numero dei posti letto complessivi. Alla vigilia della 4° riunione pubblica, giunge finalmente il dato di una capacità recettiva di 1452 posti letto rispetto ai 443 attuali. Un numero quindi più che triplicato. Se a questi numeri si sommano i visitatori giornalieri (al golf, al centro benessere, a ristoranti e negozi, ecc.) e chi lavorerà nella struttura, quante potranno essere (in particolare nei periodi di punta) le presenze giornaliere a Castelfalfi? Quale il carico sulle risorse, il traffico veicolare, il consumo energetico, la produzione di rifiuti, la necessità di servizi?
  • non è chiaro quante strutture saranno vendute piuttosto che utilizzate a fini turistico-ricettivi;
  • siamo nel mezzo di un processo partecipativo e in attesa delle decisioni del Comune, ma su internet  alcune porzioni del futuro progetto risultano già in vendita e già vengono segnalati i rispettivi costi;
  • si parla di potenziamento e sviluppo dell’agricoltura, ma poi nell’analisi della risorsa idrica si afferma che non vi sono consumi previsti per l’attività agricola (!) e, nel progetto presentato, i volumi di strutture dedicate all’agricoltura risultano ridursi a meno di un centesimo degli attuali (da 111.000 a 1.000 mc).
  • nel discutere la problematica delle acque, i dati continuano a cambiare. Nell’iniziale guida al progetto si legge che l’attuale pozzo avrebbe coperto solo il 25% del fabbisogno a progetto realizzato e che per il resto si sarebbe dovuto verificare l’esistenza di altre falde o l’utilizzo di acqua piovana. Nell’assemblea del 26 ottobre si scopre invece che il pozzo attuale è diventato più che sufficiente per il fabbisogno. Nella stessa sede si affermava che il fabbisogno totale per l’irrigazione sarà di 730.000 mc ma solo due giorni prima Tui, in un documento inviato al WWF in risposta a specifica domanda tramite il sito del Garante, indicava un fabbisogno totale per l’irrigazione di 900.000 mc. Il volume idrico ottenibile dalle acque di superficie e dal riciclo delle acque nere in un documento giuntoci in data 6.11.07 è di ca. 1.265.000 m³/anno; nel precedente documento Tui già citato, pervenuto solo due settimane prima, lo stesso volume era quantificato in 1.000.000 m³/anno.
  • non è chiarito al momento quant’acqua dalla falda sia oggi prelevata e di quale percentuale sarà l’aumento del prelievo a progetto ultimato.
  • consumi ulteriori di acqua mancano nei calcoli presentati. Oltre alla già citata questione dell’agricoltura, basti considerare che solo attorno ai 30 casali da costruire sono previsti 5.000 mq di giardini e ciò significa ulteriori 15 ettari da annaffiare. E vi saranno anche piscine annesse ai vari casali e ville?
  • Non è chiaro se ci siano studi (e di quale qualità) su cosa succederà alla falda con i nuovi livelli di prelievo e cosa di conseguenza succederà all’ambiente di Castelfalfi e dintorni.

I dati quindi sono ancora carenti e lo sono in modo preoccupante su aspetti fondamentali. Le dimensioni e le connotazioni del progetto sono però ormai chiare ed è certo che ci troviamo di fronte ad un’operazione senza precedenti non solo sul territorio toscano ma anche su scala nazionale, con la creazione ex-novo di una sorta di nuovo paese e di villaggi limitrofi totalmente finti ad invadere quelle colline che non solo la logica, ma anche tutte le normative vigenti indicano come aree da tutelare nella loro integrità.
Si tratta, ad evidenza, di snaturare Castelfalfi, un borgo medievale di origini antichissime, che vede la costruzione del suo primo castello in epoca Longobarda (VIII secolo), di snaturare il suo paesaggio, la sua storia, il suo territorio, per crearvi un iperluogo del divertimento che niente ha a che fare con questo posto e niente ha a che fare con la Toscana nel suo complesso, né con quel turismo che ne costituisce la principale risorsa.
Di fronte a ipotesi di questo genere sembra addirittura superfluo enumerare i danni all’ambiente, al paesaggio e al territorio, tanto è evidente l’irreversibile e profonda trasformazione che il progetto comporta. Ed è da sottolineare che, oltre a questo, il progetto avrà un eccezionale impatto anche sul sistema socio-economico locale, fenomeno anche questo irreversibile.
In quanto alle ricadute in termini occupazionali si parla di 300 posti di lavoro, ma anche su questo, quali sono le garanzie che vengano assunte persone del luogo in un sistema di libero mercato qual è il nostro? Precedenti e simili esempi mettono in guardia anche su questo e testimoniano come nulla è scontato in questo ambito. E, soprattutto, di fronte a qualche nuovo posto di lavoro, cosa succederà ai tanti lavori e alle tante attività turistiche già in essere sul territorio? Cosa sarà delle tante attività già presenti, che vivono oggi di turismo di qualità e dipendono da quell’integrità dei luoghi che andrà persa?
E se pure Tui riuscisse con le sue potenzialità da multinazionale e i suoi pacchetti turistici a riempire le centinaia di posti letto dei suoi alberghi a tre piani e dei suoi villaggi, quale sarà l’effetto di questa opera sull’immagine di Montaione e sulla sua capacità di continuare ad attrarre quei turisti che cercano genuinità, cultura, ambiente e quiete, che sono quelli su cui vivono e lavorano i tanti agriturismi esistenti?
E anche per quanto riguarda il commercio, un’operazione di queste dimensioni e con queste caratteristiche, potrà essere davvero un sistema aperto verso il territorio oppure finirà per risultare un sistema chiuso e quasi alternativo nei confronti del tessuto commerciale locale e preesistente?
Si noti, in questo senso, che la stessa azienda in propri documenti ha definito la propria offerta di servizi come ‘tutto incluso’.
In ogni caso, quanto costerà a Montaione (non solo in termini estetici, ma anche economici) perdere l’identità del suo paesaggio? Quanto costerà alla comunità locale, all’agricoltura, all’ambiente, il sovrasfruttamento delle scarse risorse idriche che verrà causato, in una zona fra le più colpite dalla crisi di questi anni, da strutture recettive di queste dimensioni con annesse attività ad altissimo consumo d’acqua, come un gigantesco campo da golf, giardini e centri benessere? Quanto costerà ai cittadini di Montaione lo smaltimento dei rifiuti delle previste migliaia di presenze aggiuntive?
Non è questo il futuro che vogliamo per le colline Toscane. La politica non può rimanere a guardare. La politica toscana deve decidere oggi e qui, a Castelfalfi, se vuole uno sviluppo sostenibile e una conservazione delle risorse del nostro territorio: risorse naturali, storiche, culturali, estetiche e anche produttive, oppure se vuole abbandonare tutto ad uno sfruttamento commerciale che altera e consuma irreversibilmente il nostro ambiente, la nostra storia, il nostro paesaggio, alla ricerca di utili privati immediati ed effimeri, promossi con la chimera di nuovi posti di lavoro e indotti commerciali diffusi del tutto ipotetici e settoriali.
L’opinione pubblica in questo senso può avere un importante ruolo di supporto e indirizzo nei confronti della politica e per questo è importante che si esprima e si faccia sentire nel processo partecipativo in corso.
Spazi a Castelfalfi per uno sviluppo economico importante e nello stesso tempo compatibile ce ne sono in abbondanza: 233.000 metri cubi di volumetrie esistenti consentono operazioni turistiche di grande rilievo senza ulteriori consumi di territorio, di paesaggio e di risorse ambientali.
All’Amministrazione e a Tui chiediamo di riformulare in questa ottica il progetto. Sarebbe un segnale fondamentale e una grande vittoria per tutti, compresi (ne siamo convinti) gli imprenditori stessi. Sarebbe il segno che qualcosa può cambiare e sta cambiando, che possiamo usare le nostre risorse senza consumarle irreversibilmente, che si possono unire investimenti produttivi, logiche e limiti di tutela.
“I poggi e i declivi che compongono il patrimonio “collinare” della Toscana, esprimono una storia plurisecolare di razionale ed equilibrato rapporto fra lavoro e natura … in un territorio fragile che l’intelligenza di generazioni di uomini e di comunità sociali hanno trasformato in opera d’arte”. Sono parole del Piano di Indirizzo Territoriale recentemente approvato dalla Regione Toscana (pag. 57 PIT – Documento di Piano). Come rappresentanti di associazioni ambientaliste, ma innanzitutto come cittadini della Toscana siamo pienamente d’accordo con questa affermazione e riteniamo che ci si debba muovere di conseguenza. Non c’è alcun dubbio che il progetto attuale risulti completamente estraneo e incompatibile con questa ‘opera d’arte’ che le nostre generazioni di uomini e di comunità hanno creato

 Firenze 8 novembre 2007
Mariarita Signorini – Consiglio nazionale Italia Nostra
Guido Scoccianti- P
residente WWF Toscana

Montaione: La seconda giovinezza di Castelfalfi

Fonte: La Nazione, Cronaca di Empoli 4/10/07
Di: Leonardo Landi

La seconda giovinezza della tenuta di Castelfalfi
Da azienda agricola a complesso turistico e il comun denominatore del rispetto ambientale

Montaione – Emergono maggiori particolari del cosiddetto progetto Castelfalfi, la Tenuta posta nel Comune di Montaione acquistata dalla multinazionale Tui Ag nel 2006 e che verrà di fatto raddoppiata in seguito agli innumerevoli interventi di riqualificazione ed ampliamento previsti.
Grazie alle sue caratteristiche distintive, la tenuta di Castelfalfi rappresenta infatti per l’azienda tedesca la località ideale per lo sviluppo sostenibile di un progetto turistico ambizioso (250 milioni di euro l’investimento complessivo).
La multinazionale teutonica ha definito un progetto di sviluppo che si articola in tre punti principali: valorizzazione e potenziamento delle costruzioni esistenti, recupero e riqualificazione della dimensione agricola del territorio, ampliamento delle strutture sportive. Il progetto di fattibilità presentato al Comune di Montaione prevede innanzitutto la realizzazione di un hotel, situato nella zona ovest della Tenuta, rinnovato negli arredi interni e trasformato in un 5 stelle, con all’esterno un ampio giardino. Verranno inoltre realizzati un centro benessere e un centro congressi, quest’ultimo ricavato dall’ex fabbrica di tabacco.
Il borgo sarà interessato da interventi sulle aree degradate, che consentiranno di ripristinare le attività commerciali e di creare appartamenti e zone residenziali destinate sia ai turisti che allo staff di Tui. Il borgo verrà inoltre arricchito di nuove piazze e aree pedonali, in modo da consentire ai visitatori di stare a completo contatto con la natura. Anche la chiesa romanica, ricostruita nel 1511 ed attualmente inagibile a causa del crollo del tetto, verrà restaurata, così come il castello, eretto in epoca longobarda e recentemente adibito a ristorante, verrà trasformato in una locanda di lusso con bar e ristorante al pianterreno e alcune camere al piano superiore. Come se non bastasse, su una delle colline circostanti sorgerà un resort di lusso, un Robinson Club, mentre il campo da golf attualmente esistente verrà di fatto raddoppiato con ulteriori due green da 9 e 18 buche. Cambiamenti ci saranno anche dal punto di vista urbanistico, visto che la strada provinciale che divide la Tenuta verrà spostata sul limite nord del terreno, mentre le vie d’accesso al borgo saranno integrate da una nuova strada centrale. Un tema caldo riguarda la riqualificazione dei terreni agricoli, che dovranno contribuire in maniera significativa alla produzione autoctona di materie prime destinate alla ristorazione.
TUI promette che, una volta conclusi i lavori di ristrutturazione e di nuova edificazione, il 90% della Tenuta resterà costituito da boschi, superfici verdi ed aree destinate alla produzione agricola. In poche parole, una rivoluzione indolore. Inoltre si rassicura sul fatto che tutti i progetti verranno realizzati nel più completo rispetto della flora e della fauna esistenti, e che tutte le tecnologie innovative saranno all’insegna della sostenibilità ed implementate per ridurre la produzione di anidride carbonica. Al di là delle promesse e delle buone intenzioni, uno degli aspetti senza dubbio più incoraggianti riguarderà la creazione di 300 nuovi posti di lavoro, che per il Circondario potrebbero rappresentare una boccata d’ossigeno sul piano occupazionale.

Castelfalfi – Asor Rosa: «Un altro maxi obbrobrio, bisogna intervenire»

Fonte: Il Tirreno, Attualità 2/10/07

Asor Rosa: «Un altro maxi obbrobrio, bisogna intervenire»
Molti dubbi anche dai Verdi

«Un obbrobrio di dimensioni colossali». Questo il commento a caldo sulla trasformazione di Castelfalfi espresso da Alberto Asor Rosa, scrittore e uomo politico, che da Monticchiello in poi ha denunciato più volte la cementificazione selvaggia in Toscana. Uno sviluppo da non condividere, «almeno giudicando quello che è emerso sui giornali», aggiunge Asor Rosa. E annuncia che, una volta acquisita tutta la documentazione, presto arriverà anche una posizione dalla rete di associazioni che lui stesso guida, quella dei comitati toscani a difesa del territorio.
Sulla trasformazione di Castelfalfi hanno già preso posizioni anche il Wwf e Italia nostra, entrambi contrari alle nuove costruzioni che si prospettano a breve per il borgo medievale e dintorni.
Molto scettico è anche il capogruppo dei Verdi in Regione, il livornese Mario Lupi. «Non abbiamo difficoltà rispetto al recupero di qualità a fini turistici – spiega Lupi – ma se i numeri dell’intervento prospettato fossero davvero questi, non ci piacciono. E ci preoccupano. Per esempio, come si fa ad assicurare l’acqua a tutti questi appartamenti e al campo da golf con le buche raddoppiate?».
*Lupi manifesta dubbi rispetto anche al percorso intrapreso. «I progetti che sono venuti fuori non sono compatibili con gli strumenti che regolano il territorio – spiega Lupi che fa parte anche della sesta commissione regionale che si occupa di ambiente e territorio – non ci sono i presupposti rispetto al Pit (Piano di indirizzo territoriale), e il percorso per ora non è stato condiviso, né discusso».

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