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Il Mugello e la Sieve: un antico equilibrio a rischio

Associazione Il Filo 
Italia Nostra Onlus

Il Mugello e la Sieve: un antico equilibrio a rischio
Presentazione del libro di Giuliano Rodolfi
Sabato 28/03/2015 ore 15.00-19.00
Villa Pecori Giraldi – Borgo San Lorenzo

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Raccolte 6205 firme la discarica di amianto a Paterno (Vaglia‏)

Fonte: Il Filo, idee e notizie dal Mugello
Di: Francesca Chemeri

6.200 le firme raccolte contro la discarica di Paterno. Ma la Regione non modifica il Piano Rifiuti

La raccolta di firme, lanciata a metà ottobre dai comitati mugellani al fine di eliminare dal Piano Provinciale dei rifiuti la previsione di una discarica di amianto nella cava di Paterno a Vaglia, si è conclusa in questi giorni. Il conteggio definitivo è di 6.205 adesioni, in gran parte raccolte a Vaglia e a Scarperia e San Piero.
Un ottimo risultato dunque, che testimonia la volontà popolare di essere parte attiva nelle scelte che incidono sul territorio e sulla salute, e che troppo spesso, come nel caso di Paterno, vengono prese all’insaputa della cittadinanza. Ricordiamo infatti che la proposta di realizzare la discarica per amianto, accolta dalla Provincia di Firenze, è stata formulata nel 2010 dall’ex Sindaco di Vaglia Pieri, senza informare la popolazione e neppure il Consiglio Comunale.
Sempre nel 2010 la società Produrre Pulito (controllata da alcune coop rosse e dalle banche MPS ed Etruria), specializzata nel trattamento di rifiuti tossici e nocivi, iniziava la transazione volta ad acquistare la cava.
Il Prof. Armando Mannino, in qualità di rappresentante del Coordinamento dei comitati, ha chiesto un incontro a Enrico Rossi, Governatore della Regione Toscana, in modo da consegnare di persona le numerose firme raccolte.
Proprio Rossi, in una mail indirizzata il 20 ottobre all’Assessore ambientale del Comune di Vaglia Impallomeni , scriveva:
“L’assessora regionale all’ambiente, dando voce alla presa di posizione dell’ente regionale che amministro, ha da subito definito ‘inopportuno l’utilizzo del sito come discarica autorizzata di amianto o altri rifiuti’, auspicando ‘la messa in sicurezza e la bonifica dell’area’ ”.
Le affermazioni del Governatore, che avevano fatto sperare molti nella fine dell’incubo amianto, non sembrano però aver avuto esito concreto.
E’ infatti di recente approvazione il Piano Regionale toscano dei rifiuti, che non ha visto l’accoglimento delle Osservazioni a suo tempo presentate dal comitato ambientalista di Vaglia, che chiedeva appunto lo stralcio della previsione della discarica di Paterno. A quanto pare, le Osservazioni non sono state neppure lette.
Chissà se le oltre seimila firme che il Coordinamento dei comitati consegnerà a Rossi in persona avranno maggiore fortuna. O se la volontà popolare sarà ancora ignorata.

Fonte: La Repubblica, 22/11/2014

Raccolte seimila firme per fermare l’amianto

I cittadini di Vaglia hanno raccolto 6.206 firme contro la paventata realizzazione di una discarica di amianto nell’ex Cava Paterno, da anni sommerso da montagne di rifiuti , tutti abusivi e alcuni pericolosi per la salute e per l ‘ambiente.
La proposta di caricare su quel sito anche una discarica di amianto , avanzata nel 2010 dall’ex sindaco di Vaglia Fabio Pieri (Pd) e recepita nel Piano provinciale dei rifiuti, è fermamente combattuta dal nuovo sindaco Leonardo Borghi e dall’assessore all’ambiente Riccardo Impallomeni.
Di recente il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza il Piano regionale dei rifiuti, respingendo tutte le osservazioni. Dunque sulla carta la previsione della discarica di amianto a Paterno non è stata cancellata. Però con la nuova legge sarà la Regione a decidere e l’assessore all’ambiente Maria Rita Bramerini assicura che l’amianto a Paterno non ci andrà. Intanto il Comune di Vaglia ha preparato un piano per la messa in sicurezza del sito, visto che i due contitolari della ex cava, l’imprenditore Lanciotto Ottaviani che l’ha riempita all’inverosimile di rifiuti, e la società pubblicoprivata Produrre Pulito, controllata da coop rosse, che vorrebbe farci la discarica, hanno resistito all’ordine di bonifica ricorrendo al Tar e al presidente della Repubblica. Il Comune prevede una spesa di 150 mila euro e ha chiamato quattro ditte specializzate, tutte di fuori provincia, perché presentino le rispettive offerte.
La Regione dovrebbe coprire le spese, salvo poi rivalersi sulla proprietà. Come per miracolo, ieri si sono presentati in Comune i responsabili della Med Link, la ditta da cui provengono le centinaia di big bags pieni di polverino 500 Mesh carico di metalli pesanti, che si sono offerti di portarli via, e Lanciotto Ottaviani, che si è dichiarato disposto a liberare il capannone colmo fino all’orlo di fanghi di conceria e altri rifiuti.

Fonte: La Nazione, 25/11/2014
Di: Nicola Di Renzone

Sono state 6205 le firme raccolte in poche settimane in sostegno della petizione per scongiurare l’ipotesi di realizzare una discarica di amianto nella tormentata ex cava di Paterno (Vaglia). Previsione contenuta nel piano interprovinciale dei rifiuti di Firenze, Prato e Pistoia. Ma la petizione chiede anche che siano intraprese le opere necessarie per la bonifica della discarica abusiva realizzata a Paterno. Che, secondo i promotori, rappresenta un pericolo non solo per gli abitanti di Vaglia, ma anche per la popolazione di Sesto e per il territorio del Mugello e di parte della provincia di Firenze. E intanto si sviluppa un piccolo giallo sull’approvazione del Piano Regionale dei Rifiuti e sul fatto che le osservazioni su Paterno, nonostante le recenti dichiarazione dell’assessore Bramerini, non sarebbero state considerate. “Speriamo – spiega David Kessler, presidente del Comitato Ambientale Vaglia  – che il Consiglio Regionale le possa recuperare”.

Fonte: Comitato Ambientale Vaglia, 26/22/2014

Alcune precisazioni e considerazioni

Le ultime notizie apparse sui quotidiani relativamente ad importanti sviluppi circa la ex cava di Paterno rendono necessarie alcune precisazioni e considerazioni.
A quanto è dato capire rappresentanti della Med Link di Aulla si sarebbero impegnati ad effettuare la bonifica dell’area interessata dall’illecito stoccaggio, tanto dei famosi big bags (contenenti il pericoloso mesh 500) quanto dei materiali attualmente sotto il capannone, di cui, almeno formalmente, non si conosce la composizione. La Med Link, quindi, si farebbe carico non solo dei materiali a lei direttamente riferibili ma anche di quelli asseritamente riconducibili alla proprietà della ex cava. Sembra che la soluzione prospettata sia dovuta alla necessità per la società di Aulla di evitare una eventuale richiesta di risarcimento da parte della stessa proprietà della Cava, dovuta alla vendita proprio del mesh 500 (la società Med Link sarebbe responsabile nei confronti della proprietà ex cava). In altre parole un accordo per evitare contenziosi tra le due parti. È da aggiungere che probabilmente la società di Aulla ha proposto la soluzione appena indicata anche e soprattutto per evitare sanzioni di natura penale (nel nostro ordinamento vige infatti il Dlgs 231/2001 che prevede la possibilità di sanzionare gli enti, laddove sussistano alcuni presupposti stabiliti dallo stesso provvedimento). È stato detto, inoltre, che la società si sarebbe mossa per evitare l’aggravamento di un danno d’immagine già subito. Sicuramente entrambe le ragioni sono delle validissime ragioni.
Contemporaneamente in Consiglio Regionale è iniziata la discussione sul piano rifiuti. Due dati: la Commissione preposta alla valutazione iniziale del piano rifiuti non ha assolutamente valutato le osservazioni proposte dal Comitato Ambientale Vaglia, così come nessun altro elemento “esterno”. Il Presidente Rossi e l’assessore Bramerini avevano detto come fosse da escludersi Paterno da qualsiasi previsione di discarica.
Lasciando ad altri e ad altre sedi teorie complottistiche, analizzando i dati appena esposti nascono però alcune perplessità.
La prima è in ordine alla convenienza per la società di Aulla e per la proprietà della Cava nel fare la bonifica dell’area, atteso che da informazioni provenienti dall’amministrazione il costo dell’intera operazione ammonterebbe a 4-5 milioni di euro (stime permeate da un profondo ottimismo).
Sarebbe interessante capire quale tipo di accordo abbiano fatto le due parti e se sia dettato, almeno per la proprietà della ex cava, dalla volontà di cambiare la destinazione d’uso di quell’area (dopo averla bonificata). L’unica certezza, che ad oggi diventa speranza, è il sequestro di tutta l’area disposto dal Pubblico Ministero, Dott. Luigi Bocciolini. Infatti, finché il PM non autorizzerà l’accesso o disporrà il dissequestro dell’area alcun progetto di bonifica o di altro tipo potrà iniziare.
Il Comitato Ambientale Vaglia si è sempre battuto per la bonifica dell’area e lo farà fino alla fine, senza esitazione, ma in questo momento la cautela deve essere massima per evitare di trovarsi in una situazione peggiore, ovvero in quella che tutti noi abbiamo sempre osteggiato, la famosa discarica.
Rimane un’ultima considerazione da fare, relativamente all’atteggiamento dei vertici della Regione Toscana, in primis del Presidente Rossi e a ruota dell’assessore Bramerini.
Tutti ricordano le parole spese da entrambi sulla ex cava di Paterno, tali per cui nei mesi scorsi abbiamo tirato un sospiro di sollievo circa la possibilità che qualcuno potesse anche solo pensare di fare una discarica sul nostro territorio. È per questo che l’iter attuale del piano rifiuti suscita un certo imbarazzo. Siamo però certi che i nostri amministratori regionali, il Presidente Rossi in testa, sapranno sterzare la questione e ricondurla nell’alveo delle assicurazioni già fornite a tutta la popolazione, che, seppur silenziosa e rispettosa delle Istituzioni, saprà trarre insegnamento da questa vicenda.
Ricordo, infatti, che si è appena conclusa la raccolta delle firme a sostegno della petizione indirizzata proprio alla Regione Toscana sulla questione ex cava Paterno, che ha visto ben 6205 persone aderire. Rimaniamo in attesa degli sviluppi futuri, fiduciosi ma quanto mai vigili.
Avv. Neri Cappugi, Comitato Ambientale Vaglia

Osservazioni di Italia Nostra al regolamento urbanistico di Borgo San Lorenzo

Fonte: La Nazione
Di: Paolo Guidotti

«Borgo scoppia :mille case in 5 anni»
Italia Nostra in Mugello: ‘Contenitori vuoti e nuovo cemento’

«Senza conoscere quante case e capannoni inutilizzati a Borgo San Lorenzo fermiamo la colata di cemento»: l’appello arriva da Italia Nostra che venerdì sera si è presentata ufficialmente in Mugello con la costituzione di un circolo, promosso da Piera Ballabio,l’ex-consigliere comunale di Libero Mugello, che lasciato il consiglio si è impegnata in questa nuova attività. Presente anche la vicepresidente provinciale Maria Rita Signorini, consigliere nazionale di Italia Nostra, il cuore dell’incontro sono state le previsioni del regolamento urbanistico di Borgo San Lorenzo.
E Ballabio ha spiegato i punti dolenti delle previsioni edificatorie nel capoluogo e nelle frazioni. «Intanto il Ruc non dice in modo chiaro quali e quante siano le volumetrie attualmente non utilizzate, le case invendute, i capannoni vuoti, le lottizzazioni non finite». Allora un po’ di conti li ha fatti Italia Nostra: «In totale nei prossimi cinque anni si prevedono più di 60 mila metri quadri da costruire, quasi un migliaio di appartamenti da 60 mq, e il piano strutturale del Comune dà la possibilità dopo questi cinque anni, di costruire altri 96 mila mq, circa 1600 appartamenti». Il problema riguarda anche il già “quasi” costruito. Così Ballabio ha mostrato tante zone dove da anni è aperto il cantiere, con immobili costruiti, altri da terminare, tanti invenduti. Aree come la Collinetta, Lama “dove l’asta degli immobili rimasti invenduti con la proprietà, la Cespas che è fallita, è andata nuovamente deserta, La Fangosa, Panicaglia.
«Alla Fangosa-Le Fornaci “nota Ballabio” il lotto è da anni incompiuto, manca ancora l ‘illuminazione, la strada è da aprire, l ‘ area verde è solo erbacce. A Luco, dove ci sono sette aree convenzionate edificabili, già previste e autorizzate ma rimaste ferme, c’ è un nuovo agglomerato di case, alcune da terminare, altre da costruire, altre finite e non vendute.
Quando saranno sanate queste situazioni? Perché chi va ad abitare in quelle condizioni è penalizzato: sono aree che rischiano il degrado e l’invivibilità». Gli alloggi invenduti sono davvero tanti: a Panicaglia venti villette a schiera, tutte invendute, il blocco accanto alla Conad in gran parte vuoto. E poi ci sono le aree ancora da avviare, come la zona Torrini, 1800 mq con 28 appartamenti da fare, e i 50 alloggi da costruire di fronte all ‘ ospedale , per 4950 mq edificabili . Maria Rita Signorini ha evidenziato come si sia facendo i conti con una bolla speculativa « che ha deprezzato il valore delle abitazioni esistenti».
«Ci stiamo rimettendo tutti “nota Ballabio” , perché chi con sacrificio ha acquistato casa, ora se la vede sensibilmente deprezzata. E lo sanno bene coloro che hanno necessità di vendere un proprio immobile. Per questo non ha senso costruire ancora».

TAV in Mugello: torrente Carza, le infinite drammatiche conseguenze dell’Alta Velocità

Il Comitato “Carza viva” presenta un “appello-protesta” per denunciare il totale silenzio delle istituzioni di fronte alla scomparsa del torrente e chiede misure concrete di intervento. Rifondazione Comunista: pieno sostegno al Comitato. La Provincia di Firenze faccia la sua parte per ridare acqua a quel fiume. Inaccettabile che il Mugello devastato dalle “grandi opere” continui a rimanere terra dimenticata per i ripristini e per la salvaguardia ambientale. Domanda di attualità art. 39 del Regolamento del Consiglio Provinciale.
Come noto, anche se troppo spesso taciuto, la realizzazione della tratta dell’Alta Velocità realizzata in Mugello ha comportato un vero stravolgimento del territorio con conseguenze ambientali devastanti.
Le stime presentate in sede giudiziaria riguardo ai danni ambientali provocati da quell’opera parlano della compromissione di 81 torrenti (spariti o quasi), 37 sorgenti, 30 pozzi, 5 acquedotti: in tutto 100 chilometri di corsi d’acqua.
Tra i torrenti interessati anche la Carza che scorreva lungo il territorio dei comuni di Vaglia e San Piero a Sieve.
Proprio in questo comune si è costituito il Comitato “Carza viva” che nei giorni scorsi ha presentato al Sindaco di San Piero a Sieve una “protesta appello”, sottoscritta da 1055 cittadini, nel quale si richiedono alle istituzioni interventi tali da riportare in vita il torrente e per ridargli un futuro. Quel torrente è oggi ridotto a fiume carsico con l’acqua nei soli mesi piovosi e che risulta completamente asciutto nei mesi estivi con conseguenze ambientali drammatiche (per flora e fauna), con ripercussioni paesaggistiche intollerabili (in primo luogo per tutta una comunità territoriale che ha visto sparire il suo storico fiume) e con pesanti ripercussioni economiche sulle aziende agricole situate lungo l’alveo del fiume.
La Carza “nasceva” dal Poggio Carega e dal Poggio Starniano, poco a monte di Fontebuona nel comune di Vaglia; con i lavori di realizzazione della galleria TAV sotto Monte Morello l’intercettazione delle falde acquifere ha comportato la compromissione della sorgente del torrente Carzola (maggior affluente della Carza) e in pratica la scomparsa di quel fiume. Ciò ha causato l’attuale situazione.
Poiché, come purtroppo accade, al danno si è aggiunta la beffa e, in base a scelte indubbiamente non condivisibili e che gridano vendetta, l’acqua intercettata nei lavori e recuperata, anziché essere reimmessa nel Carzola è stata dirottata verso il comune di Sesto Fiorentino a tutto vantaggio di Publiacqua.
Una situazione inaccettabile e ben evidente ormai da anni, alla quale gli enti interessati non hanno dato risposte concrete: nel cosiddetto Master Plan della Regione Toscana, che risale al 2002 era prevista la realizzazione di un invaso a monte del Carzola (loc. Vitereto), della capacità di circa 300.00 mc. Divisioni tra le due amministrazioni comunali interessate (San Piero e Vaglia) e ritardi procedurali hanno fatto scomparire questa ipotesi.
Il rilancio nella Carza delle acque provenienti dalla galleria Vaglia Nord, intervento che a suo tempo il Sindaco di San piero a Sieve aveva definito come fondamentale per “scongiurare il rischio siccità nel tratto del torrente che scorre nella parte centrale del capolugo di San Piero a Sieve, fino alla sua immissione nel fiume Sieve”, viene giudicato oggi parziale e non certo sufficiente a risolvere la questione.
I membri del Comitato denunciano che, anche a causa della sottovalutazione del danno nell’ Addendumum Procedimentale, redatto prima del 2006 (quando i rilanci di acqua nel torrente ne mascheravano le reali condizioni), sulla situazione della Carza gli Enti (in primo luogo la Regione) e i soggetti coinvolti niente hanno fatto e poco o nulla sono intenzionati a fare per salvare la Carza.
Da qui l’appello ad una sensibilizzazione e all’attivazione per l’adozione di urgenti misure concrete che, come Gruppo Consiliare di Rifondazione Comunista, condividiamo in pieno.
Ciò premesso, gli scriventi Consiglieri di Rifondazione Comunista, nel ribadire la loro ferma condanna rispetto alla scelta e alle modalità realizzative dei lavori dell’AV nel Mugello che hanno comportato un vero e proprio stravolgimento ambientale, nel denunciare che numerosi risultano a tutt’oggi gli interventi di mitigazione e ripristino ambientale promessi ma non compiuti nel territorio mugellano, nel condividere in pieno le rivendicazioni e le denunce compiute dal Comitato “Carza viva” e nel rivendicare con forza che da subito siano adottati interventi tali da riportare in piena vita quel torrente, chiedono al Presidente della Provincia di Firenze e all’Assessore competente:

  • se siano a conoscenza della situazione del Torrente Carza e se siano stati compiuti rilevamenti e approfondimenti riguardo al mancato rispetto del “deflusso minimo vitale”;
  • quale sia la posizione di questa Amministrazione rispetto alla vicenda e se siano intercorsi rapporti con la Regione Toscana in merito alle misure da adottare per la risoluzione della stessa;
  • se non si ritenga opportuno che la Provincia di Firenze sostenga con forza le rivendicazioni del Comitato “Carza viva” sulla possibilità di riattivazione delle pompe della Galleria Vaglia nel tratto dirottato verso Sesto Fiorentino;
  • di riferire, per quanto di competenza, quale sia lo stato attuale della progettazione per la realizzazione del previsto bacino artificiale in località Carlone;
  • se, alla luce delle carenze emerse nelle relazioni dell’Addendum Procedurale, non si ritenga doveroso intervenire nei confronti della Regione Toscana per richiedere nuovi studi e nuove analisi sull’attuale situazione idrogeologica del territorio del Mugello.

Andrea Calò
Lorenzo Verdi

Tav In Mugello: storie di fonti perdute e di ruscelli e fiumi scomparsi

Ancora storie di fonti perdute e di ruscelli e fiumi scomparsi a causa di TAV in Mugello: pubblichiamole brevi note inviateci da un caro amico e nostro socio che le montagne dell’appennino le conosce come le proprie tasche.

Andrea Benati 
Pur da banale cittadino, che percorre le montagne carico più che altro delle proprie perplessità, trovo pieno riscontro della realtà descritta da Luca Tagliaferri anche sul versante nordest, quello opposto, che manda le acque di superficie verso l’Adriatico. Versante ancora più fresco e ombroso, per l’esposizione e per la copertura forestale quasi totale, ma che proprio per questo costituisce un esempio forse ancora più significativo della definitiva compromissione dei regimi idrici dell’Appennino Toscoromagnolo, a seguito dell’apertura del traforo TAV.
Oltre al torrente Veccione, che è ormai normale vedere secco anche nel suo tratto a valle dell’omonimo Mulino, presso la Badia di Moscheta (tratto denominato comunemente Val d’Inferno), è eclatante il caso del torrente Rovigo, cuore del complesso agro-forestale (nonché Sito di Interesse Comunitario) Giogo-Casaglia. Non è un caso che, pur soltanto lungo il Rovigo più a monte del suo tratto ora devastato dalle cave si trovano, in pochi km, quattro antichi edifici a mulino (Mulinaccio, Porcia, Lastra, Diacci): l’ultimo in alto, addirittura, è soltanto a 3 km di corso a valle delle sorgenti (e a una quota di appena 200 m più bassa), tanto per far capire qual’era la portata idrica che convinse i montanari, a suo tempo, a cimentarsi nella fatica di costruire, appunto, il Molino dei Diacci. Bene: nell’estate-autunno 2011, la cascata del Rovigo, altri 3 km più a valle (cascata non certo monumentale, ma arcinota per il contesto e la portata, che non si era mai azzerata) è apparsa (e MI è apparsa), per la prima volta, semplicemente secca. Nel senso che la si poteva scalare vestiti, rimanendo asciutti come bimbi appena cambiati.
Se mi si chiedesse la situazione di questa fine d’agosto 2012 non avrei la risposta: il coraggio di tornare lassù, in questi giorni, non l’ho ancora trovato.

Un vento insostenibile: serata di testimonianze sull’’eolico nel Mugello

Ricordiamo la manifestazione di stasera. Italia Nostra sarà rappresentata da Mariarita Signorini

Una iniziativa promossa da: Comitato “Ariacheta” e
Associazione Culturale Arzach
venerdì 26 febbraio ore 21.15
SALA GARIBALDI Scarperia, Via Lippi

L’’intera serata, che presenta diversi filmati, testi e testimonianze, e si conclude con il confronto diretto col pubblico, è dedicata a illustrare diversi aspetti, per lo più sconosciuti alla popolazione, dei grandi impianti eolici industriali.
Poiché nel Mugello, con gli incoraggiamenti di Provincia e Regione, grandi società di profitto intendono costruirne nei prossimi anni una buona dozzina, per un totale di 300 torri, che possono arrivare ad un’altezza di 150 metri (come nel progetto presentato a San Godenzo e in corso di valutazione), crediamo che tutti i cittadini dovrebbero interessarsene.
La propaganda dei fautori di questi progetti infatti non conosce contrasto – almeno non nei media e nelle amministrazioni pubbliche: vengono sempre lodati come la soluzione “pulita” alla crisi energetica. Eppure, a prescindere dalla quota ridicola di energia (si parla del 2%) che produrrebbero pur tappezzando ogni varco dell’’Appennino, ci sono molti elementi di grande “criticità” che vengono immancabilmente minimizzati: dal dissesto idrogeologico (le pale vanno montate su supporti di calcestruzzo che si spingono fino a 30 m nel sottosuolo, hanno bisogno di ampie piazzole e larghe strade di servizio per il montaggio e la manutenzione), alla distruzione del paesaggio (non soltanto il panorama ma molto di più, per esempio fanno crollare il valore immobiliare di case e terreni), all’’equilibrio faunistico (fanno a pezzi rapaci, pipistrelli e migratori), disturbano gravemente la salute delle persone che ci abitano vicino (è ormai riconosciuta a livello internazionale la “sindrome da pala eolica”); e altre questioni, come il rumore fastidiosissimo, gli incidenti (si incendiano, crollano) ecc.
L’’elettricità “prodotta” – che non è quella “installata” la sola di cui parlano – è poi molto inferiore alle aspettative della popolazione, tenute alte da ipotetici succosi dividendi promessi ai Comuni, in realtà resta la spesa complessiva per costruirle (finanziata con i soldi tratti dalle bollette dei contribuenti) e smantellarle (spesso nelle convenzioni non c’è impegno su questo piccolo dettaglio), i soldi, invece, se li mangiano tutti loro.
Perché allora avviene tutto questo?
Tutto avviene per permettere a delle aziende private (con grandi interessi e referenti politici) di speculare, senza produrre una quota di elettricità significativa (quella di Kyoto è una bella scusa). Sarà un caso se non esistono impianti industriali eolici a partecipazione pubblica, ad azionariato aperto, tanto meno nei comuni in cui sorgono? Tutto questo è risaputo (Oreste Vigorito, presidente dell’ANEV, l’associazione dei costruttori eolici, è appena uscito dal carcere dopo l’arresto per truffa), eppure il cittadino non ne sa nulla i media non mancano invece, per contro, di schernire e ingiuriare i cittadini oppositori, perché “favoriscono il nucleare” e sono affetti dalla “sindrome di non voler nulla nel proprio cortile”.
Solo gli abitanti dei paesi cui tocca questo destino si informano, e per necessità scoprono cosa c’’è sotto. Purtroppo ciò avviene spesso a progetti approvati, quando non si può più fare nulla per fermarli. Solo allora, vedendo i danni, l’opposizione acquista credibilità e consenso nella popolazione – quando ormai è troppo tardi… Guardate i casi del Molise, della Sicilia, di Scansano in Maremma.
L’’Italia e l’’Europa, gli Stati Uniti, sono pieni di comitati di cittadini che protestano per i danni e i disagi causati da questi impianti, cittadini danneggiati che chiedono risarcimenti che nessuno concede.
Il Comitato Ariacheta è nato nel marzo del 2009, dopo che la società EDVT ha presentato al comune di San Godenzo un progetto per la costruzione di un impianto eolico composto da 14 aerogeneratori da disporre sul crinale della valle dell’’Acquacheta. Nessuno di noi è ostile alle energie pulite, molti cercano anzi e praticano una vita il più possibile naturale. Il comitato cerca di sfruttare i pochi strumenti legali che tutti abbiamo a disposizione, ma non abbiamo i soldi e le amicizie che hanno i nostri avversari. Abbiamo però la tenacia degli abitanti della montagna. Quello che abbiamo imparato lo mettiamo volentieri a disposizione del Mugello perché sappiamo, come nel caso della lotta contro gli inceneritori e contro la TAV, che uniti saremo sempre più forti che da soli. Sul blog del comitato ci sono tutti i documenti e le news sulle nostre attività: www.ariacheta.blgspot.com.
Alla serata aderiscono ASOER, CNP, ITALIA NOSTRA, ProNatura

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